vm18
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Decisamente meno brevi
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Brevi
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Di altre storie
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Non sempre molto serie, ma sempre molto
scene
Di altre storie
Neofascismo: quale casa?
La vecchia, la nuova
{duxdota} rientra in silenzio, cercando di raggiungere la propria camera inosservata, ma lo studio del padre ha la porta aperta, e l'uomo è lí, alla scrivania, ed il passaggio della figlia non gli sfugge.
«{duxdota}.»
La giovane si ferma, ma esita a tornare indietro. Quando si volta, scopre con grande sorpresa che il padre è lí, sulla porta dello studio.
«Va tutto bene?»
Lei china il capo, distoglie lo sguardo.
«Sí, ho solo dormito male.»
Lo sguardo inquisitore del padre non demorde.
«Incubi.» insiste lei.
In un raro gesto di affetto, il padre si avvicina e l'abbraccia. È tutto quello che può fare per tranquillizzarla, e lo sanno entrambi; sanno entrambi che qualunque altra parola suonerebbe falsa adesso, con quell'aggressione cosí vicina nel tempo, i responsabili a piede libero senza alcun segno che possano essere condotti davanti alla giustizia, ed il tutto alla fine poco piú che un indizio della fragilità del potere di cui il padre ha goduto negli ultimi tempi.
«Sei in buone mani, comunque.» la consola infine il padre, e {duxdota} intuisce che l'uomo si stia riferendo a {MC}. Annuisce, e si allontana. Buone sí, ma cosa potranno fare se verrà giú tutto?
Il primo pensiero di {duxdota}, entrando in camera, è di iniziare il ciclo per l'anticoncezionale. Prende la pilloa, sospira, si butta a letto, supina, gli occhi fissi sul soffitto.
“Non voglio stare qua.” pensa “Non è piú questa casa mia, è quella. Voglio stare lí, voglio stare con lui, voglio stare vicino a lui.”
“Non ho concluso un cazzo della mia vita.” pensa “Ho venticinque anni e non ho concluso un cazzo. Non so nemmeno cosa voglio fare della mia vita. A venticinque anni. Non ho mai nemmeno pensato a cosa voglio fare della mia vita, l'ho attraversata lasciandomi trasportare dal caso, dal momento, senza meta, senza obiettivo.”
Si tira su a sedere di scatto.
“Cosa voglio fare della mia vita?” pensa “Voglio passarla con {MC}, voglio stare vicino a lui, voglio respirare la sua aria, mangiare il suo cibo, scopare con lui dalla mattina alla sera.”
Si rivolta su sé stessa con un gesto di rabbia.
“Questi sono gli ormoni,” pensa “ormoni impazziti e nient'altro. Perché dovrei definire la mia vita sulla base di {MC}? Perché devo continuare a definirla sulla base di qualcun altro, di un uomo per giunta? Prima con mio padre, per fargli piacere, per fargli dispetto, ora con {MC}, per fargli piacere, vorrò mai fargli dispetto? Ma io, io, io, per me, per me, che cosa voglio?”
Torna supina a guardare il soffitto.
“Voglio una vita tranquilla,” pensa “voglio non pensare a nulla, una casa di campagna, un'aja dove far crescere delle galline, un orticello da coltivare, lontano dal mondo, lontano da tutto, senza nessuno che ci venga a rompere i coglioni. Mentre trombiamo dalla mattina alla sera.”
Prende il cuscino a testate.
“No, no, no, cazzo, devo smetterla di pensare a lui, devo smetterla. Io, per me, cosa voglio? Cosa voglio? Voglio godermi la vita, mangiare, scopare, giocare, ballare. Voglio leggere, ascoltare musica, divertirmi, godermi la vita.”
Si volta su un fianco, verso la finestra.
“È questo che sono,” pensa “un'edonista senza arte né parte?”
Si volta ancora, il viso immerso nel cuscino, il culo per aria.
“Che persona di merda.” pensa “Vacua, superficiale, inconsistente. Cosa ci trova di bello in me, {MC}, a parte culo fica e tette? Mi piacerebbe che mi montasse cosí, in questa posizione. Voglio sentirmi coprire come la cagna inutile che sono, un corpo per soddisfare i suoi desideri, i suoi bisogni. Ma cosa mai potrò fare, non so fare niente con le mie mani, ho imparato di tutto senza diventare brava in niente, non so nemmeno cucinare, non sarei nemmeno una brava casalinga. Altro che casetta con l'aja e l'orto in un angolo di mondo, senza una domestica non durerei un mese. L'unica cosa che so fare è occuparmi della biancheria, e solo perché mi piace pisciarmi addosso.”
Scalcia il letto ripetutamente, rabbia frustrazione e desiderio.
“Basta ormoni, basta!” pensa, risollevandosi “È allucinante, non riesco a pensare a nient'altro che al sesso, sesso, sesso, sono regredita di dieci anni, ho voglia di pisciarmi addosso di nuovo, ho voglia di pisciarmi addosso mentre lo cavalco. voglio sentirlo pisciare dentro di me, voglio che mi scopi, che mi sborri dentro, che mi lavi la fica con la sua piscia.”
Eccitata dai suoi stessi pensieri, comincia a strofinarsi contro il cuscino, e subito si ferma, infastidita dalla presenza dell'assorbente. Esasperata, si alza finalmente dal letto, spogliandosi con rabbia mentre si avvia verso il bagno, dove arriva con le sole mutandine indosso. Mette a disinfettare il disco mestruale, e mentre aspetta che il processo finisca, appogiata a gambe larghe contro il mobiletto del bagno, si toglie la soddisfazione di pisciarsi nell'assorbente, godendo dell'alleggerimento, ma leggermente piccata nello scoprire l'ottima capacità del panno.
Mentre si libera dell'assorbente ormai saturo, {duxdota} pondera la possibilità di mandare a {MC} un messaggio ambiguo, se non addirittura di rimprovero, per averla privata della soddisfazione di bagnarsi le mutandine, ma decide di soprassedere, incerta su come il messaggio verrebbe colto.
Mentre si sciacqua la vulva, comincia a dare piú attivamente sfogo all'arrapmento che sembra perseguitarla, trasformando l'abluzione in una masturbazione diretta seppur superficiale, da cui viene distratta dal cicalino di fine ciclo dello sterilizzatore. Con una certa riluttanza, la giovane si alza dal bidet, ma non perde l'occasione per trasformare l'impianto del disco mestruale in un rinnovo dell'attività masturbatoria, che prosegue tornando verso il letto, e conclude finalmente con un orgasmo soddisfacente raggiunto cavalcando il proprio cuscino.
{duxdota} si risveglia qualche ora dopo, senza nemmeno essersi accorta di essersi riuscita ad addormentare. Trova ad aspettarla un messaggio di {MC}, che la invita a raggiungerlo per pranzo.
«Sono ancora in tempo?» risponde «Ho visto il messaggio solo ora.»
La risposta affermativa, con le indicazioni per l'appunto, non si fa attendere.
Neofascismo: il mattino ha loro in bocca
O una dei due ha l'altro
{MC} si risveglia con la sensazione di aver dormito profondamente, ma non abbastanza. La sveglia ancora non ha suonato, ma comincia già a trapelare la luce da fuori. Ma soprattutto, {duxdota} non è a letto. Il professore si solleva a sedere, la testa ancora annebbiata, guardandosi attorno per cercarla.
«Non hai caffè.» constata lei, sentendolo muovere alle sue spalle, senza nemmeno voltarsi a guardarlo. È seduta ad una delle sedie della cucina, rivolta verso i pensili, lo sguardo assente.
{MC} si alza con calma, sentendosi ancora indolenzito dall'attività del giorno prima. Sospira pesantemente, si stiracchia, sbadiglia, ed infine si avvia ai fornelli.
«Buongiorno.» le mormora passandole accanto, baciandole la corona del cranio.
Lei gli carezza la mano che indugia sulla sua spalla. «Buongiorno anche a te.» si forza.
Il professore mette su il bollitore, e prepara due grandi tazze da tè. La giovane alza gli occhi al cielo, in un gesto di disperazione. {MC} va in bagno per espletare le esigenze mattutine, e quando torna in cucina prepara due bicchieri d'acqua, uno per sé, uno per lei.
«Non hai dormito bene.» commenta, vedendole il viso stravolto.
{duxdota} scuote il capo. Beve. «Incubi tutta la notte.» gli porge il bicchiere. «Non credo di aver dormito affatto.» Lui le si avvicina, le siede accanto, porgendole un altro bicchiere d'acqua, lei distoglie lo sguardo, lui le carezza una guancia, ma non parla, non parlano.
Quando lui si rialza per togliere il bollitore fischiante dai fornelli, lei beve di nuovo, poi gli chiede:
«Come fai tu a dormire sereno?»
Lui fa spallucce, le riempie la tazza d'acqua bollente. «Ero esausto.» prova a spiegare, versando l'acqua anche nella propria tazza. Le mette due bustine di tè nero nella tazza, ne mette una di tè verde nella propria.
«Anch'io.» commenta lei quasi distrattamente, giocherellando con le bustine nella propria tazza, tirandole su parzialmente per poi lasciarle immergere di nuovo, mentre lui va a staccare la sveglia che nel frattempo ha cominciato a suonare.
Tornando al tavolo, {MC} le si avvicina per abbracciarla, ma {duxdota} ha altre idee. Guardandolo negli occhi, gli chiude i testicoli nella mano, tenendoli morbidamente, con affetto, eppure quasi soppesandoli. Poi si china a baciargli il corpo del pene, con dedizione, lasciando che le si rizzi tra le labbra, in cerca di attenzioni.
«Sei sicura?» le mormora lui.
«Hm-m.» annuisce lei, tirandogli indietro la pelle fino a scoprire completamente il glande. «Mi rilassa.» depone un bacio allo sbocco dell'uretra, lo solletica con la lingua «Mi distrae.» Percorre a piccoli baci con le labbra umide il pene tumescente del compagno, dal frenulo alla base, ritornando poi al glande lungo uno dei fianchi per soffermandosi sulla corona, che stuzzica dapprima percorrendola ancora a piccoli baci, ed infine facendo sparire il glande nella propria bocca, carezzandolo con le labbra, tornando a farlo uscire, imitando una breve superficiale penetrazione, solleticando il frenulo con la lingua.
Sentendogli raggiungere la piena erezione, lo riprende in bocca, spalmando con la lingua sul glande gli umori sempre piú abbondanti che vanno mescolandosi con la sua saliva.
Solleva lo sguardo ad incontrare quello di {MC}, cercando nelle reazioni sul viso di lui i suoi punti preferiti, la stimolazione piú gradita. Gli afferra i fianchi, provando a prenderlo piú a fondo, ma la cosa non sembra essere gradita a nessuno dei due, e desiste, tornando a massaggiare con la lingua alternativamente la punta del glande, ed il frenulo, e con le labbra il solco dietro la corona, con una leggera suzione che periodicamente la costringe a deglutire, ingoiando la mistura della propria saliva e degli umori di lui.
Sentendo la sua crescente eccitazione, le piccole spinte che lui cerca di trattenere, {duxdota} gli afferra l'erezione con una mano, e sente la mano di lui chiundersi attorno alla sua, aiutandola a regolare la presa; la giovane si stacca un attimo per riprendere fiato, e con la mano libera raccoglie la bava che ancora unisce le sue labbra al glande del compagno, prima di tornare a prenderlo in bocca, e di usare la mano cosí umettata per solleticare i capezzoli di {MC}.
Il professore le afferra le spalle. «Cosí vengo …» sibila, ma la giovane non demorde, e continua a stimolarlo finché non sente l'impulso attraversare la turgida erezione, preparandola all'eruzione che subito le allaga la bocca.
Trattiene il fiato, lasciando che i fiotti le bagnino la lingua mentre ancora continua la masturbazione, ora piú lenta, piú morbida, per aiutare il compagno a darle tutto. Deglutisce solo quando sente le pulsazioni scemare, e passa quindi a ripulire ogni traccia di sperma dal glande di {MC}, a cui il professore risponde con un sonoro benché incoerente gemito di protesta, pur senza riuscire a districarsi dalla presa di {duxdota}.
Completata l'opera, la giovane finalmente si alza, e lo bacia profondamente.
«Grazie.» gli mormora amorevolmente quando si staccano.
«Dovrei essere io a dirlo a te.» fa lui.
«No, davvero, ne avevo bisogno, mi sento meglio ora.» si volta per togliere le bustine del tè «E grazie per esserti lasciato baciare dopo.» e mentre lui fruga nella dispensa, continua «Lo sai che la maggior parte si sarebbe ritratta schifata, vero?»
{MC} mette un pacco di biscotti al burro ed un barattolo di miele al centro del tavolo. «Ne avevamo già parlato, di qualcosa del genere.»
«Dente dolce, eh?» si distrae lei sorridendo, e prende con gusto qualche biscotto dal pacco. Assaggia il proprio tè, la sua faccia si chiude come un limone spremuto. «Uh, è stato troppo.»
«Il tuo è stato troppo? Pensa il mio, poverino, doveva stare solo un paio di minuti.»
«Fammi assaggiare.»
Senza nemmeno aspettare risposta, {duxdota} allunga la mano per rubargli la tazza.
«Bleah, sa di piscio di gatto.» fa dopo essersi solo bagnata le labbra.
{MC} riprende la tazza, inzuppa un biscotto, commenta: «È un gusto acquisito.»
{duxdota} si serve un abbondante cucchiaino di miele.
«È grazie al tuo feticcio che sai come sa il piscio di gatto?» chiede lui, incontrando con un ghigno nascosto dietro la tazza sollevata lo sguardo inorridito e feroce che gli getta lei.
«Sei un essere disgustoso.» commenta la giovane, rubandosi un'altra manciata di biscotti.
Trascorrono il resto della colazione in un silenzio interrotto solo dai rumori del pasto, finché lui non si alza per bere un altro bicchiere d'acqua e andare a farsi la doccia.
«Hai appena bevuto mezzo litro d'acqua con la tua tazza, che bisogno c'era dell'altro?» gli grida dietro lei.
Non è sicura che la domanda sia arrivata finché l'uomo non esce, capello ancora bagnato, per cercare un paio di mutande pulite. «Il tè è diuretico.» commenta lui, prima di tornare in bagno per lavarsi denti.
{duxdota} si accorge di aver dato fondo alla busta di biscotti, e si affaccia in bagno. «Scusa, credo di avere avuto troppa fame.»
{MC} fa spallucce, farfuglia qualcosa di incomprensibile, e solo quando si è sciacquato la bocca e si è ripetuto lei capisce: «Basta che butti la carta.»
«Scemo.» commenta la giovane, ma torna in cucina per eseguire e per finirsi il tè. Lui la segue poco dopo, le bacia il collo e va a finire di vestirsi mentre lei si va a cambiare l'assorbente. C'è qualcosa nel loro alternarsi tra gli ambienti in quel luogo ristretto che le dà un brivido di familiarità.
«Vuoi uno strappo all'uni?» chiede lei, mentre finisce di vestirsi con gli abiti del giorno prima.
«No grazie, vado a piedi.» {MC} controlla il contenuto dello zainetto.
«A piedi?»
«È qui vicino.» si allaccia le scarpe.
«Ma saranno due chilometri.» anche lei si allaccia le scarpe, inseguita da un senso impellente di non lasciarlo uscire da solo.
«Mezz'oretta.»
«Ti do uno strappo.»
«Amore,» lui le apre la porta di casa, la segue subito fuori «sono sempre andato all'università a piedi. Non ha nulla a che fare con la macchina.»
Lei non risponde subito, ma è evidente che non è contenta. Il professore la accompagna alla sua macchina, deposita un ultimo bacio sulle sue labbra mentre lei sale in macchina, e si allontana con un ultimo gesto di saluto del braccio mentre lei gli mormora dietro: «Stai attento, per favore.»
{duxdota} lo segue con lo sguardo finché {MC} non svolta per entrare nel parco, ed infine parte anche lei.
Neofascismo: fiumi di porpora
Una bottarella per far partire il ciclo
{MC} rientra in casa per trovare {duxdota} nuovamente sul letto, dove ha steso un telo mare, e sopra questo un asciugamano. La giovane vi sta stesa sopra, a gambe aperte e piedi uniti, e lui la trova mentre cincischia con un tubetto di lubrificante. Non fa in tempo a dire «Rieccomi» che lei lo interpella:
«E questo?» lo mette in mostra, verticale, tenendolo per il tappo, come se gli stesse mostrando un grosso dito medio.
«È lubrificante.»
«Lo vedo.» insiste lei, facendo ruotare il tubo sul proprio asse «E come mai è già aperto?»
{MC} le porge il sacchetto della farmacia, che lei prende distrattamente e mette di lato con nonchalance. Il professore sospira.
«Lo sai che il sangue è ancora piú fastidioso da rimuovere della pipí?»
«Nah,» fa lei sollevando lo sguardo dall'etichetta del lubrificante «e sapevo che l'avresti detto, per questo ho messo gli asciugamani.» gli sorride «Comunque ancora non sono veramente partite, mi sa che ci vuole un'altra bottarella.»
{duxdota} artiglia con due dita i suoi pantaloni per cercare di tirarli giú senza successo. L'uomo si spoglia, ed appena torna a voltarsi verso di lei, la giovane è lesta ad afferrargli l'erezione.
«Eccolo qui!» esclama gioiosa. «Già pronto?» torna a guardarlo negli occhi.
«Come faccio a rimanere impassibile trovandoti cosí.»
Lei gli sorride, e tira indietro la pelle del pene, scoprendogli completamente il glande e baciandolo in punta. Poi tenendolo come microfono, declama «“Sentiamo ora il nostro eroe: come si sente all'idea di spelunkare in una caverna dove dovrà affrontare pericoli variabili da ‘qualche goccia di sangue’ a ‘un improvviso torrente di scarti uterini’?”» ed all'assenza di risposta, picchetta il glande con un dito, facendo sussultare {MC} «È acceso, `sto coso?»
{MC} cerca con scarso successo di non ridere, ma lei insiste.
«Proviamo con l'interruttore.» commenta, prima di passare la lingua sul frenulo una, due, tre volte. «Niente?» torna a chiedere, guardandolo negli occhi.
«Forse è il caso di procedere con il silenzio-assenso.» commenta l'uomo, sistemandosi tra le sue gambe «Proviamo, e se qualcosa va storto siamo pronti a ritirarlo per salvarlo.»
«Hm-m.» annuisce lei, mentre apre il tubetto di lubrificante e ne spreme un molle serpente sull'erezione del compagno, dalla corona del glande verso il pube. E mentre lo richiude, per prendere nuovamente l'erezione tra le mani, masturbandola per spalmare il lubrificante, reitera:
«Ancora non mi hai detto come mai la confezione è già usata.»
«Cinquanta per cento di sconto.» risponde lui. La mano di {duxdota} si ferma, e lei torna a guardarlo negli occhi per avere conferma che la stia prendendo in giro.
«Scemo.» commenta, sorridendo. Poi torna a concentrarsi sulla masturbazione del compagno. «Come preferisci?» chiede, passando da un'impugnatura piena, ad un movimento con solo indice e pollice ad anello attorno alla corona, ed infine tornando ad una salda impugnatura, ma concentrando la stimolazione con il solo pollice dal frenulo in su e ritorno «Questa?» insiste, giudicando dalla reazione di lui «Ti farà venire, questa?»
{MC} si china in avanti, tremante. «Non sono … nemmeno … sicuro … di poter … venire … di nuovo …» cerca di schermirsi.
Lei gli afferra il collo per avvicinare le loro teste e potergli ordinare: «Adesso tu mi scoperai come si deve, e mi allagherai la fica con il tuo seme, e poi continuerai a scoparmi, finché non riuscirai piú a tirarlo su e dalle tue povere palle non riusciremo piú a spremere nemmeno piú una goccia.»
«Povero me.» mormora lui, scherzoso. E tuttavia, quando lei, senza altri indugi, lo aiuta a schiuderle l'entrata della vagina per farsi penetrare, esita: «Sei sicura che non ti farà male?»
Per tutta risposta, lei gli afferra le natiche e, staccando il bacino dal letto, si impala sulla sua erezione, prima di sollevare lo sguardo ad incontrare il suo, a dire semplicemente «Sí.»
