<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<?xslt-param name="baseurl" select="https://wok.oblomov.eu" ?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" href="https://wok.oblomov.eu/rss2html.xsl" ?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom">
<title>pages tagged societ&#xE0;</title>
<link href="https://wok.oblomov.eu/tag/società/index.atom" rel="self" type="application/atom+xml"/>
<link href="https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/" rel="alternate" type="text/html" />
<author>

<name>wok</name>

</author>




<id>https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/</id>

<subtitle type="html">wok&#39;s tag/società</subtitle>
<generator uri="http://ikiwiki.info/">ikiwiki</generator>
<updated>2025-12-24T15:17:40Z</updated>
<entry>
	<title>Veicolare</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/compresse/veicolare/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/compresse/veicolare/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="traffico" />

	<category term="trasporto" />


	<updated>2025-12-24T15:17:40Z</updated>
	<published>2025-12-12T11:35:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Il traffico sono gli altri.&lt;/p&gt;

&lt;!-- ispirato da https://mastodon.bida.im/@kappazeta/115705934000313572 --&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Storia d&#x27;Italia</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/compresse/magna-manga-grecia/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/compresse/magna-manga-grecia/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="arte" />

	<category term="cultura" />

	<category term="italia" />

	<category term="politica" />

	<category term="qualunquismo" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="storia" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2014-02-07T08:40:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Dalla Magna Grecia alla Magna Magna.&lt;/p&gt;

&lt;!-- riferimenti:

http://www.reddit.com/r/italy/comments/1x3wth/italy_threatens_to_sue_standard_poors_for_failing/
ed in particolare
http://www.reddit.com/r/italy/comments/1x3wth/italy_threatens_to_sue_standard_poors_for_failing/cf7y01s

--&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Tertium (non) datur: scegiere, non scegliere, costruire le alternative</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/tertium-non-datur/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/tertium-non-datur/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="anarchia" />

	<category term="cultura" />

	<category term="democrazia" />

	<category term="economia" />

	<category term="informatica" />

	<category term="logica" />

	<category term="politica" />

	<category term="psicologia" />

	<category term="scelte" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="todo/links" />

	<category term="variet&#xE0;" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2012-09-11T10:03:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;blockquote class=&quot;epigraph&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;We got warehouses of butter, we got oceans of wine &lt;br /&gt;
We got famine when we need it, we got designer crime &lt;br /&gt;
We got Mercedes, we got Porsche, Ferrari and Rolls Royce &lt;br /&gt;
Yeah, we got choice&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Abbiamo magazzini di burro, abbiamo oceani di vino &lt;br /&gt;
Abbiamo carestie quando ci serve, abbiamo crimini ad arte &lt;br /&gt;
Abbiamo Mercedes, abbiamo Porsche, Ferrari e Rolls Royce &lt;br /&gt;
Sì, abbiamo scelta&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Amused_to_Death&quot;&gt;Roger Waters, &lt;em&gt;It&#39;s a miracle&lt;/em&gt;, Amused to Death&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;scegliere&quot;&gt;Scegliere&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La possibilità di &lt;em&gt;scegliere&lt;/em&gt; è spesso considerata una delle prerogative
delle moderne società, culture ed economie occidentali. E non è
difficile comprendere perché la possibilità di scegliere venga vista
come una conquista: l&#39;alternativa alla possibilità di scelta è la
costrizione, l&#39;obbligo, l&#39;imposizione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La possibilità di scegliere è quindi (percepita come) un elemento
essenziale della libertà; non a caso il libero mercato (o presunto tale)
del mondo occidentale è stato per decenni propagandisticamente
contrapposto alla monotona ‘beneficenza statale’ dell&#39;assistenzialismo
del blocco sovietico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E per quel sottile gioco psicologico per cui se qualcosa è bene, allora
di più è meglio, tanto più vasta è la gamma delle alternative tanto più
ne guadagna chi ha libertà di scelta (il consumatore); o qualcosa del
genere. Ma non solo, come illustra un simpatico aneddoto che riguarda la
linea Mulino Bianco della Barilla.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al giorno d&#39;oggi, la gamma di biscotti venduti dalla Mulino Bianco è
talmente ampia che è possibile andare al supermercato e ‘graffittare’
gli scaffali cambiando l&#39;ordine dei biscotti in modo da formare parole e
frasi di senso compiuto sfruttando le dimensioni notevolmente maggiori
delle iniziali dei nomi su ciascuna confezione. Ma se i biscotti di
oggi differiscono non solo per nome, ma anche per tipologia (frollini,
secchi, al cacao, eccetera), lo stesso non può dirsi di quelli con cui
la linea entrò nel mercato: benché vi fossero tre o quattro confezioni
diverse, infatti, i primi biscotti della Mulino Bianco erano
sostanzialmente uguali (come ricetta e come sapore), differendo più per
forma e disegno che per altro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il motivo di questa varietà si ritrova in indagini di mercato che avevano
rivelato un aspetto molto importante nella psicologia del consumatore:
la noia. Anche quando un prodotto aveva un grande successo e &lt;em&gt;piaceva&lt;/em&gt;,
il suo consumo prolungato induceva noia, per cui il consumatore si
trovava portato a sperimentare altri prodotti per variare: avere più
prodotti, anche simili, della stessa marca permetteva quindi di
mantenere il consumatore ‘fedele’ pur lasciandogli varietà e libertà di
scelta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma davvero più scelta è meglio, o c&#39;è un limite oltre il quale la scelta
diventa semplicemente troppa? I più forniti supermercati italiani
impallidiscono di fronte ai tipici supermercati statunitensi: non solo
lo stesso prodotto esiste in decine quando non centinaia di marche
diverse, ma ciascuna marca ne offre quantità spaventose di varianti.
Crema di nocciole con nocciole, senza nocciole, con frammenti di
nocciola, più densa, meno densa, extra densa, più &lt;em&gt;crunchy&lt;/em&gt;, meno
&lt;em&gt;crunchy&lt;/em&gt;, più &lt;em&gt;chunky&lt;/em&gt;, meno &lt;em&gt;chunky&lt;/em&gt;, e così via all&#39;infinito, con
ogni possibile combinazione di opzioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi ha avuto a che fare con ferramenta, sa bene quanto può essere
difficile trovare il pezzo giusto, considerando quante varietà esistono
di chiodi, viti, bulloni, diverse per lunghezza, spessore, dimensione
della testa, filettatura, materiale, tipo di punta, tipo di testa e via
dicendo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E se queste infinite possibilità di scelta sono una manna per chi ha
bisogno di qualcosa di &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt; specifico, è altrettanto vero che esse
sono una &lt;em&gt;piaga&lt;/em&gt; per qualcuno a cui basta qualcosa di ‘generico’, per
il quale il tempo speso a studiare le possibili scelte è solo perso, per
il quale la vastità della gamma è solo scoraggiante, persino
angosciante (e così si finisce con lo scegliere la prima cosa che
capita, o il pezzo più economico, o addirittura scappare via per evitare
di dover scegliere).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È quindi difficile trovare il ‘giusto’ equilibrio tra la varietà
dell&#39;offerta ed il costo (non solo temporale) della selezione. E se
quindi è vero che ridurre il numero di opzioni viene talvolta incontro a
chi dovrebbe esercitare la scelta, è però anche più spesso vero che
quando una tale riduzione viene attuata, questo è più per ragioni di
&lt;em&gt;controllo&lt;/em&gt; da parte di chi la scelta la propone o la gestisce (i
produttori).&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;quantascelta&quot;&gt;Quanta scelta?&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Scelta, sì, ma quanta di questa scelta è reale? Se, soprattutto in
mercati del futile, la gamma delle possibili scelte raggiunge a volte le
dimensioni spaventosamente spropositate della “troppa scelta”, nelle
questioni che più direttamente e profondamente influiscono sulla nostra
vita le scelte sono spesso molto più limitate: anche quando non
strettamente binarie o duali, infatti, vi sono molti casi importanti in
cui il talvolta vasto campo delle scelte possibili è &lt;em&gt;dominato&lt;/em&gt; da una,
due opzioni maggioritarie, pur in presenza di altre scelte con adesioni
molto più limitate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La cosa non è necessariamente legata a manicheismi del tipo “scegliere
tra il Bene e il Male”, ma spesso piuttosto a meccanismi che favoriscono
i “grandi numeri” (e quindi le opzioni scelte dal maggior numero di
persone), che inevitabilmente tendono a &lt;em&gt;polarizzare&lt;/em&gt; le possibilità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il principio è nettamente evidente, ad esempio, nella politica di molte
nazioni occidentali, che anche in presenza di altri partiti minoritari
vede per lo più contrapposte due fazioni: progressisti e conservatori,
democratici e repubblicani, (centro)destra e (centro)sinistra, e così
via; e di queste si dice spesso (per lo più ad opera di chi si propone
come alternativa) che siano sostanzialmente equivalenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Queste contrapposizioni emergono però anche in altri aspetti della vita
moderna, in alcuni dei quali la gente non è talvolta nemmeno abituata a
pensare che ci &lt;em&gt;sia&lt;/em&gt; una scelta significativa; o in altri ancora, in cui
l&#39;apparentemente vasta gamma di opzioni emerge da una frammentazione di
un mercato effettivamente polarizzato (quando non addirittura
monopolistico).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una famosa &lt;a href=&quot;http://www.convergencealimentaire.info/map.jpg&quot;&gt;infografica&lt;/a&gt; descrive ad esempio la rete di
controlli e proprietà dei principali produttori e distributori dei
prodotti normalmente disponibili nei supermercati, mostrando come,
nonostante la grande varietà apparente, tutto finisca in realtà in mano
ad una decina di multinazionali. Se si guarda la spesa al supermercato
non più in termini di «quali prodotti comprare?» ma «da chi comprare?»,
improvvisamente la quasi infinita scelta di marche e prodotti è ridotta
ad una decina di compagnie, ciascuna delle quali specializzata in una
categoria di prodotti, riducendo di fatto il presunto libero mercato di
ciascuna categoria a sostanziali monopoli o duopoli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione si fa più sofisticata se più che al prodotto finito si va a
guardare alle sue &lt;em&gt;componenti&lt;/em&gt;, soprattutto per prodotti basati su
tecnologie e conoscenze molto specialistiche, come l&#39;elettronica di alto
livello e l&#39;informatica (telefonia, computer, etc). In questo caso,
anche quando il mercato diretto ai consumatori è diviso tra un numero
più sostanziale di produttori (ad esempio, Dell, HP, IBM, Asus, Apple,
etc), ciò che si trova &lt;em&gt;dentro&lt;/em&gt; i prodotti ha un&#39;origine molto più
limitata: i vari produttori si vanno quindi a differenziare per &lt;em&gt;altri&lt;/em&gt;
aspetti, che potranno essere la scelta dei materiali per la scocca, le
rifiniture, la qualità del supporto, la quantità e qualità del software
preinstallato o altri dettagli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per desktop e portatili, esempi di componentistica (hardware) a mercato
limitato sono i processori (Intel vs AMD), le schede video (NVIDIA vs
ATI/AMD, con Intel che compete solo sul mercato ‘low end’, spesso
&lt;em&gt;integrando&lt;/em&gt; l&#39;uno o l&#39;altro dei competitori), &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/File:Diagram_of_Hard_Disk_Drive_Manufacturer_Consolidation.svg&quot;&gt;dischi fissi&lt;/a&gt;
(Western Digital vs Seagate).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche in termini di software in realtà la scelta è molto limitata: per
desktop e portatili, ad esempio, il mercato è dominato da Windows (su
quelli un tempo detti ‘compatibili IBM’ ed ora semplicemente PC,
nonostante anche i prodotti Apple a cui vengono contrapposti &lt;em&gt;siano&lt;/em&gt;
personal computer non meno degli altri) e Mac OSX (su quelli Apple). Sui
cosiddetti smartphone e sui tablet, la polarizzazione coinvolge
sostanzialmente iOS (sui prodotti Apple) e Android (sulla maggior parte
degli altri).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà, al consumatore tipico della scarsa varietà dietro le quinte
importa normalmente poco, poiché lo strumento, per quanto sofisticato,
viene appunto visto come uno strumento, e finché svolge il lavoro per
cui è stato procurato, ad un prezzo accettabile, il resto ha poca
importanza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli effetti di questa limitatezza sono infatti spesso subdoli, e legati
ad aspetti della vita del consumatore di cui il consumatore stesso ha
tipicamente poca percezione. È solo in momenti in cui eventi eccezionali
causano danni ai pochi o unici produttori delle componenti comuni a
tutti i prodotti della gamma che l&#39;impatto diventa più immediato, come
accadde con l&#39;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/2011%20Thailand%20floods&quot;&gt;alluvione in Thailandia
del 2011&lt;/a&gt; che (al di là del disastro umanitario fuori tema in questo
articolo) causò un improvviso (e perdurante) aumento dei prezzi dei
dischi fissi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È comunque importante notare che in tutti questi esempi di mercati e
ambienti dominati da uno o due grossi nomi esistono &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; alternative
minoritarie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In politica, esistono partiti minoritari (verdi, rossi, libertari,
vaffanculisti). Nei supermercati, ai prodotti ‘di marca’ si affiancano
sempre più prodotti ‘no brand’ locali o prodotti negli stessi
stabilimenti di quelli di marca, ma venduti tramite altri canali. Ai
grandi nomi dei computer di marca si affiancano assemblatori locali (che
però utilizzano alla fine sempre le stesse componenti). La Toshiba vende
pure dischi fissi, ma con quote di mercato che sono meno di metà di
quelle dei due competitori dominanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche nel mercato del &lt;em&gt;software&lt;/em&gt; esistono concorrenti minoritari. Per i
telefonini abbiamo per esempio le minuzie delle varie versioni
(incompatibili tra di loro &lt;em&gt;e&lt;/em&gt; con le versioni desktop) di Windows per
telefonini e palmari con cui la Microsoft non è riuscita a sfondare, ma
anche le moribonde esperienze dei sistemi Linux quali Maemo e Meego,
della quale è stata per breve tempo campione la
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/n900/&quot;&gt;Nokia&lt;/a&gt;, e volendo anche il Symbian dei cosiddetti
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/feature%20phone&quot;&gt;feature phone&lt;/a&gt;s. Analogamente, sui computer abbiamo Linux e (con
percentuali ancora più basse) i vari membri della famiglia dei sistemi
UNIX (FreeBSD, OpenBSD, etc).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scelta quindi c&#39;è, ma la sua vera ricchezza è spesso poco visibile,
o comunque difficile da raggiungere.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;nonscegliere&quot;&gt;Non scegliere&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Una delle più notevoli (e trascurate) facoltà di chi si trova davanti ad
una scelta è la possibilità di non scegliere. Le motivazioni, le
implicazioni e le conseguenze di una mancata scelta sono molteplici, e
variano da persona a persona, da caso a caso.&lt;/p&gt;

&lt;!-- motivazioni --&gt;

&lt;p&gt;L&#39;esercizio ‘attivo’, cosciente della facoltà di non
scegliere&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:passivenochoice&quot; id=&quot;fnref:passivenochoice:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt; è generalmente legato ad una insoddisfazione
nei confronti delle possibili scelte proposte, più raramente anche ad
una generale opposizione nei confronti del contesto in cui la scelta
viene offerta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ad esempio, un cittadino potrebbe decidere di non votare perché non si
sente rappresentato da nessuno dei candidati, o perché ritiene che la
propria scelta sia insignificante, o perché “è tutto un magna magna” e
quindi non importa chi vince, mentre un libertario è più facile che non
voti semplicemente perché ritiene che la democrazia rappresentativa, già
a livello concettuale, sia una farsa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In questo senso, non scegliere può anche essere una forma di protesta
nei confronti di un certo tipo di contesto, di servizio, di prodotto: un
boicottaggio diretto non tanto ad una specifica marca quanto ad una
&lt;em&gt;categoria&lt;/em&gt;. Si può così decidere di non scegliere (più) un giornale
piuttosto che un altro, smettendo semplicemente di leggerli; o di
ascoltare la radio; o di guardare la televisione; o di comprare nuova
musica, o nuovi film.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Infine, vi è il non scegliere per mancanza di interesse. Ad esempio, non
necessariamente se mi piace seguire uno sport devo tenere
particolarmente al successo di una squadra o di un giocatore. O del
colore degli asciugamani potrebbe effettivamente non importarmi, purché
la spugna sia di buona qualità.&lt;/p&gt;

&lt;!-- implicazioni --&gt;

&lt;p&gt;La facoltà di non scegliere si manifesta generalmente come ‘scelta di
non’ (votare, comprare qualcosa, fare qualcos&#39;altro), ma non sempre
equivale a non fare una scelta. Ad esempio, nelle votazioni in cui è
necessario un &lt;em&gt;quorum&lt;/em&gt; (come per i referendum italiani), non votare
contribuisce materialmente a mantenere lo &lt;em&gt;statu quo&lt;/em&gt; se il &lt;em&gt;quorum&lt;/em&gt;
non viene raggiunto, ma non nel caso in cui esso venga invece
raggiunto; un discorso simile vale per figure pubbliche di spicco, la
cui mancata presa di posizione su argomenti importanti può essere (e
facilmente viene) letta come un implicito appoggio allo &lt;em&gt;statu quo&lt;/em&gt;; nei
casi in cui vige il cosiddetto silenzio-assenso, invece, non scegliere
equivale ad accettare la novità proposta; e quasi sempre non scegliere
di fare qualcosa ha gli stessi risultati che scegliere di non farla.&lt;/p&gt;

&lt;!-- conseguenze --&gt;

