Quando finalmente il Duce fu soddisfatto, accompagnò alla porta {MC} e {duxdota}, e comandò ad un inserviente di accompagnarli a casa, prima di chiedere ai suoi precedenti ospiti di rientrare, scusandosi per l'interruzione, pur rimarcando l'importanza delle notizie che gli erano appena state comunicate.


L'inserviente ferma la macchina davanti alla casa del Duce, per lasciarvi {duxdota} prima di accompagnare {MC}, ma scendendo dalla macchina la figlia del Duce si trascina dietro il compagno.

Entrambi ancora sconvolti dalla notte, esausti ma carichi di adrenalina, attraversano in silenzio la casa fino alla camera di lei. Appena sono dentro, {duxdota} si volta a chiudere la porta a chiave, e comincia a spogliarsi, senza piú la minima traccia di pudore.

«Devo farmi una doccia.» dice, e sembra parlare piú con sé stessa che con {MC}.

Completamente nuda, si stiracchia, sbadiglia, e spalanca la porta del bagno, gettando un'occhiata indecifrabile al compagno prima di attraversarla.

{MC} rimane titubante dov'è, guardando la porta lasciata aperta come ad invitarlo. Pur con il desiderio di farsi una doccia, pur con l'attrazione del copro della donna, schiacciato dalla tensione degli ultimi eventi e dalla stanchezza fisica, quando il giovane decide infine di imitarla, lo fa senza l'entusiasmo che avrebbe dimostrato in altre occasioni.

Piú che dall'aver scoperto che {duxdota} abbia un bagno in camera {MC} rimane sorpreso dalle sue lussuose dimensioni. La doccia occupa l'intera parete di fondo, ed era abbastanza larga da poter accogliere comodamente due persone.

{duxdota}, pur con la testa sommersa sotto il getto dell'acqua a sciacquarsi i capelli, lo sente entrare.

«Ti sei convinto alla fine?»

{MC} la raggiunge sotto l'acqua, aiutandola a farsi lo shampoo. Mentre le massaggia la testa, sente un fiotto caldo bagnargli la gamba, con una intensità e precisione che ne dimostrano chiaramente l'origine, subito confermata quando, sporgendosi di lato, {MC} vede {duxdota} che, aiutandosi con due dita, gli sta orinando addosso.

Alla sorpresa per l'intenzionalità del gesto segue per {MC} un'epifania: che la cosa non solo non gli dà fastidio o provoca disgusto, ma che anzi solletica in lui una reazione chiaramente erotica.

Quando finisce, {duxdota} solleva lo sguardo, incontrando il suo e fissandolo senza dire parola. Con nonchalance, {MC} prende il flessibile della doccia e comincia a sciacquarle i capelli, reggendo lo sguardo di sfida della compagna, e convincendosi infine a ricambiare il suo scherzetto.

Quando {duxdota} sente il getto caldo raggiungerle il ventre, il viso le si illumina in un sorriso. Chiude gli occhi, e lasciando che {MC} continui ad occuparsi dei suoi capelli, afferra il pene tumescente del compagno, giocandovi per dirigere il getto a tracciare un disegno astratto sul suo corpo. All'esaurirsi della minzione del giovane, gli si spinge addosso, facendolo barcollare all'indietro fino a costringerlo contro il muro, aggrappata al collo di lui per poterlo baciare con passione. Sentendo l'erezione del compagno vincere la stanchezza e guadagnare vigore, {duxdota} non esita ad afferrarla e guidarla dentro di sé, nonostante le proteste verbali di {MC}.

«Zitto e scopami.» sono le uniche parole che si concede {duxdota}, pur continuando a guidare lei l'amplesso, con un entusiasmo che la porta velocemente ad un orgasmo in cui sembrarono esaurirsi tutte le sue energie. {MC} ha cosí il tempo di riguadagnare il controllo, e pur malvolentieri, pur senza riuscire a districarsi da lei, pur contro le rimostranze della ragazza, a far scivolare fuori la propria erezione.

Non senza difficoltà, il professore riusce a sciacquar via dai loro copri le ultime tracce di sapone e dei giochi d'acqua di un momento prima, ed a barcollare fuori dalla doccia per una sommaria asciugata con il lungo telo di spugna appeso fuori, telo che decide di portare con sé quando {duxdota}, saltandogli nuovamente addosso, aggrappata a lui con braccia e gambe, fa capire che non si sarebbe staccata da lui se non a forza.

