Stamattina avevamo deciso di sfidare il temibile ultimo sabato prima di ferragosto per tentare un'andata al mare. Ci siamo cosí diretti alla Plaja, incontrando un numero sospettosamente basso di automobili. Arrivati agli Archi della Marina, ci si è aperta una prospettiva sulla possibile causa (a parte l'orario per noi tardivo delle 9 passate, ma probabilmente comunque troppo precoce per il catanese tipo) di questa scarsa passione per il mare in un caldo giorno di fine settimana agostano: un'imponente colonna di fumo nero in direzione proprio della Plaja.

Anche senza sapere esattamente dove fosse l'incedio e quale ne fosse la causa, abbiamo deciso di cambiare progetto: sulla via del ritorno, superato l'ingorgo causato dalla presenza di una nave da crociare, ci si è svelato libero anche il Lungomare, l'unica strada di Catania ad avere una pista ciclabile1.

Abbiamo quindi aggiustato i nostri piani, decidendo di tentare un'oretta di mare a San Giovanni li Cuti, nonostante alcune questioni d'annata che non sapevamo come fossero state risolte. Arrivati alla spiaggetta ci siamo trovati davanti uno dei tanti paradossi catanesi: un avviso di divieto di balneazione piantato proprio all'ingresso del solarium comunale. Ed ovviamente la gente a mollo. (Pare che il divieto di balneazione valga solo per il porticciolo, ma la comunicazione non si può dire brilli per chiarezza.)

Abbiamo quindi deciso di fermarci, abbarbicandoci sulla scogliera (per chi non conoscesse la zona, immaginate una distesa di ciottoloni con un diametro mediano da avambraccio di un adulto). E ci siamo resi conto che era la prima volta che gli andavano a mare sugli scogli.

È stata per loro un'esperienza inizialmente terrificante, ma entusiasmante al punto di decidere non solo di volerla ripetere, ma di volervi trascinare un po' di cuginanza, e non solo per la presenza di granchi e pesci (“Con quanti occhi?” ha poi saggiamente chiesto la mia sorella minore; purtroppo ero senza occhiali e non ho potuto controllare.)

I miei figli non sono propriamente nuotatori provetti (il grande sguazza un po', la piccola a stento), ma le circostanze topografiche sono state un grande incentivo a tentare qualche bracciata, anche se in una zona in cui gli scogli erano talmente vicini al pelo dell'acqua (quando non affioranti) che era piú facile muoversi sostanzialmente “strisciando” da uno scoglio all'altro: talmente tanto che ho ben pensato di inventare un termine apposito.

Abbiamo cosí passato un'oretta e mezza, un po' prendendo il sole, un po' scoglieggiando, ed abbiamo quindi deciso di premiare il coraggio esplorativo dei bambini con un brunch presso il piú famoso bar/pasticceria del lungomare catanese.

Si può rifare, preferibilmente senza incendi nelle sedi di aziende di raccolta rifiuti.