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<updated>2024-11-03T15:51:37Z</updated>
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	<title>La libert&#xE0; come paradosso</title>

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	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2012-11-29T09:55:00Z</published>


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	&lt;p&gt;Ho già parlato in altre occasioni della libertà, riflettendo &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/fragile-liberta/&quot;&gt;vuoi
sull&#39;uso ed abuso del concetto&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/divergenze-arbitrio-coscienza/&quot;&gt;vuoi
sulla sua possibilità ontologica&lt;/a&gt;.
Quello su cui vorrei soffermarmi stavolta è invece la natura
&lt;em&gt;paradossale&lt;/em&gt;, quando non addirittura &lt;em&gt;contraddittoria&lt;/em&gt;, del concetto
stesso di libertà e della sua applicazione nel mondo reale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho già discusso nel primo dei succitati articoli alcune necessarie
premesse perché di libertà si possa parlare; possiamo quindi dare per
assunto in quanto segue che gli esseri umani&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:enticonliberoarbitrio&quot; id=&quot;fnref:enticonliberoarbitrio:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;
siano dotati di un &lt;em&gt;quid&lt;/em&gt; che chiameremo &lt;em&gt;libero arbitrio&lt;/em&gt; e che dà loro
la possibilità di &lt;em&gt;scegliere&lt;/em&gt; come agire, nei limiti delle leggi (che
possiamo assumere peraltro deterministiche) della natura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Possiamo anche dare per assodato che un essere umano, finché non si
trovi ad interagire con un altro essere umano (o altro ente dotato di
libero arbitrio), sia libero (di agire come più ritiene opportuno), ma è
altresí vero che in tale contesto il concetto di libertà non sia
particolarmente significativo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Invero, e qui si può vedere già il primo paradosso, è più
&lt;em&gt;significativo&lt;/em&gt; definire la libertà in termini &lt;em&gt;negativi&lt;/em&gt; piuttosto che
positivi: parlare di libertà ha valore soprattutto se si intende come
libertà il &lt;em&gt;non esssere limitati&lt;/em&gt; da altri. Da qui il famoso adagio
secondo cui «la propria libertà finisce dove comincia quella degli
altri», che parafrasando Gaber noteremo essere un&#39;“espressione romantica
e suggestiva”, ma che nulla ci dice sul come (o dove) il ‘confine’ tra
le libertà propria e degli altri sia da tracciare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Piuttosto che approfondire questa ricca tematica, al momento mi
interessa piuttosto evidenziare che si potrebbe a questo punto
chiudere il discorso con una semplice considerazione: un individuo o è
libero (se non interagisce, direttamente e indirettamente, con nessun
altro), oppure non lo è (in quanto, interagendo con altri, si trova di
necessità condizionato o limitato nelle scelte).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma ovviamente così non abbiamo detto nulla di interessante. Il &lt;em&gt;vero&lt;/em&gt;
nocciolo, quando si parla di libertà, è proprio determinare il confine
che &lt;em&gt;limita&lt;/em&gt; la libertà di ciascuno in rapporto a quella degli altri (di
ciascuno degli altri, e degli altri come collettività), o quanto meno
determinare dei criteri con cui determinare tale confine. È su questo,
dopo tutto, che ci si accapiglia quando si dibatte di filosofia
politica, etica, morale: se si possano tracciare limiti diversi da
quelli ‘naturali’ dei rapporti di forza (opportunamente intesi), e
quali, e come.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche per questo, alla fine, nella pratica, diventa più importante
parlare di libertà al plurale, come collezione di singole libertà
(essere —o meno— liberi &lt;em&gt;di&lt;/em&gt; …) piuttosto che di Libertà come concetto
astratto. Sono queste libertà che, generalmente, nelle formalizzazioni
dei &lt;em&gt;codices&lt;/em&gt; della società, vengono dette &lt;em&gt;diritti&lt;/em&gt; e che, in quanto
tali, dovrebbero (in teoria) essere garantite dalla società stessa (il
‘come’ ciò dovrebbe avvenire, ed il ‘se’ ciò poi avvenga veramente,
ovviamente, sono tutto un altro discorso).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la riduzione della Libertà come astratta assenza di coercizioni o
prevaricazioni a molteplici singole libertà non è una cosa che riguarda
solo le società formalmente organizzate: anche il più sfegatato sostenitore
dell&#39;anarchia finisce con il parlare, in concreto, di libertà &lt;em&gt;da&lt;/em&gt; (le
tasse, il governo, lo Stato, la religione, …), piuttosto che
dell&#39;astratta Libertà, perché in fin dei conti, nel concreto, sono
&lt;em&gt;quelle&lt;/em&gt; che contano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure è qui che entrano in gioco i due forse più importanti aspetti
della libertà, due paradossi simmetrici a cavallo della transizione tra
l&#39;essere liberi e il non esserlo.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;liberidiessereliberi&quot;&gt;Liberi di essere liberi&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Come premessa alla presentazione dei due fondamentali paradossi della
libertà, porrei però una domanda: vi sono libertà più importanti di
altre libertà? È possibile stilare una sorta di graduatoria, anche
parziale, delle libertà?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Darei a queste domande risposta affermativa: dopo tutto, è proprio a
partire da questo che si può partire nel definire i limiti delle libertà
individuali in conflitto l&#39;una con l&#39;altra. Ad esempio, il diritto alla
libera circolazione (libertà di andare indisturbati dove si vuole) è in
conflitto con il diritto ad un angolino dove stare per conto proprio
senza nessuno che ti venga a disturbare. La libertà di un gruppo di
persone di organizzare una manifestazione confligge con la libertà di
altre persone di attraversare le stesse strade. Quale delle due libertà
prevale?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Meno superficialmente, è evidente che ci sono alcune libertà che sono
&lt;em&gt;fondamentali&lt;/em&gt;, nel senso che senza di esse non sarebbe nemmeno
possibile esercitare le altre. Ovviamente, tali libertà fondamentali
sono più generali, più astratte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parliamo, ad esempio, del &lt;em&gt;diritto alla vita&lt;/em&gt;: io sono libero di vivere,
e quindi gli altri &lt;em&gt;non sono&lt;/em&gt; liberi di uccidermi. È evidente che se non
sono vivo, non posso esercitare il mio essere libero. (Sorvoliamo sulla
questione metafisica e trascendente della libertà dello spirito dopo la
morte.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parliamo anche del &lt;em&gt;diritto ad essere liberi&lt;/em&gt;: la ‘libertà di essere
liberi’: sono libero di essere libero, e quindi gli altri &lt;em&gt;non sono&lt;/em&gt;
liberi di costringermi o prevaricarmi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È importante notare che entrambe queste libertà fondamentali, &lt;em&gt;non a
caso&lt;/em&gt; espresse in forma di &lt;em&gt;diritti&lt;/em&gt;, sono in un certo senso &lt;em&gt;passive&lt;/em&gt;,
legate più strettamente ad una &lt;em&gt;‘mancanza di libertà’&lt;/em&gt; degli altri che
ad una attiva scelta dell&#39;individuo: dove però l&#39;individuo può agire è
nella &lt;em&gt;difesa&lt;/em&gt; di quelle libertà; eppure, in qualche modo, la stessa
&lt;em&gt;necessità&lt;/em&gt; di difendere le proprie libertà fondamentali &lt;em&gt;è&lt;/em&gt; una perdita
di libertà. E già questo è un piccolo paradosso in sé, che probabilmente
meriterebbe di essere approfondito.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;liberinonliberi&quot;&gt;Liberi di perdere la libertà&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Se la libertà di essere liberi può sembrare un simpatico gioco di
parole, è nell&#39;andare oltre, nel guardare alla &lt;em&gt;perdita&lt;/em&gt; della libertà,
che il discorso si fa più serio, più interessante.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non si parla qui ovviamente di una perdita della libertà frutto di
coercizione o prevaricazione: un tale evento è smaccatamente null&#39;altro
che una &lt;em&gt;violazione&lt;/em&gt; della libertà dell&#39;individuo. Cosa possiamo dire
invece nel caso di una permanente, &lt;em&gt;volontaria&lt;/em&gt; rinuncia alla propria
libertà?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponiamo che sia realistico quanto sostiene la &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione%20universale%20dei%20diritti%20dell%27uomo&quot;&gt;Dichiarazione universale dei diritti dell&#39;uomo&lt;/a&gt; (DUDU), ovvero che ciascuno nasce
libero (Art. 1) e che abbia diritto alla vita e alla libertà (Art. 3).
Finché si parla di &lt;em&gt;diritto&lt;/em&gt;, si sta semplicemente implicando che
&lt;em&gt;altri&lt;/em&gt; non possano privarci della nostra vita, della nostra libertà.
Questo non dice nulla sulla possibilità che ciascuno di noi possa
scegliere di privarsi della propria vita —o della propria libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siamo liberi di &lt;em&gt;diventare&lt;/em&gt; schiavi? È importante notare che la scelta
non è &lt;em&gt;volontariamente&lt;/em&gt; reversibile: dalla schiavitù si esce solo per un
atto &lt;em&gt;altrui&lt;/em&gt;. In questa sua irreversibilità, una perdita &lt;em&gt;volontaria&lt;/em&gt;
della libertà non è troppo dissimile da una perdita volontaria della
vita (anche se la seconda è, per ovvie ragioni, ‘più’ irreversibile, a
meno che non si creda nella reincarnazione o che la medicina non ci
offra, in un futuro, la possibilità di tornare in vita dopo la morte).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La domanda è quindi: si è più liberi se si è liberi di non esserlo, o se
la propria libertà è irrinunciabile?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La risposta non è banale: da un lato, se sono libero di rinunciare alla
mia libertà, e finché non esercito tale opzione, sono ‘più libero’ di
quanto lo sarei se non fossi libero di rinunciarvi; d&#39;altra parte, nel
momento in cui dovessi esercitare tale libertà rinunciando alla mia
libertà sarei (da allora) &lt;em&gt;meno&lt;/em&gt; libero che se non avessi avuto tale
possibilità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La domanda, peraltro, non è oziosa, anche se in questa sede mi preme
solo sottolinearne la natura paradossale. Si potrebbe dire: chi mai
rinuncerebbe volontariamente e permanentemente alla propria libertà?
In realtà, vi sono infinite circostanze in cui una cosa del genere può
avvenire, soprattutto quando ci si trovi davanti a scelte, ad esempio,
tra la propria vita e la propria libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non a caso la suddetta Dichiarazione sostiene (Art. 4) che nessun
individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù: in
altre parole, secondo la DUDU, &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; siamo liberi di perdere la nostra
libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;D&#39;altra parte, vi sono (sedicenti) libertari che sostengono il
contrario,  per lo meno se le situazioni che possono
portare allo scegliere di perdere la propria libertà sono frutto di
circostanze ‘naturali’ e non forzate dall&#39;intervento di qualcuno
(comprensibilmente, poiché in tal caso —ad esempio qualcuno che ti
minacci di morte se non rinunci alla tua libertà— si tratterebbe di
coercizione o prevaricazione).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quale delle due posizioni è più a favore della libertà? Certamente sono
entrambe paradossali.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;libericostretti&quot;&gt;Costretti ad essere liberi&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La controparte della precedente discussione riguarda invece la
situazione opposta: supponiamo di &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; essere liberi (vuoi perché non è
vero che ciascun individuo è libero, vuoi perché abbiamo esercitato la
nostra libertà a perdere la libertà, vuoi perché siamo stati costretti
in schiavitù); la domanda è: possiamo essere &lt;em&gt;costretti&lt;/em&gt; ad essere
liberi? (O viceversa, possiamo &lt;em&gt;costringere&lt;/em&gt; altri ad essere liberi?)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponiamo che un certo soggetto non sia libero. Supponiamo che costui
&lt;em&gt;voglia&lt;/em&gt; essere libero. Possiamo aiutarlo, liberarlo? &lt;em&gt;Dobbiamo&lt;/em&gt;?
(dovere morale)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponiamo invece che costui &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; voglia essere libero. Di più,
supponiamo che voglia non esserlo (&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/&quot;&gt;che non è esattamente la stessa
cosa&lt;/a&gt;). Dovremmo liberarlo comunque? (Qui
ovviamente la risposta è strettamente legata a cosa si pensa sulla
libertà di non essere liberi.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O supponiamo di esserci prefissi come compito di liberare coloro che
vogliono essere liberi, ma di &lt;em&gt;non sapere&lt;/em&gt; se questo soggetto voglia o
non voglia essere libero. Supponiamo che l&#39;unico modo per sapere se
vuole o non vuole essere libero sia di liberarlo. Dovremmo?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O supponiamo che la libertà di ciascuno (individualmente) dipenda
imprescindibilmente dal fatto che &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt; siano liberi. Dovremmo
liberarlo a prescindere dalla sua volontà, anche solo per assicurare che
tutti gli altri (che vogliono essere liberi) lo siano?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O supponiamo che questo soggetto &lt;em&gt;non abbia nemmeno idea&lt;/em&gt; del fatto che
potrebbe essere libero, e che pertanto non abbia scelto né in un senso
né nell&#39;altro (diciamo che per lui l&#39;essere non libero è una condizione
‘naturale’). È lecito, opportuno, raccomandabile o un dovere morale
mostrargli questa possibilità?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Portando la cosa all&#39;estremo: se nessuno è libero, nessuno lo è mai
stato, e non sappiamo nemmeno cosa succederebbe davvero se lo fossimo,
cambierebbero le risposte? Ma questo è un&#39;altra questione.)&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;educazioneliberi&quot;&gt;Educazione alla libertà&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Strettamente legata alla precedente, vi è infine un&#39;altra questione da
cui non si può prescindere nel parlare di libertà, una questione per
molti versi ben più &lt;em&gt;pratica&lt;/em&gt;, ma non per questo meno paradossale:
l&#39;educazione alla libertà. Si può educare ad essere liberi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È interessante notare che la corrispondente domanda per la controparte
ha risposta ovviamente positiva: vi è una onorata e gloriosa tradizione
plurimillenaria all&#39;indottrinamento, al lavaggio del cervello,
all&#39;inquadramento. E difficilmente si potrà dire che non abbia avuto
(quasi) sempre un notevole successo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Difficilmente si potrà dire lo stesso per la libertà, e la situazione in
questo caso è ancora più delicata. Vi è infatti un problema
‘semplicemente’ tecnico, che volendo si può banalizzare nella domanda:
si può &lt;em&gt;insegnare&lt;/em&gt; ad essere liberi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma vi è anche una questione etica: è &lt;em&gt;lecito&lt;/em&gt; (ammesso che sia
possibile) educare gli altri ad essere liberi, o già il fatto stesso di
procedere in questa direzione è in qualche modo una coercizione? Di più,
come nel caso della ‘costrizione’ ad essere liberi, è forse un
‘imperativo morale’ educare gli altri alla libertà?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il problema dell&#39;educazione è fondamentale quanto trascurato. Sulla
possibilità materiale di ‘insegnare’ la libertà, d&#39;altra parte, c&#39;è
moltissimo da dire, e possibili metodi (e contenuti!) meritano
un&#39;approfondita discussione che esula dal tema di queste riflessioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Può sembrare facile sbarazzarsi della questione sostenendo la
(opinabile) tesi che si &lt;em&gt;nasce&lt;/em&gt; liberi, e che l&#39;abitudine alla
sottomissione ed alla prevaricazione che sembra dominante è ‘appresa’, e
che quindi in un sistema ‘libero’ non ci sarebbe bisogno di ‘insegnare’
la libertà. Ma una tale dismissione non considera alcuni aspetti
importanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il primo, ovviamente, è che proprio perché nel contesto in cui viviamo a
sembrare dominante è la mentalità opposta, una forma di ‘insegnamento’
della libertà (foss&#39;anche solo per ‘disimparare’ l&#39;abitudine alla
sottomissione ed alla coercizione che ci sarebbe stata inculcata fin
dalla prima infanzia) diventa necessaria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In più, è fin troppo evidente che qualunque ‘lezione’ la Storia possa
insegnare è facilmente dimenticata nell&#39;arco di un paio di generazioni:
come allora educare le nuove generazioni a non ricadere nello stesso
sistema di sottomissioni e coercizioni da cui ci dovremmo liberare?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il vero problema è che l&#39;educazione è uno strumento che può portare ad
effetti diametralmente opposti: può essere usata per mostrare, indicare,
allargare la mente, &lt;em&gt;rendere liberi&lt;/em&gt;, ma ugualmente può essere usata per
plasmare secondo canoni prestabiliti, &lt;em&gt;plagiare&lt;/em&gt;, restringere,
rinchiudere. Ma questo è un discorso che riguarda l&#39;educazione in
generale, e non specificamente l&#39;educazione alla libertà.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;radiciparadosso&quot;&gt;Le radici del paradosso&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Torniamo, per concludere, al tema principale. Vi è in realtà un singolo
punto cruciale da cui sorge l&#39;intera questione della libertà come
paradosso, e tale punto è il problema del &lt;em&gt;mantenimento&lt;/em&gt; della libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un sistema basato sulla coercizione, sulla costrizione, può facilmente
mantenersi seguendo le proprie regole. I suoi elementi fondanti hanno
una coerenza interna che lo rendono &lt;em&gt;stabile&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, un sistema che avesse come principio fondante la libertà non
potrebbe non essere fondato sul &lt;em&gt;compromesso&lt;/em&gt;, in quanto appunto
“la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella degli altri”.
La libertà, di per sé, non può quindi essere un principio &lt;em&gt;assoluto&lt;/em&gt;,
come invece può esserlo la coercizione (tranne ovviamente nel caso
banale del singolo individuo che non interagisca mai con alcun altro
individuo, né direttamente, né indirettamente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il problema, ovviamente, è l&#39;innegabile esistenza di situazioni di
contrasto per le quali non esiste soluzione pacifica, vuoi per
l&#39;irremovibilità degli individui coinvolti, vuoi per l&#39;unicità della
risorsa richiesta, o qualunque altro possa essere il motivo. Anche
volendo giudicare pienamente libera una soluzione di compromesso a cui
gli individui coinvolti giungano di comune accordo, infatti, rimane il
caso in cui un accordo non venga raggiunto, giacché in tal caso la
prevaricazione di uno dei partiti coinvolti è inevitabile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche il sistema più libero non può quindi non ammettere la
prevaricazione, anche quando circoscritta a singoli casi individuali:
prevaricazioni locali, se vogliamo, invece che globali e/o sistematiche.
Ma ammettere anche la minima, la più circoscritta delle prevaricazioni
significa, di fatto, rinnegare (seppure localmente) la libertà come
principio &lt;em&gt;assoluto&lt;/em&gt; e imprescindibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La libertà come principio fondante porta quindi ad un sistema
incoerente, auto-contraddittorio. Questa è la radice del paradosso della
libertà. Una minuscola crepa che inficia irrimediabilmente qualunque
discorso parta dalla libertà come principio assoluto. Ovvero, qualunque
riflessione (non banale e non superficiale) sulla libertà diventa
immancabilmente una riflessione su quali compromessi siano accettabili
per essere non liberi il meno possibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dalle situazioni di conflitto si dirama infatti una serie progressiva di
dubbi, per i quali non esistono risposte che non siano
limitative della libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponiamo ad esempio che vi sia un conflitto irrisolvibile tra due
parti. Un terzo attore indipendente è libero di intervenire (senza che
il suo intervento sia richiesto) a favore dell&#39;uno o dell&#39;altro? Se sì,
si ammette la prevaricazione dei due sull&#39;uno, ma altrimenti si nega al
terzo la libertà di partecipare nel conflitto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi è poi la questione del peso relativo dato alle proprie libertà
rispetto a quelle degli altri. È facile a parole sostenere che entrambe
abbiano lo stesso peso; è molto più difficile agire in tal senso,
soprattutto in caso di forti divergenze, ad esempio ideologiche: la
libertà degli altri va rispettata semplicemente per una questione
ideologica, a prescindere da qualunque altro fattore, o solo nel caso in
cui vi sia una &lt;em&gt;reciprocità&lt;/em&gt; di tale rispetto? Possiamo rispettare allo
stesso modo la libertà di qualcuno che &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; crede nel rispetto della
libertà?&lt;/p&gt;

