Neofascismo: dopo la denuncia
Il primo complotto
Il sorriso di {duxdota} si trasforma presto in un ghigno. Appena la vede allargare le gambe, {MC} indovina subito cosa sta per arrivare. Un attimo dopo, il gorgogliante suono inconfondibile della cascata dal pube della giovane si trasforma in una evidente macchina bagnata che scende a coprire per esteso entrambe le game dei suoi pantaloni, finché la stoffa non si satura, ed il liquido non comincia a gocciolare.
Pur senza riuscire a nascondere un sorriso, {MC} si premura di procurare subito un canovaccio.
«Di una sola cosa ti prego,» le chiede «grazia il mio povero divano letto, è un inferno da pulire.»
Lei ridacchia, e comincia a spogliarsi. Anche il padrone di casa si spoglia; raccoglie i vestiti di lei, il canovaccio ed i propri vestiti con cui ha asciugato il pavimento, e fa partire un lavaggio di biancheria. Quando torna in camera, {duxdota} ha aperto il divano letto e cominciato a prepararlo per la notte.
{MC} l'aiuta a finire, ed un attimo dopo lei vi si stende sopra, gioiosa.
«Però hai un letto matrimoniale?» indaga la giovane.
«Mi piace dormire comodo.» è la pronta risposta.
Si sdraia accanto a lei, la abbraccia. La sua sfrontata erezione richiama subito l'attenzione di {duxdota}, che senza esitazione, lo spinge sulla schiena, gli monta a cavalcioni, ed un attimo dopo l'ha preso in sé con un sospiro.
Si china in avanti, mormorandogli all'orecchio:
«A me piace impalarmi sul tuo cazzo.»
«A me piace quando ti impali.» le risponde lui, prendendole al testa tra le mani per poterla baciare.
{duxdota} si risolleva, comincia a muoversi, prendendolo ancora piú a fondo, poi tornando a scivolare in avanti, cercando una buona angolazione, una buona profondità. {MC} le carezza le cosce, i fianchi, su fino alle mammelle, le titilla i capezzoli, godendo dei suoi movimenti sempre piú intensi; le afferra i fianchi, spingendo il bacino per venire incontro, e quando lei chiude gli occhi, buttando indietro il capo, le mormora:
«Sei bellissima quando guidi tu.»
Un sorriso, una risatina imbarazzata si intrufola tra gli ansimanti gemiti di {duxdota}, e qualche secondo dopo il suo corpo si ferma con due ultime spinte piú decise delle altre, e si accascia su quello del compagno.
«Stanca?» le bisbiglia lui. «Venuta.» risponde lei in un soffio.
{MC} le tiene il bacino premuto contro il suo pube, e continua con piccoli movimenti regolari a guidare la sua erezione attraverso il canale pulsante della sua vagina. Tra un ansimare e l'altro, ella riesce a commentare:
«Mi piace {hff} quando {hff} continui {hff} dopo che {hff} sono venuta {hff}»
{MC} la fa rotolare sul fianco, poi sulla schiena, riuscendo a non scivolare fuori, e riprende a spingersi dentro di lei, con controllata passione. {duxdota} riesce a solleva il busto, arrivando a leccargli un capezzolo, poi l'altro, poi torna giú, continuando a solleticargli i capezzoli, godendosi la penetrazione e l'evidente crescente piacere di lui.
«Ed ora, signore e signora,» dichiara come un'annunciatrice «scopriremo quante volte un professore universitario può venire nel giro di ventiquattro ore.»
Lui si ferma, accasciandosi sopra di lei, sorreggendosi a stento sulle braccia piegate, quando entrambi scoppiano a ridere.
«E non hai nemmeno perso l'erezione.» gli commenta lei all'orecchio.
«Sono troppo vicino.»
Spontaneamente, lei solleva le gambe, e si toglie il cuscino da dietro la testa. Non hanno bisogno di parole per concordare. Sciolgono l'amplesso, e {duxdota} si sistema il cuscino sotto il bacino, raccogliendo le gambe al petto come già avevano fatto poche ore prima. La sua postura aperta, invitante, è una calamita per {MC}, che affonda in lei con rinnovato entusiasmo.
«Cazzo, quanto mi piace questa posizione.» le mormora lui all'orecchio, cercando ancora di controllarsi con lunghi affondi.