&lt;p&gt;In contesti privati, gli effetti della mancanza di una scelta sono
normalmente molto circoscritti. Se ad esempio io volessi comprare un
lettore di ebook e mi ritrovassi insoddisfatto dalle alternative
presenti sul mercato, la mia scelta di non comprare nulla ha come
principale (se non unica) conseguenza il mio mancato possesso dello
strumento in questione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ben diverso è il caso in contesti pubblici, in cui la mia scelta è
collegata a quella di altre persone, ed ha effetti che influiscono tanto
sulla mia vita quanto su quella degli altri. In questi casi, la mancanza
di una scelta ha effetti che si ripercuoto sulla vita di tutti, in
misura diversa a seconda delle circostanze e della persona: l&#39;influenza
dell&#39;opinione —o della sua mancanza— di un politico segue meccanismi
diversi da quelli del ‘comune cittadino’, per il quale vigono i principî
dei comportamenti di massa (il contributo del singolo è insignificante,
ma necessario: tolte quante noci un sacco non è più pieno?)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È proprio in questi contesti, ovviamente, che la ‘non scelta’ come
espressione di scontento o di protesta diventa significativa, scivolando
nel paradosso secondo cui meno vale (singolarmente) la scelta
individuale, più importante è il suo peso (unito ad altre scelte
uguali): è quindi importante che le scelte (o non scelte) in questi
contesti siano numericamente &lt;em&gt;estese&lt;/em&gt;, e quindi pubbliche e
pubblicizzate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con la sottigliezza tipica della teoria dei giochi, si tratta quindi di
sfruttare gli stessi meccanismi che portano alla polarizzazione delle
scelte (dominano solo quelle che possono assicurare o promettere di
essere maggiormente condivise) per raggiungere una massa critica e
cambiare le cose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la massa critica non è sufficiente; occorre qualcuno che l&#39;alterativa
concreta la possa offrire: qualcuno che fondi un partito con &lt;em&gt;quegli&lt;/em&gt;
obiettivi, il produttore di crema di nocciole con &lt;em&gt;quella&lt;/em&gt; composizione,
il produttore di computer con &lt;em&gt;quella&lt;/em&gt; configurazione hardware e
software, il produttore di componenti a &lt;em&gt;quel&lt;/em&gt; prezzo, e così via. E chi
se ne fa carico?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È proprio da questo che emerge un aspetto importante nascosto sotto il
diritto di non scegliere: esclusi i casi di &lt;em&gt;sincero&lt;/em&gt; disinteresse nei
confronti della tematica della scelta, esercitare il diritto di non
scegliere per scontento o protesta è, in qualche modo, indice di una
‘sconfitta’. Anche per questo è facile riscontrare una certa tendenza a
nascondere la propria scelta di non scegliere dietro un apparente
disinteresse, anche quando tale insincero disinteresse non è difficile
da smascherare, nella foga con cui il tema in questione viene trattato,
o nella frequenza con cui si manifesta la propria insoddisfazione con le
opzioni tra cui si sarebbe potuto scegliere o sui meccanismi per la loro
selezione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Difficilmente infatti si crederà che qualcuno non abbia interesse nel
colore degli asciugamani se lo si ritrovasse a commentare in un blog di
arredamento circa le scelte cromatiche disponibili. Ed ugualmente poco
credibile sarebbe qualcuno che sostenesse di non avere interesse nemmeno
nel sapere quale sia il sistema operativo del proprio computer o del
proprio smartphone, salvo poi passare il tempo a lamentarsi dei virus di
Windows o dell&#39;impossibilità di installare la tale applicazione sotto
Mac OSX.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La ‘sconfitta’ che sottende la mancanza di scelta può essere di varia
natura e profondità. Può essere la perdita di interesse nella ricerca
dovuta all&#39;eccesso di possibilità come lo sconforto di fronte alle poche
opzioni proposte; può essere il riconoscimento della propria incapacità
di adeguare realisticamente i propri gusti o le proprie esigenze alla
propria disponibilità o alle leggi matematiche che regolano i mercati,
come invece l&#39;incapacità di riconoscere l&#39;assenza di alternative a certi
meccanismi di selezione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma sempre più spesso non scegliere è il riconoscimento della perdita del
controllo sul flusso che ci circonda, dell&#39;impossibilità a supportare il
costo richiesto dalla partecipazione alla costruzione di un&#39;alternativa,
o più in generale dell&#39;impossibilità ad esercitare una benché minima
influenza sulle scelte disponibili.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;costruirelealternative&quot;&gt;Costruire le alternative&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La possibilità di scelta ha un costo, e tale costo è tanto più elevato
quanto più le opzioni sono diverse tra loro. È importante osservare che
il costo della scelta è un costo &lt;em&gt;diffuso&lt;/em&gt;, che influenza tanto i
produttori quando i fruitori delle scelte possibili, e che spesso ha un
impatto anche sull&#39;ambiente in cui questi agiscono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dal lato dell&#39;offerta, rendere possibili più scelte è impegnativo perché
ogni alternativa ha un costo (materiale o meno) di produzione; non è
raro quindi che certe alternative vengano rese disponibili solo se e
quando indagini di mercato suggeriscano che queste verranno scelte da un
sufficiente numero di potenziali fruitori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma le scelte, sia in contesti pubblici che in contesti privati, hanno un
costo anche per chi le fa. Il primo e forse più importante costo è
quello dell&#39;&lt;em&gt;informazione&lt;/em&gt;: salvo i casi di scelte fatte a caso o
“seguendo l&#39;istinto”, infatti, la comprensione di tutti gli aspetti
delle varie opzioni, delle loro implicazioni, delle loro conseguenze è
un punto essenziale per effettuare scelte oculate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poiché informarsi costa (tempo ed altre risorse) ed è spesso difficile,
capita di frequente che si seguano le scelte più popolari, affidandocisi
ad una percepita ‘saggezza della massa’ facilmente criticabile con una
famosa battuta di Marcello Marchesi: mangiate merda, milioni di mosche
non possono essersi sbagliate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà, le scelte popolari hanno anche altri vantaggi, che
contribuiscono a renderle più appetibili, contribuendo a quella
concentrazione delle opzioni &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#quantascelta&quot;&gt;già discussa&lt;/a&gt; in
precedenza secondo principî ben noti (“i soldi chiamano i soldi, i
pidocchi chiamano i pidocchi”, “a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà
tolto anche quello che ha”) e che in statistica porta a &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Pareto%20distribution&quot;&gt;distribuzioni di Pareto&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso della politica, ad esempio, il vantaggio è evidente: i partiti
più popolari sono quelli che governano, quelli meno popolari è difficile
se non impossibile che riescano a far sentire la propria voce.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma anche in contesti più pratici, persino privati, le scelte popolari
sono vantaggiose: non solo sono più facilmente reperibili, ma sono
meglio fruibili grazie ad una maggiore diffusione del contorno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così, ad esempio, un veicolo a GPL o metano, che potrebbe essere
preferibile per vari motivi (ecologici o economici), ha lo svantaggio
della notevole inferiorità &lt;em&gt;numerica&lt;/em&gt; dei distributori di quel tipo di
carburante (in Sardegna, ad esempio, &lt;em&gt;non vi sono&lt;/em&gt; distributori di
metano).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così, ad esempio, un utente Mac non potrà usufruire della vasta gamma di
software sviluppati per Windows: un problema che va risolvendosi con il
diffondersi dei prodotti della Apple, e che oggi è più un problema (o
come tale è percepito) per chi usa Linux.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli esempi potrebbero andare avanti, ma avrebbero un unico filo
conduttore: l&#39;&lt;em&gt;interoperabilità&lt;/em&gt;. Una preferenza minoritaria diventa più
pratica quando può interagire facilmente con quelle più popolari.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così, ad esempio, un veicolo a GPL o metano che abbia la doppia
alimentazione (benzina e gas) può sopravvivere anche in assenza di
distributori specifici. Così, ad esempio, un progetto come &lt;a href=&quot;http://winehq.org&quot;&gt;WINE&lt;/a&gt; permette
di utilizzare software per Windows in Mac OSX e in Linux.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;interoperabilità ha però due problemi: è un&#39;arma a doppio taglio, ed è
(generalmente) un onere delle opzioni minoritarie ‘diventare’
interoperabili con quella maggioritarie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Della combinata opportunità e pericolosità dell&#39;interoperabilità ho già
accennato altrove parlando di &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/linux-desktop/#linuxwine&quot;&gt;Linux nel
desktop&lt;/a&gt;: se la possibilità di
alimentare anche a benzina una macchina a gas aiuta la sopravvivenza di
questi veicoli, è anche vero che disincentiva la costruzione di stazioni
di servizio mirate, e riduce anche considerevolmente la convenienza del
veicolo stesso (il cui unico vantaggio è &lt;em&gt;proprio&lt;/em&gt; nell&#39;uso
dell&#39;alimentazione a gas); se WINE permette di usufruire di software per
Window sotto Linux e Mac OSX, appoggiandone quindi in qualche modo la
diffusione, è anche vero che disincentiva lo sviluppo di software
‘nativo’ a queste piattaforme, decretandone quindi contemporaneamente
l&#39;insuccesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che l&#39;interoperabilità sia ‘a spese’ delle scelte minoritarie è anche
abbastanza ovvio: che incentivo hanno infatti i proponenti di scelte più
popolari al venire incontro ai &lt;em&gt;concorrenti&lt;/em&gt;? Nessuno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;obiettivo primo (cosciente o meno, ufficiale o meno) di ogni attore in
un mercato è l&#39;acquisizione di una posizione dominante, possibilmente
monopolistica: questa infatti gli permetterebbe di minimizzare i costi e
massimizzare i profitti come la presenza di alcuna concorrenza mai gli
permetterebbe. E questa è qualcosa che nemmeno il più sfegatato
sostenitore del libero mercato potrebbe negare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Meno sostenitori del liberismo concorderanno con la naturale tendenza
dei liberi mercati a degenerare verso oligopoli e monopoli, ma questa
discussione la riservo ad altri momenti.)  &lt;!--
appunti/economia quando sarà pubblicata --&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;D&#39;altra parte, se l&#39;assunzione di una posizione monopolistica è
estremamente conveniente per il singolo produttore che la raggiunga,
essa è, soprattutto sul medio e lungo periodo, estremamente dannosa per
il mercato, per i concorrenti, per i consumatori, ed infine persino per
i monopolisti stessi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho già fatto altrove qualche esempio di come la &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/monocultura-web/&quot;&gt;monocultura
web&lt;/a&gt; abbia sostanzialmente &lt;em&gt;arrestato&lt;/em&gt; lo
sviluppo di Internet come piattaforma universale per &lt;em&gt;anni&lt;/em&gt;, e di come
la stessa Microsoft si sia trovata, dieci anni dopo, a ‘combattere
contro il proprio successo’, ma gli esempi dei problemi legati ai
predominî si trovano dovunque, non solo in informatica (dove tra
Microsoft, Apple e Google potrei andare avanti all&#39;infinito).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In agricoltura, ad esempio, le coltivazioni clonate (“più semi Monsanto
per tutte”) sono fragili: intere, chilometriche piantagioni possono
venire distrutte da una modesta infezione a cui &lt;em&gt;tutte&lt;/em&gt; le piante sono
ugualmente sensibili (la più diffusa varietà di banane, le &lt;em&gt;Gros
Michel&lt;/em&gt;, degli anni &#39;50 si &lt;em&gt;estinse&lt;/em&gt; così; e non è impossibile che le
&lt;em&gt;Cavendish&lt;/em&gt; cui è abituata la nostra generazione subiscano la stessa
sorte). La biodiversità non è solo una problematica per radical-chic.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando si parla di contenuti artistici e simili opere dell&#39;ingegno
(libri, musica, video), il controllo di associazioni come &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/FIMI&quot;&gt;FIMI&lt;/a&gt;
e &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/SIAE&quot;&gt;SIAE&lt;/a&gt; in Italia, &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/MPAA&quot;&gt;MPAA&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/RIAA&quot;&gt;RIAA&lt;/a&gt; negli Stati
Uniti, o le equivalenti nelle altre nazioni, è nuovamente uno dei più
grossi ostacoli al progresso, per la loro totale incapacità a riformarsi
scendendo a patti con le nuove possibilità offerte dal digitale e dalla
distribuzione online. È interessante notare che in questo specifico
contesto, peraltro, non sono ‘vittorie’ come quella di Apple per il
proprio negozio musicale per iTunes, o Google Music, a marcare la
differenza o a segnare la presenza di “opzioni minoritarie”: il loro
successo, infatti, segna solo una transizione da una rosa di
maggioritari ad un&#39;altra. È piuttosto il successo di iniziative come
quelle dell&#39;Humble Indie Bundle o di altre piccole distribuzioni
indipendenti, a volte anche private, &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/pensiero-e-realta/#hibelck&quot;&gt;di cui ho già parlato anche
altrove&lt;/a&gt;, a denotare la
possibilità di successo delle alternative minoritarie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi fermo qui con gli esempi, perché ritengo che la questione sia ormai
abbastanza chiara: nonostante la tendenza della riduzione effettiva
delle scelte ‘convenienti’ ad un numero molto limitato di scelte
‘popolari’, la presenza di alternative minoritarie non solo è un
&lt;em&gt;marcatore&lt;/em&gt; della buona salute di un mercato o contesto, ma ne è anzi
una componente primaria della salute stessa, ed in quanto tale va
&lt;em&gt;coltivata&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni volta che si prenda in considerazione la possibilità di &lt;em&gt;non&lt;/em&gt;
scegliere, per protesta, per insoddisfazione, si dovrebbe piuttosto
optare per contribuire alla diffusione, al raffinamento delle opzioni
minoritarie, alla loro crescita, alla rottura dei circoli viziosi che
portano alla malsana concentrazione di preferenze verso le poche offerte
dominanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È importante comprendere che l&#39;alternativa che vogliamo non ‘pioverà dal
cielo’, non ci verrà offerta dal buon cuore di qualcuno: va creata. E
questa creazione ha un costo, costo che non è sostenibile solo da chi
infine si manifesta disponibile a produrla, e che va sostenuto anche da
chi è interessato al successo di questa alternativa: sostenuto non con
parole, auguri, teorie, ma con interventi pratici, nel &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/pensiero-e-realta/&quot;&gt;lungo processo
che dall&#39;idea porta alla sua
realizzazione&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi si permetta dunque di concludere parafrasando un famoso motto della
logica aristotelica a noi giunto e da noi diffusosi in lingua latina:
&lt;em&gt;tertium non datur, sed construendum&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:passivenochoice&quot;&gt;&lt;p&gt;vi è anche una mancanza di scelta più &lt;em&gt;passiva&lt;/em&gt;, in
cui pur essendovi la volontà di esercitare una scelta, questa non viene
effettivamente compiuta, o non si agisce in conseguenza della scelta
fatta, vuoi per pigrizia, vuoi per eccesso di opzioni tra cui scegliere,
vuoi per altri motivi.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:passivenochoice:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Sul colonialismo linguistico</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/colonialismo-linguistico/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/colonialismo-linguistico/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="analisi" />

	<category term="colonialismo" />

	<category term="cultura" />

	<category term="dominio" />

	<category term="importazione" />

	<category term="lingua" />

	<category term="politica" />

	<category term="risposte" />

	<category term="societ&#xE0;" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2012-08-19T06:02:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Leggo &lt;a href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/16277&quot;&gt;la traduzione
italiana&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://www.eluniversal.com.mx/notas/863267.html&quot;&gt;un articolo
in spagnolo&lt;/a&gt; sulla
(presunta) anglicizzazione della lingua italiana, e mi trovo costretto a
sorvolare sull&#39;ironia di un articolo del genere, &lt;em&gt;tradotto&lt;/em&gt; piuttosto
che scritto, e per di più da una che si occupa di &lt;em&gt;Social Media
Monitoring&lt;/em&gt; (ovvero ‘Osservazione delle Reti Sociali’), per concentrarmi
piuttosto sul tema trattato dall&#39;articolo stesso, articolo che purtroppo
mischia con una certa confusione una moltitudine di casi di penetrazione
dell&#39;inglese che hanno origini e motivi disparati. Cercherò in quanto
segue di discutere ciascun punto indipendentemente, partendo da quello
che a me preme di più.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La criticatissima scelta del Politecnico di Milano di istituire &lt;em&gt;corsi
postlaurea&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;dottorati di ricerca&lt;/em&gt; in lingua inglese, per quanto
controversa, è ben lontana dall&#39;essere peregrina o modaiola. Piaccia o
no, l&#39;inglese attualmente &lt;em&gt;è&lt;/em&gt; la lingua internazionale della ricerca: la
stragrande maggioranza della letteratura scientifica più significativa è
in inglese, ed è sostanzialmente &lt;em&gt;impossibile&lt;/em&gt; farsi conoscere a livello
internazionale senza comunicare in inglese. L&#39;inglese è la lingua dei
convegni internazionali, l&#39;inglese è la lingua delle riviste
internazionali, l&#39;inglese è, di fatto, la lingua &lt;em&gt;corrente&lt;/em&gt; della
scienza e della tecnologia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Semmai, si potrebbe lamentare che in campo tecnico-scientifico, la
dominazione linguistica dell&#39;inglese è &lt;em&gt;purtroppo&lt;/em&gt; ben lontana
dall&#39;essere efficace al 100%: gli italiani e i francesi sono gli
zimbelli del panorama scientifico internazionale proprio per la loro
&lt;em&gt;incapacità&lt;/em&gt; ad esprimersi e comunicare correttamente in inglese
(gli italiani per crassa ignoranza, i francesi per ottuso campanilismo),
anche nell&#39;inglese tecnico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Piaccia o no, un ricercatore che debba far conoscere il proprio lavoro a
livello internazionale &lt;em&gt;deve&lt;/em&gt; saper comunicare in inglese, ed a questo
punto è meglio che impari a farlo &lt;em&gt;correttamente&lt;/em&gt;, prendendo quanto
prima dimestichezza con la lingua in questione, e soprattutto con quella
specialistica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È riportata nell&#39;articolo l&#39;opinione di Tullio Gregory (eh) che sostiene
che “imporre l&#39;inglese non ci rende più moderni né più produttivi”; la
frase può essere tranquillamente rigirata, osservando che imporre
l&#39;&lt;em&gt;italiano&lt;/em&gt; non ci rende più moderni né più produttivi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quello che non viene sufficientemente evidenziato è che l&#39;Italia è (e
purtroppo rimarrà) fanalino di coda nella ricerca scientifica e nel
progresso tecnologico&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:italianiestero&quot; id=&quot;fnref:italianiestero:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt; &lt;em&gt;a prescindere&lt;/em&gt; dalla scelta
della lingua, perché le &lt;em&gt;cause&lt;/em&gt; sono ben altre (mancanza di
investimenti, meschini localismi, leccaculismi e nepotismi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il passaggio, in corsi &lt;em&gt;postlaurea&lt;/em&gt; e nel &lt;em&gt;dottorato&lt;/em&gt;, all&#39;inglese come
lingua ufficiale non è certo condizione &lt;em&gt;sufficiente&lt;/em&gt; ad aumentare il
peso della ricerca italiana a livello internazionale, ma non è molto
lontano dall&#39;essere &lt;em&gt;necessario&lt;/em&gt;. (E vorrei rimarcare che
la ripetuta evidenziatura di &lt;em&gt;postlaurea&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;dottorato&lt;/em&gt; non è casuale:
in molte critiche fatte al PoliMi si parla della scelta dell&#39;inglese
come se fosse riferita anche agli anni del &lt;em&gt;curriculum&lt;/em&gt; universitario di
base.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lavorando nel mondo della ricerca scientifica, ho preso da &lt;em&gt;anni&lt;/em&gt; la
buona abitudine di scrivere direttamente in inglese tutto ciò che
promette anche solo lontanamente di diventare materiale pubblico; se
preparo una presentazione, il testo delle diapositive sarà in inglese,
non in italiano, anche per conferenze italiane, perché il materiale
potrà tornarmi utile in altre conferenze (internazionali): ed è più
semplice parlare in italiano su diapositive in inglese che viceversa,
giacché ogni ricercatore che si rispetti è in grado (o dovrebbe essere
in grado) di capire le diapositive in inglese, nel caso perdesse qualche
parola della presentazione orale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Negli ultimi due anni ho anche insegnato un corso libero offerto dal
mio dipartimento; anche in questo caso, le note del corso sono state
preparate in inglese, sebbene le lezioni frontali si svolgano in
italiano. Per inciso, il corso è forse l&#39;unico in Italia sull&#39;argomento,
ed uno dei pochi anche a livello europeo: non sarebbe strano che
qualcuno, eventualmente anche dall&#39;estero, decidesse di appoggiarsi ai
miei appunti —pubblici, &lt;em&gt;online&lt;/em&gt; (‘in linea’)— per studiare l&#39;argomento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Immagino che sia questo quello che nell&#39;articolo viene definito
“bilinguismo virtuoso, che favorisca i contenuti, la loro divulgazione e
la formazione completa degli studenti, italiani e stranieri”, secondo &lt;a href=&quot;http://www.societadilinguisticaitaliana.net/attachments/article/346/BANFI%20-%20Intervento%20alla%20Accademia%20della%20Crusca.pdf&quot;&gt;le
parole di Emanuele Banfi&lt;/a&gt; (PDF).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il tentativo di forzare l&#39;italiano anche in ambito scientifico e
tecnologico mi ricorda la straniante esperienza avuta con i primi
manuali di informatica che mi capitarono tra le mani, alcuni in inglese,
altri tradotti o scritti in italiano. Ricordo ancora quei testi dei
tardi anni &#39;70 e degli anni &#39;80 che traducevano &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt;, arrivando a
parlare di I/E invece di I/O (immissione/&lt;wbr/&gt;emissione invece di
&lt;em&gt;input/&lt;wbr/&gt;output&lt;/em&gt;), ‘spiazzamento’ invece di &lt;em&gt;offset&lt;/em&gt;, ‘bachi’ invece
di &lt;em&gt;bug&lt;/em&gt;, e così via. Lodevoli sforzi di resistenza alla dominazione
linguistica, ma che non posso fare a meno di considerare abbastanza
ridicoli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni èra, ogni area geografica, ogni campo della conoscenza, ha
—inevitabilmente— la sua dominazione linguistica. Ci si lamenta ora
delle influenze anglosassoni, ma ci si dimentica forse che un paio di
secoli fa la cultura francese era talmente dominante che in posti come la
Russia la &lt;em&gt;lingua della cultura&lt;/em&gt;, sfoggiata da artisti ed aristocratici,
&lt;em&gt;era il francese&lt;/em&gt;. Anche l&#39;inglese farà il suo tempo, e verrà sostituito
prima o poi da un&#39;altra lingua, probabilmente asiatica (il giapponese o
il mandarino), forse chissà, persino entro la fine del secolo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Portare il protezionismo linguistico alla paranoia è inutile. Le lingue
evolvono, e i prestiti da altre lingue sono una componente fisiologica
importante dell&#39;evoluzione linguistica. Quante parole &lt;em&gt;italiane&lt;/em&gt; non
derivano dal latino, ma dal greco (&lt;em&gt;biografia&lt;/em&gt;) o dal sassone
(&lt;em&gt;guerra&lt;/em&gt;)? Quante parole abbiamo più recentemente importato da cugini
prossimi quali il francese (&lt;em&gt;chic&lt;/em&gt;) o lo spagnolo (&lt;em&gt;golpe&lt;/em&gt;)?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Più che preoccuparmi dell&#39;ingresso in sé e per sé di termini inglesi
nell&#39;italiano, io guarderei piuttosto ai modi e motivi dell&#39;&lt;em&gt;utilizzo&lt;/em&gt;
che si fa di questi termini. Vediamo quindi alcuni dei casi citati
nell&#39;articolo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La dichiarazione di Monti sul proprio &lt;em&gt;sense of humo&lt;em&gt;u&lt;/em&gt;r&lt;/em&gt; (non &lt;em&gt;humor&lt;/em&gt;!)
britannico è un classico esempio di grande finezza linguistica: dopo
tutto, il &lt;em&gt;british sense of humour&lt;/em&gt; è ben diverso, qualitativamente e
contenutisticamente, dal &lt;em&gt;senso dell&#39;umorismo italiano&lt;/em&gt;; l&#39;uso
dell&#39;espressione inglese invece di quella italiana contribuisce a
rimarcare la differenza tra i due sensi dell&#39;umorismo. Ben diverso è
invece il caso del &lt;em&gt;drink&lt;/em&gt; nel &lt;em&gt;week-end&lt;/em&gt;, che ha origini nello snobismo
delle Milano e Roma ‘bene’ del secolo scorso, la cui affettazione
linguistica d&#39;importazione è poi percolata, per emulazione, nel
linguaggio comune.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi mi conosce sa che sono un grande amante della lingua italiana, e
posso affermare senza problemi che &lt;em&gt;mi piace&lt;/em&gt; esprimermi non solo in un
italiano corretto, ma anche (se e per quanto possibile) ‘forbito’. Ma
allo stesso tempo mi è impossibile negare la &lt;em&gt;praticità&lt;/em&gt; delle lingue
straniere in opportuni contesti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In molti casi, ad esempio, l&#39;uso di termini o espressioni straniere
aiuta ad essere sintetici, laddove il termine straniero sia entrato
nella lingua comune con significati più specifici dell&#39;equivalente
italiano, o laddove l&#39;espressione straniera sia semplicemente più breve
di quella italiana: così ad esempio è per lo spagnolo &lt;em&gt;golpe&lt;/em&gt;, entrato
in italiano (come anche in inglese!) ad indicare specificamente il
&lt;em&gt;colpo di Stato&lt;/em&gt;; di &lt;em&gt;spread&lt;/em&gt; (e vorrei sapere chi ha scelto di tradurlo
con l&#39;orrendo ‘differenziale’ piuttosto che con scarto o divario) si
parla principalmente, e spesso ormai implicitamente, in riferimento a
quello tra buoni del tesoro a 10 anni italiani e tedeschi; e
sinceramente &lt;em&gt;fan&lt;/em&gt; è molto più comodo di &lt;em&gt;appassionato sostenitore&lt;/em&gt;, pur
venendo dal latino &lt;em&gt;fanaticus&lt;/em&gt; ed essendo traducibile con l&#39;italiano
&lt;em&gt;fanatico&lt;/em&gt;, che viene però generalmente riservato ad altri significati;
ed è indubbiamente più sintetico, benché improprio, parlare di Ministero
del &lt;em&gt;Welfare&lt;/em&gt; piuttosto che finire il giorno dopo con il suo nome
completo in italiano (Ministero del Lavoro, della Salute, e delle
Politiche Sociali) —e per inciso non è di &lt;em&gt;welfare&lt;/em&gt; nel senso di
‘benessere’ che si parla, come sembra suggerire l&#39;articolo, ma di
&lt;em&gt;welfare state&lt;/em&gt; nel senso di &lt;em&gt;Stato sociale&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In altri casi, il termine straniero aiuta ad identificare l&#39;origine del
prodotto: non vedo nulla di male nell&#39;usare &lt;em&gt;manga&lt;/em&gt; ed &lt;em&gt;anime&lt;/em&gt; per
fare riferimento a fumetti e cartoni animati giapponesi; analogamente,
sarebbe bello tornare a parlare di &lt;em&gt;romanzi a fumetti&lt;/em&gt; piuttosto che di
&lt;em&gt;graphic novels&lt;/em&gt; —se solo in Italia questi prodotti avessero la dignità
che loro spetta, incoraggiando così gli autori nostrani a competere con
i più famosi autori del mondo anglosassone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In altri casi ancora, il termine si riferisce specificamente a prodotti
&lt;em&gt;non italiani&lt;/em&gt; (d&#39;origine), per cui il termine italiano non esiste o è
stato creato &lt;em&gt;ad hoc&lt;/em&gt;. E benché parlare di &lt;em&gt;elaboratori&lt;/em&gt; piuttosto che
di &lt;em&gt;computer&lt;/em&gt; puzzi sinceramente di autarchia linguistica di stampo
fascista, è anche vero che anche a me non dispiacerebbe trovare termini
italiani con cui poter tradurre &lt;em&gt;laptop&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;notebook&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;netbook&lt;/em&gt;,
&lt;em&gt;tablet&lt;/em&gt; senza suonare prolissamente verboso e pomposamente pretenzioso;
d&#39;altra parte è possibile che l&#39;ironico umorismo del neologismo
&lt;em&gt;furbófono&lt;/em&gt; aiuti il termine a prendere piede come traduzione di
&lt;em&gt;smartphone&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potrei andare avanti, ma preferisco concludere qui, con la seguente
osservazione: preoccuparsi della mancanza di una “politica culturale
linguistica” in Italia mi sembra un po&#39; come lamentarsi di un prurito al
mignolo quando l&#39;intero braccio sta andando in cancrena. La mancanza di
una politica culturale &lt;em&gt;linguistica&lt;/em&gt; è solo una microscopica diramazione
dell&#39;ultimo stadio del totale sgretolamento della cultura italiana, della
politica italiana, e solo infine della politica culturale, in atto da
almeno trent&#39;anni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;assimilazione di lingue e culture straniere è &lt;em&gt;frutto&lt;/em&gt;, non &lt;em&gt;radice&lt;/em&gt;
della povertà culturale. È inutile appellarsi, per difendere l&#39;italiano
&lt;em&gt;corrente&lt;/em&gt; dall&#39;invasione delle lingue straniere, a produzioni
artistiche e culturali del secolo scorso o precedenti ancora; è alla
produzione &lt;em&gt;attuale&lt;/em&gt; che ci si dovrebbe rivolgere; e cos&#39;ha avuto la
nostra cultura da offrire, negli ultimi trent&#39;anni, agli italiani, a
parte tette e culi? E perché mi trovo, a quasi un secolo di distanza, a
fare discorsi che finiscono inevitabilmente verso un&#39;analisi che ricalca
quella già fatta quasi un secolo fa da &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio%20Gramsci&quot;&gt;Antonio Gramsci&lt;/a&gt;, e
purtroppo ancora valida?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono tre i pilastri per una rinascita della cultura italiana: una
&lt;em&gt;solida&lt;/em&gt; istruzione pubblica (scuola e università), una &lt;em&gt;viva&lt;/em&gt;
diffusione di &lt;em&gt;buoni&lt;/em&gt; contenuti &lt;em&gt;di massa&lt;/em&gt; (via radio, televisione ed
Internet&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:bbcmodel&quot; id=&quot;fnref:bbcmodel:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;) e pesanti investimenti nella ricerca scientifica e
tecnologica. Insomma tre cose che in Italia non si avranno mai.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:italianiestero&quot;&gt;&lt;p&gt;nota bene: l&#39;Italia, ma non certo gli italiani, molti
dei quali trovano proprio all&#39;estero l&#39;occasione di mostrare
brillantemente non solo le proprie capacità, ma anche i benefici del
nostro tanto criticato sistema scolastico (ormai abbondantemente
demolito) e quali siano i &lt;em&gt;veri&lt;/em&gt; problemi della ricerca in Italia.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:italianiestero:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:bbcmodel&quot;&gt;&lt;p&gt;e qui non sarebbe male prendere ad esempio il modello della
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/BBC&quot;&gt;BBC&lt;/a&gt;, giusto per rimanere ironicamente in tema di colonialismo
culturale.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:bbcmodel:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>State alle regole</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/oppure/state-alle-regole/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/oppure/state-alle-regole/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="draft" />

