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	<title>Tertium (non) datur: scegiere, non scegliere, costruire le alternative</title>

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	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="anarchia" />

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	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2012-09-11T10:03:00Z</published>


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	&lt;blockquote class=&quot;epigraph&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;We got warehouses of butter, we got oceans of wine &lt;br /&gt;
We got famine when we need it, we got designer crime &lt;br /&gt;
We got Mercedes, we got Porsche, Ferrari and Rolls Royce &lt;br /&gt;
Yeah, we got choice&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Abbiamo magazzini di burro, abbiamo oceani di vino &lt;br /&gt;
Abbiamo carestie quando ci serve, abbiamo crimini ad arte &lt;br /&gt;
Abbiamo Mercedes, abbiamo Porsche, Ferrari e Rolls Royce &lt;br /&gt;
Sì, abbiamo scelta&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Amused_to_Death&quot;&gt;Roger Waters, &lt;em&gt;It&#39;s a miracle&lt;/em&gt;, Amused to Death&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;scegliere&quot;&gt;Scegliere&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La possibilità di &lt;em&gt;scegliere&lt;/em&gt; è spesso considerata una delle prerogative
delle moderne società, culture ed economie occidentali. E non è
difficile comprendere perché la possibilità di scegliere venga vista
come una conquista: l&#39;alternativa alla possibilità di scelta è la
costrizione, l&#39;obbligo, l&#39;imposizione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La possibilità di scegliere è quindi (percepita come) un elemento
essenziale della libertà; non a caso il libero mercato (o presunto tale)
del mondo occidentale è stato per decenni propagandisticamente
contrapposto alla monotona ‘beneficenza statale’ dell&#39;assistenzialismo
del blocco sovietico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E per quel sottile gioco psicologico per cui se qualcosa è bene, allora
di più è meglio, tanto più vasta è la gamma delle alternative tanto più
ne guadagna chi ha libertà di scelta (il consumatore); o qualcosa del
genere. Ma non solo, come illustra un simpatico aneddoto che riguarda la
linea Mulino Bianco della Barilla.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al giorno d&#39;oggi, la gamma di biscotti venduti dalla Mulino Bianco è
talmente ampia che è possibile andare al supermercato e ‘graffittare’
gli scaffali cambiando l&#39;ordine dei biscotti in modo da formare parole e
frasi di senso compiuto sfruttando le dimensioni notevolmente maggiori
delle iniziali dei nomi su ciascuna confezione. Ma se i biscotti di
oggi differiscono non solo per nome, ma anche per tipologia (frollini,
secchi, al cacao, eccetera), lo stesso non può dirsi di quelli con cui
la linea entrò nel mercato: benché vi fossero tre o quattro confezioni
diverse, infatti, i primi biscotti della Mulino Bianco erano
sostanzialmente uguali (come ricetta e come sapore), differendo più per
forma e disegno che per altro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il motivo di questa varietà si ritrova in indagini di mercato che avevano
rivelato un aspetto molto importante nella psicologia del consumatore:
la noia. Anche quando un prodotto aveva un grande successo e &lt;em&gt;piaceva&lt;/em&gt;,
il suo consumo prolungato induceva noia, per cui il consumatore si
trovava portato a sperimentare altri prodotti per variare: avere più
prodotti, anche simili, della stessa marca permetteva quindi di
mantenere il consumatore ‘fedele’ pur lasciandogli varietà e libertà di
scelta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma davvero più scelta è meglio, o c&#39;è un limite oltre il quale la scelta
diventa semplicemente troppa? I più forniti supermercati italiani
impallidiscono di fronte ai tipici supermercati statunitensi: non solo
lo stesso prodotto esiste in decine quando non centinaia di marche
diverse, ma ciascuna marca ne offre quantità spaventose di varianti.
