{MC} rientra in casa per trovare {duxdota} nuovamente sul letto, dove ha steso un telo mare, e sopra questo un asciugamano. La giovane vi sta stesa sopra, a gambe aperte e piedi uniti, e lui la trova mentre cincischia con un tubetto di lubrificante. Non fa in tempo a dire «Rieccomi» che lei lo interpella:

«E questo?» lo mette in mostra, verticale, tenendolo per il tappo, come se gli stesse mostrando un grosso dito medio.

«È lubrificante.»

«Lo vedo.» insiste lei, facendo ruotare il tubo sul proprio asse «E come mai è già aperto?»

{MC} le porge il sacchetto della farmacia, che lei prende distrattamente e mette di lato con nonchalance. Il professore sospira.

«Lo sai che il sangue è ancora piú fastidioso da rimuovere della pipí?»

«Nah,» fa lei sollevando lo sguardo dall'etichetta del lubrificante «e sapevo che l'avresti detto, per questo ho messo gli asciugamani.» gli sorride «Comunque ancora non sono veramente partite, mi sa che ci vuole un'altra bottarella.»

{duxdota} artiglia con due dita i suoi pantaloni per cercare di tirarli giú senza successo. L'uomo si spoglia, ed appena torna a voltarsi verso di lei, la giovane è lesta ad afferrargli l'erezione.

«Eccolo qui!» esclama gioiosa. «Già pronto?» torna a guardarlo negli occhi.

«Come faccio a rimanere impassibile trovandoti cosí.»

Lei gli sorride, e tira indietro la pelle del pene, scoprendogli completamente il glande e baciandolo in punta. Poi tenendolo come microfono, declama «“Sentiamo ora il nostro eroe: come si sente all'idea di spelunkare in una caverna dove dovrà affrontare pericoli variabili da ‘qualche goccia di sangue’ a ‘un improvviso torrente di scarti uterini’?”» ed all'assenza di risposta, picchetta il glande con un dito, facendo sussultare {MC} «È acceso, `sto coso?»

{MC} cerca con scarso successo di non ridere, ma lei insiste.

«Proviamo con l'interruttore.» commenta, prima di passare la lingua sul frenulo una, due, tre volte. «Niente?» torna a chiedere, guardandolo negli occhi.

«Forse è il caso di procedere con il silenzio-assenso.» commenta l'uomo, sistemandosi tra le sue gambe «Proviamo, e se qualcosa va storto siamo pronti a ritirarlo per salvarlo.»

«Hm-m.» annuisce lei, mentre apre il tubetto di lubrificante e ne spreme un molle serpente sull'erezione del compagno, dalla corona del glande verso il pube. E mentre lo richiude, per prendere nuovamente l'erezione tra le mani, masturbandola per spalmare il lubrificante, reitera:

«Ancora non mi hai detto come mai la confezione è già usata.»

«Cinquanta per cento di sconto.» risponde lui. La mano di {duxdota} si ferma, e lei torna a guardarlo negli occhi per avere conferma che la stia prendendo in giro.

«Scemo.» commenta, sorridendo. Poi torna a concentrarsi sulla masturbazione del compagno. «Come preferisci?» chiede, passando da un'impugnatura piena, ad un movimento con solo indice e pollice ad anello attorno alla corona, ed infine tornando ad una salda impugnatura, ma concentrando la stimolazione con il solo pollice dal frenulo in su e ritorno «Questa?» insiste, giudicando dalla reazione di lui «Ti farà venire, questa?»

{MC} si china in avanti, tremante. «Non sono … nemmeno … sicuro … di poter … venire … di nuovo …» cerca di schermirsi.

Lei gli afferra il collo per avvicinare le loro teste e potergli ordinare: «Adesso tu mi scoperai come si deve, e mi allagherai la fica con il tuo seme, e poi continuerai a scoparmi, finché non riuscirai piú a tirarlo su e dalle tue povere palle non riusciremo piú a spremere nemmeno piú una goccia.»

«Povero me.» mormora lui, scherzoso. E tuttavia, quando lei, senza altri indugi, lo aiuta a schiuderle l'entrata della vagina per farsi penetrare, esita: «Sei sicura che non ti farà male?»

