Straume, noto internazionalmente come Flow ed in Italia come Flow — un mondo da salvare è un film di animazione —il primo (che io sappia) lungometraggio di animazione realizzato interamente con Blender, software libero professionale per la grafica 3D.

Dal punto di visuale e musicale, il film è eccezionale. Grandissima cura nelle animazioni, una grande naturalezza nei movimenti (ed in generale negli atteggiamenti) degli animali protagonisti, scenari spettacolari. La colonna sonora, composta appositamente per il film in una collaborazione tra il regista Gints Zilbalodis e Rihard Zalupe accompagna armonicamente le varie scene, contribuendo brillantemente alla realizzazione dell'atmosfera che le contraddistingue.

Si nota qualche piccola imperfezione qui e lí, come ad esempio i passi udibili del gatto (particolarmente notevoli in alcune scene sulla barca a vela durante le sue passeggiate sulla paratia), anche se non è facile capire se siano veri errori o piuttosto delle (forse discutibili) scelte stilistiche.

Ciò che mi ha però perplesso di piú è stata proprio la storia, o —se vogliamo— il suo senso. Non è impossibile descriverne la trama, anche in forma sintetica: in un mondo post-apocalittico in cui la natura ha ripreso il sopravvento e gli esseri umani sono scomparsi lasciando dietro di sé solo palazzi, sculture ed oggetti varî, un gatto sfugge ad un'inondazione di proporzioni epiche salendo su una barca che raccoglie, nel suo viaggio verso la struttura piú alta visibile, un gruppo variegato che comprende un capibara, un lemure, un labrador ed un serpentario bianco; arrivati nei pressi della struttura, il serpentario per scelta ed il gatto a seguito di un incidente raggiungono terra, ed in cima alla struttura si trovano coinvolti in un fenomeno paranormale che li fa levitare verso il cielo; il serpentario ascende, mentre il gatto si trova a tornare sulla roccia; il gatto torna in acqua per cercare di raggiungere la barca, ma l'inondazione recende, riassorbita da stravolgimenti del suolo; il gatto si ritrova sulla verde terraferma, dove reincontra il lemure, e con il suo aiuto salva gli altri membri del gruppo, rimasti sulla barca ormai appesa ad un albero sopra un dirupo; fuggendo poi da quelli che teme siano i segni di una nuova alluvione, il gatto ritrova anche l'enorme cetaceo che in alcune circostanze gli aveva salvato la vita, ma che ora si trova spiaggiato lontano dall'aqua; solo dopo i titoli di coda vedremo il cetaceo tornato al mare.

Per certi versi, il film è l'equivalente animato di certi albi illustrati o fumetti muti che pur raccontando una storia, prendono il loro valore artistico principalmente dalle immagini in sé, magari nella loro struttura episodica, piuttosto che dalla narrazione complessiva.

In quest'ottica, la massiccia dose di sospensione dell'incredulità richiesta a volte dal film (in primis per la presenza stessa dell'immenso cetaceo nei canali creati dall'inondazione) può essere vista come il necessario collante per tenere insieme scene che, pur avendo ciascuna il proprio valore artistico, non necessariamente scorrono in maniera naturale dall'una all'altra, rendendo necessario questo o quel deus ex machina.

Forse ciò che dà meno soddisfazione nella visione del film è però l'assenza di una vera “risoluzione” definitiva, un problema che il film condivide con altra produzione artistica (teatrale, cinematografica e fumettistica) con una struttura episodica classificabile come slice of life, complicata in questo caso dalla natura drammatica (seppur non priva di pizzichi di umorismo sparsi qui e lí) del film.

Vi sono cosí domande che non trovano risposta: perché l'inondazione? perché il successivo cataclisma che ne causa la recessione? c'è qualcosa di significativo nei chiari riferimenti cristologici della figura del serpentario? c'è qualche legame tra la sua ascensione ed il ritirarsi delle acque? in che modo è tornato al mare il cetaceo, come mostrato dopo i titoli di coda? dobbiamo immaginare una ciclicità tra la grande acqua ed il suo ritirarsi, come potrebbero suggerire alcune scene come il barcone sull'albero visibile all'inizio?

Si potrebbe discutere su quanto l'effetto sia voluto, correlandolo con la natura animale del protagonista, ed a cui quindi la vita “accade senza motivo”, e che ha comunque vissuto una maturazione fisica (imparando ad esempio a nuotare per catturare i pesci), e psicoemotiva (scoprendosi piú coraggioso, laddove prima ogni suono della foresta gli causava angoscia, e costruendo un rapporto in un certo senso di amicizia con i suoi compagni di viaggio, in contrasto con la sua ricercata solitudine delle prime scene), ma rimane il sospetto che possa piuttosto essere dovuto alla minor esperienza del regista con la forma del lungometraggio (questo è il suo secondo, dopo Away).

Nonostante le mie perplessità sulla trama, non posso non raccomandare la visione del film. che rimane artisticamente pregevole. Unica raccomandazione, se andate con bimbi piccoli, tenete presente che potrebbero trovare alcune scene —soprattutto all'inzio— terrificanti.