	<category term="gioco" />

	<category term="racconto" />

	<category term="regole" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="wip" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2012-07-23T19:31:07Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;!-- TODO: i giornali che hanno smesso di fare giornalismo, con blogger
che parlano di cose di cui nessuno parla, youtuber et al che fanno più
indagine e riportano più notizie su abusi di potere, etc --&gt;

&lt;!-- TODO: le paure del protagonista: non avere abbastanza tempo per
compiere la propria opera; gli emuli che non abbiano la saggezza e la
pazienza di colpire solo chi deve essere colpito --&gt;

&lt;!-- TODO: impatto psicologico e difficoltà dell&#39;abbandonare il pacifismo
per picchiare/torturare le ‘vittime’ --&gt;

&lt;p&gt;Alla fine ho detto basta. E no, non è stata una decisione impulsiva, uno
scatto d&#39;ira, rabbia repressa, la proverbiale goccia che fa traboccare
il vaso. È stata una decisione maturata negli anni, con pazienza e
mteodiche riflessioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponete di trovarvi a giocare in un grande gioco che coinvolge una
gran quantità di persone. Il gioco ha delle regole ben precise, e degli
arbitri il cui compito è sorvegliare lo svolgimento del gioco ed
eventualmente punire le violazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Durante il gioco, vi accorgete che ci sono delle evidenti anomalie; non
tutti i giocatori, infatti, rispettano le regole; sotto i vostri occhi
accadono delle violazioni plateali, talmente plateali che è impossibilie
che siano sfuggite agli arbitri; eppure, queste violazioni non vengono
punite, o le penalità inflitte sono minime; allo stesso tempo, giocatori
che non hanno commesso alcuna violazione, o violazioni minime, vengono
penalizzati insensatamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E ti accorgi di non essere l&#39;unico ad essere scontento di questa
situazione: molti altri giocatori stanno lì a discutere animatamente; ma
c&#39;è qualcosa di strano, nei loro discorsi, sono tutti focalizzati su una
cosa, una cosa sola: cambiare le regole.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, è vero, ci sono delle regole strane, alcune persino ingiuste, ma è
davvero questo il problema principale? Se anche le regole fossero
giuste, perfette, davvero il gioco riprenderebbe a funzionare?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;No, il problema non sono le regole. Il problema sono i bari, gli
imbroglioni, coloro per cui il gusto del primeggiare è talmente forte da
portarli a violare ogni regola che riescono a violare facendola franca,
per ottenere un vantaggio, per quanto disonesto, sugli altri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E peggio di loro il problema sono gli arbitri, i controllori che
chiudono un occhio, che si voltano dall&#39;altra parte, che fingono di non
vedere, che si lasciano corrompere, che con pesi e misure diverse
applicano lì penalità imprevedibilmente lievi, lì altre immotivatamente
severe.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È questo, ben più che ogni altra cosa, a rendere il gioco ingiocabile,
penalizzando chi segue le regole —per correttezza, per onestà, o anche
solo per paura della penalità— e favorendo chi le viola riuscendo a
farla franca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed è per questo, anzi &lt;em&gt;a questo&lt;/em&gt;, che ho detto basta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Perché la soluzione non è cambiare le regole; la soluzione è punire
quelli che non stanno alle regole; e se i preposti a questo compito non
fanno il loro dovere, &lt;em&gt;devono&lt;/em&gt; essere i giocatori stessi a farsene
carico, ed allontanare non solo i giocatori che violano impunemente le
regole, ma anche gli arbitri che hanno manifestamente ignorato queste
violazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E se per allontanare arbitri corrotti e giocatori imbroglioni occorre
violare le regole, bene, &lt;em&gt;io&lt;/em&gt; non starò più alle regole. Non giocherò
più, finché il campo non sarà ripulito. Perché piuttosto che
continuare a giocare un gioco reso miserabile dai violatori impuniti
preferisco interrompere il gioco, espellerli definitivamente e poi
riprendere a giocare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se in una partita di calcio un giocatore prendesse la palla in mano e
cominciasse a correre in giro per il campo, tirando calci e gomitate
agli avversari che gli venissero troppo vicini, senza che l&#39;arbitro
fermasse il gioco per espellerlo, salvo poi espellere chi, placcando il
giocatore in violazione delle regole, prendesse possesso della palla, vi
sarebbe una rivolta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma per qualche motivo, in una società i cui pilastri avrebbero dovuto
essere onestà, rispetto, dialogo e vivere civile, e dove invece dilagano
truffa, violenza, segreti e abusi, ‘fottere il sistema’ viene visto come
un segno di furbizia, piuttosto che essere condannato per quello che è:
un abuso, non meno degli abusi che costringono certuni a ‘fottere il
sistema’ solo per tirare avanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed è per questo, anzi &lt;em&gt;a questo&lt;/em&gt;, che ho detto basta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ai politici che hanno dimenticato che il loro scopo è rappresentare gli
interessi e le idee dei cittadini che li hanno eletti, e che abusano
della capacità di cambiare le regole che gli è stata concessa a tal
fine, trasformandola in un giocattolo personale per farsi e disfarsi le
regole, per continuare a gestirsi il potere che gli è stato
temporaneamente concesso e per evitare di essere puniti per le regole
che hanno violato: truffatori, corrotti e corruttori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ai membri delle forze dell&#39;ordine che hanno dimenticato che la loro
funzione è quella di proteggere i cittadini, e che abusano della
capacità di esercitare violenza che a tal fine gli è stata concessa,
diventando loro per primi criminali da cui è necessario difendersi:
estorsori, torturatori, assassini.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A tutti coloro che credono di poter agire in barba alle regole, perché
possono farla franca nascondendosi dietro il muro dei proprî pari, o
cambiando le regole stesse, per poter continuare a tartassare quelli che
invece le regole le seguono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A questo ho detto basta. Alla cultura della truffa, della malafede,
dell&#39;imbroglio che ha distrutto ogni possibilità di giocare serenamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho detto basta al chinare il capo, al tapparsi il naso, all&#39;andare
avanti come se nulla fosse. Ho detto basta al pacifismo, alla non
violenza, alla tolleranza. Ho detto basta a tutto quello in cui avevo
creduto fino ad allora, ho negato il me stesso di prima, mi sono sospeso
dal gioco, ed ho cominciato a ripulire il tabellone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per carità, non fatevi venire in mente fumetti e telefilm americani.
niente vendicatori, perché chi è direttamente coinvolto non può
giudicare con mente lucida; niente cavalieri solitari contro la
criminalità organizzata, perché essa è solo frutto del disagio che
deriva dall&#39;egoismo e dalla connivenza dei potenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E fatemi il favore di non accostarmi a quei coglioni della seconda metà
del secolo scorso che per giocare a fare i rivoluzionari di sinistra
facevano il gioco dei potenti. No, niente bombe indiscriminate, niente
&lt;span title=&quot;All Cops Are Bastards&quot;&gt;ACAB&lt;/span&gt;, niente sequestri di
‘gente non abbastanza dalla mia parte’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Serial killer&lt;/em&gt;, mi hanno chiamato, come se le mie azioni fossero
sconsiderati atti di uno psicopatico, senza altro scopo che la
soddisfazione di un sadico istinto alla violenza. No, il termine che
avrebbero dovuto usare, semmai, è &lt;em&gt;terrorista&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;!-- ancora da rifare; riscrivere in modo che l&#39;interlocutore non sia
chi gestisce il potere --&gt;

&lt;p&gt;Ma questo lo sapete, immagino, perché avete la lista dettagliata e
completa di quelli che vi ostinate ingenuamente a chiamare mie
&lt;em&gt;vittime&lt;/em&gt;. E di ciascuno di loro sapete, giacché ho lasciato chiare e
dettagliate informazioni in proposito, i come e i perché dei miei
“insani gesti”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quello che forse non sapete è che voi non siete gli unici a saperlo. Che
nonostante l&#39;oppressivo silenzio stampa che è stato tenuto sulle
motivazioni del “serial cop killer”, le vere informazioni sono emerse
comunque: nonostante gli sforzi della vostra polizia postale e della
vostra censura giudiziaria, copie dei documenti che ho lasciato trovare
con le mie ‘vittime’ sono sempre stati reperibili in rete, così come i
meccanismi crittografici e steganografici per autenticare le copie degli
originali dai falsi che sono emersi con sorprendente rapidità dopo la
terza ‘vittima’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E chi sono dunque queste &lt;em&gt;vittime&lt;/em&gt;? Voi li chiamate membri delle forze
dell&#39;ordine, io li chiamo massacratori, torturatori, sadici, violenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono uomini che, in branco, hanno massacrato di botte e lasciato morire
ragazzi trovati per strada; uomini che pur essendo stati trovati colpevoli
non hanno mai dovuto scontare la pena per le proprie azioni, e che hanno
persino avuto l&#39;arroganza di insultare e minacciare i parenti delle
&lt;em&gt;proprie&lt;/em&gt; vittima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono uomini che hanno torturato, per il semplice sadico gusto
dell&#39;abusare del proprio potere su una persona, manifestati arrestati
dopo azioni di distruzione effettuata da provocatori ‘miracolosamente’
sfuggiti agli arresti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono firmatari di lettere di appoggio agli abusi e alle violenze dei
loro colleghi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono uomini che hanno violato le regole, ed il cui violare le regole è
ancora più grave, perché commesso da uomini preposti al farle
rispettare. E sono uomini che hanno protetto questi uomini, come moneta
di scambio per una reciproca protezione: io ti appoggio nonostante tu
non meriti di portare la divisa e dovresti marcire in carcere, tu non
parli della mia corruzione, della mia metodica astensione dal lavoro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;No, non è così che funziona. Lo scopo del sindacato non dovrebbe essere
proteggere il marcio, ma contribuire ad espellerlo, ad evitare la sua
diffusione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed ora scrivo queste parole perché mi rendo conto che il lavoro da fare
è immenso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dovrei continuare su questa strada fino ad infrangere il muro dietro cui
i poliziotti si proteggono a vicenda, finché i Serpico delle forze
dell&#39;ordine non saranno in numero sufficiente da avere il coraggio di
denunciare ed espellere i violenti, i corrotti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E questo sarà solo il primo passo, perché dietro il marcio delle forze
dell&#39;ordine c&#39;è il marcio di chi li comanda, ci sono i mandanti delle
peggiori efferatezze di cui si possano macchiare le forze dell&#39;ordine in
un paese che abbia la pretesa di chiamarsi civile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E poi ci sono i giudici che non hanno avuto il coraggio di punire
adeguatamente, pur riconoscendone la colpa, questi uomini; e quelli che
per contro hanno esercitato vendicativa ferocia per infliggere
‘esemplari’ punizioni alle vittime degli abusi di questi stessi.&lt;/p&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Citazioni</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/appunti/citazioni/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/appunti/citazioni/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="capitalismo" />

	<category term="competizione" />

	<category term="economia" />

	<category term="esponenziale" />

	<category term="filosofia" />

	<category term="fisica" />

	<category term="fumetti" />

	<category term="intelligenza" />

	<category term="libert&#xE0;" />

	<category term="memoria" />

	<category term="parassitismo" />

	<category term="previsioni" />

	<category term="progresso" />

	<category term="scacchi" />

	<category term="sfide" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="storia" />

	<category term="stupidit&#xE0;" />

	<category term="todo/links" />

	<category term="umorismo" />

	<category term="vittoria" />


	<updated>2013-02-26T14:28:00Z</updated>
	<published>2011-12-25T10:30:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;h2 id=&quot;keynes&quot;&gt;John Maynard Keynes&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Forse uno dei più geniali inviti al pragmatismo:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;The long run is a misleading guide to current affairs. In the long
run we are all dead.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il lungo periodo è una guida fuorviante per gli affari
correnti. Nel lungo periodo saremo tutti morti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;John Maynard Keynes, &lt;em&gt;A Tract on Monetary Reform&lt;/em&gt;, Ch. 3&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- TODO link e verifica testo --&gt;

&lt;p&gt;Una delle più puntuali definizioni del capitalismo liberale:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Capitalism is the astonishing belief that the nastiest of men
and the nastiest of motives will somehow work for the benefit of all&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il capitalismo è quella sorprendente credenza secondo cui
i più odiosi degli uomini ed le più odiose delle intenzioni in qualche
modo porteranno al bene di tutti&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;John Maynard Keynes, attribuita da sir George Schuster in &lt;em&gt;Christianity and human relations in industry&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- TODO link e verifica testo --&gt;

&lt;h2 id=&quot;russell&quot;&gt;Bertrand Russell&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Advocates of capitalism are very apt to appeal to the sacred
principles of liberty, which are embodied in one maxim: &lt;em&gt;The fortunate
must not be restrained in the exercise of tyranny over the unfortunate&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;I difensori del capitalismo sono molto inclini
all&#39;appellarsi ai sacri principî della libertà, che sono raccolti in una
massima: &lt;em&gt;il fortunato non deve essere trattenuto dall&#39;esercitare
tirannia sopra lo sfortunato&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;Bertrand Russell, &lt;em&gt;Freedom in Society&lt;/em&gt; (Essay 13 in &lt;em&gt;Sceptical Essays&lt;/em&gt;)&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;When you are studying any matter, or considering any philosophy, ask
yourself &lt;em&gt;only&lt;/em&gt;: What are the &lt;em&gt;facts&lt;/em&gt;, and what is the truth that the facts bear
out. Never let yourself be diverted, either by what you wish to believe, or by
what you think would have beneficent social effects if it were believed; but
look only and solely at what are the facts&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Quando studiate qualunque qquestione, o considerate qualunque filosofia,
chiedetvi &lt;em&gt;soltanto&lt;/em&gt;: quali sono i &lt;em&gt;fatti&lt;/em&gt;, e qual è la verità supportata da questi fatti.
Non lasciatevi mai dirottare né da quello che vorreste credere, né da ciò che
pensate possa avere benefici effetti sociali se fosse creduto; ma guardate solo
ed esclusivamente a quali sono i fatti&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;Bertrand Russell, &lt;em&gt;Face to Face&lt;/em&gt; (BBC interview)&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- ([YT! video link](https://www.youtube.com/watch?v=ihaB8AFOhZo)) --&gt;