{MC} esita ancora a muoversi, ma la giovane continua, con un certo entusiasmo, a scivolar giú e spingersi di nuovo verso il suo bacino, mantenendosi aggrappata saldamente con le mani ai fianchi di lui.
«Wow,» esclama lei sorpresa, ansimante; giú, su «questa posizione» giú, su «è piuttosto» giú, su «piacevole.» e dopo un altro paio di spinte «ma davvero» giú, su «stancante.»
Crollano giú insieme, ridendo.
«Che cosa ti prende,» le mormora lui, spostandole i capelli dalla faccia «che cosa ti ho fatto.»
«Sesso, principalmente.» risponde lei gioiosa, ansimante, baciandolo. Ridacchiano entrambi, muovendosi ora con meno foga, con piú dolcezza, cercando un ritmo che mantenga svegli i sensi di entrambi, senza portarli troppo avanti.
«È vero però,» riprende lei, ora piú calma, piú seria «non mi sono mai sentita cosí arrapata prima, cosí … con questa voglia di averti dentro, di sentirti dentro di me, vivo, caldo.» la sua voce si abbassa «Mai, con nessuno.»
Riprendono a baciarsi, e lei gli carezza i capelli, suscitando un immediato invigorimento della sua erezione. «Ti piace proprio.» insiste.
«Mo-o-o-lto» risponde lui con voce tremante.
Lei lo spinge sulle spalle, rotolando sopra di lui, concentrandosi ancora piú sui suoi capezzoli, leccandone uno, prendendolo in bocca quando si inturgidisce, solleticando l'altro tra le dita, alternando tra i due. Lui le afferra le natiche, spingendo per controllare la penetrazione, ma lei gliele allontana, le blocca dietro la sua testa.
«No. Stai fermo. Voglio vedere se riesco a farti venire cosí.»
«Ci riesci, ci riesci!» prova a svicolare lui
«E allora `sta buono.» lei gli lascia le mani per tornare a dedicarsi alla tortura dei capezzoli, ed {MC} si costringe a tenerle dove sono, aggrappandosi al cuscino per sforzarsi di non muoversi sotto l'intensa, crescente stimolazione.
«Muovi, per favore.» implora quando la sensazione si fa insostenibile.
«Cofí?» indaga lei con ancora la lingua su un suo capezzolo, facendo ondeggiare il bacino per ricompensarlo dell'immobilità sostenuta, e sentendolo subito esploderle dentro, con gran soddisfazione di entrambi.
{MC} le afferra la mano, le spinge via la testa, non trovando il fiato per chiederle di smettere con i capezzoli, e {duxdota} si ferma, poggiando il capo sul suo petto, ascoltando il cuore impazzito del compagno mentre si gode gli sgoccioli del suo orgasmo.
«Quanto mi piace sentirti venirmi dentro.» mormora.
«Quanto mi piace venirti dentro.» risponde lui, quando ritrova il fiato. «E quanto mi piace starti dentro, anche cosí.» intendendo, detumescente.
«Hm.» il commento di lei è nonverbale, ma la donna gli prende una mano e se la porta alla natica, e prontamente {MC} vi affianca l'altra. Ma non basta. {duxdota} prova a guidarlo verso il solco tra i glutei. Titubante, lui le percorre il solco, allungando un dito fino a sfiorarle l'ano. «Hm.» commenta lei di nuovo. Quando lui riprova, sporge il bacino in fuori per venirgli incontro. {MC} cerca lo sguardo di lei, ma la giovane rimane con gli occhi chiusi, un orecchio sul suo petto, il volto verso la cucina. «Hm.» lo incoraggia lei ancora,
A tastoni, il professore trova il tubetto del lubrificante, e riesce a produrne una quantità imprecisata tra la propria mano ed il corpo di lei, nascosta dietro le colline delle sue natiche, e si concentra sul portarne quanto piú possibile verso l'ano di lei, massaggiandolo volontariamente ed involontariamente in un alternarsi di dita ed intensità di pressione, sentendolo nuovamente cedevole, invitante.
«Amore.» lo apostrofa lei, ed {MC} rimane immobile, il medio appena sfiorante quell'anello di muscoli, in attesa di un rimprovero. Ed invece lei chiede «Ti sta venendo duro di nuovo?» A lui viene difficile negarlo, tace. «Ti basta toccarmi l'ano perché ti venga duro?» e poiché lui continua a non rispondere, lei solleva finalmente lo sguardo verso di lui «Anche se sei appena venuto?»
«Te l'avevo detto che era un mio feticcio.»
Lei solleva il busto con un evidente entusiasmo: «Quindi puoi scoparmi, venirmi dentro, e poi scoparmi di nuovo, e mi basta farti toccare il mio culo? Funziona due volte di seguito?»
Lui sbuffa una risata. «Non esco vivo da questa notte, vero?»
{duxdota} si china in avanti, sorridente: «Te l'ho detto, finché non viene piú su e non esce piú niente.»
«È la mia punizione per non farti pisciare sul mio divano letto?»
«Oh no,» risponde lei senza battere ciglio «era una decisione presa a prescindere. Voglio cavalcare l'onda» ed imita una cavalcata, stimolando sé stessa e lui «di questa esaltazione, finché posso.» e vedendolo che sta per obiettare «Ed tutta colpa tua, quindi è il tuo modo di pagare.»
Gli sposta la mano con cui le stava palpando l'ano, e ricomincia a muoversi, stavolta chiaramente concentrata sul proprio piacere.
«Toccami … le tette.» chiede, ed {MC} è pronto ad accontentarla, palpandole le mammelle, cercandole i capezzoli. «Ah … anche a me … piace … cosí.» insiste lei, spingendosi in avanti per facilitargli l'accesso orale. Il professore le prende una mammella in bocca, sugge, gioca a stimolarlo con la lingua, lo chiude dolcemente tra i denti, tira. «Ti … piacciono … le mie … tette?»
«Hm-m.» fa lui, e sposta la propria attenzione sull'altra.
«Voglio … farti … paizuri.»
«Ora?»
{duxdota} scuote il capo, occhi chiusi, concentrata. Ha trovato la posizione, il ritmo ideali, e per qualche secondo non riesce a rispondere, ansimante. {MC} si costringe di nuovo a rimanere immobile, per non rompere quell'incantesimo, nonostante la pulsione ad affondare violentemente in lei.
«Cribbio … cosí … mi sento … come se stessi … per venire … senza … riuscirci. Il filo … sto cavalcando …» apre gli occhi di colpo «voglio farti … tutto. Venire … con le tette … con il culo … con la bocca … con le mani … voglio … leccarti … il cazzo … il culo …»
I suoi occhi spiritati sembrano implorarlo. {MC} prende coraggio, torna a solleticarle un capezzolo, a succhiarle l'altro, e con l'altra mano le raggiunge nuovamente l'ano, che si apre al suo dito come se non aspettasse altro.
L'orgasmo di lei è improvviso e violento, uno spasmo incontrollato che le attraversa il corpo, l'ano che si stringe pulsante sulla falange che la penetra, un fiotto caldo che schizza tra i loro corpi.
«Scu.sa.» implora lei afflosciandosi sul suo petto.
Lui non dice niente, non si muove. La abbraccia, le bacia la fronte, lasciando la propria erezione piantata nella sua vagina pulsante, la falange piantata nel suo ano pulsante. Un orgasmo cosí non merita altro che attenzioni, coccole, carezze.
È lei infine a chiedergli «Scusa, puoi togliermi il dito dal culo?» con gran serenità, senza nemmeno accennare a muoversi, come se non le desse nemmeno veramente fastidio. {MC} esegue prontamente, scusandosi. «No,» deflette lei «mi piaceva. Mi è piaciuto, e dopo … ci stava. Sono … sono sensazioni nuove, mi sto … abituando. Scusami tu invece, alla fine ho sporcato tutto. Non sono riuscita …»
«Sh,» il professore le carezza il capo, tranquillizzandola «non ha importanza.»
«È colpa tua comunque,» bofonchia lei «se non m'avessi fatto venire cosí non …»
«Hai ragione, scusa, non lo faccio piú.»
{duxdota} finalmente solleva la testa. Si avventa su di lui a mordergli il naso.
«Voglio. Tutti. Orgasmi. Cosí. D'ora in poi.»
{MC} ridacchia. «Ci proverò.»
Lei sorride affettuosa, e con un movimento sinuoso del bacino chiede «E di questo cosa ne facciamo?»
Lui scuote il capo con un sospiro. «Non ce la faccio.» mormora.
La giovane lo guarda perplessa. Reitera il movimento del bacino «Non ce la fai piú? Con un cazzo cosí duro?»
Il professore sbuffa «È un riflesso psicosomatico, vederti venire in quella maniera è stato uno degli … una delle scene piú erotiche che mi sia trovato davanti.» lei distoglie lo sguardo, mentre lui continua «E la possibilità di partecipare a questo tuo piacere, di poterti toccare il culo …» alla giovane non sfugge il guizzo dell'erezione del compagno nella sua vagina «ma sono davvero esausto,» continua lui «sono venuto tante di quelle volte da essere pesantemente desensibilizzato, e sinceramente non so davvero se verrà fuori qualcosa se anche potessi arrivare a …»
«Vuoi provare a mettermelo in culo?» propone lei, ed un nuovo guizzo le fa allargare il sorriso.
Lui sbuffa di nuovo, scuotendo il capo, ma anche lui sorride «Non potremmo farlo qualche volta in cui lo sento meglio?»
Lei insiste, avvicinandosi per potergli mormorare all'orecchio: «Montami tu. Scopami a fondo, come stamattina.»
{MC} esita, ma si rende conto che la sua compagna non demorderà finché lui non si sarà liberato di quell'erezione nell'unico modo che in questo momento lei troverebbe accettabile, venendole dentro.
Si voltano sul fianco, e lui chiede «Sei sicura?»
Lei annuisce entusiasta, e per sottolineare l'interesse, si volta sulla schiena, tirandolo sopra di sé.
{MC} esce, ed è subito evidente ad entrambi dalle tracce di sangue sulla sua erezione che “la bottarella” per le mestruazioni di {duxdota} sta già avendo i suoi effetti. Il professore si preoccupa di sistemare cuscino ed asciugamani in modo che il bacino di lei sia ben supportato, e che il rischio di sporcare tutto sia minimizzato, mentre lei si sistema in modo da tenersi le gambe raccolte e divaricate con le braccia,
Quando lui si posiziona tra le sue gambe, è lei a prendergli l'erezione e guidarla verso il proprio sesso, guardando con gioiosa curiosità quando la verga di lui le schiude le labbra della vulva ed affonda di nuovo in lei, consumandosi nell'ansimante gemito di entrambi.
Il professore ora cerca un angolo che gli possa dare soddisfazione senza infastidire la compagna; lei improvvisamente si lascia le caviglie per afferrargli le natiche, guidarlo: «Qui-i, ah, è … oh … oh» lo tiene premuto contro di sé, affondato fino all'elsa, e non riesce a resistere alla tentazione di rollare il bacino, mentre lui fa lo stesso «un bri.vido … è tutto … un bri.vido … belli.ssimo»
L'entusiasmo di {duxdota}, il suo calda, umido sesso pulsante che sembra avvinghiato alla sua erezione, risvegliano la sensibilità di {MC}, che in breve si trova costretto ad avvisare la compagna: «Mi stai facendo venire cosí …» e per tutta risposta, lei solleva il capo per leccargli un capezzolo, poi l'altro, lasciando infine libere e natiche dell'uomo per potersi concentrare sul solleticare entrambi i capezzoli, e presto viene ricompensata dall'evidente tentativo del compagno di spremere via le ultime gocce di sperma dai suoi provati testicoli.
Nonostante l'esaustione, il professore rimane immerso nella compagna ancora per qualche minuto, mentre lei lo bacia, lo accarezza, gli massaggia l'erezione ancora turgida con la propria pulsante vagina.
«Non ho capito se alla fine sei venuta anche tu di nuovo.» chiede infine lui, in un sussurro.
«Non lo so nemmeno io, quando vieni a volte sento come una eco del tuo orgasmo. È una sensazione bellissima, mi fa sentire … non lo so, è come se venissi senza venire, non lo so spiegare.» Le gambe ormai stanche della giovane, ritrovano il letto, spingendo via il cuscino. L'organo del suo compagno le regala un altro brivido mentre li lo tira fuori con cautela, contemplante il disastro che il mestruo di {duxdota} ha lasciato sui loro corpi e sugli asciugamani, graziando —con gran sollievo di {MC}— il resto del letto.
Si tirano su entrambi con attenzione, barcollanti; lei si tiene l'asciugamano tra le gambe, e con fare seducente si avvia al bagno. È solo sotto la doccia che si ricorda degli assorbenti che il compagno le ha portato. Sta per chiamarlo quando lui entra in bagno portando con sé la busta della farmacia ed il telo mare.
«Mutande.» è l'unica parola che riesce a dire.
L'uomo esce di nuovo, e torna con le mutande di lei. «Il resto l'ho lasciato sulla poltrona.» la informa. Lei sorride, si veste, sistemandosi l'assorbente, lo bacia ed esce.
Quando {MC} la raggiunge a letto, l'uomo sospetta che lei sia già crollata addormentata, ma sembra che la stanchezza della giornata abbia effetti diversi su loro due. Appena lui si sdraia a letto, lei rincula fino a trovarsi a contatto con lui, invitandolo ad abbracciarla, grande cucchiaio al suo piccolo cucchiaio, mentre lei si impossessa del cuscino per dormirci abbracciata.
«Lavori domani?» chiede lei.
«Hm-m.» risponde lui, già in risparmio energetico. «Università»
«Come hai fatto a diventare professore a trent'anni.»
Lui sospira. Si volta supino.
«Fortuna.»
«Fortuna?» lei ruota mezzo busto per guardarlo di sguincio.
«Fortuna, fortuna. Cosa volevi che ti dicessi? “Perché sono un genio”?»
«No?»
«Anche se fosse, non è cosí che funziona.»
Lei si volta completamente, abbracciando il suo corpo come prima faceva col cuscino.
«E come funziona.»
{MC} sospira di nuovo.
«C'è stato un corso pubblico. Ho partecipato, anche se non era destinato a me. Fu il mio maestro ad incoraggiarmi. “Non essere mai tu stesso a bocciarti,” mi diceva. Ho partecipato. Sono arrivato terzo. Il vincitore nel frattempo aveva vinto anche una posizione all'estero, molto piú appetibile di qua. Il secondo ha rinunciato. E cosí sono entrato io. Fortuna. Se il primo non fosse andato all'estero, se il secondo non avesse rinunciato …»
«… se tu non avessi partecipato …»
«È appunto quello che diceva il mio maestro.»
«Sarà stato contento.»
«Hm.» grugnisce {MC}, ad occhi chiusi. Non gli sembra il momento di parlare della malattia fulminante che lo aveva portato via, o di quello che significava affrontare il mondo universitario da “pischello” non piú all'ombra di una persona di valore, nel bene e nel male.
«E come sei finito nelle grinfie del Segretario.»
{MC} sbuffa una mezza risatina.
«Ad una conferenza. Era tra il pubblico, ha fatto una domanda sulla mia presentazione, ed evidentemente gli è piaciuta la risposta, visto che dopo mi è venuto a cercare per prendere contatto.»
«Non pensi che sia venuto là sapendo già cosa aspettarsi?»
«Non lo escludo.» anche qui {MC} si mantiene laconico, benché ci sia molto da dire sul clima emergente in ambito universitario, sospetti e tiri mancini, appoggi politici cavalcati per fare carriera o per ostacolare la “concorrenza”, omertà e delazioni.
{duxdota} sospira. Sente il corpo del compagno sempre piú rilassato, coglie la sua stanchezza, il bisogno di dormire anche a fronte dell'indomani, ma lei si sente irrequieta, mentre gli ultimi due giorni approfittano dello stacco dal sesso per crollarle addosso, un agguato.
«Dovremo rendere pubblica la nostra relazione?» indaga con il compagno, infine, esitante.
Lui sospira, ma non risponde subito, e la giovane sospetta che il sonno abbia improvvisamente avuto il sopravvento.
«Formalmente, dici?» chiede lui all'improvviso, quando lei si è già arresa.
«Hm.» grugnisce lei in risposta. Il corteggiamento di lui non è mai stato un segreto, nonché la disponibilità di {duxdota}, seppur non necessariamente la pressione esercitata da suo padre per avviarla in quella direzione. Ma che adesso siano ufficialmente una coppia?
«Hm.» ronza il petto di {MC}, una eco che non è una risposta.
Neofascismo: la prima cena
(A casa di lui)
«Ho fame.»
{duxdota} è la prima a rompere il lungo silenzio che li ha avvolti da quando si sono fermati, esausti. {MC} annuisce, si tira su a sedere, accendendo le luci; tira giú le gambe dal letto, e si ferma, con un giramento di capo.
«Hah, l'avevo detto che sei vecchio!» gli ride dietro lei, saltando giú come una gazzella, solo per scivolare in ginocchio quando le sue gambe improvvisamente cedono, dando a lui la possibilità di una risatina di vendetta mentre si alza per raggiungere barcollante la piccola cucina, dove riempie un bicchiere d'acqua, beve, lo riempie di nuovo, ne riempie un secondo, e bevendo il proprio per la seconda volta, porta l'altro alla sua compagna.
{duxdota} nel frattempo è tornata a sedersi sul letto, lamentandosi: «Non mi sento piú le gambe!» Prende il bicchiere dalle mani di {MC}, beve con foga, scolandosi tutta, e glielo riporge ordinando: «Ancora.»
Il professore con pazienza torna a riempire il bicchiere, glielo porge di nuovo, le si siede accanto: «Non ho molto in casa, possiamo ordinare fuori» lei scuote il capo «possiamo preparare un piatto di pasta, una caprese, ho un po' di frutta.» lei annuisce, e lui si alza, si procura un cambio, e torna alla cucina.
Dapprima esitante, {duxdota} riprova ad alzarsi. Ancora instabile, si avvicina anche lei alla cucina, fermandosi all'altezza del tavolo, a cui si poggia. Poi ci ripensa, e mentre lui comincia a tirar fuori gli ingredienti, va a frugare nei suoi cassetti, procurandosi un paio di boxer un po' lisi, che indossa con soddisfazione nonostante le stiano stretti sulle natiche, larghi sui fianchi, e lenti sul davanti. {MC} le butta un'occhiata, ridacchia, torna ad occuparsi della cena, mentre lei raggiunge la lavatrice, per trasferirne il contenuto nell'asciugatrice.
La donna torna quindi alla cucina, e si appoggia languida alla spalla di {MC}; lui le cinge i fianchi con un braccio, e commenta, tirando un po' l'elastico dei boxer: «Indossare gli indumenti del partner è il vostro modo di marcare il territorio.»
Lei gli tira un buffetto, finto offesa, e va a sedersi al tavolo, aspettando, spiandolo mentre lui sciacqua e taglia i pomodori e la mozzarella, e poi, con grande pazienza, taglia e snocciola delle olive nere infornate.
«Forse c'è ancora del tonno.» {MC} le indica uno degli armadietti dietro le sue spalle. {duxdota} si volta, apre le ante, e fruga tra i recipienti finché non trova una lattina di tonno in scatola. Arriccia il naso, ma glielo porta, per poi tornare a sedersi. L'uomo intanto ha calato la pasta, e senza nemmeno voltarsi, senza nemmeno vederla seduta lí, quasi offesa, con le braccia conserte, le fa:
«Lo so cosa stai pensando.»
«No, non lo sai.»
«Stai pensando che sto cucinando da solo, e per giunta un pasto da poveri.»
«Guarda che so cucinare anch'io.»
«Bene, allora sbuccia una cipolla» indica un carrellino a cassetti accanto alla cucina «che facciamo anche un soffrittino.»
«Mi rifiuto.» la risposta di lei è categorica.
Lui si volta a guardarla, ma al viso serio, quasi corrucciato di lei risponde con un sorriso. Torna a voltarsi verso la cucina.
«Allora il tonno lo usiamo per l'insalata. Puoi preparare la tavola nel frattempo. In frigo dovrebbero esserci un barattolo di salsa e il parmigiano.»
{duxdota} torna ad alzarsi con aria scocciata, frugando tra i cassetti per trovare la tovaglia, prendendo piatti e posate dal gocciolatoio, ed infine salsa e parmigiano dal frigorifero. Poco dopo, {MC} scola la pasta, la condisce con la salsa, la impiatta e la serve.
