A svegliarli, qualche ora dopo, fu la fame, quando i loro corpi decisero di protestare il mancato nutrimento dalla sera prima. Quando {duxdota} riemerse alla coscienza, la sua prima preoccupazione fu di non sentire piú il corpo caldo del compagno contro il proprio. Aprendo gli occhi, questa fu subito rimpiazzata dal sole già basso sopra i palazzi. Si sollevò a sedere di colpo.

«È tardi.» esclamò, come se fosse necessario specificare questo, piuttosto che l'implicito potenziale ritorno del padrone di casa.

{MC}, ancora sdraiato al suo fianco, ora supino, già sveglio da qualche minuto, non rispose, ma la imitò nello scendere dal letto. Mentre lei cercava nuovi vestiti nell'armadio, lui recuperò i proprî dal pavimento.

«Aspetta, ti procuro qualcosa.» cercò di fermarlo lei.

«Credimi, è meglio cosí.» insisté lui.

{duxdota} abbassò il capo. Certo.

Furono presto pronti, e prima di uscire dalla stanza, a lei cadde l'occhio sulla pila di lenzuola all'angolo.

«Aspetta qui» fece al compagno. Aprí la porta con nonchalance, ma guardandosi attorno con attenzione, ascoltando i rumori della casa. Forse avrebbero potuto farla franca. Tornò dentro rapidamente, raccogliendo i proprî vestiti sporchi e le lenzuola, e si precipitò verso la lavanderia. {MC} la seguì dapprima con passo tranquillo, una presenza casuale, indifferente, ma presto deviò, avviandosi invece verso l'ingresso. Quando {duxdota} lo raggiunse, affannata, era già sulla soglia.

«Ti porto a casa.»

{MC} sbuffò una mezza risata, annuendo.

«Prima dobbiamo passare a fare la denuncia.» ed allo sguardo perplesso di lei «Per la mia macchina.»

«Oh,» {duxdota} abbassò gli occhi «certo.»

Ogni tanto tra loro si infilavano questi frammenti di realtà, a ricordarle che appartenevano a due pianeti diversi. Se fosse successa una cosa del genere a lei, con una mezza parola a suo padre sarebbe venuto il capo della polizia in persona a prendere la denuncia. E stavolta invece avrebbe visto un ufficio di polizia da dentro, avrebbe fatto le cose “come una persona qualunque”.

Dovette essere lui a darle le indicazioni, visto che lei non aveva nemmeno idea di dove si trovasse la questura. Poi vi fu una lunga attesa, finché uno degli ufficiali, passando, non la riconobbe, e fece loro saltare la fila. Tanto la ragazza quanto l'ufficiale che presenziò alla deposizione rimasero sorpresi dalla dovizia di particolari che {MC} poté fornire sull'automobile, il luogo, gli orari.

«E non siete assicurati?» indagò l'ufficiale.

«Il veicolo aveva l'RCA, come ho già detto, ma l'assicurazione non copre anche furto e incendio.» {MC} solleva lo sguardo dal segretario che sta compilando all'ufficiale «Peraltro non so se in un caso come questo avrebbe fatto differenza.»

L'ufficiale annuì, poco convinto.

«E non avete un'idea nemmeno vaga di chi possa essere responsabile?»

Lo sguardo di {MC} incontrò quello di {duxdota}, prima di tornare a rivolgersi all'ufficiale. Il professore scosse il capo.

«Non saprei, sinceramente.»

«Non avete nemici?»

{MC} soffocò una mezza risata.

«Evidentemente sí.»

«E non avete incontrato nessuno?»

Il giovane alzò lo sguardo, come se stesse cercando di ricordare meglio.

«Mentre eravamo nel bosco,» raccontò infine «abbiamo sentito delle voci, un'altra comitiva. Saranno state le … nove? Nove e mezzo? Non saprei dire esattamente. Avevamo da poco finito di mangiare { “scopare”, pensò {duxdota}, abbassando lo sguardo } e sinceramente non c'ho prestato troppa attenzione. Non immaginavo potesse essere rilevante. C'è … un casolare abbandonato in quella zona, almeno credo che sia abbandonato, forse lo usano ancora i pastori. Le voci venivano da quella direzione.»

{MC} riprese il cellulare in mano, cercando sulla mappa la zona, come già fatto quando aveva segnalato dove avevano abbandonato la carcassa dell'automobile.

«Ecco vede, come dicevo noi eravamo qui, dove c'è una bellissima vista —non sulla strada, purtroppo. E questo è il casolare. Ci si passa vicino andando se si fa il sentiero da questa parte.»

«Ma non avete idea di chi fossero.» insistette l'ufficiale.

{MC} scrollò le spalle.

«Ah, ma che posso dire. Non so nemmeno se siano stati loro, chiunque fossero, o semplicemente dei teppisti passati di là.»

«In montagna.»

{MC} fece spallucce.

