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<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 01:03:59 +0200</pubDate>
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	<title>Sulla vita dei (prodotti dei) nostri pensieri nel mondo reale</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 16:45:00 +0100</pubDate>
	<dcterms:modified>2011-12-21T21:10:00Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;Ovvero del come le navicelle del nostro ingegno finiscono immancabilmente per
infrangersi sulla scogliera della realtà: dal software alle ideologie, i
motivi per cui le migliori intenzioni degenerano nel proprio opposto al
momento della loro realizzazione. O anche del come le rivoluzioni
spostino i problemi senza risolverli. E qualche suggerimento su come
evitare tutto ciò.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;nuovoinizio&quot;&gt;Il mito del ‘nuovo inizio’&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;fresh start&lt;/em&gt; è una grande tentazione per chiunque si ritrovi
impelagato in situazioni da cui sembra impossibile uscire: mollare tutto
e ripartire da zero è un&#39;idea che porta insita la promessa che
l&#39;esperienza finora accumulata ci possa aiutare ad evitare di
impelagarci, di nuovo, nelle stesse situazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La realtà è ben diversa, e non tanto perché le situazioni passate
possono riemergere, possono tornare a perseguitarci: anche
quando si riesce davvero a liberarcisi delle catene del passato, a
ripartire con rinnovata energia da una &lt;em&gt;tabula rasa&lt;/em&gt;, inevitabilmente le
stesse problematiche si riprogono, errori simili vengono commessi, e
nuovamente ci si ritrova immersi in una melassa indistricabile.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;cadt&quot;&gt;Portrait of the programmer as an adolescent&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Chi ha mai sviluppato o mantenuto software di dimensioni non
insignificanti conosce molto bene la problematica: si raggiunge prima o
poi un punto in cui la struttura del programma diventa talmente
complessa che mettere mano in un qualunque punto del programma comporta
conseguenze spesso imprevedibili da tutt&#39;altra parte; lo sviluppo
diventa sempre più simile all&#39;irrisolvibile problema del coprirsi con
una coperta troppo corta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed il meccanismo inevitabilmente evolutivo di sviluppo del software
porta il software stesso ad assumere una struttura intricata, contorta:
vi sono aree che nessuno sano di mente &lt;em&gt;guarderebbe&lt;/em&gt; nemmeno, meno che
mai ardirebbe metterci mano: sembrano funzionare, e solo un pazzo
potrebbe richiedere una migliorìa, una nuova funzione che le coinvolga.
Eppure, queste situazioni sono e diventano insostenibili. Le migliorie
sono richieste, i problemi devono essere sistemati. E qual è il
modo giusto di uscirne?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La tentazione è, inevitabilmente, quella di riscrivere il software da
zero: forti dell&#39;esperienza della precedente versione, si sarà
sicuramente in grado di rendere tutto pulito, funzionale e
&lt;em&gt;mantenibile&lt;/em&gt;. Questa idea è talmente integrata nel pensiero
dell&#39;ingegneria del software che &lt;em&gt;plan to throw one away&lt;/em&gt; è uno degli
argomenti più famosi e discussi di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/The%20Mythical%20Man%2DMonth&quot;&gt;The Mythical Man-Month&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un programma abbastanza famoso che ha subìto questo processo almeno due
volte (e che si appresta a cadervi per la terza volta) è &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Mozilla%20Firefox&quot;&gt;Mozilla Firefox&lt;/a&gt;. In origine era la &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Mozilla%20Suite&quot;&gt;Mozilla Suite&lt;/a&gt;, nata dalle ceneri
del &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Netscape%20Communicator&quot;&gt;Netscape Communicator&lt;/a&gt; e riscritta in parte anche per
eliminare le parti che non potevano essere rese pubbliche per motivi di
licenze e brevetti. La sua pesante lentezza portò alla scelta di
smembrare le varie componenti della suite (browser, posta elettronica e
newsgroup, chat, editor per pagine web) in programmi separati ed
independenti, ridotti al minimo indispensabile, con supporto per le
famose ‘estensioni’ per chi vi desiderasse maggiore funzionalità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure, a sette anni dalla sua nascita, il ‘piccolo e veloce’ erede del
browser della Mozilla Suite si ritrova ad essere talmente grosso e
pesante da non poter essere più nemmeno compilato su Windows a 32-bit,
nonostante i ripetuti e continui tentativi di evitare la sua abnorme
crescita di dimensioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che cosa è successo? Come brillantemente spiega &lt;a href=&quot;http://www.joelonsoftware.com/AboutMe.html&quot; title=&quot;About Joel Spolsky&quot;&gt;Joel Spolsky&lt;/a&gt;,
ricominciare da zero è qualcosa che &lt;a href=&quot;http://www.joelonsoftware.com/articles/fog0000000069.html&quot; title=&quot;Things You Should Never Do, Part I&quot;&gt;non si dovrebbe mai fare&lt;/a&gt;.
Il motivo per cui anche il software progettato nel modo più elegante
possibile finisce immancabilmente per diventare un&#39;accrezione
inguardabile di spaghetti e polpette pelose è che anche il software
progettato nel modo più elegante deve &lt;em&gt;funzionare nel mondo reale&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Funzionare nel mondo reale, per un software, significa svolgere il
proprio compito nelle più disparate delle condizioni esterne: da altri
software dal comportamento imprevedibile all&#39;utente sbadato, dalla
sottoversione più sfigata del sistema operativo più diffuso al monitor
con la risoluzione non-standard.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poiché non si può imporre al mondo reale di comportarsi come il software
dal design elegante presuppone che si comporti (ad esempio, nel migliore
dei modi possibili), è il software dal design elegante che deve
adattarsi alla disfunzionalità del mondo reale, e quindi fronteggiare i
casi più strani. Ogni soluzione di uno di questi casi diventa una
verruca nell&#39;elegante progetto iniziale del software. E più a lungo
sopravvive il software, più queste verruche si vanno accumulando, fino a
diventare l&#39;inguardabile obbrorio che spinge il programmatore a dire
(inutilmente): basta, ricominciamo!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricominciare significa godersi brevemente l&#39;illusione di un software
elegante e pulito, finché la sua diffusione non lo riporta a
fronteggiare i problemi risolti dalle precedenti verruche, e quindi
a sviluppare, nuovamente, le stesse verruche. La riscrittura è quindi,
nella gran maggioranza dei casi, una pura e semplice perdita di tempo,
un &lt;em&gt;procrastinare&lt;/em&gt; per evitare di affrontare il molto oneroso e poco
piacevole compito di ripulire, con calma e pazienza, le verruche del
codice.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla tentazione della riscrittura si cede facilmente quando la
sopravvivenza del proprio software non è legato né alla qualità delle
specifiche release né a ben determinate scadenze di consegna: ci si
concede allora il lusso di rimandare il confronto della realtà per
dedicarsi all&#39;artistico compito di riscrivere tutto da capo, per
produrre qualcosa di meno funzionale ed ugualmente prono al decadimento
di ciò che si aveva prima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oltre al succitato Firefox, altri software si sono più volte trovati
nelle stesse situazioni: Gnome, ad esempio, per il quale &lt;a href=&quot;http://www.jwz.org/&quot;&gt;Jamie
Zawinski&lt;/a&gt; ha coniato il termine &lt;abbr title=&quot;Cascade of
Attention-Deficit Teenagers&quot;&gt;CADT&lt;/abbr&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.jwz.org/doc/cadt.html&quot; title=&quot;Portrait of the programmer as an adolescent&quot;&gt;Cascade of Attention-Deficit
Teenagers&lt;/a&gt;; o alcune delle famose piattaforme ‘beta’ di Google.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scelta del termine “adolescenziale” per caratterizzare questo
comportamento è, a mio parere, molto azzeccata, giacché racchiude
brillantemente sia l&#39;entusiasmo, la passione, l&#39;energia e l&#39;idealismo
con cui la riscrittura viene affrontata, sia la totale
deresponsabilizzazione nei confronti dei compiti sgradevoli e
tuttavia inevitabili (ma rimandati a forza): mettere in ordine &lt;del&gt;la
stanza&lt;/del&gt; il codice, ripulirlo e disinfestarlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la cosa che rende perplessi è che, se anche è vero che nel mondo del