Per tutta risposta, lei gli afferra le natiche e, staccando il bacino dal letto, si impala sulla sua erezione, prima di sollevare lo sguardo ad incontrare il suo, a dire semplicemente «Sí.»

{MC} esita ancora a muoversi, ma la giovane continua, con un certo entusiasmo, a scivolar giú e spingersi di nuovo verso il suo bacino, mantenendosi aggrappata saldamente con le mani ai fianchi di lui.

«Wow,» esclama lei sorpresa, ansimante; giú, su «questa posizione» giú, su «è piuttosto» giú, su «piacevole.» e dopo un altro paio di spinte «ma davvero» giú, su «stancante.»

Crollano giú insieme, ridendo.

«Che cosa ti prende,» le mormora lui, spostandole i capelli dalla faccia «che cosa ti ho fatto.»

«Sesso, principalmente.» risponde lei gioiosa, ansimante, baciandolo. Ridacchiano entrambi, muovendosi ora con meno foga, con piú dolcezza, cercando un ritmo che mantenga svegli i sensi di entrambi, senza portarli troppo avanti.

«È vero però,» riprende lei, ora piú calma, piú seria «non mi sono mai sentita cosí arrapata prima, cosí … con questa voglia di averti dentro, di sentirti dentro di me, vivo, caldo.» la sua voce si abbassa «Mai, con nessuno.»

Riprendono a baciarsi, e lei gli carezza i capelli, suscitando un immediato invigorimento della sua erezione. «Ti piace proprio.» insiste.

«Mo-o-o-lto» risponde lui con voce tremante.

Lei lo spinge sulle spalle, rotolando sopra di lui, concentrandosi ancora piú sui suoi capezzoli, leccandone uno, prendendolo in bocca quando si inturgidisce, solleticando l'altro tra le dita, alternando tra i due. Lui le afferra le natiche, spingendo per controllare la penetrazione, ma lei gliele allontana, le blocca dietro la sua testa.

«No. Stai fermo. Voglio vedere se riesco a farti venire cosí.»

«Ci riesci, ci riesci!» prova a svicolare lui

«E allora `sta buono.» lei gli lascia le mani per tornare a dedicarsi alla tortura dei capezzoli, ed {MC} si costringe a tenerle dove sono, aggrappandosi al cuscino per sforzarsi di non muoversi sotto l'intensa, crescente stimolazione.

«Muovi, per favore.» implora quando la sensazione si fa insostenibile.

«Cofí?» indaga lei con ancora la lingua su un suo capezzolo, facendo ondeggiare il bacino per ricompensarlo dell'immobilità sostenuta, e sentendolo subito esploderle dentro, con gran soddisfazione di entrambi.

{MC} le afferra la mano, le spinge via la testa, non trovando il fiato per chiederle di smettere con i capezzoli, e {duxdota} si ferma, poggiando il capo sul suo petto, ascoltando il cuore impazzito del compagno mentre si gode gli sgoccioli del suo orgasmo.

«Quanto mi piace sentirti venirmi dentro.» mormora.

«Quanto mi piace venirti dentro.» risponde lui, quando ritrova il fiato. «E quanto mi piace starti dentro, anche cosí.» intendendo, detumescente.

«Hm.» il commento di lei è nonverbale, ma la donna gli prende una mano e se la porta alla natica, e prontamente {MC} vi affianca l'altra. Ma non basta. {duxdota} prova a guidarlo verso il solco tra i glutei. Titubante, lui le percorre il solco, allungando un dito fino a sfiorarle l'ano. «Hm.» commenta lei di nuovo. Quando lui riprova, sporge il bacino in fuori per venirgli incontro. {MC} cerca lo sguardo di lei, ma la giovane rimane con gli occhi chiusi, un orecchio sul suo petto, il volto verso la cucina. «Hm.» lo incoraggia lei ancora,

A tastoni, il professore trova il tubetto del lubrificante, e riesce a produrne una quantità imprecisata tra la propria mano ed il corpo di lei, nascosta dietro le colline delle sue natiche, e si concentra sul portarne quanto piú possibile verso l'ano di lei, massaggiandolo volontariamente ed involontariamente in un alternarsi di dita ed intensità di pressione, sentendolo nuovamente cedevole, invitante.