&lt;h2 id=&quot;albertallenbartlett&quot;&gt;Albert Allen Bartlett&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;The greatest shortcoming of the human race is our inability
to understand the exponential function.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il piú grande limite della razza umana è la nostra incapacità
a comprendere la funzione esponenziale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.albartlett.org/index.html&quot;&gt;Prof. Al Bartlett&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;jorgeagustnnicolsruizdesantayanayborrsgeorgesantayana&quot;&gt;Jorge Agustín Nicolás Ruiz de Santayana y Borrás (George Santayana)&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://en.wikiquote.org/wiki/George_Santayana#Vol._I,_Reason_in_Common_Sense&quot;&gt;La probabile origine del famoso aforisma sul non imparare dalla storia&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Progress, far from consisting in change, depends on retentiveness.
When change is absolute there remains no being to improve and no direction is set for possible improvement:
and when experience is not retained, as among savages, infancy is perpetual.
Those who cannot remember the past are condemned to repeat it.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il progresso, lungi dal consistere di cambiamento, dipende dalla capacità di trattenere.
Quando il cambiamento è assoluto, non rimane essere da migliorare e non vi è nessuna direzione fissata per possibili miglioramenti:
e quando l&#39;esperienza non è trattenuta, come tra i selvaggi, l&#39;infanzia è perpetua.
Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;George Santayana, &lt;em&gt;The Life of Reason, vol. 1: Reason In Common Sense&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;samuliparonen&quot;&gt;Samuli Paronen&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Confesso di non conoscere il finlandese, ma mi ha molto incuriosito la
citazione di &lt;a href=&quot;http://fi.wikipedia.org/wiki/Samuli_Paronen&quot;&gt;questo autore&lt;/a&gt; trovata in &lt;a href=&quot;http://www.theatlantic.com/national/archive/2011/12/what-americans-keep-ignoring-about-finlands-school-success/250564/&quot; title=&quot;What Americans keep ignoring about Finalnd&#39;s school success&quot;&gt;questo
articolo&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;Todelliset voittajat eivät kilpaile&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;I veri vincenti non competono&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.aforismi.vuodatus.net/blog/26248&quot;&gt;Samuli Paronen, &lt;em&gt;Maailma on sana&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;jasonread&quot;&gt;Jason Read&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;People who dismiss the unemployed and dependent as “parasites”
fail to understand economics and parasitism. A successful parasite is
one that is not recognized by its host, one that can make its host work
for it without appearing as a burden. Such is the ruling class in a
capitalist society.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Coloro che scartano i disoccupati e gli assistiti come
“parassiti” non capiscono né l&#39;economia né il parassitismo. Un parassita
ha successo quando non viene riconosciuto tale dal proprio ospite,
quando riesce a far lavorare il proprio ospite a proprio vantaggio senza
sembrare un peso. Tale è la classe dirigente di una società
capitalista.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://16tons.tumblr.com/post/15628669226/&quot;&gt;Jason Read&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;pierredespoges&quot;&gt;Pierre Despoges&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;On peut rire de tout, mais pas avec tout le monde.&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;Si può ridere di tutto, ma non con tutti.&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;Pierre Despoges&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;variesconosciute&quot;&gt;Varie/sconosciute&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Why does Garry Kasparov choose to fight Deep Blue at chess when he
could simply pull its plug?&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Perché Garry Kasparov decide di battersi contro Deep Blue a
scacchi quando potrebbe semplicemente staccargli la spina?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://krakowstudios.com/spinnerette/2011/10/03/10032011/&quot;&gt;Evil Spinnerette&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Al mondo ci sono due tipi di persone: da una parte gli intelligenti e
dalla stessa parte gli idioti che non capiscono di dover andare dall&#39;altra.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://friendfeed.com/lasimple/94b68492/&quot;&gt;Claudia Simple&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- anche su https://twitter.com/#!/la_simple/status/190048661403738114 --&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;L&#39;Italia è un paese di destra, ma ogni giro di destra non dura più
di vent&#39;anni. L&#39;ultimo è iniziato ieri.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://friendfeed.com/la-stanzetta-dei-bottoni/92d5867e/&quot;&gt;GePs (26 febbraio 2013)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Sulla vita dei (prodotti dei) nostri pensieri nel mondo reale</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/pensiero-e-realta/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/pensiero-e-realta/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="adolescenza" />

	<category term="anarchia" />

	<category term="comunismo" />

	<category term="economia" />

	<category term="evoluzione" />

	<category term="freesoftware" />

	<category term="fsf" />

	<category term="gnome" />

	<category term="gnu" />

	<category term="humbleindiebundle" />

	<category term="ideologia" />

	<category term="kde" />

	<category term="linux" />

	<category term="linuxmint" />

	<category term="louisck" />

	<category term="maturit&#xE0;" />

	<category term="microsoft" />

	<category term="opensource" />

	<category term="politica" />

	<category term="realt&#xE0;" />

	<category term="rivoluzioni" />

	<category term="socialismo" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="software" />