«Fromage?» le fa, porgendole il parmigiano.
Lei lo prende con un gesto finto rabbioso, ma non riesce a nascondere un sorriso, e si grattugia una montagnola di formaggio sul piatto prima di restituire a lui quello che rimane.
«Buon appetito.» le sorride lui, servendosi mentre lei comincia a mangiare.
«Grazie. Anche a te.» risponde lei dopo aver mandato giú il primo boccone, sporgendosi in avanti per baciarlo sulla bocca. Poi, tornando a concentrarsi sul suo piatto, commenta «E comunque vederti cucinare è una cosa che mi piace.»
«Non ci fare troppo conto,» ridacchia lui «questo è il pasto piú complicato che ho cucinato negli ultimi due anni.»
Lei lo guarda esterrefatta. Lui fa spallucce.
«So farlo, ma non mi piace cucinare.»
«Fortuna che ora sei nel giro buono, allora,» lo prende in giro lei «e puoi mangiare a scrocco con gli inviti ufficiali.»
Anche lui ride della cosa, alzando gli occhi al soffitto «Ah, la mia salvezza.»
«Ah, quella è stata la tua salvezza?» reagisce lei, finto esterrefatta.
«No.» la risposta è immediata, ed {MC} la recapita toccandole la punta del naso, guardandola dritto negli occhi. Poi abbassa lo sguardo di nuovo al suo piatto, ormai quasi vuoto. La sua voce non è piú giocosa. «Oggi …» si ferma, finisce di mangiare.
{duxdota} lo osserva, ripulendo anche lei il proprio piatto.
«Oggi?» lo sprova.
{MC} non risponde. Raccoglie il proprio piatto, quello di lei, li sciacqua, li abbandona nel lavabo, ne prende due nuovi, per l'insalata. I gesti, misurati come sempre, a {duxdota} stavolta sembrano interminabili. Quando lui torna a sedersi e le porge la ciotola con l'insalata, lei incrocia le braccia, lasciandolo appeso.
«Oggi?» insiste.
Con un sospiro, {MC} si serve, e poggia la ciotola al centro tavola.
«Oggi … è stato molto diverso. Sei stata molto diversa.»
«Te l'ho detto.»
{MC} annuisce. Alza lo sguardo, incrocia il suo, che ora manifesta preoccupazione.
«Lo so. Ed è … è esaltante vederti … saperti cosí … appassionante, cosí entusiasta, cosí …» la voce si riduce a un filo «innamorata.»
{duxdota} sbuffa. «Ma.» Il cruccio ha sostituito la preoccupazione.
«Ma.» annuisce {MC} «È stato un cambiamento cosí repentino che …»
Lei si alza di scatto, sporgendosi sul tavolo, puntellandosi con le braccia.
«Non. Ci. Provare.»
{MC} si è ritratto allo scatto della compagna, ma è rimasto altrimenti impassibile.
«{duxdota}.» le poggia le mani sulle spalle, la spinge a sedersi di nuovo «Io non sto mettendo in dubbio la sincerità dei tuoi sentimenti. Ma proprio per questo non posso non dirti come …» sospira, sbuffa, chiude gli occhi, frustrato «Vista da fuori, non per quello che vivi tu, ma per come appari vista da fuori, sei cambiata. Il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. E te lo ripeto perché è importante, è bellissimo, ed io ne sono contentissimo. Non hai idea di cosa significhi per me sentirti … sentirmi chiamare “amore”.» ed al suo sguardo stupito «Ecco.» torna a sedersi «Non te ne sei accorta nemmeno tu, vero?»
Ridacchia, ma amaramente; scuote il capo, ma il sorriso gli rimane sulle labbra, stavolta genuino.
«Stamattina tu sei stata molto sincera con me, e … mi hai reso molto felice, anche quando mi hai detto … quando mi hai confermato che mi stavi … che avevi accettato di frequentarmi pro forma, o su pressione di tuo padre, pur arrivando a … sí lo so» anticipa l'obiezione «me l'hai detto. Ma detto sinceramente, anche al di là della mia inesperienza, farlo con te oggi è stato completamente diverso dalle volte precedenti. No, non diverso. È stato come farlo con un'altra persona. Ecco, è come se … come se fossi un'altra persona. Te stessa, ma il tuo atteggiamento nei miei confronti è quello di un'altra persona.»
«Mi stai dicendo che sono stata una stronza.»
«No! Non è quello che sto dicendo. Non voglio … non posso nemmeno rimproverarti il tuo atteggiamento di prima. E l'ultima cosa che mi preme adesso è … contrastare il tuo atteggiamento di ora.»
«E allora che cosa vuoi da … qual è il senso di tutto questo discorso?»
{duxdota} trova la risposta nello stesso momento in cui pone la domanda. Nasconde la faccia tra le mani, puntellate con i gomiti al tavolo.
«Miodio,» sospira, si libera la faccia come se la stesse lavando «se mio padre ci becca a fare i piccioncini … se mi becca a fare …»
«Tuo padre è il minimo.»
«No, aspetta, lui dovrebbe … è stato lui a incoraggiarmi …» torna a nascondere la faccia «non gliene fotte un cazzo dei miei sentimenti, gli serviva una spia.»
«E forse anche qualcuno che potesse controllarmi.»
«Controllarti, ssè»
«Tu non hai davvero idea di quanto fossi interessato a te, vero?»
{duxdota} lo guarda, poi per distrarsi si versa finalmente l'insalata, ed anche {MC} riprende a mangiare.
«Figurati se bastava questo per controllarti.» commenta la donna infine, a schermirsi.
«Non ho detto che avresti potuto,» e lui lo dice sapendo che al di là delle apparenze, questo le farà un po' male «ma questo non toglie che loro lo potessero … ti potessero considerare una leva. Anche quando la moglie del generale ha provato a sedurmi, mi …»
«Come come cosa?»
«Oh già, ancora non te l'ho raccontato. È stato …»
«Ommioddío quella volta alla villa.»
«Esatto.»
«Mi devi fare pentire di averti scelto come accompagnatore?»
«È stata una scelta tua?»
Lei rimase interdetta, cercando di ricordare.
«Okay, era parte del piano di mio padre. Ma cazzo, ti ho lasciato da solo per … dieci minuti!»
La contessa gli si avvicinò con movenze feline, ma lui non vi prestò molta attenzione, rivolto com'era al parco che si stendeva oltre il parapetto.
«Bello, vero?» la donna si fermò al suo fianco, molto vicina, molto piú di quanto le convenzione sociali avrebbero dovuto permettere. Lui si voltò a guardarla. Nonostante l'età, era ancora piacente, un corpo florido le cui forme venivano esaltate dall'abito attillato, la pelle ancora liscia se pur con le prime macchie del tempo, il sorriso smagliante, l'alito fresco, la voce calda.
«Il mio giardino è ancora piú bello da dentro,» insisté «vogliamo fare un giretto?»
{MC} si guardò alle spalle, ma nessuno nel salone sembrava prestare attenzione a loro —era anche il motivo per cui aveva deciso di spostarsi lí sul terrazzo— e forse nemmeno poteva vederli, nell'ombra della notte, fuori dal cono di luce dei finestroni. Il professore consultò il cellulare, come a vedere l'orario, lo ripose in tasca, ed accettò.
«Perché no?» disse, porgendole un braccio.
La donna vi si aggrappò con un'intensità piú che normale, assicurandosi che il suo prosperoso seno vi fosse premuto contro. {MC} non fece nulla per segnalare l'irregolarità della cosa, era abbastanza evidente che l'effetto fosse desiderato.
Attraversarono il terrazzo costeggiando il parapetto, per raggiungere le scale che portavano al giardino, e la donna ne approfittò per fare da cicerone, illustrando la struttura del parco, la cura con cui veniva mantenuto, la fertilità della terra, le piante rigogliose che vi crescevano, da frutto ed ornamentali, tutto sempre con quella voce calda e vellutata che sarebbe stata piú appropriata per l'alcova che per una passeggiata in giardino con un ospite semisconosciuto.
Ad {MC} non sfuggivano le occhiate che spesso la sua accompagnatrice gli rivolgeva, ma il professore continuava ostentatamente ad interpretare letteralmente le ricche descrizioni da lei fornite, e continuava a tenere l'attenzione sull'oggetto delle stesse.
Quando presero le scale, la donna si aggrappò a lui ancora piú saldamente, e scese sgambando vistosamente, mettendo in bella mostra, all'illuminazione bassa e diffusa dei gradoni, le sue gambe toniche, affusolate dal tacco alto delle scarpe che portava, nonché lo spacco che vi poteva dare facilmente accesso.
I sentieri del giardino erano ugualmente illuminati, ed {MC} si trovò spesso distratto da quelle gambe, con grande (e faticosamente mascherata) soddisfazione della proprietaria delle stesse.
Presero un viottolo a caso, e l'accompagnatrice cambiò tattica «Vi ho sentito molto meno taciturno a tavola, caro il mio professore. Preferite litigare con mio marito che tener compagnia a me?»
{MC} capí che era il momento di stare al gioco.
«Signora, vi assicuro che la vostra compagnia è molto piú gradevole di quella di vostro marito.» guardò ostentatamente la falcata con cui ella passava da un pietrone del lastrico al successivo «E detto in tutta confidenza —spero che possiate tenere il segreto, nonostante il vostro ruolo— preferirei evitare di litigare con vostro marito ad ogni occasione sociale.» sospirò «Ma tant'è.»
«Oh, non ne sarei cosí sicura,» fece lei, con aria d'intesa «è difficile scrollarsi di dosso il sospetto che ci proviate gusto, in queste diàtribe. Non vi dispiace certo mettere in mostra la vostra intelligenza.»
«Touché.» ammise {MC}, ma la donna insistette:
«Soprattutto quando si tratta di punzecchiare un pallone gonfiato.»
Lui le gettò un'occhiata di sguincio, sospettoso. Per tutta risposta, ella si sollevò ancor piú sulle punte, per potergli bisbigliare all'orecchio: «Sarà il nostro segreto.» e fargli l'occhiolino prima di tornare composta.
«Oh, non mi guardate cosí,» si schermí poi «lo sapete meglio di me come funzionano queste cose. Mio marito mi ha spostato per il titolo, ed io per assicurarmi un futuro tranquillo.» si guardò intorno, benché fosse ovvio che non vi fosse nessuno in zona, e riprese, con aria confidenziale «Siamo solo io e te qui, non ho motivo di nascondere che non ho troppa stima di mio marito.» poi riprese, ad un tono ed un volume regolare «È cosí, abbiamo un'intesa, che ci permette di vivere le nostre vite con soddisfazione. Io ho le mie cose, lui le sue.» poi di nuovo in confidenza «ho assolto ai miei doveri coniugali, ed ora posso pensare a divertirmi.»
«Dev'essere una bella vita.» {MC} continuò a fare lo gnorri.
«Oh, non mi posso lamentare.» si schermì di nuovo lei. «Certo, a volte ci si sente un po' sole, ci si annoia, ma ecco che compare un bel cavaliere disponibile a tener compagnia ad un'anziana signora per visitare il suo giardino.»
Il professore ridacchiò. «E dove sarebbe questa anziana signora?»
«Oh-ho-ho,» ridacchiò anche lei «adulatore. Ma non c'è bisogno di nascondere la verità, quando siamo solo noi due. Sappiamo entrambi che potrei benissimo essere tua madre.» Di nuovo si avvicinò al suo orecchio, la sua voce si fece piú bassa, piú seducente «O qualcosa di molto, molto diverso.»
Non ricevendo la risposta sperata, la donna si staccò da lui.
«Devo dubitare della vostra intelligenza, professore?» lo provocò.
«Sembra piuttosto che dubitiate della mia saggezza, signore.»
«Ah, sofista come al solito. Cos'è, sono troppo vecchia?»
La donna si allontanò di due passi da lui, e con disinvoltura sganciò due bottoni del proprio vestito, e con un gesto teatrale lo aprì, rivelandosi completamente nuda sotto.
«Avete un corpo splendido,» risposte {MC}, imperturbabile «e potreste tenere testa senza problema a tutte le sgallettate con metà dei vostri anni là sopra, per fascino ed esperienza.»
«Ed allora perché? È perché sono la moglie del generale, che tanto odiate?»
«Signora, questo potrebbe solo essere un punto a vostro favore.»
«E allora? Cosa mai ti trattiene da questo» sollevò i proprî seni «o da questo?» passò le dita tra le labbra del proprio sesso, per poi portarle alla bocca, e succhiarle.
{MC} ispirò a fondo. «Dovrei chiedere il permesso.»
I loro sguardi si incontrarono, e la donna fu la prima a distogliere il proprio.
«Avrei dovuto immaginarlo.» disse «Sinceramente, ti credevo migliore, scopro che sei solo un arrivista qualunque.»
«Migliore? Propormi di venire a letto con voi farebbe di me una persona migliore che corteggiare {duxdota}? E se invece non fosse stata la figlia di …»
La donna gli si slanciò addosso, premendo il suo copro nudo contro i vestiti di lui.
«Non ne saprebbe nulla nessuno,» insisté «sarebbe il nostro segreto!»
«Non dubito che sappiate gestire una situazione del genere nella massima discrezione. La mia condizione rimane quella che vi ho detto sopra: dovrete chiedere il permesso a {duxdota}.»
La donna sbuffò, irata. Si voltò, chiudendosi il vestito.
«Non mi sono mai sentita cosí offesa in vita mia.» dichiarò «Bah. Spero abbiate comunque la cortesia di invitarmi al vostro matrimonio.»
{MC} ridacchiò.
«Cosa c'è da ridere ora.» chiese lei, laconica.
«È ancora presto per parlare di matrimonio.»
La donna si voltò, sorpresa. Sollevò un braccio, indicando vagamente in direzione del palazzo che si stagliava alle spalle del professore nel blu della notte, per subito riportalo giú, senza parole.
«Questa è la cosa piú stupida che io abbia mai sentito. Mi chiedevo perché non avessi saputo niente. È perché non c'è niente.»
{MC} allarga le braccia. «È un percorso che abbiamo appena cominciato a percorrere.»
Gli occhi della donna divennero una fessura crudele.
«Sei un ingenuo.» si avvicinò a lui, girandogli attorno «Come fa un professore universitario capace di ragionamenti che mettono in imbarazzo i potenti della nazione ad essere cosí ingenuo?»
Il professore in questione si grattò un orecchio.
«Sono sinceramente dispiaciuto.» rispose «In altre circostanze, la vostra offerta sarebbe stata davvero appetibile. È ancora davvero appetibile, ma purtroppo in questo momento non posso darvi una risposta affermativa.»
«“Chiedere il permesso”. Tsé. Non siete nemmeno fidanzati. Nessuno avrebbe nemmeno da ridire, se si scoprisse che c'è una donna con cui intrattieni con discrezione rapporti sessuali. Anzi, probabilmente si aspettano che sia già cosí: un bello stuolo di giovani studentesse da cui scegliere la favorita, usarla per il tuo piacere per qualche anno, per poi liberartene alla fine del ciclo di studi. Sai quanti tuoi colleghi sono intrallazzati in situazioni del genere? Oh ma no, per carità, il giovanotto è puro, è casto, lui crede nei sentimenti. “Scusami, mogliettina cara,“» lo scimmiotta «“amore della mia vita, c'è una ricca signora che vorrebbe scoparmi fino all'esaurimento, posso fare un salto da lei?” Credi davvero che sia cosí che funziona? Shé. Magari pensi pure che l'attenzione che ti sta prestando {duxdota} adesso sia mossa da nobili sentimenti.»
I loro sguardi si incrociarono, e l'impassibilità dell'espressione di {MC} non fece che inacidire ancora piú la contessa, che gli si fermò davanti, sibilandogli all'orecchio:
«Quella troietta ha visto piú cazzi di un cesso pubblico, amico mio, e non so se piú per far dispetto a suo padre o perché proprio non riesce a tenere le gambe chiuse. I maschi per lei sono vibratori usa e getta.»
«Ma come si permette, questa …» {duxdota} si volta inferocita verso {MC} «Ma tu lo sai quanti se n'è passata lei? Praticamente tutte le giovani speranze dello sport sono passate dal suo “giardino”.» fa le virgolette in aria con due dita per mano «Grande mecenate dello sport, la contessa. Atleti brillanti che hanno potuto realizzare i loro obiettivi grazie al suo appoggio. O ad avergliela saputa appoggiare. S'è fatta intere squadre di calcio, la signora. Contemporaneamente, a sentire certe voci.»
{MC} si asciuga le mani, sospirando.
«Non lo so, non mi interessa, e sinceramente non è una gara. Ma in qualche modo doveva sfogare la rabbia della sua frustrazione a vedersi rifiutata, con te come motivo per di piú.»
«Quello che suo padre vede in te è l'occasione per farle mettere la testa a posto, o quanto meno per sbolognarti quella patata bollente,» ed al sorrisetto di lui «sí, l'ho detto apposta, non ti credere. E tu stai qui a pensare di chiederle il permesso? Hah. Finirai come il piú classico dei cornuti, a farti le seghe “per amore” mentre tua moglie si tromba tutta la città.»
Si avvicina di nuovo, a sussurrargli all'orecchio: «È questo che sei? Una mezza checca impotente che si fa comandare dalla “donna della sua vita” mentre lei se la spassa?»
«Vi darebbe molto fastidio, vero? Tutta questa energia sprecata a correr dietro ad una mezza checca impotente.»
«C'è poco da fare lo sbruffone. Potrei rovinarti la vita semplicemente mettendomi a gridare e chiamare aiuto.»
«Eppure sarebbe un gran bel problema se quanto ci siamo detti qui dovesse saltar fuori.»
«E chi dovrebbe crederti?» chiese sprezzante la contessa «È la tua parola contro la mia, e la tua non conta nulla.»
«Non contro la mia, contessa, contro la vostra stessa.» rispose pacatamente {MC}.
La donna lo guardò interdetta per un momento, ma non ebbe nemmeno da ricordarsi il gesto con cui lui aveva “controllato l'orario” prima di accompagnarla per capire l'implicazione.
«Bien joué.» sibilò, in un misto di odio ed approvazione.
Per tutta risposta, lui le porse il braccio con un sorriso.
«Penso che sia opportuno tornare alla festa, contessa, voi che ne dite?»
La donna gli prese il braccio, non senza un certo astio.
«Ma credetemi quando vi dico che se non avessi avuto legami sentimentali, non mi sarei fatto problemi ad accettare la vostra proposta. È un'offerta d'immenso valore.»
«È un'offerta irripetibile, picio.»
Il sorriso di {MC} si allargò.
«Un'offerta piú unica che rara sarebbe di valore ancora maggiore.» commentò.
«Bah. Perché dovrei rinunciare ai miei divertimenti per correr dietro a qualcuno che nemmeno mi guarda?»
«Perché sono una persona con cui si può parlare, a differenza dei boccaloni da trastullamento che collezionate.»
Quando arrivarono ai piedi della scalinata che riportava in terrazza, la donna si staccò da lui.
«Lasciami qua, non sarebbe opportuno che ci vedessero ancora insieme.»
{MC} accennò un mezzo inchino. «È stato un piacere. Non mi dispiacerebbe portare mia moglie a visitare il giardino, qualche volta.»
Lei lo congedò con gestaccio. «Va' via, buontempone, smettila di prendermi in giro.»
{MC} salí a passo rapido per la scalinata, e si affacciò sul terrazzo proprio mentre {duxdota} usciva a cercarlo. Ne richiamò l'attenzione agitando un braccio, ed i due furono presto affiancati.
«Visitato il giardino?» indagò lei.
«Fatto un giretto.» rispose lui «Ma credo che sarebbe stato piú interessante con una guida.»
Si fermarono ad ammirare il paesaggio oltre il parapetto.
«Chissà,» concluse {MC} «forse un giorno la padrona ci permetterà di vederlo come solo lei ce lo può mostrare.»
{MC} tirò fuori di nuovo il cellulare, per controllare l'ora.
{duxdota} è nera di rabbia.
«Io l'ammazzo questa.» poi, rivolgendosi direttamente ad {MC} «E tu comunque sei uno stronzo. Davvero mi hai buttato lí una proposta di sesso a tre prima ancora che stessimo insieme? Ti sei salvato solo perché la potevi capire solo tu.»
Sbuffa.