Crema di nocciole con nocciole, senza nocciole, con frammenti di
nocciola, più densa, meno densa, extra densa, più &lt;em&gt;crunchy&lt;/em&gt;, meno
&lt;em&gt;crunchy&lt;/em&gt;, più &lt;em&gt;chunky&lt;/em&gt;, meno &lt;em&gt;chunky&lt;/em&gt;, e così via all&#39;infinito, con
ogni possibile combinazione di opzioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi ha avuto a che fare con ferramenta, sa bene quanto può essere
difficile trovare il pezzo giusto, considerando quante varietà esistono
di chiodi, viti, bulloni, diverse per lunghezza, spessore, dimensione
della testa, filettatura, materiale, tipo di punta, tipo di testa e via
dicendo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E se queste infinite possibilità di scelta sono una manna per chi ha
bisogno di qualcosa di &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt; specifico, è altrettanto vero che esse
sono una &lt;em&gt;piaga&lt;/em&gt; per qualcuno a cui basta qualcosa di ‘generico’, per
il quale il tempo speso a studiare le possibili scelte è solo perso, per
il quale la vastità della gamma è solo scoraggiante, persino
angosciante (e così si finisce con lo scegliere la prima cosa che
capita, o il pezzo più economico, o addirittura scappare via per evitare
di dover scegliere).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È quindi difficile trovare il ‘giusto’ equilibrio tra la varietà
dell&#39;offerta ed il costo (non solo temporale) della selezione. E se
quindi è vero che ridurre il numero di opzioni viene talvolta incontro a
chi dovrebbe esercitare la scelta, è però anche più spesso vero che
quando una tale riduzione viene attuata, questo è più per ragioni di
&lt;em&gt;controllo&lt;/em&gt; da parte di chi la scelta la propone o la gestisce (i
produttori).&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;quantascelta&quot;&gt;Quanta scelta?&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Scelta, sì, ma quanta di questa scelta è reale? Se, soprattutto in
mercati del futile, la gamma delle possibili scelte raggiunge a volte le
dimensioni spaventosamente spropositate della “troppa scelta”, nelle
questioni che più direttamente e profondamente influiscono sulla nostra
vita le scelte sono spesso molto più limitate: anche quando non
strettamente binarie o duali, infatti, vi sono molti casi importanti in
cui il talvolta vasto campo delle scelte possibili è &lt;em&gt;dominato&lt;/em&gt; da una,
due opzioni maggioritarie, pur in presenza di altre scelte con adesioni
molto più limitate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La cosa non è necessariamente legata a manicheismi del tipo “scegliere
tra il Bene e il Male”, ma spesso piuttosto a meccanismi che favoriscono
i “grandi numeri” (e quindi le opzioni scelte dal maggior numero di
persone), che inevitabilmente tendono a &lt;em&gt;polarizzare&lt;/em&gt; le possibilità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il principio è nettamente evidente, ad esempio, nella politica di molte
nazioni occidentali, che anche in presenza di altri partiti minoritari
vede per lo più contrapposte due fazioni: progressisti e conservatori,
democratici e repubblicani, (centro)destra e (centro)sinistra, e così
via; e di queste si dice spesso (per lo più ad opera di chi si propone
come alternativa) che siano sostanzialmente equivalenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Queste contrapposizioni emergono però anche in altri aspetti della vita
moderna, in alcuni dei quali la gente non è talvolta nemmeno abituata a
pensare che ci &lt;em&gt;sia&lt;/em&gt; una scelta significativa; o in altri ancora, in cui
l&#39;apparentemente vasta gamma di opzioni emerge da una frammentazione di
un mercato effettivamente polarizzato (quando non addirittura
monopolistico).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una famosa &lt;a href=&quot;http://www.convergencealimentaire.info/map.jpg&quot;&gt;infografica&lt;/a&gt; descrive ad esempio la rete di
controlli e proprietà dei principali produttori e distributori dei
prodotti normalmente disponibili nei supermercati, mostrando come,
nonostante la grande varietà apparente, tutto finisca in realtà in mano
