NB: L'articolo è scritto mettendo l'accento sul duopolio VISA/Mastercard per la questione della censura, ma da alcuni recenti aggiornamenti (come questo su itch.io, e le dichiarazioni di Mastercard come riportato da Liam in GamingOnLinux), le pressioni sembrano venire piuttosto da intermediari come PayPal o Stripe, anche se non è stato esplicitamente dichiarato da chi. Il punto saliente rimane. Per semplicità non ho modificato il testo, limitandomi ad aggiungere questa nota in cima. Sentitevi liberi di sostituire l'espressione «il duopolio VISA/Mastercard» con «il duopolio PayPal/Stripe» o altra espressione analoga.

Come ormai un po' tutti sapranno, il duopolio VISA/Mastercard ha mandato un ultimatum alla Valve e poco dopo ad itch.io perché rimuovessero certi “contenuti problematici” (leggi: videogiochi per adulti) dai loro negozi online (per la Valve si tratta ovviamente di Steam), ufficialmente dietro pressione della lobby australiana Collective Shout di “femministe” di destra con alle spalle una lunga sequenza di attacchi di discutibile fondamento che mettono fortemente in dubbio la loro effettiva conoscena del materiale che criticano, non diversamente dalla sfilza di richiesta di messe al bando di libri negli Stati Uniti negli ultimi anni, guidata principalmente da 11 persone che dietro la pretesa di “proteggere i bambini” nascondono la loro e .

Sorvolando sul fatto che l'iniziativa di Collective Shout è quasi certamente solo una scusa (la censura finanziaria non è una novità), e che un duopolio come quello VISA/Mastercard non può permettersi di sindacare su cosa si possa o non possa comprare (eventuali contenuti illegali andrebbero segnalati agli opportuni servizi di polizia, nazionale ed internazionale), argomenti di cui eventualmente tratterrò altrove in un altro momento, qui ed ora mi trovo invece a parlare della peculiare influenza che questa mossa ha avuto su di me.

A seguito di questa scelta, mi sono infatti affrettato (già troppo in ritardo in verità) a fare una copia della mia libreria di itch.io, per la qual cosa ho usato (dopo averne ampliato le funzionalità) un programmino apposito sviluppato da DragoonEthis, scoprendo (senza troppa sorpresa in verità) di essere a corto di spazio su disco.

Dico «senza troppa sorpresa» perché già da tempo guardavo diminuire lo spazio al crescere delle mie librerie Steam e GOG con la netta sensazione che presto avrei dovuto all'espansione dello storage dedicato allo scopo, rimandando sempre piú per pigrizia che per questioni economiche, e ricorrendo piuttosto a piccoli sotterfugi per evitare di dovermi preoccupare troppo.

Cosí, come avevo già fatto nel farmi una copia della mia libreria GOG, il primo passo è stato togliere dalle mie copie tutto ciò che era solo per Apple, di cui non me ne faccio niente, a differenza della roba per Windows, che posso comunque usare sotto emulazione qualora non vi sia una versione nativa per Linux o quella nativa non abbia la necessaria qualità. Questo mi ha permesso di completare l'archiviazione della mia libreria itch.io, lasciandomi però con pochissimo spazio libero (un paio di decine di GB) sui dischi fissi del mio serverino domestico dedicati allo scopo.

Una particolarità della mia libreria itch.io è di essere costituita in massima parte da raccolte comprate “un tanto al chilo”. Questo comporta, tra l'altro, che in realtà non so nemmeno io cosa ho comprato (salvo quei due/tre titoli su cui mi è cascato l'occhio al tempo, e che mi hanno portato a comprare la raccolta —e di cui a volte mi sono persino dimenticato). Scaricarmi la suddetta libreria è stato quindi anche un'interessante viaggio di scoperta: continuo a non sapere cosa ho (per lo piú), ma qualche titolo mi è capitato sotto mano.

Uno di questi, a cui si sono molto appassionati anche i miei figli, è DELVE, che appartiene ad una categoria di giochi che io non sapevo nemmeno esistesse: map making, ovvero giochi il cui scopo principale è disegnare una mappa, una categoria di giochi emersa recentemente e di cui l'esponente piú famoso è probabilmente The Quiet Year (“L'anno tranquillo”). Curiosità: nonostante non sapessi che esisteva la categoria di giochi, è forse proprio a questa categoria che appartiene il gioco che a tempo perso sto progettando con mio figlio (e che probabilmente non vedrà mai la luce del sole).