«Amore.» lo apostrofa lei, ed {MC} rimane immobile, il medio appena sfiorante quell'anello di muscoli, in attesa di un rimprovero. Ed invece lei chiede «Ti sta venendo duro di nuovo?» A lui viene difficile negarlo, tace. «Ti basta toccarmi l'ano perché ti venga duro?» e poiché lui continua a non rispondere, lei solleva finalmente lo sguardo verso di lui «Anche se sei appena venuto?»

«Te l'avevo detto che era un mio feticcio.»

Lei solleva il busto con un evidente entusiasmo: «Quindi puoi scoparmi, venirmi dentro, e poi scoparmi di nuovo, e mi basta farti toccare il mio culo? Funziona due volte di seguito?»

Lui sbuffa una risata. «Non esco vivo da questa notte, vero?»

{duxdota} si china in avanti, sorridente: «Te l'ho detto, finché non viene piú su e non esce piú niente.»

«È la mia punizione per non farti pisciare sul mio divano letto?»

«Oh no,» risponde lei senza battere ciglio «era una decisione presa a prescindere. Voglio cavalcare l'onda» ed imita una cavalcata, stimolando sé stessa e lui «di questa esaltazione, finché posso.» e vedendolo che sta per obiettare «Ed tutta colpa tua, quindi è il tuo modo di pagare.»

Gli sposta la mano con cui le stava palpando l'ano, e ricomincia a muoversi, stavolta chiaramente concentrata sul proprio piacere.

«Toccami … le tette.» chiede, ed {MC} è pronto ad accontentarla, palpandole le mammelle, cercandole i capezzoli. «Ah … anche a me … piace … cosí.» insiste lei, spingendosi in avanti per facilitargli l'accesso orale. Il professore le prende una mammella in bocca, sugge, gioca a stimolarlo con la lingua, lo chiude dolcemente tra i denti, tira. «Ti … piacciono … le mie … tette?»

«Hm-m.» fa lui, e sposta la propria attenzione sull'altra.

«Voglio … farti … paizuri

«Ora?»

{duxdota} scuote il capo, occhi chiusi, concentrata. Ha trovato la posizione, il ritmo ideali, e per qualche secondo non riesce a rispondere, ansimante. {MC} si costringe di nuovo a rimanere immobile, per non rompere quell'incantesimo, nonostante la pulsione ad affondare violentemente in lei.

«Cribbio … cosí … mi sento … come se stessi … per venire … senza … riuscirci. Il filo … sto cavalcando …» apre gli occhi di colpo «voglio farti … tutto. Venire … con le tette … con il culo … con la bocca … con le mani … voglio … leccarti … il cazzo … il culo …»

I suoi occhi spiritati sembrano implorarlo. {MC} prende coraggio, torna a solleticarle un capezzolo, a succhiarle l'altro, e con l'altra mano le raggiunge nuovamente l'ano, che si apre al suo dito come se non aspettasse altro.

L'orgasmo di lei è improvviso e violento, uno spasmo incontrollato che le attraversa il corpo, l'ano che si stringe pulsante sulla falange che la penetra, un fiotto caldo che schizza tra i loro corpi.

«Scu.sa.» implora lei afflosciandosi sul suo petto.

Lui non dice niente, non si muove. La abbraccia, le bacia la fronte, lasciando la propria erezione piantata nella sua vagina pulsante, la falange piantata nel suo ano pulsante. Un orgasmo cosí non merita altro che attenzioni, coccole, carezze.

È lei infine a chiedergli «Scusa, puoi togliermi il dito dal culo?» con gran serenità, senza nemmeno accennare a muoversi, come se non le desse nemmeno veramente fastidio. {MC} esegue prontamente, scusandosi. «No,» deflette lei «mi piaceva. Mi è piaciuto, e dopo … ci stava. Sono … sono sensazioni nuove, mi sto … abituando. Scusami tu invece, alla fine ho sporcato tutto. Non sono riuscita …»

«Sh,» il professore le carezza il capo, tranquillizzandola «non ha importanza.»

«È colpa tua comunque,» bofonchia lei «se non m'avessi fatto venire cosí non …»

«Hai ragione, scusa, non lo faccio piú.»

{duxdota} finalmente solleva la testa. Si avventa su di lui a mordergli il naso.

«Voglio. Tutti. Orgasmi. Cosí. D'ora in poi.»

{MC} ridacchia. «Ci proverò.»