ad una decina di multinazionali. Se si guarda la spesa al supermercato
non più in termini di «quali prodotti comprare?» ma «da chi comprare?»,
improvvisamente la quasi infinita scelta di marche e prodotti è ridotta
ad una decina di compagnie, ciascuna delle quali specializzata in una
categoria di prodotti, riducendo di fatto il presunto libero mercato di
ciascuna categoria a sostanziali monopoli o duopoli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione si fa più sofisticata se più che al prodotto finito si va a
guardare alle sue &lt;em&gt;componenti&lt;/em&gt;, soprattutto per prodotti basati su
tecnologie e conoscenze molto specialistiche, come l&#39;elettronica di alto
livello e l&#39;informatica (telefonia, computer, etc). In questo caso,
anche quando il mercato diretto ai consumatori è diviso tra un numero
più sostanziale di produttori (ad esempio, Dell, HP, IBM, Asus, Apple,
etc), ciò che si trova &lt;em&gt;dentro&lt;/em&gt; i prodotti ha un&#39;origine molto più
limitata: i vari produttori si vanno quindi a differenziare per &lt;em&gt;altri&lt;/em&gt;
aspetti, che potranno essere la scelta dei materiali per la scocca, le
rifiniture, la qualità del supporto, la quantità e qualità del software
preinstallato o altri dettagli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per desktop e portatili, esempi di componentistica (hardware) a mercato
limitato sono i processori (Intel vs AMD), le schede video (NVIDIA vs
ATI/AMD, con Intel che compete solo sul mercato ‘low end’, spesso
&lt;em&gt;integrando&lt;/em&gt; l&#39;uno o l&#39;altro dei competitori), &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/File:Diagram_of_Hard_Disk_Drive_Manufacturer_Consolidation.svg&quot;&gt;dischi fissi&lt;/a&gt;
(Western Digital vs Seagate).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche in termini di software in realtà la scelta è molto limitata: per
desktop e portatili, ad esempio, il mercato è dominato da Windows (su
quelli un tempo detti ‘compatibili IBM’ ed ora semplicemente PC,
nonostante anche i prodotti Apple a cui vengono contrapposti &lt;em&gt;siano&lt;/em&gt;
personal computer non meno degli altri) e Mac OSX (su quelli Apple). Sui
cosiddetti smartphone e sui tablet, la polarizzazione coinvolge
sostanzialmente iOS (sui prodotti Apple) e Android (sulla maggior parte
degli altri).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà, al consumatore tipico della scarsa varietà dietro le quinte
importa normalmente poco, poiché lo strumento, per quanto sofisticato,
viene appunto visto come uno strumento, e finché svolge il lavoro per
cui è stato procurato, ad un prezzo accettabile, il resto ha poca
importanza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli effetti di questa limitatezza sono infatti spesso subdoli, e legati
ad aspetti della vita del consumatore di cui il consumatore stesso ha
tipicamente poca percezione. È solo in momenti in cui eventi eccezionali
causano danni ai pochi o unici produttori delle componenti comuni a
tutti i prodotti della gamma che l&#39;impatto diventa più immediato, come
accadde con l&#39;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/2011%20Thailand%20floods&quot;&gt;alluvione in Thailandia
del 2011&lt;/a&gt; che (al di là del disastro umanitario fuori tema in questo
articolo) causò un improvviso (e perdurante) aumento dei prezzi dei
dischi fissi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È comunque importante notare che in tutti questi esempi di mercati e
ambienti dominati da uno o due grossi nomi esistono &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; alternative
minoritarie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In politica, esistono partiti minoritari (verdi, rossi, libertari,
vaffanculisti). Nei supermercati, ai prodotti ‘di marca’ si affiancano
sempre più prodotti ‘no brand’ locali o prodotti negli stessi
stabilimenti di quelli di marca, ma venduti tramite altri canali. Ai
grandi nomi dei computer di marca si affiancano assemblatori locali (che
però utilizzano alla fine sempre le stesse componenti). La Toshiba vende
pure dischi fissi, ma con quote di mercato che sono meno di metà di
