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<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 10:00:58 +0200</pubDate>
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	<title>Vettoriale manuale</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<category>HTML</category>

	<category>SVG</category>

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	<category>eukleides</category>

	<category>immagini</category>

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	<category>metafont</category>

	<category>metapost</category>

	<category>postscript</category>

	<category>pulizia</category>

	<category>todo/translation</category>

	<category>vim</category>

	<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 23:24:00 +0200</pubDate>
	<dcterms:modified>2024-09-29T08:00:58Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;Ho recentemente scoperto la bellezza dell&#39;&lt;em&gt;hand-editing&lt;/em&gt; dell&#39;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/SVG&quot;&gt;SVG&lt;/a&gt;: un po&#39; come lo scrivere a mano l&#39;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/HTML&quot;&gt;HTML&lt;/a&gt; delle pagine web,
ma assai più laborioso e spesso molto meno gratificante, soprattutto se,
come nel mio caso, manca un senso estetico di appoggio all&#39;abilità
tecnica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A dirla tutta, scrivere a mano questi verbosi formati di markup è
estremamente tedioso, anzi faticoso, e pesa parecchio su polsi e sulle
dita. La cosa non dovrebbe sorprendere: sono formati intesi più per la
produzione e la consumazione da parte di macchine, che non per la
modifica diretta da parte degli esseri umani. (In realtà, il discorso
per l&#39;HTML è leggermente più complesso.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per di più, scrivere SVG a mano significa fare &lt;em&gt;grafica&lt;/em&gt; (SVG, dopo
tutto, vuol dire &lt;em&gt;scalable vector &lt;em&gt;graphics&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;) senza vederla. Abituati
come siamo ad un mondo ‘punta e clicca’, anche per del semplice
testo&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/manualit%C3%A0/#fn:mousetesto&quot; id=&quot;fnref:mousetesto:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;, quanto più può sembrare strano, se non assurdo, fare
&lt;em&gt;grafica&lt;/em&gt; senza (un&#39;interfaccia) grafica?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, l&#39;opportunità o meno di lavorare &lt;em&gt;senza&lt;/em&gt; un feedback grafico
immediato dipende pesantemente dal tipo di grafica che si deve fare (oltre
che, ovviamente, dall&#39;attitudine individuale). Per un rapido schizzo
estemporaneo un classico programma di grafica (vettoriale) come
&lt;a href=&quot;http://www.inkscape.org/&quot;&gt;Inkscape&lt;/a&gt; è certamente lo strumento ideale; ma vi sono alcuni casi
(che discuteremo a breve) in cui lavorare ‘a mano’ è nettamente
superiore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Beninteso, anche quando si lavora a mano il feedback è necessario, per
assicurarsi di aver scritto giusto, per controllare il risultato ed
eventualmente migliorarlo; quando lavoro su un SVG, ad esempio, tengo
sempre il file aperto anche in una finestra del browser, aggiornandolo
quando finisco una iterazione di modifiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quali sono dunque i casi in cui la stesura manuale di un verboso XML è
preferibile ad una interfaccia grafica? Le risposte sono due, e benché
antipodali sono strettamente legate da due fili conduttori: quello
dell&#39;eleganza e quello dell&#39;efficienza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;SVG può essere considerato come un linguaggio estremamente sofisticato
&lt;em&gt;e complesso&lt;/em&gt; per la descrizione di figure in due dimensioni (figure
descritte da segmenti, archi di cerchio e cubiche di Bézier), con ricche
opzioni stilistiche su come queste figure (descritte geometricamente)
devono apparire (colori, frecce, riempimenti).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In effetti, l&#39;SVG è talmente complesso che è ben possibile che i
programmi visuali a nostra disposizione semplicemente &lt;em&gt;non supportino&lt;/em&gt;
l&#39;intera ricchezza espressiva del linguaggio; in tal caso, la
possibilità di modificare l&#39;SVG &lt;em&gt;a mano&lt;/em&gt; si può rivelare preziosa (il già