&lt;!-- In caso negativo, ci si incastra nel ginepraio di un rispetto selettivo
della libertà altrui (in base a quale criterio scegliere chi è
meritevole di libertà e chi no?), dal lato opposto si lascia campo
libero a prese di potere che dirottino la società verso sistemi
coercitivi. --&gt;

&lt;p&gt;Più in generale, che cosa impedisce ad un sistema che abbia come cardine
la libertà dei suoi attori di degenerare verso un sistema coercitivo?
Quali paletti è lecito mettere per evitare che ciò accada?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quanta libertà è lecito perdere per poter garantire la libertà?&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:enticonliberoarbitrio&quot;&gt;&lt;p&gt;quanto qui discusso, ovviamente, dipende
sostanzialmente dall&#39;essere dotati di libero arbitrio, e non tanto
dall&#39;essere umani; il discorso potrebbe quindi essere generalizzato per
includere qualunque essere vivente (o altro ente) che si possa assumere
dotato di libero arbitrio.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:enticonliberoarbitrio:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



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	<title>Citazioni</title>

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	<author><name>Oblomov</name></author>






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	<updated>2013-02-26T14:28:00Z</updated>
	<published>2011-12-25T10:30:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;h2 id=&quot;keynes&quot;&gt;John Maynard Keynes&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Forse uno dei più geniali inviti al pragmatismo:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;The long run is a misleading guide to current affairs. In the long
run we are all dead.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il lungo periodo è una guida fuorviante per gli affari
correnti. Nel lungo periodo saremo tutti morti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;John Maynard Keynes, &lt;em&gt;A Tract on Monetary Reform&lt;/em&gt;, Ch. 3&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- TODO link e verifica testo --&gt;

&lt;p&gt;Una delle più puntuali definizioni del capitalismo liberale:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Capitalism is the astonishing belief that the nastiest of men
and the nastiest of motives will somehow work for the benefit of all&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il capitalismo è quella sorprendente credenza secondo cui
i più odiosi degli uomini ed le più odiose delle intenzioni in qualche
modo porteranno al bene di tutti&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;John Maynard Keynes, attribuita da sir George Schuster in &lt;em&gt;Christianity and human relations in industry&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- TODO link e verifica testo --&gt;

&lt;h2 id=&quot;russell&quot;&gt;Bertrand Russell&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Advocates of capitalism are very apt to appeal to the sacred
principles of liberty, which are embodied in one maxim: &lt;em&gt;The fortunate
must not be restrained in the exercise of tyranny over the unfortunate&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;I difensori del capitalismo sono molto inclini
all&#39;appellarsi ai sacri principî della libertà, che sono raccolti in una
massima: &lt;em&gt;il fortunato non deve essere trattenuto dall&#39;esercitare
tirannia sopra lo sfortunato&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;Bertrand Russell, &lt;em&gt;Freedom in Society&lt;/em&gt; (Essay 13 in &lt;em&gt;Sceptical Essays&lt;/em&gt;)&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;When you are studying any matter, or considering any philosophy, ask
yourself &lt;em&gt;only&lt;/em&gt;: What are the &lt;em&gt;facts&lt;/em&gt;, and what is the truth that the facts bear
out. Never let yourself be diverted, either by what you wish to believe, or by
what you think would have beneficent social effects if it were believed; but
look only and solely at what are the facts&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Quando studiate qualunque qquestione, o considerate qualunque filosofia,
chiedetvi &lt;em&gt;soltanto&lt;/em&gt;: quali sono i &lt;em&gt;fatti&lt;/em&gt;, e qual è la verità supportata da questi fatti.
Non lasciatevi mai dirottare né da quello che vorreste credere, né da ciò che
pensate possa avere benefici effetti sociali se fosse creduto; ma guardate solo
ed esclusivamente a quali sono i fatti&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;Bertrand Russell, &lt;em&gt;Face to Face&lt;/em&gt; (BBC interview)&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- ([YT! video link](https://www.youtube.com/watch?v=ihaB8AFOhZo)) --&gt;