quelle dei due competitori dominanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche nel mercato del &lt;em&gt;software&lt;/em&gt; esistono concorrenti minoritari. Per i
telefonini abbiamo per esempio le minuzie delle varie versioni
(incompatibili tra di loro &lt;em&gt;e&lt;/em&gt; con le versioni desktop) di Windows per
telefonini e palmari con cui la Microsoft non è riuscita a sfondare, ma
anche le moribonde esperienze dei sistemi Linux quali Maemo e Meego,
della quale è stata per breve tempo campione la
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/n900/&quot;&gt;Nokia&lt;/a&gt;, e volendo anche il Symbian dei cosiddetti
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/feature%20phone&quot;&gt;feature phone&lt;/a&gt;s. Analogamente, sui computer abbiamo Linux e (con
percentuali ancora più basse) i vari membri della famiglia dei sistemi
UNIX (FreeBSD, OpenBSD, etc).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scelta quindi c&#39;è, ma la sua vera ricchezza è spesso poco visibile,
o comunque difficile da raggiungere.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;nonscegliere&quot;&gt;Non scegliere&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Una delle più notevoli (e trascurate) facoltà di chi si trova davanti ad
una scelta è la possibilità di non scegliere. Le motivazioni, le
implicazioni e le conseguenze di una mancata scelta sono molteplici, e
variano da persona a persona, da caso a caso.&lt;/p&gt;

&lt;!-- motivazioni --&gt;

&lt;p&gt;L&#39;esercizio ‘attivo’, cosciente della facoltà di non
scegliere&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/variet%C3%A0/#fn:passivenochoice&quot; id=&quot;fnref:passivenochoice:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt; è generalmente legato ad una insoddisfazione
nei confronti delle possibili scelte proposte, più raramente anche ad
una generale opposizione nei confronti del contesto in cui la scelta
viene offerta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ad esempio, un cittadino potrebbe decidere di non votare perché non si
sente rappresentato da nessuno dei candidati, o perché ritiene che la
propria scelta sia insignificante, o perché “è tutto un magna magna” e
quindi non importa chi vince, mentre un libertario è più facile che non
voti semplicemente perché ritiene che la democrazia rappresentativa, già
a livello concettuale, sia una farsa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In questo senso, non scegliere può anche essere una forma di protesta
nei confronti di un certo tipo di contesto, di servizio, di prodotto: un
boicottaggio diretto non tanto ad una specifica marca quanto ad una
&lt;em&gt;categoria&lt;/em&gt;. Si può così decidere di non scegliere (più) un giornale
piuttosto che un altro, smettendo semplicemente di leggerli; o di
ascoltare la radio; o di guardare la televisione; o di comprare nuova
musica, o nuovi film.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Infine, vi è il non scegliere per mancanza di interesse. Ad esempio, non
necessariamente se mi piace seguire uno sport devo tenere
particolarmente al successo di una squadra o di un giocatore. O del
colore degli asciugamani potrebbe effettivamente non importarmi, purché
la spugna sia di buona qualità.&lt;/p&gt;

&lt;!-- implicazioni --&gt;

&lt;p&gt;La facoltà di non scegliere si manifesta generalmente come ‘scelta di
non’ (votare, comprare qualcosa, fare qualcos&#39;altro), ma non sempre
equivale a non fare una scelta. Ad esempio, nelle votazioni in cui è
necessario un &lt;em&gt;quorum&lt;/em&gt; (come per i referendum italiani), non votare
contribuisce materialmente a mantenere lo &lt;em&gt;statu quo&lt;/em&gt; se il &lt;em&gt;quorum&lt;/em&gt;
non viene raggiunto, ma non nel caso in cui esso venga invece
raggiunto; un discorso simile vale per figure pubbliche di spicco, la
cui mancata presa di posizione su argomenti importanti può essere (e
facilmente viene) letta come un implicito appoggio allo &lt;em&gt;statu quo&lt;/em&gt;; nei
casi in cui vige il cosiddetto silenzio-assenso, invece, non scegliere
equivale ad accettare la novità proposta; e quasi sempre non scegliere