Lei sorride affettuosa, e con un movimento sinuoso del bacino chiede «E di questo cosa ne facciamo?»

Lui scuote il capo con un sospiro. «Non ce la faccio.» mormora.

La giovane lo guarda perplessa. Reitera il movimento del bacino «Non ce la fai piú? Con un cazzo cosí duro?»

Il professore sbuffa «È un riflesso psicosomatico, vederti venire in quella maniera è stato uno degli … una delle scene piú erotiche che mi sia trovato davanti.» lei distoglie lo sguardo, mentre lui continua «E la possibilità di partecipare a questo tuo piacere, di poterti toccare il culo …» alla giovane non sfugge il guizzo dell'erezione del compagno nella sua vagina «ma sono davvero esausto,» continua lui «sono venuto tante di quelle volte da essere pesantemente desensibilizzato, e sinceramente non so davvero se verrà fuori qualcosa se anche potessi arrivare a …»

«Vuoi provare a mettermelo in culo?» propone lei, ed un nuovo guizzo le fa allargare il sorriso.

Lui sbuffa di nuovo, scuotendo il capo, ma anche lui sorride «Non potremmo farlo qualche volta in cui lo sento meglio?»

Lei insiste, avvicinandosi per potergli mormorare all'orecchio: «Montami tu. Scopami a fondo, come stamattina.»

{MC} esita, ma si rende conto che la sua compagna non demorderà finché lui non si sarà liberato di quell'erezione nell'unico modo che in questo momento lei troverebbe accettabile, venendole dentro.

Si voltano sul fianco, e lui chiede «Sei sicura?»

Lei annuisce entusiasta, e per sottolineare l'interesse, si volta sulla schiena, tirandolo sopra di sé.

{MC} esce, ed è subito evidente ad entrambi dalle tracce di sangue sulla sua erezione che “la bottarella” per le mestruazioni di {duxdota} sta già avendo i suoi effetti. Il professore si preoccupa di sistemare cuscino ed asciugamani in modo che il bacino di lei sia ben supportato, e che il rischio di sporcare tutto sia minimizzato, mentre lei si sistema in modo da tenersi le gambe raccolte e divaricate con le braccia,

Quando lui si posiziona tra le sue gambe, è lei a prendergli l'erezione e guidarla verso il proprio sesso, guardando con gioiosa curiosità quando la verga di lui le schiude le labbra della vulva ed affonda di nuovo in lei, consumandosi nell'ansimante gemito di entrambi.

Il professore ora cerca un angolo che gli possa dare soddisfazione senza infastidire la compagna; lei improvvisamente si lascia le caviglie per afferrargli le natiche, guidarlo: «Qui-i, ah, è … oh … oh» lo tiene premuto contro di sé, affondato fino all'elsa, e non riesce a resistere alla tentazione di rollare il bacino, mentre lui fa lo stesso «un bri.vido … è tutto … un bri.vido … belli.ssimo»

L'entusiasmo di {duxdota}, il suo calda, umido sesso pulsante che sembra avvinghiato alla sua erezione, risvegliano la sensibilità di {MC}, che in breve si trova costretto ad avvisare la compagna: «Mi stai facendo venire cosí …» e per tutta risposta, lei solleva il capo per leccargli un capezzolo, poi l'altro, lasciando infine libere e natiche dell'uomo per potersi concentrare sul solleticare entrambi i capezzoli, e presto viene ricompensata dall'evidente tentativo del compagno di spremere via le ultime gocce di sperma dai suoi provati testicoli.

Nonostante l'esaustione, il professore rimane immerso nella compagna ancora per qualche minuto, mentre lei lo bacia, lo accarezza, gli massaggia l'erezione ancora turgida con la propria pulsante vagina.

«Non ho capito se alla fine sei venuta anche tu di nuovo.» chiede infine lui, in un sussurro.

«Non lo so nemmeno io, quando vieni a volte sento come una eco del tuo orgasmo. È una sensazione bellissima, mi fa sentire … non lo so, è come se venissi senza venire, non lo so spiegare.» Le gambe ormai stanche della giovane, ritrovano il letto, spingendo via il cuscino. L'organo del suo compagno le regala un altro brivido mentre li lo tira fuori con cautela, contemplante il disastro che il mestruo di {duxdota} ha lasciato sui loro corpi e sugli asciugamani, graziando —con gran sollievo di {MC}— il resto del letto.