&lt;h2 id=&quot;albertallenbartlett&quot;&gt;Albert Allen Bartlett&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;The greatest shortcoming of the human race is our inability
to understand the exponential function.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il piú grande limite della razza umana è la nostra incapacità
a comprendere la funzione esponenziale.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.albartlett.org/index.html&quot;&gt;Prof. Al Bartlett&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;jorgeagustnnicolsruizdesantayanayborrsgeorgesantayana&quot;&gt;Jorge Agustín Nicolás Ruiz de Santayana y Borrás (George Santayana)&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://en.wikiquote.org/wiki/George_Santayana#Vol._I,_Reason_in_Common_Sense&quot;&gt;La probabile origine del famoso aforisma sul non imparare dalla storia&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Progress, far from consisting in change, depends on retentiveness.
When change is absolute there remains no being to improve and no direction is set for possible improvement:
and when experience is not retained, as among savages, infancy is perpetual.
Those who cannot remember the past are condemned to repeat it.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Il progresso, lungi dal consistere di cambiamento, dipende dalla capacità di trattenere.
Quando il cambiamento è assoluto, non rimane essere da migliorare e non vi è nessuna direzione fissata per possibili miglioramenti:
e quando l&#39;esperienza non è trattenuta, come tra i selvaggi, l&#39;infanzia è perpetua.
Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;George Santayana, &lt;em&gt;The Life of Reason, vol. 1: Reason In Common Sense&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;samuliparonen&quot;&gt;Samuli Paronen&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Confesso di non conoscere il finlandese, ma mi ha molto incuriosito la
citazione di &lt;a href=&quot;http://fi.wikipedia.org/wiki/Samuli_Paronen&quot;&gt;questo autore&lt;/a&gt; trovata in &lt;a href=&quot;http://www.theatlantic.com/national/archive/2011/12/what-americans-keep-ignoring-about-finlands-school-success/250564/&quot; title=&quot;What Americans keep ignoring about Finalnd&#39;s school success&quot;&gt;questo
articolo&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;Todelliset voittajat eivät kilpaile&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;I veri vincenti non competono&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.aforismi.vuodatus.net/blog/26248&quot;&gt;Samuli Paronen, &lt;em&gt;Maailma on sana&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;jasonread&quot;&gt;Jason Read&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;People who dismiss the unemployed and dependent as “parasites”
fail to understand economics and parasitism. A successful parasite is
one that is not recognized by its host, one that can make its host work
for it without appearing as a burden. Such is the ruling class in a
capitalist society.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Coloro che scartano i disoccupati e gli assistiti come
“parassiti” non capiscono né l&#39;economia né il parassitismo. Un parassita
ha successo quando non viene riconosciuto tale dal proprio ospite,
quando riesce a far lavorare il proprio ospite a proprio vantaggio senza
sembrare un peso. Tale è la classe dirigente di una società
capitalista.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://16tons.tumblr.com/post/15628669226/&quot;&gt;Jason Read&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;pierredespoges&quot;&gt;Pierre Despoges&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;On peut rire de tout, mais pas avec tout le monde.&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;Si può ridere di tutto, ma non con tutti.&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;Pierre Despoges&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;h2 id=&quot;variesconosciute&quot;&gt;Varie/sconosciute&lt;/h2&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Why does Garry Kasparov choose to fight Deep Blue at chess when he
could simply pull its plug?&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;translation&quot; markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Perché Garry Kasparov decide di battersi contro Deep Blue a
scacchi quando potrebbe semplicemente staccargli la spina?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://krakowstudios.com/spinnerette/2011/10/03/10032011/&quot;&gt;Evil Spinnerette&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;Al mondo ci sono due tipi di persone: da una parte gli intelligenti e
dalla stessa parte gli idioti che non capiscono di dover andare dall&#39;altra.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://friendfeed.com/lasimple/94b68492/&quot;&gt;Claudia Simple&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

&lt;!-- anche su https://twitter.com/#!/la_simple/status/190048661403738114 --&gt;

&lt;blockquote markdown=&quot;1&quot;&gt;&lt;p&gt;L&#39;Italia è un paese di destra, ma ogni giro di destra non dura più
di vent&#39;anni. L&#39;ultimo è iniziato ieri.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;source&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://friendfeed.com/la-stanzetta-dei-bottoni/92d5867e/&quot;&gt;GePs (26 febbraio 2013)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Portare il cavallo al fiume</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/diaria/portare-cavallo-fiume/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/diaria/portare-cavallo-fiume/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="aiuto" />

	<category term="conversione" />

	<category term="libert&#xE0;" />

	<category term="linux" />

	<category term="tecnologia" />

	<category term="virtualizzazione" />

	<category term="windows" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2011-04-11T13:26:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Quando meno di due anni fa mio padre comprò il computer nuovo e decise di
sostituire il preinstallato Windows Vista con un ormai obsoleto Windows
XP su cui continuare ad usare i vecchi programmi (per Windows) a lui
indispensabili nonché familiari, espressi il suggerimento di
approfittare della tabula rasa per iniziare la migrazione verso Linux:
migrazione da me ormai effettuata da parecchi anni e che ero riuscito a
far compiere a vari membri della famiglia (tra sorelle, consorti e
genitrici).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;idea era quella di usare Linux come sistema operativo principale,
appoggiandosi eventualmente ad un Windows installato in una macchina
virtuale gestita comunque da Linux per quei programmi per cui fosse
indispensabile l&#39;utilizzo non solo dello specifico programma (ad esempio
per mancanza di un equivalente per Linux che avesse pari funzionalità
nell&#39;uso che ne fa mio padre), ma anche dello specifico programma sotto
Windows (e non ad esempio nell&#39;ambiente di compatibilità WINE
sfruttabile con successo per una vasta gamma di programmi di cui non
esiste una versione Linux).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Benché concettualmente non fosse opposto all&#39;idea, il genitore decise
comunque di continuare sul proprio proposito di usare Windows XP come
sistema principale, decidendo però di lasciare una larga fetta del disco
fisso non utilizzata, per metterci poi Linux “in futuro”. Sperando di
poter far durare la propria installazione di Windows più a lungo, prese
i soliti provvedimenti (sistema operativo sempre aggiornato, antivirus a
tenergli compagnia) con in più il buono proposito di installare solo i
programmi indispensabili per evitare l&#39;appesantimento del sistema
classicamente riscontrato con la continua installazione/disinstallazione
di programmi: un proposito favorito dalla crescente diffusione delle
&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/applicazioni%20portatili&quot;&gt;applicazioni portatili&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma come ben si sa, la via per l&#39;inferno è lastricata di buone
intenzioni: l&#39;installazione di mio padre ha sofferto, nel corso della sua
tutto sommato breve vita, di un numero non indifferente di problemi,
legati a calante qualità dell&#39;antivirus nonché ad un eccesso di fiducia
nei confronti della applicazioni portatili di cui sopra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I risultati sono stati un susseguirsi di rallentamenti, instabilità,
problemi di rete ed altri malfunzionamenti, in occasione dei quali mio
padre veniva a chiedermi consiglio ed aiuto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E sinceramente, di tutto questo io mi sono stancato sempre più, e le mie
risposte si sono progressivamente avvicinate ad un immancabile «hai
voluto la bici? adesso pedala». Dopo tutto, la principale scusa per non
usare Linux era la presunta necessità di dovermi venire a chiedere aiuto
per la non familiarità del nuovo sistema, cosa che avrei comunque
preferito di gran lunga alle richieste di assistenza per i problemi di
Windows.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se preferite Windows perché è così facile da usare da non richiedere
aiuto, allora &lt;em&gt;non chiedetene&lt;/em&gt;. O accettate di sentirvi rispondere a
male parole.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;A conclusione del tutto, l&#39;installazione di Windows di mio padre ha
finalmente dato forfait qualche giorno fa. Definitivamente ed
irrecuperabilmente. E finalmente mio padre s&#39;è convinto. Ho speso
qualche giorno per aiutarlo a configurare Linux, la macchina virtuale
con Windows dentro ed opportune interfacce tra le due.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed ora vediamo se mio padre avrà la pazienza di imparare gli equivalenti
in Linux dei programmi che era solito usare in Windows, limitando l&#39;uso
della macchina virtuale a ciò che non può girare altrove, senza fare
troppo affidamento sulla copia di riserva della macchina virtuale
Windows pronta a prendere il posto di quella in uso nel caso desse
problemi.&lt;/p&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Appunti per un dibattito sull&#x27;anarchia</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/appunti/anarchia/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/appunti/anarchia/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="anarchia" />