Sempre con passo incerto, cercando di limitare gli urti contro stipiti e mobilia, {MC} porta cosí {duxdota} fino a letto, riuscendo a stendervi il letto sopra prima che lei lo trascini giú con il proprio peso, riguadagnando con sospetta maestria che l'erezione di lui arrivi di nuovo a penetrarla. Quando il compagno cerca nuovamente di uscire, le gambe di {duxdota} si serrano ancora piú solidamente dietro i suoi fianchi.

«Vienimi dentro,» lo invita senza esitazione la giovane «fammi sentire la tua sborra bagnarmi la fica.»

«Non …» prova a contestare lui, forzandosi a rimanere immobile nonostante lo stimolante pulsare del sesso di lei attorno alla sua erezione.

«Sei l'unico maschio con cui scopo da due anni e stanno per venirmi, non ti prenderai niente e non resterò incinta. Sto solo aspettando il ciclo per cominciare a prendere la pillola. Ora smettila di usare la testa ed usa quel cazzo di cazzo.»

Forse per la frustrazione, {duxdota} ha ritrovato abbastanza energie da provare a sollevarsi, proprio mentre {MC} decide di accettare il rischio, ed affondare completamente in lei, facendola sobbalzare, per poi approfittare della perdita di presa delle gambe di lei per tornare quasi ad uscire.

Lei gli afferra le braccia, e guardandolo fisso negli occhi lo comincia ad incoraggiare. «Scopami» ripete ogni volta che lui torna ad affondare in lei «Scopami. Scopami. Scopami. Cazzo che be-e-llo.» {MC} la copre, intrufolando le braccia dietro la sua schiena, afferrandole le natiche per spingerle ancor piú il bacino contro il proprio corpo.

«Hai una fica meravigliosa,» le mormora ad un orecchio «è bellissimo scoparti cosí. Non … non penso che durerò molto.»

«Vieni, amore mio, vieni,» {duxdota} gli afferra le natiche a sua volta, tirandolo a sé, cercando di guidarlo per il proprio ed il suo piacere «fammi sentire quanto ti piace la …» {duxdota} non ha il tempo di finire, sente il pulsare ormai familiare del cazzo del compagno, stavolta accompagnato dai caldi fiotti che la sua fica accoglie con entusiasmo, suscitandole un brivido, quasi un orgasmo riflesso.

{MC} districa le braccia da sotto il corpo della compagna per potersi puntellare meglio, senza pesarle addosso mentre, ansimando, fermo a recuperare il fiato, si gode gli strascichi dell'orgasmo, l'umido calore accogliente della fica di {duxdota} che gli avvolge l'erezione detumescente.

La donna gli carezza le braccia, poi interrompe il languore postcoitale del compagno scivolando via da sotto di lui per sistemarsi meglio sul letto. {MC}, lamentandosi con un gemito quando il suo pene ormai flaccido sfugge all'accogliente vagina della compagna, le si sdraia accanto, mormorandole:

«Stavo bene dentro di te.»

{duxdota} gli dà un buffetto, ma non esita a premere il proprio corpo contro il suo, pube contro anca, una gamba poggiata languida attraverso la vita del compagno, la testa adagiata contro la sua spalla, in un abbraccio che {MC} completa poggiandole una mano sulla natica esposta.

«Ed un minuto fa nemmeno volevi entrare.»

Il giovane la guarda di sottecchi (non potendo peraltro fare altrimenti), e sospira.

«Poi mi spiegherai cosa ti ha preso.»

{duxdota} ridacchia, per tornare subito seria.

«Ti dirò una cosa. Ma promettimi di non interrompermi finché non avrò finito.»

{MC} le palpa la natica, in un gesto non convenzionale d'assenso. Chiude gli occhi, stendendovi sopra il braccio libero, e si prepara ad ascoltare. Con la mano libera, {duxdota} comincia a tracciare ghirigori sul petto di lui, cercando il modo migliore per dire quello che voleva dire.

«Quando l'abbiamo fatto la prima volta … {sospiro} sinceramente non mi è piaciuto. {solleva gli occhi per cercare di incontrare quelli di lui, che rimangono nascosti sotto il suo braccio; torna a guardare avanti} È stato tutto cosí … goffo, impacciato, scoordinato che … sinceramente, se non … se non avessi avuto almeno l'attenzione di assicurarti che anche io godessi …»

Si ferma.

«Un po' mi son detta che era colpa mia, perché … lo sai che il motivo per cui ho accettato di frequentarti è stato sostanzialmente per far contento mio padre, vero? Quei discorsi che facevi col Generale gli avranno pure fatto girare le palle, ma io ti avrei preso a schiaffi. E forse qualcosa di quel primo incontro mi è rimasto anche dopo, anche quando ho capito la tua strategia, come una vocina rimasta a dirmi “che ci stai a fare con questo stronzo manipolatore”. {sospiro} Quando ho capito che avevamo imboccato la strada per … che saremmo arrivati anche la “fisico” quella stessa vocina ha cominciato a dirmi “sarà un disastro”. Che sinceramente non è partire con il piede migliore per far funzionare le cose.»