di fare qualcosa ha gli stessi risultati che scegliere di non farla.&lt;/p&gt;

&lt;!-- conseguenze --&gt;

&lt;p&gt;In contesti privati, gli effetti della mancanza di una scelta sono
normalmente molto circoscritti. Se ad esempio io volessi comprare un
lettore di ebook e mi ritrovassi insoddisfatto dalle alternative
presenti sul mercato, la mia scelta di non comprare nulla ha come
principale (se non unica) conseguenza il mio mancato possesso dello
strumento in questione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ben diverso è il caso in contesti pubblici, in cui la mia scelta è
collegata a quella di altre persone, ed ha effetti che influiscono tanto
sulla mia vita quanto su quella degli altri. In questi casi, la mancanza
di una scelta ha effetti che si ripercuoto sulla vita di tutti, in
misura diversa a seconda delle circostanze e della persona: l&#39;influenza
dell&#39;opinione —o della sua mancanza— di un politico segue meccanismi
diversi da quelli del ‘comune cittadino’, per il quale vigono i principî
dei comportamenti di massa (il contributo del singolo è insignificante,
ma necessario: tolte quante noci un sacco non è più pieno?)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È proprio in questi contesti, ovviamente, che la ‘non scelta’ come
espressione di scontento o di protesta diventa significativa, scivolando
nel paradosso secondo cui meno vale (singolarmente) la scelta
individuale, più importante è il suo peso (unito ad altre scelte
uguali): è quindi importante che le scelte (o non scelte) in questi
contesti siano numericamente &lt;em&gt;estese&lt;/em&gt;, e quindi pubbliche e
pubblicizzate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con la sottigliezza tipica della teoria dei giochi, si tratta quindi di
sfruttare gli stessi meccanismi che portano alla polarizzazione delle
scelte (dominano solo quelle che possono assicurare o promettere di
essere maggiormente condivise) per raggiungere una massa critica e
cambiare le cose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la massa critica non è sufficiente; occorre qualcuno che l&#39;alterativa
concreta la possa offrire: qualcuno che fondi un partito con &lt;em&gt;quegli&lt;/em&gt;
obiettivi, il produttore di crema di nocciole con &lt;em&gt;quella&lt;/em&gt; composizione,
il produttore di computer con &lt;em&gt;quella&lt;/em&gt; configurazione hardware e
software, il produttore di componenti a &lt;em&gt;quel&lt;/em&gt; prezzo, e così via. E chi
se ne fa carico?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È proprio da questo che emerge un aspetto importante nascosto sotto il
diritto di non scegliere: esclusi i casi di &lt;em&gt;sincero&lt;/em&gt; disinteresse nei
confronti della tematica della scelta, esercitare il diritto di non
scegliere per scontento o protesta è, in qualche modo, indice di una
‘sconfitta’. Anche per questo è facile riscontrare una certa tendenza a
nascondere la propria scelta di non scegliere dietro un apparente
disinteresse, anche quando tale insincero disinteresse non è difficile
da smascherare, nella foga con cui il tema in questione viene trattato,
o nella frequenza con cui si manifesta la propria insoddisfazione con le
opzioni tra cui si sarebbe potuto scegliere o sui meccanismi per la loro
selezione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Difficilmente infatti si crederà che qualcuno non abbia interesse nel
colore degli asciugamani se lo si ritrovasse a commentare in un blog di
arredamento circa le scelte cromatiche disponibili. Ed ugualmente poco
credibile sarebbe qualcuno che sostenesse di non avere interesse nemmeno
nel sapere quale sia il sistema operativo del proprio computer o del
proprio smartphone, salvo poi passare il tempo a lamentarsi dei virus di
Windows o dell&#39;impossibilità di installare la tale applicazione sotto
Mac OSX.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La ‘sconfitta’ che sottende la mancanza di scelta può essere di varia
natura e profondità. Può essere la perdita di interesse nella ricerca
dovuta all&#39;eccesso di possibilità come lo sconforto di fronte alle poche
