{duxdota} rientra in silenzio, cercando di raggiungere la propria camera inosservata, ma lo studio del padre ha la porta aperta, e l'uomo è lí, alla scrivania, ed il passaggio della figlia non gli sfugge.

«{duxdota}.»

La giovane si ferma, ma esita a tornare indietro. Quando si volta, scopre con grande sorpresa che il padre è lí, sulla porta dello studio.

«Va tutto bene?»

Lei china il capo, distoglie lo sguardo.

«Sí, ho solo dormito male.»

Lo sguardo inquisitore del padre non demorde.

«Incubi.» insiste lei.

In un raro gesto di affetto, il padre si avvicina e l'abbraccia. È tutto quello che può fare per tranquillizzarla, e lo sanno entrambi; sanno entrambi che qualunque altra parola suonerebbe falsa adesso, con quell'aggressione cosí vicina nel tempo, i responsabili a piede libero senza alcun segno che possano essere condotti davanti alla giustizia, ed il tutto alla fine poco piú che un indizio della fragilità del potere di cui il padre ha goduto negli ultimi tempi.

«Sei in buone mani, comunque.» la consola infine il padre, e {duxdota} intuisce che l'uomo si stia riferendo a {MC}. Annuisce, e si allontana. Buone sí, ma cosa potranno fare se verrà giú tutto?

Il primo pensiero di {duxdota}, entrando in camera, è di iniziare il ciclo per l'anticoncezionale. Prende la pilloa, sospira, si butta a letto, supina, gli occhi fissi sul soffitto.

“Non voglio stare qua.” pensa “Non è piú questa casa mia, è quella. Voglio stare lí, voglio stare con lui, voglio stare vicino a lui.”

“Non ho concluso un cazzo della mia vita.” pensa “Ho venticinque anni e non ho concluso un cazzo. Non so nemmeno cosa voglio fare della mia vita. A venticinque anni. Non ho mai nemmeno pensato a cosa voglio fare della mia vita, l'ho attraversata lasciandomi trasportare dal caso, dal momento, senza meta, senza obiettivo.”

Si tira su a sedere di scatto.

“Cosa voglio fare della mia vita?” pensa “Voglio passarla con {MC}, voglio stare vicino a lui, voglio respirare la sua aria, mangiare il suo cibo, scopare con lui dalla mattina alla sera.”

Si rivolta su sé stessa con un gesto di rabbia.

“Questi sono gli ormoni,” pensa “ormoni impazziti e nient'altro. Perché dovrei definire la mia vita sulla base di {MC}? Perché devo continuare a definirla sulla base di qualcun altro, di un uomo per giunta? Prima con mio padre, per fargli piacere, per fargli dispetto, ora con {MC}, per fargli piacere, vorrò mai fargli dispetto? Ma io, io, io, per me, per me, che cosa voglio?”

Torna supina a guardare il soffitto.

“Voglio una vita tranquilla,” pensa “voglio non pensare a nulla, una casa di campagna, un'aja dove far crescere delle galline, un orticello da coltivare, lontano dal mondo, lontano da tutto, senza nessuno che ci venga a rompere i coglioni. Mentre trombiamo dalla mattina alla sera.”

Prende il cuscino a testate.

“No, no, no, cazzo, devo smetterla di pensare a lui, devo smetterla. Io, per me, cosa voglio? Cosa voglio? Voglio godermi la vita, mangiare, scopare, giocare, ballare. Voglio leggere, ascoltare musica, divertirmi, godermi la vita.”

Si volta su un fianco, verso la finestra.

“È questo che sono,” pensa “un'edonista senza arte né parte?”

Si volta ancora, il viso immerso nel cuscino, il culo per aria.

“Che persona di merda.” pensa “Vacua, superficiale, inconsistente. Cosa ci trova di bello in me, {MC}, a parte culo fica e tette? Mi piacerebbe che mi montasse cosí, in questa posizione. Voglio sentirmi coprire come la cagna inutile che sono, un corpo per soddisfare i suoi desideri, i suoi bisogni. Ma cosa mai potrò fare, non so fare niente con le mie mani, ho imparato di tutto senza diventare brava in niente, non so nemmeno cucinare, non sarei nemmeno una brava casalinga. Altro che casetta con l'aja e l'orto in un angolo di mondo, senza una domestica non durerei un mese. L'unica cosa che so fare è occuparmi della biancheria, e solo perché mi piace pisciarmi addosso.”

Scalcia il letto ripetutamente, rabbia frustrazione e desiderio.

“Basta ormoni, basta!” pensa, risollevandosi “È allucinante, non riesco a pensare a nient'altro che al sesso, sesso, sesso, sono regredita di dieci anni, ho voglia di pisciarmi addosso di nuovo, ho voglia di pisciarmi addosso mentre lo cavalco. voglio sentirlo pisciare dentro di me, voglio che mi scopi, che mi sborri dentro, che mi lavi la fica con la sua piscia.”

Eccitata dai suoi stessi pensieri, comincia a strofinarsi contro il cuscino, e subito si ferma, infastidita dalla presenza dell'assorbente. Esasperata, si alza finalmente dal letto, spogliandosi con rabbia mentre si avvia verso il bagno, dove arriva con le sole mutandine indosso. Mette a disinfettare il disco mestruale, e mentre aspetta che il processo finisca, appogiata a gambe larghe contro il mobiletto del bagno, si toglie la soddisfazione di pisciarsi nell'assorbente, godendo dell'alleggerimento, ma leggermente piccata nello scoprire l'ottima capacità del panno.

Mentre si libera dell'assorbente ormai saturo, {duxdota} pondera la possibilità di mandare a {MC} un messaggio ambiguo, se non addirittura di rimprovero, per averla privata della soddisfazione di bagnarsi le mutandine, ma decide di soprassedere, incerta su come il messaggio verrebbe colto.

Mentre si sciacqua la vulva, comincia a dare piú attivamente sfogo all'arrapmento che sembra perseguitarla, trasformando l'abluzione in una masturbazione diretta seppur superficiale, da cui viene distratta dal cicalino di fine ciclo dello sterilizzatore. Con una certa riluttanza, la giovane si alza dal bidet, ma non perde l'occasione per trasformare l'impianto del disco mestruale in un rinnovo dell'attività masturbatoria, che prosegue tornando verso il letto, e conclude finalmente con un orgasmo soddisfacente raggiunto cavalcando il proprio cuscino.

{duxdota} si risveglia qualche ora dopo, senza nemmeno essersi accorta di essersi riuscita ad addormentare. Trova ad aspettarla un messaggio di {MC}, che la invita a raggiungerlo per pranzo.

«Sono ancora in tempo?» risponde «Ho visto il messaggio solo ora.»

La risposta affermativa, con le indicazioni per l'appunto, non si fa attendere.