«E Lei, signorina?» l'ufficiale si rivolse per la prima volta direttamente a {duxdota}, che si sentì prendere dal panico.

«Io? Io mi sono preso un colpo.» fu l'unica cosa che riuscì a dire. Ci volle qualche secondo perché la giovane si accorgesse che la domanda non era inquisitiva, e che, per quanto di dubbia genuinità, la domanda era rivolta piuttosto a conoscere il suo stato di salute mentale. «Quando ho visto quella macchina in fiamme …»

«Mi scusi,» la interruppe l'ufficiale «dottor {MC}, posso chiederLe di aspettare fuori?»

«Certo, certo, mi scusi.»

{MC} uscí dalla stanza, lasciando appena un sorriso ed un gesto di salute a {duxdota}. Non gli era difficile immaginare il motivo della richiesta, né che sarebbe stato richiamato dentro da lí a qualche minuto, se non altro per firmare il verbale.

{duxdota} guardò il compagno allontanarsi non senza una certa preoccupazione, ma quando l'ufficiale le si sedette di fronte, dall'altra parte della scrivania, per tranquillizzarla sul fatto che adesso poteva parlare liberamente, le venne da ridere, con la tensione che l'abbandonava.

«La ringrazio moltissimo,» chiarì, scuotendo la testa «ma davvero non ho nulla da aggiungere al racconto del professore. Sa,» si guardò le dita «è … è davvero una … una persona eccezionale,» sollevò di nuovo lo sguardo verso l'ufficiale «non so se mi spiego.» l'ufficiale annuí «Anche il modo in cui … come ha gestito questo … tutto questo … ero seria prima, quando ho visto la sua macchina in fiamme, mi sono terrorizzata. E lui era chiaramente stravolto,» inventò «ma nonostante tutto,» e qui tornò alla realtà «ha mantenuto la testa sulle spalle, e fatto tutto quello che poteva; siamo dovuti scendere in paese, perché il cellulare lí non prendeva, a piedi, capisce, solo per poter avvisare i vigili del fuoco, che era la sua priorità, per timore che l'incendio si propagasse al bosco, e poi ha promesso loro che saremmo venuti qui a sporgere denuncia, ma prima si è premurato che mio padre sapesse. Si sentiva responsabile, sapete? E poi,» qui {duxdota} abbassò la voce, si chinò in avanti «lui non l'ha detto, perché non vuole che io mi senta in colpa, ma c'è il sospetto» si guardò intorno con circospezione «che non mirassero a lui, capisce?»

L'ufficiale, che fino ad un attimo prima si stava rilassando al pensiero che la figlia del Duce non fosse coinvolta, divenne improvvisamente rigido e serio. Il suo sguardo severo incontrò quello sottomesso con cui {duxdota}, praticamente sdraiata sulla scrivania, lo guardava da sotto in sú. Distogliendo lo sguardo, l'ufficiale si carezzò il mento.

«No.» disse infine.

{duxdota} sospirò.

«È quello che sostiene anche lui,» confermò poi «ma io …» si guardò di nuovo intorno «Lei capisce, mio padre ha molti nemici. E per quanto» abbassò lo sguardo «non vi sia stato nessun annuncio ufficiale, che il professore mi stia corteggiando non è esattamente un mistero.»

L'ufficiale la guardò, indeciso.

«Nessuno oserebbe colpire cosí vicino a …»

«A meno di non sperare di poter contare su un certo livello di … impunità, non crede?»

L'ufficiale rimase pensoso. Adesso, lo sguardo che i due si erano scambiati quando lui aveva chiesto di eventuali sospetti prendeva una nuova, preoccupante luce. Quella che sperava fosse un semplice incidente che aveva coinvolto una persona importante rischiava di diventare ora qualcosa di molto piú grosso, qualcosa in cui avrebbe sinceramente preferito non finire. Rifletté a lungo su come gestire la faccenda, ed alla fine concordò con il segretario di omettere le ultime dichiarazioni di {duxdota}, ma di stilare un rapporto a parte da segnalare a certi suoi contatti che avrebbero saputo meglio come gestire la questione.

Quando {MC} fu richiamato a firmare la relazione da allegare alla denuncia, non vide traccia di quanto discusso dalla sua compagna, e fu solo quando salirono in macchina che ella gli rivelò come aveva deciso di buttare l'esca.

Lui sorrise, forse piú un sogghigno, e commentò:

«Speriamo bene. {pausa} Il rischio che qualcuno là dentro sia compromesso …»

«Non importa. Non esiste traccia.»

«Nel bene e nel male.»

«Fear. Uncertainty. Doubt. È uno strumento che possiamo ritorcere contro di loro. Chi sa? Chi non sa? Chi è fedele a chi?»

{MC} le buttò un'occhiata. Diabolica.

«E piú semi gettiamo,» insistette ancora lei «piú difficile sarà risalire a noi come fonte.»