opzioni proposte; può essere il riconoscimento della propria incapacità
di adeguare realisticamente i propri gusti o le proprie esigenze alla
propria disponibilità o alle leggi matematiche che regolano i mercati,
come invece l&#39;incapacità di riconoscere l&#39;assenza di alternative a certi
meccanismi di selezione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma sempre più spesso non scegliere è il riconoscimento della perdita del
controllo sul flusso che ci circonda, dell&#39;impossibilità a supportare il
costo richiesto dalla partecipazione alla costruzione di un&#39;alternativa,
o più in generale dell&#39;impossibilità ad esercitare una benché minima
influenza sulle scelte disponibili.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;costruirelealternative&quot;&gt;Costruire le alternative&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La possibilità di scelta ha un costo, e tale costo è tanto più elevato
quanto più le opzioni sono diverse tra loro. È importante osservare che
il costo della scelta è un costo &lt;em&gt;diffuso&lt;/em&gt;, che influenza tanto i
produttori quando i fruitori delle scelte possibili, e che spesso ha un
impatto anche sull&#39;ambiente in cui questi agiscono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dal lato dell&#39;offerta, rendere possibili più scelte è impegnativo perché
ogni alternativa ha un costo (materiale o meno) di produzione; non è
raro quindi che certe alternative vengano rese disponibili solo se e
quando indagini di mercato suggeriscano che queste verranno scelte da un
sufficiente numero di potenziali fruitori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma le scelte, sia in contesti pubblici che in contesti privati, hanno un
costo anche per chi le fa. Il primo e forse più importante costo è
quello dell&#39;&lt;em&gt;informazione&lt;/em&gt;: salvo i casi di scelte fatte a caso o
“seguendo l&#39;istinto”, infatti, la comprensione di tutti gli aspetti
delle varie opzioni, delle loro implicazioni, delle loro conseguenze è
un punto essenziale per effettuare scelte oculate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poiché informarsi costa (tempo ed altre risorse) ed è spesso difficile,
capita di frequente che si seguano le scelte più popolari, affidandocisi
ad una percepita ‘saggezza della massa’ facilmente criticabile con una
famosa battuta di Marcello Marchesi: mangiate merda, milioni di mosche
non possono essersi sbagliate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà, le scelte popolari hanno anche altri vantaggi, che
contribuiscono a renderle più appetibili, contribuendo a quella
concentrazione delle opzioni &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/variet%C3%A0/#quantascelta&quot;&gt;già discussa&lt;/a&gt; in
precedenza secondo principî ben noti (“i soldi chiamano i soldi, i
pidocchi chiamano i pidocchi”, “a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà
tolto anche quello che ha”) e che in statistica porta a &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Pareto%20distribution&quot;&gt;distribuzioni di Pareto&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso della politica, ad esempio, il vantaggio è evidente: i partiti
più popolari sono quelli che governano, quelli meno popolari è difficile
se non impossibile che riescano a far sentire la propria voce.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma anche in contesti più pratici, persino privati, le scelte popolari
sono vantaggiose: non solo sono più facilmente reperibili, ma sono
meglio fruibili grazie ad una maggiore diffusione del contorno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così, ad esempio, un veicolo a GPL o metano, che potrebbe essere
preferibile per vari motivi (ecologici o economici), ha lo svantaggio
della notevole inferiorità &lt;em&gt;numerica&lt;/em&gt; dei distributori di quel tipo di
carburante (in Sardegna, ad esempio, &lt;em&gt;non vi sono&lt;/em&gt; distributori di
metano).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così, ad esempio, un utente Mac non potrà usufruire della vasta gamma di
software sviluppati per Windows: un problema che va risolvendosi con il
