L'assordante silenzio dei libertoloidi (sedicenti libertarti ed anarco-capitalisti) sulla catastrofica perdita di diritti sanitari negli Stati Uniti (accompagnata da una esplicita minaccia di proseguire sulla strada della restaurazione integralista contro l'omosessualità e la mescolanza razziale) è l'ennesima dimostrazione che le loro presunte aspirazioni libertarie altro non sono che un ipocrita paravento dietro cui non nascondo altro che il desiderio di abusare del proprio potere.

Dopo due anni passati a fare una rabbiosa campagna contro l'obbligo vaccinale o di indossare la mascherina, il “meglio” con cui riescono a uscirsene è cercare di mettere sullo stesso piano tali obblighi con la proibizione dell'aborto. Non una parola a favore del diritto all'aborto, o —da gente che non perde occasione di parlare di mercato nero— sul fatto che la proibizione non impedirà che vengano fatti, ma causerà un drammatico aumento dei rischi per chi tenta la procedura.

L'ipocrita discrepanza non è solo indice di una incoerente e superficiale idea di libertà, o della con-fusione tra il diritto all'autodeterminazione dell'individuo (necessariamente limitato già internamente dall'applicazione del medesimo agli altri) e l'individualismo (ovvero la superiorità dell'interesse proprio su quello altrui, che inevitabilmente genera conflitto), ma è anche —se non soprattutto— frutto di una ben piú radicata (e concedendo il beneficio del dubbio, possibilmente inconscia) adesione a quell'idea che il mondo anglofono esprime con il trittico «might is right», rivestito in salsa economica: è il censo (ovvero il potere economico) a determinare la possibilità di esercitare i proprî diritti.

Non è un caso che il pensiero libertario capitalista di stampo statunitense (che ha finito con il corrompere e soppiantare anche il pensiero anarchico comunitarista piú prettamente europeo) si sia sostanzialmente liberato del termine “anarchismo”: laddove la parola anarchia sottolinea l'assenza di potere dell'uomo sull'uomo (e quindi l'impossibilità di abusarne), l'accento invece sul concetto incoerente e contraddittorio di libertà permette loro di costruire un'intera filosofia della giustificazione dello sfruttamento che ha piú somiglianza con l'Arbeit macht frei appropriato dai nazisti che con il pensiero di Errico Malatesta.

La salute (non) è un diritto

L'aberrante tentativo di tracciare paralleli tra gli obblighi comportamentali in pandemia e la proibizione dell'aborto si traduce in un unico pensiero: la salute non è un diritto.

Ogni atto o comportamento che metta a rischio altre persone è una violazione del loro diritto (negativo) alla vita ed alla salute. In quanto tale, è quindi inquadrabile come aggressione violenta, e dovrebbe pertanto essere obbligo morale della persona che lo compie o adotta prendere anche ogni precauzione possibile per evitare conseguenze negative per gli altri.

Ed in realtà di questo i libertoloidi sono ben coscienti, motivo per cui, invece di limitarsi ad obiettare all'imposizione dell'obbligo, preferiscono battere il tamburo sulla presunta inefficacia delle misure adottate, sorvolando ovviamente sulla responsabilità dei loro stessi comportamenti in violazione di quelle stesse norme, o delle pressioni esercitate fin dall'inizio della pandemia dal potere padronale per castrarne l'efficacia nella misura in cui minavano specifici interessi economici: che lo scopo non sia davvero determinare se ed in che misura tali misure siano efficaci (o perché non lo siano come atteso benché di dimostrata effficacia in ambienti controllati), bensí trovare una giustificazione a difesa della scelta (altrimenti eticamente criticabile) di non adottarle, emerge in particolar modo dalla frequenza con cui finiscono con il sottolineare che “sono le persone a rischio che si devono difendere”, proponendo peraltro (coerenza, questa sconosciuta) l'adozione di quelle stesse misure di cui fino ad un attimo prima negavao l'efficacia (efficacia peraltro spesso legata proprio all'adozione collettiva delle misure stesse2, e quindi inficiata proprio dalla scelta dei “non a rischio” di non adottarle).

Scaricare sugli altri la responsabilità della difesa dalle proprie azioni (“non sono io che non devo sparare verso di te, sei tu che ti devi mettere il giubbotto antiproiettile”) è la marca caratterisca dell'individualista e la negazione del diritto altrui: rifiutarsi di adottare comportamenti che riducano il rischio altrui è la negazione del loro diritto all'autodeterminazione.

Questa perversione del pensiero etico si riflette su ogni manifestazione dell'azione umana. Come per la pandemia, ad esempio, il caso è uguale per il cambiamento climatico: dalla negazione dello stesso (finché i dati non diventano incontroveribili) alla negazione del contributo antropogenico allo stesso (per evitare l'implicazione etica della violenza del disastro ambientale3), per finire lamentando che il problema non è il cambiamento climatico in sé e l'aumentare e peggiorare degli eventi estremi ad esso associato, ma il mancato aumento della “resilienza”: il problema non sarebbe quindi che la distruzione dell'ambiente causi danni irreparabili a miliardi di persone, ma che questi miliardi di persone non si siano premurate di difendersi da questi danni, deresponsabilizzando chi di tali danni è causa (coscientemente o meno che sia).