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	<category term="leggi" />

	<category term="libert&#xE0;" />

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	<category term="wip" />


	<updated>2012-03-13T17:26:00Z</updated>
	<published>2011-02-13T22:12:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;In questa pagina intendo raccogliere una serie di appunti per un
possibile dibattito sull&#39;anarchia. I contenuti della pagina sono (e
saranno) variegati, non troppo ben organizzati, e spazieranno dai miei
dubbi personali su alcune questioni ai più evidenti problemi
argomentativi che mi capita di incontrare leggendo roba scritta da
(sedicenti) anarchici e/o libertari.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il materiale qui raccolto va considerato più come risultato di sessioni
di brainstorming individuale che come riflessioni conclusive, e richiede
come minimo approfondite analisi, chiarimenti e riscontri prima di
andare a costituire parte solida di un pensiero o di un&#39;argomentazione
in qualche dibattito.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;cautelativa&quot;&gt;Cautelativa&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Sinceramente non sono molto convinto dell&#39;opportunità di mettere questi
contenuti online prima che il wok sia aperto ai contributi esterni, ma
ho infine deciso di pubblicarli comunque, pur conscio di non lasciare
(al momento) spazio (locale) al contraddittorio (in forma
soddisfacente), per una serie di motivi:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;tendo a dimenticarmi le cose: ricostruire le riflessioni già fatte, in
parte pubblicate altrove sotto forma di commento, in parte mai
trascritte, mi è costato un weekend esteso (tre giorni) di lavoro,
senza peraltro giungere a compimento (come mostrato dai molti spazi
lasciati “da completare”);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;devo interrompere il lavoro di scrittura con l&#39;inizio della settimana
lavorativa, e mi piace avere un punto fermo solidamente registrato;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;la pubblicazione darà comunque la possibilità ad altri di leggere con
calma la valanga di contenuti qui depositati, per studiarli,
analizzarli, giudicarli ed eventualmente preparare (sempre con calma)
risposte, commenti, suggerimenti, correzioni, opinioni;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;c&#39;è sempre la possibilità di risposte per vie traverse (es.
FriendFeed), anche se per qualcosa di così complesso preferirei non
venisse utilizzata un canale comunicativo così ridotto e fragile;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;per chi fosse interessato ad accendere il dibattito fin d&#39;ora potrei
rendere disponibile il sorgente del wok, aprendo così il sito ad una
delle previste forme interattive (la forma nerd, il wok come progetto
‘open source’ sotto &lt;em&gt;version control&lt;/em&gt;).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;h2 id=&quot;premessa&quot;&gt;Premessa&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Una premessa è d&#39;obbligo: la mia cultura sull&#39;anarchia è (al momento)
estremamente ridotta. Visto il notevole rallentamento dei miei tempi di
lettura ‘classica’ (con &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Logica_della_scoperta_scientifica/9788806151140/013dc7ca5e7d888027/&quot;&gt;Logica della scoperta scientifica&lt;/a&gt; sul
davanzale della finestra accanto alla tazza del cesso, per intenderci),
chissà quando arriverò a leggere qualche pilastro della teoria anarchica
(Godwin? Proudhon? Stirner? Malatesta?); nel frattempo, la mia principale
fonte d&#39;informazione è Internet, per lo più nella forma dell&#39;immancabile
Wikipedia da prendere con le pinze e di qualche blog letto
saltuariamente e per vie traverse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Devo dire subito che quel poco che leggo (al di fuori della didascalica
Wikipedia) non è esattamente soddisfacente, dal punto di vista
intellettuale: tra fallacie argomentative e metafore che centrano il
punto come le mele stanno ai triangoli&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:meletriangoli&quot; id=&quot;fnref:meletriangoli:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;, definizioni a
dir poco non condivisibili ed una generale superficialità
nell&#39;affrontare questioni che a mio parere sarebbero invece di cruciale
importanza per una discussione seria sulla fondatezza di un&#39;ideologia
(come ad esempio quella anarchica), mi ritrovo spesso più perplesso che
convinto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È anche vero, d&#39;altronde, che la mia esperienza personale mi ha fatto
più volte incontrare sostenitori di idee da me pienamente condivise a
cui potrei fare critiche non dissimili da quelle appena sollevate allo
scarso (in termini quantitativi) materiale che ho letto di, da, e su
libertari ed anarchia; e se qualcosa questo mi ha insegnato è che non si
può limitare la valutazione di un&#39;idea alla qualità o alla capacità
argomentativa di alcuni suoi sostenitori. (Se pur con le dovute cautele
che non può non prendere chiunque abbia letto l&#39;importantissimo &lt;a href=&quot;http://anobii.com/books/Allegro_ma_non_troppo/9788815019806/01fcf93803c752a7ec/&quot;&gt;saggio
sulla stupidità umana&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo%20Maria%20Cipolla&quot;&gt;Carlo Maria Cipolla&lt;/a&gt; il cui testo è fortunatamente di &lt;a href=&quot;http://www.searchlores.org/realicra/basiclawsofhumanstupidity.htm&quot;&gt;dominio
pubblico&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;definizioni&quot;&gt;Definizioni&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;È ben inteso che se non c&#39;è accordo sul significato delle parole che si
usano e sui concetti di cui si parla, difficilmente si potrà sperare non
dico di raggiungere un accordo, ma nemmeno di avere una discussione
minimamente costruttiva. Senza finire con l&#39;impelagarci nei paradossi
autoreferenziali della filosofia linguistica ed ignorando le inevitabili
conclusioni sull&#39;incomunicabilità&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:incommunicado&quot; id=&quot;fnref:incommunicado:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;, c&#39;è quindi un minimo di
termini che sarebbe il caso di cercare di definire.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;def:societa&quot;&gt;Stato, governo, nazione, società&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Ho avuto l&#39;impressione, leggendo qui e là, che qualche libertario avesse
le idee un po&#39; confuse sulle differenze tra questi concetti. La
confusione è in parte imputabile ad una effettiva ambiguità semantica
(soprattutto in presenza di enti quali Germania, USA e UAE), in parte ad
identificazioni cui la storia degli ultimi due-trecento anni ci ha
abituato (le famose idee sullo Stato-nazione dell&#39;Ottocento), in parte a
grossolana superficialità (uno Stato non è il proprio governo, nemmeno
quando martellante propaganda mediatica vorrebbe convincerci del
contrario), e forse anche grazie al contributo di qualche problema di
traduzione (ad esempio dall&#39;uso angosassone di &lt;em&gt;nation&lt;/em&gt; per supplire
alla mancanza di un termine che ben traduca il concetto di Volk o di
popolo).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo Stato è un ente giuridico, associato (generalmente? sempre?) ad un
territorio, la cui esistenza è legata in parte alla capacità dei suoi
cittadini di autodeterminarsi ed in parte alla volontà degli altri Stati
di riconoscerne l&#39;autonomia. La ricorsività della definizione non è
tanto un problema logico quanto soprattutto una questione pratica, come
dimostrano casi che vanno dalla Cina (continentale) vs Taiwan ai Paesi
Baschi passando per Kurdistan e Bretagna, giusto per citarne i primi che
mi vengono in mente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il concetto di nazione è ancora più ambiguo di quello di Stato, ed
aggiunge ai fattori territoriali anche questioni di identità (o presunte
tali) culturali, etniche e/o religiose che ne caratterizzano (o
caratterizzerebbero) i popoli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il governo è l&#39;ente che in uno Stato detiene il potere esecutivo. Esso
può essere costituito da una o più persone (generalmente cittadini dello
Stato stesso, ma sarei curioso di sapere se esistono controesempi), e
può anche detenere altri poteri. Un aspetto importante da sottolineare è
che lo Stato non è il proprio governo, ed il governo di uno Stato non è
lo Stato stesso. Persino nel caso di assolutismi, lo Stato è i propri
cittadini, anche quando questi, per paura o per pigrizia, subiscano
incondizionatamente lo strapotere di chi li governa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Una metafora: una famiglia è i propri membri; anche quando gestita da
un capofamiglia dispotico e violento, essa non si riduce al capofamiglia
stesso.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Domande possibili, da affrontare oltre le definizioni:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;è possibile che il governo coincida con l&#39;intera popolazione dello
Stato? (Credo che in Islanda ci vadano molto vicini)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;è possibile che il potere esecutivo venga esercitato in una forma che
rispetti le libertà individuali?&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Infine, il termine più importante, e forse più difficile, tra questi è
quello di &lt;em&gt;società&lt;/em&gt;. Specificamente, vorrei dare a questa parola un
significato un po&#39; più ampio di quello formalmente inteso. Società
sarebbe quindi ogni gruppo di individui che interagisce (direttamente o
indirettamente) in maniera abituale (anche quando sporadica). In tal
senso, società è termine più generale di ciò che potrebbe essere
descritto come &lt;em&gt;comunità&lt;/em&gt;, in cui si legge invece anche un esplicito
senso d&#39;identità, ed è rappresentata, per ciascun individuo, dalla sua
&lt;em&gt;sfera d&#39;interazione&lt;/em&gt; (abituale).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho coscienza del fatto che una tale definizione di società va un po&#39;
fuori dai margini della notazione usuale, ma la userò comunque in
assenza di un altro termine (possibilmente di uso corrente) che possa
indicare quanto descritto. (Suggerimenti ben accetti.)&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;anarchiaanarchicielibertari&quot;&gt;Anarchia, anarchici e libertari&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, la definizione più importante se si vuole dibattere
sull&#39;anarchia è cosa sia l&#39;anarchia stessa. A questa si aggiunge un mio
dubbio personale che ultimamente credo risolto: c&#39;è differenza tra
anarchici e libertari? Mi sembra di capire che siano sostanzialmente la
stessa cosa, e che il termine “libertario” sia nato per distinguere
l&#39;anarchia come ideologia politica ‘positiva’ dall&#39;anarchia volgarmente
intesa negativamente come caotico e selvaggio &lt;em&gt;free-for-all&lt;/em&gt; senza
regole (tranne forse la più animalesca ed istintiva “legge del più
forte”).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O forse c&#39;è una qualche distinzione possibile sui principali campi
toccati dall&#39;ideologia, sociopolitica in un caso ed economica
nell&#39;altro. Ma per il momento scriverò col presupposto che i due termini
possano essere usati intercambiabilmente, salvo dover rivedere la
semantica nel caso qualche differenza emergesse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando all&#39;anarchia, sarei alquanto sorpeso se venissi a scoprire che
esiste un “pensiero unico anarchico”, un&#39;ideologia complessa e
dettagliata condivisa fin nei minimi particolari (teorici e pragmatici)
da tutti gli anarchici; mi aspetterei anzi che ci siano tante teorie
quanti libertari&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:liberi&quot; id=&quot;fnref:liberi:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;3&lt;/a&gt;. Immagino però ugualmente che esista un
&lt;em&gt;nucleo&lt;/em&gt; di principî fondanti su cui tutti gli anarchici si ritrovano
d&#39;accordo, un “massimo comun denominatore” del pensiero anarchico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nella mia limitata conoscenza, penso che un buon punto di partenza sia
quella sintetica definizione data da &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Proudhon&quot;&gt;Proudhon&lt;/a&gt; di anarchia come
«ordine senza potere», una definizione che &lt;em&gt;mi piace&lt;/em&gt; perché in poche
parole racchiude due capisaldi che possono facilmente essere considerati
&lt;em&gt;i pilastri&lt;/em&gt; (in senso positivo da un lato e negativo dall&#39;altro) del
pensiero anarchico:&lt;/p&gt;

