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<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 01:03:59 +0200</pubDate>
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	<title>Fragile libert&#xE0;</title>
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	<category>conoscenza</category>

	<category>filosofia</category>

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	<category>psicologia</category>

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	<category>vita</category>

	<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 18:47:00 +0200</pubDate>
	<dcterms:modified>2024-07-27T23:03:59Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;Uno dei concetti più ambigui eppur più ambìti e forse per questo più
abusati dal genere umano è senza dubbio quello di &lt;em&gt;libertà&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In effetti, in contesti molto diversi è anche sensato che il concetto
assuma significati diversi; purtroppo però questa libertà (ahem)
semantica degenera spesso in una sorta di paraculismo che finisce con lo
sminuire un concetto altrimenti di indiscutibile potenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel ristretto ambito della fisica, si definiscono &lt;em&gt;gradi di libertà&lt;/em&gt; i
parametri indipendenti atti a determinare la configurazione di un
sistema rispetto ad un dato riferimento. Ad esempio, una palla 8 nera su
un tavolo da biliardo ha 5 gradi di libertà: due per determinarne la
posizione rispetto al centro del tavolo da biliardo, e 3 per determinare
com&#39;è girata. Ovviamente, è possibile &lt;em&gt;vincolare&lt;/em&gt; un sistema in modo che
i gradi di libertà diminuiscano: ad esempio, costringere la palla a
scorrere e rotolare dentro un tubo poggiato sul tavolo limita i suoi
gradi di libertà a 4 (uno per la posizione nel tubo, e sempre 3 per la
rotazione). Viceversa, si possono rimuovere vincoli facendo aumentare i
gradi di libertà (se la palla può staccarsi dal tavolo, la sua altezza
diventa un sesto grado di libertà).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, da un punto di vista diciamo così ‘spirituale’, questa
definizione di libertà non è di particolare &lt;em&gt;appeal&lt;/em&gt;, se non altro per
il semplice fatto che materialmente le suddette libertà vengono
stracciate dalla &lt;em&gt;necessità&lt;/em&gt; delle leggi fisiche che governano
l&#39;andamento del sistema: benché la palla 8 lanciata in aria abbia 6
gradi di libertà, la sua (ri)caduta (libera!) è univoca, ben determinata
ed imprescindibile (che noi la si possa prevedere con esattezza o meno,
è ovviamente un altro paio di maniche). Non sorprende quindi che non si
affermi comunemente che gli oggetti inanimati siano liberi, anzi Liberi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe andare anche un po&#39; più in là, osservando che per gli
oggetti inanimati non ha nemmeno senso parlare di Libertà. E non pochi
sarebbero d&#39;accordo nel dire che persino per la maggior parte degli
esseri viventi allo stato brado non si possa parlare di Libertà.
Sembrerebbe quasi che quando si parla della Libertà, la libertà che
interessa l&#39;uomo, o gli uomini, o certi uomini, non si possa non
presupporre che l&#39;individuo, l&#39;ente della cui Libertà si disquisisce, per
la cui Libertà si lotta, la cui Libertà si assicura a gran voce abbia
quel Qualcosa (autocoscienza? anima? spirito? &lt;em&gt;libero&lt;/em&gt; arbitrio?
volontà? intenzione?) che lo possa portare ad un &lt;em&gt;attivo&lt;/em&gt; contrasto
contro i vincoli cui è sottoposto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tuttavia, a ben guardare, non ci si sofferma poi più di tanto su quei
vincoli a cui l&#39;intero Cosmo (per quanto da noi conosciuto) sembra
essere soggetto, come ad esempio le famose leggi fisiche di cui sopra:
nel migliore dei casi, si cercano modi per raggiungere i limiti di certe
leggi fisiche sfruttandone altre, come l&#39;uso della fluidodinamica o
dell&#39;elettromagnetismo per vincere la forza di gravità (per qualche
motivo, la legge di gravitazione universale sembra essere se non l&#39;unica
sicuramente una delle principali contro cui l&#39;uomo ha cercato di
combattere: dall&#39;eterno sogno del volo alle moderne diete dimagranti).