«E la contessa, che probabilmente ci poteva sentire.» interviene {MC}
La giovane gli lancia uno sguardo fulminante. Sbuffa un'altra volta. Si passa nuovamente le mani sul viso come disperata «E mi pesa pure dirlo, ma la contessa aveva ragione da vendere. Su mio padre, su me, e pure sul fatto che se te la fossi spassata con lei con discrezione nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Nemmeno io avrei dovuto avere niente da ridire.» si affloscia sul tavolo, nasconde il visto tra le braccia intrecciate «E se l'avessi fatto … se tu l'avessi fatto, adesso avrei voglia di prendere il coltellaccio e tagliarti il cazzo.» si risolleva, lo guarda truce «Ma almeno avresti saputo cosa fare, la prima volta che l'abbiamo fatto.»
«Preferisco averlo fatto con te.»
I loro sguardi si incontrano, {duxdota} deflette il suo.
«Avresti preferito che fosse la prima volta anche per me?»
«Non si può avere tutto dalla vita.»
{duxdota} lo guarda curiosa. «Ci sei rimasto male.» conferma.
«Non ci sono rimasto male.» insiste lui «Avrei preferito? Sí. Mi dispiace?» fa spallucce «Non è tra le mie prime preoccupazioni.»
«Preoccupazioni tipo?»
{MC} si avvicina al tavolo, poggiandovisi sopra con i gomiti, sporgendosi verso di lei
«Tipo un mondo allo sfascio? Tipo una nazione in mano a tuo padre e quella manica di violenti incompetenti che lo circondano? Tipo la gente che sta attentando alla mia vita ed alla tua?»
Si ferma, vedendo lo spavento negli occhi di lei.
«Ho sempre saputo che sarei stato persona non grata a parte del regime. Per questo ho colto l'occasione quando il Segretario mi ha proposto la cena da voi. Per questo mi sto tenendo nel giro, nonostante la maggior parte delle persone lí mi facciano ribrezzo. Per questo non mi fidavo della contessa ed ho deciso di registrare la nostra conversazione.»
«Per questo l'hai rifiutata.» completa {duxdota}.
{MC} sospira. «Sí, anche per questo.»
{duxdota} si alza, gli si affianca. «Anche?»
«Anche, sí, anche. Non ho mentito alla contessa. Non dico menzogne, abitualmente.»
«Quindi ti piacerebbe scopartela?»
Lui la guarda di sguincio, lei insiste:
«Se io ti dessi l'OK, se l'offerta fosse ancora valida, se non fosse una trappola per incastrarti. Lo faresti?»
{MC} sospira. Finisce di sparecchiare, senza rispondere, con {duxdota} sempre al seguito, che lo guarda fisso, in attesa. Infine, il professore si spoglia, si stende a letto, un braccio a coprire gli occhi, e la giovane gli si appollaia accanto, senza allentare lo sguardo.
«Ti ricordi quanto eri scettica che potessero usarti per manipolarmi?»
«Non cambiare discorso.»
«Non sto cambiando discorso. Te lo ricordi?»
«Sí, certo che me lo ricordo. È successo dieci minuti fa.»
{MC} annuisce.
«Se tu avessi saputo di tutta questa storia due, tre giorni fa, cosa avresti fatto?»
«Non …» {duxdota} si interrompe; abbassa lo sguardo; si butta anche lei sul letto, supina.
«Non me ne sarebbe fregato un cazzo, vero?»
{MC} annuisce.
«Era questo che mi volevi dire prima, vero?»
«Anche.»
«“Anche”. “Anche”. “Anche”. È sempre “anche” per te.»
«È sempre “anche” per tutti. Anche quando pensiamo che ci sia un motivo, un vero motivo. A guardar bene, c'è sempre un “anche”. E magari un altro, ed un altro, ed un altro. E magari uno di questi è come il primo, ma non è lo stesso del primo.»
{duxdota} non risponde, rimane a guardare il soffitto, a studiare le ombre che le luci di fuori vi proiettano, ondeggianti.
«Perché mi hai chiesto se mi interessava la contessa?» chiede {MC}
{duxdota} si volge dalla parte opposta a lui.
«Sí, va bene, ho capito.» risponde senza rispondere.
{MC} non insiste, sa che basterà aspettare.
«Volevo che mi dicessi di no.» la giovane dice, infine «Volevo che mi dicessi che ti bastavo io e che non vedessi nemmeno le altre donne. Se davvero sono la bomba erotica che dici che sono, in confronto a me le altre non dovrebbero nemmeno fartelo rizzare.»
Tace. Poi riprende, e la sua voce è salita di tono, comincia a manifestare una carica di rabbia.
«Voglio scoparti sotto i suoi occhi. Voglio che veda come godo quando lo facciamo. Voglio vederla rosicare perché io posso scoparti quando voglio e lei no, voglio dirglielo in faccia, che potrà solo vedere cosa si sta perdendo.»
Si volta improvvisamente verso di lui.
«No, la verità è che voglio vederti mentre la scopi, voglio vederla perdere la testa, un orgasmo dopo l'altro, fino a diventare la nostra schiava, e da schiava voglio trattarla. Voglio pisciarle in bocca costringendola a bere tutto, fino all'ultima goccia, mentre tu la inculi,» {duxdota} si sfila i boxer, gli monta a cavalcioni, e sentendo la sua erezione crescere, la prende in sé senza esitazione, e comincia a cavalcarlo con crescente foga «voglio farla venire sotto le mie frustate mentre tu le torturi i capezzoli, voglio infilarle un pugno su per la fica fino a rendergliela inutilizzabile, voglio masturbarti mentre la scopi, voglio sentire il tuo sperma sulla mia mano mentre le vieni dentro. Aaah.»
Il suo orgasmo è rabbioso, violento, esaustivo, ed interrompe le sue fantasie di vendetta. Senza fiato, senza piú energie, crolla di nuovo sul petto di lui, che la abbraccia, un braccio dietro le spalle, uno sulle natiche, a tenerla con sé mentre con le ormai solite calme spinte le massaggia con la propria erezione la vagina pulsante.
«Che cosa mi succede, {MC},» chiede lei quando riprende fiato «ho pensieri strani, che non sento … no, vorrei che non fossero miei, ma non riesco a scappare.» solleva il busto, ricomincia a muoversi, ma con calma «Quando mi hai detto della verginità … lo sai qual è stato il mio primo pensiero? “Voglio procurarti delle vergini da deflorare.”»
{MC} si solleva, la aiuta a sistemarsi nella posizione del loto, la abbraccia stretta.
«Non sarebbe la stessa cosa.» le mormora all'orecchio.
«Lo so. Lo so. È follia pura, ma voglio vederti felice, e se iniziare una donna al sesso può farti felice, io voglio aiutarti con quello. Se scopare con la contessa può farti felice, voglio vederti scopare con la contessa.»
Lui la ferma, baciandola.
«Guarda che la contessa diceva che io sarei rimasto a farmi le seghe mentre tu ti scopavi mezzo mondo, non il contrario.»
«Scemo.» gli solleva il mento per guardarlo negli occhi «Io voglio fare l'amore. Voglio fare l'amore. Voglio fare l'amore con te. Voglio stare cosí, con te dentro, a parlare. Voglio poter parlare, parlare di tutto, senza preoccuparmi di come verrò giudicata, di cosa penseranno di me, di cosa diranno di me. E voglio sapere perché posso farlo solo ora, solo con te.» è lei stessa a distogliere lo sguardo «No, lo so, te l'ho detto io stessa, e ora non ci credo nemmeno io, non ci credo, è stato cosí … cosí repentino, cosí improvviso, cosí …» nasconde il viso contro la spalla di lui «Cosa succederà quando passerà l'effetto del colpo di fulmine? Sarà ancora cosí bello farlo con te? O mi farai ribrezzo, mi farò ribrezzo per come mi sono lasciata andare con te?» volta la testa verso il collo del compagno «Ma tu hai già pensato a tutto questo, vero? Críchi-críchi-críchi i tuoi ingranaggi nel cervello stanno tutto il tempo lí a pensare, a ragionare, cosa significa questo, cosa significa quello, come mi metto in guardia da, come mi difendo da, cosa potrà succedere, come dovrò reagire?»
«Gli ingranaggi del mio cervello sono ben oliati, non fanno tutto questo rumore.»
{duxdota} scoppia a ridere, lo spinge giú, torna a sdraiarsi su di lui, la risata si trasforma in pianto.
«Ho paura, amore, ho paura per il nostro futuro, per quello che potrà succedere, ho paura per noi, per me, per quello che sentirò io quando il velo sarà squarciato, per quello che ci faranno se rendiamo pubblico il successo della nostra relazione, ho paura per mio padre, per quello che stanno complottando alle sue spalle, per quello che sta complottando lui alle loro. Perché dobbiamo vivere in un periodo cosí di merda?»
«Perché altrimenti non ci saremmo conosciuti.»
«Sei uno scemo.» {duxdota} torna a sedersi, tirando su col naso. {MC} le indica il mobiletto che funge anche da comodino, e lei apre il cassetto, trovandovi un pacco di fazzoletti. Soffiandosi rumorosamente il naso, completa. «Ma sei il mio scemo preferito.» Pesca un altro fazzoletto per asciugarsi gli occhi, soffiarsi il naso di nuovo. «Non è giusto però che solo io sia cosí uno straccio per te.»
«Amore,» e sentendoglielo dire per la prima volta, {duxdota} diventa rossa come un peperone «io ho già avuto anni per elaborare il colpo di fulmine.»
«Ma va' là.»
«OK, non anni.» ci pensa su «Un anno e mezzo?»
«Da prima che ci incontrassimo?»
«Da prima che tu sapessi chi fossi. No, da prima che io sapessi chi fossi tu.»
Lei ride. «Cos'è, m'hai visto pisciare in un angolo buio in strada e ti sei detto “questa è la donna della mia vita”?»
«No,» controbatte sereno «t'ho visto a mare.»
«A mare?» {duxdota} ci pensa su un momento «Per favore dimmi che non …» ma lui ha già cominciato a reiterare «Miss “fotte cazzi, voglio un'abbronzatura uniforme”.»
«Non lo dire!» lei cerca di tappargli la bocca con le mani, mentre lui farfuglia ridendo «E dofufi vdr gli ucchi di quî bmbini» si piazza indice e pollice di ciascuna mano a C davanti agli occhi, mimando degli occhiali, o occhi molto grandi «Zitto! Zitto!» insiste lei, mentre lui continua «dischi vo…»
{duxdota} incolla la bocca a quella di {MC}, infilandogli la lingua per farlo tacere. Lui accetta, e giocano insieme, finché lei non si stacca per riprendere fiato.
«Se ti può consolare, è meglio anche per loro che le prime fantasie erotiche siano nate da un paio di belle tette naturali come le tue piuttosto che le siliconate del porno.»
«Ma sta' zitto, stronzo.» arrossisce ancora lei, sollevandosi. «È per questo che ti sei innamorato di me? Perché mi hai visto con le tette al vento?» le sporge in fuori per sottolineare il punto.
«Belle tette, peraltro» insiste lui, palpandogliele.
«Smettila di distrarmi, mannaggia! Seriamente ti sei preso una cotta per le tette?» {duxdota} si pente subito della domanda, ma non fa in tempo a chiudergli la bocca.
«Anchgf»
«Il resto, porca puttana, dimmi il resto!»
«Amore, sei splendida, avevi un portamento, un modo di fare, come se … come se fossi la padrona del tuo destino. Ma non nella maniera arrogante di tante, “io sono io e voi non siete un cazzo”: piú a dire “non c'è nulla che il mondo potrà farmi per mettermi in ginocchio”. Non una principessa, ma un'avventuriera, una leonessa.»
«Con delle belle tette.»
«Con delle splendide tette. Memorabili.»
«Ti sei inventato una vita insieme a me?»
«No, non mi sono immaginato niente. Una bellezza solida come la tua non era arrivabile per me.» risponde lui, carezzandole le gambe.
«Solida?»
«Solida, sí, l'opposto di … vacua.»
{duxdota} sospira «E poi mi hai visto sedermi a tavola presentata come la figlia del …»
«No, e poi ti ho visto alle manifestazioni, mai la capopopolo, ma sempre informata, sempre capace di rispondere puntualmente alle domande dei giornalisti, senza esitare persino a dir loro che stavano facendo le domande sbagliate. Ed ho pensato: questa la fanno fuori se non tiene la testa bassa. E poi ti sei seduta a tavola al mio fianco, e mi son detto “ah, ecco”.»
Pugni sui fianchi, lei fa l'offesa: «“Ah, ecco”?» e poi subito «Ma chi prendo in giro, sono la prima a dire di essere una rivoluzionaria con il culo parato.»
«Sei una delle poche ad ammetterlo.»
Lei distoglie lo sguardo. «Non cercare di farmi sentire in colpa per le mie frequentazioni passate.» Poi si china di nuovo in avanti. È conscia del fatto che l'erezione di lui ha perso vigore. «Vuoi che scenda?» gli chiede.
«No, mi piace fare l'amore cosí, anche se non sono troppo su di giri.»
«Comunque non ci credo che non ti sei fatto nemmeno una fantasia su di me.»
«Oh me ne sono fatte tante, soprattutto nei giorni dopo averti visto la prima volta.»
Lei aspetta, fissandolo in silente attesa.
«No, no, no, no, ho interi tabulati di scenari erotici prima e dopo averti conosciuto, spesso rivisitati in piú occasioni. Non esiste che sto qui a descriverteli.»
Lei aspetta, fissandolo in silente attesa. Lui sospira. Enumera:
«La studentessa brillante ed intraprendente che litiga costantemente con il professore, Lo stesso scenario a parti invertite. La nuova vicina di casa che ha bisogno di una mano. Il nuovo vicino di casa che ha bisogno di una mano. Sconosciuti che si conosco a conferenze parallele.»
«Wow che scenari noiosi. Niente massaggiatrice olistica? Prostituta che ti inizia al sesso? Sacerdote di un culto orgiastico che sottomette un paese seducendone tutte le donne? Sacerdotessa di un culto orgiastico che elegge a suo partner?»
Lui ride.
«No, eh?» insiste lei «Solo cose che ti potevano veramente succedere, per realizzare il tuo sogno piccolo borghese di una vita di coppia legata da profondi sentimenti. Magari con il sesso anale come massima trasgressione.»
«E invece eccomi qui, a farmi insegnare il sesso da una troietta che ha visto piú cazzi di un cesso pubblico.» ghigna lui.
{duxdota} prende la provocazione di {MC} molto peggio di come lui abbia colto quella della giovane. Gli preme le guance con forza:
«Perchééééé mi hai ricordato di quella stronza. Perché. Io la ammazzo quella!»
«Oppure la lasci perdere e pensiamo a fare l'amore noi, cosí come ci siamo trovati.» la distrae lui, abbracciandola e costringendola a tornare a sdraiarsi.
Lei sospira, afflosciandosi.
«Sono cosí contenta di averti incontrato.» e dopo un lungo silenzio «Vorrei averti incontrato prima.»
«Io sono contento di averti incontrata ora, sono contento che tu ti sia aperta cosí completamente a me, nel corpo» spinge dentro di lei, le carezza l'ano «e nello spirito, sono contento che ci siamo finalmente trovati, cosí, cosí bene, e sono contento di poter costruire qualcosa con te, finalmente.»
Un battito. Due battiti.
«Devo fare pipí.» mugugna {duxdota}.
Un battito. Due battiti.
E mentre lui comincia, «Per favore, non …» nello stesso tempo lei sta dicendo «Sí lo so. Ma voglio che si sappia che mi sto forzando.»
Si alza come se dovesse spingere via a fatica un immenso macigno che le grava sul corpo,
«A casa nostra ci attrezzeremo opportunamente.» la incoraggia lui mentre lei si avvia verso il bagno.
«Voglio un intero sex dungeon.» commenta lei attraverso la porta aperta, mentre si siede sulla tazza.
«D'altra parte, le vergini da sacrificare alla mia virilità da qualche parte le dovremo pur tenere.» le fa eco lui.
La risata di lei è interrotta da un «oh mannaggia», e {MC} è subito alla porta del bagno.
«Tutto a posto?»
{duxdota} si sta guardando tra le gambe. «Fine del divertimento.» Alza lo sguardo per incrociare quello dell'uomo, e gli mostra due dita sporche di sangue. «Uff. Ho tutto a casa.»
«Vado a prenderti qualcosa alla notturna qui sotto.»
«Devo prendere anche la pillola.»
«Se la prendi domattina non cambia niente.»
«Perché sei cosí informato su queste cose?»
«Perché studio.»
«Come con il cunnilinguo.»
«Esatto.»
Lei lo guarda quasi con odio.
«Vedi se hanno le coppette.» e mentre lui esce dal bagno gli grida dietro «E passami il cellulare.»
Neofascismo: dopo la denuncia
Il primo complotto
Il sorriso di {duxdota} si trasforma presto in un ghigno. Appena la vede allargare le gambe, {MC} indovina subito cosa sta per arrivare. Un attimo dopo, il gorgogliante suono inconfondibile della cascata dal pube della giovane si trasforma in una evidente macchina bagnata che scende a coprire per esteso entrambe le game dei suoi pantaloni, finché la stoffa non si satura, ed il liquido non comincia a gocciolare.
Pur senza riuscire a nascondere un sorriso, {MC} si premura di procurare subito un canovaccio.
«Di una sola cosa ti prego,» le chiede «grazia il mio povero divano letto, è un inferno da pulire.»
Lei ridacchia, e comincia a spogliarsi. Anche il padrone di casa si spoglia; raccoglie i vestiti di lei, il canovaccio ed i propri vestiti con cui ha asciugato il pavimento, e fa partire un lavaggio di biancheria. Quando torna in camera, {duxdota} ha aperto il divano letto e cominciato a prepararlo per la notte.
{MC} l'aiuta a finire, ed un attimo dopo lei vi si stende sopra, gioiosa.
«Però hai un letto matrimoniale?» indaga la giovane.
«Mi piace dormire comodo.» è la pronta risposta.
Si sdraia accanto a lei, la abbraccia. La sua sfrontata erezione richiama subito l'attenzione di {duxdota}, che senza esitazione, lo spinge sulla schiena, gli monta a cavalcioni, ed un attimo dopo l'ha preso in sé con un sospiro.
Si china in avanti, mormorandogli all'orecchio:
«A me piace impalarmi sul tuo cazzo.»
«A me piace quando ti impali.» le risponde lui, prendendole al testa tra le mani per poterla baciare.
{duxdota} si risolleva, comincia a muoversi, prendendolo ancora piú a fondo, poi tornando a scivolare in avanti, cercando una buona angolazione, una buona profondità. {MC} le carezza le cosce, i fianchi, su fino alle mammelle, le titilla i capezzoli, godendo dei suoi movimenti sempre piú intensi; le afferra i fianchi, spingendo il bacino per venire incontro, e quando lei chiude gli occhi, buttando indietro il capo, le mormora:
«Sei bellissima quando guidi tu.»
Un sorriso, una risatina imbarazzata si intrufola tra gli ansimanti gemiti di {duxdota}, e qualche secondo dopo il suo corpo si ferma con due ultime spinte piú decise delle altre, e si accascia su quello del compagno.
«Stanca?» le bisbiglia lui. «Venuta.» risponde lei in un soffio.
{MC} le tiene il bacino premuto contro il suo pube, e continua con piccoli movimenti regolari a guidare la sua erezione attraverso il canale pulsante della sua vagina. Tra un ansimare e l'altro, ella riesce a commentare:
«Mi piace {hff} quando {hff} continui {hff} dopo che {hff} sono venuta {hff}»
{MC} la fa rotolare sul fianco, poi sulla schiena, riuscendo a non scivolare fuori, e riprende a spingersi dentro di lei, con controllata passione. {duxdota} riesce a solleva il busto, arrivando a leccargli un capezzolo, poi l'altro, poi torna giú, continuando a solleticargli i capezzoli, godendosi la penetrazione e l'evidente crescente piacere di lui.
«Ed ora, signore e signora,» dichiara come un'annunciatrice «scopriremo quante volte un professore universitario può venire nel giro di ventiquattro ore.»
Lui si ferma, accasciandosi sopra di lei, sorreggendosi a stento sulle braccia piegate, quando entrambi scoppiano a ridere.
«E non hai nemmeno perso l'erezione.» gli commenta lei all'orecchio.
«Sono troppo vicino.»
