Neofascismo: la prima cena
(A casa di lui)
«Ho fame.»
{duxdota} è la prima a rompere il lungo silenzio che li ha avvolti da quando si sono fermati, esausti. {MC} annuisce, si tira su a sedere, accendendo le luci; tira giú le gambe dal letto, e si ferma, con un giramento di capo.
«Hah, l'avevo detto che sei vecchio!» gli ride dietro lei, saltando giú come una gazzella, solo per scivolare in ginocchio quando le sue gambe improvvisamente cedono, dando a lui la possibilità di una risatina di vendetta mentre si alza per raggiungere barcollante la piccola cucina, dove riempie un bicchiere d'acqua, beve, lo riempie di nuovo, ne riempie un secondo, e bevendo il proprio per la seconda volta, porta l'altro alla sua compagna.
{duxdota} nel frattempo è tornata a sedersi sul letto, lamentandosi: «Non mi sento piú le gambe!» Prende il bicchiere dalle mani di {MC}, beve con foga, scolandosi tutta, e glielo riporge ordinando: «Ancora.»
Il professore con pazienza torna a riempire il bicchiere, glielo porge di nuovo, le si siede accanto: «Non ho molto in casa, possiamo ordinare fuori» lei scuote il capo «possiamo preparare un piatto di pasta, una caprese, ho un po' di frutta.» lei annuisce, e lui si alza, si procura un cambio, e torna alla cucina.
Dapprima esitante, {duxdota} riprova ad alzarsi. Ancora instabile, si avvicina anche lei alla cucina, fermandosi all'altezza del tavolo, a cui si poggia. Poi ci ripensa, e mentre lui comincia a tirar fuori gli ingredienti, va a frugare nei suoi cassetti, procurandosi un paio di boxer un po' lisi, che indossa con soddisfazione nonostante le stiano stretti sulle natiche, larghi sui fianchi, e lenti sul davanti. {MC} le butta un'occhiata, ridacchia, torna ad occuparsi della cena, mentre lei raggiunge la lavatrice, per trasferirne il contenuto nell'asciugatrice.
La donna torna quindi alla cucina, e si appoggia languida alla spalla di {MC}; lui le cinge i fianchi con un braccio, e commenta, tirando un po' l'elastico dei boxer: «Indossare gli indumenti del partner è il vostro modo di marcare il territorio.»
Lei gli tira un buffetto, finto offesa, e va a sedersi al tavolo, aspettando, spiandolo mentre lui sciacqua e taglia i pomodori e la mozzarella, e poi, con grande pazienza, taglia e snocciola delle olive nere infornate.
«Forse c'è ancora del tonno.» {MC} le indica uno degli armadietti dietro le sue spalle. {duxdota} si volta, apre le ante, e fruga tra i recipienti finché non trova una lattina di tonno in scatola. Arriccia il naso, ma glielo porta, per poi tornare a sedersi. L'uomo intanto ha calato la pasta, e senza nemmeno voltarsi, senza nemmeno vederla seduta lí, quasi offesa, con le braccia conserte, le fa:
«Lo so cosa stai pensando.»
«No, non lo sai.»
«Stai pensando che sto cucinando da solo, e per giunta un pasto da poveri.»
«Guarda che so cucinare anch'io.»
«Bene, allora sbuccia una cipolla» indica un carrellino a cassetti accanto alla cucina «che facciamo anche un soffrittino.»
«Mi rifiuto.» la risposta di lei è categorica.
Lui si volta a guardarla, ma al viso serio, quasi corrucciato di lei risponde con un sorriso. Torna a voltarsi verso la cucina.
«Allora il tonno lo usiamo per l'insalata. Puoi preparare la tavola nel frattempo. In frigo dovrebbero esserci un barattolo di salsa e il parmigiano.»
{duxdota} torna ad alzarsi con aria scocciata, frugando tra i cassetti per trovare la tovaglia, prendendo piatti e posate dal gocciolatoio, ed infine salsa e parmigiano dal frigorifero. Poco dopo, {MC} scola la pasta, la condisce con la salsa, la impiatta e la serve.
«Fromage?» le fa, porgendole il parmigiano.
Lei lo prende con un gesto finto rabbioso, ma non riesce a nascondere un sorriso, e si grattugia una montagnola di formaggio sul piatto prima di restituire a lui quello che rimane.
«Buon appetito.» le sorride lui, servendosi mentre lei comincia a mangiare.
«Grazie. Anche a te.» risponde lei dopo aver mandato giú il primo boccone, sporgendosi in avanti per baciarlo sulla bocca. Poi, tornando a concentrarsi sul suo piatto, commenta «E comunque vederti cucinare è una cosa che mi piace.»
«Non ci fare troppo conto,» ridacchia lui «questo è il pasto piú complicato che ho cucinato negli ultimi due anni.»
Lei lo guarda esterrefatta. Lui fa spallucce.
«So farlo, ma non mi piace cucinare.»
«Fortuna che ora sei nel giro buono, allora,» lo prende in giro lei «e puoi mangiare a scrocco con gli inviti ufficiali.»
Anche lui ride della cosa, alzando gli occhi al soffitto «Ah, la mia salvezza.»
«Ah, quella è stata la tua salvezza?» reagisce lei, finto esterrefatta.