La loro ineluttabilità rende sensato il non considerarle quando si parla
di Libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se a questo si aggiunge che si arriva tranquillamente a parlare di
Libertà anche per gli animali che dall&#39;uomo vengono vincolati (in spazi
&lt;em&gt;sufficientemente&lt;/em&gt; ristretti), non è difficile giungere alla conclusione
che in realtà la Libertà di un ente ha come propria precondizione una
costrizione imposta da un &lt;em&gt;altro&lt;/em&gt; ente&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/responsabilit%C3%A0/#fn:altroente&quot; id=&quot;fnref:altroente:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;, e che di
quest&#39;ultimo si suppone che sia dotato di quel Qualcosa (autocoscienza?
anima? spirito? &lt;em&gt;libero&lt;/em&gt; arbitrio? volontà? intenzione?) che lo possa
portare ad un &lt;em&gt;attivo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;premeditato&lt;/em&gt; imporre vincoli ad altri enti,
vincoli che chiamerò arbitrariamente ‘artificiali’ per distinguerli da
quelli inescapabili dettati dalle leggi ‘naturali’. (S&#39;intende quindi
che per quanto precede e per quanto segue si debba supporre che
l&#39;attività umana —e forse non solo quella— non sia guidata
esclusivamente da banali e deterministiche —per quanto ignote— reazioni
biochimiche.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A questo punto è d&#39;uopo una piccola digressione. Volendo immaginare un
mondo privo dell&#39;uomo (e di qualunque altra specie si possa supporre
dotata del suddetto ed iterato Qualcosa che la ‘liberi’ dall&#39;essere una
semplice componente ‘paesaggistica’), si vedrebbe probabilmente un mondo
in cui le leggi ‘armoniose’ ma non per questo incruente della natura
regnino sovrane: un mondo in cui l&#39;ordine del giorno è dettato dalla
legge comunemente detta “della giungla”, con gerarchie e (vincolanti?)
prevaricazioni dettate dai rapporti di forza tra i singoli esseri
viventi, eventualmente nelle loro (spontanee e naturali) associazioni in
greggi/&lt;wbr/&gt;branchi/&lt;wbr/&gt;stormi/&lt;wbr/&gt;etc.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Verrebbe da chiedersi se le cose sono poi tanto diverse nel momento in
cui entra in gioco l&#39;uomo, ovvero un agente che grazie all&#39;ormai troppo
citato Qualcosa si suppone agisca al di fuori di criteri prettamente
‘naturalistici’. Da un lato, la spiccata capacità creativa (che in
realtà con il progredire degli studi sugli animali sembrerebbe essere
limitata alla creazione di strumenti per creare altri strumenti) altro
non è che il punto di forza su cui poggia la &lt;em&gt;sua&lt;/em&gt; prevaricazione sul
resto degli esseri viventi, che potrebbe quindi rientrare nei criteri
‘naturali’ di dominio. Dall&#39;altro, le strutture sociali su cui si
fondano le comunità in cui questa specie si riunisce portano al loro
interno il marchio del Qualcosa, e quindi dell&#39;‘artificiale’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si notano così alcuni fenomeni interessanti. Si assiste alla
stipulazione (più o meno formale, più o meno metaforica) di contratti
sociali (più o meno rispettati) che alterano i rapporti di forza
all&#39;interno della società, a volte ad esempio concedendo autorità a
figure che per le proprie doti non sarebbe ‘naturalmente’ portata al
dominio, ed il contadino la cui figlia viene stuprata dal nobile
rampollo si ritrova privato della possibilità di reagire, benché non
avrebbe in condizioni naturali alcun problema a staccare la testa del
suddetto pargolo dal collo dello stesso. E l&#39;aspetto più interessante è
la base quasi (ed a volte nemmeno tanto quasi) sovrannaturale, mistica
e/o religiosa su cui certe forme di autorità fonda(va)no il proprio
dominio: ed è interessante in quanto tentativo di rendere inattaccabile
una data struttura ‘artificiale’ spacciandola per ‘naturale’ e quindi
imprescindibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Veniamo quindi ad un primo possibile punto di diatriba: cosa si può dire
di un individuo che, sottoposto a vincoli artificiali (basta con le
virgolette, eh?), non ne sia cosciente? Da un lato, un osservatore
esterno potrebbe affermare che l&#39;individuo in questione non è libero,
poiché egli (l&#39;osservatore) sa che costui (l&#39;individuo) &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt;
trovarsi in una condizione in cui il vincolo imposto artificialmente non
fosse presente. D&#39;altra parte, l&#39;individuo, non avendo coscienza
dell&#39;artificialità del vincolo, non lo vivrebbe diversamente da quei
vincoli naturali che, come già discusso sopra, non vengono normalmente
presi di mira nella ricerca di Libertà: dal &lt;em&gt;suo&lt;/em&gt; punto di vista non
avrebbe quindi neanche senso parlare di Libertà (almeno riguardo a
quello specifico vincolo) nella maniera in cui ne parlerebbe
