Vista la mia tarda iscrizione e la fin troppo evidente minore dimestichezza con l'acqua, l'insegnante di nuoto mi ha proposto qualche lezione extra (gratuita) il sabato pomeriggio. Ho colto al volo l'occasione.

La piscina sembra grande e vuota oggi che non c'è nessuno salvo noi due, sento persino freddo nonostante gli ambienti siano riscaldati. L'istruttrice è già in acqua, agita il braccio in segno di saluto dal fondo della piscina e con poche eleganti bracciate mi raggiunge mentre mi immergo. Invidio quel suo modo di muoversi senza creare turbolenze, quello scivolare morbida nell'acqua.

In acqua non sento più freddo. Ci salutiamo di nuovo quando mi raggiunge, ed alla mia inespressa domanda risponde dicendomi che il segreto è la fiducia, che bisogna imparare ad abbandonarsi all'acqua, che l'acqua è un'amante paziente e discreta, che l'unico modo per inimicarsela è averne paura; le brillano gli occhi dall'entusiasmo mentre parla.

Ma io ho paura di andare a fondo, le faccio presente, e lei mi dice che allora è su questa paura che dobbiamo lavorare, per farci amare dall'acqua. Mi chiede di fare il morto, e mentre sono lì sforzandomi a galleggiare di schiena mi punzecchia sui fianchi con l'indice, dicendo che come morta sono molto credibile, sembro un ciocco di legno; ridiamo insieme, ma quando provo a rilassarmi mi sento affondare, torno ad irrigidirmi, facendo precipitare la situazione.

Allora è lei a farmi vedere come si fa, e sembra che si stenda su una montagna di cuscini, a dormire. Mi dice con voce che ha del trasognato che i nostri corpi sono fatti per stare in acqua, soprattutto quelli di noi donne, che siamo praticamente gli unici mammiferi terrestri che in acqua possono allattare.

Torna da me e proviamo ancora, e stavolta lei mi si mette accanto, una mano sotto la nuca ed un braccio sotto il bacino, a sorreggermi. Mi dice di rilassarmi completamente, respirare a fondo. Ad occhi chiusi, mi concentro sul respiro, mi sento distintamente sollevare mentre inspiro, affondare mentre espiro; le sue braccia mi attendono sempre, e quando le dico che mi sento affondare mi tranquillizza dicendo che a fondo non ci vado, anche se scendo sotto il pelo dell'acqua.

Continuiamo così finché non riesco a rilassarmi e le sue braccia non sono più sotto di me. Ogni tanto mi corregge la postura, quando mi rilasso troppo, «Su questo,» e mi spinge su il culo «non esagerare, non siamo qui sedute a prendere il tè» o quando non lo sono abbastanza «non essere così tesa qui» e mi massaggia la base del collo.

Quando infine cominciamo l'allenamento mi sento veramente meglio, non sono più tanto a disagio in acqua, ed anche la lezione individuale non mi intimorisce più, perché l'istruttrice è simpatica e tra un esercizio e l'altro scherziamo e giochiamo.

Ad un certo punto lei si toglie il costume, e mi nuota intorno dicendo «è bellissimo sentire l'acqua sulla propria pelle senza niente d'intralcio» mi prende da dietro e con un gesto fulmineo mi sfila il top, passandomi poi davanti sventolandomelo sotto il naso «prova anche tu». «Ridammelo!» le grido dietro appena mi riprendo dallo stupore. «Vienitelo a prendere!» lo sventola ancora una volta, prima di immergersi con una mezza capriola che mi mostra il suo fondo schiena accompagnato da una sforbiciata delle sue lunghe gambe.

Cerco di nuotarle dietro, ma non ho speranze di prenderla; ogni volta che riemerge a sventolare il top è dall'altra parte della piscina, nuota più veloce lei sott'acqua che io sopra. Però è vero, la sensazione dell'acqua sulla pelle nuda è molto bella; mi tolgo anche gli slip: non penso più ad inseguire l'istruttrice, nuoto solo per sentire quella carezza, per godere dello scorrere dell'acqua sul mio corpo, sulla pelle, tra le gambe.

Mi fermo un attimo a bordo vasca, per riprendere fiato, per calmarmi un attimo; mi volto in giro per vedere lei dov'è finita; me la trovo di fronte, mi prende un colpo: sento il cuore che mi batte forte in petto, per la fatica del nuoto, per la sorpresa del trovarmela improvvisamente lì davanti.

