Peperoni (ed altro) arrosto
Fuochi altrui, dal vivo e nel gioco
Qualcuno sta arrostendo peperoni. Gli effluvi della cottura invadono la nostra casa. L'odore è troppo pungente. Li stanno arrostendo male. La cosa mi dà doppiamente fastidio: non solo non mi arriva un buon odore, ma per giunta stanno rovinando i peperoni. (Sono un grande fan dei peperoni praticamente in qualunque forma, dal crudo ai peperoni ripieni, passando per ogni forma intermedia, da solo o ancora meglio in compagnia delle immortali melanzane, per le quali vado pazzo benché non le mangerei mai crude —a differenza dei peperoni.)
Ma non era di questo che volevo parlare
Nei duei giorni passati dalla precedente pagina di diario abbiamo avuto modo, con figliolanza e nipotame, di giocare nuovamente sia a Flash Point sia ad Aquanauts.
Ieri con mia figlia abbiamo ritentato una partita a Flash Point con lo stesso equipaggio che giorno 29 ci aveva portato alla “vittoria perfetta” (10 vittime salvate, usando operatore, generalista, paramedico e specialista di salvataggi), nella speranza di ripetere l'exploit.
Come immaginavo, non è andata altrettanto bene: stavolta, la fortuna ci ha sorriso di meno, ed abbiamo subito una perdita (il gatto!), pur riuscendo a salvare le altre 9 vittime. La perdita del gatto è avvenuta nei primissimi turni, a causa di una sfortunata distribuzione iniziale delle potenziali vittime e di un avanzamento dell'incendio proprio a loro sfavore. Ed anzi, nella sfortuna siamo stati fortunati, visto che oltre al gatto nei primissimi turni sono stati travolti dal fuoco altri due “punti d'interesse”, che però per fortuna erano falsi allarmi.
Oggi abbiamo approfittato di una visita delle nipoti a pranzo dai miei per giocare ancora, prima ad Aquanauts per illustrare il gioco alla grande (che non aveva ancora avuto occasione di conoscerlo, e nonostante una partenza un po' goffa —prevedibile per chi gioca per la prima volta e non ha ancora chiari tutti gli aspetti del gioco— è riuscita ad arrivare seconda —per un pelo), e quindi a _Flash Point, cominciata pur sapendo che le nipoti sarebbero probabilmente dovute andar via prima di concludere la partita, contando che comunque —essendo il gioco cooperativo— avremmo eventualmente potuto finire senza di loro.
Stavolta abbiamo provato un equipaggio leggermente diverso, usando il capitano invece del generalista, sperando di poter sfruttare le sue “azioni di comando” per velocizzare il lavoro degli altri due pompieri “sul campo” (l'operatore raramente è opportuno si muova dall'autopompa).
Le ragazze ci hanno dovuto lasciare dopo la seconda vittima salvata, ed io e mio figlio abbiamo poi proseguito la partita. Non è andata bene: siamo riusciti a salvare 5 persone, perdendone una, ma la casa è crollata letteralmente il turno prima che riuscissimo a condurre fuori le ultime due. Non bene, ma comunque meglio rispetto alle nostre prime partite, quelle in cui non avevamo ancora scoperto il potere dell'operatore e se proprio ci andava bene riuscivamo a tirarne fuori 4 prima che la casa venisse giú.
E questo mi sta portando ad alcune riflessioni (che farò in separata sede), su alcune differenze importanti negli stili di apprendimento di giochi diversi.