software libero abbondano i contributi degli adolescenti, la stessa
attitudine si riscontra anche in sviluppatori che dall&#39;adolescenza
dovrebbero essere già usciti da qualche decina d&#39;anni.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;praticheideologiche&quot;&gt;Pratiche ideologiche&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Ma non è solo nel software che l&#39;istinto a ricominciare piuttosto che a
risolvere problemi si fa sentire. Mi interessa qui soffermarmi quindi su
un altro campo in cui l&#39;abitudine imperversa: quello della politica, del
sociale, dell&#39;economia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come ho &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;già avuto modo di
dire&lt;/a&gt;, non si può
criticare un&#39;idea, un ideale, un&#39;ideologia, una teoria per
induzione da una sua implementazione specifica. È anche vero,
d&#39;altronde, che è proprio nel momento in cui dall&#39;astratto si scende nel
concreto, nel reale, che l&#39;ideale si trova a dover fronteggiare tutte
quelle questioni pratiche che si è potuto risparmiare rimanendo nella
mente dei (‘grandi’) pensatori, nelle pagine dei filosofi, nelle
chiacchiere dei rivoluzionari da poltrona.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La forma che prende il mito del ‘nuovo inizio’ in questo contesto è
infatti quella della &lt;em&gt;rivoluzione&lt;/em&gt;, un cambiamento drastico e decisivo,
spesso violento, per abbattere il vecchio e sostituirlo con il nuovo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quante società attuali possono dire di non aver avuto rivoluzioni,
nemmeno una volta nella loro storia? Spontanee “dal basso”, pilotate
“dall&#39;alto”, le rivoluzioni sono state in ogni tempo ed in ogni luogo il
giunto del tentativo del cambiamento, della &lt;em&gt;riscrittura&lt;/em&gt; della
politica, della società, dell&#39;economia di un popolo, di uno Stato, di
una nazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla cancellazione, spesso violenta, della verrucosa e pelosa faccia
dell&#39;opprimente, insopportabile intoccabile obbrobrio (&lt;em&gt;pars destruens&lt;/em&gt;)
si è cercata di far seguire la costruzione (&lt;em&gt;pars construens&lt;/em&gt;) di una
nuova, elegante, giusta, equa, sana alternativa. A volte ci si è
riusciti a spingere sorprendentemente lontani, in questo, prima che la
realtà raggiungesse i rivoluzionari, e li costringesse ad affrontare
quegli scomodi piccoli problemi concreti che nella loro utopica
progettazione non avevano considerato —o peggio, avevano considerato
diversi da quello che la realtà gli presenta infine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E così i fortunati che non sono ricaduti in breve tempo nell&#39;obbrobrio
che avevano cercato di cancellare, si ritrovano a sviluppare verruche e
peletti che deturpano l&#39;ideale, allontanando l&#39;implementazione dallo
splendore in cui era avvolta finché rimasta nella mente. E magari con
nuove facce, con nuovi nomi, magari persino con mimetici modi diversi, si
ricostruiscono quegli stessi rapporti, quelle stesse strutture che si
era tentato di cancellare e sostituire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutto questo perché alla fine, nel concreto, anche la più pura delle
ideologie dovrà affrontare egoismo, avidità, ingordigia, tradimenti,
debolezze, violenza, &lt;em&gt;schadenfreude&lt;/em&gt;, sadismo, vittimismo, disinteresse,
protagonismo, ed ogni altro neo che da sempre caratterizza l&#39;essere
umano nella sua essenza. Ed un&#39;idea che non sia &lt;em&gt;basata&lt;/em&gt; su questo sin
dal suo concepimento non ha alcuna speranza di sopravvivere,
concretamente, nel mondo reale&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:ideologiaviolenta&quot; id=&quot;fnref:ideologiaviolenta:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E se l&#39;unico modo di reagire a questi mutamenti, questi allontanamenti
dall&#39;idea, è con nuove rivoluzioni&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:rivoluzionireazionarie&quot; id=&quot;fnref:rivoluzionireazionarie:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;, portando ad
una condizione di rivoluzione permanente (o quanto meno ciclica) della
quale la &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Grande%20Rivoluzione%20Culturale&quot;&gt;Grande Rivoluzione Culturale&lt;/a&gt; di Mao voleva essere
l&#39;esempio, non si è in una situazione dissimile dal &lt;abbr title=&quot;Cascade
of Attention-Deficit Teenagers&quot;&gt;CADT&lt;/abbr&gt; nel software: un sistema che
può matenersi solo attraverso le rivoluzioni è, sostanzialmente,
&lt;em&gt;adolescenziale&lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:maoadolescenziale&quot; id=&quot;fnref:maoadolescenziale:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;3&lt;/a&gt; (nonché insostenibile)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se anche una strategia rivoluzionaria fosse l&#39;unica strategia possibile
per l&#39;implementazione di un particolare sistema sociale, politico,
economico, perché essa sia &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; valida (e perché il sistema
stesso lo sia), è indispensabile che la “spinta rivoluzionaria” non si
esaurisca con il raggiungimento dell&#39;“adolescenza”: è essenziale che la
strategia porti la realizzazione fino alla piena maturità, che la
consolidi, che la rafforzi, che la &lt;em&gt;mantenga&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;esseresoft&quot;&gt;L&#39;importanza di essere soft(ware)&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Come detto sopra, nel caso del software non è (quasi) mai una buona idea
buttare tutto e ripartire da zero. Piuttosto, è ben più proficuo (ma più
laborioso e meno gratificante) operare con calma ed attenzione per
estendere, ripulire, ristrutturare il software esistente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È indubbio che il software si ritrova, da questo punto di vista, in una
situazione privilegiata: la sua componente fondamentale (i bit
che costituiscono il suo codice sorgente) non ‘invecchia’ per il
semplice passare del tempo; l&#39;obsolescenza del software non è mai una
questione &lt;em&gt;interna&lt;/em&gt; al software stesso: è legata piuttosto al variare
dell&#39;ambiente circostante: nuove librerie, nuovi sistemi operativi,
nuove interfacce, e la necessità di adattarsi a questi mutamenti
&lt;em&gt;esterni&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, qualunque progetto sociale, politico o economico si trova a
dover affrontare non solo pressioni &lt;em&gt;esterne&lt;/em&gt; dovute alle condizioni ed
ai cambiamenti dell&#39;ambiente circostante, ma anche, come già accennato,
pressioni &lt;em&gt;interne&lt;/em&gt; dovute al naturale mutare delle società (non
foss&#39;altro che per il susseguirsi delle generazioni), con
trasformazioni che, a seconda delle prospettive, possono essere viste
come evoluzione o devoluzione, come progresso o come regresso, ma che
immancabilmente si presentano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi è un&#39;altra sostanziale differenza che avvantaggia il software sugli
ideali sociali, politici ed economici: la distinzione tra &lt;em&gt;utenti&lt;/em&gt; ed
&lt;em&gt;implementatori&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso del software, gli &lt;em&gt;utenti&lt;/em&gt; sono generalmente un gruppo diverso
da (e tipicamente molto più vasto di) quello di chi crea e mantiene il
software: anche se è generalmente consigliato &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Eating%20your%20own%20dogfood&quot;&gt;consumare il proprio prodotto&lt;/a&gt; (ovvero che chi scrive il
software ne sia anche utente), la maggior parte dei programmi hanno un
bacino di utenza che va ben oltre quello dei suoi sviluppatori. Per
contro, gli utenti di un qualunque sistema sociale, politico o economico
ne sono per necessità anche gli &lt;em&gt;implementatori&lt;/em&gt;, che ne traggano
profitto o che ne vengano sfruttati, che vi partecipino volontariamente
o che vi siano costretti, che ne siano gli ideatori o le vittime.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel caso del software, la distinzione tra utenti ed implementatori rende
complessa la questione della sua esistenza, che si presenta in diverse
combinazioni di forme. Finché rimanga un implementatore che si prenda
cura di correggerne gli errori, di adattarlo alle variazioni
dell&#39;ambiente circostante, il software è &lt;em&gt;mantenuto&lt;/em&gt;. Finché rimanga un
utente che lo utilizzi (anche a costo di sforzi di vario livello per
mantenerne invariato l&#39;ambiente operativo), il software è &lt;em&gt;utilizzato&lt;/em&gt;.