	<category term="tecnologia" />

	<category term="todo/links" />

	<category term="ubuntu" />

	<category term="windows" />


	<updated>2011-12-21T21:10:00Z</updated>
	<published>2011-12-21T15:45:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Ovvero del come le navicelle del nostro ingegno finiscono immancabilmente per
infrangersi sulla scogliera della realtà: dal software alle ideologie, i
motivi per cui le migliori intenzioni degenerano nel proprio opposto al
momento della loro realizzazione. O anche del come le rivoluzioni
spostino i problemi senza risolverli. E qualche suggerimento su come
evitare tutto ciò.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;nuovoinizio&quot;&gt;Il mito del ‘nuovo inizio’&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;fresh start&lt;/em&gt; è una grande tentazione per chiunque si ritrovi
impelagato in situazioni da cui sembra impossibile uscire: mollare tutto
e ripartire da zero è un&#39;idea che porta insita la promessa che
l&#39;esperienza finora accumulata ci possa aiutare ad evitare di
impelagarci, di nuovo, nelle stesse situazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La realtà è ben diversa, e non tanto perché le situazioni passate
possono riemergere, possono tornare a perseguitarci: anche
quando si riesce davvero a liberarcisi delle catene del passato, a
ripartire con rinnovata energia da una &lt;em&gt;tabula rasa&lt;/em&gt;, inevitabilmente le
stesse problematiche si riprogono, errori simili vengono commessi, e
nuovamente ci si ritrova immersi in una melassa indistricabile.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;cadt&quot;&gt;Portrait of the programmer as an adolescent&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Chi ha mai sviluppato o mantenuto software di dimensioni non
insignificanti conosce molto bene la problematica: si raggiunge prima o
poi un punto in cui la struttura del programma diventa talmente
complessa che mettere mano in un qualunque punto del programma comporta
conseguenze spesso imprevedibili da tutt&#39;altra parte; lo sviluppo
diventa sempre più simile all&#39;irrisolvibile problema del coprirsi con
una coperta troppo corta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed il meccanismo inevitabilmente evolutivo di sviluppo del software
porta il software stesso ad assumere una struttura intricata, contorta:
vi sono aree che nessuno sano di mente &lt;em&gt;guarderebbe&lt;/em&gt; nemmeno, meno che
mai ardirebbe metterci mano: sembrano funzionare, e solo un pazzo
potrebbe richiedere una migliorìa, una nuova funzione che le coinvolga.
Eppure, queste situazioni sono e diventano insostenibili. Le migliorie
sono richieste, i problemi devono essere sistemati. E qual è il
modo giusto di uscirne?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La tentazione è, inevitabilmente, quella di riscrivere il software da
zero: forti dell&#39;esperienza della precedente versione, si sarà
sicuramente in grado di rendere tutto pulito, funzionale e
&lt;em&gt;mantenibile&lt;/em&gt;. Questa idea è talmente integrata nel pensiero
dell&#39;ingegneria del software che &lt;em&gt;plan to throw one away&lt;/em&gt; è uno degli
argomenti più famosi e discussi di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/The%20Mythical%20Man%2DMonth&quot;&gt;The Mythical Man-Month&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un programma abbastanza famoso che ha subìto questo processo almeno due
volte (e che si appresta a cadervi per la terza volta) è &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Mozilla%20Firefox&quot;&gt;Mozilla Firefox&lt;/a&gt;. In origine era la &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Mozilla%20Suite&quot;&gt;Mozilla Suite&lt;/a&gt;, nata dalle ceneri
del &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Netscape%20Communicator&quot;&gt;Netscape Communicator&lt;/a&gt; e riscritta in parte anche per
eliminare le parti che non potevano essere rese pubbliche per motivi di
licenze e brevetti. La sua pesante lentezza portò alla scelta di
smembrare le varie componenti della suite (browser, posta elettronica e
newsgroup, chat, editor per pagine web) in programmi separati ed
independenti, ridotti al minimo indispensabile, con supporto per le
famose ‘estensioni’ per chi vi desiderasse maggiore funzionalità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure, a sette anni dalla sua nascita, il ‘piccolo e veloce’ erede del
browser della Mozilla Suite si ritrova ad essere talmente grosso e
pesante da non poter essere più nemmeno compilato su Windows a 32-bit,
nonostante i ripetuti e continui tentativi di evitare la sua abnorme
crescita di dimensioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che cosa è successo? Come brillantemente spiega &lt;a href=&quot;http://www.joelonsoftware.com/AboutMe.html&quot; title=&quot;About Joel Spolsky&quot;&gt;Joel Spolsky&lt;/a&gt;,
ricominciare da zero è qualcosa che &lt;a href=&quot;http://www.joelonsoftware.com/articles/fog0000000069.html&quot; title=&quot;Things You Should Never Do, Part I&quot;&gt;non si dovrebbe mai fare&lt;/a&gt;.
Il motivo per cui anche il software progettato nel modo più elegante
possibile finisce immancabilmente per diventare un&#39;accrezione
inguardabile di spaghetti e polpette pelose è che anche il software
progettato nel modo più elegante deve &lt;em&gt;funzionare nel mondo reale&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Funzionare nel mondo reale, per un software, significa svolgere il
proprio compito nelle più disparate delle condizioni esterne: da altri
software dal comportamento imprevedibile all&#39;utente sbadato, dalla
sottoversione più sfigata del sistema operativo più diffuso al monitor
con la risoluzione non-standard.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poiché non si può imporre al mondo reale di comportarsi come il software
dal design elegante presuppone che si comporti (ad esempio, nel migliore
dei modi possibili), è il software dal design elegante che deve
adattarsi alla disfunzionalità del mondo reale, e quindi fronteggiare i
casi più strani. Ogni soluzione di uno di questi casi diventa una
verruca nell&#39;elegante progetto iniziale del software. E più a lungo
sopravvive il software, più queste verruche si vanno accumulando, fino a
diventare l&#39;inguardabile obbrorio che spinge il programmatore a dire
(inutilmente): basta, ricominciamo!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricominciare significa godersi brevemente l&#39;illusione di un software
elegante e pulito, finché la sua diffusione non lo riporta a
fronteggiare i problemi risolti dalle precedenti verruche, e quindi
a sviluppare, nuovamente, le stesse verruche. La riscrittura è quindi,
nella gran maggioranza dei casi, una pura e semplice perdita di tempo,
un &lt;em&gt;procrastinare&lt;/em&gt; per evitare di affrontare il molto oneroso e poco
piacevole compito di ripulire, con calma e pazienza, le verruche del
codice.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla tentazione della riscrittura si cede facilmente quando la
sopravvivenza del proprio software non è legato né alla qualità delle
specifiche release né a ben determinate scadenze di consegna: ci si
concede allora il lusso di rimandare il confronto della realtà per
dedicarsi all&#39;artistico compito di riscrivere tutto da capo, per
produrre qualcosa di meno funzionale ed ugualmente prono al decadimento
di ciò che si aveva prima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oltre al succitato Firefox, altri software si sono più volte trovati
nelle stesse situazioni: Gnome, ad esempio, per il quale &lt;a href=&quot;http://www.jwz.org/&quot;&gt;Jamie
Zawinski&lt;/a&gt; ha coniato il termine &lt;abbr title=&quot;Cascade of
Attention-Deficit Teenagers&quot;&gt;CADT&lt;/abbr&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.jwz.org/doc/cadt.html&quot; title=&quot;Portrait of the programmer as an adolescent&quot;&gt;Cascade of Attention-Deficit
Teenagers&lt;/a&gt;; o alcune delle famose piattaforme ‘beta’ di Google.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scelta del termine “adolescenziale” per caratterizzare questo
comportamento è, a mio parere, molto azzeccata, giacché racchiude
brillantemente sia l&#39;entusiasmo, la passione, l&#39;energia e l&#39;idealismo
con cui la riscrittura viene affrontata, sia la totale
deresponsabilizzazione nei confronti dei compiti sgradevoli e
tuttavia inevitabili (ma rimandati a forza): mettere in ordine &lt;del&gt;la
stanza&lt;/del&gt; il codice, ripulirlo e disinfestarlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la cosa che rende perplessi è che, se anche è vero che nel mondo del
software libero abbondano i contributi degli adolescenti, la stessa
attitudine si riscontra anche in sviluppatori che dall&#39;adolescenza
dovrebbero essere già usciti da qualche decina d&#39;anni.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;praticheideologiche&quot;&gt;Pratiche ideologiche&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Ma non è solo nel software che l&#39;istinto a ricominciare piuttosto che a
risolvere problemi si fa sentire. Mi interessa qui soffermarmi quindi su
un altro campo in cui l&#39;abitudine imperversa: quello della politica, del
sociale, dell&#39;economia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come ho &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;già avuto modo di
dire&lt;/a&gt;, non si può
criticare un&#39;idea, un ideale, un&#39;ideologia, una teoria per
induzione da una sua implementazione specifica. È anche vero,
d&#39;altronde, che è proprio nel momento in cui dall&#39;astratto si scende nel
concreto, nel reale, che l&#39;ideale si trova a dover fronteggiare tutte
quelle questioni pratiche che si è potuto risparmiare rimanendo nella
mente dei (‘grandi’) pensatori, nelle pagine dei filosofi, nelle
chiacchiere dei rivoluzionari da poltrona.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La forma che prende il mito del ‘nuovo inizio’ in questo contesto è
infatti quella della &lt;em&gt;rivoluzione&lt;/em&gt;, un cambiamento drastico e decisivo,
spesso violento, per abbattere il vecchio e sostituirlo con il nuovo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quante società attuali possono dire di non aver avuto rivoluzioni,
nemmeno una volta nella loro storia? Spontanee “dal basso”, pilotate
“dall&#39;alto”, le rivoluzioni sono state in ogni tempo ed in ogni luogo il
giunto del tentativo del cambiamento, della &lt;em&gt;riscrittura&lt;/em&gt; della
politica, della società, dell&#39;economia di un popolo, di uno Stato, di
una nazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla cancellazione, spesso violenta, della verrucosa e pelosa faccia
dell&#39;opprimente, insopportabile intoccabile obbrobrio (&lt;em&gt;pars destruens&lt;/em&gt;)
si è cercata di far seguire la costruzione (&lt;em&gt;pars construens&lt;/em&gt;) di una
nuova, elegante, giusta, equa, sana alternativa. A volte ci si è
riusciti a spingere sorprendentemente lontani, in questo, prima che la
realtà raggiungesse i rivoluzionari, e li costringesse ad affrontare
quegli scomodi piccoli problemi concreti che nella loro utopica
progettazione non avevano considerato —o peggio, avevano considerato
diversi da quello che la realtà gli presenta infine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E così i fortunati che non sono ricaduti in breve tempo nell&#39;obbrobrio
che avevano cercato di cancellare, si ritrovano a sviluppare verruche e
peletti che deturpano l&#39;ideale, allontanando l&#39;implementazione dallo
splendore in cui era avvolta finché rimasta nella mente. E magari con
nuove facce, con nuovi nomi, magari persino con mimetici modi diversi, si
ricostruiscono quegli stessi rapporti, quelle stesse strutture che si
era tentato di cancellare e sostituire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutto questo perché alla fine, nel concreto, anche la più pura delle
ideologie dovrà affrontare egoismo, avidità, ingordigia, tradimenti,
debolezze, violenza, &lt;em&gt;schadenfreude&lt;/em&gt;, sadismo, vittimismo, disinteresse,
protagonismo, ed ogni altro neo che da sempre caratterizza l&#39;essere
umano nella sua essenza. Ed un&#39;idea che non sia &lt;em&gt;basata&lt;/em&gt; su questo sin
dal suo concepimento non ha alcuna speranza di sopravvivere,
concretamente, nel mondo reale&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:ideologiaviolenta&quot; id=&quot;fnref:ideologiaviolenta:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E se l&#39;unico modo di reagire a questi mutamenti, questi allontanamenti
dall&#39;idea, è con nuove rivoluzioni&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:rivoluzionireazionarie&quot; id=&quot;fnref:rivoluzionireazionarie:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;, portando ad
una condizione di rivoluzione permanente (o quanto meno ciclica) della
quale la &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Grande%20Rivoluzione%20Culturale&quot;&gt;Grande Rivoluzione Culturale&lt;/a&gt; di Mao voleva essere
l&#39;esempio, non si è in una situazione dissimile dal &lt;abbr title=&quot;Cascade
of Attention-Deficit Teenagers&quot;&gt;CADT&lt;/abbr&gt; nel software: un sistema che
può matenersi solo attraverso le rivoluzioni è, sostanzialmente,
&lt;em&gt;adolescenziale&lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:maoadolescenziale&quot; id=&quot;fnref:maoadolescenziale:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;3&lt;/a&gt; (nonché insostenibile)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se anche una strategia rivoluzionaria fosse l&#39;unica strategia possibile
per l&#39;implementazione di un particolare sistema sociale, politico,
economico, perché essa sia &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; valida (e perché il sistema
stesso lo sia), è indispensabile che la “spinta rivoluzionaria” non si
esaurisca con il raggiungimento dell&#39;“adolescenza”: è essenziale che la
strategia porti la realizzazione fino alla piena maturità, che la
consolidi, che la rafforzi, che la &lt;em&gt;mantenga&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;esseresoft&quot;&gt;L&#39;importanza di essere soft(ware)&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Come detto sopra, nel caso del software non è (quasi) mai una buona idea
buttare tutto e ripartire da zero. Piuttosto, è ben più proficuo (ma più
laborioso e meno gratificante) operare con calma ed attenzione per
estendere, ripulire, ristrutturare il software esistente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È indubbio che il software si ritrova, da questo punto di vista, in una
situazione privilegiata: la sua componente fondamentale (i bit
che costituiscono il suo codice sorgente) non ‘invecchia’ per il
semplice passare del tempo; l&#39;obsolescenza del software non è mai una
questione &lt;em&gt;interna&lt;/em&gt; al software stesso: è legata piuttosto al variare
dell&#39;ambiente circostante: nuove librerie, nuovi sistemi operativi,
nuove interfacce, e la necessità di adattarsi a questi mutamenti
&lt;em&gt;esterni&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, qualunque progetto sociale, politico o economico si trova a
dover affrontare non solo pressioni &lt;em&gt;esterne&lt;/em&gt; dovute alle condizioni ed
ai cambiamenti dell&#39;ambiente circostante, ma anche, come già accennato,
pressioni &lt;em&gt;interne&lt;/em&gt; dovute al naturale mutare delle società (non
foss&#39;altro che per il susseguirsi delle generazioni), con
trasformazioni che, a seconda delle prospettive, possono essere viste
come evoluzione o devoluzione, come progresso o come regresso, ma che
immancabilmente si presentano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi è un&#39;altra sostanziale differenza che avvantaggia il software sugli
ideali sociali, politici ed economici: la distinzione tra &lt;em&gt;utenti&lt;/em&gt; ed
&lt;em&gt;implementatori&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso del software, gli &lt;em&gt;utenti&lt;/em&gt; sono generalmente un gruppo diverso
da (e tipicamente molto più vasto di) quello di chi crea e mantiene il
software: anche se è generalmente consigliato &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Eating%20your%20own%20dogfood&quot;&gt;consumare il proprio prodotto&lt;/a&gt; (ovvero che chi scrive il
software ne sia anche utente), la maggior parte dei programmi hanno un
bacino di utenza che va ben oltre quello dei suoi sviluppatori. Per
contro, gli utenti di un qualunque sistema sociale, politico o economico
ne sono per necessità anche gli &lt;em&gt;implementatori&lt;/em&gt;, che ne traggano
profitto o che ne vengano sfruttati, che vi partecipino volontariamente
o che vi siano costretti, che ne siano gli ideatori o le vittime.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso del software, la distinzione tra utenti ed implementatori rende
complessa la questione della sua esistenza, che si presenta in diverse
combinazioni di forme. Finché rimanga un implementatore che si prenda
cura di correggerne gli errori, di adattarlo alle variazioni
dell&#39;ambiente circostante, il software è &lt;em&gt;mantenuto&lt;/em&gt;. Finché rimanga un
utente che lo utilizzi (anche a costo di sforzi di vario livello per
mantenerne invariato l&#39;ambiente operativo), il software è &lt;em&gt;utilizzato&lt;/em&gt;.
Un software può essere mantenuto ed utilizzato (‘vivo’), utilizzato ma
non mantenuto (‘obsoleto’ o ‘obsolescente’), mantenuto ma non utilizzato
(praticamente un&#39;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/endospora&quot;&gt;endospora&lt;/a&gt;, pronto a risorgere non appena
qualcuno ne (ri)scopra l&#39;utilità e (ri)prenda ad usarlo).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questa stessa distinzione permette la &lt;em&gt;maturazione&lt;/em&gt; del software, la sua
crescita e la riparazione dei suoi problemi, in modi sostanzialmente
‘indolori’ per l&#39;utente: le modifiche possono essere collaudate prima di
venir distribuite all&#39;intero bacino di utenza, cambiamenti strutturali
importanti (che semplificano futuri interventi sul software stesso)
possono avvenire senza che siano percettibili agli
utenti&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:modifichedifacciata&quot; id=&quot;fnref:modifichedifacciata:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;4&lt;/a&gt;, pur rendendo la loro esperienza
indirettamente migliore, e così via (ovviamente, il fatto che questi
mutamenti possano avvenire in maniera indolore per l&#39;utente non vuol
dire che nei fatti sia sempre così —non tutti coloro che mantengono
software hanno la pazienza di lavorare nella maniera meno intrusiva per
l&#39;utente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, l&#39;identificazione tra utenti ed implementatori dei sistemi
sociali, politici o economici ne semplifica in maniera drastica le
condizioni di esistenza (essi esistono finché c&#39;è gente che li pratica),
ma ne complica le possibilità di sviluppo. Questi sistemi si trovano
così in una situazione quasi paradossale, essendo da un lato soggetti a
mutamenti &lt;em&gt;interni&lt;/em&gt; ‘involontari’ e non controllati, e avendo dall&#39;altro
grandi difficoltà a gestire i mutamenti &lt;em&gt;intenzionali&lt;/em&gt; (chi vuole il
cambiamento? qual è il suo ruolo nell&#39;attuale sistema? come può agire
per modificarlo?).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la ciliegina sulla torta è il fattore di scala: mentre un software può
(almeno potenzialmente) crescere ed espandersi fino ad accontentare le
esigenze di tutti (si pensi a come &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Linux&quot;&gt;Linux&lt;/a&gt;, nato con l&#39;unico
obiettivo di funzionare sul computer personale di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Linus%20Torvalds&quot;&gt;Linus Torvalds&lt;/a&gt;, sia cresciuto fino a coprire una gamma di hardware che va
dai tostapane ai supercomputer, senza &lt;em&gt;mai&lt;/em&gt; essere stato &lt;em&gt;riscritto da
zero&lt;/em&gt;), non credo si possa trovare un sistema sociale, politico o
economico che possa soddisfare chiunque.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non è difficile capire che proprio da questo nasce la frequenza delle
rivoluzioni, nonostante la loro apparente inefficacia sul medio/lungo
periodo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche la scala temporale gioca fortemente a favore del software: i tempi
di evoluzione tanto dell&#39;ambiente circostante quanto del software stesso
sono infatti estremamente rapidi, l&#39;obsolescenza si gioca nell&#39;arco di
anni, e molti dei ‘padri fondatori’ dell&#39;informatica moderna sono
&lt;em&gt;ancora vivi&lt;/em&gt;; per contro, le scale temporali per la società, la
politica e l&#39;economia sono molto più lunghe: si misura infatti in
decadi, persino generazioni quello che nel mondo del software si misura
in mesi, al più anni. Spesso, il promotore di un&#39;idea non giunge nemmeno
a vederne la prima implementazione, mentre nel mondo del software
l&#39;ideatore è spesso il primo implementatore.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;senzarivoluzioni&quot;&gt;Trasformazioni senza rivoluzioni&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Nonostante le suevidenziate differenze, c&#39;è a mio parere una importante
lezione che si può apprendere dalla capacità del software di maturare
senza rivoluzioni (o forse due lezioni, ma talmente legate l&#39;una
all&#39;altra da poter essere considerata un&#39;unica lezione).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vorrei partire per l&#39;occasione dal noto &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/paradosso%20della%20nave%20di%20Teseo&quot;&gt;paradosso della nave di Teseo&lt;/a&gt;, la nave in legno del mitico eroe greco, mantenuta negli anni
sostiuendo di volta in volta le parti deteriorate con nuove, uguali.
Quando l&#39;ultimo pezzo originale fu sostiuito, la nave era ancora
&lt;em&gt;identica&lt;/em&gt; alla nave di Teseo, ma non era più, materialmente, la stessa
nave. Il paradosso verte su una questione ontologica (la nave dopo
l&#39;ultima sostituzione è o non è ancora la nave di Teseo? e se non lo è,
quando ha smesso di esserlo?), ma a noi interessa solo come base per una
problematica più sofisticata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo tutto, se la nave deve essere mantenuta in qualità operativa,
perché non approfittarne per sfruttare il progredire delle scienze
navali per &lt;em&gt;migliorarla&lt;/em&gt; di volta in volta? Ovviamente, lasciando che ad
ogni sostituzione, ad ogni aggiunta, ad ogni intervento il naviglio
rimanga &lt;em&gt;funzionante&lt;/em&gt;. E magari, secolo dopo secolo, la nave di Teseo si
trasforma nel &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Golden%20Hind&quot;&gt;Pelican&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:pelicanhind&quot; id=&quot;fnref:pelicanhind:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;5&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Volendo, il processo potrebbe continuare, o prendere strade diverse,
magari trasformando la nave in un mezzo anfibio, ed infine perfino in un
veicolo terrestre, qualcosa di completamente diverso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando non si scade nel &lt;abbr title=&quot;Cascade of Attention-Deficit
Teenagers&quot;&gt;CADT&lt;/abbr&gt; è proprio questo l&#39;approcio con cui viene
mantenuto e sviluppato il software: un progredire da uno stato al
successivo, mantenendo costantemente (quanto possibile) la piena
funzionalità; un mutare che potremmo definire &lt;em&gt;organico&lt;/em&gt; per la sua
somiglianza con i processi evolutivi noti in biologia (anche se nel caso
del software è ovviamente più corretto parlare di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Intelligent%20Design&quot;&gt;Intelligent Design&lt;/a&gt; piuttosto che del classico evoluzionismo per &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/selezione%20naturale&quot;&gt;selezione naturale&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È grazie a questo tipo di processi che certo software è sopravvisuto,
funzionale, fino ai nostri tempi, pur avendo origini che risalgono ad
una trentina d&#39;anni fa (che in termini informatici sono tempi
lunghissimi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed è questa la prima ‘lezione’ che si può apprendere dal software: non a
caso, i più profondi e duraturi mutamenti sociali, politici ed economici
(pensiamo ad esempio alla nascita della borghesia, o al relativo
svilupparsi del sistema capitalista, prima della sua formalizzazione ed
istituzionalizzazione) sono spesso avvenuti in una maniera che potremmo
ugualmente dire &lt;em&gt;organica&lt;/em&gt;, senza soluzioni di continuità dai sistemi
precedenti, piuttosto che &lt;em&gt;imposti&lt;/em&gt; dopo la cesura netta di una
rivoluzione (quando rivoluzioni ci sono state, esse sono piuttosto state
&lt;em&gt;a posteriori&lt;/em&gt;, per stabilire nuovi equilibri di potere all&#39;interno dei
nuovi sistemi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pur quando spontanei, questi mutamenti hanno incontrato resistenze anche
violente da parte dei sistemi all&#39;interno del quale si sono sviluppati,
resistenze vinte anche con la violenza, ma in definitiva con
l&#39;&lt;em&gt;abitudine&lt;/em&gt;, con il lento diffondersi delle nuove &lt;em&gt;formæ mentis&lt;/em&gt;
necessarie per accettarli. Un mutamento sociale, politico, economico si
stabilizza, giunge a maturazione quando non è più considerato qualcosa
di nuovo, ma “come le cose ci si aspetta che siano”, diventando così
“invisibile” alla percezione quotidiana dei suoi
utenti/&lt;wbr/&gt;implementatori, ovvero quando è accompagnato da un opportuno
mutamento nella psicologia collettiva (predominante).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo, per inciso, ci dice qualcosa di più del (tutto sommato banale)
fatto che per avere successo una rivoluzione deve avere l&#39;appoggio della
popolazione: ci dice che se le idee alla base della rivoluzione non sono
già state assimilate dalla popolazione, la rivoluzione sarà di breve
durata, riuscita magari soltanto per un elevatissimo grado di
esasperazione raggiunto dalla popolazione, che però a mente fredda,
finite le agitazioni, si ricorda di non amare le nuove idee più della
precedente condizione (purché non esasperata). Ci dice che perché una
rivoluzione abbia successo, e perché i suoi effetti permangano nel tempo
(piuttosto che essere una valvola di sfogo per poi portare nel tempo ad
un ritorno alla condizione precedente, in una sinusoide di
esasperazioni, distruzioni, restaurazioni, esasperazioni), è necessario
che le sue idee siano già diffuse —ed accettate— dalla popolazione
&lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; che la rivoluzione avvenga.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima lezione ci dice quindi che le idee con maggiori garanzie di
successo sono quelle che maturano e si diffondono gradualmente. La
seconda lezione che il software può dare è strettamente legata a questo,
ma può anche essere esposta in maniera indipendente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come detto sopra, per potersi affermare e maturare nella pratica,
un&#39;idea deve poter sopravvivere anche a condizioni avverse, come il
software deve potersi interfacciare con una moltitudine di ambienti
diversi, per poter essere utilizzato in una variegata gamma di
situazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con questa prospettiva, ad esempio, le idee di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Trotsky&quot;&gt;Trotsky&lt;/a&gt; sulla
impossibilità del &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/socialismo%20di%20un%20solo%20Paese&quot;&gt;socialismo di un solo Paese&lt;/a&gt;, per quanto
possibilmente ben motivate pragmaticamente, davano allo stesso tempo al
socialismo (o quanto meno alla sua idea di socialismo) una vena di
immaturità: se il suo ideale poteva essere raggiunto solo se lo fosse
stato da tutti contemporaneamente (o comunque in un breve lasso di
tempo), diventava abbastanza evidente che tale ideale era, di fatto,
irragiungibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, la possibilità di mettere in pratica un&#39;idea anche in
condizioni avverse è una forte indicazione di maturità, nonché un punto
essenziale per almeno due ottime ragioni: la prima è che, molto
banalmente, la sua messa in pratica funge da “banco di prova” per
l&#39;idea&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:caveat&quot; id=&quot;fnref:caveat:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt;; ed in più, l&#39;implementazione circoscritta diventa la
giusta piattaforma per la diffusione dell&#39;idea stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vediamo più in dettaglio la prima delle ragioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il passaggio dalla teoria alla pratica richiede un lavoro di tipo
ingegneristico, dove le conoscenze sui meccanismi puri si devono
scontrare con la natura grezza della realtà. Nello sviluppo di un
prodotto, che sia un software o un oggetto fisico, il lavoro procede
sempre per gradi: dai principî più astratti (le leggi della natura
secondo la nostra conoscenza, i concetti fondamentali dell&#39;informatica)
si passa ad un tentativo di design astratto (un progetto o un
algoritmo), seguito a sua volta da uno o più prototipi, fino a giungere
alla creazione del prodotto finale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ciasuno di questi passaggi, dall&#39;idea più astratta alla sua
implementazione concreta destinata all&#39;utenza finale, svela una nuova
serie di effetti, di influenze inattese, di fenomeni sconosciuti o
trascurati, che richiede spesso una ripetizione, un ritorno a fasi
precedenti del progetto, affinché le nuove conoscenze acquisite sugli
effetti della realtà sull&#39;implementazione dell&#39;idea possano essere presi
in considerazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo &lt;em&gt;graduale&lt;/em&gt; lavoro di raffinamento e maturazione, che procede
inevitabilmente per tentativi ed errori, è esattamente quello che manca
in buona parte dei grandi progetti rivoluzionari. Mettere in pratica
“localmente” un diverso sistema sociale, politico o economico diventa