diffondersi dei prodotti della Apple, e che oggi è più un problema (o
come tale è percepito) per chi usa Linux.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli esempi potrebbero andare avanti, ma avrebbero un unico filo
conduttore: l&#39;&lt;em&gt;interoperabilità&lt;/em&gt;. Una preferenza minoritaria diventa più
pratica quando può interagire facilmente con quelle più popolari.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così, ad esempio, un veicolo a GPL o metano che abbia la doppia
alimentazione (benzina e gas) può sopravvivere anche in assenza di
distributori specifici. Così, ad esempio, un progetto come &lt;a href=&quot;http://winehq.org&quot;&gt;WINE&lt;/a&gt; permette
di utilizzare software per Windows in Mac OSX e in Linux.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;interoperabilità ha però due problemi: è un&#39;arma a doppio taglio, ed è
(generalmente) un onere delle opzioni minoritarie ‘diventare’
interoperabili con quella maggioritarie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Della combinata opportunità e pericolosità dell&#39;interoperabilità ho già
accennato altrove parlando di &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/linux-desktop/#linuxwine&quot;&gt;Linux nel
desktop&lt;/a&gt;: se la possibilità di
alimentare anche a benzina una macchina a gas aiuta la sopravvivenza di
questi veicoli, è anche vero che disincentiva la costruzione di stazioni
di servizio mirate, e riduce anche considerevolmente la convenienza del
veicolo stesso (il cui unico vantaggio è &lt;em&gt;proprio&lt;/em&gt; nell&#39;uso
dell&#39;alimentazione a gas); se WINE permette di usufruire di software per
Window sotto Linux e Mac OSX, appoggiandone quindi in qualche modo la
diffusione, è anche vero che disincentiva lo sviluppo di software
‘nativo’ a queste piattaforme, decretandone quindi contemporaneamente
l&#39;insuccesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che l&#39;interoperabilità sia ‘a spese’ delle scelte minoritarie è anche
abbastanza ovvio: che incentivo hanno infatti i proponenti di scelte più
popolari al venire incontro ai &lt;em&gt;concorrenti&lt;/em&gt;? Nessuno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;obiettivo primo (cosciente o meno, ufficiale o meno) di ogni attore in
un mercato è l&#39;acquisizione di una posizione dominante, possibilmente
monopolistica: questa infatti gli permetterebbe di minimizzare i costi e
massimizzare i profitti come la presenza di alcuna concorrenza mai gli
permetterebbe. E questa è qualcosa che nemmeno il più sfegatato
sostenitore del libero mercato potrebbe negare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Meno sostenitori del liberismo concorderanno con la naturale tendenza
dei liberi mercati a degenerare verso oligopoli e monopoli, ma questa
discussione la riservo ad altri momenti.)  &lt;!--
appunti/economia quando sarà pubblicata --&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;D&#39;altra parte, se l&#39;assunzione di una posizione monopolistica è
estremamente conveniente per il singolo produttore che la raggiunga,
essa è, soprattutto sul medio e lungo periodo, estremamente dannosa per
il mercato, per i concorrenti, per i consumatori, ed infine persino per
i monopolisti stessi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho già fatto altrove qualche esempio di come la &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/monocultura-web/&quot;&gt;monocultura
web&lt;/a&gt; abbia sostanzialmente &lt;em&gt;arrestato&lt;/em&gt; lo
sviluppo di Internet come piattaforma universale per &lt;em&gt;anni&lt;/em&gt;, e di come
la stessa Microsoft si sia trovata, dieci anni dopo, a ‘combattere
contro il proprio successo’, ma gli esempi dei problemi legati ai
predominî si trovano dovunque, non solo in informatica (dove tra
Microsoft, Apple e Google potrei andare avanti all&#39;infinito).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In agricoltura, ad esempio, le coltivazioni clonate (“più semi Monsanto
per tutte”) sono fragili: intere, chilometriche piantagioni possono
venire distrutte da una modesta infezione a cui &lt;em&gt;tutte&lt;/em&gt; le piante sono