Il gioco è caldamente raccomandato (per chi preferisse prospettive diverse, la stessa autrice propone anche RISE, “dalla parte dei mostri”, ed UMBRA, che ha come tema lo spazio, e sarebbe quindi in diretta competizione con il nostro “L'Astronave” se noi l'avessimo finito), ma non è di questo che volevo parlare (quando ne scriverò una recensione, cercherò di ricordami di mettere qui un link).

Per cercare di liberare spazio e poter continuare a gestire le mie copie private con serenità, ho deciso di fare un po' di pulizia anche nei miei archivi multimediali. Conscio del fatto che questo non sarebbe bastato, ho anche comprato dei nuovi dischi fissi piú capienti, con i quali sostiuirò l'attuale soluzione di “stoccaggio” dei miei archivi. Le “pulizie di primavera” (anche se ormai siamo in piena estate) hanno comunque priorità —se non altro nella speranza di dover travasare meno dati dal vecchio storage al nuovo.

(Promemoria: in un mondo dove la permanenza dei contenuti online diminuisce invece di aumentare, dove la promessa dei servizi di streaming di sostituire la “pirateria” è morta sulla realtà della volatilità dei loro contenuti e del geoblocking, mantenere copie private di tutto ciò che interessa non è solo opportuno, ma lo potremmo addirittura chiamare un dovere morale. Se qualcosa si salverà della produzione artistica e culturale degli ultimi cinquant'anni, sarà in gran parte grazie ad iniziative di archiviazione malviste dalla MAFIAA del copyright, come l'Internet Archive e le nostre copie personali per le quali paghiamo peraltro ogni anno spropositati oboli alla SIAE et similia.)

I miei archivi sono piuttosto estesi, per cui al momento mi sono limitato a riordinare e ripulire la mia collezione di film, un processo che ha comunque preso qualche giorno, ed alla fine del quale, nonostante siano stati eliminati duplicati e film che non mi interessavano, mi sono ritrovato con meno spazio libero di prima —la magia intrinseca di questo processo, credo. E come per i videogiochi, il passare al setaccio questa collezione ha fatto emergere perle che non ricordavo di avere, tra le quali segnalo in particolare Nimona, che potrete vedere su Netflix finché non verrà tolto, cosa che potrebbe facilmente succedere in un futuro neanche tanto lontano vista la piega reazionaria che sta prendendo la politica un po' ovunque, ed in particolare negli USA.

La visione del film è caldamente raccomandata (anche di questo ho intenzione di scrivere una recensione, sperando sempre di ricordarmi di mettere qui poi il collegamentopotete leggere qua la mia recensione), ma non è nemmeno di questo che volevo parlare (nonostante il titolo di questo articolo, e certi aspetti della classificazione del film di cui discuto nella recensione che sono abbastanza certo non siano slegati dalla linea censoria con cui ho aperto il discorso).

Ho sempre avuto una certa “fissa” per conservare tutto. Ricordo che anche da piccolo (non troppo piccolo: diciamo dalla preadolescenza in su) conservavo giochi e giocattoli anche mezzi rotti, tutto il mio materiale di lettura e di studio, ed arrivavo persino ad immaginare possibilità fantascientifiche di “archiviazione” della realtà (immaginate una sorta di foto da cui si possa ricostruire l'intero ambiente fotografato —è sempre rimasto un problema irrisolto la questione degli esseri viventi però), e da ben prima di avere figli ero già preoccupato di quanto della realtà in cui sono cresciuto io loro non avrebbero potuto fare esperienza (sí, ne ho già parlato).

Oggi per fortuna molta di questa mia ossessione archivistica consuma meno spazio fisico (grazie all'aumento della densità di archiviazione dei supporti), ed è concentrata su contenuti informatici (mia moglie potrebbe avere qualcosa da obiettare, portando a testimonianza certi miei indumenti “da casa” piú buchi che tessuto).

Ed improvvisamente, con la piega che ha preso internet negli ultimi 10–15 anni, e con la piega che ha preso la politica nazionale ed internazionale, questa mia ossessione, nonché lo spensierato accumulare di risorse prese chissà dove e chissà quando, sono diventate atti di resistenza. Un piccolo (qualcuno direbbe insignificante) atto di resistenza, promosso da un desiderio o interesse prettamente personale, ma comunque un atto di resistenza.

E penso che se è pur vero che servirebbe un movimento di resistenza piú ampio, possibile con una valida rappresentanza politica, è anche vero che questi piccoli atti di resistenza sono qualcosa che possiamo fare fin da subito, già qui ed ora.

E ne vale assolutamente la pena.