«Era anche la prima volta.» interviene {MC}, pur violando la promessa di tacere. «Per me.»

{duxdota} solleva la testa di botto.

«Sei serio?»

{MC} scosta il braccio dagli occhi per incrociare il suo sguardo.

«Perché dovrei mentire su una cosa del genere.»

«Hai trent'anni.»

«Trentuno, quasi.»

«Come cazzo … no, non me lo dire.»

«Aspettavo di incontrare la persona giusta.»

«Ho detto non me lo dire

{MC} torna a coprirsi gli occhi con il braccio, {duxdota} si sdraia su di lui, poggiando la testa sul suo petto.

«Questo spiega tante cose …» ricomincia, per poi subito tacere, come a cercare di riprendere il filo.

«Mi sono detta: se va male lo pianto, e fanculo mio padre. E sinceramente sono stato sul punto di. Ci sono due cose che mi hanno trattenuto. La prima è che ti fossi preparato come si deve. Preservativi. Teli e coperte per stare comodi anche se eravamo fuori. {ridacchia, rileggendo ora tutto ciò che è successo allora sotto una nuova luce} Cribbio. Ora mi sento una merda io per aver pensato che fossi un incapace. Premuroso, ma incapace. {si calma, sospira} E la seconda te l'ho già detta. Se non mi avessi fatto godere non ti avrei dato una seconda possibilità.»

Poi avvicina la bocca al suo orecchio, e bisbiglia:

«Ma dimmi la verità, quante ragazze avevi leccato prima?»

È {MC} a sospirare ora.

«Era. La prima. Volta.»

{duxdota} si raddrizza a sedere, a cavalcioni sul corpo di lui, che di nuovo scosta il braccio per poterla guardare negli occhi.

«Non mi credi.» insiste lui.

La giovane deglutisce.

«Tu … non sei il mio primo.»

«Immaginavo.»

«I ragazzi che ho avuto finora … ero sempre io a dover ricordare loro il preservativo. Ed erano piú interessati a farsi succhiare il cazzo che a leccarmi la fica, anche solo per ricambiare. {si avvicina} Persino tra i “rivoluzionari” che fanno tanto incazzare mio padre ed i suoi amici. {si abbassa di colpo, fermandosi solo quando i loro nasi quasi si sfiorano} Tu non mi hai nemmeno mai chiesto di fartelo, un pompino.»

{MC} cerca di allontanare il viso sprofondando un po' piú nel cuscino, ma non commenta e non risponde. {duxdota} insiste, puntellando i gomiti per reggersi la testa senza allontanarsi.

«Ti piace leccarmi la fica?»

«Molto.»

«E come facevi a saperlo?»

«Non lo sapevo.»

«Perché l'hai fatto allora?»

«Perché pensavo ti sarebbe piaciuto.»

«E come facevi a sapere cosa fare?»

«Non …»

«Attento a quello che dici.»

{MC} distoglie lo sguardo.

«Ho studiato.»

«Hai studiato

«Be', sí, certo, come altro avrei potuto?»

«Vendono i manuali su come fare sesso orale ora?»

«Non so, ma in Rete si trova tutto quello che vuoi, se sai cercarlo.»

«In Rete.»

«Perché la cosa ti sembra tanto …»

«In Rete.»

{MC} sospira.

{duxdota} lo guarda ancora perplessa.

«Era questo che volevi dirmi?»

«No.» è {duxdota} ora a distogliere le sguardo. Scivola indietro, per tornare a sdraiarsi su di lui. «Ho perso il filo.»

«Mi stavi dicendo che la prima volta non è stata un gran che.»

La giovane allunga una mano a coprirgli la bocca.

«Zitto, per favore.»

Passano lunghi secondi mentre {duxdota} riprende le fila mentali del discorso che si era preparata a fare.