Un software può essere mantenuto ed utilizzato (‘vivo’), utilizzato ma
non mantenuto (‘obsoleto’ o ‘obsolescente’), mantenuto ma non utilizzato
(praticamente un&#39;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/endospora&quot;&gt;endospora&lt;/a&gt;, pronto a risorgere non appena
qualcuno ne (ri)scopra l&#39;utilità e (ri)prenda ad usarlo).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questa stessa distinzione permette la &lt;em&gt;maturazione&lt;/em&gt; del software, la sua
crescita e la riparazione dei suoi problemi, in modi sostanzialmente
‘indolori’ per l&#39;utente: le modifiche possono essere collaudate prima di
venir distribuite all&#39;intero bacino di utenza, cambiamenti strutturali
importanti (che semplificano futuri interventi sul software stesso)
possono avvenire senza che siano percettibili agli
utenti&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:modifichedifacciata&quot; id=&quot;fnref:modifichedifacciata:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;4&lt;/a&gt;, pur rendendo la loro esperienza
indirettamente migliore, e così via (ovviamente, il fatto che questi
mutamenti possano avvenire in maniera indolore per l&#39;utente non vuol
dire che nei fatti sia sempre così —non tutti coloro che mantengono
software hanno la pazienza di lavorare nella maniera meno intrusiva per
l&#39;utente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, l&#39;identificazione tra utenti ed implementatori dei sistemi
sociali, politici o economici ne semplifica in maniera drastica le
condizioni di esistenza (essi esistono finché c&#39;è gente che li pratica),
ma ne complica le possibilità di sviluppo. Questi sistemi si trovano
così in una situazione quasi paradossale, essendo da un lato soggetti a
mutamenti &lt;em&gt;interni&lt;/em&gt; ‘involontari’ e non controllati, e avendo dall&#39;altro
grandi difficoltà a gestire i mutamenti &lt;em&gt;intenzionali&lt;/em&gt; (chi vuole il
cambiamento? qual è il suo ruolo nell&#39;attuale sistema? come può agire
per modificarlo?).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la ciliegina sulla torta è il fattore di scala: mentre un software può
(almeno potenzialmente) crescere ed espandersi fino ad accontentare le
esigenze di tutti (si pensi a come &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Linux&quot;&gt;Linux&lt;/a&gt;, nato con l&#39;unico
obiettivo di funzionare sul computer personale di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Linus%20Torvalds&quot;&gt;Linus Torvalds&lt;/a&gt;, sia cresciuto fino a coprire una gamma di hardware che va
dai tostapane ai supercomputer, senza &lt;em&gt;mai&lt;/em&gt; essere stato &lt;em&gt;riscritto da
zero&lt;/em&gt;), non credo si possa trovare un sistema sociale, politico o
economico che possa soddisfare chiunque.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non è difficile capire che proprio da questo nasce la frequenza delle
rivoluzioni, nonostante la loro apparente inefficacia sul medio/lungo
periodo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche la scala temporale gioca fortemente a favore del software: i tempi
di evoluzione tanto dell&#39;ambiente circostante quanto del software stesso
sono infatti estremamente rapidi, l&#39;obsolescenza si gioca nell&#39;arco di
anni, e molti dei ‘padri fondatori’ dell&#39;informatica moderna sono
&lt;em&gt;ancora vivi&lt;/em&gt;; per contro, le scale temporali per la società, la
politica e l&#39;economia sono molto più lunghe: si misura infatti in
decadi, persino generazioni quello che nel mondo del software si misura
in mesi, al più anni. Spesso, il promotore di un&#39;idea non giunge nemmeno
a vederne la prima implementazione, mentre nel mondo del software
l&#39;ideatore è spesso il primo implementatore.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;senzarivoluzioni&quot;&gt;Trasformazioni senza rivoluzioni&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Nonostante le suevidenziate differenze, c&#39;è a mio parere una importante
lezione che si può apprendere dalla capacità del software di maturare
senza rivoluzioni (o forse due lezioni, ma talmente legate l&#39;una
all&#39;altra da poter essere considerata un&#39;unica lezione).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vorrei partire per l&#39;occasione dal noto &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/paradosso%20della%20nave%20di%20Teseo&quot;&gt;paradosso della nave di Teseo&lt;/a&gt;, la nave in legno del mitico eroe greco, mantenuta negli anni
sostiuendo di volta in volta le parti deteriorate con nuove, uguali.