«No.» la risposta è immediata, ed {MC} la recapita toccandole la punta del naso, guardandola dritto negli occhi. Poi abbassa lo sguardo di nuovo al suo piatto, ormai quasi vuoto. La sua voce non è piú giocosa. «Oggi …» si ferma, finisce di mangiare.
{duxdota} lo osserva, ripulendo anche lei il proprio piatto.
«Oggi?» lo sprova.
{MC} non risponde. Raccoglie il proprio piatto, quello di lei, li sciacqua, li abbandona nel lavabo, ne prende due nuovi, per l'insalata. I gesti, misurati come sempre, a {duxdota} stavolta sembrano interminabili. Quando lui torna a sedersi e le porge la ciotola con l'insalata, lei incrocia le braccia, lasciandolo appeso.
«Oggi?» insiste.
Con un sospiro, {MC} si serve, e poggia la ciotola al centro tavola.
«Oggi … è stato molto diverso. Sei stata molto diversa.»
«Te l'ho detto.»
{MC} annuisce. Alza lo sguardo, incrocia il suo, che ora manifesta preoccupazione.
«Lo so. Ed è … è esaltante vederti … saperti cosí … appassionante, cosí entusiasta, cosí …» la voce si riduce a un filo «innamorata.»
{duxdota} sbuffa. «Ma.» Il cruccio ha sostituito la preoccupazione.
«Ma.» annuisce {MC} «È stato un cambiamento cosí repentino che …»
Lei si alza di scatto, sporgendosi sul tavolo, puntellandosi con le braccia.
«Non. Ci. Provare.»
{MC} si è ritratto allo scatto della compagna, ma è rimasto altrimenti impassibile.
«{duxdota}.» le poggia le mani sulle spalle, la spinge a sedersi di nuovo «Io non sto mettendo in dubbio la sincerità dei tuoi sentimenti. Ma proprio per questo non posso non dirti come …» sospira, sbuffa, chiude gli occhi, frustrato «Vista da fuori, non per quello che vivi tu, ma per come appari vista da fuori, sei cambiata. Il tuo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. E te lo ripeto perché è importante, è bellissimo, ed io ne sono contentissimo. Non hai idea di cosa significhi per me sentirti … sentirmi chiamare “amore”.» ed al suo sguardo stupito «Ecco.» torna a sedersi «Non te ne sei accorta nemmeno tu, vero?»
Ridacchia, ma amaramente; scuote il capo, ma il sorriso gli rimane sulle labbra, stavolta genuino.
«Stamattina tu sei stata molto sincera con me, e … mi hai reso molto felice, anche quando mi hai detto … quando mi hai confermato che mi stavi … che avevi accettato di frequentarmi pro forma, o su pressione di tuo padre, pur arrivando a … sí lo so» anticipa l'obiezione «me l'hai detto. Ma detto sinceramente, anche al di là della mia inesperienza, farlo con te oggi è stato completamente diverso dalle volte precedenti. No, non diverso. È stato come farlo con un'altra persona. Ecco, è come se … come se fossi un'altra persona. Te stessa, ma il tuo atteggiamento nei miei confronti è quello di un'altra persona.»
«Mi stai dicendo che sono stata una stronza.»
«No! Non è quello che sto dicendo. Non voglio … non posso nemmeno rimproverarti il tuo atteggiamento di prima. E l'ultima cosa che mi preme adesso è … contrastare il tuo atteggiamento di ora.»
«E allora che cosa vuoi da … qual è il senso di tutto questo discorso?»
{duxdota} trova la risposta nello stesso momento in cui pone la domanda. Nasconde la faccia tra le mani, puntellate con i gomiti al tavolo.
«Miodio,» sospira, si libera la faccia come se la stesse lavando «se mio padre ci becca a fare i piccioncini … se mi becca a fare …»
«Tuo padre è il minimo.»
«No, aspetta, lui dovrebbe … è stato lui a incoraggiarmi …» torna a nascondere la faccia «non gliene fotte un cazzo dei miei sentimenti, gli serviva una spia.»
«E forse anche qualcuno che potesse controllarmi.»
«Controllarti, ssè»
«Tu non hai davvero idea di quanto fossi interessato a te, vero?»
{duxdota} lo guarda, poi per distrarsi si versa finalmente l'insalata, ed anche {MC} riprende a mangiare.
«Figurati se bastava questo per controllarti.» commenta la donna infine, a schermirsi.
«Non ho detto che avresti potuto,» e lui lo dice sapendo che al di là delle apparenze, questo le farà un po' male «ma questo non toglie che loro lo potessero … ti potessero considerare una leva. Anche quando la moglie del generale ha provato a sedurmi, mi …»
«Come come cosa?»
«Oh già, ancora non te l'ho raccontato. È stato …»
«Ommioddío quella volta alla villa.»
«Esatto.»
«Mi devi fare pentire di averti scelto come accompagnatore?»
«È stata una scelta tua?»
Lei rimase interdetta, cercando di ricordare.
«Okay, era parte del piano di mio padre. Ma cazzo, ti ho lasciato da solo per … dieci minuti!»
La contessa gli si avvicinò con movenze feline, ma lui non vi prestò molta attenzione, rivolto com'era al parco che si stendeva oltre il parapetto.