Il filo conduttore è quindi sempre il medesimo: lo scaricamento sugli altri delle conseguenze del privilegio acquisito a loro danno, la deresponsabilizzazione in nome di una fantomatica libertà, il tutto mascherato dietro la pretesa che un “libero mercato” saprebbe prendersi cura di queste cose, trascurando il valore nullo (se non negativo) che l'etica ha nel famoso “libero mercato”, ed intenzionalmente negando l'incapacità dello stesso di rappresentare i costi delle esternalità, ovvero proprio del danno causato a terzi4.

Il negazionismo pandemico (nella forma dell'obiezione all'obbligo ed alle restrizioni), cosí come quello climatico, non nascono quindi da un'etica dell'autodeterminazione (che richiederebbe in primis il riconoscimento della stessa agli altri, ed a fortiori la spontanea limitazione delle proprie azioni per evitare di violarla, consciamente o inconsciamente che sia), bensí proprio dalla sua negazione.

Non sorprende quindi che la soppressione5 del diritto all'aborto sia accolta senza un levata di scudi confrontabile con quella delle restrizioni imposte per contrasto alla pandemia: il diritto all'aborto (soprattutto nella forma sancita dal ribaltato Roe v. Wade) è una questione di autodeterminazione (della madre) e non è quindi difendibile da chi costruisce la propria etica sulla negazione del diritto altrui.

Taciamo poi dei penosi tentativi di contrapporre il diritto di autodeterminazione della madre con quello del feto, non solo perché gli eventuali diritti di una persona non ancora nata non possono prevalere su quelli di una persona in vita6, ma perché la sentenza ribaltata è in realtà estremamente “cauta”: il diritto è infatti sancito senza interferenze dello Stato solo nel primo trimestre, ben lungi dal tempo in cui il feto abbia la possibilità di sopravvivere anche separato dal corpo della madre.

I corpi degli altri non hanno valore.

Il censo come strumento di potere

Ovviamente, la negazion del diritto, in tutta questa filiera, non è assoluta, ma relativa; ed il cardine della garanzia del diritto è il censo.

Al di là delle parole, infatti, l'intera filosofia libertaria individualista, di stampo “anarco”-capitalista7, non solo è fondata sulla giustificazione del potere economico e del suo abuso, ma è di piú mirata a costruire una realtà dove questo è la determina del diritto: è il censo (e nient'atro) a determinare chi (e quanto) può difendere la propria vita da aggressioni ed eventi estremi, e chi no; è il censo (e nient'atro) a determinare chi (e quanto) può difendere i proprî beni da furti e danni esterni, e chi no; è il censo (e nient'atro) a determinare chi (e quanto) ha accesso all'essenziale per vivere (cibo, vestiario, protezione dagli elementi, sanità, istruzione) e chi no; ed è sempre il censo (e nient'altro) a determinare chi (e quanto) può agire contro gli altri, a difesa dei proprî diritti o anche solo dei proprî interessi, contro i diritti degli altri (di censo inferiore).

Scriverò altrove ed in maniera piú specifica ed approfondita su questo aspetto8, e di come ogni pretesa di equilibrio per un sistema fondato su questo sia —nella migliore delle ipotesi— utopistica, ma il nesso con il negazionismo dovrebbe essere evidente: in pandemia, è il censo (e nient'altro) a determinare chi può adottare comportamenti atti a difendere sé stesso, anche in violazione dei diritti degli altri; è il censo (e nient'altro) a determinare chi ha accesso alle cure mediche necessarie alla sopravvivenza; con il cambiamento climatico, è il censo (e nient'altro) a determinare chi può preservare (ed accrescere!) il proprio a discapito dell'altrui, è il censo (e nient'altro) a determinare chi ha accesso alle risorse necessarie per mantenere condizioni ambientali di vivibilità; ed infinie per l'aborto, è il censo (e nient'altro) a determinare chi può avervi accesso senza mettere a repentaglio la propria salute.

La prossima volta che qualcuno vi parlerà dell'importanza della libertà, ricordatevi quindi della sintesi fornita da Bertrand Russell:

Advocates of capitalism are very apt to appeal to the sacred principles of liberty, which are embodied in one maxim: The fortunate must not be restrained in the exercise of tyranny over the unfortunate

I difensori del capitalismo sono molto inclini all'appellarsi ai sacri principî della libertà, che sono raccolti in una massima: il fortunato non deve essere trattenuto dall'esercitare tirannia sopra lo sfortunato

Bertrand Russell, Freedom in Society (Essay 13 in Sceptical Essays)

Pensiero pilotato

Infine una postilla, piccoli indizi che la discussione sul tema, almeno in quegli spazi, sia “pilotata”; uno dei primi commenti che ho visto sulla questione non riguardava (ovviamente) il diritto all'aborto, bensí la reazione del governo statunitense, e le parole di critica usate nei confronti della decisione: “immaginate se a criticare cosí la Corte Suprema fosse stato Trump”, insinuando che ci sarebbe stata una “levata di scudi” contro il governo Trump se si fosse permesso di andare contro la Corte Suprema.