ugualmente sensibili (la più diffusa varietà di banane, le &lt;em&gt;Gros
Michel&lt;/em&gt;, degli anni &#39;50 si &lt;em&gt;estinse&lt;/em&gt; così; e non è impossibile che le
&lt;em&gt;Cavendish&lt;/em&gt; cui è abituata la nostra generazione subiscano la stessa
sorte). La biodiversità non è solo una problematica per radical-chic.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando si parla di contenuti artistici e simili opere dell&#39;ingegno
(libri, musica, video), il controllo di associazioni come &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/FIMI&quot;&gt;FIMI&lt;/a&gt;
e &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/SIAE&quot;&gt;SIAE&lt;/a&gt; in Italia, &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/MPAA&quot;&gt;MPAA&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/RIAA&quot;&gt;RIAA&lt;/a&gt; negli Stati
Uniti, o le equivalenti nelle altre nazioni, è nuovamente uno dei più
grossi ostacoli al progresso, per la loro totale incapacità a riformarsi
scendendo a patti con le nuove possibilità offerte dal digitale e dalla
distribuzione online. È interessante notare che in questo specifico
contesto, peraltro, non sono ‘vittorie’ come quella di Apple per il
proprio negozio musicale per iTunes, o Google Music, a marcare la
differenza o a segnare la presenza di “opzioni minoritarie”: il loro
successo, infatti, segna solo una transizione da una rosa di
maggioritari ad un&#39;altra. È piuttosto il successo di iniziative come
quelle dell&#39;Humble Indie Bundle o di altre piccole distribuzioni
indipendenti, a volte anche private, &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/pensiero-e-realta/#hibelck&quot;&gt;di cui ho già parlato anche
altrove&lt;/a&gt;, a denotare la
possibilità di successo delle alternative minoritarie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi fermo qui con gli esempi, perché ritengo che la questione sia ormai
abbastanza chiara: nonostante la tendenza della riduzione effettiva
delle scelte ‘convenienti’ ad un numero molto limitato di scelte
‘popolari’, la presenza di alternative minoritarie non solo è un
&lt;em&gt;marcatore&lt;/em&gt; della buona salute di un mercato o contesto, ma ne è anzi
una componente primaria della salute stessa, ed in quanto tale va
&lt;em&gt;coltivata&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni volta che si prenda in considerazione la possibilità di &lt;em&gt;non&lt;/em&gt;
scegliere, per protesta, per insoddisfazione, si dovrebbe piuttosto
optare per contribuire alla diffusione, al raffinamento delle opzioni
minoritarie, alla loro crescita, alla rottura dei circoli viziosi che
portano alla malsana concentrazione di preferenze verso le poche offerte
dominanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È importante comprendere che l&#39;alternativa che vogliamo non ‘pioverà dal
cielo’, non ci verrà offerta dal buon cuore di qualcuno: va creata. E
questa creazione ha un costo, costo che non è sostenibile solo da chi
infine si manifesta disponibile a produrla, e che va sostenuto anche da
chi è interessato al successo di questa alternativa: sostenuto non con
parole, auguri, teorie, ma con interventi pratici, nel &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/pensiero-e-realta/&quot;&gt;lungo processo
che dall&#39;idea porta alla sua
realizzazione&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi si permetta dunque di concludere parafrasando un famoso motto della
logica aristotelica a noi giunto e da noi diffusosi in lingua latina:
&lt;em&gt;tertium non datur, sed construendum&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:passivenochoice&quot;&gt;&lt;p&gt;vi è anche una mancanza di scelta più &lt;em&gt;passiva&lt;/em&gt;, in
cui pur essendovi la volontà di esercitare una scelta, questa non viene
effettivamente compiuta, o non si agisce in conseguenza della scelta
fatta, vuoi per pigrizia, vuoi per eccesso di opzioni tra cui scegliere,
vuoi per altri motivi.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/variet%C3%A0/#fnref:passivenochoice:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

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