&lt;dl&gt;
&lt;dt&gt;ordine&lt;/dt&gt;
&lt;dd&gt;
&lt;p&gt;la rottura con il significato negativo fino ad allora associato al
termine, quindi non più anarchia come caos, assenza di regole;&lt;/p&gt;
&lt;/dd&gt;

&lt;dt&gt;senza potere&lt;/dt&gt;
&lt;dd&gt;
&lt;p&gt;la possibilità (se non la necessità, addirittura) che regole ed
organizzazione emergano senza prevaricazione, nel rispetto della volontà
e della libertà dell&#39;individuo.&lt;/p&gt;
&lt;/dd&gt;

&lt;/dl&gt;

&lt;p&gt;Meno sinteticamente, possiamo quindi dire che la filosofia anarchica è
incentrata sulla possibilità di una società di organizzarsi senza
imposizioni, senza coercizioni, e quindi &lt;em&gt;spontaneamente&lt;/em&gt; e soprattutto
con l&#39;accordo dei partecipanti. Con una banalizzazione che ai libertari
sicuramente non piacerà, l&#39;anarchia potrebbe quindi essere vista, da
questo punto di vista, come un raffinamento della democrazia dove le
uniche regole siano quelle accettate all&#39;unanimità. Ma di questo si
parlerà in dettaglio più avanti. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un&#39;attenzione particolare, inoltre, merita il concetto di &lt;em&gt;potere&lt;/em&gt;. Si
può infatti vedere il potere in almeno due forme; in un senso più
specifico e restrittivo, lo si può intendere nella sua forma coercitiva,
il potere come autorità imposta, come violazione della volontà (altrui).
Esiste però anche una forma di potere che può giungere agli stessi
obiettivi (intendendo come obiettivo il far fare ad altri qualcosa che
loro spontaneamente non farebbero) in maniera che potremmo dire
&lt;em&gt;morbida&lt;/em&gt;, in alcuni casi persino indiretta: è il potere esercitato dal
carisma, dal fascino, o anche semplicemente dalla capacità di
convincere —o di imbrogliare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se è abbastanza evidente nel pensiero libertario il rifiuto del potere
nel suo significato più ristretto, il caso del senso più ampio è invece
più incerto, ed una sua analisi rischia di impelagarsi su questioni
filosofiche circa la natura della volontà e delle sue violazioni. Ma
anche di questo si parlerà in dettaglio più avanti. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;{ Esistono altri principî fondanti del pensiero anarchico, principî che
non possono essere derivati da quelli appena esposti, ovvero il rifiuto
della prevaricazione (ed il rispetto della volontà) non separato dalla
ricerca dell&#39;ordine? }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;regoleecomunit&quot;&gt;Regole e comunità&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Fatto salvo il caso oserei dire irrealistico del singolo individuo che
non abbia mai alcuna forma di interazione, diretta o indiretta, con un
altro (e per il quale quindi non si pone nessuna delle questioni
discusse in questi appunti), la maggior parte di noi si trova a vivere
almeno parte della propria vita come membro di una &lt;em&gt;società&lt;/em&gt;, intendendo
tale termine nel senso più generico possibile discusso nelle
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#def:societa&quot; title=&quot;Stato, governo, nazione, società&quot;&gt;definizioni&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Individui le cui interazioni includano un senso di identità come gruppo
e/o una forma di vincolo reciproco costituiscono una &lt;em&gt;comunità&lt;/em&gt;. Le
comunità hanno regole che possono essere scritte o non scritte,
immutabili o mutabili, regole nei confronti della quale i membri hanno
(o ci si aspetta abbiano) un atteggiamento generalmente positivo: esse
vengono riconosciute come generalmente valide, e seguite salvo casi
tipicamente eccezionali, accettati o giudicati secondo limiti di
tolleranza che sono specifici della comunità stessa. { Collegamento a
discussione su violazione e mutamenti delle regole  }&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alcune importanti osservazioni: l&#39;adesione ad una comunità porta con sé
implicitamente l&#39;accettazione delle regole della comunità stessa.
Inoltre, l&#39;anarchia non è incompatibile con l&#39;esistenza di comunità: a
condizione che l&#39;appartenenza alla comunità sia una libera scelta
individuale e che le regole della comunità stessa non violino i principî
fondamentali dell&#39;ideologia libertaria, non è irrealistico concepire
l&#39;idea di una comunità anarchica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vorrei adesso entrare nel dettaglio di un problema specifico che ritrovo
spesso discusso da libertari, un caso da cui prendere spunto per
un&#39;ulteriore indagine sulla questione dell&#39;esistenza delle comunità e
del senso di appartenenza.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;tassefurto&quot;&gt;Tasse e furti&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Uno dei punti più caldi delle “lamentele libertarie” che trovo su
internet è l&#39;equazione tra tasse e furto. A difesa di questa tesi si
trovano metafore che vanno dal ridicolo all&#39;assurdo passando per
l&#39;intellettualmente disonesto (vuoi per estremizzazioni, vuoi per
oculata omissione di dettagli importanti).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oltre ad essere deboli dal punto di vista argomentativo, le
presentazioni sulla tassa come furto da me incontrate soffrono a mio
parere di un altro grave problema: spostano l&#39;attenzione da un problema
centrale e di grande importanza ad un suo corollario periferico. Anche
quando lo si voglia fare per semplici intenzioni esemplificative (uno
dei modi in cui lo Stato opprime gli individui&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:individui&quot; id=&quot;fnref:individui:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;4&lt;/a&gt;), questo
approccio ha nel migliore dei casi all&#39;incirca la stessa potenza
argomentativa dell&#39;indicare un dito che indica la Luna dopo aver
indicato la Luna stessa. E questo, s&#39;intende, quando presentato con
solidità e perizia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;idea di fondo della tassazione come furto, se ho capito correttamente
gli argomenti incontrati, è che essa è &lt;em&gt;imposta&lt;/em&gt; (aggettivo, nel senso
prevaricativo del termine più che in quello burocratico che da esso
deriva): è cioè un trasferimento di beni mobili dal tassato allo Stato
(o al comune o alla regione etc), trasferimento che avviene &lt;em&gt;contro la
volontà&lt;/em&gt; del tassato. (Sia quindi inteso che si parla qui di tasse nel
senso specifico di imposte (stavolta sostantivo, nel senso quindi
burocratico), e non con il significa più generico che può essere
utilizzato anche per forme di tassazione &lt;em&gt;volontaria&lt;/em&gt;.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tal senso, si noti, le tasse sarebbero un&#39;imposizione a prescindere
dal fatto che se ne abbia poi un ritorno in termini di servizi
(istruzione, sanità, sicurezza, sussidi di disoccupazione, borse di
studio), nonché a prescindere dalla qualità dei servizi stessi (qualità
peraltro generalmente non omogena nel territorio di uno Stato, per non
parlare delle differenze tra Stati diversi): non essendo una
contribuzione volontaria, con la resa dei servizi ci avvicineremmo
magari alla filosofia dell&#39;estorsione più che a quella dello scippo, ma
resteremmo comunque nell&#39;ambito del, diciamo così, “reato contro il
patrimonio”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nonostante ciò vi sono comunque libertari che sembrano quasi &lt;em&gt;ansiosi&lt;/em&gt;
di sottolineare, ogni qualvolta possano, quanto &lt;em&gt;inefficiente&lt;/em&gt; sia il
rendimento delle tasse, in termini di rapporti costi/benefici, vuoi con
esempi di mala amministrazione vuoi sulla base di questa o quella
(discutibile) teoria economica&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:economia&quot; id=&quot;fnref:economia:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;5&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarebbe interessante capire se l&#39;evidenziare l&#39;inefficienza
tasse/servizi sia semplicemente un “di più” («non solo lo Stato ti
deruba/estorce con le tasse, ma per giunta questi soldi li spende
male»), se abbia un mero valore esplicativo («io le tasse non voglio
pagarle perché sono un modo inefficiente di avere servizi», quindi
ricollegandosi alla questione appunto della volontà), o se abbia invece
un intento argomentativo di tipo rafforzativo. Mi auguro che non si dia
il terzo caso perché &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;i cattivi esempi non sono argomenti
validi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Mi piacerebbe avere anche una statistica della diffusione delle idee
anarchiche nei vari Stati, da correlare all&#39;efficienta dello stato
sociale; non sarei sorpreso di scoprire una correlazione inversa, per
esempio con gli USA al primo posto per diffusione delle idee libertarie
e le socialdemocrazie nordeuropee all&#39;ultimo. Penso comunque che un
lavoro del genere dovrebbe anche tener conto di fattori correttivi quali
il livello di istruzione.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;efficienza del sistema tasse/servizi è una questione di tipo
prettamente economico che, lungi dall&#39;essere immeritevole di attenzione,
tocca però solo tangenzialmente la questione sociale che dovrebbe essere
invece di centrale attenzione dal punto di vista libertario, in questo
senso: appurato che un individuo saggio che fosse convinto
dell&#39;opportunità di una contribuzione individuale per un servizio
collettivo accetterebbe volontariamente di pagare detta contribuzione,
lo stesso individuo, libertario, sarebbe comunque contrario ad una
&lt;em&gt;imposizione&lt;/em&gt; della contribuzione (a sé o ad altri) in violazione della
volontà del (potenziale) contribuente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In parole povere: se anche il sistema tasse/servizi fosse efficiente, se
anche fosse per chiunque il sistema più efficiente per ottenere servizi
(ipotetica &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt; del terzo tipo), la tassazione (non volontaria, anzi
&lt;em&gt;in quanto&lt;/em&gt; non volontaria) sarebbe comunque un sopruso ed una
violazione della libertà individuale. Vorrei quindi tornare al punto che
dovrebbe essere cruciale (se non forse l&#39;unico) nel discutere di tasse
dal punto di vista anarchico: l&#39;imposizione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà, un elemento chiave che manca sia dalle metafore &lt;em&gt;noir&lt;/em&gt; a suon
di pistole puntate alla tempia sia nelle argomentazioni un po&#39; più
