La prima impressione che si ha, arrivando all'aereoporto di Santiago de Compostela da Madrid, è che ci sia qualcosa di strano. Non si riesce ad identificare subito il problema, ma mentre la navetta ti porta verso la città, tra cartelloni, cartellini e segnaletiche varie si comincia a delineare chiaramente: ci sono troppe X, troppe Z, e troppe poche J.

Il fatto stesso che l'Avenida in cui si trova il mio albergo sia intitolata a Xóan Carlos piuttosto che a Juan Carlos e che ci si arrivi passando per la Praza Roxa piuttost che dalla Plaza Roja mi chiarisce piuttosto rapidamente che in Galicia ci tengano alquanto, alla loro lingua.

Nei giorni successivi, tra cartelli bilingui che pubblicizzano rebajas/rebaixas e mesón restaurante, si ha la sensazione di una nazione indecisa tra il portoghese ed il guascone, per finire, nolenti più che volenti, con il castigliano. L'abbondanza di sc nella pronuncia e qualcosa di ufficiale sul Portogallo del Norte sulla sede della Xunta non sminuiscono l'impressione.

La seconda cosa che salta agli occhi sono le ore. Arriviamo a Santiago che è quasi mezzanotte, ed in giro è pieno di sedicenni. L'albergo mi informa che la colazione è dalle 7 alle 12. Il programma della conferenza prevede il pranzo dalle 14 alle 16. Andiamo a cena alle 21 e nei posti più affollati ci sono solo 4 gatti che fanno l'aperitivo.

Siamo in una regione che si trova praticamente sotto la Gran Bretagna, ma che è costretta ad un'ora di anticipo sul fuso orario; e che se ne frega bellamente, spostando tutti gli impegni sociali in modo da correggere per le effettive ore di sole piuttosto che per quelle dettate dall'orologio (del re).

Il clima è pazzo: fa caldo al sole, ma il vento soffia direttamente dall'oceano, e fa scendere drasticamente la temperatura. Meglio avere sempre almeno una camicia a portata di mano.

La città non è costruita in pianura, ma non ha nemmeno una topografia pedemontana, con pendenze ben determinate. Invece, una cascatella di colline fa sì che per andare dal punto A al punto B si debba percorrere un bell'alternarsi di salite e discese, almeno fino all'Alameda ed alla città vecchia, tuttora suggestiva nonostante i negozietti di souvenir e Chupa Chups che si incontrano ogni cinque metri.