«Le volte successive» riprende infine «sono andate sempre meglio, e … e sí, anche io ero piú bendisposta, non … OK, la prima volta che l'abbiamo fatto, l'ho fatto per … senso del dovere, quasi … obbligata, come fosse una tappa necessaria per … per valutare la nostra compatibilità. Inevitabile, no? Anche se non … anche quando non hai mire a lungo termine con quella persona, c'è … insomma, fa parte del … del gioco. Dopo un po' che stai con qualcuno, se ci devi … se ci vuoi restare, ci vai a letto. Soprattutto se … {sospira} Sí, lo so cosa stai per dire, ma non pigliamoci in giro. {pausa} La verità è che stavo cercando una scusa per lasciarti. La cosa andava male, contavo sul fatto che andasse male, e potevo scaricarti dicendo che non eravamo compatibili, o qualcosa del genere. E sono stato ad un tanto cosí {toglie la mano dalla bocca, la chiude lasciando tese solo pollice ed indice, lasciando pochissimo spazio tra di loro} dal mollarti. Ma ti sei trovato lo spazio per una seconda possibilità. Davvero, mi sono detta “diamogliela un'altra possibilità”. {pausa} Ed ha funzionato meglio. E poi ancora. Mi sono detta “si può, almeno questo si può”. E oggi … stanotte, stanotte era andato tutto cosí bene che …»

Si ferma. Riaffiora lo spavento che si sono presi.

«Non sono abituata a pensare di dover essere protetta, sai? Io … non mi piace dirlo cosí, ma sono abituata a … a comandare. Sono abituata a decidere.»

MC si trattiene dal commentare “tranne per il sesso orale, a quanto dicevi”; un sorrisetto gli allarga le labbra, ma {duxdota} non lo vede, voltata com'è a fissare la finestra.

«Ho avuto paura, paura che ci scoprissero, che ci picchiassero, che mi potessero violentare. Non avevo mai nemmeno contemplato la possibilità, prima. Avevo sempre pensato: se qualcuno alzerà un dito contro di me, mi basterà dirlo a mio padre e lo farà appendere per le palle. Come se già solo la minaccia di questo potesse bastare come deterrente. Ed improvvisamente mi si è aperto un baratro sotto i piedi. Ho scoperto che il nome di mio padre non è un deterrente, e che anzi mi espone addirittura ad un rischio che magari non avrei corso altrimenti. Ho avuto paura per mio padre, circondato da serpi traditori. Ho sempre pensato che fossero viscidi profittatori, ma no, era pure peggio. Un burattino inconsapevole, un debole. Ed ho avuto paura per te.»

{duxdota} solleva lo sguardo. {MC} è talmente silenzioso che le sembra che possa essersi addormentato.

«Dormi?»

{MC} scuote il capo.

«Stanotte … stanotte ti ho sentito come una roccia.»

«Ero terrorizzato anch'io.»

«Non importa. Non m'importa. Mi hai protetta. Mi hai salvato la vita. E quando siamo arrivati alla tua macchina, distrutta, e non hai … non hai fatto una piega. Ed io mi sono chiesto chi fossi tu, come potessi essere cosí … imperturbabile davanti ad una cosa del genere, cosí … pronto. Ed ho pensato: questa, questa è la persona con cui voglio stare. Una persona che davanti … davanti al pericolo riesce a … riesce a mantenere la calma, sa … sa gestire la situazione, sa cosa fare, e lo fa. Ed ho pregato che … che potessi davvero essere …»

Si ferma. Solleva lo sguardo. Anche lui la sta guardando.

«Quando ho visto la tua macchina in fiamme» continua lei «la mia paura si è trasformata in rabbia. Tutto lo spavento di prima è montato in una furia che … seriamente, ho pensato che se mi fossero capitati a portata di mano li avrei uccisi. Mi sono vista gridare al cielo come un'esaltata, circondata da cadaveri, grondante sangue dalle mani con cui avevo sbudellato quegli infami, illuminata dalle fiamme a cui avevo dato le loro case … { torna a poggiare la testa sul suo petto, lo sguardo alla finestra } E tu, una roccia impassibile. E la vocina dentro di me a dire “una mente fredda, calcolatrice”. Ma anche … { pausa ; torna a sollevare la testa, ad avvicinarla a quella di lui } lo sai perché ti ho pisciato addosso?»

{MC} è interdetto. Non capisce se la domanda è retorica.

«Perché … ti … piace?» è la sua risposta, esitante, dubbiosa.

{duxdota} non manifesta subito una reazione alla risposta. Continua a fissarlo.

«Lo sai quando l'ho scoperto?» chiede ancora.

{MC} solleva le spalle.