citato &lt;a href=&quot;http://www.inkscape.org/&quot;&gt;Inkscape&lt;/a&gt;, ad esempio, che usa una versione bastarda dell&#39;SVG
come formato nativo, permette anche modifiche manuali al codice interno
dell&#39;immagine).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il caso opposto è quello di un disegno estremamente semplice: perché
prendersi la briga di aspettare i lunghi minuti che spesso i programmi
di grafica impiegano all&#39;avvio, quando un semplice editor di testo può
bastare?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il più grosso vantaggio della codifica manuale rispetto all&#39;uso di un
classico programma per la grafica vettoriale è la netta semplificazione
del file stesso: anche l&#39;immagine più semplice, infatti, salvata da un
programma di grafica, si trova infatti sommersa da una immensa e spesso
ingiustificata tonnellata di informazioni supplementari che sono
&lt;em&gt;inessenziali&lt;/em&gt;, ma che riproducono le strutture di controllo utilizzate
internamente dal programma stesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Così ad esempio, ho potuto ottenere una &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/diaria/grammar-nazi/&quot;&gt;versione vettoriale del logo
Grammar Nazi&lt;/a&gt; che occupa &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/ars/manual-birth-of-a-logo/#halfthediskspace&quot;&gt;meno di
metà&lt;/a&gt; dello spazio su disco
rispetto a quella a cui è ispirata, senza perdere minimamente né in
qualità né in informazione. Anzi, il mio approccio alla descrizione
della G stilizzata risulta essere ben più comprensibile, essendo
disegnato ‘in piano’ e poi ruotato/&lt;wbr/&gt;riscalato opportunamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo è proprio un altro vantaggio della scrittura manuale rispetto al
disegno grafico: la possibilità di esprimere già a livello di codifica
la distinzione tra il design della singola componente e le
trasformazioni geometriche necessarie per la sua integrazione con il
resto del disegno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Benché questo sia anche una possibilità spesso offerta dai programmi
visuali, l&#39;informazione viene spesso sfruttata sul momento per
deformare/&lt;wbr/&gt;riposizionare le componenti come richieste, ma non è
preservata nel salvataggio su file, ed è quindi ‘persa’ dopo la sua
applicazione: non essenziale per la versione definitiva di un progetto,
ma alquanto scomodo nel periodo di design.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scrivere a mano risulta quindi in file non solo più &lt;em&gt;efficienti&lt;/em&gt; (cosa
che può avere un impatto per l&#39;utente medio, con ridotti tempi di
caricamento o meno fatica da parte del computer nella rasterizzazione
dell&#39;immagne), ma anche più &lt;em&gt;eleganti&lt;/em&gt;: un&#39;esigenza un po&#39; ‘segreta’ (in
quanti si ritrovano abitualmente a guardare il codice sorgente di un
file, piuttosto che il suo risultato?) e che per l&#39;utente medio in
genere non ha impatto (anche se può risultare talvolta &lt;em&gt;opposto&lt;/em&gt; a
quello dell&#39;efficienza, richiedendo maggiori calcoli in fase di
rasterizzazione).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La codifica manuale non è ovviamente la panacea: oltre ad essere (per
qualcuno ingiustificatamente) laboriosa, ad esempio, non può
sopperire ai limiti intrinseci del formato. L&#39;SVG, ad esempio, manca
della capacità di esprimere le dimensioni e le posizioni delle
componenti in rapporto l&#39;una all&#39;altra, se non in casi molto semplici e
ricorrendo a sofisticati artifici con raggruppamenti e dimensionamenti
fatti con fattori di scala; in più, le costanti numeriche devono essere
espresse in forma decimale e quindi, per valori quali π/3 o la
sezione aurea, approssimate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;SVG, d&#39;altro canto, non è l&#39;unico linguaggio per la grafica
vettoriale: programmi come &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/MetaPost&quot;&gt;MetaPost&lt;/a&gt; ed il suo progenitore &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/MetaFont&quot;&gt;MetaFont&lt;/a&gt; sono nati come &lt;em&gt;linguaggi di programmazione&lt;/em&gt; per la grafica
vettoriale, sono stati scritti con un occhio di riguardo per gli
aspetti numerici della matematica della grafica vettoriale, e no
