Di cosa parliamo

Ho appena finito di “recuperare” roba di 20 e passa anni fa, che ho deciso di classificare come lacerti, dedicando a loro una apposita sottorubrica della mia valvola di decompressione aspirante letteraria, sottorubrica che rimarrà sostanzialmente vuota perché questi lacerti, per i quali ho adottato il plurale neutro latino lacerta giusto per sfizio, sono appunto bozze incomplete, frammenti, e pertanto non pubblicati.

Il lavoro mi ha preso piú giorni, ed è consistito nell'aggiornamento dei sorgenti (dal ConTeXt ed un po' di LaTeX al Markdown in salsa ikiwiki necessario per l'integrazione con il Wok) e nel recupero delle informazioni su quando e quanto avessi lavorato ai rispettivi file, rallentato purtroppo dalla fine delle ferie.

Si tratta complessivamente di 32 lacerti veri e proprî, piú un indice che ne raccoglie i piú, e che piuttosto che “tradurre” ho deciso di riscrivere in forma consona al Wok. Le date delle loro scritture e modifiche vanno dal 1998 al 2008, anche se i sorgenti piú vecchi sono datati al 2000, e l'unico motivo per cui ho potuto documentare date ancora precedenti è perché in alcuni commenti avevo anche annotato la data del commento stesso, pur non avendo piú i sorgenti “d'epoca”, che in alcuni casi ricordo essere stato scritti in WordPerfect, ed essere andati perduti, insieme ad alcuni documenti che mai furono convertiti in linguaggi della famiglia del TeX, in un fallimento di disco fisso avvenuto intorno al 2010, a causa di una impropria gestione delle copie di backup (per la qual cosa ancora mi mangio le mani, ma questa è un'altra storia).

Ne è valsa la pena?

Questa forse è la vera domanda interessante. Sorvolando su alcuni dettagli minori (come l'insufficienza espressiva del Markdown che mi ha costretto a fare alcune scelte di cui non sono totalmente convinto, e che mi ha fatto rimpiangere di non stare usando AsciiDoctor come formato su questo sito), l'esperienza è stata sicuramente interessante.

Mi ha dato l'occasione di rileggere questi brani scritti da un me molto piú giovane ed ingenuo, che fanno a volte quasi tenerezza con la loro goffaggine, il loro abuso del discorso diretto, e quell'inevitabile spirito adolescenziale che continua ancora ad traspirare dappertutto.

Buona parte del materiale è, diciamocelo, sostanzialmente irredimibile. Vuoi perché troppo adolescenziale, vuoi perché spesso buttato giú seguendo semplicemente un'impressione del momento, senza però aver sviluppato abbastanza l'idea all'epoca da poter dire quale fosse esattamente questa impressione (anche quando mi sono premurato di lasciare nei commenti qualche indizio a cosa l'avesse ispirato), vuoi perché l'ispirazione per quel particolare percorso è completamente svanita, vuoi perché sinceramente il punto di partenza con cui stavo lavorando era semplicemente troppo immaturo, la maggior parte di quello che ho scritto all'epoca è meglio che rimanga nascosto, per sempre.

E nonostante tutto, qualcosa che si salva c'è.

Tra i lacerti per esempio ho ritrovato il germe narrativo di un'opera che ho poi cominciato a pubblicare qui ad episodi, dopo aver abbandonato l'idea iniziale di scriverlo alternando tra due linee temporali (una passata ed una “presente” —l'unica rimasta, fatti salvi alcuni piú tradizionali flashback). Al di là del suddetto lacerto, peraltro, ho ancora un sacco di materiale già pronto per il Gan'ka quello che mi manca è l'energia (e forse l'ispirazione) per costruire i ponti per integrarlo con ciò che ho pubblicato finora.

Di altri lacerti, che ho riletto con soddisfazione, so che non li riprenderò semplicemente perché mi sono ormai un po' allontanato da quel mondo, anche se mi era molto piaciuta l'impostazione; è questo ad esempio il caso del tentativo di raccontare un'avventura DnD intrecciando le vite dei personaggi e quelle dei giocatori —sorvolando sulla necessità di riscrivere pesantemente la “cornice”.

Ve ne sono alcuni per i quali continuo ad essere molto legato all'idea.