«L'ho scoperto a 15 anni. O meglio, a 15 anni è quando ho scoperto che il motivo per cui mi piaceva pisciare, e pisciare liberamente, non era solo il senso di liberazione, ma che c'era qualcosa di erotico nel gesto. È quando ho cominciato a giocarci, a giocare col getto, a tenerla fino allo stremo, a farmela addosso apposta

{MC} non dice nulla, ma non può negare l'effetto che il racconto della compagna sta avendo su di lui. Lei si avvicina ancora, gli bisbiglia all'orecchio:

«A 16 anni mi pisciavo sulle mani, e poi mi toccavo le tette, mi masturbavo i capezzoli, { si solleva, spinge il proprio seno contro il suo viso, i capezzoli turgidi per l'eccitazione } riuscivo a venire anche solo con questo, torturandomi i capezzoli con le dita bagnate di pipí { torna a scivolare giú } e mentre venivo pisciavo ancora, e godevo il doppio. E dovevo farlo in segreto. Lo sai perché?»

«Perché non ci si masturba in pubblico?» chiese {MC} esitante.

«Scemo.» {duxdota} strofina il proprio naso contro il suo «Quando ho scoperto quanto mi piaceva, ne ho parlato con il mio ragazzo di allora, il mio primo ragazzo.»

La giovane si allontana per guardarlo negli occhi, ed {MC} spera solo che non si accorga della sua erezione, pericolosamente vicina a sfiorarle le natiche.

«Era dis gus tato. {si volta verso la finestra} Non gliene voglio oggi. Lo capisco anche. Ci sono … parafilie che disgustano anche me. {torna a guardare lui} Ma all'epoca pensavo che fosse … che fosse comune, che fosse normale. Come poteva non … non piacergli una cosa del genere? {crolla giú di nuovo, corpo contro corpo con lui} E mi ha mollata. {si risolleva di colpo, sentendo finalmente l'erezione di lui sfiorarla; si volta indietro} Non come te.»

Torna a guardarlo negli occhi, e con lo sguardo fisso nel suo scivola indietro, prendendolo in sé, con appena un sospiro all'ingresso.

«Questo» commenta «sei tu invece. Sei il primo uomo a cui la cosa non fa schifo. E peggio ancora, sei il primo che trovo a cui la cosa piace. Per me …»

Si ferma, sollevandosi fino a rimanere seduta a cavalcioni sul pube di lui; ridacchia, e la cosa si ripercuote per tutto il suo corpo, fino alla fica con cui stringe ora l'erezione di {MC}. C'è qualcosa quasi di ieratico nel suo atteggiamento, nella sua postura, nella sicurezza con cui controlla il proprio corpo.

«Era il mio strumento di difesa, di distacco. Quando mi stancavo di un ragazzo, lo coinvolgevo, senza nemmeno avvisarlo. {si china in avanti} Ne scatenavo la rabbia cosí, sai? A smorzacandela, con il controllo totale, e mi lasciavo andare, cosí.»

Il fiotto, intenso ma breve, non coglie minimamente {MC} di sorpresa. Le poggia le mani sulle cosce.

«Sporcherai le coperte.» mormora. {duxdota} ride, gioiosa. Si lancia in avanti, gli morde in naso.

«Chi se ne fotte delle coperte. Sei qui, sei con me, e ce l'hai ancora piú duro di prima.»

«Sei la donna piú sexy che io abbia mai conosciuto.» risponde lui.

Lei volta il capo di scatto, come a nascondere l'imbarazzo. Torna a scivolare giú fino a sdraiarsi sul suo petto, impalandosi nuovamente a fondo sulla sua erezione. Muove il bacino, eccitata, eccitante. Poi si ferma, come a riprendere fiato.

«Non hai idea» ricomincia «di cosa significhi questo per me, poter essere … me, poter essere … libera quando sono con te, almeno nella nostra intimità, poterlo fare senza … senza preoccuparmi, senza dovermi … trattenere.»

{MC} la abbraccia, con una mano le copre a coppa la nuca, sopra i capelli, con l'altra le carezza la schiena, dal collo ai glutei e ritorno.

«Voglio che sia lo stesso con te» continua lei «voglio che tu ti senta libero con me, libero di essere te stesso.» ha gli occhi chiusi, {duxdota}, e sta pensando intensamente. “Fa' che non sia un mostro,” si dice “fa' che non sia un mostro”.

«Grazie.» mormora lui, ma non le dice nient'altro. Le tiene il bacino contro il proprio, mentre spinge da sotto, stimolando entrambi. Lei risponde, amplifica anche i proprî movimenti, solleva il busto, accelerando il ritmo. {MC} si trova di nuovo davanti il seno di lei, ballonzolante ora davanti ai suoi occhi. Raccoglie una mammella tra le mani, ne prende il capezzolo già turgido, lo succhia dolcemente, poi piú forte, lo mordicchia.

{duxdota} ora si muove piú lentamente, ansimando e gemendo, assaporando la nuova stimolazione che il compagno le offre passando da un capezzolo all'altro, torturando tra le dita quello lasciato libero dalla bocca, per poi tornando a scambiarne i ruoli, finché non è lei stessa ad allontanarsi di colpo.

