Neofascismo: il mattino ha loro in bocca
O una dei due ha l'altro
{MC} si risveglia con la sensazione di aver dormito profondamente, ma non abbastanza. La sveglia ancora non ha suonato, ma comincia già a trapelare la luce da fuori. Ma soprattutto, {duxdota} non è a letto. Il professore si solleva a sedere, la testa ancora annebbiata, guardandosi attorno per cercarla.
«Non hai caffè.» constata lei, sentendolo muovere alle sue spalle, senza nemmeno voltarsi a guardarlo. È seduta ad una delle sedie della cucina, rivolta verso i pensili, lo sguardo assente.
{MC} si alza con calma, sentendosi ancora indolenzito dall'attività del giorno prima. Sospira pesantemente, si stiracchia, sbadiglia, ed infine si avvia ai fornelli.
«Buongiorno.» le mormora passandole accanto, baciandole la corona del cranio.
Lei gli carezza la mano che indugia sulla sua spalla. «Buongiorno anche a te.» si forza.
Il professore mette su il bollitore, e prepara due grandi tazze da tè. La giovane alza gli occhi al cielo, in un gesto di disperazione. {MC} va in bagno per espletare le esigenze mattutine, e quando torna in cucina prepara due bicchieri d'acqua, uno per sé, uno per lei.
«Non hai dormito bene.» commenta, vedendole il viso stravolto.
{duxdota} scuote il capo. Beve. «Incubi tutta la notte.» gli porge il bicchiere. «Non credo di aver dormito affatto.» Lui le si avvicina, le siede accanto, porgendole un altro bicchiere d'acqua, lei distoglie lo sguardo, lui le carezza una guancia, ma non parla, non parlano.
Quando lui si rialza per togliere il bollitore fischiante dai fornelli, lei beve di nuovo, poi gli chiede:
«Come fai tu a dormire sereno?»
Lui fa spallucce, le riempie la tazza d'acqua bollente. «Ero esausto.» prova a spiegare, versando l'acqua anche nella propria tazza. Le mette due bustine di tè nero nella tazza, ne mette una di tè verde nella propria.
«Anch'io.» commenta lei quasi distrattamente, giocherellando con le bustine nella propria tazza, tirandole su parzialmente per poi lasciarle immergere di nuovo, mentre lui va a staccare la sveglia che nel frattempo ha cominciato a suonare.
Tornando al tavolo, {MC} le si avvicina per abbracciarla, ma {duxdota} ha altre idee. Guardandolo negli occhi, gli chiude i testicoli nella mano, tenendoli morbidamente, con affetto, eppure quasi soppesandoli. Poi si china a baciargli il corpo del pene, con dedizione, lasciando che le si rizzi tra le labbra, in cerca di attenzioni.
«Sei sicura?» le mormora lui.
«Hm-m.» annuisce lei, tirandogli indietro la pelle fino a scoprire completamente il glande. «Mi rilassa.» depone un bacio allo sbocco dell'uretra, lo solletica con la lingua «Mi distrae.» Percorre a piccoli baci con le labbra umide il pene tumescente del compagno, dal frenulo alla base, ritornando poi al glande lungo uno dei fianchi per soffermandosi sulla corona, che stuzzica dapprima percorrendola ancora a piccoli baci, ed infine facendo sparire il glande nella propria bocca, carezzandolo con le labbra, tornando a farlo uscire, imitando una breve superficiale penetrazione, solleticando il frenulo con la lingua.
Sentendogli raggiungere la piena erezione, lo riprende in bocca, spalmando con la lingua sul glande gli umori sempre piú abbondanti che vanno mescolandosi con la sua saliva.
Solleva lo sguardo ad incontrare quello di {MC}, cercando nelle reazioni sul viso di lui i suoi punti preferiti, la stimolazione piú gradita. Gli afferra i fianchi, provando a prenderlo piú a fondo, ma la cosa non sembra essere gradita a nessuno dei due, e desiste, tornando a massaggiare con la lingua alternativamente la punta del glande, ed il frenulo, e con le labbra il solco dietro la corona, con una leggera suzione che periodicamente la costringe a deglutire, ingoiando la mistura della propria saliva e degli umori di lui.
Sentendo la sua crescente eccitazione, le piccole spinte che lui cerca di trattenere, {duxdota} gli afferra l'erezione con una mano, e sente la mano di lui chiundersi attorno alla sua, aiutandola a regolare la presa; la giovane si stacca un attimo per riprendere fiato, e con la mano libera raccoglie la bava che ancora unisce le sue labbra al glande del compagno, prima di tornare a prenderlo in bocca, e di usare la mano cosí umettata per solleticare i capezzoli di {MC}.