Quando l&#39;ultimo pezzo originale fu sostiuito, la nave era ancora
&lt;em&gt;identica&lt;/em&gt; alla nave di Teseo, ma non era più, materialmente, la stessa
nave. Il paradosso verte su una questione ontologica (la nave dopo
l&#39;ultima sostituzione è o non è ancora la nave di Teseo? e se non lo è,
quando ha smesso di esserlo?), ma a noi interessa solo come base per una
problematica più sofisticata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo tutto, se la nave deve essere mantenuta in qualità operativa,
perché non approfittarne per sfruttare il progredire delle scienze
navali per &lt;em&gt;migliorarla&lt;/em&gt; di volta in volta? Ovviamente, lasciando che ad
ogni sostituzione, ad ogni aggiunta, ad ogni intervento il naviglio
rimanga &lt;em&gt;funzionante&lt;/em&gt;. E magari, secolo dopo secolo, la nave di Teseo si
trasforma nel &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Golden%20Hind&quot;&gt;Pelican&lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:pelicanhind&quot; id=&quot;fnref:pelicanhind:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;5&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Volendo, il processo potrebbe continuare, o prendere strade diverse,
magari trasformando la nave in un mezzo anfibio, ed infine perfino in un
veicolo terrestre, qualcosa di completamente diverso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando non si scade nel &lt;abbr title=&quot;Cascade of Attention-Deficit
Teenagers&quot;&gt;CADT&lt;/abbr&gt; è proprio questo l&#39;approcio con cui viene
mantenuto e sviluppato il software: un progredire da uno stato al
successivo, mantenendo costantemente (quanto possibile) la piena
funzionalità; un mutare che potremmo definire &lt;em&gt;organico&lt;/em&gt; per la sua
somiglianza con i processi evolutivi noti in biologia (anche se nel caso
del software è ovviamente più corretto parlare di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Intelligent%20Design&quot;&gt;Intelligent Design&lt;/a&gt; piuttosto che del classico evoluzionismo per &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/selezione%20naturale&quot;&gt;selezione naturale&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È grazie a questo tipo di processi che certo software è sopravvisuto,
funzionale, fino ai nostri tempi, pur avendo origini che risalgono ad
una trentina d&#39;anni fa (che in termini informatici sono tempi
lunghissimi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed è questa la prima ‘lezione’ che si può apprendere dal software: non a
caso, i più profondi e duraturi mutamenti sociali, politici ed economici
(pensiamo ad esempio alla nascita della borghesia, o al relativo
svilupparsi del sistema capitalista, prima della sua formalizzazione ed
istituzionalizzazione) sono spesso avvenuti in una maniera che potremmo
ugualmente dire &lt;em&gt;organica&lt;/em&gt;, senza soluzioni di continuità dai sistemi
precedenti, piuttosto che &lt;em&gt;imposti&lt;/em&gt; dopo la cesura netta di una
rivoluzione (quando rivoluzioni ci sono state, esse sono piuttosto state
&lt;em&gt;a posteriori&lt;/em&gt;, per stabilire nuovi equilibri di potere all&#39;interno dei
nuovi sistemi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pur quando spontanei, questi mutamenti hanno incontrato resistenze anche
violente da parte dei sistemi all&#39;interno del quale si sono sviluppati,
resistenze vinte anche con la violenza, ma in definitiva con
l&#39;&lt;em&gt;abitudine&lt;/em&gt;, con il lento diffondersi delle nuove &lt;em&gt;formæ mentis&lt;/em&gt;
necessarie per accettarli. Un mutamento sociale, politico, economico si
stabilizza, giunge a maturazione quando non è più considerato qualcosa
di nuovo, ma “come le cose ci si aspetta che siano”, diventando così
“invisibile” alla percezione quotidiana dei suoi
utenti/&lt;wbr/&gt;implementatori, ovvero quando è accompagnato da un opportuno
mutamento nella psicologia collettiva (predominante).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo, per inciso, ci dice qualcosa di più del (tutto sommato banale)
fatto che per avere successo una rivoluzione deve avere l&#39;appoggio della
popolazione: ci dice che se le idee alla base della rivoluzione non sono
già state assimilate dalla popolazione, la rivoluzione sarà di breve
durata, riuscita magari soltanto per un elevatissimo grado di
esasperazione raggiunto dalla popolazione, che però a mente fredda,
finite le agitazioni, si ricorda di non amare le nuove idee più della
precedente condizione (purché non esasperata). Ci dice che perché una
rivoluzione abbia successo, e perché i suoi effetti permangano nel tempo
(piuttosto che essere una valvola di sfogo per poi portare nel tempo ad
un ritorno alla condizione precedente, in una sinusoide di
esasperazioni, distruzioni, restaurazioni, esasperazioni), è necessario
che le sue idee siano già diffuse —ed accettate— dalla popolazione
&lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; che la rivoluzione avvenga.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima lezione ci dice quindi che le idee con maggiori garanzie di
successo sono quelle che maturano e si diffondono gradualmente. La
seconda lezione che il software può dare è strettamente legata a questo,
ma può anche essere esposta in maniera indipendente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come detto sopra, per potersi affermare e maturare nella pratica,
un&#39;idea deve poter sopravvivere anche a condizioni avverse, come il
software deve potersi interfacciare con una moltitudine di ambienti
diversi, per poter essere utilizzato in una variegata gamma di
situazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con questa prospettiva, ad esempio, le idee di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Trotsky&quot;&gt;Trotsky&lt;/a&gt; sulla
impossibilità del &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/socialismo%20di%20un%20solo%20Paese&quot;&gt;socialismo di un solo Paese&lt;/a&gt;, per quanto
possibilmente ben motivate pragmaticamente, davano allo stesso tempo al
socialismo (o quanto meno alla sua idea di socialismo) una vena di
immaturità: se il suo ideale poteva essere raggiunto solo se lo fosse
stato da tutti contemporaneamente (o comunque in un breve lasso di
tempo), diventava abbastanza evidente che tale ideale era, di fatto,
irragiungibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, la possibilità di mettere in pratica un&#39;idea anche in
condizioni avverse è una forte indicazione di maturità, nonché un punto
essenziale per almeno due ottime ragioni: la prima è che, molto
banalmente, la sua messa in pratica funge da “banco di prova” per
l&#39;idea&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:caveat&quot; id=&quot;fnref:caveat:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt;; ed in più, l&#39;implementazione circoscritta diventa la
giusta piattaforma per la diffusione dell&#39;idea stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vediamo più in dettaglio la prima delle ragioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il passaggio dalla teoria alla pratica richiede un lavoro di tipo
ingegneristico, dove le conoscenze sui meccanismi puri si devono
scontrare con la natura grezza della realtà. Nello sviluppo di un
prodotto, che sia un software o un oggetto fisico, il lavoro procede
sempre per gradi: dai principî più astratti (le leggi della natura
secondo la nostra conoscenza, i concetti fondamentali dell&#39;informatica)
si passa ad un tentativo di design astratto (un progetto o un
algoritmo), seguito a sua volta da uno o più prototipi, fino a giungere
alla creazione del prodotto finale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ciasuno di questi passaggi, dall&#39;idea più astratta alla sua