«Ba.sta,» ansima «tro.ppo.»

{MC} la tira a sé, sorreggendola con una mano dietro la schiena mentre anche lui si solleva a sedere; {duxdota} capisce, solleva le gambe per liberale, le intreccia dietro di lui, e si ritrovano cosí, fronte contro fronte, nella posizione del loto. L'uomo le cinge le spalle con un braccio, le regge le natiche con l'altro, la guida lentamente avanti, indietro.

«Sei venuta?» le mormora all'orecchio.

«Non l'ho capito neanch'io, è stato … intensissimo, ma anche … stranissimo. { avvicina il proprio corpo al suo, prendendolo ancora piú a fondo } E mi piace ancora un sacco averti dentro, ti voglio sentire ancora piú dentro, ti voglio …»

«Sh,» la quieta lui «restiamo cosí, voglio fare l'amore con te. { le prende il capo tra le mani, per guardarla meglio negli occhi } Voglio godermi il tuo corpo, la tua compagnia, il nostro stare insieme cosí, l'uno dentro l'altra, senza la fretta di fare niente, di arrivare da nessuna parte, solo per il piacere di essere qui, l'uno per l'altra.»

{duxdota} chiude gli occhi, lo bacia, un po' per non sentire piú quelle sdolcinatezze che la stanno mettendo in imbarazzo, un po' travolta da quelle stesse sdolcinatezze, che non si è mai sentita dire, e che sente sincere come lo sono state prima le sue, di parole.

Continuano a muoversi con piccoli movimenti, come per non rompere quell'incanto, ed a poco a poco le spinte si fanno piú intense, piú frequenti, ed entrambi si ritrovano ad ansimare l'uno nell'orecchio dell'altra, amplificando reciprocamente la passione con cui ricercano il loro piacere, finché lei non perde l'equilibrio, si lascia cadere all'indietro, e lo tira a sé.

{MC} prova a stendere le gambe dietro, trovandovi il cuscino di lei. Lo afferra, e con gesti di nuovo incerti e goffi, ma aiutati dalla compagna, glielo infila sotto le natiche, per poi tornare ad affondare in lei, che prontamente solleva le gambe, divaricandole, per aiutarlo a raggiungere nuove profondità.

«Aspetta …» lo ferma un attimo. Si sistema meglio sotto di lui, quindi lo invita a ricominciare. «Piano, però, piano.» {MC} torna ad affondare in lei, con cautela, la sua erezione leggermente arcuata contro la parete superiore della vagina della compagna.

«Ca-a-zzo, è belli-ssimo cosí …» ed all'affondo successivo, con un angolo piú basso «no! Piano.»

{MC} si ferma. Ha sentito qualcosa anche lui, non sa bene cosa ha toccato, ma lo immagina.

«Ti ho fatto male?»

«A-aspetta … come prima andava … bene»

Il professore riprova, cercando di mantenersi il piú alto possibile.

«Vai,» lo incoraggia lei «cosí è … cosí è bello,» ed al rinnovato entusiasmo di lui «Bellissimo, cazzo, cazzo, com'è … ah … com'è possibile che … un posto cosí … bello sia … ah … cosí vicino … ah … all'altro …»

{MC} torna a rallentare, intenzionato a riprendere il controllo quanto sinceramente preoccupato del dolore che è sicuro di averle procurato.

«Ma ti ho fatto male?»

{duxdota} non risponde però, con gli occhi chiusi, le mani sui fianchi di lui, continua a guidarlo dentro di sé,

«Sco.pami,» lo invita ancora «scopami.come.vuoi. Usami. Usami.per il tuo.piacere. Sfogati.con me. Sfogati. Dentro. Dentro. Di Me.» ed ad ogni parola sente il suo compagno affondarle dentro, darle di nuovo quel nuovo piacere pericoloso ma straordinariamente stimolante, ed è senza sorpresa che all'ultima spinta lo sente finalmente sgorgare, un vibrante fiotto dopo l'altro, e di nuovo quel brivido che lo accompagna, stavolta un nuovo, indiscusso orgasmo che la coglie, questo sí, di sorpresa.

{MC} si muove ancora dentro di lei, ritirandosi appena indietro per poi tornare ad affondarle dentro, quindi si ferma, sorreggendosi sulle braccia puntellate, guardandola fissa negli occhi, ed anche {duxdota} rimane immobile, nonostante la posizione innaturale, godendosi le pulsazioni della propria vagina attorno a quelle dell'erezione di lui, anche solida e corposa dentro di lei.