Spontaneamente, lei solleva le gambe, e si toglie il cuscino da dietro la testa. Non hanno bisogno di parole per concordare. Sciolgono l'amplesso, e {duxdota} si sistema il cuscino sotto il bacino, raccogliendo le gambe al petto come già avevano fatto poche ore prima. La sua postura aperta, invitante, è una calamita per {MC}, che affonda in lei con rinnovato entusiasmo.
«Cazzo, quanto mi piace questa posizione.» le mormora lui all'orecchio, cercando ancora di controllarsi con lunghi affondi.
«Dimostramelo, amore, dimostramelo, fammi sentire … ah … fammi sentire il tuo … ah … il tuo piacere …» lo incoraggia lei, sentendo le spinte farsi piú frequenti, piú corte «dammelo, amore, dammelo, sborrami dentro, allagami la fica …»
Il tempismo dell'invito di {duxdota} è perfetto. {MC} si spinge dentro fin quando può, ed ella sente i caldi fiotti di sperma bagnarle la cervice, dandole un brivido che la fa sentire ancora piú aperta. Lo stringe a sé, lo bacia.
«È bellissimo, amore, voglio sentirti venire sempre cosí.»
{MC} tace, recuperando il fiato mentre gli ultimi singulti dell'orgasmo gli fanno guizzare il pene nella calda e scivolosa guaina della vagina della compagna. Esausto, accenna a rotolare su un fianco per liberarla del suo peso, ma {duxdota} lo ferma.
«Stai.»
Con un profondo sospiro, il professore trova finalmente il fiato per parlare.
«Non sei scomoda? Non ti peso?»
«Sono sorprendentemente comoda,» risponde lei, quasi giocosa «e cosí sei … è come stare sotto un caldo piumone.»
Lui la guarda perplesso, ma non ha motivo di contraddirla, e la sensazione che dà a lui avere ancora il pene avvolto nel caldo umido del sesso di lei è il modo migliore di affrontare la discesa dopo l'orgasmo. Rimangono quindi cosí per altri lunghi secondi, carezzandosi a vicenda la testa, baciandosi sulle labbra, sulle guance, sul naso, sul collo.
Con l'orecchio a portata di bocca, lei bisbiglia:
«Ho ancora voglia.»
Lui sospira.
«Dammi il tempo di recuperare.»
Lei tentenna il capo.
«Hm-m. “Finché c'è lingua e dito …”» comincia.
«“… l'uomo non è finito”» completa lui con un sorridente cenno di assenso. Scivola giú, non senza una certa nostalgia quando il suo pene ormai flaccido lascia l'invitante vagina di lei, fino a trovarsi le sue piccole e grandi labbra davanti al viso. Le bacia gli incavi dove le cosce raggiungono il bacino, da un lato dall'altro, sempre piú vicino, mentre lei allarga le gambe completamente, per facilitargli l'accesso. {MC} si ritrova tra le labbra i lembi carnosi della vulva di {duxdota}, li bacia, li lecca, suggendoli, dal basso verso l'alto.
«Piano,» fa lei, trattenendo il fiato quando lui arriva in cima «sono molto sensibile.»
{MC} riprova, attento alle reazioni di lei; le passa la lingua tra le piccole e grandi labbra, a sinistra, a destra, e poi di piatto, larga, al centro, come ad aiutare quel fiore già schiuso ad aprirsi ancora di piú, dal perineo fin su, premendo contro su, fino a solleticarle il clitoride da sotto. Il modo in cui {duxdota} gli spinge contro il bacino gli fa capire che la tecnica sia apprezzata, e comincia cosí un lento massaggio, concentrandosi su quella zona, evitando la suzione che normalmente saprebbe gradita. La salivazione gli si fa abbondante, unendosi agli umori abbondanti della vagina della donna nello scolargli giú per il mento. {MC} ne raccoglie con le dita, usandone per lubrificare la stimolazione dei capezzoli di {duxdota}, i cui movimenti si fanno piú accesi.
Una mano di {MC} torna al sesso di lei, carezzandone l'ingresso, e poi scivola piú giú, trovandole l'ano lubrificato dall'abbondanza di umori, persino già schiuso nell'impeto della passione. Il suo mignolo si fa strada attraverso quello stretto anello, senza trovare resistenza. Il professore lo ritira, per riprovare con il solo anulare, poi con il solo medio, ed ogni nuovo tentativo è accolto da una vocalizzazione sempre piú entusiasta.
Infine, {MC} prova con il pollice, premendo con calma, massaggiando l'anello di muscoli che sente sempre piú cedevole, e quando il dito infine trova la strada ed affonda nel corpo della donna, l'uomo la sente venire, con uno spasmo nervoso, improvviso, l'anello di muscoli che si serra improvvisamente attorno al pollice, un fiotto a sorpresa che gli schizza in bocca, e le mani e le gambe di lei che gli stringono la testa.
Rimangono immobili, lei persa nel proprio orgasmo, lui per non rompere l'incantesimo muovendosi, con l'ano ancora pulsante di lei a trattenergli il pollice. I secondi passano lenti, le pulsazioni dell'orgasmo di lei sempre meno intense, finché {MC} non si sente libero di liberarle l'ano.
Quando prova a drizzarsi a sedere, {duxdota} lo afferra e lo tira a sé, rotolando, costringendolo al proprio fianco, avvolgendosi alla gamba, al busto di lui, baciandolo con passione, leccandogli via umori e saliva dal viso. E sentendo la rinnovata erezione di lui, la prende ancora in sé, mentre un brivido che le è sempre piú familiare le attraversa il corpo.
«Per essere vecchio te la stai cavando niente male.» lo punzecchia.
«Ho solo sei anni piú di te!» risponde lui, fintamente offeso; e poi, piú sereno, le confessa «E tu sei …» proprio mentre lei insiste «E non ti …»
Si fermano entrambi, ridono. E poi lui subito: «Prima tu.»
«Non ti ha fatto schifo leccarmi dopo essermi venuto dentro?»
«Perché avrebbe dovuto farmi schifo? È il mio seme ed è la tua fica. Peraltro mi dispiace deluderti, ma non credo abbia fatto neanche in tempo a colar via.»
Lei fa il broncio, come se la cosa la deludesse. Lo spinge sulle spalle, e sollevatasi per cavalcarlo, si sposta in avanti. {MC} capisce al volo dove vuole arrivare, e scivola verso i piedi del letto, permettendole di accovacciarsi comodamente sulla sua faccia. Non deve aspettare molto perché il seme che le ha depositato dentro qualche minuto prima trovi finalmente la strada, e gli sgoccioli sulla lingua. I loro sguardi rimangono fissi l'uno nell'altro finché lui non decide di darle una ripulita finale, e la sua lingua raggiunge il clitoride, contatto a cui {duxdota} reagisce buttando indietro la testa con un ululato e staccandosi da lui.
«Non. Ora!» esclama, per poi tornare a sdraiarsi su di lui, catturando nuovamente la sua erezione nella propria vagina, e baciandolo con passione, sentendo ora le inequivocabili tracce di sperma che ancora gli sono rimaste sul viso e sulle labbra.
«Non riesco a credere che tu l'abbia fatto davvero.» mormora, baciandolo ancora.
«Ti svelo un segreto,» le bisbiglia lui all'orecchio, tenendola stretta «quando sono eccitato mi capita spesso di chiedermi che sapore abbia. Ed ora lo so.»
«Quando sei eccitato?» chiese conferma lei, incredula.
«A te non capita di avere cosa che gradisci solo quando sei su di giri?»
Lei non prende la domanda sul serio, cominciando ad essere distratta dal lento amplesso con cui accompagnano questo scambio di parole. Chiude gli occhi, a godersi meglio lo strofinio dentro e fuori dal suo sesso ipersensibile, le mani di lui che le scorrono sulla schiena, sui fianchi, sulle natiche, tra le natiche.
«Sei la donna piú erotica che io abbia mai incontrato.» trova finalmente il momento di dirle il professore. La donna cerca di nascondere il viso contro il petto del compagno, a nascondere il proprio imbarazzo. Poi qualcosa scatta in lei, ed avvicinando le labbra all'orecchio di {MC}, bisbiglia:
«Anche io ti svelo un segreto,» e la voce crolla, diventa un filo, un soffio appena udibile «Voglio succhiare il tuo sperma dalla fica di un'altra.»
{MC} non è nemmeno sicuro di aver sentito bene, ma il suo corpo reagisce senza pudore. Entrambi si accorgono che la sua erezione ha acquisito turgore, e lei si solleva a guardarlo negli occhi, rossa in volto per l'eccitazione e l'imbarazzo, ma pronta a confermargli che ha sentito bene. Lui le afferra i fianchi, guidandole il bacino incontro al suo, che solleva con spinte sempre piú frequenti, cercando l'acme.
«Leccami … i capezzoli.» la invita infine, e lei subito si china, senza perplessità, senza domande, prendendogli un capezzolo tra le labbra, succhiandolo, leccandolo, e subito passando all'altro, mentre con la mano continua a stuzzicare il precedente, ed è presto premiata dalle ormai familiari pulsazioni con cui il cazzo di lui le irriga la vagina. «Ba…basta.» la ferma lui, ed entrambi crollano giú, spenti.
Neofascismo: denuncia
Una vita comune
A svegliarli, qualche ora dopo, fu la fame, quando i loro corpi decisero di protestare il mancato nutrimento dalla sera prima. Quando {duxdota} riemerse alla coscienza, la sua prima preoccupazione fu di non sentire piú il corpo caldo del compagno contro il proprio. Aprendo gli occhi, questa fu subito rimpiazzata dal sole già basso sopra i palazzi. Si sollevò a sedere di colpo.
«È tardi.» esclamò, come se fosse necessario specificare questo, piuttosto che l'implicito potenziale ritorno del padrone di casa.
{MC}, ancora sdraiato al suo fianco, ora supino, già sveglio da qualche minuto, non rispose, ma la imitò nello scendere dal letto. Mentre lei cercava nuovi vestiti nell'armadio, lui recuperò i proprî dal pavimento.
«Aspetta, ti procuro qualcosa.» cercò di fermarlo lei.
«Credimi, è meglio cosí.» insisté lui.
{duxdota} abbassò il capo. Certo.
Furono presto pronti, e prima di uscire dalla stanza, a lei cadde l'occhio sulla pila di lenzuola all'angolo.
«Aspetta qui» fece al compagno. Aprí la porta con nonchalance, ma guardandosi attorno con attenzione, ascoltando i rumori della casa. Forse avrebbero potuto farla franca. Tornò dentro rapidamente, raccogliendo i proprî vestiti sporchi e le lenzuola, e si precipitò verso la lavanderia. {MC} la seguì dapprima con passo tranquillo, una presenza casuale, indifferente, ma presto deviò, avviandosi invece verso l'ingresso. Quando {duxdota} lo raggiunse, affannata, era già sulla soglia.
«Ti porto a casa.»
{MC} sbuffò una mezza risata, annuendo.
«Prima dobbiamo passare a fare la denuncia.» ed allo sguardo perplesso di lei «Per la mia macchina.»
«Oh,» {duxdota} abbassò gli occhi «certo.»
Ogni tanto tra loro si infilavano questi frammenti di realtà, a ricordarle che appartenevano a due pianeti diversi. Se fosse successa una cosa del genere a lei, con una mezza parola a suo padre sarebbe venuto il capo della polizia in persona a prendere la denuncia. E stavolta invece avrebbe visto un ufficio di polizia da dentro, avrebbe fatto le cose “come una persona qualunque”.
Dovette essere lui a darle le indicazioni, visto che lei non aveva nemmeno idea di dove si trovasse la questura. Poi vi fu una lunga attesa, finché uno degli ufficiali, passando, non la riconobbe, e fece loro saltare la fila. Tanto la ragazza quanto l'ufficiale che presenziò alla deposizione rimasero sorpresi dalla dovizia di particolari che {MC} poté fornire sull'automobile, il luogo, gli orari.
«E non siete assicurati?» indagò l'ufficiale.
«Il veicolo aveva l'RCA, come ho già detto, ma l'assicurazione non copre anche furto e incendio.» {MC} solleva lo sguardo dal segretario che sta compilando all'ufficiale «Peraltro non so se in un caso come questo avrebbe fatto differenza.»
L'ufficiale annuì, poco convinto.
«E non avete un'idea nemmeno vaga di chi possa essere responsabile?»
Lo sguardo di {MC} incontrò quello di {duxdota}, prima di tornare a rivolgersi all'ufficiale. Il professore scosse il capo.
«Non saprei, sinceramente.»
«Non avete nemici?»
{MC} soffocò una mezza risata.
«Evidentemente sí.»
«E non avete incontrato nessuno?»
Il giovane alzò lo sguardo, come se stesse cercando di ricordare meglio.
«Mentre eravamo nel bosco,» raccontò infine «abbiamo sentito delle voci, un'altra comitiva. Saranno state le … nove? Nove e mezzo? Non saprei dire esattamente. Avevamo da poco finito di mangiare { “scopare”, pensò {duxdota}, abbassando lo sguardo } e sinceramente non c'ho prestato troppa attenzione. Non immaginavo potesse essere rilevante. C'è … un casolare abbandonato in quella zona, almeno credo che sia abbandonato, forse lo usano ancora i pastori. Le voci venivano da quella direzione.»
{MC} riprese il cellulare in mano, cercando sulla mappa la zona, come già fatto quando aveva segnalato dove avevano abbandonato la carcassa dell'automobile.
«Ecco vede, come dicevo noi eravamo qui, dove c'è una bellissima vista —non sulla strada, purtroppo. E questo è il casolare. Ci si passa vicino andando se si fa il sentiero da questa parte.»
«Ma non avete idea di chi fossero.» insistette l'ufficiale.
{MC} scrollò le spalle.
«Ah, ma che posso dire. Non so nemmeno se siano stati loro, chiunque fossero, o semplicemente dei teppisti passati di là.»
«In montagna.»
{MC} fece spallucce.
«E Lei, signorina?» l'ufficiale si rivolse per la prima volta direttamente a {duxdota}, che si sentì prendere dal panico.
«Io? Io mi sono preso un colpo.» fu l'unica cosa che riuscì a dire. Ci volle qualche secondo perché la giovane si accorgesse che la domanda non era inquisitiva, e che, per quanto di dubbia genuinità, la domanda era rivolta piuttosto a conoscere il suo stato di salute mentale. «Quando ho visto quella macchina in fiamme …»
«Mi scusi,» la interruppe l'ufficiale «dottor {MC}, posso chiederLe di aspettare fuori?»
«Certo, certo, mi scusi.»
{MC} uscí dalla stanza, lasciando appena un sorriso ed un gesto di salute a {duxdota}. Non gli era difficile immaginare il motivo della richiesta, né che sarebbe stato richiamato dentro da lí a qualche minuto, se non altro per firmare il verbale.
{duxdota} guardò il compagno allontanarsi non senza una certa preoccupazione, ma quando l'ufficiale le si sedette di fronte, dall'altra parte della scrivania, per tranquillizzarla sul fatto che adesso poteva parlare liberamente, le venne da ridere, con la tensione che l'abbandonava.
«La ringrazio moltissimo,» chiarì, scuotendo la testa «ma davvero non ho nulla da aggiungere al racconto del professore. Sa,» si guardò le dita «è … è davvero una … una persona eccezionale,» sollevò di nuovo lo sguardo verso l'ufficiale «non so se mi spiego.» l'ufficiale annuí «Anche il modo in cui … come ha gestito questo … tutto questo … ero seria prima, quando ho visto la sua macchina in fiamme, mi sono terrorizzata. E lui era chiaramente stravolto,» inventò «ma nonostante tutto,» e qui tornò alla realtà «ha mantenuto la testa sulle spalle, e fatto tutto quello che poteva; siamo dovuti scendere in paese, perché il cellulare lí non prendeva, a piedi, capisce, solo per poter avvisare i vigili del fuoco, che era la sua priorità, per timore che l'incendio si propagasse al bosco, e poi ha promesso loro che saremmo venuti qui a sporgere denuncia, ma prima si è premurato che mio padre sapesse. Si sentiva responsabile, sapete? E poi,» qui {duxdota} abbassò la voce, si chinò in avanti «lui non l'ha detto, perché non vuole che io mi senta in colpa, ma c'è il sospetto» si guardò intorno con circospezione «che non mirassero a lui, capisce?»
L'ufficiale, che fino ad un attimo prima si stava rilassando al pensiero che la figlia del Duce non fosse coinvolta, divenne improvvisamente rigido e serio. Il suo sguardo severo incontrò quello sottomesso con cui {duxdota}, praticamente sdraiata sulla scrivania, lo guardava da sotto in sú. Distogliendo lo sguardo, l'ufficiale si carezzò il mento.
«No.» disse infine.
{duxdota} sospirò.
«È quello che sostiene anche lui,» confermò poi «ma io …» si guardò di nuovo intorno «Lei capisce, mio padre ha molti nemici. E per quanto» abbassò lo sguardo «non vi sia stato nessun annuncio ufficiale, che il professore mi stia corteggiando non è esattamente un mistero.»
L'ufficiale la guardò, indeciso.
«Nessuno oserebbe colpire cosí vicino a …»
«A meno di non sperare di poter contare su un certo livello di … impunità, non crede?»
L'ufficiale rimase pensoso. Adesso, lo sguardo che i due si erano scambiati quando lui aveva chiesto di eventuali sospetti prendeva una nuova, preoccupante luce. Quella che sperava fosse un semplice incidente che aveva coinvolto una persona importante rischiava di diventare ora qualcosa di molto piú grosso, qualcosa in cui avrebbe sinceramente preferito non finire. Rifletté a lungo su come gestire la faccenda, ed alla fine concordò con il segretario di omettere le ultime dichiarazioni di {duxdota}, ma di stilare un rapporto a parte da segnalare a certi suoi contatti che avrebbero saputo meglio come gestire la questione.
Quando {MC} fu richiamato a firmare la relazione da allegare alla denuncia, non vide traccia di quanto discusso dalla sua compagna, e fu solo quando salirono in macchina che ella gli rivelò come aveva deciso di buttare l'esca.
Lui sorrise, forse piú un sogghigno, e commentò:
«Speriamo bene. {pausa} Il rischio che qualcuno là dentro sia compromesso …»
«Non importa. Non esiste traccia.»
«Nel bene e nel male.»
«Fear. Uncertainty. Doubt. È uno strumento che possiamo ritorcere contro di loro. Chi sa? Chi non sa? Chi è fedele a chi?»
{MC} le buttò un'occhiata. Diabolica.
«E piú semi gettiamo,» insistette ancora lei «piú difficile sarà risalire a noi come fonte.»
«Finché l'unica cosa di cui si parla è della mia macchina, non è che possano esserci molte altre possibilità.»
«Be', speriamo che non ce ne siano altre, allora.»
{MC} le buttò un'altra occhiata.
«E comunque,» lo corresse lei «non è vero.»
«Come no.»
«Proprio perché della nostra testimonianza contro {genson} non c'è traccia. Si sa chi ha denunciato l'evento, ma non chi ha espresso quei sospetti. Potremmo essere stati noi, ma non è detto: dopo tutto non c'era nessuno in quel casolare.» La voce di {duxdota} assunse in chiusura quel tono tipico di chi racconta le storielle del terrore. Venne da ridere a entrambi.
«La prossima a destra. Siamo arrivati. Grazie per il passaggio.» indicò {MC} improvvisamente. Ma la giovane non diede retta all'indicazione. Proseguì invece per la strada, fino a trovare un posto libero, e parcheggiò.
«Tesoro,» gli fece con tono canzonatorio, scendendo dalla macchina «non credere di poteri liberare cosí facilmente di me.»
{MC} non sollevò obiezioni, ma non manifestò entusiasmo. Guidò la compagna fino a casa, un piccolo appartamento al penultimo piano, poco piú di un monolocale, essenziale, non soffocante ma nemmeno spazioso.
A {duxdota} serve qualche minuto per accettare che l'abitazione sia tutta lí. Un «Oh» di disappunto le sfugge di bocca quando si rende conto che l'unica vera attrattiva era la grande finestra con vista sul parco.
«Eh già,» commenta il professore, a cui la reazione non è sfuggita «tutto qui.»
«Scusa, non volevo …» la giovane è ancora affacciata alla finestra, a guardare le lunghe ombre del tramonto tagliare il parco, amplificandone la malinconia. {MC} la raggiunge, le cinge la vita. {duxdota} china il capo. «Mi sento una merda.»