Quando riesco a parlare, la voce mi esce bassa, come parlassi a me stessa «È vero, nuotare nude è molto bello» «Te l'avevo detto» anche la sua voce è un sussurro. Ansimo ancora per riprendere fiato, aggrappata di spalle al bordo piscina, il mio corpo che tende a spostarsi in fuori; siamo troppo vicine, le nostre gambe si sfiorano ripetutamente; lei scivola avanti, tra le mie gambe, mi viene incontro costringendomi contro la parete della piscina; mi viene spontaneo aggrapparmi con le gambe alla sua vita, mentre il suo braccio sinistro scivola sotto il mio destro, dandole la possibilità di tenersi al bordo.

Cerco di non pensare al suo corpo che preme contro il mio, di non capire quello che stiamo facendo, che stiamo per fare; il suo sguardo intenso e profondo è fisso nel mio, l'imbarazzo mi costringe a distogliere gli occhi, ma sento i suoi che cercano i miei, li chiamano in silenzio; quando mi volto, lei mi raddrizza il capo con due dita, e nuovamente il suo sguardo ripesca il mio.

«Io non …» comincio in un sussurro «Sh» fa lei, poggiandomi un dito alle labbra, un invito al silenzio che scorre via in una lieve carezza; poi sono le sue labbra ad appoggiarsi alle mie, solo uno sfioramento. Ma c'è il suo seno che preme contro il mio, i piccoli movimenti che facciamo per restare a galla che trasformano il contatto in un lento massaggio; c'è il suo ventre premuto contro il mio pube, e lo strofinìo delle piccole oscillazioni che mi solletica.

Ed io sono sempre più eccitata e non voglio esserlo, ma non posso avere il controllo del mio corpo quando la mia mente è confusa tra l'imbarazzo il desiderio la vergogna il piacere; e cedo a poco a poco. Affondo il viso nell'incavo del suo collo, il naso immerso nel suo odore che supera quella del cloro; lascio il bordo della piscina per aggrapparmi interamente a lei, mentre i miei movimenti si allontanano sempre più dal galleggiamento, focalizzandosi su un unico obiettivo; lei afferra il bordo anche con l'altra mano, offrendo il suo corpo alla mia masturbazione.

Vengo, mordendole la spalla per sopprimere il gemito. Lei mi abbraccia, stringendomi forte a sé, e alla deriva lasciamo che le onde ci allontanino dal bordo. Quando risollevo la testa lei mi prende le labbra tra le sue, baciandole a lungo, prima l'una, poi l'altra, poi entrambe insieme. Io non riesco a trovare il coraggio di aprire gli occhi, di dire parola, ancora non riesco a capire come devo reagire, come voglio reagire.

Mi sciolgo da lei che tuttavia continua ad abbracciarmi, e tutti i miei gesti che cominciano come per allontanarla si trasformano in carezze, in ricerca del contatto, le braccia il seno i fianchi le gambe; non riesco ad allontanarmi, le mie mani continuano a cercare il suo corpo, a conoscerlo.

Ora sono le mie labbra a cercare le sue, la mia lingua a cercare una compagna. Ho perso la testa, ma non mi sono mai sentita così bene, provo desiderio come non mi era mai successo con nessuno prima, e non ha più importanza nulla se non lo sconvolgimento che il suo corpo mi provoca.

Ora siamo contro l'altra sponda, e la mia mano scivola tra le sue gambe, le schiudo la conchiglia carezzandola con un dito, poi con due; il suo bacino irrequieto mi viene incontro e si allontana, finché non arrivo a penetrarla; le dita le scivolano dentro come il burro, premendo verso l'altro per bilanciare il pollice con cui le solletico il clitoride.

Quando viene, il suo sesso mi cattura le dita come se volesse tirarle ancora più dentro di sé, e le sue gambe mi stringono la mano. «Con…continua» mormora quando il mio pollice si ferma, ed io continuo finché il suo corpo non si apre, venendo lentamente a galla, lasciandomi togliere la mano.

Si solleva sulle braccia fino a sedersi sul bordo della vasca, e si stende a riprendere fiato. Esco anch'io dall'acqua, mi sento parallelamente al bordo, senza riuscire a distogliere gli occhi dai suoi.

«Scusami» mormora, ma io non riesco ad essere arrabbiata con lei, sono sconvolta dal piacere che ho provato io nel vederla godere per mano mia. So che quando tornerò a casa mi stenderò sul letto, la testa sotto il cuscino, a ripetermi «che cazzo ho fatto, che cazzo ho fatto, che cazzo ho fatto», ma per ora l'unica cosa che posso fare è stringermi al mio nuovo amore.