Si tirano su entrambi con attenzione, barcollanti; lei si tiene l'asciugamano tra le gambe, e con fare seducente si avvia al bagno. È solo sotto la doccia che si ricorda degli assorbenti che il compagno le ha portato. Sta per chiamarlo quando lui entra in bagno portando con sé la busta della farmacia ed il telo mare.

«Mutande.» è l'unica parola che riesce a dire.

L'uomo esce di nuovo, e torna con le mutande di lei. «Il resto l'ho lasciato sulla poltrona.» la informa. Lei sorride, si veste, sistemandosi l'assorbente, lo bacia ed esce.

Quando {MC} la raggiunge a letto, l'uomo sospetta che lei sia già crollata addormentata, ma sembra che la stanchezza della giornata abbia effetti diversi su loro due. Appena lui si sdraia a letto, lei rincula fino a trovarsi a contatto con lui, invitandolo ad abbracciarla, grande cucchiaio al suo piccolo cucchiaio, mentre lei si impossessa del cuscino per dormirci abbracciata.

«Lavori domani?» chiede lei.

«Hm-m.» risponde lui, già in risparmio energetico. «Università»

«Come hai fatto a diventare professore a trent'anni.»

Lui sospira. Si volta supino.

«Fortuna.»

«Fortuna?» lei ruota mezzo busto per guardarlo di sguincio.

«Fortuna, fortuna. Cosa volevi che ti dicessi? “Perché sono un genio”?»

«No?»

«Anche se fosse, non è cosí che funziona.»

Lei si volta completamente, abbracciando il suo corpo come prima faceva col cuscino.

«E come funziona.»

{MC} sospira di nuovo.

«C'è stato un corso pubblico. Ho partecipato, anche se non era destinato a me. Fu il mio maestro ad incoraggiarmi. “Non essere mai tu stesso a bocciarti,” mi diceva. Ho partecipato. Sono arrivato terzo. Il vincitore nel frattempo aveva vinto anche una posizione all'estero, molto piú appetibile di qua. Il secondo ha rinunciato. E cosí sono entrato io. Fortuna. Se il primo non fosse andato all'estero, se il secondo non avesse rinunciato …»

«… se tu non avessi partecipato …»

«È appunto quello che diceva il mio maestro.»

«Sarà stato contento.»

«Hm.» grugnisce {MC}, ad occhi chiusi. Non gli sembra il momento di parlare della malattia fulminante che lo aveva portato via, o di quello che significava affrontare il mondo universitario da “pischello” non piú all'ombra di una persona di valore, nel bene e nel male.

«E come sei finito nelle grinfie del Segretario.»

{MC} sbuffa una mezza risatina.

«Ad una conferenza. Era tra il pubblico, ha fatto una domanda sulla mia presentazione, ed evidentemente gli è piaciuta la risposta, visto che dopo mi è venuto a cercare per prendere contatto.»

«Non pensi che sia venuto là sapendo già cosa aspettarsi?»

«Non lo escludo.» anche qui {MC} si mantiene laconico, benché ci sia molto da dire sul clima emergente in ambito universitario, sospetti e tiri mancini, appoggi politici cavalcati per fare carriera o per ostacolare la “concorrenza”, omertà e delazioni.

{duxdota} sospira. Sente il corpo del compagno sempre piú rilassato, coglie la sua stanchezza, il bisogno di dormire anche a fronte dell'indomani, ma lei si sente irrequieta, mentre gli ultimi due giorni approfittano dello stacco dal sesso per crollarle addosso, un agguato.

«Dovremo rendere pubblica la nostra relazione?» indaga con il compagno, infine, esitante.

Lui sospira, ma non risponde subito, e la giovane sospetta che il sonno abbia improvvisamente avuto il sopravvento.

«Formalmente, dici?» chiede lui all'improvviso, quando lei si è già arresa.

«Hm.» grugnisce lei in risposta. Il corteggiamento di lui non è mai stato un segreto, nonché la disponibilità di {duxdota}, seppur non necessariamente la pressione esercitata da suo padre per avviarla in quella direzione. Ma che adesso siano ufficialmente una coppia?

«Hm.» ronza il petto di {MC}, una eco che non è una risposta.