Sospira.
«Ogni volta. Ogni volta che penso di aver … capito, di aver … di sapere finalmente come … di di di di … di avere almeno visto oltre il mio … il mio privilegio, vado a sbattere da qualche parte. Anche oggi pomeriggio» si volta per fronteggiare il suo compagno «anche oggi, dalla polizia. Se non mi avessero riconosciuta, quanto ci sarebbe voluto ancora? Come ci avrebbero trattati?»
Lo scosta con un braccio, fa un passo verso il centro della stanza.
«E qui.»
Si volta di nuovo per guardarlo.
«Perché qui? Sei un professore universitario, dovresti poter …»
Si sente chiudere la gola.
«Dimmi che è una scelta.»
La risposta di lui è contorta, come lei ormai stava imparando ad aspettarsi:
«Non mi mancano i soldi, {duxdota}. Ma perché spenderli in qualcosa che non mi posso godere? Questa casa è mia, il mantenimento costa poco, ho tutti gli spazi che mi servono. Cosa me ne farei di un appartamento piú grande? Preferisco spendere i soldi altrove.»
«Tipo in una macchina nuova.»
Lui ride, amaramente.
«Scusa, sono una stronza.» lo ferma lei. Gli muove incontro, lo abbraccia. «Scusami, davvero, è colpa mia.»
{MC} sospira, la abbraccia.
«Non è colpa tua. Sciocchezze. Mi avevano preso di mira per me stesso, non per te. E non è stato nemmeno quello, è stato semplicemente un “attacco di opportunità”.»
«Che non si sarebbe verificato se non …»
«Se non ti avessi invitata a salire in montagna.»
{duxdota} sbuffa, spazientita. Vorrebbe dire che sanno entrambi benissimo che non è cosí, non è cosí semplice, almeno, ma non riesce a trovare le parole che vorrebbe dire.
«Semmai,» insiste lui «sei tu che sei finita a tiro perché hai accettato la mia corte.»
«Non sei certo il mio primo ragazzo.»
«No, ma sono il primo che non è un illustre sconosciuto.»
Lei solleva lo sguardo ad incrociare il suo, a chiedere delucidazioni.
«No,» {MC} fa un gesto con la mano sinistra come a cancellare una lavagna «non sto dicendo che sono una persona famosa. Ma sono una persona “nota” alle “persone che contano”. Tuo padre. Il Segretario. Il Generale. Tutta quella bella tavolata dove ci siamo conosciuti la prima volta, in verità. O alla festa della contessa. O …»
«Sh.» lei lo silenzia con un dito «Ho capito, ho capito.» Sospira «Basta. Sono stanca. Ho fame. Ho … sono ancora arrabbiata, con me, con loro, con tutti.»
«Stanca?»
«Secondo te davvero è bastato quanto abbiamo dormito, dopo la notte che abbiamo passato?» risponde lei, nervosamente.
«O la mattina.» butta lui lí, come battuta.
Eppure, quelle tre parole bastano ad illuminarle il volto.
Neofascismo: dopo la scoperta
{MC} e {duxdota} senza piú filtri
Quando finalmente il Duce fu soddisfatto, accompagnò alla porta {MC} e {duxdota}, e comandò ad un inserviente di accompagnarli a casa, prima di chiedere ai suoi precedenti ospiti di rientrare, scusandosi per l'interruzione, pur rimarcando l'importanza delle notizie che gli erano appena state comunicate.
L'inserviente ferma la macchina davanti alla casa del Duce, per lasciarvi {duxdota} prima di accompagnare {MC}, ma scendendo dalla macchina la figlia del Duce si trascina dietro il compagno.
Entrambi ancora sconvolti dalla notte, esausti ma carichi di adrenalina, attraversano in silenzio la casa fino alla camera di lei. Appena sono dentro, {duxdota} si volta a chiudere la porta a chiave, e comincia a spogliarsi, senza piú la minima traccia di pudore.
«Devo farmi una doccia.» dice, e sembra parlare piú con sé stessa che con {MC}.
Completamente nuda, si stiracchia, sbadiglia, e spalanca la porta del bagno, gettando un'occhiata indecifrabile al compagno prima di attraversarla.
{MC} rimane titubante dov'è, guardando la porta lasciata aperta come ad invitarlo. Pur con il desiderio di farsi una doccia, pur con l'attrazione del copro della donna, schiacciato dalla tensione degli ultimi eventi e dalla stanchezza fisica, quando il giovane decide infine di imitarla, lo fa senza l'entusiasmo che avrebbe dimostrato in altre occasioni.
Piú che dall'aver scoperto che {duxdota} abbia un bagno in camera {MC} rimane sorpreso dalle sue lussuose dimensioni. La doccia occupa l'intera parete di fondo, ed era abbastanza larga da poter accogliere comodamente due persone.
{duxdota}, pur con la testa sommersa sotto il getto dell'acqua a sciacquarsi i capelli, lo sente entrare.
«Ti sei convinto alla fine?»
{MC} la raggiunge sotto l'acqua, aiutandola a farsi lo shampoo. Mentre le massaggia la testa, sente un fiotto caldo bagnargli la gamba, con una intensità e precisione che ne dimostrano chiaramente l'origine, subito confermata quando, sporgendosi di lato, {MC} vede {duxdota} che, aiutandosi con due dita, gli sta orinando addosso.
Alla sorpresa per l'intenzionalità del gesto segue per {MC} un'epifania: che la cosa non solo non gli dà fastidio o provoca disgusto, ma che anzi solletica in lui una reazione chiaramente erotica.
Quando finisce, {duxdota} solleva lo sguardo, incontrando il suo e fissandolo senza dire parola. Con nonchalance, {MC} prende il flessibile della doccia e comincia a sciacquarle i capelli, reggendo lo sguardo di sfida della compagna, e convincendosi infine a ricambiare il suo scherzetto.
Quando {duxdota} sente il getto caldo raggiungerle il ventre, il viso le si illumina in un sorriso. Chiude gli occhi, e lasciando che {MC} continui ad occuparsi dei suoi capelli, afferra il pene tumescente del compagno, giocandovi per dirigere il getto a tracciare un disegno astratto sul suo corpo. All'esaurirsi della minzione del giovane, gli si spinge addosso, facendolo barcollare all'indietro fino a costringerlo contro il muro, aggrappata al collo di lui per poterlo baciare con passione. Sentendo l'erezione del compagno vincere la stanchezza e guadagnare vigore, {duxdota} non esita ad afferrarla e guidarla dentro di sé, nonostante le proteste verbali di {MC}.
«Zitto e scopami.» sono le uniche parole che si concede {duxdota}, pur continuando a guidare lei l'amplesso, con un entusiasmo che la porta velocemente ad un orgasmo in cui sembrarono esaurirsi tutte le sue energie. {MC} ha cosí il tempo di riguadagnare il controllo, e pur malvolentieri, pur senza riuscire a districarsi da lei, pur contro le rimostranze della ragazza, a far scivolare fuori la propria erezione.
Non senza difficoltà, il professore riusce a sciacquar via dai loro copri le ultime tracce di sapone e dei giochi d'acqua di un momento prima, ed a barcollare fuori dalla doccia per una sommaria asciugata con il lungo telo di spugna appeso fuori, telo che decide di portare con sé quando {duxdota}, saltandogli nuovamente addosso, aggrappata a lui con braccia e gambe, fa capire che non si sarebbe staccata da lui se non a forza.
Sempre con passo incerto, cercando di limitare gli urti contro stipiti e mobilia, {MC} porta cosí {duxdota} fino a letto, riuscendo a stendervi il letto sopra prima che lei lo trascini giú con il proprio peso, riguadagnando con sospetta maestria che l'erezione di lui arrivi di nuovo a penetrarla. Quando il compagno cerca nuovamente di uscire, le gambe di {duxdota} si serrano ancora piú solidamente dietro i suoi fianchi.
«Vienimi dentro,» lo invita senza esitazione la giovane «fammi sentire la tua sborra bagnarmi la fica.»
«Non …» prova a contestare lui, forzandosi a rimanere immobile nonostante lo stimolante pulsare del sesso di lei attorno alla sua erezione.
«Sei l'unico maschio con cui scopo da due anni e stanno per venirmi, non ti prenderai niente e non resterò incinta. Sto solo aspettando il ciclo per cominciare a prendere la pillola. Ora smettila di usare la testa ed usa quel cazzo di cazzo.»
Forse per la frustrazione, {duxdota} ha ritrovato abbastanza energie da provare a sollevarsi, proprio mentre {MC} decide di accettare il rischio, ed affondare completamente in lei, facendola sobbalzare, per poi approfittare della perdita di presa delle gambe di lei per tornare quasi ad uscire.
Lei gli afferra le braccia, e guardandolo fisso negli occhi lo comincia ad incoraggiare. «Scopami» ripete ogni volta che lui torna ad affondare in lei «Scopami. Scopami. Scopami. Cazzo che be-e-llo.» {MC} la copre, intrufolando le braccia dietro la sua schiena, afferrandole le natiche per spingerle ancor piú il bacino contro il proprio corpo.
«Hai una fica meravigliosa,» le mormora ad un orecchio «è bellissimo scoparti cosí. Non … non penso che durerò molto.»
«Vieni, amore mio, vieni,» {duxdota} gli afferra le natiche a sua volta, tirandolo a sé, cercando di guidarlo per il proprio ed il suo piacere «fammi sentire quanto ti piace la …» {duxdota} non ha il tempo di finire, sente il pulsare ormai familiare del cazzo del compagno, stavolta accompagnato dai caldi fiotti che la sua fica accoglie con entusiasmo, suscitandole un brivido, quasi un orgasmo riflesso.
{MC} districa le braccia da sotto il corpo della compagna per potersi puntellare meglio, senza pesarle addosso mentre, ansimando, fermo a recuperare il fiato, si gode gli strascichi dell'orgasmo, l'umido calore accogliente della fica di {duxdota} che gli avvolge l'erezione detumescente.
La donna gli carezza le braccia, poi interrompe il languore postcoitale del compagno scivolando via da sotto di lui per sistemarsi meglio sul letto. {MC}, lamentandosi con un gemito quando il suo pene ormai flaccido sfugge all'accogliente vagina della compagna, le si sdraia accanto, mormorandole:
«Stavo bene dentro di te.»
{duxdota} gli dà un buffetto, ma non esita a premere il proprio corpo contro il suo, pube contro anca, una gamba poggiata languida attraverso la vita del compagno, la testa adagiata contro la sua spalla, in un abbraccio che {MC} completa poggiandole una mano sulla natica esposta.
«Ed un minuto fa nemmeno volevi entrare.»
Il giovane la guarda di sottecchi (non potendo peraltro fare altrimenti), e sospira.
«Poi mi spiegherai cosa ti ha preso.»
{duxdota} ridacchia, per tornare subito seria.
«Ti dirò una cosa. Ma promettimi di non interrompermi finché non avrò finito.»
{MC} le palpa la natica, in un gesto non convenzionale d'assenso. Chiude gli occhi, stendendovi sopra il braccio libero, e si prepara ad ascoltare. Con la mano libera, {duxdota} comincia a tracciare ghirigori sul petto di lui, cercando il modo migliore per dire quello che voleva dire.
«Quando l'abbiamo fatto la prima volta … {sospiro} sinceramente non mi è piaciuto. {solleva gli occhi per cercare di incontrare quelli di lui, che rimangono nascosti sotto il suo braccio; torna a guardare avanti} È stato tutto cosí … goffo, impacciato, scoordinato che … sinceramente, se non … se non avessi avuto almeno l'attenzione di assicurarti che anche io godessi …»
Si ferma.
«Un po' mi son detta che era colpa mia, perché … lo sai che il motivo per cui ho accettato di frequentarti è stato sostanzialmente per far contento mio padre, vero? Quei discorsi che facevi col Generale gli avranno pure fatto girare le palle, ma io ti avrei preso a schiaffi. E forse qualcosa di quel primo incontro mi è rimasto anche dopo, anche quando ho capito la tua strategia, come una vocina rimasta a dirmi “che ci stai a fare con questo stronzo manipolatore”. {sospiro} Quando ho capito che avevamo imboccato la strada per … che saremmo arrivati anche la “fisico” quella stessa vocina ha cominciato a dirmi “sarà un disastro”. Che sinceramente non è partire con il piede migliore per far funzionare le cose.»
«Era anche la prima volta.» interviene {MC}, pur violando la promessa di tacere. «Per me.»
{duxdota} solleva la testa di botto.
«Sei serio?»
{MC} scosta il braccio dagli occhi per incrociare il suo sguardo.
«Perché dovrei mentire su una cosa del genere.»
«Hai trent'anni.»
«Trentuno, quasi.»
«Come cazzo … no, non me lo dire.»
«Aspettavo di incontrare la persona giusta.»
«Ho detto non me lo dire.»
{MC} torna a coprirsi gli occhi con il braccio, {duxdota} si sdraia su di lui, poggiando la testa sul suo petto.
«Questo spiega tante cose …» ricomincia, per poi subito tacere, come a cercare di riprendere il filo.
«Mi sono detta: se va male lo pianto, e fanculo mio padre. E sinceramente sono stato sul punto di. Ci sono due cose che mi hanno trattenuto. La prima è che ti fossi preparato come si deve. Preservativi. Teli e coperte per stare comodi anche se eravamo fuori. {ridacchia, rileggendo ora tutto ciò che è successo allora sotto una nuova luce} Cribbio. Ora mi sento una merda io per aver pensato che fossi un incapace. Premuroso, ma incapace. {si calma, sospira} E la seconda te l'ho già detta. Se non mi avessi fatto godere non ti avrei dato una seconda possibilità.»
Poi avvicina la bocca al suo orecchio, e bisbiglia:
«Ma dimmi la verità, quante ragazze avevi leccato prima?»
È {MC} a sospirare ora.
«Era. La prima. Volta.»
{duxdota} si raddrizza a sedere, a cavalcioni sul corpo di lui, che di nuovo scosta il braccio per poterla guardare negli occhi.
«Non mi credi.» insiste lui.
La giovane deglutisce.
«Tu … non sei il mio primo.»
«Immaginavo.»
«I ragazzi che ho avuto finora … ero sempre io a dover ricordare loro il preservativo. Ed erano piú interessati a farsi succhiare il cazzo che a leccarmi la fica, anche solo per ricambiare. {si avvicina} Persino tra i “rivoluzionari” che fanno tanto incazzare mio padre ed i suoi amici. {si abbassa di colpo, fermandosi solo quando i loro nasi quasi si sfiorano} Tu non mi hai nemmeno mai chiesto di fartelo, un pompino.»
{MC} cerca di allontanare il viso sprofondando un po' piú nel cuscino, ma non commenta e non risponde. {duxdota} insiste, puntellando i gomiti per reggersi la testa senza allontanarsi.
«Ti piace leccarmi la fica?»
«Molto.»
«E come facevi a saperlo?»
«Non lo sapevo.»
«Perché l'hai fatto allora?»
«Perché pensavo ti sarebbe piaciuto.»
«E come facevi a sapere cosa fare?»
«Non …»
«Attento a quello che dici.»
{MC} distoglie lo sguardo.
«Ho studiato.»
«Hai studiato?»
«Be', sí, certo, come altro avrei potuto?»
«Vendono i manuali su come fare sesso orale ora?»
«Non so, ma in Rete si trova tutto quello che vuoi, se sai cercarlo.»
«In Rete.»
«Perché la cosa ti sembra tanto …»
«In Rete.»
{MC} sospira.
{duxdota} lo guarda ancora perplessa.
«Era questo che volevi dirmi?»
«No.» è {duxdota} ora a distogliere le sguardo. Scivola indietro, per tornare a sdraiarsi su di lui. «Ho perso il filo.»
«Mi stavi dicendo che la prima volta non è stata un gran che.»
La giovane allunga una mano a coprirgli la bocca.
«Zitto, per favore.»
Passano lunghi secondi mentre {duxdota} riprende le fila mentali del discorso che si era preparata a fare.
«Le volte successive» riprende infine «sono andate sempre meglio, e … e sí, anche io ero piú bendisposta, non … OK, la prima volta che l'abbiamo fatto, l'ho fatto per … senso del dovere, quasi … obbligata, come fosse una tappa necessaria per … per valutare la nostra compatibilità. Inevitabile, no? Anche se non … anche quando non hai mire a lungo termine con quella persona, c'è … insomma, fa parte del … del gioco. Dopo un po' che stai con qualcuno, se ci devi … se ci vuoi restare, ci vai a letto. Soprattutto se … {sospira} Sí, lo so cosa stai per dire, ma non pigliamoci in giro. {pausa} La verità è che stavo cercando una scusa per lasciarti. La cosa andava male, contavo sul fatto che andasse male, e potevo scaricarti dicendo che non eravamo compatibili, o qualcosa del genere. E sono stato ad un tanto cosí {toglie la mano dalla bocca, la chiude lasciando tese solo pollice ed indice, lasciando pochissimo spazio tra di loro} dal mollarti. Ma ti sei trovato lo spazio per una seconda possibilità. Davvero, mi sono detta “diamogliela un'altra possibilità”. {pausa} Ed ha funzionato meglio. E poi ancora. Mi sono detta “si può, almeno questo si può”. E oggi … stanotte, stanotte era andato tutto cosí bene che …»
Si ferma. Riaffiora lo spavento che si sono presi.
«Non sono abituata a pensare di dover essere protetta, sai? Io … non mi piace dirlo cosí, ma sono abituata a … a comandare. Sono abituata a decidere.»
MC si trattiene dal commentare “tranne per il sesso orale, a quanto dicevi”; un sorrisetto gli allarga le labbra, ma {duxdota} non lo vede, voltata com'è a fissare la finestra.
«Ho avuto paura, paura che ci scoprissero, che ci picchiassero, che mi potessero violentare. Non avevo mai nemmeno contemplato la possibilità, prima. Avevo sempre pensato: se qualcuno alzerà un dito contro di me, mi basterà dirlo a mio padre e lo farà appendere per le palle. Come se già solo la minaccia di questo potesse bastare come deterrente. Ed improvvisamente mi si è aperto un baratro sotto i piedi. Ho scoperto che il nome di mio padre non è un deterrente, e che anzi mi espone addirittura ad un rischio che magari non avrei corso altrimenti. Ho avuto paura per mio padre, circondato da serpi traditori. Ho sempre pensato che fossero viscidi profittatori, ma no, era pure peggio. Un burattino inconsapevole, un debole. Ed ho avuto paura per te.»
{duxdota} solleva lo sguardo. {MC} è talmente silenzioso che le sembra che possa essersi addormentato.
«Dormi?»
{MC} scuote il capo.
«Stanotte … stanotte ti ho sentito come una roccia.»
«Ero terrorizzato anch'io.»
«Non importa. Non m'importa. Mi hai protetta. Mi hai salvato la vita. E quando siamo arrivati alla tua macchina, distrutta, e non hai … non hai fatto una piega. Ed io mi sono chiesto chi fossi tu, come potessi essere cosí … imperturbabile davanti ad una cosa del genere, cosí … pronto. Ed ho pensato: questa, questa è la persona con cui voglio stare. Una persona che davanti … davanti al pericolo riesce a … riesce a mantenere la calma, sa … sa gestire la situazione, sa cosa fare, e lo fa. Ed ho pregato che … che potessi davvero essere …»
Si ferma. Solleva lo sguardo. Anche lui la sta guardando.
«Quando ho visto la tua macchina in fiamme» continua lei «la mia paura si è trasformata in rabbia. Tutto lo spavento di prima è montato in una furia che … seriamente, ho pensato che se mi fossero capitati a portata di mano li avrei uccisi. Mi sono vista gridare al cielo come un'esaltata, circondata da cadaveri, grondante sangue dalle mani con cui avevo sbudellato quegli infami, illuminata dalle fiamme a cui avevo dato le loro case … { torna a poggiare la testa sul suo petto, lo sguardo alla finestra } E tu, una roccia impassibile. E la vocina dentro di me a dire “una mente fredda, calcolatrice”. Ma anche … { pausa ; torna a sollevare la testa, ad avvicinarla a quella di lui } lo sai perché ti ho pisciato addosso?»
{MC} è interdetto. Non capisce se la domanda è retorica.