soffrono dei limiti suenunciati dell&#39;SVG; d&#39;altronde, un paragone
diretto tra MetaPost ed SVG è altamente inappropriato, tanto per le
rispettive caratteristiche quanto per i rispettivi dominî di
applicazione per cui sono stati intesi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il MetaFont nasce dalla mente follemente geniale di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Donald%20Ervin%20Knuth&quot;&gt;Donald Ervin Knuth&lt;/a&gt; con lo scopo di permette la generazione &lt;em&gt;matematica&lt;/em&gt; di famiglie
di caratteri per la stampa. I caratteri di un MetaFont sono descritte da
cubiche di Bézier opportunamente parametrizzate e combinate, e questo
principio (trasformando i caratteri in immagini e l&#39;output rasterizzato
in output vettoriale in formato PostScript) sarà pure la componente
fondamentale del MetaPost.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;MetaFont e MetaPost indicano tanto i programmi in sé quanto il
linguaggio di programmazione (molto simile per entrambi) che permette
agli utenti di sviluppare famiglie di caratteri o immagini vettoriali,
con descrizioni di tipo matematico e relazionale (sono permesse
descrizioni del tipo: traccia una curva dall&#39;intersezione di queste
altre due curve ai due terzi di quell&#39;altra curva). Un file MetaPost è
come il sorgente di un qualunque linguaggio di programmazione, e va
&lt;em&gt;compilato&lt;/em&gt; per la produzione di una o più immagini.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, l&#39;SVG nasce come linguaggio di &lt;em&gt;descrizione&lt;/em&gt; di immagini
vettoriali, ed è mirato (seppur non in maniera esclusiva) alla fruizione
del web, includendo pertanto funzionalità come la possibilità di
descrivere semplici animazioni, eventualmente controllate mediante
interazione con l&#39;utente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;D&#39;altra parte, l&#39;SVG si integra piuttosto bene con il &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/JavaScript&quot;&gt;JavaScript&lt;/a&gt;, il linguaggio di programmazione dominante sul web, e
grazie a questo può assumere tutta una serie di capacità la cui mancanza
lo rende in certi casi inferiore al MetaPost; d&#39;altra parte, trovo
personalmente &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt; fastidioso dover ricorre ad un linguaggio di
programmazione ausiliario per la descrizione di immagini statiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se nel MetaPost questo era una necessità legata alla natura intrinseca
del programma (compensata dall&#39;immensa flessibilità offerta dalla
possibilità di esprimere i tratti salienti di un&#39;immagine in maniera
relazionale), la necessità di utilizzare il JavaScript in SVG per
raggiungere certi effetti statici continua a pesare come una limitazione
dell&#39;SVG stesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe supporre che se non avessi avuto una precedente esperienza
con la potente flessibilità del MetaPost, non avrei mai sentito i limiti
dell&#39;SVG come tali. Ne dubito: avrei comunque molto rapidamente trovato
frustrante l&#39;impossibilità di usare quantità numeriche ‘esatte’
lasciando al computer il compito di interpolare, avrei comunque sentito
fortemente la mancanza di esprimere come tali le relazioni tra componenti
diverse di un&#39;immagine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Piuttosto, quello che penso potrebbe essere un interessante compromesso
è qualcosa di simile al &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Markdown&quot;&gt;Markdown&lt;/a&gt; (che permette di scrivere
documenti HTML quasi come se fosse del testo semplice) per l&#39;SVG. Se il
MetaPost stesso si pensa sia troppo complicato, si potrebbe cominciare
da qualcosa di più semplice, come &lt;a href=&quot;http://www.eukleides.org/&quot;&gt;Eukleides&lt;/a&gt; (pacchetto attualmente
specializzato per la geometria).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, è importante che gli SVG prodotti da questi programmi siano
quanto più minimalistici possibile, e quindi che in qualche modo
riflettano, nel prodotto finale, quello spirito di eleganza, semplicità
ed efficienza che caratterizza la codifica a mano rispetto all&#39;uso di
un&#39;interfaccia grafica. E come il Markdown, dovrebbe permettere
l&#39;inserimento di codice SVG ‘nudo’. Quasi quasi mi ci metto.&lt;/p&gt;