così l&#39;equivalente dello sviluppo del prototipo: non riuscirà a svelare
tutti i problemi che si manifesterebbero in un&#39;implementazione su larga
scala, ma potrà già dare parecchie idee su quali ostacoli
un&#39;implementazione “definitiva” dovrà superare, su quali problemi
(reali) non erano stati presi in considerazione negli iniziali,
astratti, sviluppi dell&#39;idea, nei dibattiti che magari avevano
contribuito alla sua iniziale diffusione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il fallimento di un ‘prototipo’ del nuovo sistema non sarebbe
necessariamente (&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;quante volte lo
ripeterò?&lt;/a&gt;) una prova
dell&#39;inadeguatezza dell&#39;idea, ma sarebbe comunque una preziosa
esperienza che nello sviluppo dell&#39;idea dovrebbe essere presa in
considerazione (perché l&#39;implementazione ha fallito? cosa è stato fatto
di sbagliato? cosa non era stato previsto?), a patto che l&#39;analisi venga
fatta con mente critica (e non quindi, ad esempio, sbarazzandocisi
dell&#39;esperienza negativa scaricando la colpa sulle condizioni avverse
—anzi, il punto è proprio quello di far funzionare l&#39;idea già in quelle
condizioni, piuttosto che nelle condizioni ideali che gli si prepara
nella mente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro (e si giunge così alla seconda ragione), il &lt;em&gt;successo&lt;/em&gt; di un
simile ‘prototipo’, soprattutto se in condizioni avverse (quindi contro
la naturale resistenza di un sistema allo sviluppo di alternative),
diventa già un&#39;indicazione della bontà dell&#39;idea stessa, nonché uno
strumento utile per la sua diffusione. Una cosa è infatti dire «la mia
proposta è migliore di ciò che abbiamo adesso, perché io &lt;em&gt;penso&lt;/em&gt; che le
cose andrebbero meglio» (semplicemente in base ad elucubrazioni mentali
che magari sorvolano, per disattenzione o ottimismo, su come la realtà
complicherebbe le cose), una cosa è poter dire «la mia proposta è
migliore, e posso dirlo perché la vivo quotidianamente (nel mio
ristretto ambito) e funziona bene».&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così il prototipo del nuovo sistema avrà occasione di estendersi dal
condominio in cui vivo con i miei amici a quello dirimpetto, per poi
diffondersi a poco a poco in tutto il quartiere, e così via. Con
l&#39;espandersi dell&#39;influenza del prototipo, interverranno fattori di
scala che nella piccola implementazione locale non erano significativi,
ovvero perché, più banalmente, ciò che funzionava bene per me ed i miei
amici potrebbe non funzionare ugualmente bene per qualcun altro: ed è
qui che il filone di questa seconda lezione che si può imparare dal
software (ma in realtà dall&#39;ingegneria in generale) converge con il
primo: i nuovi problemi che emergeranno con il fattore di scala non
devono portare a cancellare tutto e ripartire, bensí ad &lt;em&gt;aggiustare&lt;/em&gt; il
nuovo, prototipale sistema per tenere conto delle nuove problematiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La crescita del nuovo sistema secondo queste righe è la chiave per una
trasformazione che possa giungere a maturità, perché è un meccanismo che
porta alla diffusione dell&#39;idea, ed al suo riconoscimento, &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; (e
auspicabilmente anche senza) che il cambiamento diventi repentino e
violento. Un sistema che non dovesse riuscire a diffondersi e a
‘prendere’ in questo modo, molto difficilmente avrebbe successo, su
qualunque scala temporale, in un tentativo di imporlo con una violenta
rivoluzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Beninteso, questa strategia è tutt&#39;altro che semplice da seguire. Al
contrario, direi che proprio per questa essa non viene, normalmente,
seguita: il lavoro che richiede è ben più pesante, nonché duraturo nel
tempo, e molto meno gratificante e soddisfacente del lavoro di concetto
del &lt;em&gt;pensare&lt;/em&gt; i nuovi sistemi, o del farne propaganda verbale, o del
semplice criticare i sistemi esistenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È altresì beninteso che vi sono contesti sociali, politici ed economici
in cui un approccio di questo genere è quasi inevitabilmente destinato
ad una violenta e sanguinosa repressione: se è vero che nei contesti più
fortunati basterebbe impostare la strategia nei termini meno
(espressamente) antagonisti possibile nei confronti del sistema
esistente, è anche vero che in altri contesti qualunque &lt;em&gt;accenno&lt;/em&gt; ad
un&#39;alternativa viene soffocato nel silenzio quando non nel
sangue&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:statooppressore&quot; id=&quot;fnref:statooppressore:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;7&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In altre parole, vi sono indubbiamente casi in cui una rivoluzione è
necessaria già solo per avere la &lt;em&gt;possibilità&lt;/em&gt; di costruire
un&#39;alternativa (persino nel software, con la sua posizione altamente
privilegiata, vi sono casi in cui le riscritture si &lt;em&gt;devono&lt;/em&gt; fare); ma
l&#39;errore di fondo è pensare che solo con una rivoluzione l&#39;alternativa
possa prendere il sopravvento: più spesso che non, questo diventa solo
una scusa per non fare nulla per &lt;em&gt;costruire&lt;/em&gt; l&#39;alternativa in cui si dice
di credere.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;floss&quot;&gt;Un esempio: FLOSS&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Un esempio molto interessante delle ‘rivoluzioni lente’ di cui ho
parlato finora viene sempre dal software, ma ha interessanti
implicazioni anche su società, politica ed economia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nello specifico, mi riferisco al software libero e all&#39;open source,
concetti messi in pratica con successo negli ultimi
venti/&lt;wbr/&gt;trent&#39;anni, e che hanno alle spalle anche movimenti
fortemente ideologici.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il movimento del software libero nasce con &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/GNU&quot;&gt;GNU&lt;/a&gt; e con la &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Free%20Software%20Foundation&quot;&gt;Free Software Foundation&lt;/a&gt; verso la metà degli anni &#39;80. Specificamente,
&lt;abbr title=&quot;GNU&#39;s Not Unix&quot;&gt;GNU&lt;/abbr&gt; nasce con l&#39;obiettivo di creare
un&#39;alternativa libera a &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Unix&quot;&gt;Unix&lt;/a&gt;. Per evitare ogni questione legale,
&lt;em&gt;i programmi GNU vengono scritti da zero&lt;/em&gt;, piuttosto che modificando
software non-GNU equivalente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da poco prima, un&#39;altra alternativa a Unix è in via di sviluppo presso
l&#39;università di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Berkeley&quot;&gt;Berkeley&lt;/a&gt;, in California, sotto una licenza
(&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/BSD%20licenses&quot;&gt;BSD&lt;/a&gt;, Berkeley Software Distribution) che
permetteva il riutilizzo del codice anche in prodotti commerciali. Per
contro, per il software GNU viene sviluppata una licenza specifica, la
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/GNU%20General%20Public%20License&quot;&gt;GPL&lt;/a&gt;, con lo scopo di garantire
che ogni derivazione del software libero ed aperto rilasciato con quella
licenza rimanesse ugualmente libero ed aperto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È interessante qui vedere le differenze &lt;em&gt;ideologiche&lt;/em&gt; tra i due approcci
(BSD e GPL), nonostante entrambi, a modo loro, vogliano garantire
‘libertà’: nel primo caso, la libertà arriva fino a &lt;em&gt;permettere&lt;/em&gt;
derivazioni non libere, nel secondo si &lt;em&gt;proibiscono&lt;/em&gt; le derivazioni non
libere. In qualche modo, entrambe le licenze manifestano uno spirito
libertario (formalizzato come richiesto dalla compatibilità con il
contesto in cui sono nate), ma in maniera profondamente diversa l&#39;una
dall&#39;altra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma è solo con la nascita di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Linux&quot;&gt;Linux&lt;/a&gt; che il software libero e
l&#39;open source cominciano a diffondersi: se anche è vero che le questioni
ideologiche hanno avuto un loro peso, è soprattutto la gratuità del
software, e la sua resilienza agli attacchi informatici cui è soggetto
il software commerciale dominante (sistema operativo ed applicativi
della Microsoft) che gli permettono di diventare quasi una moda, se pure
‘da alternativi’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Software il cui uso era fino ad allora rimasto principalmente tra le
mani di sviluppatori (e quindi gente capace di ‘metterci le mani’ in
caso di problemi, e che grazie alla natura aperta del software stesso ne
aveva la possibilità) comincia così a diffondersi &lt;em&gt;oltre&lt;/em&gt; l&#39;ambito
circoscritto di utenti selezionati, ed incontra i primi problemi: da un
lato, la propria natura tecnica raramente adatta ad utenti per cui
“&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/monocultura-web/&quot;&gt;internet è la e blu sullo schermo&lt;/a&gt;” (non
erano ancora i tempi di Facebook), dall&#39;altro la necessità
dell&#39;interoperabilità con l&#39;ambiente (sempre più ostile) della
monocultura dominante: poter scambiare file con utenti Microsoft
Windows, poter leggere e scrivere documenti in Microsoft Office, a volte
persino poter utilizzare programmi per Windows che in Linux non hanno
equivalenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci sono voluti una ventina d&#39;anni prima che il paziente lavoro di
migliaia di persone giungesse a dare la possibilità a buona parte degli
utenti non specializzati la possibilità di &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/vivere-senza-windows/&quot;&gt;vivere senza
Windows&lt;/a&gt;. Ovviamente, che questa
possibilità sia sfruttata o meno è un altro discorso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se da un lato la possibilità di interoperabilità è offerta dagli
sviluppatori di una variegata gamma di software (dal già citato Firefox
per navigare in Internet all&#39;ex-OpenOffice —ora &lt;a href=&quot;http://www.libreoffice.org&quot; title=&quot;LibreOffice&quot;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt;— per i
documenti, dal &lt;a href=&quot;http://www.samba.org&quot;&gt;Samba&lt;/a&gt; con cui condividere file in rete con macchine
Windows al &lt;a href=&quot;http://www.winehq.org&quot;&gt;Wine&lt;/a&gt; per eseguire programmi Windows all&#39;interno di un
sistema Linux), sul fronte della familiarità per l&#39;utente il lavoro
forse più significativo è stato svolto da &lt;a href=&quot;http://www.canonical.com&quot;&gt;Canonical&lt;/a&gt; con il famoso
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Ubuntu&quot;&gt;Ubuntu&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La storia di Linux e del software open source fino ad ora è un esempio
brillante di come un graduale lavoro di sviluppo ed espansione può
portare la novità da qualcosa di circoscritto a pochi intimi ad una
diffusione quasi popolare (significativo l&#39;esempio delle edicole, passate
dall&#39;offire la rivista di fumetti &lt;a href=&quot;http://www.linus.net&quot;&gt;Linus&lt;/a&gt; quando si chiedeva una
rivista su Linux all&#39;offrire una rivista su Linux se non si specifica
che per Linus si intende la rivista di fumetti), arrivando persino a
minacciare l&#39;&lt;em&gt;enstablishment&lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:halloweendocs&quot; id=&quot;fnref:halloweendocs:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;8&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Peraltro, anche se la questione ideologica non è stata principale nella
sua diffusione (anzi, ha comportanto l&#39;insorgere di non pochi ostacoli
per la sua adozione in ambiti aziendali e governativi; anarchia e
comunismo, in certe parti del mondo sono ancora parole &lt;em&gt;minacciose&lt;/em&gt;: e
cosa c&#39;è di più anarco-&lt;wbr/&gt;comunista del software libero e dell&#39;open
source?), la diffusione del software ha portato una crescita
dell&#39;attenzione verso la possibilità di ottenere prodotti di grande
qualità con approcci di tipo molto diverso da quelli del sistema
economico predominante: il software libero e l&#39;open source diventano la
porta per una possibile trasformazione proprio di questo sistema.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È anche interessante notare però che gli stessi fautori della fase di
maggiore espansione della diffusione del software libero hanno anche più
recentemente commesso uno dei più grandi errori di cui si è parlato in
questo articolo: gli ultimi passi compiuti da Canonical (ma anche da
Gnome) in termini di interfaccia utente sono infatti l&#39;esempio di come
&lt;em&gt;non&lt;/em&gt; si fanno le cose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Spinti non si capisce bene se dalla voglia di emulare MacOSX o
semplicemente dal desiderio di creare qualcosa di nuovo ed originale
(dopo anni di accusa di “copiare” Microsoft, quando le interfacce
diverse venivano disdegnate perché “non familiari” —una situazione dalla
quale non si può uscire vincitori), sia Ubuntu con &lt;a href=&quot;http://unity.ubuntu.com&quot;&gt;Unity&lt;/a&gt; sia Gnome
con la nuova &lt;a href=&quot;http://live.gnome.org/GnomeShell&quot;&gt;Gnome Shell&lt;/a&gt; hanno &lt;em&gt;rivoluzionato&lt;/em&gt; l&#39;interfaccia utente,
&lt;em&gt;imponendo&lt;/em&gt; la novità senza possibilità di (o richiedendo notevoli sforzi
per) tornare a qualcosa di più familiare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;A prescindere&lt;/em&gt; dalla qualità del nuovo approccio per l&#39;interfaccia
grafica, le &lt;em&gt;modalità&lt;/em&gt; con cui questa è stata imposta sono esattamente
l&#39;opposto di ciò che è opportuno per aiutarne la diffusione: la risposta
tipica non è stata «ok, ormai c&#39;è questo, adattiamoci», bensí «mamma
che schifo, vediamo cosa posso fare per non averci nulla a che fare»,
con il risultato che la gente è corsa a cercare alternative più
familiari, lasciando Gnome per &lt;a href=&quot;http://www.kde.org&quot;&gt;KDE&lt;/a&gt;, o Ubuntu per &lt;a href=&quot;http://linuxmint.com&quot;&gt;Linux Mint&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così Ubuntu e Gnome, diventati (per merito) sinonimi del Linux
accessibile agli utenti meno smaliziati, con questa scelta e la conseguente
necessità di cercare un&#39;alternativa hanno forse inflitto alla
possibilità di espandere ulteriormente la base utente il loro colpo più
grave.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;hibelck&quot;&gt;Un esempio: Humble Indie Bundle e Louis CK&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Un altro esempio di idee che nel loro piccolo possono promettere grandi
cambiamenti senza bisogno di imposizioni riguarda la vendita e la
distribuzione di contenuti su Internet.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;&lt;em&gt;enstablishment&lt;/em&gt; in questo caso è formato dai grandi gruppi editoriali
e dalle società che proteggono i loro interessi (associate nella SIAE in Italia, MPAA
e RIAA negli Stati Uniti, e così via). Abituate (per ragioni storiche)
ad un sostanziale monopolio sul controllo della produzione e della
distribuzione su larga scala di contenuti, queste corporazioni (che mi
piace definire collettivamente come &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/mafia-copyright/&quot;&gt;mafia del
copyright&lt;/a&gt;) sono arrivate nel nuovo millennio —dominato
invece dall&#39;infinita replicabilità delle “opere d&#39;ingegno” e dalla
possibilità di distribuirne le illimitate quantità in tempi ed a costi
ridottissimi— senza riuscire ad accorgersi della irreversibilità della
loro obsolescenza e dell&#39;impossibilità di evitare la propria sostanziale
inutilità a colpi di legiferazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure, la ‘guerra’ contro i loro abusi  &lt;!-- linkare
ai relativi articoli sulla terza rivoluzione industriale quando saranno
pronti: tri-2-1 e tri-2-2, comunione e liberazione --&gt; delle leggi sul
diritto d&#39;autore non verrà vinta con l&#39;ormai endemica ed irreversibile
(nonché impropriamente denominata) ‘pirateria’: infatti, la pura e
semplice violazione delle leggi (per quanto assurde e ridicole) non fa
altro che apportare giustificazioni argomentative (altrimenti dette
&lt;em&gt;scuse&lt;/em&gt;) al loro pervertirle, al loro forzarne altre (leggi che,
peraltro, non riusciranno &lt;em&gt;mai&lt;/em&gt; ad invertire l&#39;ormai ben insediata
psicologia che sta alla base della ‘pirateria’ stessa).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Invece, il vero cambiamento sarà guidato dallo sviluppo di piccole
iniziative locali che riusciranno a dimostrare sfacciatamente come la
pirateria stessa sia &lt;em&gt;frutto&lt;/em&gt; (piuttosto che &lt;em&gt;causa&lt;/em&gt;) degli abusi delle
suddette corporazioni (dall&#39;eccessività dei pezzi alle già menzionate
assurde leggi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione del prezzo è già stata messa profondamente in discussione
da iniziative come il &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/iTunes%20Store&quot;&gt;negozio online&lt;/a&gt; della
&lt;a href=&quot;http://www.apple.com&quot;&gt;Apple&lt;/a&gt;, seguita a breve dall&#39;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Amazon%20MP3&quot;&gt;equivalente di
Amazon&lt;/a&gt; nonché dal &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Google%20Music&quot;&gt;tentativo di emulazione&lt;/a&gt;
di &lt;a href=&quot;http://www.google.com&quot;&gt;Google&lt;/a&gt;: ma queste iniziative spostano semplicemente il controllo
dalle corporazioni &lt;em&gt;attuali&lt;/em&gt; a pochi giganti che si presentano già da
ora come le corporazioni &lt;em&gt;future&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Molto più interessanti sono invece le iniziative di &lt;em&gt;distribuzione
diretta&lt;/em&gt;, la più recente delle quali è &lt;a href=&quot;http://buy.louisck.com&quot;&gt;quella&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Louis%20C%2EK%2E&quot;&gt;Louis C.K.&lt;/a&gt;, un famoso (negli Stati Uniti) comico che ha deciso di vendere
online il proprio ultimo show &lt;em&gt;direttamente&lt;/em&gt; dal proprio sito,
all&#39;insignificante prezzo di $5: un modico prezzo con il quale si può
scaricare lo show per poterselo poi godere dove si preferisce, quando si
preferisce, senza alcuna restrizione di sorta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo il terrorismo psicologico propugnato dalle attuali corporazioni
dell&#39;editoria, un&#39;idea del genere sarebbe destinata al fallimento:
quattro gatti l&#39;avrebbero comprata, qualcuno di loro avrebbe messo il
file online in una delle tante reti peer-to-peer, e tutti gli altri si
sarebbero procurati il file da lì, lasciando il povero comico (e tutti
quelli che hanno lavorato per lui allo show ed alla distribuzione del
video) con un palmo di naso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La realtà è stata ben diversa. &lt;a href=&quot;https://buy.louisck.com/statement&quot;&gt;Come il comico stesso ha modo di
scrivere&lt;/a&gt;, nel giro di &lt;em&gt;12 ore&lt;/em&gt; i costi dell&#39;iniziativa
erano stati pienamente recuperati, con profitti pari alle spese iniziali
raggiunti appena quattro giorni dal lancio dell&#39;iniziativa. Nel giro di
&lt;em&gt;due settimane&lt;/em&gt; l&#39;iniziativa ha passato il &lt;em&gt;milione di dollari&lt;/em&gt;, che
l&#39;artista ha variamente distribuito per coprire le spese iniziali, dare
un bonus al proprio staff, donare ad un po&#39; di &lt;em&gt;charities&lt;/em&gt;, lasciando il
restate (al momento della ‘spartizione’, meno di un quarto del milione
e passa di dollari) per sé.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, il video &lt;em&gt;è&lt;/em&gt; disponibile sulle reti peer-to-peer (basta ad
esempio cercare il nome dello show su un qualunque motore di ricerca per
torrent), ed è condiviso da non poca gente, ma questo non ha impedito al
comico di farci un buon guadagno. Gli unici ad averci &lt;em&gt;perso&lt;/em&gt;, con
questo tipo di iniziativa, sono &lt;em&gt;esattamente&lt;/em&gt; i grandi distributori, le
corporazioni tanto accanite nel difendere il vecchio sistema che ne
giustifica l&#39;esistenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un precedente tentativo in una direzione del genere era stato fatto dai
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Radiohead&quot;&gt;Radiohead&lt;/a&gt; per il loro album &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/In%20Rainbows&quot;&gt;In Rainbows&lt;/a&gt;, il primo dei
loro album a seguire la fine del loro contratto con EMI: per qualche
mese, l&#39;album fu reso disponibile con la strategia del &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/pay%20what%20you%20want&quot;&gt;pay what you want&lt;/a&gt;: il cliente poteva scegliere il prezzo (anche eventualmente
nullo), e scaricare le canzoni dell&#39;album in formato MP3. Dopo la
pubblicazione del supporto fisico, però, l&#39;iniziativa fu terminata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;idea del &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/pay%20what%20you%20want&quot;&gt;pay what you want&lt;/a&gt; è un&#39;idea che sta prendedo piede
soprattutto tra gli sviluppatori indipendenti, programmatori che
sviluppano (tipicamente) giochi senza essere legati a nessuna grande
azienda. La vendita e distribuzione di questio giochi è sia diretta sia
per tramite di alcune grosse piattaforme di distribuzione (come
&lt;a href=&quot;http://www.steampowered.com&quot;&gt;Steam&lt;/a&gt; o &lt;a href=&quot;http://www.desura.com&quot;&gt;Desura&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In occasione del primo ‘compleanno’ del gioco, lo sviluppatore
del gioco &lt;a href=&quot;http://2dboy.com/games.php&quot;&gt;World of Goo&lt;/a&gt; ha deciso di offrire il
software, normalmente venuto a $20, con libera scelta del prezzo per una
decina di giorni. L&#39;esperimento è stato valutato dallo stesso autore &lt;a href=&quot;http://2dboy.com/2009/10/19/birthday-sale-results/&quot;&gt;un enorme
successo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Proprio l&#39;esperienza di World of Goo è stata l&#39;ispiratrice dell&#39;&lt;a href=&quot;http://humblebundle.com&quot;&gt;Humble
Bundle&lt;/a&gt;, un&#39;iniziativa che da poco più di un anno distribuisce
periodicamente raccolte di giochi di sviluppatori indipendenti, al
prezzo scelto dall&#39;utente. I &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Humble_Indie_Bundle#List_of_games_offered&quot;&gt;risultati&lt;/a&gt; sono molto
interessanti: i pacchetti raggiungono le migliaia di vendite nel giro di
pochi giorni, con introiti lordi che si aggirano sul milione, milione e
mezzo di dollari (in media). Questi soldi vengono poi distribuiti
tra gli sviluppatori dei giochi e, secondo proporzioni scelte sempre dal
compratore, ad alcune associazioni senza scopo di lucro ed agli
organizzatori del sito stesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il dato più interessante nelle vendite degli Humble Bundle è forse
quello che riguarda la distribuzione del &lt;em&gt;numero&lt;/em&gt; di vendite per
piattaforma (anche se il compratore può scaricare i giochi così
acquistati per &lt;em&gt;tutte&lt;/em&gt; le piattaforme: Windows, MacOSX e Linux, ha la
possibilità di ‘identificare’ quale piattaforma andrà contata a fini
statistici) e la distribuzione del &lt;em&gt;contributo medio&lt;/em&gt; per piattaforma.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Risulta infatti che le vendite sono in larga misura (oltre il 50%) per
Windows, con il restante 50% diviso in parti grosso modo uguali tra
Linux e Mac; ma soprattutto risulta che gli utenti Linux sono i più
‘generosi’ nella scelta del contributo (con una media sopra i $10)
seguiti dagli utenti Mac (media appena sopra i $5), lasciando gli utenti
Windows tra i più micragnosi (media di $4 e cocci): paradossalmente, la
gente più abituata ad avere &lt;em&gt;legalmente&lt;/em&gt; software &lt;em&gt;gratis&lt;/em&gt; è quella
disposta a pagare di più per avere altro software (sempre legalmente),
laddove gli utenti Windows, per i quali nella maggior parte dei casi
software &lt;em&gt;gratis&lt;/em&gt; significa anche software ottenuto illegalmente, sono
meno predisposti al pagamento.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;conclusioni&quot;&gt;Conclusioni&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;I mutamenti più significativi e duraturi non avvengono con una
rivoluzione violenta, ma con la graduale maturazione della psicologia
della gente. I bruschi cambiamenti di direzione, in un sistema sociale,
politico o economico come nel mondo dell&#39;informatica, non possono
arrivare molto lontano: nascendo dal desiderio di cambiamento senza la
maturità di affrontare a fondo i dettagli pratici delle nuove idee, si
ritrovano facilmente ad affrontare gli stessi medesimi problemi che si
sperava di cancellare con un ‘nuovo inizio’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sempre dal mondo del software si possono imparare lezioni importanti su
come procedere per creare e &lt;em&gt;far maturare&lt;/em&gt; nuovi sistemi, con quella
gradualità che è necessaria sia per il raffinamento del sistema stesso,
sia perché la novità possa essere assimilata dalla psicologia
collettiva.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sebbene vi siano indiscutibilmente casi in cui una rivoluzione, una
&lt;em&gt;tabula rasa&lt;/em&gt; siano necessari perché si possa procedere anche solo con
gli iniziali prototipi del nuovo, troppo spesso la foga rivoluzionaria
nasconde solo un&#39;adolescenziale superficialità ed uno scarso interesse
verso il faticoso e poco gratificante &lt;em&gt;labor limæ&lt;/em&gt; che costituisce la
vera ossatura della messa in pratica di qualunque idea.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:ideologiaviolenta&quot;&gt;&lt;p&gt;Alle estreme consequenze, questo comporta che
un&#39;ideologia che sia &lt;em&gt;fondata&lt;/em&gt; su questi principî (sopraffazione, abuso,
violenza, avidità, odio, etc) avrebbe molte più speranze di successo di
una fondata su principî quali l&#39;eguaglianza, la libertà, la solidarietà,
ed indisponbile ai compromessi che la vita reale richiede.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:ideologiaviolenta:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:rivoluzionireazionarie&quot;&gt;&lt;p&gt;rivoluzioni che volendo riportare ad uno
stato precedente (anche se non troppo) hanno comunque un sapore
reazionario: si può essere progressisti solo una volta.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:rivoluzionireazionarie:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:maoadolescenziale&quot;&gt;&lt;p&gt;e dopo tutto, cos&#39;era la &lt;abbr title=&quot;Grande
Rivoluzione Culturale&quot;&gt;GRC&lt;/abbr&gt; se non un atto di ripicca di
Mao per la propria perdita di potere?&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:maoadolescenziale:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:modifichedifacciata&quot;&gt;&lt;p&gt;La cosa è talmente vera che per il software
commerciale capita che vengano fatte modifiche estetiche
all&#39;interfaccia, senza alcuna motivazione funzionale, solo per
giustificare la vendita di una nuova versione le cui vere, sostanziali
differenze rispetto alla precedente sono altrimenti invisibili agli
utenti.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:modifichedifacciata:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:pelicanhind&quot;&gt;&lt;p&gt;Il galeone di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/sir%20Francis%20Drake&quot;&gt;sir Francis Drake&lt;/a&gt;, dallo stesso
poi rinominato in &lt;em&gt;Golden Hinde&lt;/em&gt; dopo l&#39;attraversamento dello &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Stretto%20di%20Magellano&quot;&gt;Stretto di Magellano&lt;/a&gt; durante la circumnavigazione del globo.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:pelicanhind:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:caveat&quot;&gt;&lt;p&gt;con l&#39;immancabile caveat, &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;già
menzionato&lt;/a&gt;, che il
fallimento di una implementazione (o anche di innumerevoli
implementazioni) non implica in alcun modo che l&#39;idea in sé sia
fallimentare.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:caveat:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:statooppressore&quot;&gt;&lt;p&gt;E questo contro l&#39;opinione diffusa in certi ambienti
secondo i quali situazioni come quella della Russia —dove il solo
&lt;em&gt;parlare&lt;/em&gt; di omosessualità o transessualità &lt;a href=&quot;http://feministphilosophers.wordpress.com/2011/11/22/silencing-in-russia/&quot;&gt;può essere
pericoloso&lt;/a&gt;—
sono sostanzialmente equivalenti, in termini di oppressione, ad una
Spagna dove i matrimoni omosessuali sono legalmente riconosciuti.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:statooppressore:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:halloweendocs&quot;&gt;&lt;p&gt;Famose in tal senso le campagne con cui la Microsoft
negava di temere il progresso di Linux, poi rivelate false dai
&lt;em&gt;memoranda&lt;/em&gt; interni noti come &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Halloween%20Documents&quot;&gt;Halloween Documents&lt;/a&gt;, il primo dei
quali è già del 1998, e gli ultimi dei quali rivelano le strategie
infide ed al limite della legalità adottate dalla Microsoft per
contrastare ad ogni livello possibile la diffusione di Linux.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:halloweendocs:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Reazioni, rivoluzioni, mutamenti</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/reazioni-rivoluzioni-mutamenti/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/reazioni-rivoluzioni-mutamenti/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="cambiamenti" />