l&#39;osservatore esterno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un secondo importante punto di diatriba, strettamente collegato al
primo: è opportuno far sì che un individuo prenda coscienza di essere
sottoposto a vincoli artificiali? Ed ancora: è opportuno liberarlo da
quei vincoli? È meglio morire liberi o vivere senza avere coscienza del
proprio non esserlo? Domande tutt&#39;altro che retoriche ed oziose (si
rifletta ad esempio sulle difficoltà di sopravvivenza degli animali nati
e cresciuti in cattività, nel caso vengano liberati, o al senso di
frustrazione ed alla conseguente degradazione della qualità della vita
che si potrebbe provare nello scoprire di essere sottoposti ad un
vincolo artificiale contro il quale non si può far nulla). Questo
secondo punto meriterebbe una lunga ed approfondita discussione, ma la
già eccessiva verbosità di questo articolo mi spinge ad accantonare
queste interessanti domande per tornare al punto chiave che le accomuna
e le lega alla precedente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il primo, fondamentale passo per guadagnare la &lt;em&gt;propria&lt;/em&gt; Libertà è il
prendere coscienza di avere una &lt;em&gt;scelta&lt;/em&gt;: anche quando alcune delle
scelte possano essere poco raccomandabili per via delle potenzialmente
dannose se non letali conseguenze. Sarà forse una forzatura parlare di
‘scelta’ in questo caso, ma è comunque un aspetto molto importante da
tener presente: un uomo sul ciglio di un burrone può &lt;em&gt;scegliere&lt;/em&gt; se
buttarsi o meno, benché probabilmente in condizioni normali la
stragrande maggioranza degli individui che si trovassero in questa
condizione sceglierebbe di &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; buttarsi. (Nel caso si buttasse, non
potrebbe scegliere se precipitare o meno).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con questa prospettiva, chi non ha coscienza di avere una scelta non è
libero. Ad esempio, un individuo che segua le tradizioni assimilate dal
contesto in cui è nato e cresciuto, senza mai porsi un interrogativo,
senza mai chiedersi «ma perché così? perché non … invece …»,
costui certamente non è libero. Ma si può dire che chi ha coscienza di
avere una scelta lo sia?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe ad esempio osservare che in certi contesti le alternative
tra cui si può teoricamente ‘scegliere’ non offrano poi una gran varietà
di scelte &lt;em&gt;materialmente&lt;/em&gt; praticabili, vuoi perché si tratta di
scegliere tra cose non realmente diverse da loro, vuoi perché tutte le
alternative tranne una sono ‘insensate’. Chi non si è mai trovato in un
contesto in cui il ventaglio di possibilità non nascondeva altro che
scelte &lt;em&gt;obbligate&lt;/em&gt; (almeno nella prospettiva del soggetto al momento
della scelta)? Difficile dire che in questi casi la coscienza di avere
una scelta sia sufficiente a dare la libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A volte, però, anche scelte non obbligate degenerano. Un fenomeno non
troppo difficile da constatare, ad esempio è la ‘ricerca dei limiti’ che
caratterizza solitamente la preadolescenza e l&#39;adolescenza degli esseri
umani, un periodo in cui la progressiva scoperta della possibilità di
disubbidire scivola non infrequentemente nella &lt;em&gt;ricerca&lt;/em&gt; della
disubbidienza. Quali che siano i meccanismi psicoemotivi che
soggiacciono a questa reazione, il risultato è un imperativo ad agire in
contrasto al vincolo artificiale: qualcosa che superficialmente potrebbe
apparire come il semplice esercizio di una guadagnata libertà nasconde
nella propria natura imperativa un nuovo vincolo, dove si arrende la
propria libertà alla propria necessità di agire &lt;em&gt;contro&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con riferimento al precedente esempio, un individuo che agisca
volontariamente ed intenzionalmente in contrasto alle tradizioni
assimilate dal contesto in cui è nato e cresciuto, senza mai porsi un
interrogativo, senza mai chiedersi «ma perché &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; così?», costui
certamente non è più libero del precedente individuo: come le azioni ed
i pensieri del primo erano dettate in maniera sostanzialmente
deterministica dall&#39;assenza di coscienza, quelle del secondo sono
dettate in maniera non diversamente deterministica dalla coscienza
stessa: fare le cose solo &lt;em&gt;perché&lt;/em&gt; sono proibite non è meno vincolante
che il &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; farle per lo stesso motivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da questo punto di vista, le &lt;em&gt;motivazioni&lt;/em&gt; che stanno dietro l&#39;agire, o
il non agire, in un certo modo, sono importanti tanto quanto, se non più
delle azioni stesse, nel definire la libertà dell&#39;individuo: cosa in sé
non sorprendente, se l&#39;idea di libertà implica il libero arbitrio.