&lt;!-- produce an English version of this page --&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:mousetesto&quot;&gt;&lt;p&gt;una nozione che io trovo raccapricciante: trovo faticoso
già solo &lt;em&gt;guardare&lt;/em&gt; la gente che stacca le mani dalla tastiera per
selezionare del testo con il mouse, per poi andare a cliccare su un
bottone per l&#39;apposita funzione d&#39;interesse (grassetto, corsivo,
cancella, copia, whatever).&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/manualit%C3%A0/#fnref:mousetesto:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
</description>


</item>
<item>
	<title>Artifex</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 00:50:00 +0100</pubDate>
	<dcterms:modified>2024-07-27T23:03:59Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;Ricordo che in un libricino che mi fu regalato negli anni &#39;80, curato da
&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Piero%20Angela&quot;&gt;Piero Angela&lt;/a&gt;, si menzionava una importante differenza tra gli
esseri umani e le scimmie (in particolare gli scimpanzé): la capacità di
&lt;em&gt;creare strumenti&lt;/em&gt;. In realtà, ma ormai la mia memoria vacilla, credo
che fosse qualcosa di leggermente più sofisticato: i nostri non lontani
parenti sarebbero in grado di usare gli strumenti, o anche di creare
semplici strumenti a mani nude (tipo: sfrondando un ramo), ma non di
usare strumenti per creare altri strumenti. Peraltro, non escluderei che
più recenti studi di etologia abbiano portato alla luce invece atti di
questo tipo, ma per il senso di quanto segue supporrò che questa sia, in
qualche modo &lt;em&gt;la&lt;/em&gt; differenza indicativa tra l&#39;uomo e le altre specie
viventi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo tutto, almeno a partire dal rinascimento l&#39;uomo (o per lo meno il
cosiddetto uomo occidentale) si è gloriato di essere &lt;em&gt;faber&lt;/em&gt;, quando non
&lt;em&gt;artifex&lt;/em&gt;, del proprio destino. Anche con più modeste pretese, però,
escludendo forse un po&#39; la fase medievale, l&#39;uomo ha sempre cercato
nell&#39;opera d&#39;ingegno materiale (o anche intellettuale) la propria
realizzazione. E ci si potrebbe chiedere: chi meglio di colui che crea
può conoscere quali esigenze devono essere soddisfatte dagli strumenti
di cui deve disporre? chi meglio di lui può quindi concepire l&#39;ideale
strumento perfetto per il proprio operare?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Saltando dall&#39;opera allo strumento si può seguire un&#39;indefinita spirale
discendente, in cui ciascuno strumento è a sua volta un&#39;opera, che a sua
volta necessita di strumenti per la creazione, e dall&#39;opera allo
strumento per creare l&#39;opera si passa allo strumento per creare lo
strumento per creare l&#39;opera, allo strumento per creare lo strumento per
creare lo strumento … ed ognuno di questi passaggi è un campo dove
l&#39;&lt;em&gt;artifex&lt;/em&gt; può esprimere la propria vena d&#39;ingegno, raggiungendo magari
il culmine della creatività del campo ottenendo un insuperabile
capolavoro. Ma l&#39;&lt;em&gt;artifex&lt;/em&gt; di ciascun campo necessita degli &lt;em&gt;artefices&lt;/em&gt;
dei campi precedenti, che possano fornirgli i propri capolavori come
strumenti per il suo lavoro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potremmo arrivare a dire che ogni strumento è un&#39;opera, e viceversa ogni
opera è uno strumento, ammettendo che certe opere ‘terminali’ sono
strumenti che hanno come fine la fruizione diretta dell&#39;opera stessa
(vuoi la sua contemplazione, o la soddisfazione del creatore nell&#39;averla
creata: nutrirsi, grattarsi) piuttosto che la creazione di ulteriori
strumenti. In tal senso, ciò che distingue la scimmia dall&#39;uomo è che la
scimmia si limita ad opere ‘terminali’ laddove l&#39;uomo riesce ad andare
