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<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 01:03:59 +0200</pubDate>
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	<title>Animale, umano/2</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<category>antropologia</category>

	<category>draft</category>

	<category>filosofia</category>

	<category>religione</category>

	<category>scienza</category>

	<category>spiritualit&#xE0;</category>

	<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:00:58 +0100</pubDate>
	<dcterms:modified>2024-07-27T23:03:59Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;In effetti, si potrebbe argomentare che il fatto stesso che noi si sia
portati a porci queste domande, nonché a proporci anche delle risposte
sia già una loro manifestazione. In altre parole, la precipua
distinzione fra l&#39;essere umano e gli (altri) animali potrebbe essere
considerata la filosofia, intesa nel senso originario ed etimologico
del termine, ovvero la ricerca di risposta per quelle fondamentali
domande spesso volgarmente e sinteticamente esposte nella forma “chi
siamo? da dove veniamo? dove andiamo? ci sarà la neve a Natale? se
l&#39;arcivescovo di Costantinopoli di disarcivescoviscostantinopolizzasse, ti
disarcivescoviscostantinopolizzeresti tu?”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È forse questa l&#39;unica distinzione? Che l&#39;uomo si pone delle domande, e
si cerca (e magari si trova) delle risposte? Benché sufficiente a
renderci unici, questa caratterisca, se non avesse ulteriori risvolti,
sembrerebbe abbastanza misera, e non certo adeguata a giustificare
alcun senso di superiorità dell&#39;umano sul resto del vivente, senso si
superiorità che si riscontra, in misure e forme diverse, in una vasta
parte delle culture umane, anche di quelle più venerande e rispettose
degli animali e del resto della natura.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;delprimoedelsecondo&quot;&gt;Del primo e del secondo&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Vuoi per indole, vuoi per cultura, l&#39;approccio del singolo individuo
alla filosofia intesa come sopra può assumere una varietà di
posizioni che vanno dall&#39;estremo riduzionismo del più fanatico
scientismo al più ascetico ripudio del ‘terreno’, del concreto, del
fenomenico; e vi può arrivare per una varietà di vie che vanno dalla
più cieca accettazione di questo o quel concetto come venga presentato
alla più spietata analisi e contestazione di qualunque idea si arrivi
ad incontrare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sorvolando coloro per i quali la filosofia, tanto nella sua
diramazione religiosa quanto in quella scientifica o in una qualunque
commistione delle due, sia sostanzialmente uno strumento di potere,
possiamo comunque raccogliere le menti filosofiche (e quindi in
sostanza (quasi) tutte le menti umane) in due grandi categorie,
variamente definibili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Abbiamo da un lato le menti più inclini all&#39;astratto, alla spiritualità,
al trascendente: sono menti che facilmente trovano risposta nella
religione (generalmente quella con cui sono cresciuti), in cui spesso
ripongono la sazietà della propria filosofia, ma tra le quali si trovano
anche menti meno pigre, e che perseguono vuoi con lo studio vuoi con la
meditazione vuoi con altro la loro ricerca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dall&#39;altro abbiamo menti più inclini al fenomenico, al concreto: sono
menti che prediligono le risposte della scienza, talvolta affidandovisi
come molti altri fanno con la religione, più spesso contribuendo, nei
limiti della propria capacità, ad ampliarne i campi d&#39;indagine o
d&#39;applicazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potremmo abusare della dualogia continentali/analitici, già esistente
nella filosofia modernamente intesa, o definire le due categorie ‘di
destra’ o ‘di sinistra’ ipotizzando una maggiore influenza dell&#39;uno o
dell&#39;altro emisfero del nostro cervello&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fn:2&quot; id=&quot;fnref:2:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;. Ma al di là della scelta
lessicale, tra le due categorie si riscontrano sostanziali differenze.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La mente del primo tipo è generalmente &lt;em&gt;conservativa&lt;/em&gt;: ha la tendenza
ad accettare lo &lt;em&gt;statu quo&lt;/em&gt; senza interrogarsi sulla sua opportunità o
sulla sua qualità, giustificandolo con una presunta ineluttabilità;
quando lo disdegna lo fa rivolgendosi in genere ad un passato che è
più mitico che reale, o talvolta invece ad un futuro talmente di
concetto da non richiedere interventi concreti o talmente remoto da
non poter essere materialmente influenzato dall&#39;azione dell&#39;individuo. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;opposto si riscontra invece con le menti del secondo tipo, la cui
tendenza all&#39;analisi ed alla qualificazione porta più spesso a mire
&lt;em&gt;progressiste&lt;/em&gt;, alla ricerca di modi, metodi, tecniche che possano
portare ad un presunto miglioramento dello &lt;em&gt;statu quo&lt;/em&gt; in un futuro
attivamente perseguito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Paradossalmente, la mentalità più a disagio (quando non in diretto
contrasto) con la possibilità che l&#39;uomo possa essere null&#39;altro che
un animale, non dissimile nei modi e nella natura dagli altri animali,
è anche quella che più facilmente assume atteggiamenti e comportamenti
più vicini a quelli dello stesso mondo animale da cui vorrebbe