	<category term="categorie" />

	<category term="economia" />

	<category term="politica" />

	<category term="potere" />

	<category term="progetti" />

	<category term="rivoluzioni" />

	<category term="societ&#xE0;" />


	<updated>2011-08-27T08:59:00Z</updated>
	<published>2011-08-26T14:16:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Rivoluzioni, crisi, disagi, malesseri globali ed individuali. Si vivono
tempi interessanti, e ciascuno reagisce secondo la propria indole e la
propria cultura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La principale divisione è tra chi vive crisi e disastri sulla propria
pelle e chi invece, lungi dall&#39;esserne colpito direttamente, vi vede
essenzialmente occasioni di profitto personale, modi per accrescere il
proprio potere o il proprio patrimonio. Per capirci, da un lato i
terremotati dell&#39;Aquila (dopo anni ancora in mezzo alle macerie),
dall&#39;altro gli imprenditori che gongolano all&#39;idea dei ricchi appalti
per la ricostruzione o i politicchi che sifonano i fondi per la
ricostruzione per altre misere e miserabili iniziative.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non necessariamente chi profitta su o approfitta di crisi e disastri ne
è responsabile, anche se spesso e volentieri, intenzionalmente o meno,
contribuisce ad amplificarne la portata ed il danno, come zecche o altri
parassiti su un corpo già debilitato. Per gli altri, quelli che crisi e
disastri li subiscono e coloro che ne vivono comunque (per etica,
cultura o indole) la forza negativa, le reazioni si possono raccogliere
in quattro categorie con caratteristiche ben definite, anche se
raramente riscontrate in forma pura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima categoria è quella passiva, in cui manca una vera e propria
(re)azione: si opta per il non fare nulla per contrastare l&#39;onda di
marea, ci si lascia trasportare dove capita, si lascia agli altri
l&#39;iniziativa dell&#39;intervento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le (mancate) reazioni, da individuo ad individuo, spaziano le varie
possibili combinazioni di alcuni tipi fondamentali: dal negazionista
(“non c&#39;è nessun problema”) allo struzzo (“se non guardo il problema,
non c&#39;è”), dal fatalista (“è il Destino che compie la sua opera, è la
volontà di Dio”) allo schizofrenico (“il mondo è una merda, ma nel
castello in aria in cui mi sono rifugiato prospero felice”).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È una categoria che subisce e non agisce, ed in quanto tale dà poco
fastidio a chi sulle crisi prospera, e aiuta molto a fare numero,
opportunamente manipolata con grida d&#39;allarme o suadenti rassicurazioni,
secondo il caso, servendo anche da ostacolo inerte contro le categorie
più attive.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La seconda categoria è quella analitica, di chi studia i problemi per
determinarne le cause e possibilmente proporre soluzioni. Secondo la
cultura e le capacità intellettive, costoro possono arrivare molto
a fondo alle questioni, e molto lontano con le proposte; ma finché
lavorano di concetto rischiano ad ogni passo di scadere nella sega
mentale, senza giungere a nulla di concreto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È una categoria che può dare fastidio a chi sulle crisi prospera, ma
solo nella misura in cui riesce a far sentire la propria voce, ed in
particolar modo a raggiungere e farsi comprendere e riconoscere dalle
altre categorie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La terza categoria è quella impulsiva: non importa come si reagisca,
purché lo si faccia. Mi morde una zanzara? Tiro uno schiaffo a chi mi
dorme accanto. Scoppia un incendio? Ci butto sopra il primo liquido che
mi capita sotto mano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È una categoria facilmente manipolabile, poiché basta offrirle pretesti,
scuse, capri espiatori, spauracchi per farla muovere nella direzione
voluta. Non è infatti dedita alla riflessione, né seriamente
intenzionata a cambiare la propria situazione: accetta volentieri la
prima occasione di sfogo che gli viene proposta, ed ancor meglio se
richiede poco sforzo fisico o mentale. Cacciamo gli ebrei, gli
immigrati, gli omosessuali; protestiamo contro la Chiesa, il governo, le
multinazionali; piove, governo ladro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La quarta categoria è quella operativa: è seriamente intenzionata a
rimboccarsi le maniche e sudare sangue per cambiare le cose, o provare
almeno a contenere e limitare i danni. È quella che può riuscire dove
gli analitici si perdono, è quella che può attuare la soluzione,
costruire l&#39;alternativa. È anche quella che, quando non riesce a
raggiungere quella massa critica per cui i suoi sforzi possano
effettivamente portare il cambiamento voluto, rimane schiacciata dalle
forze che cerca di contrastare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Senza l&#39;impulsività della terza categoria, è più difficile da
manipolare; ma il suo stesso spirito di sacrificio ne riduce facilmente
i numeri, per incidenti (casuali o causati), fuoco nemico, errore umano
(o fuoco più o meno amico).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Forse per questo, forse perché la natura preferisce le vie di minima
energia (la prima), forse perché un qualunque sfogo allo stress (la
terza) è più semplice che cercarne la radice (seconda) ed estirparla
(quarta), le categorie più diffuse sono anche quelle meno utili al vero
cambiamento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed è forse per questo che i grandi cambiamenti raramente prendono
stabilmente piede in occasione di rivoluzioni, crisi, disastri; se anche
drastici mutamenti possono avvenire in tali momenti, infatti, questi
vengono presto riassorbiti, con un nuovo &lt;em&gt;status quo&lt;/em&gt; che solo
formalmente (e non sempre), e raramente (se mai) sostanzialmente,
differisce dal precedente il mutamento. È in questo, con grande
probabilità, che trova radice quella forma di ciclicità della storia che
vede il replicarsi, in tempi e spazi diversi, di periodi e momenti che
seguono modelli ben precisi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo scoppiare di una rivoluzione, l&#39;avvento di una crisi, sono infatti
una molla di breve durata. Passata l&#39;emergenza, si spegne con essa il
fuoco che alimentava il cambiamento, e l&#39;interesse ad operare su larga
scala rimane nelle mani di pochi. Di questi, quelli che mantengono un
potere sufficiente ad attuare cambiamenti su scala più vasta sono
generalmente più interessati ad un ritorno alle condizioni pre-crisi,
avendo magari rimpiazzato chi durante la rivoluzione ha perso il posto
in cima alla piramide sociale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I mutamenti più profondi e duraturi sono invece quelli che maturano
lentamente, partendo da molto lontano, sostituendosi progressivamente,
spesso senza soluzione di continuità, a ciò che li precede. Tali
processi di cambiamento sono molto più difficili da contrastare, da un
lato perché difficili da percepire finché la loro portata è talmente
visibile da essere ormai inarrestabile&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:inarrestabile&quot; id=&quot;fnref:inarrestabile:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;, dall&#39;altro
perché la più lenta maturazione dà loro il tempo di venir assorbiti nel
modo di pensare delle nuove generazioni, fino ad assumere quella natura
di normalità che fa sì che essi siano ciò verso cui gli atteggiamenti
dei più tendano a tornare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Perché non si riesce quindi ad infrangere questo periodico ripetersi di
progressi e regressi, di rivoluzioni e restaurazioni? Anche dopo anni di
mutamenti in direzioni ben precise ci si ritrova, inevitabilmente, in un
riflusso che riporta, incontrastato, a condizinoi sociali ed economiche
che immancabilmente degenerano in crisi più o meno violente; se la
tempistica cambia, è solo nella frequenza del riproporsi dei momenti
storici.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure i modelli sociali, politici, economici, culturali non sono poi
così vari, oltre quel velo di formalità che ne moltiplica i numeri: e da
questa sostanziale identificazione non è poi così difficile prevedere
l&#39;approssimarsi di un riflusso, se pure si può errare sulla tempistica.
Cosa manca allora perché si riescano a gettare per tempo quelle basi da
cui dovrebbe maturare, con la dovuta lentezza, quel cambiamento più
radicale che aiuterebbe a smussare la violenza delle oscillazioni delle
andate e dei ritorni, magari fino ad estinguerle?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mancano le idee? Mancano le persone? Manca la capacità di comunicare, di
persuadere, di educare, di raggiungere massa critica? O vi sono dei
limiti intrinseci nella natura dell&#39;&lt;em&gt;homo sapiens&lt;/em&gt;, magari frutto di
millenni di evoluzione, e che quindi richiederebbero altrettanti
millenni per essere spostati?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La cosa che sorprende non è infatti che a cadere nella trappola del
ripetersi dei modelli storici siano popoli, dai quali non è difficile
aspettarceselo (le masse sono infatti principalmente della prima e della
terza categoria, con scarso interesse a conoscere, capire, ricordare,
agire), ma che a farlo sia chi gestisce il potere: è tanto difficile
ricordarsi che, reali o metaforici, una &lt;a href=&quot;http://fr.wikipedia.org/wiki/Place%20de%20la%20Concorde&quot;&gt;Place de la Révolution&lt;/a&gt; o un &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Piazzale%20Loreto&quot;&gt;Piazzale Loreto&lt;/a&gt; non si
negano a nessuno?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O forse è solo &lt;span class=&quot;createlink&quot;&gt;questione di classe&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:inarrestabile&quot;&gt;&lt;p&gt;per questo il controllo dell&#39;informazione nelle
dittature raggiunge punti di devastante crudeltà contro chiunque
propugni idee contrarie all&#39;interesse del potere; occorre agire subito
per estirpare le idee prima che abbiano il tempo di attecchire.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:inarrestabile:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Il caso Berlusconi</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/caso-berlusconi/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/caso-berlusconi/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="P2" />

	<category term="berlusconi" />

	<category term="cultura" />

	<category term="decadenza" />

	<category term="etica" />

	<category term="ipocrisia" />

	<category term="morale" />

	<category term="politica" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="todo/approfondire" />

	<category term="todo/links" />

	<category term="wip" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2011-01-22T12:19:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Vi sono almeno quattro aspetti fondamentali del “caso Berlusconi”:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#giuridica&quot; title=&quot;La questione giuridica&quot;&gt;la questione giuridica&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#politica&quot; title=&quot;La questione politica&quot;&gt;la questione politica&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#sociale&quot; title=&quot;La questione sociale&quot;&gt;la questione sociale&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#morale&quot; title=&quot;La questione morale&quot;&gt;la questione morale&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Benché chiaramente distinti l&#39;uno dall&#39;altro, essi sono fortemente
intrecciati in una rete di interdipendenze che ha raggiunto un tale
radicamento da rendere pressoché impossibile prescindere da uno
qualunque di essi per studiare l&#39;altro. In alcuni casi la cosa è
fortemente voluta (come gli evidenti legami tra la questione politica e
quella giuridica); per altri, bencé sia possibile vedervi una strategia
di lunghissimo termine progettata da una mente sopraffina, si trovano
spiegazioni talmente semplici negli angoli più infimi della natura umana
da non richiedere ricerche più complottistiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il caso Berlusconi non nasce tanto dalle singole questioni che esso
tocca, perché singolarmente esse non sono nulla di nuovo (nella storia
dell&#39;umanità si trovano innumerevoli esempi di ciascuna); piuttosto, il
suo cuore è proprio quel loro solido intreccio che ha trasformato in
beceri tribalità una nazione con potenziali doti da élite.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;giuridica&quot;&gt;La questione giuridica&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;I problemi giudiziari di Berlusconi e delle sue aziende cominciano nel
lontano 1979, con un&#39;ispezione della Guardia di Finanza i cui
agenti decidono però di non procedere nonostante le anomalie
riscontrate; coincidentalmente, uno degli agenti appartiene alla loggia
massonica &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/P2/&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;P2&lt;/a&gt; di cui fa parte anche Berlusconi, l&#39;altro
passa a lavorare per Berlusconi stesso pochi mesi dopo l&#39;ispezione,
finendo in seguito comunque nei guai per depistaggio delle indagini (in
un&#39;altra inchiesta) e favoreggiamento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Negli anni a seguire Berlusconi si ritrova coinvolto in processi che
orbitano principalmente intorno a questioni economiche (dal falso in
bilancio al finanziamento illecito ai partiti) a questioni più personali
(dalla corruzione alla falsa testimonianza). Alcuni di questi si
risolvono in maniera naturale in sentenze di assoluzione, ma i più
interessante sono quelli i cui procedimenti vengono interrotti: dapprima
intervengono amnistie concesse dal Partito Socialista Italiano
(coincidentalmente, lo stesso partito illecitamente finanziato dalle
aziende di Berlusconi) ed in seguito, con il crollo della cosiddetta
prima repubblica e l&#39;entrata in politica di Berlusconi stesso, alcuni
per prescrizione ed altri per depenalizzazione dei reati contestati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Coincidentalmente, sia la riduzione dei termini di prescizione sia le
depenalizzazioni che permettono a Berlusconi di evitare le sentenze di
condanna sono opera di governi guidati da Berlusconi stesso. Volendo
sorvolare sulle perplessità che queste coincidenze dovrebbero sollevare
in una mente sana, l&#39;aspetto più interessante di questi risultati è che
anche quando le sentenze indicano chiaramente la &lt;em&gt;colpevolezza&lt;/em&gt;
dell&#39;imputato e l&#39;aborto del procedimento per intervenuta prescrizione,
l&#39;onda della scarsa o cattiva informazione (discussa più avanti per
quanto riguarda la questione &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#sociale&quot; title=&quot;La questione sociale&quot;&gt;sociale&lt;/a&gt;) riesce a trasformare la
percezione del risultato in una piena assoluzione, contribuendo a
rafforzare l&#39;idea della persecuzione giudiziaria nei confronti del
tuttavia riconosciuto colpevole Berlusconi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la questione giudiziaria del caso Berlusconi ha nella &lt;em&gt;sua&lt;/em&gt; storia
processuale soltanto le proprie radici. Sono invece le implicazioni a
medio e lungo termine proprio di quegli interventi legislativi che nella
seconda fase berlusconiana (ovvero in seguito alla sua entrata in
politica) hanno casualmente avuto l&#39;effetto collaterale di salvare
Berlusconi, a costituirne l&#39;infrastruttura, completata da una mirata
sottrazione di risorse e l&#39;aggiunta di quanti più ostacoli possibili a
ben determinati procedimenti d&#39;indagine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione si manifesta con sintomi quali la quadruplicazione del
numero di processi terminati per prescrizione nel giro di qualche anno o
l&#39;aumento dell&#39;evasione fiscale (ai fini della quale il falso in
bilancio è uno dei principali strumenti per le grandi aziende),
risultati opportunamente taciuti per evitare che una forza politica che
ha costruito parte del proprio consenso sulla lotta al crimine si
manifesti come talmente poco attenta (per non dire peggio) ai crimini
‘bianchi’ da mettere a rischio anche la persecuzione di quelli ‘neri’ su
cui è costruita la paura dell&#39;elettorato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Proprio questa trappola delle eccessive conseguenze ha impedito la
realizzazione di leggi castranti per quei procedimenti d&#39;indagine che si
dimostrano utili non solo per i più classici reati berlusconiani, ma
anche per quelle lotte su cui i suoi governi hanno costruito la loro
propaganda politica&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:intercettazioni&quot; id=&quot;fnref:intercettazioni:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;. Almeno finora.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;politica&quot;&gt;La questione politica&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La questione politica di Berlusconi comincia con quella che potremmo
definire “fase craxiana”, in cui Berlusconi opera come imprenditore, ma
viene favorito a una serie di interventi di governi guidati da Bettino
Craxi e dal suo Partito Socialista Italiano, interventi che vanno dalle
agevolazioni fiscali (permettendo elusioni fiscali e camuffamento del
debito con giochi delle tre carte tra le varie aziende berlusconiane) a
mirate amnistie giudiziarie, passando per leggi atte a concedere a
Berlusconi il sostanziale monopolio della comunicazione televisiva
privata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con il crollo della cosiddetta prima repubblica e l&#39;approssimarsi della
bancarotta (4 mila miliardi di lire di debito), nel 1993 Berlusconi
decide di “scendere in campo” con un proprio “movimento” (quota
d&#39;iscrizione: centomila lire) che arriverà al governo nel 1994, in una
coalizione che comprende Alleanza Nazionale e la Lega Nord: proprio
quest&#39;ultimo alleato farà cadere il governo 8 mesi dopo, e Bossi e
Berlusconi si dichiareranno acerrimi nemici (salvo ricucire cinque anni
dopo, nonostante le campagne della Lega a base di “Berlusconi mafioso”).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il partito di Berlusconi viene fondato sulla menzogna: per mesi dopo la
sua fondazione, Berlusconi continuerà a negare di voler scendere in
politica. Tra i suoi fondatori spiccano nomi quali quello di Cesare
Previti (tutore della minorenne proprietaria della villa San Martino ad
Arcore venduta a Berlusconi per una cifra ridicola, e condannato per
corruzione nei processi IMI-SMIR e lodo Mondadori) e Marcello Dell&#39;Utri,
condannato per frode fiscale nonché per concorso esterno in associazione
mafiosa (ovvero per il suo operato di intermediario tra la mafia e
Silvio Berlusconi), e famoso per la sua accorata difesa di Vittorio
Magnano, noto mafioso pluriomicida e spacciatore nonché stalliere nella
succitata villa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La discesa in campo permette a Berlusconi una aggressiva strategia di
“difesa politica”, con risvolti attivi e passivi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La difesa politica passiva si concretizza nel trasformare in questione
politica tutto ciò che non lo è, implicando che i problemi cui
Berlusconi va incontro non si sarebbero presentati se egli non fosse
stato un politico. Esempi clamorosi:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;tutti i procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi diventano
magicamente una persecuzione politica, un tentativo di (parte della)
magistratura di sovvertire la democrazia, etc; per poterci credere
occorre ovviamente ignorare la lunga storia giudiziaria di Berlusconi;
coincidentalmente lo stesso Dell&#39;Utri, cofondatore di Forza Italia, ha
candidamente ammesso di non essere interessato alla politica se non per
difendersi dai procedimenti giudiziari, confermando che più che di un
caso di uso politico della giustizia sarebbe più opportuno parlare di
uso giudiziario della politica;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;quando il gruppo Fininvest, per riguadagnare liquidità ed allontanare
il pericolo bancarotta, venderà la Standa, Berlusconi darà la colpa alle
giunte di centrosinistra che gli avrebbero negato le autorizzazioni per
l&#39;apertura di nuovi punti vendita, piuttosto che riconoscere che i
problemi risallisero a ben prima della sua entrata in politica e fossero
quindi piuttosto legati alla cattiva amministrazione, ed evitando
così di sfatare la propria immagine di grande imprenditore su cui
costruisce le proprie promesse elettorali.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Si può invece parlare di difesa politica attiva con i vari interventi
con cui i governi Berlusconi hanno introdotto norme ed atti per favorire
lo stesso, vuoi riducendogli i guai giudiziari, vuoi creando condizioni
particolarmente favorevoli per le aziende di Berlusconi o ostacolandone
la concorrenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando l&#39;azione politica di Berlusconi va oltre la semplice difesa dei
propri interessi, non procede mai nella direzione che ci si aspetterebbe
prestando fede all&#39;immagine di “nuova destra, destra liberale” con cui
Berlusconi è sceso in campo, immagine usata per distinguerlo tanto dai
famigerati nemici comunisti quanto dall&#39;esistente destra conservatrice.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da una destra liberale ci si aspetterebbe una riduzione della burocrazia,
un ‘dimagrimento’ del carico amministrativo dai livelli più alti (Stato)
a quelli più bassi (comuni), una (magari consequenziale) riduzione del
carico fiscale, la rimozione dei paletti che impediscono una sana
concorrenza, magari persino qualche stimolo alla piccola e media
imprenditoria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se si va invece a studiare l&#39;operato dei governi Berlusconi, si scopre che le
azioni sono spesso andate invece in direzioni opposte; in alcuni casi
con motivazioni facilmente indovinabili, come per esempio la creazione
di ostacoli ai principali competitori delle aziende berlusconiane, altre
volte invece inspiegabilmente, come per il sensibile aumento della spesa
pubblica in quest&#39;ultimo governo, nonostante i massacranti tagli a
istruzione e ricerca e il carico fiscale sostanzialmente invariato, anzi
impercettibilmente (qualche punto per mille) più elevato; arrivando alla
situazione paradossale che è più facile trovare interventi liberali
nell&#39;operato degli altri governi, additati da Berlusconi quali comunisti
fedeli alle proprie radici nonostante le apparenze.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Più che con la destra liberale, il progetto di riforme perseguite da
Berlusconi e non direttamente riconducibili alla propria difesa
presentano, piuttosto, sorprendenti somiglianze con il cosiddetto “piano
di rinascita democratica&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:p2&quot; id=&quot;fnref:p2:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;” della loggia massonica &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/P2/&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;P2&lt;/a&gt; di
cui, coincidentalmente, Berlusconi stesso era membro.&lt;/p&gt;

&lt;!--
Al fallimento del golpe
Borghese (golpe a cui la P2 stessa non era estranea, ed il cui piano
prevedeva anche un aiuto concreto da parte della mafia siciliana) è
seguito un sovvertimento molto più subdolo.
--&gt;