oltre.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Certo è interessante osservare che da questo punto di vista l&#39;uomo
raggiunge la propria massima espressione (che per l&#39;appunto lo distingue
dagli altri esseri viventi) non tanto quando disegna o scolpisce o
compone, quanto piuttosto quando pialla, inchioda, suda davanti alla
fornace. Dopo tutto, l&#39;ornata suppellettile che nutre lo spirito ed il
senso estetico del fruitore è funzionalmente più simile al legnetto con
cui la scimmia raccoglie le formiche che non allo scalpello con cui è
stata creata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi rileverò dalla necessità di contestarmi osservando che laddove la
scimmia provvede solo ai proprio fabbisogni fisici e corporali, le opere
terminali dell&#39;uomo hanno anche (se non soprattutto) lo scopo di nutrire
il suo spirito, quello stesso spirito che è, a detta di molti se non di
tutti, ciò che realmente ci distingue dal resto degli esseri viventi. E
basta notare l&#39;abbrutimento di chi non cura e coltiva il proprio spirito
per capire quanto questo nutrimento che ci separa dagli animali sia
importante.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;osservazione, benché puntuale, sposta di poco l&#39;aspetto funzionale
dell&#39;opera terminale: il soddisfacimento di bisogni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una specie che avesse oltre ai bisogni fisici ed a quelli spirituali
altri bisogni (inesplicabili per noi come i nostri bisogni spirituali lo
sono per le scimmie) non vedrebbe nulla di speciale nel nostro fruire
opere terminali per nutrire il nostro spirito, esattamente come noi non
vediamo nulla di speciale nel fatto che gli animali mangino. A ben
pensarci, non è da escludere che ciascuna specie abbia bisogni non
fisici che le altre specie non sono in grado di comprendere, nemmeno di
indovinare. È ciò che va oltre il soddisfacimento dei bisogni, quindi,
la cosa a cui guardare —ammesso e non concesso che la creazione di
strumenti per creare altri strumenti non possa essere interpretata
anch&#39;essa come soddisfacimento di bisogni, benché in maniera più
indiretta: ogni passo nella catena degli strumenti è un livello di
indirezione, in cui il bisogno da soddisfare va ricercato nel tentativo
di semplificarsi il lavoro ai livelli più vicini al bisogno ‘primario’,
terminale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Comunque, se davvero è nella creazione di opere/&lt;wbr/&gt;strumenti atti alla
creazione di altre opere/&lt;wbr/&gt;strumenti (&lt;em&gt;metastrumentalità&lt;/em&gt;) che
soggiace la differenza (in termini di capacità) dell&#39;uomo dalla scimmia,
questa differenza raggiunge la massima espressione (e quindi l&#39;uomo
raggiunge l&#39;apice delle proprie capacità) nella creazione ‘a mani nude’
di opere/&lt;wbr/&gt;strumenti che non hanno altro possibile fine che la
creazione di altre opere/&lt;wbr/&gt;strumenti (in contrasto, quindi, con
quelle che hanno magari &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; una fruibilità propria non mirata alla
creazione di altro).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, nel caso dell&#39;uomo, alla semplice arteficità più
propriamente manuale si aggiunge quella spesso detta “di concetto”, la
creazione puramente astratta, tipicamente mentale. E non credo di essere
molto lontano dal vero nel sostenere che alla creazione materiale
prelude (quasi) sempre quella astratta: la seconda è quindi facilmente
strumentale alla prima, e &lt;em&gt;nella misura in cui lo è&lt;/em&gt;, è anche una più
alta espressione delle capacità dell&#39;uomo. In tal senso, ad esempio, la
logica su cui si basa la matematica su cui si basa la fisica su cui si
basa l&#39;ingegneria è probabilmente un esempio della più alta
realizzazione delle capacità umane.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È opportuno inoltre osservare che tra i campi in cui sa e può operare