«Perché … ti … piace?» è la sua risposta, esitante, dubbiosa.
{duxdota} non manifesta subito una reazione alla risposta. Continua a fissarlo.
«Lo sai quando l'ho scoperto?» chiede ancora.
{MC} solleva le spalle.
«L'ho scoperto a 15 anni. O meglio, a 15 anni è quando ho scoperto che il motivo per cui mi piaceva pisciare, e pisciare liberamente, non era solo il senso di liberazione, ma che c'era qualcosa di erotico nel gesto. È quando ho cominciato a giocarci, a giocare col getto, a tenerla fino allo stremo, a farmela addosso apposta.»
{MC} non dice nulla, ma non può negare l'effetto che il racconto della compagna sta avendo su di lui. Lei si avvicina ancora, gli bisbiglia all'orecchio:
«A 16 anni mi pisciavo sulle mani, e poi mi toccavo le tette, mi masturbavo i capezzoli, { si solleva, spinge il proprio seno contro il suo viso, i capezzoli turgidi per l'eccitazione } riuscivo a venire anche solo con questo, torturandomi i capezzoli con le dita bagnate di pipí { torna a scivolare giú } e mentre venivo pisciavo ancora, e godevo il doppio. E dovevo farlo in segreto. Lo sai perché?»
«Perché non ci si masturba in pubblico?» chiese {MC} esitante.
«Scemo.» {duxdota} strofina il proprio naso contro il suo «Quando ho scoperto quanto mi piaceva, ne ho parlato con il mio ragazzo di allora, il mio primo ragazzo.»
La giovane si allontana per guardarlo negli occhi, ed {MC} spera solo che non si accorga della sua erezione, pericolosamente vicina a sfiorarle le natiche.
«Era dis gus tato. {si volta verso la finestra} Non gliene voglio oggi. Lo capisco anche. Ci sono … parafilie che disgustano anche me. {torna a guardare lui} Ma all'epoca pensavo che fosse … che fosse comune, che fosse normale. Come poteva non … non piacergli una cosa del genere? {crolla giú di nuovo, corpo contro corpo con lui} E mi ha mollata. {si risolleva di colpo, sentendo finalmente l'erezione di lui sfiorarla; si volta indietro} Non come te.»
Torna a guardarlo negli occhi, e con lo sguardo fisso nel suo scivola indietro, prendendolo in sé, con appena un sospiro all'ingresso.
«Questo» commenta «sei tu invece. Sei il primo uomo a cui la cosa non fa schifo. E peggio ancora, sei il primo che trovo a cui la cosa piace. Per me …»
Si ferma, sollevandosi fino a rimanere seduta a cavalcioni sul pube di lui; ridacchia, e la cosa si ripercuote per tutto il suo corpo, fino alla fica con cui stringe ora l'erezione di {MC}. C'è qualcosa quasi di ieratico nel suo atteggiamento, nella sua postura, nella sicurezza con cui controlla il proprio corpo.
«Era il mio strumento di difesa, di distacco. Quando mi stancavo di un ragazzo, lo coinvolgevo, senza nemmeno avvisarlo. {si china in avanti} Ne scatenavo la rabbia cosí, sai? A smorzacandela, con il controllo totale, e mi lasciavo andare, cosí.»
Il fiotto, intenso ma breve, non coglie minimamente {MC} di sorpresa. Le poggia le mani sulle cosce.
«Sporcherai le coperte.» mormora. {duxdota} ride, gioiosa. Si lancia in avanti, gli morde in naso.
«Chi se ne fotte delle coperte. Sei qui, sei con me, e ce l'hai ancora piú duro di prima.»
«Sei la donna piú sexy che io abbia mai conosciuto.» risponde lui.
Lei volta il capo di scatto, come a nascondere l'imbarazzo. Torna a scivolare giú fino a sdraiarsi sul suo petto, impalandosi nuovamente a fondo sulla sua erezione. Muove il bacino, eccitata, eccitante. Poi si ferma, come a riprendere fiato.
«Non hai idea» ricomincia «di cosa significhi questo per me, poter essere … me, poter essere … libera quando sono con te, almeno nella nostra intimità, poterlo fare senza … senza preoccuparmi, senza dovermi … trattenere.»
{MC} la abbraccia, con una mano le copre a coppa la nuca, sopra i capelli, con l'altra le carezza la schiena, dal collo ai glutei e ritorno.
«Voglio che sia lo stesso con te» continua lei «voglio che tu ti senta libero con me, libero di essere te stesso.» ha gli occhi chiusi, {duxdota}, e sta pensando intensamente. “Fa' che non sia un mostro,” si dice “fa' che non sia un mostro”.
«Grazie.» mormora lui, ma non le dice nient'altro. Le tiene il bacino contro il proprio, mentre spinge da sotto, stimolando entrambi. Lei risponde, amplifica anche i proprî movimenti, solleva il busto, accelerando il ritmo. {MC} si trova di nuovo davanti il seno di lei, ballonzolante ora davanti ai suoi occhi. Raccoglie una mammella tra le mani, ne prende il capezzolo già turgido, lo succhia dolcemente, poi piú forte, lo mordicchia.
{duxdota} ora si muove piú lentamente, ansimando e gemendo, assaporando la nuova stimolazione che il compagno le offre passando da un capezzolo all'altro, torturando tra le dita quello lasciato libero dalla bocca, per poi tornando a scambiarne i ruoli, finché non è lei stessa ad allontanarsi di colpo.
«Ba.sta,» ansima «tro.ppo.»
{MC} la tira a sé, sorreggendola con una mano dietro la schiena mentre anche lui si solleva a sedere; {duxdota} capisce, solleva le gambe per liberale, le intreccia dietro di lui, e si ritrovano cosí, fronte contro fronte, nella posizione del loto. L'uomo le cinge le spalle con un braccio, le regge le natiche con l'altro, la guida lentamente avanti, indietro.
«Sei venuta?» le mormora all'orecchio.
«Non l'ho capito neanch'io, è stato … intensissimo, ma anche … stranissimo. { avvicina il proprio corpo al suo, prendendolo ancora piú a fondo } E mi piace ancora un sacco averti dentro, ti voglio sentire ancora piú dentro, ti voglio …»
«Sh,» la quieta lui «restiamo cosí, voglio fare l'amore con te. { le prende il capo tra le mani, per guardarla meglio negli occhi } Voglio godermi il tuo corpo, la tua compagnia, il nostro stare insieme cosí, l'uno dentro l'altra, senza la fretta di fare niente, di arrivare da nessuna parte, solo per il piacere di essere qui, l'uno per l'altra.»
{duxdota} chiude gli occhi, lo bacia, un po' per non sentire piú quelle sdolcinatezze che la stanno mettendo in imbarazzo, un po' travolta da quelle stesse sdolcinatezze, che non si è mai sentita dire, e che sente sincere come lo sono state prima le sue, di parole.
Continuano a muoversi con piccoli movimenti, come per non rompere quell'incanto, ed a poco a poco le spinte si fanno piú intense, piú frequenti, ed entrambi si ritrovano ad ansimare l'uno nell'orecchio dell'altra, amplificando reciprocamente la passione con cui ricercano il loro piacere, finché lei non perde l'equilibrio, si lascia cadere all'indietro, e lo tira a sé.
{MC} prova a stendere le gambe dietro, trovandovi il cuscino di lei. Lo afferra, e con gesti di nuovo incerti e goffi, ma aiutati dalla compagna, glielo infila sotto le natiche, per poi tornare ad affondare in lei, che prontamente solleva le gambe, divaricandole, per aiutarlo a raggiungere nuove profondità.
«Aspetta …» lo ferma un attimo. Si sistema meglio sotto di lui, quindi lo invita a ricominciare. «Piano, però, piano.» {MC} torna ad affondare in lei, con cautela, la sua erezione leggermente arcuata contro la parete superiore della vagina della compagna.
«Ca-a-zzo, è belli-ssimo cosí …» ed all'affondo successivo, con un angolo piú basso «no! Piano.»
{MC} si ferma. Ha sentito qualcosa anche lui, non sa bene cosa ha toccato, ma lo immagina.
«Ti ho fatto male?»
«A-aspetta … come prima andava … bene»
Il professore riprova, cercando di mantenersi il piú alto possibile.
«Vai,» lo incoraggia lei «cosí è … cosí è bello,» ed al rinnovato entusiasmo di lui «Bellissimo, cazzo, cazzo, com'è … ah … com'è possibile che … un posto cosí … bello sia … ah … cosí vicino … ah … all'altro …»
{MC} torna a rallentare, intenzionato a riprendere il controllo quanto sinceramente preoccupato del dolore che è sicuro di averle procurato.
«Ma ti ho fatto male?»
{duxdota} non risponde però, con gli occhi chiusi, le mani sui fianchi di lui, continua a guidarlo dentro di sé,
«Sco.pami,» lo invita ancora «scopami.come.vuoi. Usami. Usami.per il tuo.piacere. Sfogati.con me. Sfogati. Dentro. Dentro. Di Me.» ed ad ogni parola sente il suo compagno affondarle dentro, darle di nuovo quel nuovo piacere pericoloso ma straordinariamente stimolante, ed è senza sorpresa che all'ultima spinta lo sente finalmente sgorgare, un vibrante fiotto dopo l'altro, e di nuovo quel brivido che lo accompagna, stavolta un nuovo, indiscusso orgasmo che la coglie, questo sí, di sorpresa.
{MC} si muove ancora dentro di lei, ritirandosi appena indietro per poi tornare ad affondarle dentro, quindi si ferma, sorreggendosi sulle braccia puntellate, guardandola fissa negli occhi, ed anche {duxdota} rimane immobile, nonostante la posizione innaturale, godendosi le pulsazioni della propria vagina attorno a quelle dell'erezione di lui, anche solida e corposa dentro di lei.
È solo quando ha ripreso fiato, e l'erezione di lui ha ormai perso vigore pur rimanendo catturata nella sua carne, che lo rimprovera.
«Non mi hai usato come volevi.»
«Non volevo farti male.»
Lei volta il capo. «Non mi avevi …»
«Amore.»
{duxdota} chiude gli occhi. «Credo che fosse semplicemente il collo dell'utero.»
La giovane sospira a fondo; il compagno si rende conto che possa essere scomoda, solleva il busto, lasciandole lo spazio per tirar giú le game, cosa che lei fa, riaprendo gli occhi per tornare a guardarlo.
«Non è …» cerca di spiegare «non sono abituata ad essere penetrata cosí a fondo, è tutto.»
Lo sguardo insistente di {MC} le fa abbassare gli occhi.
«È una stronzata, OK? È vero, quando mi hai toccato la cervice mi hai fatto male. Non mi piace. Ma lí accanto è pazzesco, e … e non voglio privare te del piacere di scoparmi come vuoi, e non voglio privare me del piacere di sentirti di nuovo là.»
«OK.»
{duxdota} tira un sospiro, di sollievo stavolta. Torna ad incrociare il suo sguardo. Gli carezza il viso. Anche lui sospira, le prende una mano, le bacia il palmo, il polso.
«Il tuo dolore non mi dà piacere.» insiste lui, carezzandole le cosce. Lei annuisce, sospira ancora.
{duxdota} chiude gli occhi, si lascia andare ancora, bagnando lui, il proprio cuscino, il letto. La reazione di lui è netta: non è ancora scivolato fuori da lei, e già lo sente tornare ad inturgidirsi.
«Ti piaccio proprio,» commenta lei, sorridendo «e ti piace proprio.»
«Non l'immaginavo nemmeno.» è la risposta di {MC}, laconica.
«Pensi di riuscire a scoparmi di nuovo?» chiede lei.
«Non so nemmeno se riesco a farmelo venire abbastanza duro di nuovo.» ridacchia lui.
{duxdota} comincia a carezzarsi i capezzoli, un po' per gioco, un po' per provocarlo.
«Cosa vorresti farmi, se ti riuscisse?»
Occhi negli occhi, carezzandole ancora le cosce, {MC} esita.
«Vorrei giocare con il tuo culo.» ammette infine.
{duxdota} ride. «Tutto qua?» lo provoca. Raccoglie di nuovo le gambe al petto, vi infila le braccia in mezzo, afferrandosi le caviglie per aiutarsi a tenere il bacino piú sollevato, le gambe aperte, rimanendo cosí con il proprio ano ed il proprio sesso ormai libero completamente esposti.
La reazione di {MC} è immediata. La sua erezione trova nuovo vigore prima ancora che lui abbia il tempo di approcciarsi all'offerta. Alla sua compagna non sfugge la risposta. «Wow, non stavi scherzando!» commenta. Ma quando lui si china ad immergere il viso nel fiore di {duxdota} per ringraziarla con un cunnilinguo, lei lo ferma con una mano alla fronte. «No, è troppo.»
{MC} si sposta piú giú, allora, al nuovo pasto che lei gli offre. Prende tra le labbra il perineo, lo lascia per baciare le natiche, a sinistra, a destra, a sinistra, sempre piú in basso, sempre piú al centro, finché le sue labbra non incontrano il muscoloso anello. Il giovane immerge il viso con passione tra le natiche della compagna; il suo naso trova una collocazione naturale tra le labbra della vagina di lei, mentre la sua lingua comincia a solleticarle l'ano, percorrendone il bordo, sprovando appena l'ingresso, carezzandolo con ferma dolcezza.
{duxdota} si sente sommergere di nuove conflittuali sensazioni, tra il disagio ed il divertimento, tra il solletico e l'eccitazione. Benché non abbia mai particolarmente provato il desiderio di essere penetrata analmente, e sia sempre finora riuscita ad evitare di concedersi cosí ai precedenti partner, l'entusiasmo misto a tenerezza con cui {MC} si dedica alla venerazione di quella parte del corpo la fa sentita desiderata con una freschezza che non avrebbe potuto indovinare. E benché la stimolazione in sé le provochi solo una straniante sensazione di solletico umido ed appiccicoso, la chiara eccitazione del compagno le fa provare una nuova curiosità che confina con il desiderio.
Quando {MC} solleva gli occhi per incontrare il suo sguardo, lei non può fare a meno di sorridergli, anche se le viene quasi da ridere. E quando lui stacca la bocca dal suo ano, il naso lucido degli umori della vagina, {duxdota} non riesce piú a resistere, ed una risatina le scappa.
«Cosa c'è?» fa lui sporgendosi in avanti.
«Niente, sei buffo cosí.» lei gli carezza il naso, ed anche lui per riflesso, si carezza il naso, fermando le dita sotto le narici, come ad annusarle. Poi le porta alla bocca, e salivando abbondantemente raccoglie un grumo di bava, con cui torna a portare la propria attenzione all'ano della compagna, che ora massaggia con un dito, poi con l'altro, senza mai staccare gli occhi dal viso di lei, cercando di leggere lo sguardo di seria attesa con cui ella lo ricambia.
Quando infine il mignolo del professore comincia a premere, {duxdota} schiude le labbra, aprendo la bocca in un muto “oh”, mentre il dito si intrufola appena, per poi tornare subito ad uscire prima di riprovare. L'abbondante se pur densa lubrificazione, la pazienza di entrambi, il desiderio di lui, e la voglia di lei di concedersi, fanno il loro lavoro, e lei sente per la prima volta questa nuova invasione schiuderle lo sfintere, lasciandola sorpresa a scoprire quella stimolazione che il suo corpo non sa come elaborare.
Il dito di lui torna a scivolare fuori, poi dentro di nuovo, ed ancora fuori, ed improvvisamente {duxdota} sente un'impellente emergenza, ed in gran confusione si districa e scappa in bagno, sbattendo la porta dietro di sé nella foga della fuga.
Dapprima stupito e preoccupato, {MC} capisce subito la situazione, e decide di aspettare con pazienza. Asciugandosi distrattamente la mano sul lenzuolo, fa mente locale sul “disastro” lasciato da {duxdota}, e si tiene impegnato disfacendo il letto, raccogliendo federe e lenzuola bagnate in un angolo della stanza.
È ancora lí, a chiedersi cosa fare con il cuscino, quando {duxdota} riemerge dal bagno, e senza dire una parola gli toglie il cuscino di mano e lo butta sul mucchio della biancheria da lavare, prima di dirigersi verso uno degli armadi per procurare un cambio per il letto. {MC} ne approfitta per andare anche lui in bagno, liberarsi gli intestini e lavarsi di dosso le tracce del loro amplesso.
Quando il giovane torna in stanza, il letto è rifatto, con lenzuola pulite, e lei vi si è stesa sopra, supina, le braccia mollemente adagiate intorno alla testa, palmi verso l'alto, gambe vagamente divaricate. Vedendolo giungere accanto al letto, {duxdota} distoglie lo sguardo, rivolgendolo alla finestra.
Lui accenna a sdraiarlesi accanto, e lei si sposta verso il lato opposto del letto, per fargli spazio. La giovane sente lo sguardo del compagno, e si imbarazza. Quando sente la mano di lui carezzarle la fronte, sobbalza. Chiude gli occhi, lascia che le dita di {MC} traccino il profilo del suo viso, che percorrano il solco tra i suoi seni, che disegnino un cerchio attorno al suo ombelico. Sospira.
«Scusami.»
Sente le labbra di lui poggiarsi alle proprie, per poi subito staccarsi e raggiungerle la fronte prima di staccarsi di nuovo.
«Di cosa?»
Lei deglutisce a vuoto.
«Dopo tutti i miei discorsi sull'essere te stesso con me, sull'essere libero …»
Lui la ferma con un dito sulle labbra, ma lei insiste subito dopo:
«Non posso dirti che il mio corpo è tuo se …»
Di nuovo lui la ferma con un dito sulle labbra, ma stavolta le parla anche sopra:
«Strappavi gambe e braccia alle tue bambole?»
«Ma che c'entra?»
Fronte contro fronte, {MC} le parla, lentamente, a basso volume.
«Sei stanca, agitata. Stai cercando di dirmi qualcosa senza riuscire a mettere bene insieme le parole. Non sei mia, non sono tuo, anche se sarebbe bellissimo poter percorrere insieme le nostre vite, non sarà mai una questione di possesso, di controllo, anche quando sapremo concederci pienamente l'uno all'altra, fare tutto l'uno per l'altra. Ma soprattutto, anche se fosse possesso, controllo, potresti dire di aver scelto bene se io ti usassi senza nessuna considerazione per la tua salute, per il tuo benessere?»
{duxdota} si volta su un fianco, {MC} le si sistema dietro, pelle contro pelle, abbracciandola, e continua, la voce un bisbiglio:
«Avremo tutto il tempo di riprovare, quando vorremo.»
Due minuti dopo, sono entrambi profondamente addormentati.
dilunghi
Decisamente meno brevi
serie
Non sempre molto serie, ma sempre molto
Esercizi di stile
Stasera è la sera giusta. Appena sotto le coperte il vostro partner vi inizia a stuzzicare …
(spunto)
Sviluppi:
- Variante A;
- Variante B;
- Variante D;
- Variante E;
- Variante F;
- Variante R;
- Variante S;
Variante E
Si è appena infilata sotto il letto, dandomi la schiena. Allungo la mano per una palpatina alle sue meravigliose natiche. Trovo la pelle nuda. Sorrido. Mi volto, la abbraccio, mi stringo a lei, tutto il corpo premuto contro il suo, il mio pene morbidamente incastrato tra le sue chiappe. Le carezzo la coscia, il fianchi, il ventre; la mia mano si intrufola su per la felpa del pigiama, fino alla morbida curva della mammella; la prendo tra le dita, la carezzo, affondo le dita nella carne, le sfioro appena il capezzolo —è presto, ancora—, scivolo via verso l'altra mammella, mi incanto nella valle tra le due, mi fermo, sospiro, le bacio il lobo dell'orecchio.
Mi fermo un attimo a riprendere fiato. Due secondi dopo, siamo entrambi nel mondo dei sogni.
E come Esausti
Prologue
The feeling, while unusual, was not unfamiliar. He remembered having experienced something similar years before, in the hallucinations of high fevers as a child: the environment around him suddenly becoming unstable, lengths getting stretched out, the door of the bedroom suddenly impossibly far away, while the darkness collapsed around him. He closed his eyes, feeling the head spin, gravity betraying him even as he was lying on the bed: he stretched out his arms, grabbing to the side of the mattress, as if to hold on, prevent an impossible fall. And yet the sensation was just that, falling down, sliding away, despite the rock solid, steady feeling of his hands clutching on the rims. He tried opening his eyes again, seeking at least a visual anchor, but the nauseating wooziness of the walls and wardrobe forced him to shut them tightly again.
