Il sogno in questione è uno di quei sogni che ricordo perché mi sono svegliato in piena notte. Non so tuttora se mi sono svegliato per il sogno o per altre questioni sanitarie forse legate allo stesso. Curiosamente, questa stessa mattina Andrea Tridico ha condiviso il suo incubo della nottata e quando ho risposto con una sintesi del mio, non ha giustamente potuto non chiedersi che cosa avessimo mangiato.

In effetti, dopo due giorni di cenoni (anche se nel mio caso piuttosto dei pranzoni) natalizi a casa di parentadi diversi, è ben possibile che la digestione pesante abbia alimentato l'incubo, e che i tre peperoncini piccantissimi imbottiti di acciughe abbiano favorito il mio risveglio all'improbabile orario delle 2 di notte con “la seconda piccata” (quella in uscita) contro cui avevo cercato di difendermi con abbondante consumo di insalata russa.

D'altronde, se nel sogno di Andrea non è difficile leggere riferimenti alla situazione geopolitica di questi mesi, nel mio caso sono altri i riferimenti che vi posso trovare, come ad esempio la canzone «Mio zio» di Carmen Consoli che ho giustappunto riascoltato ieri, scene da film che possono aver trovato agganci recenti in un fumetto che sto leggendo, ed una certa propensione individuale per il «non aprite quella porta», e quindi, cibo o non cibo, questi sogni o incubi che siano potrebbero non essere altro che elaborazioni e valvola di sfogo.

(Sono stato in dubbio se mettere questo articoletto nella sezione Ars o in quella Riflessioni. Alla fine ho deciso per questa perché cos'è in fondo un sogno se non un'opera d'arte individuale?)