serene e puntuali è che le tasse da pagare sono una delle regole di una
comunità (formale) cui il contribuente (formalmente) appartiene: sono
quindi legate al suo essere cittadino di un particolare Stato, residente
in un particolare comune, etc&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:alcunecomunita&quot; id=&quot;fnref:alcunecomunita:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora, è ben inteso che, prescindendo dal caso specifico Stato/tasse,
nell&#39;accettare di far parte di una comunità (che abbia regole ben
precise) se ne seguano le regole. In altre parole: nella misura in cui
un individuo accetta di far parte di una comunità, le regole della
stessa non possono essere considerate &lt;em&gt;imposizioni&lt;/em&gt; sull&#39;individuo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come ho già detto, questa piccola ma significativa precisazione da un
lato invalida l&#39;argomentazione libertaria che classifica le tasse come
furto in quanto contro la volontà; nel farlo, però, spalanca le porte ad
un discorso che scende molto più addentro alla questione nella quale
l&#39;apparente imposizione delle tasse è solo un superficiale sintomo;
questione che tratterò &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#appartenenza&quot; title=&quot;Comunità e appartenenza&quot;&gt;tra poco&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per concludere provvisoriamente il discorso sulle tasse, vorrei però
rimarcare che quanto detto sopra è alquanto generico, e non tiene conto
ad esempio della diversa natura che diverse tasse possono avere. In
particolare, non tiene conto della differenza tra quelle che il
contribuente versa direttamente in quanto tali, e quelle pagate
indirettamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La differenza non è insignificante perché, per esempio, anche un turista
straniero (ovvero non cittadino) paga l&#39;IVA allo Stato in cui sta
facendo turismo qualora usufruisca di servizi o acquisti beni che non ne
sono esenti. Tuttavia, anche in questi casi può generalmente farsi un
discorso specifico che evidenzi la debolezza della classificazione della
tassa come furto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sempre restando nel caso dell&#39;IVA, si hanno per esempio almeno due
ragioni. La prima, di ordine burocratico, è che non essendo cittadini si
può chiedere il rimborso dell&#39;IVA&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:rimborsoiva&quot; id=&quot;fnref:rimborsoiva:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;7&lt;/a&gt; (che non è proprio la
stessa cosa che non pagarla, ma ci va comunque molto vicina). La seconda
è che è se pur vero che l&#39;acquirente non è cittadino dello Stato, lo è
invece il venditore; il pagamento dell&#39;IVA, pertanto, se non è legato
alla volontà dell&#39;acquirente, lo è a quella del venditore. Ma si entra
qui nell&#39;ambito delle dinamiche interpersonali, che è una questione
dell&#39;ideologia anarchica che merita un discorso a sé.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;appartenenza&quot;&gt;Comunità e appartenenza&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Le &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#tassefurto&quot; title=&quot;Tasse e furti&quot;&gt;riflessioni sulla natura delle tasse&lt;/a&gt; mostrano come il
loro carattere apparentemente vessatorio sia in realtà soltanto un
sintomo molto superficiale di qualcosa di ben più profondo, ovvero la
qualità e la natura dell&#39;appartenenza comunitaria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le tasse sono parte delle prescrizioni dettate dalle regole di
appartenenza a specifiche comunità (Stati, comuni, etc) &lt;em&gt;ai rispettivi
membri&lt;/em&gt; (cittadini, residenti, etc). Porre la questione in termini di
scelta del pagamento o meno delle tasse è quindi improprio: in realtà la
questione dovrebbe vertere sulla scelta di appartenere o meno a ciascuna
specifica comunità&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:alcunecomunita&quot; id=&quot;fnref:alcunecomunita:2&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In altre parole, la questione non è se il singolo individuo possa
scegliere di pagare le tasse o meno, bensì se lo stesso abbia la
possibilità di scegliere se far parte della comunità che ne richiede il
pagamento oppure no. S&#39;intende che laddove l&#39;individuo possa scegliere,
una sua eventuale scelta in negativo comporterebbe automaticamente la
decadenza non solo dei doveri prescritti dalle regole di appartenenza
della comunità in questione (ed in particolare le tasse), ma anche di
tutti i diritti e privilegi garantiti dalla stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo apre almeno due filoni di analisi: uno teorico focalizzato sulla
compatibilità tra il pensiero (ed il vivere) libertario con altre forme
di interazione sociopolitiche (discorso rimandato ad altrove { da
determinare il paragrafo appropriato nella sezione &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#realismo&quot; title=&quot;Condizioni di realismo&quot;&gt;Condizioni di
realismo&lt;/a&gt;, quando sarà scritto }); uno pratico incentrato
sulla possibilità di un vivere libertario &lt;em&gt;ora&lt;/em&gt;. In questo senso i
ragionamenti qui di seguito non saranno legati tanto ad un “come le cose
dovrebbero/potrebbero essere”, ma piuttosto fortemente a “come le cose
&lt;em&gt;sono&lt;/em&gt;”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un punto indiscutibile è che nella situazione corrente la maggior parte
di noi (libertari e non) si trova ad essere membro di varie comunità non
per liberta scelta di adesione individuale, ma per questioni diciamo
così storico-geografiche: per via del luogo dove siamo nati e/o
cresciuti e/o quello in cui abitiamo, o per via della nazionalità dei
nostri genitori&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:cittadinanza&quot; id=&quot;fnref:cittadinanza:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;8&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È pur vero però che, non avendo potuto scegliere di aderire a queste
comunità, possiamo generalmente scegliere di uscirne (un sub-ottimale
&lt;em&gt;opt-out&lt;/em&gt; invece del (per alcuni) preferibile &lt;em&gt;opt-in&lt;/em&gt;), seguendo le
necessarie procedure burocratiche (rinuncia alla cittadinanza,
cancellazione della residenza, etc) prescritte dalle regole delle
comunità stesse per il &lt;em&gt;riconoscimento&lt;/em&gt; della fuoriuscita del membro. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione non è purtroppo sempre lineare ed immediata. Probabilmente
come reazione all&#39;esperienza della prima metà del secolo scorso
(&lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Ama_il_prossimo_tuo/01d775a7f8daf2cf8b/&quot; title=&quot;Ama il prossimo tuo — Erich M. Remarque&quot;&gt;lettura consigliata&lt;/a&gt;), ad esempio, i regolamenti di alcuni
Stati rendono infatti difficile divenire &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Apolidia&quot;&gt;apolidi&lt;/a&gt;; non so ad esempio se sia nemmeno possibile (o quanto sia
facile), nel contesto legislativo attuale, rinunciare alla cittadinanza
italiana senza averne un&#39;altra (chi vuole può darsi alla lettura del
&lt;a href=&quot;http://www.tuttostranieri.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=18076&quot;&gt;testo della L.91/1992 come emendata dalla L.94/2009&lt;/a&gt; o cercare
altri regolamenti rilevanti).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponendo comunque che si riesca a rescindere l&#39;appartenenza a quelle
comunità cui non si vuole appartenere, il &lt;em&gt;dopo&lt;/em&gt; è pure tutt&#39;altro che
semplice. In questo caso, il cardine dei problemi è il &lt;em&gt;controllo
territoriale&lt;/em&gt;: non esiste infatti (o se esiste io personalmente non ho
idea di dove trovarla) un&#39;area di terre emerse su cui qualche Stato non
dichiari possesso; semmai, è facile trovarne su cui a pretendere
controllo sono &lt;em&gt;più d&#39;uno&lt;/em&gt; (ovviamente in conflitto tra loro). Tra le
possibilità abbiamo quindi (intendendo l&#39;appartenenza di un luogo ad uno
Stato in termini di pretese di controllo dello Stato sul luogo):&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;cercare posti fuori dal controllo di qualunque Stato (se ne esistono);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;vivere in un posto in cui il controllo dello Stato cui appartiene sia
di fatto inesistente (area remota e/o Stato molto liberale);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;vivere in un posto &lt;em&gt;in barba&lt;/em&gt; a qualunque forma di controllo dello
Stato cui appartiene (&lt;em&gt;squatting&lt;/em&gt;);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;dichiarare l&#39;indipendenza: idea che si potrebbe rendere più realistica
portandola avanti non da singoli individui ma con un gruppo di
persone, optando ad esempio per una secessione con la conseguente
costruzione di uno Stato anarchico (sulla possibilità che ‘Stato
anarchico’ sia o meno una contraddizione si parlerà in dettaglio
insieme alle altre &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#realismo&quot; title=&quot;Condizioni di realismo&quot;&gt;Condizioni di realismo&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Alcune delle strade proposte possono essere perseguite senza spostarsi,
altre richiedono invece, oltre allo sforzo di costruire un tipo di vita
diversa, anche un trasloco. Una delle obiezioni che viene sollevata dai
libertari è: «perché dovrei essere io a spostarmi?»; la risposta prima,
come già detto sopra sulla necessità di scegliere di &lt;em&gt;lasciare&lt;/em&gt; una
comunità piuttosto che di entrare a farvi parte, è che qui stiamo
parlando di &lt;em&gt;come stanno le cose adesso&lt;/em&gt;, e non di come dovrebbero
essere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi è però a questa domanda anche una risposta più teoretica, che verrà
discussa più avanti insieme al resto, e riguarda il fatto che non tutto
nella vita di un libertario è concretizzabile secondo la sua volontà,
neanche nelle condizioni più ideali: talvolta, non è nemmeno
suscettibile di scelta (esempio banale: non si sceglie di nascere né da
chi si nasce né dove si nasce, e per il primo periodo di vita nemmeno
dove si cresce). E una doccia di realismo non solo è più sana di un
immaturo lamentarsi del fatto che le cose non siano (o peggio, non
possano essere) come si vorrebbe che fossero, ma prepara anche a
riflettere sulla necessità del compromesso richiesto anche nelle più
ideali società anarchiche.&lt;/p&gt;