È solo quando ha ripreso fiato, e l'erezione di lui ha ormai perso vigore pur rimanendo catturata nella sua carne, che lo rimprovera.

«Non mi hai usato come volevi.»

«Non volevo farti male.»

Lei volta il capo. «Non mi avevi …»

«Amore.»

{duxdota} chiude gli occhi. «Credo che fosse semplicemente il collo dell'utero.»

La giovane sospira a fondo; il compagno si rende conto che possa essere scomoda, solleva il busto, lasciandole lo spazio per tirar giú le game, cosa che lei fa, riaprendo gli occhi per tornare a guardarlo.

«Non è …» cerca di spiegare «non sono abituata ad essere penetrata cosí a fondo, è tutto.»

Lo sguardo insistente di {MC} le fa abbassare gli occhi.

«È una stronzata, OK? È vero, quando mi hai toccato la cervice mi hai fatto male. Non mi piace. Ma lí accanto è pazzesco, e … e non voglio privare te del piacere di scoparmi come vuoi, e non voglio privare me del piacere di sentirti di nuovo là.»

«OK.»

{duxdota} tira un sospiro, di sollievo stavolta. Torna ad incrociare il suo sguardo. Gli carezza il viso. Anche lui sospira, le prende una mano, le bacia il palmo, il polso.

«Il tuo dolore non mi dà piacere.» insiste lui, carezzandole le cosce. Lei annuisce, sospira ancora.

{duxdota} chiude gli occhi, si lascia andare ancora, bagnando lui, il proprio cuscino, il letto. La reazione di lui è netta: non è ancora scivolato fuori da lei, e già lo sente tornare ad inturgidirsi.

«Ti piaccio proprio,» commenta lei, sorridendo «e ti piace proprio.»

«Non l'immaginavo nemmeno.» è la risposta di {MC}, laconica.

«Pensi di riuscire a scoparmi di nuovo?» chiede lei.

«Non so nemmeno se riesco a farmelo venire abbastanza duro di nuovo.» ridacchia lui.

{duxdota} comincia a carezzarsi i capezzoli, un po' per gioco, un po' per provocarlo.

«Cosa vorresti farmi, se ti riuscisse?»

Occhi negli occhi, carezzandole ancora le cosce, {MC} esita.

«Vorrei giocare con il tuo culo.» ammette infine.

{duxdota} ride. «Tutto qua?» lo provoca. Raccoglie di nuovo le gambe al petto, vi infila le braccia in mezzo, afferrandosi le caviglie per aiutarsi a tenere il bacino piú sollevato, le gambe aperte, rimanendo cosí con il proprio ano ed il proprio sesso ormai libero completamente esposti.

La reazione di {MC} è immediata. La sua erezione trova nuovo vigore prima ancora che lui abbia il tempo di approcciarsi all'offerta. Alla sua compagna non sfugge la risposta. «Wow, non stavi scherzando!» commenta. Ma quando lui si china ad immergere il viso nel fiore di {duxdota} per ringraziarla con un cunnilinguo, lei lo ferma con una mano alla fronte. «No, è troppo.»

{MC} si sposta piú giú, allora, al nuovo pasto che lei gli offre. Prende tra le labbra il perineo, lo lascia per baciare le natiche, a sinistra, a destra, a sinistra, sempre piú in basso, sempre piú al centro, finché le sue labbra non incontrano il muscoloso anello. Il giovane immerge il viso con passione tra le natiche della compagna; il suo naso trova una collocazione naturale tra le labbra della vagina di lei, mentre la sua lingua comincia a solleticarle l'ano, percorrendone il bordo, sprovando appena l'ingresso, carezzandolo con ferma dolcezza.

{duxdota} si sente sommergere di nuove conflittuali sensazioni, tra il disagio ed il divertimento, tra il solletico e l'eccitazione. Benché non abbia mai particolarmente provato il desiderio di essere penetrata analmente, e sia sempre finora riuscita ad evitare di concedersi cosí ai precedenti partner, l'entusiasmo misto a tenerezza con cui {MC} si dedica alla venerazione di quella parte del corpo la fa sentita desiderata con una freschezza che non avrebbe potuto indovinare. E benché la stimolazione in sé le provochi solo una straniante sensazione di solletico umido ed appiccicoso, la chiara eccitazione del compagno le fa provare una nuova curiosità che confina con il desiderio.

Quando {MC} solleva gli occhi per incontrare il suo sguardo, lei non può fare a meno di sorridergli, anche se le viene quasi da ridere. E quando lui stacca la bocca dal suo ano, il naso lucido degli umori della vagina, {duxdota} non riesce piú a resistere, ed una risatina le scappa.