«Bello, vero?» la donna si fermò al suo fianco, molto vicina, molto piú di quanto le convenzione sociali avrebbero dovuto permettere. Lui si voltò a guardarla. Nonostante l'età, era ancora piacente, un corpo florido le cui forme venivano esaltate dall'abito attillato, la pelle ancora liscia se pur con le prime macchie del tempo, il sorriso smagliante, l'alito fresco, la voce calda.
«Il mio giardino è ancora piú bello da dentro,» insisté «vogliamo fare un giretto?»
{MC} si guardò alle spalle, ma nessuno nel salone sembrava prestare attenzione a loro —era anche il motivo per cui aveva deciso di spostarsi lí sul terrazzo— e forse nemmeno poteva vederli, nell'ombra della notte, fuori dal cono di luce dei finestroni. Il professore consultò il cellulare, come a vedere l'orario, lo ripose in tasca, ed accettò.
«Perché no?» disse, porgendole un braccio.
La donna vi si aggrappò con un'intensità piú che normale, assicurandosi che il suo prosperoso seno vi fosse premuto contro. {MC} non fece nulla per segnalare l'irregolarità della cosa, era abbastanza evidente che l'effetto fosse desiderato.
Attraversarono il terrazzo costeggiando il parapetto, per raggiungere le scale che portavano al giardino, e la donna ne approfittò per fare da cicerone, illustrando la struttura del parco, la cura con cui veniva mantenuto, la fertilità della terra, le piante rigogliose che vi crescevano, da frutto ed ornamentali, tutto sempre con quella voce calda e vellutata che sarebbe stata piú appropriata per l'alcova che per una passeggiata in giardino con un ospite semisconosciuto.
Ad {MC} non sfuggivano le occhiate che spesso la sua accompagnatrice gli rivolgeva, ma il professore continuava ostentatamente ad interpretare letteralmente le ricche descrizioni da lei fornite, e continuava a tenere l'attenzione sull'oggetto delle stesse.
Quando presero le scale, la donna si aggrappò a lui ancora piú saldamente, e scese sgambando vistosamente, mettendo in bella mostra, all'illuminazione bassa e diffusa dei gradoni, le sue gambe toniche, affusolate dal tacco alto delle scarpe che portava, nonché lo spacco che vi poteva dare facilmente accesso.
I sentieri del giardino erano ugualmente illuminati, ed {MC} si trovò spesso distratto da quelle gambe, con grande (e faticosamente mascherata) soddisfazione della proprietaria delle stesse.
Presero un viottolo a caso, e l'accompagnatrice cambiò tattica «Vi ho sentito molto meno taciturno a tavola, caro il mio professore. Preferite litigare con mio marito che tener compagnia a me?»
{MC} capí che era il momento di stare al gioco.
«Signora, vi assicuro che la vostra compagnia è molto piú gradevole di quella di vostro marito.» guardò ostentatamente la falcata con cui ella passava da un pietrone del lastrico al successivo «E detto in tutta confidenza —spero che possiate tenere il segreto, nonostante il vostro ruolo— preferirei evitare di litigare con vostro marito ad ogni occasione sociale.» sospirò «Ma tant'è.»
«Oh, non ne sarei cosí sicura,» fece lei, con aria d'intesa «è difficile scrollarsi di dosso il sospetto che ci proviate gusto, in queste diàtribe. Non vi dispiace certo mettere in mostra la vostra intelligenza.»
«Touché.» ammise {MC}, ma la donna insistette:
«Soprattutto quando si tratta di punzecchiare un pallone gonfiato.»
Lui le gettò un'occhiata di sguincio, sospettoso. Per tutta risposta, ella si sollevò ancor piú sulle punte, per potergli bisbigliare all'orecchio: «Sarà il nostro segreto.» e fargli l'occhiolino prima di tornare composta.
«Oh, non mi guardate cosí,» si schermí poi «lo sapete meglio di me come funzionano queste cose. Mio marito mi ha spostato per il titolo, ed io per assicurarmi un futuro tranquillo.» si guardò intorno, benché fosse ovvio che non vi fosse nessuno in zona, e riprese, con aria confidenziale «Siamo solo io e te qui, non ho motivo di nascondere che non ho troppa stima di mio marito.» poi riprese, ad un tono ed un volume regolare «È cosí, abbiamo un'intesa, che ci permette di vivere le nostre vite con soddisfazione. Io ho le mie cose, lui le sue.» poi di nuovo in confidenza «ho assolto ai miei doveri coniugali, ed ora posso pensare a divertirmi.»
«Dev'essere una bella vita.» {MC} continuò a fare lo gnorri.
«Oh, non mi posso lamentare.» si schermì di nuovo lei. «Certo, a volte ci si sente un po' sole, ci si annoia, ma ecco che compare un bel cavaliere disponibile a tener compagnia ad un'anziana signora per visitare il suo giardino.»
Il professore ridacchiò. «E dove sarebbe questa anziana signora?»
«Oh-ho-ho,» ridacchiò anche lei «adulatore. Ma non c'è bisogno di nascondere la verità, quando siamo solo noi due. Sappiamo entrambi che potrei benissimo essere tua madre.» Di nuovo si avvicinò al suo orecchio, la sua voce si fece piú bassa, piú seducente «O qualcosa di molto, molto diverso.»