implementazione concreta destinata all&#39;utenza finale, svela una nuova
serie di effetti, di influenze inattese, di fenomeni sconosciuti o
trascurati, che richiede spesso una ripetizione, un ritorno a fasi
precedenti del progetto, affinché le nuove conoscenze acquisite sugli
effetti della realtà sull&#39;implementazione dell&#39;idea possano essere presi
in considerazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo &lt;em&gt;graduale&lt;/em&gt; lavoro di raffinamento e maturazione, che procede
inevitabilmente per tentativi ed errori, è esattamente quello che manca
in buona parte dei grandi progetti rivoluzionari. Mettere in pratica
“localmente” un diverso sistema sociale, politico o economico diventa
così l&#39;equivalente dello sviluppo del prototipo: non riuscirà a svelare
tutti i problemi che si manifesterebbero in un&#39;implementazione su larga
scala, ma potrà già dare parecchie idee su quali ostacoli
un&#39;implementazione “definitiva” dovrà superare, su quali problemi
(reali) non erano stati presi in considerazione negli iniziali,
astratti, sviluppi dell&#39;idea, nei dibattiti che magari avevano
contribuito alla sua iniziale diffusione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il fallimento di un ‘prototipo’ del nuovo sistema non sarebbe
necessariamente (&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;quante volte lo
ripeterò?&lt;/a&gt;) una prova
dell&#39;inadeguatezza dell&#39;idea, ma sarebbe comunque una preziosa
esperienza che nello sviluppo dell&#39;idea dovrebbe essere presa in
considerazione (perché l&#39;implementazione ha fallito? cosa è stato fatto
di sbagliato? cosa non era stato previsto?), a patto che l&#39;analisi venga
fatta con mente critica (e non quindi, ad esempio, sbarazzandocisi
dell&#39;esperienza negativa scaricando la colpa sulle condizioni avverse
—anzi, il punto è proprio quello di far funzionare l&#39;idea già in quelle
condizioni, piuttosto che nelle condizioni ideali che gli si prepara
nella mente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro (e si giunge così alla seconda ragione), il &lt;em&gt;successo&lt;/em&gt; di un
simile ‘prototipo’, soprattutto se in condizioni avverse (quindi contro
la naturale resistenza di un sistema allo sviluppo di alternative),
diventa già un&#39;indicazione della bontà dell&#39;idea stessa, nonché uno
strumento utile per la sua diffusione. Una cosa è infatti dire «la mia
proposta è migliore di ciò che abbiamo adesso, perché io &lt;em&gt;penso&lt;/em&gt; che le
cose andrebbero meglio» (semplicemente in base ad elucubrazioni mentali
che magari sorvolano, per disattenzione o ottimismo, su come la realtà
complicherebbe le cose), una cosa è poter dire «la mia proposta è
migliore, e posso dirlo perché la vivo quotidianamente (nel mio
ristretto ambito) e funziona bene».&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così il prototipo del nuovo sistema avrà occasione di estendersi dal
condominio in cui vivo con i miei amici a quello dirimpetto, per poi
diffondersi a poco a poco in tutto il quartiere, e così via. Con
l&#39;espandersi dell&#39;influenza del prototipo, interverranno fattori di
scala che nella piccola implementazione locale non erano significativi,
ovvero perché, più banalmente, ciò che funzionava bene per me ed i miei
amici potrebbe non funzionare ugualmente bene per qualcun altro: ed è
qui che il filone di questa seconda lezione che si può imparare dal
software (ma in realtà dall&#39;ingegneria in generale) converge con il
primo: i nuovi problemi che emergeranno con il fattore di scala non
devono portare a cancellare tutto e ripartire, bensí ad &lt;em&gt;aggiustare&lt;/em&gt; il
nuovo, prototipale sistema per tenere conto delle nuove problematiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La crescita del nuovo sistema secondo queste righe è la chiave per una
trasformazione che possa giungere a maturità, perché è un meccanismo che
porta alla diffusione dell&#39;idea, ed al suo riconoscimento, &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; (e
auspicabilmente anche senza) che il cambiamento diventi repentino e
violento. Un sistema che non dovesse riuscire a diffondersi e a
‘prendere’ in questo modo, molto difficilmente avrebbe successo, su
qualunque scala temporale, in un tentativo di imporlo con una violenta
rivoluzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Beninteso, questa strategia è tutt&#39;altro che semplice da seguire. Al
contrario, direi che proprio per questa essa non viene, normalmente,
seguita: il lavoro che richiede è ben più pesante, nonché duraturo nel
tempo, e molto meno gratificante e soddisfacente del lavoro di concetto
del &lt;em&gt;pensare&lt;/em&gt; i nuovi sistemi, o del farne propaganda verbale, o del
semplice criticare i sistemi esistenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È altresì beninteso che vi sono contesti sociali, politici ed economici
in cui un approccio di questo genere è quasi inevitabilmente destinato
ad una violenta e sanguinosa repressione: se è vero che nei contesti più
fortunati basterebbe impostare la strategia nei termini meno
(espressamente) antagonisti possibile nei confronti del sistema
esistente, è anche vero che in altri contesti qualunque &lt;em&gt;accenno&lt;/em&gt; ad
un&#39;alternativa viene soffocato nel silenzio quando non nel
sangue&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:statooppressore&quot; id=&quot;fnref:statooppressore:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;7&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In altre parole, vi sono indubbiamente casi in cui una rivoluzione è
necessaria già solo per avere la &lt;em&gt;possibilità&lt;/em&gt; di costruire
un&#39;alternativa (persino nel software, con la sua posizione altamente
privilegiata, vi sono casi in cui le riscritture si &lt;em&gt;devono&lt;/em&gt; fare); ma
l&#39;errore di fondo è pensare che solo con una rivoluzione l&#39;alternativa
possa prendere il sopravvento: più spesso che non, questo diventa solo
una scusa per non fare nulla per &lt;em&gt;costruire&lt;/em&gt; l&#39;alternativa in cui si dice
di credere.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;floss&quot;&gt;Un esempio: FLOSS&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Un esempio molto interessante delle ‘rivoluzioni lente’ di cui ho
parlato finora viene sempre dal software, ma ha interessanti
implicazioni anche su società, politica ed economia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nello specifico, mi riferisco al software libero e all&#39;open source,
concetti messi in pratica con successo negli ultimi
venti/&lt;wbr/&gt;trent&#39;anni, e che hanno alle spalle anche movimenti
fortemente ideologici.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il movimento del software libero nasce con &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/GNU&quot;&gt;GNU&lt;/a&gt; e con la &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Free%20Software%20Foundation&quot;&gt;Free Software Foundation&lt;/a&gt; verso la metà degli anni &#39;80. Specificamente,
&lt;abbr title=&quot;GNU&#39;s Not Unix&quot;&gt;GNU&lt;/abbr&gt; nasce con l&#39;obiettivo di creare
un&#39;alternativa libera a &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Unix&quot;&gt;Unix&lt;/a&gt;. Per evitare ogni questione legale,
&lt;em&gt;i programmi GNU vengono scritti da zero&lt;/em&gt;, piuttosto che modificando
software non-GNU equivalente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da poco prima, un&#39;altra alternativa a Unix è in via di sviluppo presso
l&#39;università di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Berkeley&quot;&gt;Berkeley&lt;/a&gt;, in California, sotto una licenza