«Dimostramelo, amore, dimostramelo, fammi sentire … ah … fammi sentire il tuo … ah … il tuo piacere …» lo incoraggia lei, sentendo le spinte farsi piú frequenti, piú corte «dammelo, amore, dammelo, sborrami dentro, allagami la fica …»
Il tempismo dell'invito di {duxdota} è perfetto. {MC} si spinge dentro fin quando può, ed ella sente i caldi fiotti di sperma bagnarle la cervice, dandole un brivido che la fa sentire ancora piú aperta. Lo stringe a sé, lo bacia.
«È bellissimo, amore, voglio sentirti venire sempre cosí.»
{MC} tace, recuperando il fiato mentre gli ultimi singulti dell'orgasmo gli fanno guizzare il pene nella calda e scivolosa guaina della vagina della compagna. Esausto, accenna a rotolare su un fianco per liberarla del suo peso, ma {duxdota} lo ferma.
«Stai.»
Con un profondo sospiro, il professore trova finalmente il fiato per parlare.
«Non sei scomoda? Non ti peso?»
«Sono sorprendentemente comoda,» risponde lei, quasi giocosa «e cosí sei … è come stare sotto un caldo piumone.»
Lui la guarda perplesso, ma non ha motivo di contraddirla, e la sensazione che dà a lui avere ancora il pene avvolto nel caldo umido del sesso di lei è il modo migliore di affrontare la discesa dopo l'orgasmo. Rimangono quindi cosí per altri lunghi secondi, carezzandosi a vicenda la testa, baciandosi sulle labbra, sulle guance, sul naso, sul collo.
Con l'orecchio a portata di bocca, lei bisbiglia:
«Ho ancora voglia.»
Lui sospira.
«Dammi il tempo di recuperare.»
Lei tentenna il capo.
«Hm-m. “Finché c'è lingua e dito …”» comincia.
«“… l'uomo non è finito”» completa lui con un sorridente cenno di assenso. Scivola giú, non senza una certa nostalgia quando il suo pene ormai flaccido lascia l'invitante vagina di lei, fino a trovarsi le sue piccole e grandi labbra davanti al viso. Le bacia gli incavi dove le cosce raggiungono il bacino, da un lato dall'altro, sempre piú vicino, mentre lei allarga le gambe completamente, per facilitargli l'accesso. {MC} si ritrova tra le labbra i lembi carnosi della vulva di {duxdota}, li bacia, li lecca, suggendoli, dal basso verso l'alto.
«Piano,» fa lei, trattenendo il fiato quando lui arriva in cima «sono molto sensibile.»
{MC} riprova, attento alle reazioni di lei; le passa la lingua tra le piccole e grandi labbra, a sinistra, a destra, e poi di piatto, larga, al centro, come ad aiutare quel fiore già schiuso ad aprirsi ancora di piú, dal perineo fin su, premendo contro su, fino a solleticarle il clitoride da sotto. Il modo in cui {duxdota} gli spinge contro il bacino gli fa capire che la tecnica sia apprezzata, e comincia cosí un lento massaggio, concentrandosi su quella zona, evitando la suzione che normalmente saprebbe gradita. La salivazione gli si fa abbondante, unendosi agli umori abbondanti della vagina della donna nello scolargli giú per il mento. {MC} ne raccoglie con le dita, usandone per lubrificare la stimolazione dei capezzoli di {duxdota}, i cui movimenti si fanno piú accesi.
Una mano di {MC} torna al sesso di lei, carezzandone l'ingresso, e poi scivola piú giú, trovandole l'ano lubrificato dall'abbondanza di umori, persino già schiuso nell'impeto della passione. Il suo mignolo si fa strada attraverso quello stretto anello, senza trovare resistenza. Il professore lo ritira, per riprovare con il solo anulare, poi con il solo medio, ed ogni nuovo tentativo è accolto da una vocalizzazione sempre piú entusiasta.
Infine, {MC} prova con il pollice, premendo con calma, massaggiando l'anello di muscoli che sente sempre piú cedevole, e quando il dito infine trova la strada ed affonda nel corpo della donna, l'uomo la sente venire, con uno spasmo nervoso, improvviso, l'anello di muscoli che si serra improvvisamente attorno al pollice, un fiotto a sorpresa che gli schizza in bocca, e le mani e le gambe di lei che gli stringono la testa.
