Un viaggio infinito, che possiamo far cominciare a Parigi, intorno alle sette e mezzo del mattino, in concomitanza con uno sciopero della RER che rischia di farci perdere l'aereo. L'unico modo per raggiungere l'aeroporto è schiacciarsi come sardine in uno degli sporadici treni che portano alla Gare du Nord, e da qui sperare di beccare in tempo uno degli sporadici treni (fortunatamente meno affollati, a tal punto che c'è chi riesce a metter su una cassa acustica e tenerci compagnia con un po' di musica) che portano a Charles de Gaulle.

La situazione non migliora in aeroporto, dove al drop-off del bagaglio per chi ha effettuato il web check-in è più lunga di quella ai banchi per il check-in regolare. Il che, mi si permetta di dire, non dimostra lungimiranza da parte dell'Air France.

Il volo, d'altra parte, è gradevole, seppur privo di sonno: ma quello è un problema mio, non certo dell'immenso e comodo Airbus A380 (immenso: credo sia il primo aereo a due piani che sia mai stato costruito). In cambio trovo finalmente il tempo di vedere Jurassic Park e Le follie dell'imperatore.

Dopo sette ore e mezzo di volo, vedersi disegnare una bella C gialla fosforescente sul modulo per la CBP dall'ufficiale che controlla i passaporti non è proprio la cosa che uno vorrebbe che succedesse, soprattutto quando il compagno di viaggio ti ha raccontato dell'orrenda esperienza da lui vissuta quando la macchinetta per le impronte digitali non funzionava.

Invece, dopo una seconda coda per avere un controllo appronfondito sui bagagli, va tutto liscio: all fine, come ricordavo, né il cioccolato né il pistacchio macinato portati in dono all'amico che ci aspetta qui negli USA sono classificati come food ai fini della dogana. È un sollievo, anche se rimane il dubbio su cosa abbia causato quella C: la mia faccia da terrorista? la maglietta Knowledge is Power? sfiga (controlli campione ed io ero il milionesimo cliente)?

Usciti infine dall'aeroporto, ci aspettiamo di dover ancora vivere cinque ore di macchina nelle folli autostrade americane, ma la realtà è molto peggio: sono passate le due del venerdì pomeriggio, ora locale, e tutti gli americani (o almeno tutti quelli della zona di Washington, D.C.) stanno tornando a casa, tre ore prima del solito, con il risultato di ingolfare tragicamente quelle immense highways.

Per fortuna ci tiene compagnia una trasmissione di scienza alla radio publica (Science Friday su NPR), che parla di astronomia ed astrofisica, dai telescopi spia di cui il ministero della difesa statunitense si è recentemente liberato donandoli alla NASA al futuro dei voli spaziali commerciali.

(Scientificamente meno interessante, ma sociologicamente più divertente sarà la pubblicità su un'altra radio, con un mantra insistente sull'importanza delle dimensioni, e su questo nuovo prodotto per venire incontro agli uomini meno fortunati, con tanto di strumento di misura per verificare i progressi: e mica vi venderemmo lo strumento di misura, se non fossimo certi del successo! Penis enlargement spam alla radio; alle sei del pomeriggio, perlatro, nemmeno in fascia protetta.)

Una pausa per un pasto veloce intorno alle otto (e per ricongiungerci con gli altri con cui avremmo dovuto viaggiare, se non ci avessero separato attese non preventivate in dogana e traffico folle) ci fanno scoprire che esistono le ali di bufalo, che sono ali di pollo, ma la cui ricetta è originale di Buffalo. Buone, ma ecco, sarebbero state più interessanti se fossero staste effettivamente ali di bufalo.

La nostra destinazione, la Cameron House di Manteo, NC, ci aspetta aperta, con fuori, in attesa nonostante le lunghe ore di ritardo sulla tabella di marcia, il professore che ci ha invitati.

In cambio, il letto è comodo, la stanza (Featherstone) condizionata a temperature non eccessive, ed il mio sonno sarà interrotto solo intorno alle tre e mezzo, per essere poi ripreso fino alle sei.