«Cosa c'è?» fa lui sporgendosi in avanti.

«Niente, sei buffo cosí.» lei gli carezza il naso, ed anche lui per riflesso, si carezza il naso, fermando le dita sotto le narici, come ad annusarle. Poi le porta alla bocca, e salivando abbondantemente raccoglie un grumo di bava, con cui torna a portare la propria attenzione all'ano della compagna, che ora massaggia con un dito, poi con l'altro, senza mai staccare gli occhi dal viso di lei, cercando di leggere lo sguardo di seria attesa con cui ella lo ricambia.

Quando infine il mignolo del professore comincia a premere, {duxdota} schiude le labbra, aprendo la bocca in un muto “oh”, mentre il dito si intrufola appena, per poi tornare subito ad uscire prima di riprovare. L'abbondante se pur densa lubrificazione, la pazienza di entrambi, il desiderio di lui, e la voglia di lei di concedersi, fanno il loro lavoro, e lei sente per la prima volta questa nuova invasione schiuderle lo sfintere, lasciandola sorpresa a scoprire quella stimolazione che il suo corpo non sa come elaborare.

Il dito di lui torna a scivolare fuori, poi dentro di nuovo, ed ancora fuori, ed improvvisamente {duxdota} sente un'impellente emergenza, ed in gran confusione si districa e scappa in bagno, sbattendo la porta dietro di sé nella foga della fuga.

Dapprima stupito e preoccupato, {MC} capisce subito la situazione, e decide di aspettare con pazienza. Asciugandosi distrattamente la mano sul lenzuolo, fa mente locale sul “disastro” lasciato da {duxdota}, e si tiene impegnato disfacendo il letto, raccogliendo federe e lenzuola bagnate in un angolo della stanza.

È ancora lí, a chiedersi cosa fare con il cuscino, quando {duxdota} riemerge dal bagno, e senza dire una parola gli toglie il cuscino di mano e lo butta sul mucchio della biancheria da lavare, prima di dirigersi verso uno degli armadi per procurare un cambio per il letto. {MC} ne approfitta per andare anche lui in bagno, liberarsi gli intestini e lavarsi di dosso le tracce del loro amplesso.

Quando il giovane torna in stanza, il letto è rifatto, con lenzuola pulite, e lei vi si è stesa sopra, supina, le braccia mollemente adagiate intorno alla testa, palmi verso l'alto, gambe vagamente divaricate. Vedendolo giungere accanto al letto, {duxdota} distoglie lo sguardo, rivolgendolo alla finestra.

Lui accenna a sdraiarlesi accanto, e lei si sposta verso il lato opposto del letto, per fargli spazio. La giovane sente lo sguardo del compagno, e si imbarazza. Quando sente la mano di lui carezzarle la fronte, sobbalza. Chiude gli occhi, lascia che le dita di {MC} traccino il profilo del suo viso, che percorrano il solco tra i suoi seni, che disegnino un cerchio attorno al suo ombelico. Sospira.

«Scusami.»

Sente le labbra di lui poggiarsi alle proprie, per poi subito staccarsi e raggiungerle la fronte prima di staccarsi di nuovo.

«Di cosa?»

Lei deglutisce a vuoto.

«Dopo tutti i miei discorsi sull'essere te stesso con me, sull'essere libero …»

Lui la ferma con un dito sulle labbra, ma lei insiste subito dopo:

«Non posso dirti che il mio corpo è tuo se …»

Di nuovo lui la ferma con un dito sulle labbra, ma stavolta le parla anche sopra:

«Strappavi gambe e braccia alle tue bambole?»

«Ma che c'entra?»

Fronte contro fronte, {MC} le parla, lentamente, a basso volume.

«Sei stanca, agitata. Stai cercando di dirmi qualcosa senza riuscire a mettere bene insieme le parole. Non sei mia, non sono tuo, anche se sarebbe bellissimo poter percorrere insieme le nostre vite, non sarà mai una questione di possesso, di controllo, anche quando sapremo concederci pienamente l'uno all'altra, fare tutto l'uno per l'altra. Ma soprattutto, anche se fosse possesso, controllo, potresti dire di aver scelto bene se io ti usassi senza nessuna considerazione per la tua salute, per il tuo benessere?»

{duxdota} si volta su un fianco, {MC} le si sistema dietro, pelle contro pelle, abbracciandola, e continua, la voce un bisbiglio:

«Avremo tutto il tempo di riprovare, quando vorremo.»

Due minuti dopo, sono entrambi profondamente addormentati.