Il commento è talmente indecente che non sono nemmeno sicuro da dove cominciare per un discorso organico: dal fatto che il governo è stato criticato, ma per la sua imbellità e clemenza piuttosto che per la critica? dal fatto che Trump ha criticato l'operato della Corte Suprema ogni volta che non si allineava con i suoi interessi? dal fatto che l'attuale composizione della Corte Suprema è sostanzialmente allineata con Trump ed i Repubblicani? dal fatto che almeno due del giudici nominati sotto Trump hanno mentito, in fase di insediamento, proprio sul tema dell'aborto? dal fatto che almeno uno degli altri giudici è compromesso dal coinvolgemento della moglie nel tenativo di sovvertire il risultato delle ultime elezioni presidenziali statunitensi?

Ma in realtà non vale nemmeno la pena di tentare di fare un discorso organico di esegesi o critica del commento, perché non è altro che uno specchietto per le allodole, con lo scopo precipuo di sviare la discussione da una possibile critica alla decisione in sé alla critica delle reazioni.

Gente che ha speso immani energie a criticare la persecuzione giudiziaria nei confronti di Julian Assange ed il silenzio dei media su tale ingiustizia non ha improvvisamente nulla da ridire su una decisione che priva di diritti milioni di persone, ed anzi preferisce dedicarsi a dare addosso a chi la protesta, con accuse di ipocrisia se non sono insorti contro le restrizioni.

E sinceramente, se sei cosí appassionato nel denunciare violazioni di diritti e mancanze giudiziarie, ma improvvisamente per alcune specifiche preferisci criticare chi le critica piuttosto che proseguire sulla stessa strada, le possibilità sono due (e non necessariamente disgiunte): o su queste violazioni ed ingiustizie non hai da ridire (e allora sei tu l'ipocrita), o stai lasciando che il tuo pensiero, e la sua manifestazione, siano dirottati da altri. Ed in entrambi i casi, ci fai una figura piuttosto meschina.


  1. e la scelta di parole dell'ambito fideistico non è casuale, perché l'assenza di ratio negli aderenti è plateale. ↩

  2. Due esempi per tutti: Cuba, dove la vaccinazione del 98% della popolazione, ivi inclusa quella pediatrica, ha praticamente debellato il COVID-19; e Taiwan, dove un pur minimo rilassamento delle restrizioni a marzo 2022 ha portato in breve alla prevedibilissima esplosione di casi.  ↩

  3. cosa che legittimerebbe, nell'ottica del loro beneamato Non-Aggression Principle, la violenza in contrasto agli scempî ecologici. ↩

  4. è incredibile quanto dia loro fastidio l'esistenza stessa delle esternalità, ed il loro peso effettivo; fanno di tutto per negarne l'importanza, e la miglior scappatoia che riescono a trovare è che “se se ne dovesse tenere conto, non si potrebbe fare piú nulla”, riconoscendo quindi implicitamente che la prosperità che loro imputano alla “non violenza” del “libero mercato” è in realtà costruita proprio su forme di violenza di cui loro scelgono di non tener conto perché mina le basi stesse del loro credo1. ↩

  5. per brevitas; la versione piú lunga è la decisione di ribaltare una sentenza di quasi 50 anni prima (la famosa Roe v. Wade) che sanciva il diritto all'aborto senza interferenze da parte dello Stato (nel primo trimestre); tecnicamente il ribaltamento della sentenza non nega il diritto all'aborto, ma priva tale diritto dalla garanzia costituzionale, delegando quindi ai singoli Stati la scelta se permettere o meno l'aborto, ed eventualmente in quali condizioni; di fatto questo riabilita la legislazione di molti Stati a maggioranza Repubblicana che proibiscono l'aborto, e quindi nega il diritto all'aborto in quegli Stati. ↩

  6. e sorvoliamo anche sull'ipocrisia di chi solleva questa obiezione ma difende le catastrofi ambientali, che danneggiano per persone che dovranno ancora nascere ancor piú che quelle viventi. ↩

  7. le virgolette a sottolineare, come già osservato prima, che non v'è in essa nulla di anarchico, e molto del suo opposto. ↩

  8. o di come, se la situazione non sembra molto diversa nella realtà che ci circonda già adesso, è proprio perché viviamo in quello che pragmaticamente non è molto lontando dalla realtà implicata dal pensiero libertario, per quanto i libertoloidi si rifiutino categoricamente di riconoscerlo. ↩