Rimangono immobili, lei persa nel proprio orgasmo, lui per non rompere l'incantesimo muovendosi, con l'ano ancora pulsante di lei a trattenergli il pollice. I secondi passano lenti, le pulsazioni dell'orgasmo di lei sempre meno intense, finché {MC} non si sente libero di liberarle l'ano.
Quando prova a drizzarsi a sedere, {duxdota} lo afferra e lo tira a sé, rotolando, costringendolo al proprio fianco, avvolgendosi alla gamba, al busto di lui, baciandolo con passione, leccandogli via umori e saliva dal viso. E sentendo la rinnovata erezione di lui, la prende ancora in sé, mentre un brivido che le è sempre piú familiare le attraversa il corpo.
«Per essere vecchio te la stai cavando niente male.» lo punzecchia.
«Ho solo sei anni piú di te!» risponde lui, fintamente offeso; e poi, piú sereno, le confessa «E tu sei …» proprio mentre lei insiste «E non ti …»
Si fermano entrambi, ridono. E poi lui subito: «Prima tu.»
«Non ti ha fatto schifo leccarmi dopo essermi venuto dentro?»
«Perché avrebbe dovuto farmi schifo? È il mio seme ed è la tua fica. Peraltro mi dispiace deluderti, ma non credo abbia fatto neanche in tempo a colar via.»
Lei fa il broncio, come se la cosa la deludesse. Lo spinge sulle spalle, e sollevatasi per cavalcarlo, si sposta in avanti. {MC} capisce al volo dove vuole arrivare, e scivola verso i piedi del letto, permettendole di accovacciarsi comodamente sulla sua faccia. Non deve aspettare molto perché il seme che le ha depositato dentro qualche minuto prima trovi finalmente la strada, e gli sgoccioli sulla lingua. I loro sguardi rimangono fissi l'uno nell'altro finché lui non decide di darle una ripulita finale, e la sua lingua raggiunge il clitoride, contatto a cui {duxdota} reagisce buttando indietro la testa con un ululato e staccandosi da lui.
«Non. Ora!» esclama, per poi tornare a sdraiarsi su di lui, catturando nuovamente la sua erezione nella propria vagina, e baciandolo con passione, sentendo ora le inequivocabili tracce di sperma che ancora gli sono rimaste sul viso e sulle labbra.
«Non riesco a credere che tu l'abbia fatto davvero.» mormora, baciandolo ancora.
«Ti svelo un segreto,» le bisbiglia lui all'orecchio, tenendola stretta «quando sono eccitato mi capita spesso di chiedermi che sapore abbia. Ed ora lo so.»
«Quando sei eccitato?» chiese conferma lei, incredula.
«A te non capita di avere cosa che gradisci solo quando sei su di giri?»
Lei non prende la domanda sul serio, cominciando ad essere distratta dal lento amplesso con cui accompagnano questo scambio di parole. Chiude gli occhi, a godersi meglio lo strofinio dentro e fuori dal suo sesso ipersensibile, le mani di lui che le scorrono sulla schiena, sui fianchi, sulle natiche, tra le natiche.
«Sei la donna piú erotica che io abbia mai incontrato.» trova finalmente il momento di dirle il professore. La donna cerca di nascondere il viso contro il petto del compagno, a nascondere il proprio imbarazzo. Poi qualcosa scatta in lei, ed avvicinando le labbra all'orecchio di {MC}, bisbiglia:
«Anche io ti svelo un segreto,» e la voce crolla, diventa un filo, un soffio appena udibile «Voglio succhiare il tuo sperma dalla fica di un'altra.»
{MC} non è nemmeno sicuro di aver sentito bene, ma il suo corpo reagisce senza pudore. Entrambi si accorgono che la sua erezione ha acquisito turgore, e lei si solleva a guardarlo negli occhi, rossa in volto per l'eccitazione e l'imbarazzo, ma pronta a confermargli che ha sentito bene. Lui le afferra i fianchi, guidandole il bacino incontro al suo, che solleva con spinte sempre piú frequenti, cercando l'acme.
«Leccami … i capezzoli.» la invita infine, e lei subito si china, senza perplessità, senza domande, prendendogli un capezzolo tra le labbra, succhiandolo, leccandolo, e subito passando all'altro, mentre con la mano continua a stuzzicare il precedente, ed è presto premiata dalle ormai familiari pulsazioni con cui il cazzo di lui le irriga la vagina. «Ba…basta.» la ferma lui, ed entrambi crollano giú, spenti.