(&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/BSD%20licenses&quot;&gt;BSD&lt;/a&gt;, Berkeley Software Distribution) che
permetteva il riutilizzo del codice anche in prodotti commerciali. Per
contro, per il software GNU viene sviluppata una licenza specifica, la
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/GNU%20General%20Public%20License&quot;&gt;GPL&lt;/a&gt;, con lo scopo di garantire
che ogni derivazione del software libero ed aperto rilasciato con quella
licenza rimanesse ugualmente libero ed aperto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È interessante qui vedere le differenze &lt;em&gt;ideologiche&lt;/em&gt; tra i due approcci
(BSD e GPL), nonostante entrambi, a modo loro, vogliano garantire
‘libertà’: nel primo caso, la libertà arriva fino a &lt;em&gt;permettere&lt;/em&gt;
derivazioni non libere, nel secondo si &lt;em&gt;proibiscono&lt;/em&gt; le derivazioni non
libere. In qualche modo, entrambe le licenze manifestano uno spirito
libertario (formalizzato come richiesto dalla compatibilità con il
contesto in cui sono nate), ma in maniera profondamente diversa l&#39;una
dall&#39;altra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma è solo con la nascita di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Linux&quot;&gt;Linux&lt;/a&gt; che il software libero e
l&#39;open source cominciano a diffondersi: se anche è vero che le questioni
ideologiche hanno avuto un loro peso, è soprattutto la gratuità del
software, e la sua resilienza agli attacchi informatici cui è soggetto
il software commerciale dominante (sistema operativo ed applicativi
della Microsoft) che gli permettono di diventare quasi una moda, se pure
‘da alternativi’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Software il cui uso era fino ad allora rimasto principalmente tra le
mani di sviluppatori (e quindi gente capace di ‘metterci le mani’ in
caso di problemi, e che grazie alla natura aperta del software stesso ne
aveva la possibilità) comincia così a diffondersi &lt;em&gt;oltre&lt;/em&gt; l&#39;ambito
circoscritto di utenti selezionati, ed incontra i primi problemi: da un
lato, la propria natura tecnica raramente adatta ad utenti per cui
“&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/monocultura-web/&quot;&gt;internet è la e blu sullo schermo&lt;/a&gt;” (non
erano ancora i tempi di Facebook), dall&#39;altro la necessità
dell&#39;interoperabilità con l&#39;ambiente (sempre più ostile) della
monocultura dominante: poter scambiare file con utenti Microsoft
Windows, poter leggere e scrivere documenti in Microsoft Office, a volte
persino poter utilizzare programmi per Windows che in Linux non hanno
equivalenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci sono voluti una ventina d&#39;anni prima che il paziente lavoro di
migliaia di persone giungesse a dare la possibilità a buona parte degli
utenti non specializzati la possibilità di &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/vivere-senza-windows/&quot;&gt;vivere senza
Windows&lt;/a&gt;. Ovviamente, che questa
possibilità sia sfruttata o meno è un altro discorso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se da un lato la possibilità di interoperabilità è offerta dagli
sviluppatori di una variegata gamma di software (dal già citato Firefox
per navigare in Internet all&#39;ex-OpenOffice —ora &lt;a href=&quot;http://www.libreoffice.org&quot; title=&quot;LibreOffice&quot;&gt;LibreOffice&lt;/a&gt;— per i
documenti, dal &lt;a href=&quot;http://www.samba.org&quot;&gt;Samba&lt;/a&gt; con cui condividere file in rete con macchine
Windows al &lt;a href=&quot;http://www.winehq.org&quot;&gt;Wine&lt;/a&gt; per eseguire programmi Windows all&#39;interno di un
sistema Linux), sul fronte della familiarità per l&#39;utente il lavoro
forse più significativo è stato svolto da &lt;a href=&quot;http://www.canonical.com&quot;&gt;Canonical&lt;/a&gt; con il famoso
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Ubuntu&quot;&gt;Ubuntu&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La storia di Linux e del software open source fino ad ora è un esempio
brillante di come un graduale lavoro di sviluppo ed espansione può
portare la novità da qualcosa di circoscritto a pochi intimi ad una
diffusione quasi popolare (significativo l&#39;esempio delle edicole, passate
dall&#39;offire la rivista di fumetti &lt;a href=&quot;http://www.linus.net&quot;&gt;Linus&lt;/a&gt; quando si chiedeva una
rivista su Linux all&#39;offrire una rivista su Linux se non si specifica
che per Linus si intende la rivista di fumetti), arrivando persino a
minacciare l&#39;&lt;em&gt;enstablishment&lt;/em&gt;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fn:halloweendocs&quot; id=&quot;fnref:halloweendocs:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;8&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Peraltro, anche se la questione ideologica non è stata principale nella
sua diffusione (anzi, ha comportanto l&#39;insorgere di non pochi ostacoli
per la sua adozione in ambiti aziendali e governativi; anarchia e
comunismo, in certe parti del mondo sono ancora parole &lt;em&gt;minacciose&lt;/em&gt;: e
cosa c&#39;è di più anarco-&lt;wbr/&gt;comunista del software libero e dell&#39;open
source?), la diffusione del software ha portato una crescita
dell&#39;attenzione verso la possibilità di ottenere prodotti di grande
qualità con approcci di tipo molto diverso da quelli del sistema
economico predominante: il software libero e l&#39;open source diventano la
porta per una possibile trasformazione proprio di questo sistema.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È anche interessante notare però che gli stessi fautori della fase di
maggiore espansione della diffusione del software libero hanno anche più
recentemente commesso uno dei più grandi errori di cui si è parlato in
questo articolo: gli ultimi passi compiuti da Canonical (ma anche da
Gnome) in termini di interfaccia utente sono infatti l&#39;esempio di come
&lt;em&gt;non&lt;/em&gt; si fanno le cose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Spinti non si capisce bene se dalla voglia di emulare MacOSX o
semplicemente dal desiderio di creare qualcosa di nuovo ed originale
(dopo anni di accusa di “copiare” Microsoft, quando le interfacce
diverse venivano disdegnate perché “non familiari” —una situazione dalla
quale non si può uscire vincitori), sia Ubuntu con &lt;a href=&quot;http://unity.ubuntu.com&quot;&gt;Unity&lt;/a&gt; sia Gnome
con la nuova &lt;a href=&quot;http://live.gnome.org/GnomeShell&quot;&gt;Gnome Shell&lt;/a&gt; hanno &lt;em&gt;rivoluzionato&lt;/em&gt; l&#39;interfaccia utente,
&lt;em&gt;imponendo&lt;/em&gt; la novità senza possibilità di (o richiedendo notevoli sforzi
per) tornare a qualcosa di più familiare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;A prescindere&lt;/em&gt; dalla qualità del nuovo approccio per l&#39;interfaccia
grafica, le &lt;em&gt;modalità&lt;/em&gt; con cui questa è stata imposta sono esattamente
l&#39;opposto di ciò che è opportuno per aiutarne la diffusione: la risposta
tipica non è stata «ok, ormai c&#39;è questo, adattiamoci», bensí «mamma
che schifo, vediamo cosa posso fare per non averci nulla a che fare»,
con il risultato che la gente è corsa a cercare alternative più
familiari, lasciando Gnome per &lt;a href=&quot;http://www.kde.org&quot;&gt;KDE&lt;/a&gt;, o Ubuntu per &lt;a href=&quot;http://linuxmint.com&quot;&gt;Linux Mint&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così Ubuntu e Gnome, diventati (per merito) sinonimi del Linux
accessibile agli utenti meno smaliziati, con questa scelta e la conseguente
necessità di cercare un&#39;alternativa hanno forse inflitto alla