His mind sunk into desperation, holding him back, depriving him even of the will to move, roll, find a better position, or even breathe too heavily, in fear that any sudden movement, or even any movement at all, would make everything even worse.
It'll pass, he tried rationalizing in his mind. I ate something that is making me horribly sick, I'll just wait for it to pass, at least this wave, and then I'll stand up, go take something in the bathroom to feel less sick, or at least try to sleep.
He finally found the courage to move carefully, a leg out of bed, then the other, standing up unsteadily, holding on to the nearby dresser, then onto the wall. Is this how it feels when you're drunk, he found himself wondering, a hand grabbing firmly onto the door frame of the bathroom, the other reaching for the light switch.
And then, as his hand slips from the frame and he loses his balance, collapsing sidewise, he has barely the time to think «Oh no» as he slips out of consciousness as well, long before any impact, his mind drowning in a neverending falling sensation, a dreamless, timeless state, with sporadic, scattered perceptions barely managing to leave trace in his memory: darkness, dampness, unrecognizable grunts and shrieks that ought to be voices, motion, screeching sounds, and then suddenly peace, and quiet.
racconti
Brevi
Solo in treno
C'è gente a cui i viaggi in treno piacciono. Li trovano interessanti, vuoi perché si incontrano persone nuove, vuoi perché si vedono bei paesaggi, vuoi perché se la vedono loro. A me i viaggi in treno sembrano da molto noiosi a fastidiosi, a seconda di quanto (s)gradevoli ed importuni e “comunicativi” sono i miei compagni di appartamento. Che poi secondo me in realtà anche quelli che dicono che gli piacciono i viaggi in treno mentono perché quando mai s'è visto qualcuno che gode dei ritardi? Mentre alla gente dovrebbe andar bene che un piacere venga prolungato.
Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum
Ma il peggio del peggio sono i viaggi in cuccetta. La cuccetta la prendi quando devi fare in treno un viaggio talmente lungo da non poter sopportare per 14 o più ore le stesse persone, ed allora preferisci fingere di star cercando di dormire su un materassino scomodo trabballante ondeggiante e rumoroso, sempre troppo coperto o troppo poco coperto, soffrendo il caldo e il freddo e la sete e il sonno in un concerto di russamenti vari dai compagni di viaggio, urti contro le pareti dagli scompartimenti adiacenti, e chi più ne ha più ne metta.
Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum
A rendere un viaggio in treno il meno sgradevole possibile sono i compagni di scompartimento giusti: amici e colleghi con cui precedenti esperienze di viaggio in treno insieme hanno dimostrato che si può fare allegramente, oppure estranei che non si scelgono come compito di informarsi a tutti i costi di chi sei, quanti anni hai, che fai, da dove vieni, dove vai, perché lo fai, e tutto probabilmente solo per poterti dire loro chi sono, quanti anni hanno, che fanno, da dove vengono, dove vanno e perché lo fanno. Un fiorino.
Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum
Ad esempio, la mia attuale compagna di scompartimento ha la presenza ideale: ha forse mormorato un mezzo saluto quando sono salito, e per il resto l'unica conseguenza della sua presenza è che non posso allungare completamente le gambe davanti a me, perché siamo seduti dirimpetto, ed il rumore che fa quando volta le pagine del libro che sta leggendo, e le sue gambe che periodicamente scioglie per accavallarle al contrario. Belle gambe per altro, osservo tra un cruciverba e l'altro. Spuntano da sotto la gonna a pieghe e spariscano in comode scarpe a mezzo tacco.
Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum
Campo campo campo galleria. Sciogliere le gambe, accavallare le gambe. In realtà le guardo ogni volta che compie quella piccola sequenza di gesti. Non riesco a capire se ha le calze o no. Campo campo campo galleria. Fuori si fa sempre più buio. Paesino. Galleria. Galleria. Ormai l'unica differenza tra le gallerie e lo spazio aperto è la pressione alle orecchie quando il treno si tuffa dentro e quando riemerge.
Passa il cuccettista a tirar giù i letti di sopra. Sciogliere le gambe, accavallare le gambe. Secondo me non ha le calze. Ripassa il cuccettista a lasciare cuscini e lenzuoli. Ne ho abbastanza di quelle gambe taciturne, monto la scala e mi faccio il letto.
Wooooooooooooooo wuuuuuuuuuuuuuuun woooooooooooooooooooo wuuuuuuuuuun
Il treno corre rumoroso e sobbalzoso, sbatacchiandomi di qua e di là. Vado un'ultima volta in bagno prima di stendermi a cercare di dormire. Quando rientro, la donna scioglie le gambe ed accavalla le gambe, cambiando pagina. Mi viene in mente che non ho controllato con che frequenza fa entrambe le cose insieme.
Forse sono riuscito a dormire qualche ora. Quando riapro gli occhi, le gambe taciturne hanno preparato il loro letto, in basso di fronte al mio, e spento la luce. La donna si stende. Beata lei che nella cuccetta ci entra anche in posizione prona, io sono obbligato a sdraiarmi su un fianco raccogliendo le gambe.
La donna non si leva le scarpe, e si stende sopra le coperte. Arrotola la gonna fin sul ventre, svelando slip con i fiocchetti alla vita. Li scioglie tirando un filo per lato, contemporaneamente, quindi allontana il lembo che le copre l'inguine. Persino senza occhiali ed alla fioca luce di cortesia dello scompartimento non ho problemi a vedere il cespuglio nero che svanisce tra le gambe.
I nostri sguardi si incontrano, impassibili ed assenti, poi lei torna a guardare dritto sopra di sé, prima di chiudere gli occhi. La guardo ancora per qualche secondo, quasi dormiente, le gambe stese (invidia) ed appena divaricate, le mani adagiate sul ventre, a dita intrecciate. Mi volto dall'altra parte e riprendo a cercare di dormire.
L'odore s'insinua subdolo, progressivo. Si diffonde lento, faticando a superare gli odori di vecchio, polvere e stantío dello scompartimento, l'odore plasticato delle lenzuola di pile, il mio stesso odore di viaggio. E anche dopo aver raggiunto la soglia della percezione deve crescere ancora prima di fissarsi, richiamare l'attenzione, farsi riconoscere. Ed è l'odore aspro, pungente, ancestrale, sano degli umori genitali freschi, scivolosi; l'odore di fica che lubrifica abbondante, invitante, aperta; l'odore del sesso atteso, cercato, vissuto. Lo sento forte e distinto adesso, come se fosse lì accanto a me, vicino a me.
Mi giro. La donna è sempre sdraiata nel suo letto, la stessa posizione quasi da sarcofago. E l'odore è ben marcato, dominante, e proviene da lei. Ha ravvicinato le ginocchia, adesso, pur lasciando i piedi separati, come a cercare di chiudersi, di difendersi. Le mani rimangono intrecciate sul ventre, il respiro regolare, lento, quasi controllato; un'unica ruga, verticale, le fende la fronte.
Apre gli occhi di colpo, e sono occhi grandi e pieni di stupore. Fissa dritto sopra di sé, come cercando di riprendere piena coscienza di dove sia, di cosa stia accadendo. Una gamba le scivola giù dal sedile, l'altra si poggia allo schienale, le mani si sciolgono, scivolando a carezzare l'interno delle cosce, un lento scivolare verso l'alto, fino a coprire il pube, e poi di nuovo giù, e ancora su, stavolta risalendo sul pube costeggiando il cespuglio, per poi tornare a coprirlo, e rimanere lì.
Nuovamente il suo sguardo incontra il mio; esita solo un istante, quasi non mi avesse visto; i suoi occhi si socchiudono, mentre l'odore cresce ancora, e stavolta anche l'orecchio percepisce qualcosa, labbra umide che si schiudono, sciabordìo di dita nel liquido. C'è qualcosa di esagerato in questi suoni, di assurdo, ma posso quasi indovinare i movimenti delle sue dita: quando scivolano dentro, da sole o in coppia; quando scorronno fuori, correndo sulle labbra o in piccoli cerchi attorno al clitoride; quando tornano ad immergersi, premendo e sprovando.
Il respiro di lei si va facendo ansimante, sforzato; quando torna ad aprire gli occhi, sembra che il suo sguardo mi implori, ma senza riuscire realmente a vedermi; ed è solo per pochi secondi, prima che le palpebre tornino a scendere su quel luccichìo.
Adesso l'intero suo corpo si è risvegliato: inarca la schiena per poi tornare a stenderla, solleva il bacino come per andare incontro alle sue stesse mani; una di queste scorre via, scivolando sotto e dietro di lei, e posso solo immaginare che quelle dita cerchino nuovi ingressi.
Il suo corpo torna giù di colpo, e la donna si stende nuovamente per lungo, e sembra quasi che lo spettacolo sia finito; ma il suo respiro non accenna a calmarsi, ed il corpo è irrequieto, un movimento sinuoso lo percorre, il bacino accenna ancora a spingere verso l'alto, subito trattenuto, una lotta tra il controllo e la voglia.
Torno a girarmi dall'altro lato, conscio del fatto che difficilmente troverò sonno, immerso ancora in quell'odore che non accenna a diminuire, tenuto sveglio più dall'irrequietezza della mia compagna di scompartimento che dal rumore del treno. E così vacillo tra un stato di l'incoscienza comandata dal sonno e dalla stanchezza, e l'allerta a seguito dell'eccitazione. Irrequieto anch'io, cerco una posizione: ora su un fianco, ora sulla schiena, ora sull'altro fianco, nuovamente spettatore della donna.
Il capo appoggiato al bracciolo, la donna sembra intenta a fissare il proprio sesso, oltre il monte del seno, oltre il tunnel delle gambe raccolte al petto, tenute aperte dalle braccia intrufolatesi tra le cosce per lasciare le mani nuovamente libere di sfogarsi sulla conchiglia, di scivolare più giù. Ma i suoi gesti hanno qualcosa di rabbioso, quasi di disperato, nellla foga con cui si stimola sembra non esserci più la ricerca del piacere, ma il desiderio di fuggire, inseguendo un culmine che sembra non voler arrivare.
Quando bussano, il mondo si ferma per un attimo. Come tornando alla realtà, lo sguardo della donna incontra nuovamente il mio; guardinghi, rimaniamo immobili per un secondo, forse due; subito dopo la donna si è messa a sedere, sbloccando il fermo accanto a lei: e mentre lei si alza in piedi, lasciando che la gonna scivoli a coprirle il sesso nudo e grondante, io sgancio il fermo in alto.
È il cuccettista, che entrando accende l'abbacinante luce centrale, e nel beccheggìo del treno in corsa sfoglia i biglietti, offrendo alla donna quello per la sua fermata ormai prossima; resta un attimo perplesso, forse colpito dall'odore, e quindi si ritira, spegnendo la luce e chiudendo la porta dietro di sé.
Con le mani ancora unte dei propri umori, la donna tira giù il proprio bagaglio, e torna ad aprire la porta. Nuovamente i nostri sguardi si incontrano, ed ella si china a raccogliere i proprî slip. Con un gesto indifferente, me li poggia sul volto, prima di uscire dallo scompartimento e sparire alla mia vista.
Gli slip non sono solo impregnati di quell'odore intenso che mi ha accompagnato per buona parte della notte; non sono neanche semplicemente “bagnati”: ma letteralmente grondano degli umori di quella fica impazzita.
Ancora oggi, a distanza di anni, l'odore non li ha abbandonati, e non mi ha abbandonato. E la gente si chiede perché vivo da solo, e perché odio viaggiare in treno.
Pisces
Vista la mia tarda iscrizione e la fin troppo evidente minore dimestichezza con l'acqua, l'insegnante di nuoto mi ha proposto qualche lezione extra (gratuita) il sabato pomeriggio. Ho colto al volo l'occasione.
La piscina sembra grande e vuota oggi che non c'è nessuno salvo noi due, sento persino freddo nonostante gli ambienti siano riscaldati. L'istruttrice è già in acqua, agita il braccio in segno di saluto dal fondo della piscina e con poche eleganti bracciate mi raggiunge mentre mi immergo. Invidio quel suo modo di muoversi senza creare turbolenze, quello scivolare morbida nell'acqua.
In acqua non sento più freddo. Ci salutiamo di nuovo quando mi raggiunge, ed alla mia inespressa domanda risponde dicendomi che il segreto è la fiducia, che bisogna imparare ad abbandonarsi all'acqua, che l'acqua è un'amante paziente e discreta, che l'unico modo per inimicarsela è averne paura; le brillano gli occhi dall'entusiasmo mentre parla.
Ma io ho paura di andare a fondo, le faccio presente, e lei mi dice che allora è su questa paura che dobbiamo lavorare, per farci amare dall'acqua. Mi chiede di fare il morto, e mentre sono lì sforzandomi a galleggiare di schiena mi punzecchia sui fianchi con l'indice, dicendo che come morta sono molto credibile, sembro un ciocco di legno; ridiamo insieme, ma quando provo a rilassarmi mi sento affondare, torno ad irrigidirmi, facendo precipitare la situazione.
Allora è lei a farmi vedere come si fa, e sembra che si stenda su una montagna di cuscini, a dormire. Mi dice con voce che ha del trasognato che i nostri corpi sono fatti per stare in acqua, soprattutto quelli di noi donne, che siamo praticamente gli unici mammiferi terrestri che in acqua possono allattare.
Torna da me e proviamo ancora, e stavolta lei mi si mette accanto, una mano sotto la nuca ed un braccio sotto il bacino, a sorreggermi. Mi dice di rilassarmi completamente, respirare a fondo. Ad occhi chiusi, mi concentro sul respiro, mi sento distintamente sollevare mentre inspiro, affondare mentre espiro; le sue braccia mi attendono sempre, e quando le dico che mi sento affondare mi tranquillizza dicendo che a fondo non ci vado, anche se scendo sotto il pelo dell'acqua.
Continuiamo così finché non riesco a rilassarmi e le sue braccia non sono più sotto di me. Ogni tanto mi corregge la postura, quando mi rilasso troppo, «Su questo,» e mi spinge su il culo «non esagerare, non siamo qui sedute a prendere il tè» o quando non lo sono abbastanza «non essere così tesa qui» e mi massaggia la base del collo.
Quando infine cominciamo l'allenamento mi sento veramente meglio, non sono più tanto a disagio in acqua, ed anche la lezione individuale non mi intimorisce più, perché l'istruttrice è simpatica e tra un esercizio e l'altro scherziamo e giochiamo.
Ad un certo punto lei si toglie il costume, e mi nuota intorno dicendo «è bellissimo sentire l'acqua sulla propria pelle senza niente d'intralcio» mi prende da dietro e con un gesto fulmineo mi sfila il top, passandomi poi davanti sventolandomelo sotto il naso «prova anche tu». «Ridammelo!» le grido dietro appena mi riprendo dallo stupore. «Vienitelo a prendere!» lo sventola ancora una volta, prima di immergersi con una mezza capriola che mi mostra il suo fondo schiena accompagnato da una sforbiciata delle sue lunghe gambe.
Cerco di nuotarle dietro, ma non ho speranze di prenderla; ogni volta che riemerge a sventolare il top è dall'altra parte della piscina, nuota più veloce lei sott'acqua che io sopra. Però è vero, la sensazione dell'acqua sulla pelle nuda è molto bella; mi tolgo anche gli slip: non penso più ad inseguire l'istruttrice, nuoto solo per sentire quella carezza, per godere dello scorrere dell'acqua sul mio corpo, sulla pelle, tra le gambe.
Mi fermo un attimo a bordo vasca, per riprendere fiato, per calmarmi un attimo; mi volto in giro per vedere lei dov'è finita; me la trovo di fronte, mi prende un colpo: sento il cuore che mi batte forte in petto, per la fatica del nuoto, per la sorpresa del trovarmela improvvisamente lì davanti.
Quando riesco a parlare, la voce mi esce bassa, come parlassi a me stessa «È vero, nuotare nude è molto bello» «Te l'avevo detto» anche la sua voce è un sussurro. Ansimo ancora per riprendere fiato, aggrappata di spalle al bordo piscina, il mio corpo che tende a spostarsi in fuori; siamo troppo vicine, le nostre gambe si sfiorano ripetutamente; lei scivola avanti, tra le mie gambe, mi viene incontro costringendomi contro la parete della piscina; mi viene spontaneo aggrapparmi con le gambe alla sua vita, mentre il suo braccio sinistro scivola sotto il mio destro, dandole la possibilità di tenersi al bordo.
Cerco di non pensare al suo corpo che preme contro il mio, di non capire quello che stiamo facendo, che stiamo per fare; il suo sguardo intenso e profondo è fisso nel mio, l'imbarazzo mi costringe a distogliere gli occhi, ma sento i suoi che cercano i miei, li chiamano in silenzio; quando mi volto, lei mi raddrizza il capo con due dita, e nuovamente il suo sguardo ripesca il mio.
«Io non …» comincio in un sussurro «Sh» fa lei, poggiandomi un dito alle labbra, un invito al silenzio che scorre via in una lieve carezza; poi sono le sue labbra ad appoggiarsi alle mie, solo uno sfioramento. Ma c'è il suo seno che preme contro il mio, i piccoli movimenti che facciamo per restare a galla che trasformano il contatto in un lento massaggio; c'è il suo ventre premuto contro il mio pube, e lo strofinìo delle piccole oscillazioni che mi solletica.
Ed io sono sempre più eccitata e non voglio esserlo, ma non posso avere il controllo del mio corpo quando la mia mente è confusa tra l'imbarazzo il desiderio la vergogna il piacere; e cedo a poco a poco. Affondo il viso nell'incavo del suo collo, il naso immerso nel suo odore che supera quella del cloro; lascio il bordo della piscina per aggrapparmi interamente a lei, mentre i miei movimenti si allontanano sempre più dal galleggiamento, focalizzandosi su un unico obiettivo; lei afferra il bordo anche con l'altra mano, offrendo il suo corpo alla mia masturbazione.
Vengo, mordendole la spalla per sopprimere il gemito. Lei mi abbraccia, stringendomi forte a sé, e alla deriva lasciamo che le onde ci allontanino dal bordo. Quando risollevo la testa lei mi prende le labbra tra le sue, baciandole a lungo, prima l'una, poi l'altra, poi entrambe insieme. Io non riesco a trovare il coraggio di aprire gli occhi, di dire parola, ancora non riesco a capire come devo reagire, come voglio reagire.
Mi sciolgo da lei che tuttavia continua ad abbracciarmi, e tutti i miei gesti che cominciano come per allontanarla si trasformano in carezze, in ricerca del contatto, le braccia il seno i fianchi le gambe; non riesco ad allontanarmi, le mie mani continuano a cercare il suo corpo, a conoscerlo.
Ora sono le mie labbra a cercare le sue, la mia lingua a cercare una compagna. Ho perso la testa, ma non mi sono mai sentita così bene, provo desiderio come non mi era mai successo con nessuno prima, e non ha più importanza nulla se non lo sconvolgimento che il suo corpo mi provoca.
Ora siamo contro l'altra sponda, e la mia mano scivola tra le sue gambe, le schiudo la conchiglia carezzandola con un dito, poi con due; il suo bacino irrequieto mi viene incontro e si allontana, finché non arrivo a penetrarla; le dita le scivolano dentro come il burro, premendo verso l'altro per bilanciare il pollice con cui le solletico il clitoride.
Quando viene, il suo sesso mi cattura le dita come se volesse tirarle ancora più dentro di sé, e le sue gambe mi stringono la mano. «Con…continua» mormora quando il mio pollice si ferma, ed io continuo finché il suo corpo non si apre, venendo lentamente a galla, lasciandomi togliere la mano.
Si solleva sulle braccia fino a sedersi sul bordo della vasca, e si stende a riprendere fiato. Esco anch'io dall'acqua, mi sento parallelamente al bordo, senza riuscire a distogliere gli occhi dai suoi.
«Scusami» mormora, ma io non riesco ad essere arrabbiata con lei, sono sconvolta dal piacere che ho provato io nel vederla godere per mano mia. So che quando tornerò a casa mi stenderò sul letto, la testa sotto il cuscino, a ripetermi «che cazzo ho fatto, che cazzo ho fatto, che cazzo ho fatto», ma per ora l'unica cosa che posso fare è stringermi al mio nuovo amore.