l&#39;uomo esistono relazioni di metastrumentalità che non sono né lineari
né univoche né, soprattutto, a senso unico: strumenti possono essere
usati per creare e/o migliorare strumenti che favoriscono la creazione
e/o il miglioramento degli strumenti che li hanno creati. Più che di una
spirale sarebbe quindi forse più opportuno parlare di una rete, una
metaforica tela di ragno al cui centro troviamo l&#39;uomo con le sue mani e
la sua mente, e da cui si dipartono fili verso i bisogni ‘diretti’
dell&#39;uomo stesso, fili attraversati a diverse distanze da altri fili a
struttura vagamente concentrica, rappresentanti i vari campi del sapere
e dell&#39;operare umano, dalla falegnameria alla pittura, dalla filosofia
alla matematica: le intersezioni tra i fili sono le opera e gli
strumenti, ed i fili stessi indicano una relazione di dipendenza, che
può essere in un solo verso ovvero in entrambi, a seconda che l&#39;uno
strumento possa essere usato per l&#39;altro e viceversa: da un campo
all&#39;altro dal centro alla periferia, nello stesso campo trasversalmente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Purtroppo, benché la metastrumentalità sia una caratteristica della
specie umana in senso collettivo, essa non può facilmente dirsi
caratteristica del singolo individuo: benché in tempi passati si
potessero trovare arti, mestieri e professioni in cui il &lt;em&gt;faber&lt;/em&gt; si
dedicasse alla creazione ed al perfezionamento dei propri strumenti
quanto a quella delle proprie opere o degli strumenti per le opere
altrui, il fenomeno si è sempre più ridotto fin quasi a sparire in tempi
moderni, dove l&#39;alta specializzazione, l&#39;aumentare delle conoscenze e la
complessità degli strumenti stessi portano ad insormontabili difficoltà
nello spaziare per l&#39;intera lunghezza di uno di quei fili che
dall&#39;umanità si dipartono verso le sue opere terminali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Basti pensare che già solo per comprendere il funzionamento degli
strumenti su cui poggia il nostro vivere quotidiano avremmo bisogno di
conoscenze che spaziano dalla fisica alla chimica, dall&#39;elettronica alla
meccanica; per poterli mantenere e riprodurre dovremmo essere fabbri,
meccanici, sarti, cuochi, idraulici, ingegneri elettronici, e dovremmo
avere a disposizione cantine, officine, &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Camera%20bianca&quot;&gt;camere bianche&lt;/a&gt;, nonché una corrispondente quantità di ulteriori
strumenti. Non solo degli strumenti d&#39;uso quotidiano abbiamo però una
conoscenza non certo approfondita, che nei migliori dei casi si limita a
minime capacità di manutenzione, e quasi mai di riproduzione: la maggior
parte degli uomini moderni si trova spesso anche sul lavoro a far uso di
strumenti dei quali ha nel migliore dei casi una conoscenza solo
superficiale; reciprocamente, chi produce opere che hanno un duplice
valore terminale e strumentale facilmente si dimentica del secondo, e
concentrandosi solo sul primo si allonta dalla piena estrinsecazione di
quella capacità che distingue il genere umano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non è tanto una &lt;em&gt;limitatezza&lt;/em&gt; degli interessi ad impedire agli uomini di
occuparsi degli strumenti di cui usufruisce, quanto piuttosto il loro
essere &lt;em&gt;selettivi&lt;/em&gt;: dopo tutto, anche un &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Polymath&quot;&gt;polimate&lt;/a&gt;,
un &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Uomo%20Universale&quot;&gt;Uomo Universale&lt;/a&gt; (ancora echi del rinascimento) potrebbe
comunque non essere in grado di adoprarsi per creare o migliorare gli
strumenti a lui necessari per il suo dominio sui molteplici campi di cui
si occupa. Sarebbe quindi interessante sapere quali meccanismi
