Inaffidabili servitori
Un Ferragosto non troppo rovinato.
Ieri era Ferragosto. Avevamo programmato, con mia sorella ed i miei genitori, un picnic in montagna a prendere un po' di fresco sotto i pini, ma la notte tra il 14 ed il 15 l'Etna ci ha “onorato” dell'ennesima pioggia di cenere, sicché già dalla mattina presto mia sorella, scoraggiata, mi ha fatto sapere che aveva cambiato idea.
La mia proposta di salire da loro, portando una parmigiana, per aiutarli a spalare il cortile (come occasione per vederci e fare qualcosa insieme, implicita l'idea poi di pranzare e giocare insieme) è stata rifiutata, ma siamo rimasti d'accordo invece per un incontro pomeridiano.
Con mia moglie abbiamo cosí passato la mattinata a preparare un'enorme insalata di riso,
con pomodori, mozzarella & scamorza, olive e tonno, e poi differenziando tre ciotole con
le aggiunte “uovo e cipolla rossa”, “uovo senza cipolla rossa”, “cipolla rossa senza uovo”,
per tener conto delle fisimepreferenze alimentari dei vari partecipanti attesi per la cena.
Alla fine il cortile se lo sono spazzato da solo (ancora non ho capito perché non hanno accettato il nostro aiuto), e cosí nel tardo pomeriggio abbiamo potuto giocare senza essere sommersi dalla cenere. Noi grandi abbiamo fatto un paio di partite a Machiavelli (il gioco di carte) mentre “i piccoli”, dopo un tenativo abortito di giocare ad Here To Slay, si sono dedicati al Memory di Pocoyo. Anche noi “grandi” ci siamo poi cimentati in un Memory (quello delle bandiere di cui ho già parlato in passato), confluito quasi naturalmente in un aperitivo presto evoluto nella cena vera e propria.
La nipote grande non ha gradito troppo la scelta dei giochi fatti («che spreco di zio», ha commentato quando è emerso che non saremmo arrivati a giocare ad Aquanauts o altri giochi meno “classici”), ma penso che alla fine anche per lei possa essere utile “rinfrescare” i classici: è facile dimenticarsi la sfida che può porre il Machiavelli (che in questi giorni sto giocando molto anche in casa con figli e —quando possibile— moglie, e sto apprenzando come la minor cominci ad orientarsi anche con le trasformazioni meno ovvie), o quanto utile possa essere giocare a memory per tenersi in esercizio (come ha scoperto ieri mia sorella, che non ci giocava da anni).
È stato interessnte anche chiacchierare con mio cognato sui diversi giochi da bambini con cui è cresciuto lui rispetto a quelli con cui siamo cresciuti noi. Ho anche colto l'occasione per insegnare alle mie nipoti il gioco delle mani incrociate. Ma forse la cosa piú bella è che siamo finalmente riusciti a completare non una, ma addirittura due partite a Sí, Oscuro Signore, un gioco che mi è stato regalato piú di un anno fa, ma i cui tentativi di gioco sono stati annullati dalla fragilità emotiva di parte del nipotame, incapace di affrontare con serenità ed il dovuto grado di divertimento accuse (per quanto infondata e ridicola) e severe occhiatacce.
Approfittando quindi della possibilità di questa parte del nipotame di divertirsi con altra parte della discendenza, abbiamo potuto giocare finalmente (con me, mia moglie, mia sorella, il figlio grande e la nipote grande) a darci la colpa a vicenda e rivolgerci occhiatacce per il fallito recupero del moccio del drago, tra fragili scuse, interruzioni —e pause per cercare di capire meglio le regole— finché non sono diventati evidenti i segni della stanchezza.
Un Ferragosto imprevisto, ma non per questo meno gradevole di quello programmato.