«Finché l'unica cosa di cui si parla è della mia macchina, non è che possano esserci molte altre possibilità.»

«Be', speriamo che non ce ne siano altre, allora.»

{MC} le buttò un'altra occhiata.

«E comunque,» lo corresse lei «non è vero.»

«Come no.»

«Proprio perché della nostra testimonianza contro {genson} non c'è traccia. Si sa chi ha denunciato l'evento, ma non chi ha espresso quei sospetti. Potremmo essere stati noi, ma non è detto: dopo tutto non c'era nessuno in quel casolare.» La voce di {duxdota} assunse in chiusura quel tono tipico di chi racconta le storielle del terrore. Venne da ridere a entrambi.

«La prossima a destra. Siamo arrivati. Grazie per il passaggio.» indicò {MC} improvvisamente. Ma la giovane non diede retta all'indicazione. Proseguì invece per la strada, fino a trovare un posto libero, e parcheggiò.

«Tesoro,» gli fece con tono canzonatorio, scendendo dalla macchina «non credere di poteri liberare cosí facilmente di me.»

{MC} non sollevò obiezioni, ma non manifestò entusiasmo. Guidò la compagna fino a casa, un piccolo appartamento al penultimo piano, poco piú di un monolocale, essenziale, non soffocante ma nemmeno spazioso.


A {duxdota} serve qualche minuto per accettare che l'abitazione sia tutta lí. Un «Oh» di disappunto le sfugge di bocca quando si rende conto che l'unica vera attrattiva era la grande finestra con vista sul parco.

«Eh già,» commenta il professore, a cui la reazione non è sfuggita «tutto qui.»

«Scusa, non volevo …» la giovane è ancora affacciata alla finestra, a guardare le lunghe ombre del tramonto tagliare il parco, amplificandone la malinconia. {MC} la raggiunge, le cinge la vita. {duxdota} china il capo. «Mi sento una merda.»

Sospira.

«Ogni volta. Ogni volta che penso di aver … capito, di aver … di sapere finalmente come … di di di di … di avere almeno visto oltre il mio … il mio privilegio, vado a sbattere da qualche parte. Anche oggi pomeriggio» si volta per fronteggiare il suo compagno «anche oggi, dalla polizia. Se non mi avessero riconosciuta, quanto ci sarebbe voluto ancora? Come ci avrebbero trattati?»

Lo scosta con un braccio, fa un passo verso il centro della stanza.

«E qui.»

Si volta di nuovo per guardarlo.

«Perché qui? Sei un professore universitario, dovresti poter …»

Si sente chiudere la gola.

«Dimmi che è una scelta.»

La risposta di lui è contorta, come lei ormai stava imparando ad aspettarsi:

«Non mi mancano i soldi, {duxdota}. Ma perché spenderli in qualcosa che non mi posso godere? Questa casa è mia, il mantenimento costa poco, ho tutti gli spazi che mi servono. Cosa me ne farei di un appartamento piú grande? Preferisco spendere i soldi altrove.»

«Tipo in una macchina nuova.»

Lui ride, amaramente.

«Scusa, sono una stronza.» lo ferma lei. Gli muove incontro, lo abbraccia. «Scusami, davvero, è colpa mia.»

{MC} sospira, la abbraccia.

«Non è colpa tua. Sciocchezze. Mi avevano preso di mira per me stesso, non per te. E non è stato nemmeno quello, è stato semplicemente un “attacco di opportunità”.»

«Che non si sarebbe verificato se non …»

«Se non ti avessi invitata a salire in montagna.»

{duxdota} sbuffa, spazientita. Vorrebbe dire che sanno entrambi benissimo che non è cosí, non è cosí semplice, almeno, ma non riesce a trovare le parole che vorrebbe dire.

«Semmai,» insiste lui «sei tu che sei finita a tiro perché hai accettato la mia corte.»

«Non sei certo il mio primo ragazzo.»

«No, ma sono il primo che non è un illustre sconosciuto.»

Lei solleva lo sguardo ad incrociare il suo, a chiedere delucidazioni.

«No,» {MC} fa un gesto con la mano sinistra come a cancellare una lavagna «non sto dicendo che sono una persona famosa. Ma sono una persona “nota” alle “persone che contano”. Tuo padre. Il Segretario. Il Generale. Tutta quella bella tavolata dove ci siamo conosciuti la prima volta, in verità. O alla festa della contessa. O …»

«Sh.» lei lo silenzia con un dito «Ho capito, ho capito.» Sospira «Basta. Sono stanca. Ho fame. Ho … sono ancora arrabbiata, con me, con loro, con tutti.»

«Stanca?»

«Secondo te davvero è bastato quanto abbiamo dormito, dopo la notte che abbiamo passato?» risponde lei, nervosamente.

«O la mattina.» butta lui lí, come battuta.

Eppure, quelle tre parole bastano ad illuminarle il volto.