Non ricevendo la risposta sperata, la donna si staccò da lui.
«Devo dubitare della vostra intelligenza, professore?» lo provocò.
«Sembra piuttosto che dubitiate della mia saggezza, signore.»
«Ah, sofista come al solito. Cos'è, sono troppo vecchia?»
La donna si allontanò di due passi da lui, e con disinvoltura sganciò due bottoni del proprio vestito, e con un gesto teatrale lo aprì, rivelandosi completamente nuda sotto.
«Avete un corpo splendido,» risposte {MC}, imperturbabile «e potreste tenere testa senza problema a tutte le sgallettate con metà dei vostri anni là sopra, per fascino ed esperienza.»
«Ed allora perché? È perché sono la moglie del generale, che tanto odiate?»
«Signora, questo potrebbe solo essere un punto a vostro favore.»
«E allora? Cosa mai ti trattiene da questo» sollevò i proprî seni «o da questo?» passò le dita tra le labbra del proprio sesso, per poi portarle alla bocca, e succhiarle.
{MC} ispirò a fondo. «Dovrei chiedere il permesso.»
I loro sguardi si incontrarono, e la donna fu la prima a distogliere il proprio.
«Avrei dovuto immaginarlo.» disse «Sinceramente, ti credevo migliore, scopro che sei solo un arrivista qualunque.»
«Migliore? Propormi di venire a letto con voi farebbe di me una persona migliore che corteggiare {duxdota}? E se invece non fosse stata la figlia di …»
La donna gli si slanciò addosso, premendo il suo copro nudo contro i vestiti di lui.
«Non ne saprebbe nulla nessuno,» insisté «sarebbe il nostro segreto!»
«Non dubito che sappiate gestire una situazione del genere nella massima discrezione. La mia condizione rimane quella che vi ho detto sopra: dovrete chiedere il permesso a {duxdota}.»
La donna sbuffò, irata. Si voltò, chiudendosi il vestito.
«Non mi sono mai sentita cosí offesa in vita mia.» dichiarò «Bah. Spero abbiate comunque la cortesia di invitarmi al vostro matrimonio.»
{MC} ridacchiò.
«Cosa c'è da ridere ora.» chiese lei, laconica.
«È ancora presto per parlare di matrimonio.»
La donna si voltò, sorpresa. Sollevò un braccio, indicando vagamente in direzione del palazzo che si stagliava alle spalle del professore nel blu della notte, per subito riportalo giú, senza parole.
«Questa è la cosa piú stupida che io abbia mai sentito. Mi chiedevo perché non avessi saputo niente. È perché non c'è niente.»
{MC} allarga le braccia. «È un percorso che abbiamo appena cominciato a percorrere.»
Gli occhi della donna divennero una fessura crudele.
«Sei un ingenuo.» si avvicinò a lui, girandogli attorno «Come fa un professore universitario capace di ragionamenti che mettono in imbarazzo i potenti della nazione ad essere cosí ingenuo?»
Il professore in questione si grattò un orecchio.
«Sono sinceramente dispiaciuto.» rispose «In altre circostanze, la vostra offerta sarebbe stata davvero appetibile. È ancora davvero appetibile, ma purtroppo in questo momento non posso darvi una risposta affermativa.»
«“Chiedere il permesso”. Tsé. Non siete nemmeno fidanzati. Nessuno avrebbe nemmeno da ridire, se si scoprisse che c'è una donna con cui intrattieni con discrezione rapporti sessuali. Anzi, probabilmente si aspettano che sia già cosí: un bello stuolo di giovani studentesse da cui scegliere la favorita, usarla per il tuo piacere per qualche anno, per poi liberartene alla fine del ciclo di studi. Sai quanti tuoi colleghi sono intrallazzati in situazioni del genere? Oh ma no, per carità, il giovanotto è puro, è casto, lui crede nei sentimenti. “Scusami, mogliettina cara,“» lo scimmiotta «“amore della mia vita, c'è una ricca signora che vorrebbe scoparmi fino all'esaurimento, posso fare un salto da lei?” Credi davvero che sia cosí che funziona? Shé. Magari pensi pure che l'attenzione che ti sta prestando {duxdota} adesso sia mossa da nobili sentimenti.»
I loro sguardi si incrociarono, e l'impassibilità dell'espressione di {MC} non fece che inacidire ancora piú la contessa, che gli si fermò davanti, sibilandogli all'orecchio:
«Quella troietta ha visto piú cazzi di un cesso pubblico, amico mio, e non so se piú per far dispetto a suo padre o perché proprio non riesce a tenere le gambe chiuse. I maschi per lei sono vibratori usa e getta.»
«Ma come si permette, questa …» {duxdota} si volta inferocita verso {MC} «Ma tu lo sai quanti se n'è passata lei? Praticamente tutte le giovani speranze dello sport sono passate dal suo “giardino”.» fa le virgolette in aria con due dita per mano «Grande mecenate dello sport, la contessa. Atleti brillanti che hanno potuto realizzare i loro obiettivi grazie al suo appoggio. O ad avergliela saputa appoggiare. S'è fatta intere squadre di calcio, la signora. Contemporaneamente, a sentire certe voci.»
{MC} si asciuga le mani, sospirando.