possibilità di espandere ulteriormente la base utente il loro colpo più
grave.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;hibelck&quot;&gt;Un esempio: Humble Indie Bundle e Louis CK&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Un altro esempio di idee che nel loro piccolo possono promettere grandi
cambiamenti senza bisogno di imposizioni riguarda la vendita e la
distribuzione di contenuti su Internet.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;&lt;em&gt;enstablishment&lt;/em&gt; in questo caso è formato dai grandi gruppi editoriali
e dalle società che proteggono i loro interessi (associate nella SIAE in Italia, MPAA
e RIAA negli Stati Uniti, e così via). Abituate (per ragioni storiche)
ad un sostanziale monopolio sul controllo della produzione e della
distribuzione su larga scala di contenuti, queste corporazioni (che mi
piace definire collettivamente come &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/mafia-copyright/&quot;&gt;mafia del
copyright&lt;/a&gt;) sono arrivate nel nuovo millennio —dominato
invece dall&#39;infinita replicabilità delle “opere d&#39;ingegno” e dalla
possibilità di distribuirne le illimitate quantità in tempi ed a costi
ridottissimi— senza riuscire ad accorgersi della irreversibilità della
loro obsolescenza e dell&#39;impossibilità di evitare la propria sostanziale
inutilità a colpi di legiferazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure, la ‘guerra’ contro i loro abusi  &lt;!-- linkare
ai relativi articoli sulla terza rivoluzione industriale quando saranno
pronti: tri-2-1 e tri-2-2, comunione e liberazione --&gt; delle leggi sul
diritto d&#39;autore non verrà vinta con l&#39;ormai endemica ed irreversibile
(nonché impropriamente denominata) ‘pirateria’: infatti, la pura e
semplice violazione delle leggi (per quanto assurde e ridicole) non fa
altro che apportare giustificazioni argomentative (altrimenti dette
&lt;em&gt;scuse&lt;/em&gt;) al loro pervertirle, al loro forzarne altre (leggi che,
peraltro, non riusciranno &lt;em&gt;mai&lt;/em&gt; ad invertire l&#39;ormai ben insediata
psicologia che sta alla base della ‘pirateria’ stessa).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Invece, il vero cambiamento sarà guidato dallo sviluppo di piccole
iniziative locali che riusciranno a dimostrare sfacciatamente come la
pirateria stessa sia &lt;em&gt;frutto&lt;/em&gt; (piuttosto che &lt;em&gt;causa&lt;/em&gt;) degli abusi delle
suddette corporazioni (dall&#39;eccessività dei pezzi alle già menzionate
assurde leggi).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione del prezzo è già stata messa profondamente in discussione
da iniziative come il &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/iTunes%20Store&quot;&gt;negozio online&lt;/a&gt; della
&lt;a href=&quot;http://www.apple.com&quot;&gt;Apple&lt;/a&gt;, seguita a breve dall&#39;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Amazon%20MP3&quot;&gt;equivalente di
Amazon&lt;/a&gt; nonché dal &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Google%20Music&quot;&gt;tentativo di emulazione&lt;/a&gt;
di &lt;a href=&quot;http://www.google.com&quot;&gt;Google&lt;/a&gt;: ma queste iniziative spostano semplicemente il controllo
dalle corporazioni &lt;em&gt;attuali&lt;/em&gt; a pochi giganti che si presentano già da
ora come le corporazioni &lt;em&gt;future&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Molto più interessanti sono invece le iniziative di &lt;em&gt;distribuzione
diretta&lt;/em&gt;, la più recente delle quali è &lt;a href=&quot;http://buy.louisck.com&quot;&gt;quella&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Louis%20C%2EK%2E&quot;&gt;Louis C.K.&lt;/a&gt;, un famoso (negli Stati Uniti) comico che ha deciso di vendere
online il proprio ultimo show &lt;em&gt;direttamente&lt;/em&gt; dal proprio sito,
all&#39;insignificante prezzo di $5: un modico prezzo con il quale si può
scaricare lo show per poterselo poi godere dove si preferisce, quando si
preferisce, senza alcuna restrizione di sorta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo il terrorismo psicologico propugnato dalle attuali corporazioni
dell&#39;editoria, un&#39;idea del genere sarebbe destinata al fallimento:
quattro gatti l&#39;avrebbero comprata, qualcuno di loro avrebbe messo il
file online in una delle tante reti peer-to-peer, e tutti gli altri si
sarebbero procurati il file da lì, lasciando il povero comico (e tutti
quelli che hanno lavorato per lui allo show ed alla distribuzione del
video) con un palmo di naso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La realtà è stata ben diversa. &lt;a href=&quot;https://buy.louisck.com/statement&quot;&gt;Come il comico stesso ha modo di
scrivere&lt;/a&gt;, nel giro di &lt;em&gt;12 ore&lt;/em&gt; i costi dell&#39;iniziativa
erano stati pienamente recuperati, con profitti pari alle spese iniziali
raggiunti appena quattro giorni dal lancio dell&#39;iniziativa. Nel giro di
&lt;em&gt;due settimane&lt;/em&gt; l&#39;iniziativa ha passato il &lt;em&gt;milione di dollari&lt;/em&gt;, che
l&#39;artista ha variamente distribuito per coprire le spese iniziali, dare
un bonus al proprio staff, donare ad un po&#39; di &lt;em&gt;charities&lt;/em&gt;, lasciando il
restate (al momento della ‘spartizione’, meno di un quarto del milione
e passa di dollari) per sé.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, il video &lt;em&gt;è&lt;/em&gt; disponibile sulle reti peer-to-peer (basta ad
esempio cercare il nome dello show su un qualunque motore di ricerca per
torrent), ed è condiviso da non poca gente, ma questo non ha impedito al
comico di farci un buon guadagno. Gli unici ad averci &lt;em&gt;perso&lt;/em&gt;, con
questo tipo di iniziativa, sono &lt;em&gt;esattamente&lt;/em&gt; i grandi distributori, le
corporazioni tanto accanite nel difendere il vecchio sistema che ne
giustifica l&#39;esistenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un precedente tentativo in una direzione del genere era stato fatto dai
&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Radiohead&quot;&gt;Radiohead&lt;/a&gt; per il loro album &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/In%20Rainbows&quot;&gt;In Rainbows&lt;/a&gt;, il primo dei
loro album a seguire la fine del loro contratto con EMI: per qualche
mese, l&#39;album fu reso disponibile con la strategia del &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/pay%20what%20you%20want&quot;&gt;pay what you want&lt;/a&gt;: il cliente poteva scegliere il prezzo (anche eventualmente
nullo), e scaricare le canzoni dell&#39;album in formato MP3. Dopo la
pubblicazione del supporto fisico, però, l&#39;iniziativa fu terminata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;idea del &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/pay%20what%20you%20want&quot;&gt;pay what you want&lt;/a&gt; è un&#39;idea che sta prendedo piede
soprattutto tra gli sviluppatori indipendenti, programmatori che
sviluppano (tipicamente) giochi senza essere legati a nessuna grande
azienda. La vendita e distribuzione di questio giochi è sia diretta sia
per tramite di alcune grosse piattaforme di distribuzione (come
&lt;a href=&quot;http://www.steampowered.com&quot;&gt;Steam&lt;/a&gt; o &lt;a href=&quot;http://www.desura.com&quot;&gt;Desura&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In occasione del primo ‘compleanno’ del gioco, lo sviluppatore
del gioco &lt;a href=&quot;http://2dboy.com/games.php&quot;&gt;World of Goo&lt;/a&gt; ha deciso di offrire il
software, normalmente venuto a $20, con libera scelta del prezzo per una
decina di giorni. L&#39;esperimento è stato valutato dallo stesso autore &lt;a href=&quot;http://2dboy.com/2009/10/19/birthday-sale-results/&quot;&gt;un enorme
