In the land of Chupa Chups (almost)/3
Tra tutte le conferenze a cui sono stato finora, questa è sicuramente la
meglio organizzata. Ricca di eventi (cene, visite museali, visite
turistiche naturalistiche), si è rivelata anche la più curata nei
dettagli, dall'elenco dei nomi dei partecipanti raccolti in un unico
grande tabellone alla penna USB da 2GB con dentro gli abstract, passando
per la borsetta in cui tenere i soliti fogli, foglietti e fogliettini
che vengono in genere distribuiti a questi eventi, e senza dimenticare
la matita e la supposta penna biro con nastro per appenderla al
collo.
Non sono stato l'unico a notare questa superiorità qualitativa della conferenza rispetto alle altre: non ho mai sentito ringraziare tanto spesso gli organizzatori (l'organizzatrice, nel nostro caso) ed i suoi collaboratori. Anche in questo l'esperienza è stata molto istruttiva.
Non ho amato troppo la preferenza per pescados e mariscos ai pranzi organizzati, a differenza di altri che ne sentivano da tempo la mancanza; ma non mi ha certo fatto male fare un break dalle mie carnose preferenze alimentari. D'altra parte, è evidente che il cibo di mare sia abbastanza diffuso a Santiago, benché non la città in sé non sia proprio sul mare.
Le visite turistiche monumentali hanno coinvolto il museo dell'università (con particolare attenzione alla relativa Biblioteca Americana), la cattedrale (inevitabilmente) con tanto di visita sul tetto (interessante: complimenti alla relativa guida che spiccava, purtroppo, sulle altre per la padronanza della lingua inglese), e la non lontana Città della Cultura, un pugno nello stomaco architettonico che, una volta spiegato, si scopre avere un suo perché, che lo rende non dico più bello, ma quanto meno interessante. Abbiamo la fortuna di incrociare un'esposizione di cartografia antica con tanto di “prima mappa della Galizia misurata col metro”; un capolavoro di un paio di secoli fa in cui persino la quota delle montagne è quasi corretta: scopriamo che il matematico e geografo che vi aveva lavorato aveva sfruttato, assistito dal fratello, la differenza di pressione tra cima e fondo per determinare l'altezza. La scienza vince di nuovo.
Da Santiago non poteva ovviamente mancare una visita a Fisterre o Finisterræ, pretesa punta estrema del fu mondo conosciuto e chilometro zero del Cammino. Il Signore ha benedetto la nostra visita con una bella giornata di sole, mentre a Santiago pioveva di brutto. Siamo tornati in città con tre ore di ritardo sul programma per una visita ad una cascata con annessa centrale idroelettrica ed una puntata (forse inizialmente non programmata) all'horreo più grande della Galizia; visita quest'ultima probabilmente colpa del sottoscritto: lungo l'andata avevo infatti notato queste specie di casupole a pianta rettangolare che sembravano più altarini di dimensioni spropositate che granai (loro originaria nonché corrente funzione).
E mi chiedo: quante cose si potrebbero organizzare per conferenzieri catanesi, se si volesse essere altrettanto brillanti?