Il professore le afferra le spalle. «Cosí vengo …» sibila, ma la giovane non demorde, e continua a stimolarlo finché non sente l'impulso attraversare la turgida erezione, preparandola all'eruzione che subito le allaga la bocca.
Trattiene il fiato, lasciando che i fiotti le bagnino la lingua mentre ancora continua la masturbazione, ora piú lenta, piú morbida, per aiutare il compagno a darle tutto. Deglutisce solo quando sente le pulsazioni scemare, e passa quindi a ripulire ogni traccia di sperma dal glande di {MC}, a cui il professore risponde con un sonoro benché incoerente gemito di protesta, pur senza riuscire a districarsi dalla presa di {duxdota}.
Completata l'opera, la giovane finalmente si alza, e lo bacia profondamente.
«Grazie.» gli mormora amorevolmente quando si staccano.
«Dovrei essere io a dirlo a te.» fa lui.
«No, davvero, ne avevo bisogno, mi sento meglio ora.» si volta per togliere le bustine del tè «E grazie per esserti lasciato baciare dopo.» e mentre lui fruga nella dispensa, continua «Lo sai che la maggior parte si sarebbe ritratta schifata, vero?»
{MC} mette un pacco di biscotti al burro ed un barattolo di miele al centro del tavolo. «Ne avevamo già parlato, di qualcosa del genere.»
«Dente dolce, eh?» si distrae lei sorridendo, e prende con gusto qualche biscotto dal pacco. Assaggia il proprio tè, la sua faccia si chiude come un limone spremuto. «Uh, è stato troppo.»
«Il tuo è stato troppo? Pensa il mio, poverino, doveva stare solo un paio di minuti.»
«Fammi assaggiare.»
Senza nemmeno aspettare risposta, {duxdota} allunga la mano per rubargli la tazza.
«Bleah, sa di piscio di gatto.» fa dopo essersi solo bagnata le labbra.
{MC} riprende la tazza, inzuppa un biscotto, commenta: «È un gusto acquisito.»
{duxdota} si serve un abbondante cucchiaino di miele.
«È grazie al tuo feticcio che sai come sa il piscio di gatto?» chiede lui, incontrando con un ghigno nascosto dietro la tazza sollevata lo sguardo inorridito e feroce che gli getta lei.
«Sei un essere disgustoso.» commenta la giovane, rubandosi un'altra manciata di biscotti.
Trascorrono il resto della colazione in un silenzio interrotto solo dai rumori del pasto, finché lui non si alza per bere un altro bicchiere d'acqua e andare a farsi la doccia.
«Hai appena bevuto mezzo litro d'acqua con la tua tazza, che bisogno c'era dell'altro?» gli grida dietro lei.
Non è sicura che la domanda sia arrivata finché l'uomo non esce, capello ancora bagnato, per cercare un paio di mutande pulite. «Il tè è diuretico.» commenta lui, prima di tornare in bagno per lavarsi denti.
{duxdota} si accorge di aver dato fondo alla busta di biscotti, e si affaccia in bagno. «Scusa, credo di avere avuto troppa fame.»
{MC} fa spallucce, farfuglia qualcosa di incomprensibile, e solo quando si è sciacquato la bocca e si è ripetuto lei capisce: «Basta che butti la carta.»
«Scemo.» commenta la giovane, ma torna in cucina per eseguire e per finirsi il tè. Lui la segue poco dopo, le bacia il collo e va a finire di vestirsi mentre lei si va a cambiare l'assorbente. C'è qualcosa nel loro alternarsi tra gli ambienti in quel luogo ristretto che le dà un brivido di familiarità.
«Vuoi uno strappo all'uni?» chiede lei, mentre finisce di vestirsi con gli abiti del giorno prima.
«No grazie, vado a piedi.» {MC} controlla il contenuto dello zainetto.
«A piedi?»
«È qui vicino.» si allaccia le scarpe.
«Ma saranno due chilometri.» anche lei si allaccia le scarpe, inseguita da un senso impellente di non lasciarlo uscire da solo.
«Mezz'oretta.»
«Ti do uno strappo.»
«Amore,» lui le apre la porta di casa, la segue subito fuori «sono sempre andato all'università a piedi. Non ha nulla a che fare con la macchina.»
Lei non risponde subito, ma è evidente che non è contenta. Il professore la accompagna alla sua macchina, deposita un ultimo bacio sulle sue labbra mentre lei sale in macchina, e si allontana con un ultimo gesto di saluto del braccio mentre lei gli mormora dietro: «Stai attento, per favore.»
{duxdota} lo segue con lo sguardo finché {MC} non svolta per entrare nel parco, ed infine parte anche lei.