«Non lo so, non mi interessa, e sinceramente non è una gara. Ma in qualche modo doveva sfogare la rabbia della sua frustrazione a vedersi rifiutata, con te come motivo per di piú.»
«Quello che suo padre vede in te è l'occasione per farle mettere la testa a posto, o quanto meno per sbolognarti quella patata bollente,» ed al sorrisetto di lui «sí, l'ho detto apposta, non ti credere. E tu stai qui a pensare di chiederle il permesso? Hah. Finirai come il piú classico dei cornuti, a farti le seghe “per amore” mentre tua moglie si tromba tutta la città.»
Si avvicina di nuovo, a sussurrargli all'orecchio: «È questo che sei? Una mezza checca impotente che si fa comandare dalla “donna della sua vita” mentre lei se la spassa?»
«Vi darebbe molto fastidio, vero? Tutta questa energia sprecata a correr dietro ad una mezza checca impotente.»
«C'è poco da fare lo sbruffone. Potrei rovinarti la vita semplicemente mettendomi a gridare e chiamare aiuto.»
«Eppure sarebbe un gran bel problema se quanto ci siamo detti qui dovesse saltar fuori.»
«E chi dovrebbe crederti?» chiese sprezzante la contessa «È la tua parola contro la mia, e la tua non conta nulla.»
«Non contro la mia, contessa, contro la vostra stessa.» rispose pacatamente {MC}.
La donna lo guardò interdetta per un momento, ma non ebbe nemmeno da ricordarsi il gesto con cui lui aveva “controllato l'orario” prima di accompagnarla per capire l'implicazione.
«Bien joué.» sibilò, in un misto di odio ed approvazione.
Per tutta risposta, lui le porse il braccio con un sorriso.
«Penso che sia opportuno tornare alla festa, contessa, voi che ne dite?»
La donna gli prese il braccio, non senza un certo astio.
«Ma credetemi quando vi dico che se non avessi avuto legami sentimentali, non mi sarei fatto problemi ad accettare la vostra proposta. È un'offerta d'immenso valore.»
«È un'offerta irripetibile, picio.»
Il sorriso di {MC} si allargò.
«Un'offerta piú unica che rara sarebbe di valore ancora maggiore.» commentò.
«Bah. Perché dovrei rinunciare ai miei divertimenti per correr dietro a qualcuno che nemmeno mi guarda?»
«Perché sono una persona con cui si può parlare, a differenza dei boccaloni da trastullamento che collezionate.»
Quando arrivarono ai piedi della scalinata che riportava in terrazza, la donna si staccò da lui.
«Lasciami qua, non sarebbe opportuno che ci vedessero ancora insieme.»
{MC} accennò un mezzo inchino. «È stato un piacere. Non mi dispiacerebbe portare mia moglie a visitare il giardino, qualche volta.»
Lei lo congedò con gestaccio. «Va' via, buontempone, smettila di prendermi in giro.»
{MC} salí a passo rapido per la scalinata, e si affacciò sul terrazzo proprio mentre {duxdota} usciva a cercarlo. Ne richiamò l'attenzione agitando un braccio, ed i due furono presto affiancati.
«Visitato il giardino?» indagò lei.
«Fatto un giretto.» rispose lui «Ma credo che sarebbe stato piú interessante con una guida.»
Si fermarono ad ammirare il paesaggio oltre il parapetto.
«Chissà,» concluse {MC} «forse un giorno la padrona ci permetterà di vederlo come solo lei ce lo può mostrare.»
{MC} tirò fuori di nuovo il cellulare, per controllare l'ora.
{duxdota} è nera di rabbia.
«Io l'ammazzo questa.» poi, rivolgendosi direttamente ad {MC} «E tu comunque sei uno stronzo. Davvero mi hai buttato lí una proposta di sesso a tre prima ancora che stessimo insieme? Ti sei salvato solo perché la potevi capire solo tu.»
Sbuffa.
«E la contessa, che probabilmente ci poteva sentire.» interviene {MC}
La giovane gli lancia uno sguardo fulminante. Sbuffa un'altra volta. Si passa nuovamente le mani sul viso come disperata «E mi pesa pure dirlo, ma la contessa aveva ragione da vendere. Su mio padre, su me, e pure sul fatto che se te la fossi spassata con lei con discrezione nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Nemmeno io avrei dovuto avere niente da ridire.» si affloscia sul tavolo, nasconde il visto tra le braccia intrecciate «E se l'avessi fatto … se tu l'avessi fatto, adesso avrei voglia di prendere il coltellaccio e tagliarti il cazzo.» si risolleva, lo guarda truce «Ma almeno avresti saputo cosa fare, la prima volta che l'abbiamo fatto.»
«Preferisco averlo fatto con te.»
I loro sguardi si incontrano, {duxdota} deflette il suo.
«Avresti preferito che fosse la prima volta anche per me?»
«Non si può avere tutto dalla vita.»
{duxdota} lo guarda curiosa. «Ci sei rimasto male.» conferma.
«Non ci sono rimasto male.» insiste lui «Avrei preferito? Sí. Mi dispiace?» fa spallucce «Non è tra le mie prime preoccupazioni.»
«Preoccupazioni tipo?»
