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	<title>Deformazione professionale</title>

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	<updated>2025-08-07T14:57:33Z</updated>
	<published>2020-11-29T14:05:00Z</published>


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	&lt;p&gt;Racconta &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Donald%20Ervin%20Knuth&quot;&gt;Donald Ervin Knuth&lt;/a&gt; che da quando si è immerso
nello studio della tipografia (per arrivare a produrre quei programmi
che avrebbero rivoluzionato l&#39;editoria scientifica, il &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/TeX&quot;&gt;TeX&lt;/a&gt; e il &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/MetaFont&quot;&gt;MetaFont&lt;/a&gt;) la sua attenzione ai dettagli tipografici
ha raggiunto un livello tale da ridurre la sua capacità di lettura:
la forma dei caratteri, la loro disposizione catturavano il suo
interesse distraendolo dal messaggio che quelle lettere avrebbero
dovuto convogliare:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;The downside is that I’m too sensitive to things now.
I can’t go to a restaurant and order food because I keep looking at the fonts on the menu.
Five minutes later I realize that it’s also talking about food.
If I had never thought about computer typesetting,
I might have had a happier life in some ways.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il lato negativo è che sono troppo sensibile a queste cose ora.
Non possono andare al ristorante e ordinare cibo, perché continuo
a guardare ai tipi di caratter del menu.
Cinque minuti dopo mi accorgo che sta anche parlando di cibo.
Se non avessi mai pensato alla tipografia informatica,
avrei potuto avere una vita migliore, in qualche mod.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ams.org/notices/200203/fea-knuth.pdf&quot;&gt;Donald Knuth, &lt;em&gt;All Questions Answered&lt;/em&gt;,&lt;br/&gt;Notices of the AMS, volume 49 n.3&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Questo tipo di meccanismo, che manifesta quella che potremmo dire una
&lt;em&gt;deformazione professionale&lt;/em&gt; (benché, tecnicamente, la &lt;em&gt;professione&lt;/em&gt; di
Knuth non fosse quella del tipografo), è diffusa e inevitabile: piaccia
o meno, la nostra &lt;em&gt;professione&lt;/em&gt; (se svolta con la dovuta competenza)
influenza la nostra prospettiva, ed anche quando il nostro intento
sarebbe di rilassarci, &lt;em&gt;distrarci&lt;/em&gt; dalla stessa, questa nuova
prospettiva continuerà ad influenzare il modo in cui vediamo il mondo,
ed i pensieri e le domande che ci poniamo davanti a ciò a cui
assistiamo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È per questo, sospetto, che &lt;a href=&quot;https://twitter.com/Caterina_Sanna/status/1332669210510716928&quot;&gt;davanti alle immagini del disastro
idrogeoogico che ha colpito Bitti in questi
giorni&lt;/a&gt;
il mio primo pensiero è stato: chissà se il nostro codice potrebbe
simulare questo tipo di fenomeno. La perplessità è (certamente)
“fredda e insesibile”, manca di emozione e coinvolgimento per il destino
delle persone colpite dal disastro, ma non per questo sorprendente (e
non voglio dire, anche se non voglio nemmeno negarlo, che la mancanza di
sorpresa sia da collegare ad una mia mancanza di empatia nei confronti
delle vittime).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo tutto, uno dei cardini della mia professione è proprio la
modellazione di flussi geofisici e la stima della loro pericolosità e
corrispondente rischio: e benché il mio interesse primario
al momento rimangono le colate di lava, il grande sogno della mia vita è
quella di arrivare ad un codice numerico che possa affrontare con ugual
capacità, accuratezza (e se possibile velocità di esecuzione) ogni
tipologia di flusso, per tutte le applicazioni possibili. In questo,
alluvioni, frane e colate di fango sono non meno importanti (come
obiettivo modellistico) delle colate di lava e degli tsunami.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed a quanto possiamo vedere, ogni nuovo autuno ed ogni nuova primavera,
l&#39;interesse non dovrebbe essere puramente accademico: la possibilità di
modellare questi fenonemi è essenziale per ottimizare pianificazione
territoriale ed eventuali interventi di mitigazione sulle situazioni
esistenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Verrebbe da chiedersi «perché non si fa, allora?», ma la vera domanda
—che dovrebbe essere ormai stata brillantemente dimostrata dai
comportamenti dei singoli come della collettività durante questa
pandemia— dovrebbe essere piuttosto: se anche venisse fatto, cosa
cambierà poi nella gestione delle cose?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la triste risposta a questa domanda è: nulla. Perché al di là degli
interessi di una (purtroppo ristretta) cerchia di studiosi, ricercatori
e quella (anche qui, purtroppo piccola) parte della popolazione che ha
la preveggenza di riflettere e ragionare sull&#39;importanza di questo tipo
di studî, di ricerche, e delle loro ricadute “sociali”, alla stragrande
maggioranza delle persone —dal piú individualista dei privati con la
loro casetta costruita in zona ad alto rischio al piú alto esponente
governativo, passando per tutti i livelli del pubblico e del privato—
&lt;em&gt;non interessa nulla&lt;/em&gt; di quello che “potrebbe succedere” —salvo poi
correre a pianger miseria quando le &lt;em&gt;evitabilissime&lt;/em&gt; (con la dovuta
pianificazione) ma disastrose conseguenze arrivano a colpire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il piccolo preferisce risparmiare piuttosto che investire sulla messa in
sicurezza, il grande preferisce le opportunità di speculazione offerte
dalla ricostruzione (ricordiamo &lt;a href=&quot;https://video.repubblica.it/dossier/terremoto-in-abruzzo/l-aquila-cosi-ridevano-la-notte-del-terremoto/76712/75077&quot;&gt;l&#39;esuberanza per il sisma in Abruzzo
nel 2009&lt;/a&gt;), e chi dovrebbe custodire e sorvegliare preferisce
evitare le responsabilità etico-morali dell&#39;intervento a
priori&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/pericolosit%C3%A0/#fn:dichilacolpa&quot; id=&quot;fnref:dichilacolpa:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt; e fare poi il generoso con le elargizioni del caso
a posteriori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla fin fine, chiedersi se il proprio codice sarebbe in grado di
simulare il fenomeno forse non è nemmeno la peggiore reazione possibile
davanti al video del disastro. Per lo meno è orientato nella direzione
giusta.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:dichilacolpa&quot;&gt;&lt;p&gt;supponiamo sia in corso un&#39;eruzione, e che si possa
prevedere con una certa accuratezza quali aree verranno invase e
l&#39;eventuale danno che questo possa arrecare; supponiamo altresí che si
possa pianificare un intervento (barriere, distruzione degli argini
etc) che permetta di deviare il flusso verso un&#39;area diversa, con danno
complessivo inferiore; il dilemma etico viene dal fatto che mentre
il danno causato dalla colata senza intervento umano non ha
responsabili, nel secondo caso la responsabilità del danno
arrecato dopo la deviazione cade su chi intraprende l&#39;azione
mitigatrice.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/pericolosit%C3%A0/#fnref:dichilacolpa:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

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