Il gioco delle mani incrociate
Un Ferragosto non troppo rovinato.
Ieri ho avuto occasione di rispolverare un gioco che penso si possa definire “di società”, uno di quei passatempi che si fanno per distrarre l'infanzia dalla noia ed evitare che cerchi per conto proprio distrazioni piú catastrofiche. Non so quanto sia conosciuto questo gioco di attenzione e coordinazione, e sono sicuro anche che abbia un nome diverso da “il gioco delle mani incrociate”, ma non lo conosco altrimenti.
Si gioca seduti in cerchio, mani sul tavolo, ma disposte “a intreccio”, ovvero ponendo la propria mano destra davanti al giocatore alla propria destra, e la propria mano sinistra davanti al giocatore alla propria sinistra (ciascuno avrà quindi davanti, viceversa, la mano sinistra del giocatore alla propria destra, e la mano destra del giocatore alla propria sinistra). Il modo piú semplice per ottenere l'effetto è che ciascuno ponga il proprio braccio sinistro sopra il braccio destro del vicino a sinistra, ed il proprio braccio destro sotto il braccio sinistro del giocatore alla propria destra (o viceversa).
Il gioco consiste nel propagare un'“onda” battendo una mano sul tavolo, a turno. Si parte da una mano a scelta dei giocatori, in senso orario, e le mani devono battere nella sequenza in cui sono. Facendo ad esempio riferimento allo schema qui sopra, e supponendo che cominci Anna, le mani batteranno in ordine Anna (destra), Elena (sinistra), Biagio (destra), Anna (sinistra) Se qualcuno batte la mano fuori sequenza, dovrà toglierla dal gioco.
Una volta che i giocatori hanno preso dimestichezza con questa regola, si introducono, progressivammente, le successive.
Se una mano batte due colpi (in rapida successione) invece di uno, la mano successiva salta il turno.
Se una mano batte tre colpi (in rapida successione), si cambia senso di marcia.
Volendo, si può aumentare la difficoltà con regole supplementari, come ad esempio quattro battiti per cambiare senso di marica e saltare una mano.
Il gioco continua finché non rimane un solo giocatore con mani ancora sul tavolo. Di fatto, per evitare che gli altri si annoino troppo, già quando ci si è ridotti a due o tre giocatori si può terminare il gioco, eventualmente dichiarando vincitore chi ha piú mani ancora in gioco, o ex æquo tutti i rimanenti.