{MC} si avvicina al tavolo, poggiandovisi sopra con i gomiti, sporgendosi verso di lei
«Tipo un mondo allo sfascio? Tipo una nazione in mano a tuo padre e quella manica di violenti incompetenti che lo circondano? Tipo la gente che sta attentando alla mia vita ed alla tua?»
Si ferma, vedendo lo spavento negli occhi di lei.
«Ho sempre saputo che sarei stato persona non grata a parte del regime. Per questo ho colto l'occasione quando il Segretario mi ha proposto la cena da voi. Per questo mi sto tenendo nel giro, nonostante la maggior parte delle persone lí mi facciano ribrezzo. Per questo non mi fidavo della contessa ed ho deciso di registrare la nostra conversazione.»
«Per questo l'hai rifiutata.» completa {duxdota}.
{MC} sospira. «Sí, anche per questo.»
{duxdota} si alza, gli si affianca. «Anche?»
«Anche, sí, anche. Non ho mentito alla contessa. Non dico menzogne, abitualmente.»
«Quindi ti piacerebbe scopartela?»
Lui la guarda di sguincio, lei insiste:
«Se io ti dessi l'OK, se l'offerta fosse ancora valida, se non fosse una trappola per incastrarti. Lo faresti?»
{MC} sospira. Finisce di sparecchiare, senza rispondere, con {duxdota} sempre al seguito, che lo guarda fisso, in attesa. Infine, il professore si spoglia, si stende a letto, un braccio a coprire gli occhi, e la giovane gli si appollaia accanto, senza allentare lo sguardo.
«Ti ricordi quanto eri scettica che potessero usarti per manipolarmi?»
«Non cambiare discorso.»
«Non sto cambiando discorso. Te lo ricordi?»
«Sí, certo che me lo ricordo. È successo dieci minuti fa.»
{MC} annuisce.
«Se tu avessi saputo di tutta questa storia due, tre giorni fa, cosa avresti fatto?»
«Non …» {duxdota} si interrompe; abbassa lo sguardo; si butta anche lei sul letto, supina.
«Non me ne sarebbe fregato un cazzo, vero?»
{MC} annuisce.
«Era questo che mi volevi dire prima, vero?»
«Anche.»
«“Anche”. “Anche”. “Anche”. È sempre “anche” per te.»
«È sempre “anche” per tutti. Anche quando pensiamo che ci sia un motivo, un vero motivo. A guardar bene, c'è sempre un “anche”. E magari un altro, ed un altro, ed un altro. E magari uno di questi è come il primo, ma non è lo stesso del primo.»
{duxdota} non risponde, rimane a guardare il soffitto, a studiare le ombre che le luci di fuori vi proiettano, ondeggianti.
«Perché mi hai chiesto se mi interessava la contessa?» chiede {MC}
{duxdota} si volge dalla parte opposta a lui.
«Sí, va bene, ho capito.» risponde senza rispondere.
{MC} non insiste, sa che basterà aspettare.
«Volevo che mi dicessi di no.» la giovane dice, infine «Volevo che mi dicessi che ti bastavo io e che non vedessi nemmeno le altre donne. Se davvero sono la bomba erotica che dici che sono, in confronto a me le altre non dovrebbero nemmeno fartelo rizzare.»
Tace. Poi riprende, e la sua voce è salita di tono, comincia a manifestare una carica di rabbia.
«Voglio scoparti sotto i suoi occhi. Voglio che veda come godo quando lo facciamo. Voglio vederla rosicare perché io posso scoparti quando voglio e lei no, voglio dirglielo in faccia, che potrà solo vedere cosa si sta perdendo.»
Si volta improvvisamente verso di lui.
«No, la verità è che voglio vederti mentre la scopi, voglio vederla perdere la testa, un orgasmo dopo l'altro, fino a diventare la nostra schiava, e da schiava voglio trattarla. Voglio pisciarle in bocca costringendola a bere tutto, fino all'ultima goccia, mentre tu la inculi,» {duxdota} si sfila i boxer, gli monta a cavalcioni, e sentendo la sua erezione crescere, la prende in sé senza esitazione, e comincia a cavalcarlo con crescente foga «voglio farla venire sotto le mie frustate mentre tu le torturi i capezzoli, voglio infilarle un pugno su per la fica fino a rendergliela inutilizzabile, voglio masturbarti mentre la scopi, voglio sentire il tuo sperma sulla mia mano mentre le vieni dentro. Aaah.»
Il suo orgasmo è rabbioso, violento, esaustivo, ed interrompe le sue fantasie di vendetta. Senza fiato, senza piú energie, crolla di nuovo sul petto di lui, che la abbraccia, un braccio dietro le spalle, uno sulle natiche, a tenerla con sé mentre con le ormai solite calme spinte le massaggia con la propria erezione la vagina pulsante.
«Che cosa mi succede, {MC},» chiede lei quando riprende fiato «ho pensieri strani, che non sento … no, vorrei che non fossero miei, ma non riesco a scappare.» solleva il busto, ricomincia a muoversi, ma con calma «Quando mi hai detto della verginità … lo sai qual è stato il mio primo pensiero? “Voglio procurarti delle vergini da deflorare.”»
{MC} si solleva, la aiuta a sistemarsi nella posizione del loto, la abbraccia stretta.
«Non sarebbe la stessa cosa.» le mormora all'orecchio.