Uno di questi ha forse già ritrovato inconsciamente una nuova forma: una bozza su cui ho cominciato a lavorare qui sul Wok nel 2019, pensata come storia nuova, ma che partendo da una premessa molto diversa e meno fantastica (seppur comunque irrealistica), arriva ad affrontare temi simili a quelli del lacerto. Rileggendo oggi il lacerto, non ho potuto fare a meno di riscontrare le somiglianze, fissando finalmente una incerta sensazione di déjà vu che avevo avuto durante la stesura del nuovo brano.

Un altro aveva già avuto all'epoca un tentativo una riscrittura, saltando quella parte iniziale su cui spesso avevo (e spesso ho tutt'ora) la tendenza ad arenarmi. Curiosamente, questo è l'unico lacerto in cui la seconda versione è distinta dalla prima invece di averla soppiantata (la seconda si chiama letteralmente MK2). Ed ancora piú particolare, alla stessa “storia” appartiene un terzo lacerto, in cui avevo cominciato a narrare un evento di molto successivo: una scelta alquanto inusuale, visto che per tutti gli altri avevo preferivo mantenere il materiale riguardante la stessa storia nello stesso file, anche in presenza di salti temporali da riempire in seguito (forse per questo ho fatto un'eccezione a causa del “raddoppio” della prima parte?). Ed anche questa è una storia di cui mi è rimasta voglia.

(In verità, esiste almeno un'altra storia che è “distribuita” tra due lacerti, cronologicamente molto distinti; ma per questo la distinzione è stata fatta perché la seconda componente è nata in seguito, pensata come una variante da sviluppare in una storia a sé stante; poiché però la prima non è mai andata oltre la premessa comune, di fatto mi ritrovo tra le mani una singola storia, di cui purtroppo alcuni pezzi sono andati perduti nel già citato fallimento di dischi fissi e backup.)

Infine, tra quelli da salvare si trova il lacerto che forse piú di tutti mi ha spinto a questa operazione, poiché proprio in questi giorni, non ricordo nemmeno come o perché, sono stato colto dall'ispirazione su una possibile strada da far prendere alla storia.

Complessivamente, su quelle che sono 29 o 30 storie, ne conto almeno 6, e forse anche 7 o 8, che si potrebbero salvare Foss'anche solo per quelle, vale la pena aver fatto il lavoro per tutte.

(Ma chi voglio prendere in giro? Con la mia ossessione per la memoria, ne sarebbe valsa la pena anche se tutto fosse stato trascurabile. Non a caso ancora mi sto mangiando le mani per quello che ho perso.)

Le storie infinite

È ormai assodato da tempo che finire non è il mio forte. Salvo pochi brevi racconti, tutto il resto di ciò che scrivo o che ho scritto di narrativa è rimasto incompleto, in varî stati di sospensione (abbandonato, in pausa, in attesa di ispirazione, in attesa di tempo). Della maggior parte non ho nemmeno cominciato una serializzazione che potrebbe renderne pubblici i primi episodi, una scelta motivata dalla necessità di poterne rivedere “serenamente” i contenuti, senza preoccuparmi che ad eventuali lettori o lettrici interessati sfugga un aggiornamento (anche perché, non rendendo pubbliche le pagine, è molto difficile che vi siano eventuali lettori o lettrici interessati).

Penso a volte che sarebbe interessante trovare un modo per “pubblicare le cose senza pubblicarle”, mantenendo per le stesse una percezione di instabilità: cosa che peraltro è già vera sostanzialmente per tutto ciò che ho scritto che non sia di narrativa. Per qualche motivo, però, per la narrativa mi rimane “impensabile” che, una volta resa pubblica, una pagina possa essere poi alterata in maniera significativa; eppure, per quale motivo la narrativa dovrebbe essere piú immutabile della … saggistica?

Un secondo problema è quello che, come ho già osservato, ho da tempo scelto di cominciare a scrivere in medias res, per evitarmi di arenarmi sull'incipit quando la vena creativa è altro —anche quando l'opera non è intesa cominciare da dove comincio a scrivere. E questo pone un problema: se anche la parte intermedia già scritta si potesse considerare pronta alla pubblicazione, come si potrebbe “serializzare” la parte pronta, quando non è noto il “numero progressivo” delle scene? (È abbastanza ovvio che il problema si pone sostanzialmente per le opere piú corpose.)

E cosí rimane tutto non solo incompleto, ma anche privato. Ma speriamo che almeno stavolta il materiale non andrà perduto, almeno per me.