Inoltre, il prendere coscienza dell&#39;artificialità di un vincolo non è
quindi condizione sufficiente per la conquista della libertà, a meno di
non ridurre la stessa all&#39;infantile percezione di libertà come il “fare
cose proibite”. Ma chi mai d&#39;altra parte si ferma a questo livello?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Uno sketch del grande Giorgio Gaber procedeva secondo queste linee:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Un uomo in catene sa benissimo quello che vuole: vuole togliersi le
  catene. E allora si dibatte, lotta, ringhia, tende i suoi nervi, tira
  fuori tutta la sua energia. E finalmente: ‘SPRAAACK!’ «Libero! Sono
  libero, sono libero, sono libero … Oddio come sono libero …» E piano
  piano tutti i muscoli della sua faccia si rilassano, si afflosciano,
  lasciando intravedere i chiari sintomi una tristezza infinita e
  progressiva. Dopo un po&#39; ingrassa, anche.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;In realtà, ciò che si verifica in quei contesti sociopolitici dove certe
libertà comunemente ritenute fondamentali sono almeno formalmente
garantite (ovvero certi vincoli comunemente ritenuti un&#39;universalmente
ingiusta prevaricazione non sono ufficialmente imposti), è un
rivolgercisi ad altre ‘lotte per la libertà’: ma per che tipo, che forma
di libertà?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La libertà di parcheggiare in mezzo alla strada per minimizzare il
percorso dallo sportello alla tabaccheria, la libertà di avere rapporti
sessuali con chi si vuole quando si vuole, la libertà di truffare, la
libertà di possedere l&#39;automobile che si desidera guidare, la libertà di
dire ciò che si vuole quando si vuole a chi si vuole, la libertà di
consumare i cibi le bevande e le sostanze che si desidera consumare, la
libertà di non far sapere ciò che si fa a chi non lo si vuole far
sapere, la libertà di non essere giudicati, la libertà di non pagare per
le conseguenze delle proprie azioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una lettura del concetto di libertà che quindi altro non è che
&lt;em&gt;deresponsabilizzazione&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, è interessante vedere le differenze tra la chiave pubblica e
quella privata di questa lettura. Nel privato sembra infatti che si
orienti spesso verso sogni che potrebbero essere estremizzati
nell&#39;irrealistica (e ridicola) inversione della ricerca di
riconoscimento: «vorrei che mi amassero tutti, lasciando però che io li
tratti sempre e solo a pesci in faccia», non meno irrealistico, in
effetti, del sogno del volo. Nel pubblico si cerca invece una
singolarità nel contratto sociale &lt;em&gt;verso la propria persona&lt;/em&gt;, che è in
genere quella di un individuo di una certa rilevanza politica e/o
sociale: si cerca la possibilità di agire a discapito degli altri,
chiedendo garanzie a protezione &lt;em&gt;da&lt;/em&gt; quegli stessi altri, con la ben
precisa intenzione di privarli della libertà di esigere un compenso per
il danno subito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In fondo, quello che si cerca in entrambi casi è un ritorno ad uno stato
‘naturale’, un po&#39; verso l&#39;infantilmente ingenuo (ed anche per questo non
certo non crudele) nel caso privato, più verso un&#39;amplificazione
(piuttosto che un riequilibrio) di una legge ‘della giungla’ che
valorizzi potere e prestigio piuttosto che altre meno demologiche
capacità. In entrambi casi, andando più a fondo, quello che si cerca non
è quindi una semplice liberazione del sé, ma una libertà individuale la
cui altra faccia è pura e semplice prevaricazione, la cancellazione
della libertà altrui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una siffatta libertà per sua stessa natura non può essere raggiunta da
tutti. Viene allora da pensare che si debba cercare altrove il seme di
una libertà individuale più universale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Forse la risposta va ricercata proprio in quel Qualcosa che,
distinguendo il genere umano dagli altri esseri viventi, sarebbe alla
base della necessità stessa della ricerca di Libertà, poiché senza di
essa non si potrebbe nemmeno parlare di intenzionale prevaricazione. Ed
allora alla coscienza dell&#39;artificialità dei vincoli si dovrà affiancare
un&#39;analisi critica delle conseguenze della nostra azione, presa in
considerazione a prescindere dai vincoli stessi, valutando pertanto
l&#39;opportunità di seguire i vincoli o andarvi contro, a patto di
accettare, responsabilmente, le conseguenze di ogni nostra scelta. Senza
di ciò non si potrà mai veramente togliere ogni rilevanza etica al
vincolo artificiale più insormontabile: il giudizio degli altri.&lt;/p&gt;

&lt;!-- Canale: SOCIETA&#39; --&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:altroente&quot;&gt;&lt;p&gt;Con meno foga e secondo regole meno generali si parla
anche di libertà per coloro che rimangono vincolati da eventi ‘naturali’
o comunque prescindenti da una volontà &lt;em&gt;umana&lt;/em&gt; esterna a quella del
vincolato, ma questo non disturba molto il resto del discorso.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/responsabilit%C3%A0/#fnref:altroente:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
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