«Lo so. Lo so. È follia pura, ma voglio vederti felice, e se iniziare una donna al sesso può farti felice, io voglio aiutarti con quello. Se scopare con la contessa può farti felice, voglio vederti scopare con la contessa.»
Lui la ferma, baciandola.
«Guarda che la contessa diceva che io sarei rimasto a farmi le seghe mentre tu ti scopavi mezzo mondo, non il contrario.»
«Scemo.» gli solleva il mento per guardarlo negli occhi «Io voglio fare l'amore. Voglio fare l'amore. Voglio fare l'amore con te. Voglio stare cosí, con te dentro, a parlare. Voglio poter parlare, parlare di tutto, senza preoccuparmi di come verrò giudicata, di cosa penseranno di me, di cosa diranno di me. E voglio sapere perché posso farlo solo ora, solo con te.» è lei stessa a distogliere lo sguardo «No, lo so, te l'ho detto io stessa, e ora non ci credo nemmeno io, non ci credo, è stato cosí … cosí repentino, cosí improvviso, cosí …» nasconde il viso contro la spalla di lui «Cosa succederà quando passerà l'effetto del colpo di fulmine? Sarà ancora cosí bello farlo con te? O mi farai ribrezzo, mi farò ribrezzo per come mi sono lasciata andare con te?» volta la testa verso il collo del compagno «Ma tu hai già pensato a tutto questo, vero? Críchi-críchi-críchi i tuoi ingranaggi nel cervello stanno tutto il tempo lí a pensare, a ragionare, cosa significa questo, cosa significa quello, come mi metto in guardia da, come mi difendo da, cosa potrà succedere, come dovrò reagire?»
«Gli ingranaggi del mio cervello sono ben oliati, non fanno tutto questo rumore.»
{duxdota} scoppia a ridere, lo spinge giú, torna a sdraiarsi su di lui, la risata si trasforma in pianto.
«Ho paura, amore, ho paura per il nostro futuro, per quello che potrà succedere, ho paura per noi, per me, per quello che sentirò io quando il velo sarà squarciato, per quello che ci faranno se rendiamo pubblico il successo della nostra relazione, ho paura per mio padre, per quello che stanno complottando alle sue spalle, per quello che sta complottando lui alle loro. Perché dobbiamo vivere in un periodo cosí di merda?»
«Perché altrimenti non ci saremmo conosciuti.»
«Sei uno scemo.» {duxdota} torna a sedersi, tirando su col naso. {MC} le indica il mobiletto che funge anche da comodino, e lei apre il cassetto, trovandovi un pacco di fazzoletti. Soffiandosi rumorosamente il naso, completa. «Ma sei il mio scemo preferito.» Pesca un altro fazzoletto per asciugarsi gli occhi, soffiarsi il naso di nuovo. «Non è giusto però che solo io sia cosí uno straccio per te.»
«Amore,» e sentendoglielo dire per la prima volta, {duxdota} diventa rossa come un peperone «io ho già avuto anni per elaborare il colpo di fulmine.»
«Ma va' là.»
«OK, non anni.» ci pensa su «Un anno e mezzo?»
«Da prima che ci incontrassimo?»
«Da prima che tu sapessi chi fossi. No, da prima che io sapessi chi fossi tu.»
Lei ride. «Cos'è, m'hai visto pisciare in un angolo buio in strada e ti sei detto “questa è la donna della mia vita”?»
«No,» controbatte sereno «t'ho visto a mare.»
«A mare?» {duxdota} ci pensa su un momento «Per favore dimmi che non …» ma lui ha già cominciato a reiterare «Miss “fotte cazzi, voglio un'abbronzatura uniforme”.»
«Non lo dire!» lei cerca di tappargli la bocca con le mani, mentre lui farfuglia ridendo «E dofufi vdr gli ucchi di quî bmbini» si piazza indice e pollice di ciascuna mano a C davanti agli occhi, mimando degli occhiali, o occhi molto grandi «Zitto! Zitto!» insiste lei, mentre lui continua «dischi vo…»
{duxdota} incolla la bocca a quella di {MC}, infilandogli la lingua per farlo tacere. Lui accetta, e giocano insieme, finché lei non si stacca per riprendere fiato.
«Se ti può consolare, è meglio anche per loro che le prime fantasie erotiche siano nate da un paio di belle tette naturali come le tue piuttosto che le siliconate del porno.»
«Ma sta' zitto, stronzo.» arrossisce ancora lei, sollevandosi. «È per questo che ti sei innamorato di me? Perché mi hai visto con le tette al vento?» le sporge in fuori per sottolineare il punto.
«Belle tette, peraltro» insiste lui, palpandogliele.
«Smettila di distrarmi, mannaggia! Seriamente ti sei preso una cotta per le tette?» {duxdota} si pente subito della domanda, ma non fa in tempo a chiudergli la bocca.
«Anchgf»
«Il resto, porca puttana, dimmi il resto!»
«Amore, sei splendida, avevi un portamento, un modo di fare, come se … come se fossi la padrona del tuo destino. Ma non nella maniera arrogante di tante, “io sono io e voi non siete un cazzo”: piú a dire “non c'è nulla che il mondo potrà farmi per mettermi in ginocchio”. Non una principessa, ma un'avventuriera, una leonessa.»
«Con delle belle tette.»