differenziarsi, ovvero quella del primo tipo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A tale paradosso essa ovvia introducendo forme, riti, consuetudini,
precetti che tendono a nascondere (peraltro neanche troppo bene) la
somiglianza tra relazioni e comportamenti umani e relazioni e
comportamenti animali; tende quindi a mutare il &lt;em&gt;come&lt;/em&gt;, piuttosto che il
&lt;em&gt;cosa&lt;/em&gt;: distinzioni fenomeniche, ma non sostanziali nel concreto; a tale
scarsa differenza sostanziale la mente del primo tipo sopperisce con una
presunta differenza ontologica trascendente, e che caratterizzerebbe la
‘vera’ natura dell&#39;uomo più che la sua immanente apparenza animale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, l&#39;altra mentalità, che per la propria tendenza analitica
riconosce ed accetta la natura fondamentalmente animale dell&#39;uomo,
preferisce un approccio più pragmatico alla sua distinzione dal resto
del regno animale, ad esempio arrivando a proporre atteggiamenti,
comportamenti, relazioni che possono anche violare alcune tendenze
naturali del genere umano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Laddove quindi la seconda mentalità parte dal presupposto che sia
naturale per l&#39;uomo ciò che si riscontra anche nel (resto del) mondo
animale, e propone il superamento di questa animalità con qualcosa che
naturale non può pertanto più essere, la prima mentalità può arrivare
a rovesciare la situazione ritenendo, definendo e dichiarando
‘naturale’ (per l&#39;uomo in quanto essere trascendente) ciò che aderisce
a quella selezione di forme, riti e precetti da essa riconosciuti
validi, e condannando come ‘innaturali’ comportamenti che con essi
contrastino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il problema del partire dalle &lt;em&gt;norme&lt;/em&gt; per definire la natura dell&#39;uomo è
che, a qualunque livello le si legga o se ne partecipi, non si può fare
a meno di riconoscerne la varietà nel tempo e nello spazio, persino tra
quelle famiglie di norme che (per lo più per motivi storici,
condividendo radici antropologiche o culturali) hanno molto in comune.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ciò che pertanto può essere considerato normale (o più, naturale) in una
comunità con predominanza di menti del primo tipo che seguano certe
&lt;em&gt;norme&lt;/em&gt; apparirà degenere o persino immondo a comunità con predominanza
di menti del primo tipo aderenti però ad &lt;em&gt;altre&lt;/em&gt; norme&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fn:3&quot; id=&quot;fnref:3:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;. E se sono le
norme a definire la natura dell&#39;uomo, ne discende che la differenza tra
le due comunità sarebbe non semplicemente culturale, ma ben più:
ontologica&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fn:4&quot; id=&quot;fnref:4:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;3&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È da far presente che le filosofie del primo tipo &lt;em&gt;non disconoscono&lt;/em&gt; che
l&#39;uomo possa avere (anzi: abbia) pulsioni animalesche; e le filosofie
dell&#39;uno e dell&#39;altro tipo, in fin dei conti, si prospettano tra gli
obiettivi (anche) quello di ‘sollevare’ l&#39;uomo da questa sua animalità;
le prime per portarlo alla sua ‘vera’ (e trascendente) natura, le
seconde per sollevarlo oltre la sua ‘vera’ (ed animalesca) natura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Peraltro, laddove le filosofie del primo tipo devono in qualche modo
anche cercare di spiegare perché l&#39;uomo immanente non aderisca
spontaneamente alla sua natura trascendente (da cui ad esempio i miti
della caduta in disgrazia), quelle del secondo tipo non hanno un
problema del genere da affrontare. Per contro, le filosofie del secondo
tipo hanno maggiori difficoltà a definire gli obiettvi da raggiungere
oltrepassando l&#39;animalità, obiettivi che invece per le filosofie del
primo tipo sono ‘naturalmente’ definiti dal ripetutamente citato insieme
di norme e precetti cui aderisce (e che quindi differiscono da luogo a
luogo, da tempo a tempo).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da filosofia a filosofia, soprattutto tra un tipo e l&#39;altro ma anche
all&#39;interno dello stesso tipo, ciò che cambia non è quindi l&#39;obiettivo
in astratto, quanto il dettaglio; quali pulsioni, quali atteggiamenti,
quali comportamenti vanno dominati, controllati, soppressi? quali invece
coltivati?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed il &lt;em&gt;chi&lt;/em&gt; non è meno importante del &lt;em&gt;cosa&lt;/em&gt;. Non è raro, per una
filosofia del primo tipo, ritenere che non tutti gli individui possano
trascendere appieno la propria indole animale per raggiungere la ‘vera’
natura umana&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fn:5&quot; id=&quot;fnref:5:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;4&lt;/a&gt;; è però facile che la determinazione del grado di ἀριστεία
non sia legata alle effettive capacità ed attitudini dell&#39;individuo,
bensì alla sua posizione (sociale, religiosa, in un presunto ordine
cosmico), cadendo nel rischio della cristallizazione di quelle struttura
fino alla totale dissociazione tra l&#39;essere effettivamente ἄριστος e
l&#39;esserlo considerato (e tra il non esserlo ed il non esserlo
considerato).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, le filosofie del secondo tipo possono commettere
facilmente l&#39;errore inverso, ovvero di ritenere che ogni individuo
possa trascendere la propria ‘vera’ natura animale per sollevarsi
oltre.&lt;/p&gt;