&lt;p&gt;{ Approfondire  }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;sociale&quot;&gt;La questione sociale&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;L&#39;impatto sociale in Italia del caso Berlusconi affonda le sue radici
nella sua posizione dominante nel campo della comunicazione televisiva
privata, posizione peraltro ottenuta e mantenuta illegamente (dalla
trasmissione su scala nazionale, proibita ma “provvisoriamente” sanata
da decreti craxiani fino alla legalizzazione con la legge Mammì,
all&#39;occupazione abusiva delle frequenze di Europa 7 ad opera di Rete4).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La ‘rivoluzionaria’ rottura dalle reti pubbliche con cui Berlusconi
presenta i propri canali televisivi si concretizza in un operato di
adescamento, sfaldamento qualitativo e decadimento culturale che con la
scusa dell&#39;accessibilità universale spianano la strada per una
propaganda del culto dell&#39;immagine, dell&#39;intrattenimento e della
vacuità, una riforma culturale che piace a tutte le forme di potere e
solleva solo qualche fiacco tenativo di contrasto, spesso più di forma
che di sostanza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In una dozzina d&#39;anni il terreno è fertile abbastanza da permettere a
Berlusconi di “scendere in campo” con gran clamore di folle ed
invocazioni all&#39;“unto del Signore” e di assumere il controllo anche
delle rete televisive pubbliche, cui segue una lenta ma inesorabile
espulsione di tutte le figure la cui voce discorda da quella del
padrone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La riforma sociale procede nel frattempo con gli effetti collaterali
della difesa politica attiva di Berlusconi, principalmente la creazione
di sostanziosi ostacoli al perseguimento dei “crimini dal colletto
bianco” (evasioni fiscali, truffe, corruzioni, concussioni), che si
traduce in un loro fattuale favoreggiamento, laddove non si arrivi ad un
plateale incoraggiamento (più volte Berlusconi ha indicato la via
dell&#39;evasione fiscale come “disobbedienza civile” eticamente corretta).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tema di crimini, viene attuata una metodica manipolazione
dell&#39;informazione, dandovi grande rilevanza durante i governi di
centrosinistra e passandoli invece sottotono (quando non sotto silenzio)
durante i governi Berlusconi; si preferiscono inoltre i reati commessi
da immigrati (o i cui principali indiziati siano immigrati) a quelli
commessi da italiani (o i cui effettivi colpevoli si rivelino poi essere
italiani). Il tutto aiuta a coltivare i sentimenti xenofobi e razzisti
su cui fa leva il principale alleato di Berlusconi (la Lega Nord) e
l&#39;illusione di maggiore sicurezza durante i governi di centrodestra
(miglioramento purtroppo non confermato dai fatti).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il ruolo fondamentale che la (dis)informazione svolge nella consistenza
sia del potere berlusconiano che nella pervicacia della sua influenza
sociale è evidente nelle accanite difese attuate per il mantenimento
del monopolio comunicativo televisivo (a discapito del fantomatico
liberalismo di cui i partiti berlusconiani si fanno araldi) ed agli
ostacoli posti alle forme più nuove di comunicazione (internet in
particolare).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un ulteriore significativo aspetto dell&#39;impatto sociale di Berlusconi è
legato alla &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#morale&quot; title=&quot;La questione morale&quot;&gt;questione morale&lt;/a&gt; e si manifesta nella particolare
alleanza con la Chiesa Cattolica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da un lato, il centrodestra si presenta infatti come il paladino dei
valori cristiani (e cattolici in particolare), che si manifesta con
azioni molto d&#39;impatto (ad esempio minacciando violenza a chi oserà
togliere i crocifissi dagli edifici pubblici laici tipo scuole e
tribunali, od organizzando Family Day in difesa della famiglia
cattolica) e poco di sostanza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dall&#39;altro, andando a guardare più da vicino, questi paladini si
scoprono essere (pluri)divorziati, puttanieri, pedofili, aggrappati
quasi disperatamente al potere temporale, poco francescani
nell&#39;approccio ai beni terreni, razzisti ed in generale poco esemplari
come modelli di comportamento per i valori cristiani.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni manifestazione e pubblicizzazione della loro scarsa valorizzazione
cristiana si traduce in un rimbrotto più o meno serio da parte degli
organi di stampa ufficiali ed ufficiosi del Vaticano, cui consegue
qualche favore alla Chiesa Cattolica&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:chiesaipocrita&quot; id=&quot;fnref:chiesaipocrita:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;3&lt;/a&gt;, per evitare che
l&#39;elettoralo cattolico venga dirottato altrove, minacciando la
ricostruzione del centro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci ritroviamo così ad esempio con il perdurare di trattamenti economici
di favore per le attività commerciali della Chiesa, con tagli a dir poco
drastici all&#39;istruzione pubblica che però miracolosamente non toccano i
finanziamenti alle scuole private (principalmente cattoliche) né i
dipendenti che alla scuola pubblica vengono imposti dalla Chiesa (ovvero
i professori di religione), ed il vuoto legale su temi che vanno dalle
unioni civili a questioni bioetiche come l&#39;eutanasia. Il tutto
propugnato in nome di valori cristiani imposti a tutti i cittadini, ma
non seguiti dai loro più vocali sostenitori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La Chiesa appoggia quest&#39;uomo di potere che ha fatto della superficialità,
dell&#39;immagine, del materialismo, della lussuria (stringiamo: di tutti i
peccati capitali) il proprio &lt;em&gt;modus vivendi&lt;/em&gt; proprio per la sua
ricattabilità sociale al minimo scandalo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma ben più grave di come la Chiesa possa sfruttare la facilità con cui
Berlusconi si rende ricattabile è come proprio questo &lt;em&gt;modus vivendi&lt;/em&gt;
(che la Chiesa verbalmente condanna salvo poi appropinquarcisi essa
stessa appena possibile) sia diventato un &lt;em&gt;modello sociale vincente&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La più profonda sindrome dell&#39;impatto sociale di Berlusconi non si
rispecchia tanto in coloro che credono alla falsità delle (documentate)
accuse, ma molto più in coloro per cui quelle stesse accuse non
rappresentano un problema&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:negazionismo&quot; id=&quot;fnref:negazionismo:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;4&lt;/a&gt;, coloro per i quali il suo
comportamento non è riprovevole, &lt;em&gt;anzi&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono quelli per i quali chi disprezza Berlusconi lo fa per invidia,
forse perché non riescono a non proiettare sugli altri la &lt;em&gt;propria&lt;/em&gt;
invidia sublimata in ammirazione. Sono quelli che di fatto vivono nel
desiderio di poter anche loro fare i vecchi bavosi puttanieri e pedofili
costruendo un impero di falso, corruzione, egotismo, sfruttamento,
ingordigia: un regresso sociale al sogno di trimalchionici fasti da
&lt;em&gt;patroni&lt;/em&gt; circondati da &lt;em&gt;clientes&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;morale&quot;&gt;La questione morale&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Proprio questa nuova etica sociale, con lo sdoganamento del puttaneggio,
del clientelismo, dell&#39;abuso di potere, rappresenta il ‘piede pubblico’
della questione morale del caso Berlusconi. In un tuonare ipocrita
contro il fancazzismo ed a favore della meritocrazia, si premiano poi
servilismi e nepotati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si è arrivati al punto che chi critica questi atteggiamenti e questi
comportamenti viene tacciato di ‘moralismo ipocrita’ (colmo
dell&#39;ironia), sottintendendo (ma anche affermando apertamente) che
avendone l&#39;opportunità anche il criticone approfitterebbe. Che ci sia
(purtroppo sempre meno) gente ancora dotata della &lt;em&gt;dignità&lt;/em&gt; di
incazzarsi per aver ricevuto a propria insaputa una raccomandazione
non sembra nemmeno credibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la questione morale del caso Berlusconi ha anche un (ultimamente
sempre più evidente) risvolto privato, nei confronti della quale si
possono assumere quanto meno due attegiamenti diametralmente opposti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un atteggiamento, che viene presentato come il più rispettoso della
&lt;em&gt;privacy&lt;/em&gt;, sostiene che chiunque, nel privato della propria &lt;em&gt;domus&lt;/em&gt;,
abbia (e debba avere) piena libertà di fare ciò che vuole, senza doversi
preoccupare di inquisizioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;atteggiamento diametralmente opposto è invece quello sostenuto da
Augusto Minzolini per larga parte della propria carriera. Sosteneva
Minzolini nel 1994:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che
  deve comportarsi e parlare come tale. Il rinnovamento del Parlamento
  italiano è un fenomeno anche sociologico di cui la stampa deve dare
  conto: io non dimentico mai che il mio referente è il lettore e non il
  politico e che il mio compito è quello di rappresentarlo come è senza
  mediazioni&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;e ancora:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei
  leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li
  avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon
  servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato
  di ipocrisia.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;ed infine:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico
  deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta
  questa regola rinunci a fare il politico.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;(&lt;a href=&quot;http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/10/29/il-politico-non-ha-un-privato.html&quot;&gt;Questo&lt;/a&gt;, ovviamente, quando era ancora giornalista a &lt;em&gt;La
Stampa&lt;/em&gt; e non il &lt;em&gt;magister&lt;/em&gt; della simulazione e dissimulazione
informativa a favore di Berlusconi cui è stato ridotto il telegiornale
della prima rete RAI.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Senza scegliere alcuna delle due posizioni, si potrebbe osservare che
l&#39;interesse &lt;em&gt;pubblico&lt;/em&gt; per la vita &lt;em&gt;privata&lt;/em&gt; di qualcuno (a prescindere
dal rilievo sociale e politico del qualcuno stesso) sia strettamente
legata alle conseguenze che tale vita privata avrebbe sulla &lt;em&gt;res
publica&lt;/em&gt; stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Caso%5FFritzl&quot;&gt;ad esempio&lt;/a&gt; io tengo rinchiusa mia figlia
in cantina per vent&#39;anni, stuprandola quotidianamente, difficilmente
potrei trovare qualcuno disposto a sostenere che io possa fare ciò che
voglio nel privato della mia casa. La libertà d&#39;azione domestica è
quindi comunque limitata da regole, legali&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:noanalsex&quot; id=&quot;fnref:noanalsex:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;5&lt;/a&gt; o morali che
siano. Se ho rapporti sessuali a pagamento con una minorenne, sono
implicato in un reato (prostituzione minorile, per i quali si è
colpevoli anche come semplice ‘utilizzatore finale’). Se sono un
politico importante e telefono in questura mentendo sull&#39;identità di una
minorenne e scavalco l&#39;autorità del suo giudice tutelare per evitare che
vengano fuori i crimini suddetti, commetto un altro reato (concussione).
Ma questi sono aspetti che pertengono alla sfera
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#giuridica&quot; title=&quot;La questione giuridica&quot;&gt;giuridica&lt;/a&gt;, non quella della morale privata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso di persone che rivestono ruoli istituzionali intervengono
inoltre questioni legate alla sicurezza nazionale. Un capo del governo
che lasci casa propria aperta a cagne e porche senza alcun controllo di
sicurezza, lasciando la propria persona aperta a rischi di
ricatto&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:marrazzo&quot; id=&quot;fnref:marrazzo:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt; o, peggio, assassinio, è un irresponsabile &lt;em&gt;nei
confronti della propria nazione&lt;/em&gt;. L&#39;irrilevanza internazionale
dell&#39;Italia diventa così la sua fortuna, perché se qualche nazione (o,
per dire, una mafia o una camorra qualsiasi) l&#39;avesse voluto far fuori
per la sua scomodità, non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad infiltrare
una bella gnocca assassina nell&#39;entourage delle sue feste. Ma questi
sono aspetti che pertengono alla sfera &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#politica&quot; title=&quot;La questione politica&quot;&gt;politica&lt;/a&gt;, non a
quella della morale privata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma entrando più specificamente nel merito della questione morale, il
punto chiave per la morale privata dei politici è la sua aderenza a
quella che essi stessi pretendono di imporre alla nazione. Il nodo
cardine non è la divergenza tra la morale di chi critica e quella di chi
fa, ma tra quella &lt;em&gt;dichiarata&lt;/em&gt; da chi fa e quella secondo cui lo stesso
agisce. Vuoi combattere la prostituzione? Mi sta bene: ma non puoi farlo
se è la tua principale fonte d&#39;intrattenimento senza essere tacciato di
ipocrisia. Vuoi batterti per la meritocrazia? Ottimo: ma non puoi farlo
mentre regali carriere (in politica, nello spettacolo,
nell&#39;imprenditoria) a gente che come unico merito ha quello di averti
tenuto compagnia per una o più notti, senza essere tacciato di
ipocrisia.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h1 id=&quot;conclusione&quot;&gt;Una conclusione&lt;/h1&gt;

&lt;p&gt;Nonostante il &lt;em&gt;battage&lt;/em&gt; da mania persecutoria con cui Berlusconi addita
magistrati e giornali supposti comunisti come responsabili dei suoi
problemi giudiziari e politici, è molto interessante notare come, di
fatto, sia stato egli stesso il fautore del proprio infagamento. (Anche)
per questo non concordo con chi ha voluto tracciare un parallelo tra la
carriera criminale di Al Capone terminata con una banale condanna per
evasione fiscale, e la carriera politica di Berlusconi, disastrosa per
l&#39;Italia e (nelle speranze di chi fa il paragone) terminabile con il
“caso Ruby”. La prima, infatti, sopraggiunse per un minuzioso (e
sanguinoso) lavorìo di indagine, laddove Berlusconi si è praticamente
fatto cogliere (diciamo metaforicamente) con le braghe calate.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;unpodistoria&quot;&gt;Un po&#39; di storia&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;A Berlusconi piacciono le giovani e belle ragazze. La cosa mi sembra
indiscutibile: lo dice lui stesso, lo sostengono i suoi sostenitori
(preferendolo anche per questa sua viril virtù ai culattoni stile
Vendola), e lo sostengono (comprovatamente) i suoi avversari. È anche
naturale che uno a cui piacciano le giovani e belle ragazze se ne
circondi quando può, come può.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con Berlusconi, la gratitudine per la piacevole compagnia si manifesta
in varie forme, alcune delle quali (come la candidatura alle elezioni
europee) non è piaciuta nemmeno alla sua (seconda) moglie, Veronica
Lario, che dopo avergli suggerito pubblicamente di darsi una calmata,
ha proceduto avviando una causa di divorzio prendendo spunto dalla
visita offerta da Berlusconi alla festa dei 18 anni dell&#39;angelica Noemi
Letizia dopo che lo stesso aveva mancato di presenziare le analoghe
feste dei propri figli con la Lario stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fin qui si tratterebbero di semplici beghe di famiglia (modulo la
candidatura alle europee di giovani pulzelle la cui unica referenza
sembrava essere la bella presenza). Dove Berlusconi ha toppato è stata
nella costruzione di fragili castelli di menzogne e bugie intorno alla
sua conoscenza della ragazza in questione (Noemi Letizia). Menzogne
dalla cui creazione deriva spontanea la domanda: perché mentire? Cosa
aveva di tanto scomodo la verità da essere più pericolosa dal farsi
scoprire a mentire?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il secondo passo dirama da una questione che non solo non riguardava
Berlusconi, ma che anzi era incentrata più sulla sua opposizione,
nascendo da un&#39;indagine su intrecci tra imprenditoria, politica (di
sinistra) e mafia nella sanità barese. Da quell&#39;indagine, che continua
per la sua strada, viene fuori (stralciato) anche un giro di
prostituzione in cui Berlusconi risulta essere ‘utente finale’
(questione morale), ma per il pagamento dell&#39;usufrutto del quale si
profinalo reati di corruzzione e concussione: tu mi dài la gnocca, io ti
faccio avere permessi, agevolazioni, etc. Ma non sono solo i ‘fornitori’
di gnocca a ricevere benefici vari: il giro è anche un modo per le
donne stesse di avvicinare il soggetto per chiedere favori personali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il terzo tempo è quello di &lt;del&gt;Kareem Abdul-Jabbar&lt;/del&gt; Karima
el Marug, che viene arrestata per un tentativo di furto. E nuovamente, è
Berlusconi a creare un caso che altrimenti non esisterebbe, mentendo
sull&#39;identità della minorenne ed abusando della propria posizione per
scavalcare la decisione del giudice tutelare della stessa. È proprio
questo suo goffo tentativo di difesa che fa scattare la frana che adesso
lo travolge: dalla concussione scaturisce un&#39;indagine che scoperchia
aspetti del già notato giro di prostituzione che hanno anche, grazie
alla legge contro la prostituzione minorile varata dal suo stesso
governo, risvolti criminali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Circondato da adulazione e servilismo, abituato ad usare con successo il
proprio denaro ed il proprio potere per corrompere e spianare,
Berlusconi non ha mai sviluppato alcuna finezza nel nascondere e
proteggere i propri vizi (che ad occhio e croce direi essere lussuria,
superbia ed avidità).&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;interrogativi&quot;&gt;Interrogativi&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Ad esempio: perché un ultrasettantenne ricco possidente (nel proprio Paese
come all&#39;estero) sceglie di governare un Paese conducendolo allo sfascio
totale piuttosto che di godersi un meritato riposo disteso sui propri
sfarzosi cuscini?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oppure: fino a che punto Berlusconi crede all&#39;immagine di sé che gli
piace cercare di proiettare in pubblico, del magnate fattosi con le
proprie mani, dal cuore d&#39;oro ed amato dalla gente, ma perseguitato dai
comunisti?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se anche potessimo &lt;span title=&quot;+393351500431&quot;&gt;chiederlo a lui
direttamente&lt;/span&gt;, non so quanto affidabili possano essere le sue
risposte: dopo tutto, lui sostiene di essere entrato in politica per
difendere l&#39;Itali ai comunisti, e se fosse vero direi che l&#39;unico modo
in cui ci sta riuscendo è stato di demolirla e renderla quindi
totalmente inappetibile a qualunque concorrente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il sospetto che vado maturando è che la sua entrata in politica possa
essere stata motivata &lt;em&gt;non solo&lt;/em&gt; dall&#39;esigenza di proteggersi dalle
imminenti condanne per evasione fiscale e corruzione, nonché
dall&#39;approssimarsi della bancarotta, e di sfuggire quindi dalla
altrimenti limitata scelta tra il carcere e l&#39;espatrio&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi ha sorpreso infatti una delle sue recenti dichiarazioni con cui ha
cercato di non-difendersi attaccando i soliti magistrati comunisti,
presentando l&#39;idea che il loro scopo fosse quello di raggiungere il
Quirinale. Perché proprio il Quirinale? Poi uno guarda all&#39;ammirazione
che Berlusconi non nasconde di provare per leader come Qaḍḍafi o Putin
(ammirazione che trascende i meri interessi economici&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fn:gas&quot; id=&quot;fnref:gas:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;7&lt;/a&gt;) e viene il
sospetto che Berlusconi abbia interesse a trasformare l&#39;Italia nel
proprio feudo personale: gli mancano solo una riforma per il
presidenzialismo, facendo coincidere così finalmente il capo di Stato
con il capo del governo (ricorda qualcosa?) e la propria candidatura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così lontano, così vicino …&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;idifensori&quot;&gt;I difensori&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Sociologicamente parlando, il fenomeno più interessante del caso
Berlusconi sono i suoi sostenitori. Non parliamo qui di coloro che hanno
un interesse diretto nella sopravvivenza del potere del soggetto, ovvero
dei suoi vari collaboratori e dipendenti, ma del grande popolo che lo
ama, lo stima, gli crede (grande popolo che, se i risultati delle
elezioni sono un indice di qualcosa, non raggiunge nemmeno un quarto
della popolazione nazionale con diritto di voto, ma comunque un numero
ragguardevole).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come già accennato, i sostenitori di Berlusconi si dividono
sostanzialmente in due macrocategorie, non perfettamente distinte, che
potremmo definire ‘creduloni’ e ‘sagaci’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il sostenitore sagace è quello ben conscio del fatto che Berlusconi sia
sostanzialmente un truffatore che va avanti a suon di corruzioni, abusi
di potere e raccomandazioni date e ricevute, ma che non vedono in ciò
nulla di male, ed anzi lo ammirano per essere &lt;em&gt;riuscito&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È quello che, se gli chiedesse se è vero che sua figlia è la fidanzata
di Berlusconi, risponde «Magari!», conscio di quanta strada potrebbe
fare non solo la figlia, ma tutta la famiglia con lei, contando
sull&#39;appoggio del potentato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È quello che ascrive ad invidia il disprezzo di chi Berlusconi non lo
venera, non riuscendosi a capacitare del fatto che si possa essere
disgustati dalla disonestà e dalla sciatteria dell&#39;individuo e di tutto
ciò che lo circonda, piuttosto che desiderare di emularlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È quello che crede di beneficiare dall&#39;“effetto Berlusconi”, senza
rendersi conto di quanto il disastro culturale, politico (nazionale ed
internazionale), sociale, morale e giuridico in cui è stata affossata
l&#39;Italia sia dannoso per lui come per tutti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il sostenitore credulone, per contro, è quello che subisce le campagne
disinformative su cui Berlusconi ha costruito la propria immagine. È
quello che crede alle città più sicure perché in televisione si smette
di parlare di problemi di sicurezza quando c&#39;è lui al governo, è quello
che crede alla teoria del complotto giudiziario perché non ne conosce la
storia e non comprende la differenza tra prescrizione ed assoluzione, è
quello che nel peggiore dei casi dice che Berlusconi non è cattivo, anzi
è talmente buono e si fida tanto che la gente cattiva se ne approfitta e
lui ci va di mezzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La fede di questi ultimi è incrollabile, e ricorda il caso (di cui
parlarono ad esempio &lt;em&gt;Le Iene&lt;/em&gt;) del prete documentatamente stupratore
difeso dal paese perché «è un sant&#39;uomo! voi non potete capire!»&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I due profili non sono ovviamente distinti: un sagace ad esempio può
comunque credere al Berlusconi liberale che ci protegge dai comunisti,
anche quando a conti fatti il cosiddetto centrosinistra ha avuto più
iniziative da destra liberale del centrodestra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la cosa più interessante dei creduloni è che, anche ammettendo che
Berlusconi sia un uomo talmente buono da lasciarsi infinocchiare da
sciami di sanguisughe e sciacalli, rimane comunque qualcuno cui solo un
suicida affiderebbe la guida della propria nazione.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:intercettazioni&quot;&gt;&lt;p&gt;si parla ovviamente delle intercettazioni e della
loro utilità contro la criminalità organizata e la pedofilia.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:intercettazioni:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:p2&quot;&gt;&lt;p&gt;discorso a parte meriterebbe l&#39;ipocrisia del definire
“democratico” un impianto che distrugge due dei pilatri fondamentali di
una democrazia sana (informazione e separazione dei poteri) con il
controllo dei mezzi di comunicazione e la sottomissione del potere
giudiziario a quello esecutivo.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:p2:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:chiesaipocrita&quot;&gt;&lt;p&gt;Chiesa sull&#39;ipocrisia della quale si potrebbero
spendere infinità di parole, partendo ad esempio dalla ‘sorpresa’ del
Papa Benedetto XVI alla scoperta della diffusione del fenomeno della
pedofilia tra i ranghi dei preti, fenomeno che egli stesso, quando
ancora semplicemente Ratzinger, contribuì pesantemente ad insabbiare
piuttosto che risolvere.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:chiesaipocrita:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:negazionismo&quot;&gt;&lt;p&gt;ricorda un po&#39; la questione del nazismo e dei campi di
sterminio: sono peggio quelli che “l&#39;Olocausto non è mai accaduto, è
un&#39;invenzione degli Alleati per discreditare l&#39;Asse”, o quelli che
“peccato che i nazisti non siano riusciti a finire l&#39;opera di pulizia?”&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:negazionismo:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:noanalsex&quot;&gt;&lt;p&gt;la situazione si complica quando esistono che proibiscono
certi tipi di relazioni tra adulti consenzienti; è il caso ad esempio
del sesso anale proibito per legge in alcuni degli Stati Uniti.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:noanalsex:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:marrazzo&quot;&gt;&lt;p&gt;come è successo per esempio con Marrazzo, caduto in una
trappola ricattatoria costruita sul suo vizio di andare a transessuali.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:marrazzo:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:gas&quot;&gt;&lt;p&gt;tipo gli investimenti di Berlusconi nel gas, accompagnati da
‘vantaggiosi’ trattati con cui l&#39;ENI compra a prezzo bloccato in un
momento in cui il prezzo del gas crolla vertiginosamente.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/societ%C3%A0/#fnref:gas:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Uomini e popoli</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/us-vs-eu/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/us-vs-eu/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="cultura" />

	<category term="draft" />

	<category term="europa" />

	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="tradizione" />

	<category term="usa" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2010-01-26T09:09:43Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Una sostanziale e sintomatica differenza tra la cultura europea (o
almeno in particolar modo quella mediterranea) e quella americana è
l&#39;accento posto sull&#39;individuo. Mi riferisco, s&#39;intende, non tanto alla
produzione (e fruizione) artistico-letteraria, quanto alla cultura nel
senso lato di &lt;em&gt;forma mentis&lt;/em&gt; (diffusa, magari prevalente, certamente
documentata, forse stereotipata).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La cultura europea è una cultura di popoli, di masse; una cultura in cui
solo pochi (grandi), rari singoli individui dotati di eccezionali
capacità prevalgono (grazie ad esse) sulla, dalla massa, distinguendosi
per gesta, opere, idee. Sono, questi, eroi, &lt;em&gt;condottieri&lt;/em&gt;, maestri che
passeranno alla storia, pilastri fondanti della tradizione, della
cultura, del pensiero del popolo. Per tutti gli altri, la migliore
realizzazione di sé che si riesce a concepire è quella di essere un buon
&lt;em&gt;seguace&lt;/em&gt;, di contribuire alla formazione (nel senso di numero,
presenza) del popolo, della massa ordinata, composta, omogenea.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per ciò il Sogno Americano, l&#39;individuo comune che si costruisce con le
proprie forze, partendo da zero, un mattoncino per volta, una vita
&lt;em&gt;propria&lt;/em&gt;, non ha una controparte europea.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, la cultura dei popoli prescinde dall&#39;opinione sociale,
politica, religiosa. Cambia l&#39;enumerazione dei condottieri e degli eroi,
così come la loro distribuzione tra positivi e negativi, ma non la
necessità di averne, di rispettarli, di venerarli, di seguirli.&lt;/p&gt;

	</content>



</entry>

</feed>