«Con delle splendide tette. Memorabili.»
«Ti sei inventato una vita insieme a me?»
«No, non mi sono immaginato niente. Una bellezza solida come la tua non era arrivabile per me.» risponde lui, carezzandole le gambe.
«Solida?»
«Solida, sí, l'opposto di … vacua.»
{duxdota} sospira «E poi mi hai visto sedermi a tavola presentata come la figlia del …»
«No, e poi ti ho visto alle manifestazioni, mai la capopopolo, ma sempre informata, sempre capace di rispondere puntualmente alle domande dei giornalisti, senza esitare persino a dir loro che stavano facendo le domande sbagliate. Ed ho pensato: questa la fanno fuori se non tiene la testa bassa. E poi ti sei seduta a tavola al mio fianco, e mi son detto “ah, ecco”.»
Pugni sui fianchi, lei fa l'offesa: «“Ah, ecco”?» e poi subito «Ma chi prendo in giro, sono la prima a dire di essere una rivoluzionaria con il culo parato.»
«Sei una delle poche ad ammetterlo.»
Lei distoglie lo sguardo. «Non cercare di farmi sentire in colpa per le mie frequentazioni passate.» Poi si china di nuovo in avanti. È conscia del fatto che l'erezione di lui ha perso vigore. «Vuoi che scenda?» gli chiede.
«No, mi piace fare l'amore cosí, anche se non sono troppo su di giri.»
«Comunque non ci credo che non ti sei fatto nemmeno una fantasia su di me.»
«Oh me ne sono fatte tante, soprattutto nei giorni dopo averti visto la prima volta.»
Lei aspetta, fissandolo in silente attesa.
«No, no, no, no, ho interi tabulati di scenari erotici prima e dopo averti conosciuto, spesso rivisitati in piú occasioni. Non esiste che sto qui a descriverteli.»
Lei aspetta, fissandolo in silente attesa. Lui sospira. Enumera:
«La studentessa brillante ed intraprendente che litiga costantemente con il professore, Lo stesso scenario a parti invertite. La nuova vicina di casa che ha bisogno di una mano. Il nuovo vicino di casa che ha bisogno di una mano. Sconosciuti che si conosco a conferenze parallele.»
«Wow che scenari noiosi. Niente massaggiatrice olistica? Prostituta che ti inizia al sesso? Sacerdote di un culto orgiastico che sottomette un paese seducendone tutte le donne? Sacerdotessa di un culto orgiastico che elegge a suo partner?»
Lui ride.
«No, eh?» insiste lei «Solo cose che ti potevano veramente succedere, per realizzare il tuo sogno piccolo borghese di una vita di coppia legata da profondi sentimenti. Magari con il sesso anale come massima trasgressione.»
«E invece eccomi qui, a farmi insegnare il sesso da una troietta che ha visto piú cazzi di un cesso pubblico.» ghigna lui.
{duxdota} prende la provocazione di {MC} molto peggio di come lui abbia colto quella della giovane. Gli preme le guance con forza:
«Perchééééé mi hai ricordato di quella stronza. Perché. Io la ammazzo quella!»
«Oppure la lasci perdere e pensiamo a fare l'amore noi, cosí come ci siamo trovati.» la distrae lui, abbracciandola e costringendola a tornare a sdraiarsi.
Lei sospira, afflosciandosi.
«Sono cosí contenta di averti incontrato.» e dopo un lungo silenzio «Vorrei averti incontrato prima.»
«Io sono contento di averti incontrata ora, sono contento che tu ti sia aperta cosí completamente a me, nel corpo» spinge dentro di lei, le carezza l'ano «e nello spirito, sono contento che ci siamo finalmente trovati, cosí, cosí bene, e sono contento di poter costruire qualcosa con te, finalmente.»
Un battito. Due battiti.
«Devo fare pipí.» mugugna {duxdota}.
Un battito. Due battiti.
E mentre lui comincia, «Per favore, non …» nello stesso tempo lei sta dicendo «Sí lo so. Ma voglio che si sappia che mi sto forzando.»
Si alza come se dovesse spingere via a fatica un immenso macigno che le grava sul corpo,
«A casa nostra ci attrezzeremo opportunamente.» la incoraggia lui mentre lei si avvia verso il bagno.
«Voglio un intero sex dungeon.» commenta lei attraverso la porta aperta, mentre si siede sulla tazza.
«D'altra parte, le vergini da sacrificare alla mia virilità da qualche parte le dovremo pur tenere.» le fa eco lui.
La risata di lei è interrotta da un «oh mannaggia», e {MC} è subito alla porta del bagno.
«Tutto a posto?»
{duxdota} si sta guardando tra le gambe. «Fine del divertimento.» Alza lo sguardo per incrociare quello dell'uomo, e gli mostra due dita sporche di sangue. «Uff. Ho tutto a casa.»
«Vado a prenderti qualcosa alla notturna qui sotto.»
«Devo prendere anche la pillola.»
«Se la prendi domattina non cambia niente.»
«Perché sei cosí informato su queste cose?»
«Perché studio.»
«Come con il cunnilinguo.»
«Esatto.»
Lei lo guarda quasi con odio.
«Vedi se hanno le coppette.» e mentre lui esce dal bagno gli grida dietro «E passami il cellulare.»