&lt;!--

Per la componente metafisica, il problema è arduo. Se la spiritualità
dell&#39;uomo è qualcosa di talmente involuto, e al contempo di astratto dal
fenomenico, da non manifestarsi nel concreto, la sua esistenza (o meno)
è più materia di masturbazioni mentali e chiacchiere passatempo che
qualcosa da prendere in considerazione (e su questo tornerò tra poco);
se però essa _può_ invece influenzare l&#39;azione, (passando) magari
attraverso l&#39;intelletto, viene da chiedersi perché questa sua influenza
non sia poi particolarmente manifesta.

(E non parliamo qui di mancanza di manifestazione come nel caso
della gravità, che c&#39;è ed agisce ma non si ‘vede’, quanto della mancanza
di manifestazione che può avere qualcosa la cui presenza o assenza non
comporta alterazioni nel —nello specifico— comportamento umano.)

[raziocinio e intelletto; capacità dell&#39;uomo di astrarre; l&#39;influenza si
può vedere nel _come_ piuttosto che nel _cosa_]

In uno scontro tra due animali, la superiorità dell&#39;uno sull&#39;altro
(valevole ai fini di controllo del territorio, di diritto di prelazione
per l&#39;accoppiamento, etc) è determinata sostanzialmente dalle
caratteristiche fisiche dei due individui: possanza, resistenza,
agilità, etc. Cosa si riscontra invece nell&#39;uomo?


--&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:2&quot;&gt;&lt;p&gt;Suggerisco a tal fine la visione del &lt;em&gt;TED talk&lt;/em&gt; “&lt;a href=&quot;http://www.ted.com/talks/jill_bolte_taylor_s_powerful_stroke_of_insight.html&quot;&gt;Jill Bolte
Taylor&#39;s powerful stroke of insight&lt;/a&gt;”.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fnref:2:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:3&quot;&gt;&lt;p&gt;Basti pensare al reciproco disprezzo tra ateniesi e spartani,
gli uni disprezzanti gli altri perché si inchiappettavano tra adulti,
gli altri disprezzanti gli uni perché si inchiappettavano i ragazzini.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fnref:3:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:4&quot;&gt;&lt;p&gt;In parole povere, la soggettività dell&#39;esperienza spirituale è una
delle radici del razzismo; non nel senso che qualunque filosofia di
matrice spirituale porti necessariamente al razzismo, ma nel senso che
il razzismo deriva da alcune delle forme che può prendere la filosofia
di matrice spirituale.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fnref:4:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:5&quot;&gt;&lt;p&gt;Un esempio, questo, di come certe filosofie del primo tipo
ricalchino strutture tipiche del mondo animale, in questo caso
trasponendo sul piano spirituale le tipologie, che dall&#39;etologia sono
ormai entrate anche nel linguaggio comune, di individuo alfa, beta ed
omega.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fnref:5:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
</description>


</item>
<item>
	<title>Animale, umano/1</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<category>antropologia</category>