successo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Proprio l&#39;esperienza di World of Goo è stata l&#39;ispiratrice dell&#39;&lt;a href=&quot;http://humblebundle.com&quot;&gt;Humble
Bundle&lt;/a&gt;, un&#39;iniziativa che da poco più di un anno distribuisce
periodicamente raccolte di giochi di sviluppatori indipendenti, al
prezzo scelto dall&#39;utente. I &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Humble_Indie_Bundle#List_of_games_offered&quot;&gt;risultati&lt;/a&gt; sono molto
interessanti: i pacchetti raggiungono le migliaia di vendite nel giro di
pochi giorni, con introiti lordi che si aggirano sul milione, milione e
mezzo di dollari (in media). Questi soldi vengono poi distribuiti
tra gli sviluppatori dei giochi e, secondo proporzioni scelte sempre dal
compratore, ad alcune associazioni senza scopo di lucro ed agli
organizzatori del sito stesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il dato più interessante nelle vendite degli Humble Bundle è forse
quello che riguarda la distribuzione del &lt;em&gt;numero&lt;/em&gt; di vendite per
piattaforma (anche se il compratore può scaricare i giochi così
acquistati per &lt;em&gt;tutte&lt;/em&gt; le piattaforme: Windows, MacOSX e Linux, ha la
possibilità di ‘identificare’ quale piattaforma andrà contata a fini
statistici) e la distribuzione del &lt;em&gt;contributo medio&lt;/em&gt; per piattaforma.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Risulta infatti che le vendite sono in larga misura (oltre il 50%) per
Windows, con il restante 50% diviso in parti grosso modo uguali tra
Linux e Mac; ma soprattutto risulta che gli utenti Linux sono i più
‘generosi’ nella scelta del contributo (con una media sopra i $10)
seguiti dagli utenti Mac (media appena sopra i $5), lasciando gli utenti
Windows tra i più micragnosi (media di $4 e cocci): paradossalmente, la
gente più abituata ad avere &lt;em&gt;legalmente&lt;/em&gt; software &lt;em&gt;gratis&lt;/em&gt; è quella
disposta a pagare di più per avere altro software (sempre legalmente),
laddove gli utenti Windows, per i quali nella maggior parte dei casi
software &lt;em&gt;gratis&lt;/em&gt; significa anche software ottenuto illegalmente, sono
meno predisposti al pagamento.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;conclusioni&quot;&gt;Conclusioni&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;I mutamenti più significativi e duraturi non avvengono con una
rivoluzione violenta, ma con la graduale maturazione della psicologia
della gente. I bruschi cambiamenti di direzione, in un sistema sociale,
politico o economico come nel mondo dell&#39;informatica, non possono
arrivare molto lontano: nascendo dal desiderio di cambiamento senza la
maturità di affrontare a fondo i dettagli pratici delle nuove idee, si
ritrovano facilmente ad affrontare gli stessi medesimi problemi che si
sperava di cancellare con un ‘nuovo inizio’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sempre dal mondo del software si possono imparare lezioni importanti su
come procedere per creare e &lt;em&gt;far maturare&lt;/em&gt; nuovi sistemi, con quella
gradualità che è necessaria sia per il raffinamento del sistema stesso,
sia perché la novità possa essere assimilata dalla psicologia
collettiva.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sebbene vi siano indiscutibilmente casi in cui una rivoluzione, una
&lt;em&gt;tabula rasa&lt;/em&gt; siano necessari perché si possa procedere anche solo con
gli iniziali prototipi del nuovo, troppo spesso la foga rivoluzionaria
nasconde solo un&#39;adolescenziale superficialità ed uno scarso interesse
verso il faticoso e poco gratificante &lt;em&gt;labor limæ&lt;/em&gt; che costituisce la
vera ossatura della messa in pratica di qualunque idea.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:ideologiaviolenta&quot;&gt;&lt;p&gt;Alle estreme consequenze, questo comporta che
un&#39;ideologia che sia &lt;em&gt;fondata&lt;/em&gt; su questi principî (sopraffazione, abuso,
violenza, avidità, odio, etc) avrebbe molte più speranze di successo di
una fondata su principî quali l&#39;eguaglianza, la libertà, la solidarietà,
ed indisponbile ai compromessi che la vita reale richiede.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:ideologiaviolenta:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:rivoluzionireazionarie&quot;&gt;&lt;p&gt;rivoluzioni che volendo riportare ad uno
stato precedente (anche se non troppo) hanno comunque un sapore
reazionario: si può essere progressisti solo una volta.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:rivoluzionireazionarie:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:maoadolescenziale&quot;&gt;&lt;p&gt;e dopo tutto, cos&#39;era la &lt;abbr title=&quot;Grande
Rivoluzione Culturale&quot;&gt;GRC&lt;/abbr&gt; se non un atto di ripicca di
Mao per la propria perdita di potere?&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:maoadolescenziale:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:modifichedifacciata&quot;&gt;&lt;p&gt;La cosa è talmente vera che per il software
commerciale capita che vengano fatte modifiche estetiche
all&#39;interfaccia, senza alcuna motivazione funzionale, solo per
giustificare la vendita di una nuova versione le cui vere, sostanziali
differenze rispetto alla precedente sono altrimenti invisibili agli
utenti.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:modifichedifacciata:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:pelicanhind&quot;&gt;&lt;p&gt;Il galeone di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/sir%20Francis%20Drake&quot;&gt;sir Francis Drake&lt;/a&gt;, dallo stesso
poi rinominato in &lt;em&gt;Golden Hinde&lt;/em&gt; dopo l&#39;attraversamento dello &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Stretto%20di%20Magellano&quot;&gt;Stretto di Magellano&lt;/a&gt; durante la circumnavigazione del globo.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:pelicanhind:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:caveat&quot;&gt;&lt;p&gt;con l&#39;immancabile caveat, &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;già
menzionato&lt;/a&gt;, che il
fallimento di una implementazione (o anche di innumerevoli
implementazioni) non implica in alcun modo che l&#39;idea in sé sia
fallimentare.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:caveat:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:statooppressore&quot;&gt;&lt;p&gt;E questo contro l&#39;opinione diffusa in certi ambienti
secondo i quali situazioni come quella della Russia —dove il solo
&lt;em&gt;parlare&lt;/em&gt; di omosessualità o transessualità &lt;a href=&quot;http://feministphilosophers.wordpress.com/2011/11/22/silencing-in-russia/&quot;&gt;può essere
pericoloso&lt;/a&gt;—
sono sostanzialmente equivalenti, in termini di oppressione, ad una
Spagna dove i matrimoni omosessuali sono legalmente riconosciuti.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:statooppressore:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:halloweendocs&quot;&gt;&lt;p&gt;Famose in tal senso le campagne con cui la Microsoft
negava di temere il progresso di Linux, poi rivelate false dai
&lt;em&gt;memoranda&lt;/em&gt; interni noti come &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Halloween%20Documents&quot;&gt;Halloween Documents&lt;/a&gt;, il primo dei
quali è già del 1998, e gli ultimi dei quali rivelano le strategie
infide ed al limite della legalità adottate dalla Microsoft per
contrastare ad ogni livello possibile la diffusione di Linux.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/maturit%C3%A0/#fnref:halloweendocs:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
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