psicologici spingono le persone ad interessarsi dei proprî strumenti
piuttosto che di altri campi più o meno connessi tra loro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo tutto, per quale motivo un matematico dovrebbe interessarsi delle
applicazioni della sua teoria alla fisica, quando non direttamente
all&#39;ingegneria? Eppure la più sconvolgente presentazione del
&lt;a href=&quot;http://www.iac.rm.cnr.it/simai/simai2008/index.htm&quot;&gt;SIMAI 2008&lt;/a&gt; è stata su un sorprendente nesso tra la matematica più
astratta (l&#39;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/algebra%20omologica&quot;&gt;algebra omologica&lt;/a&gt;) e quella più ingegneristica (gli
&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/elementi%20finiti&quot;&gt;elementi finiti&lt;/a&gt;): non a caso, la presentazione era anche
mirata a sottolineare l&#39;arbitrarietà di certe convenzionali distinzioni
tra matematica pura (intesa appunto come opera ‘terminale’, per lo più
fine a sé stessa) e matematica applicata (intesa appunto come opera
strumentale, ‘calcolatrice’).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Viceversa, perché mai un matematico dovrebbe interessarsi degli aspetti
tipografici dei lavori che porteranno in giro le sue idee? Eppure il più
longevo (e se non &lt;em&gt;il&lt;/em&gt;, sicuramente uno dei più longevi) dei software
attualmente ancora in circolazione è il &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/TeX&quot;&gt;T&lt;sub&gt;E&lt;/sub&gt;X&lt;/a&gt;, che fu sviluppato sul finire degli anni &#39;70 da
&lt;a href=&quot;http://www-cs-faculty.stanford.edu/~knuth/&quot;&gt;Donald Ervin Knuth&lt;/a&gt;, matematico ed informatico (anzi Maestro
dell&#39;Arte della Programmazione al Computer) che si mise a studiare
tipografia non tollerando lo scempio cui veniva sottoposta la (sua)
produzione scientifica: non a caso il nome del software deriva dalla
τέχνη, la capacità dell&#39;&lt;em&gt;artifex&lt;/em&gt; (mi si perdoni l&#39;&lt;em&gt;exploit&lt;/em&gt; [ahem]
linguistico).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In effetti, ci sono casi in cui è possibile lavorare ai propri strumenti
(o a parte di essi) senza trascendere (o con una minima trascendenza
de)i limiti della conoscenza settoriale, all&#39;interno quindi della
propria τέχνη, e raggiungendo comunque apici di metastrumentalità. Ad
esempio, nei bei tempi andati un fabbro era in grado di produrre la
maggior parte dei propri strumenti; in tempi più moderni, la cosa è vera
per chi scrive programmi al computer: benché non sempre se ne occupi, un
programmatore ha già le conoscenze per scrivere programmi che lo aiutino
nel proprio lavoro di programmatore. E visto quanto la metastrumentalità
porti ad una prospettiva quasi paradossale sull&#39;importanza e la
rilevanza delle nostre capacità, verrebbe da chiedersi: essere
metastrumentali senza uscire dal proprio campo è meglio o peggio che
esserlo spaziando in campi diversi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Poi, ecco, tutto questo prende ovviamente spunto dal periodo che sto
attraversando, periodo in cui ho lavorato con gran profitto e gran
soddisfazione non solo al più immediato compito per il quale da questo
mese, e quindi materialmente dal prossimo, riceverò il mio soldo
d&#39;impiegato di concetto, ma anche ad una serie di strumenti di contorno.
Vedere le proprie conoscenze da matematico ed informatico concretizzarsi
nella prima bozza di codice per calcolo scientifico su scheda grafica
non è cosa da poco. Ma quando i proprî contributi vengono ufficialmente
accettati in &lt;a href=&quot;http://git-scm.org&quot;&gt;un importante strumento di sviluppo&lt;/a&gt; utilizzato da
molti importanti progetti, be&#39;, c&#39;è una soddisfazione tutta
particolare.)&lt;/p&gt;

&lt;!-- Canale: CULTURA --&gt;
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