	<category>filosofia</category>

	<category>religione</category>

	<category>scienza</category>

	<category>spiritualit&#xE0;</category>

	<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 18:58:00 +0100</pubDate>
	<dcterms:modified>2024-07-27T23:03:59Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;Se si guarda con occhio disincatato alle relazioni sociali che gli
esseri umani costruiscono, sia su scala microscopica (il singolo
individuo in relazione ad altri singoli individui), sia su scala
macroscopica (&lt;em&gt;le genti&lt;/em&gt; in relazione con &lt;em&gt;altre genti&lt;/em&gt;) non è
difficile notare i fin troppo evidenti paralleli con analoghe
strutture e comportamenti che si riscontrano nel mondo animale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A seconda della scala della messa a fuoco, del luogo e del tempo
analizzato, diventa quindi facile paragonare i nuclei umani ora al
formicaio, ora al branco di canidi, ora al gregge di ovini, ora a
questo o quel volatile. In effetti, benché non credo si possano
ritrovare tutti i comportamenti umani in quelli di una singola altra
specie, mi viene molto difficile &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; trovare, per un qualsiasi
comportamento umano, un altro animale in cui lo si riscontri&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fn:riscontri&quot; id=&quot;fnref:riscontri:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A ben pensarci, mi viene in mente un unico comportamento per il quale
non riesco a trovare riscontri al di fuori degli esseri umani, ed è il
caso del sadismo nei confronti di membri della propria specie, dove
per sadismo si intenda il (‘gratuito’) procurare dolore ad altri
(della propria specie) per il proprio piacere: non rientrerebbero
quindi in questa categoria né le aggressioni ‘territoriali’
abbontantemente diffuse nel regno animale, né quei ‘giochi alimentari’
di cui si dilettano ad esempio i felini domestici.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe osservare che allo stesso modo anche le capacità artistiche
dell&#39;uomo sono uniche in natura, non essendo confrontabili con, ad
esempio, i canti degli uccelli o le danze per l&#39;accoppiamento, la cui
somiglianza con gli omonimi umani sarebbe più che altro &lt;em&gt;lessicale&lt;/em&gt;, e
forse solo appena vagamente fenomenica, ma che certo confonde atti
&lt;em&gt;creativi&lt;/em&gt; (dell&#39;uomo) con atti &lt;em&gt;istintivi&lt;/em&gt; (dell&#39;animale).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Avremmo quindi che per distinguere (il comportamento del)l&#39;uomo dal
(comportamento del) (resto del) regno animale è opportuno, anzi forse
necessario, ‘trascendere’ dal mero fenomeno, dall&#39;osservabile, ed
andare a studiare le &lt;em&gt;cause&lt;/em&gt; di tali comportamenti, i loro &lt;em&gt;motori&lt;/em&gt;,
impulsi, motivazioni, emozioni, pensiero, istinto, etc. A distinguere
l&#39;uomo sarebbero allora certe sue funzioni (spesso dette ‘superiori’)
quali razionalità, arbitrio, capacità d&#39;astrazione; o certe sue
caratteristiche ancora più astratte, metafisiche, &lt;em&gt;spirituali&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma cosa ci può portare a sostenere di avere effettivamente tali doti o
caratteristiche? Ed in secondo luogo: cosa ci può portare a sostenere
che esse siano nostra &lt;em&gt;prerogativa&lt;/em&gt;, che esse ci contraddistinguano?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se l&#39;unico modo per trovare o provare o scoprire queste nostre doti o
caratteristiche è frutto vuoi di meditazione, vuoi di introspezione,
vuoi di qualunque altra via interiore o comunque non (fenomenicamente)
&lt;em&gt;manifesta&lt;/em&gt;, se non vi è quindi alcuna possibilità &lt;em&gt;esteriore&lt;/em&gt; di
verificarne l&#39;esistenza, non avremmo nulla per sostenere che esse siano
proprie solo degli esseri umani —ed in verità non potremmo sostenere
nemmeno che esse siano proprie di &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt; gli esseri umani: non le
potremmo dedurre in alcun altro essere che in noi stessi, per
riconoscerle in altri solo proiettando questa conoscenza interiore (e
sorvolando sulla &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/inganni-esteriori-interiori/&quot;&gt;possibilità che sia
ingannevole&lt;/a&gt;) di noi stessi sui
nostri simili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma anche ammesso che questa conoscenza di noi stessi, di ciò che &lt;em&gt;ci&lt;/em&gt;
rende “non dei semplici animali”, si possa correttamente estrapolare ai
nostri simili (quali simili, peraltro?), se le nostre precipue
caratteristiche che ci distinguono sono &lt;em&gt;esclusivamente&lt;/em&gt; interiori, se
non si &lt;em&gt;manifestano&lt;/em&gt;, gli esseri umani potrebbero essere tranquillamente
&lt;a href=&quot;http://www.imdb.com/title/tt0049366/&quot; title=&quot;Invasion of the Body Snatchers&quot;&gt;sostituiti&lt;/a&gt; da “semplici animali” che si comportino allo
stesso modo e &lt;em&gt;nessuno noterebbe la differenza&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E allora siamo o non siamo ‘semplicemente’ degli animali? Se non lo siamo, da cosa lo si capisce?&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:riscontri&quot;&gt;&lt;p&gt;La differenza tra il ritrovare tutti i comportamenti in una
singola altra specie e poter determinare, per ciascun comportamento,
una specie in cui lo si ritrovi, benché sottile, è tutt&#39;altro che
trascurabile.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/spiritualit%C3%A0/#fnref:riscontri:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
</description>


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