&lt;h4 id=&quot;unanotasulpragmatismoanarchico&quot;&gt;Una nota sul pragmatismo anarchico&lt;/h4&gt;

&lt;p&gt;È comprensibile che, di fronte all&#39;immensa difficoltà, quando non
addirittura alla materiale impossibilità, di perseguire nella vita
quotidiana gli ideali libertari, si &lt;em&gt;scelga&lt;/em&gt; piuttosto di accettare le
costrizioni imposte con la stessa convinzione con cui si rinuncia a
vincere le inoppugnabili leggi della fisica e della natura, trasformando
così in apparente vittoria ciò che altro non è che una solida sconfitta:
un passo psicologicamente (o se vogliamo ‘spiritualmente’) importante
dall&#39;impotente frustrazione dell&#39;incapacità di realizzazione dei propri
ideali alla pretestuosa arroganza di sentirsi padroni del proprio
destino per aver dichiarato propria una scelta di fatto obbligata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(E non ricordo ora quale filosofo parlasse dell&#39;illusoria libertà che
può sentire un sasso gettato per aria, sentendosi privo di vincoli ma
non avendo altra via che quella prescrittagli dalla cosmica legge di
gravità.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scelta, peraltro, di cui non si discute qui la saggezza, ma che
certamente avrebbe ben più valore se, piuttosto che mascherarsi
nell&#39;ipocrita finzione di una vittoria, si motivasse sinceramente come
riconoscimento della sconfitta (e del conseguente abbandono) di
un&#39;ideologia.&lt;/p&gt;

&lt;!-- ovvero: l&#39;anarca jüngeriano è un presuntuoso ipocrita impotente
frustrato che fa buon viso a cattivo gioco --&gt;

&lt;h3 id=&quot;regoleeviolazioni&quot;&gt;Regole e violazioni&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;{ Regole, violazioni, liberalizzazioni. Esempi dal copyright, copyleft,
Creative Commons, etc }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;anarchiasocialismoedindividualismo&quot;&gt;Anarchia, socialismo ed individualismo&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Non sarà sfuggito a chi legge questi appunti che una grande attenzione è
stata posta finora sugli aspetti &lt;em&gt;sociali&lt;/em&gt; dei rapporti tra individui,
ed in particolare sulla natura e sulla struttura delle &lt;em&gt;comunità&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In effetti, quando ho cominciato a stilare questi appunti l&#39;attenzione
alla comunità è venuta in maniera in un certo senso spontanea. Più
recenti discussioni mi hanno però portato a riflettere con maggiore
attenzione, ed in maniera più esplicita e diretta, su questo aspetto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In prima battuta, l&#39;osservazione si è concretizzata nella constatazione
che il pensiero anarchico storico è di stampo principalmente socialista,
mentre il pensiero libertario contemporaneo sembra essere piuttosto di
stampo individualista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione ovviamente non è così semplice: in tempi storici sono
esistiti anarchici individualisti come al giorno d&#39;oggi non mancano
libertari di stampo socialista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È un po&#39; un peccato, perché con quella che invece dovrà essere
considerata una forzatura semantica si poteva attuare una restrizione di
significato considerando &lt;em&gt;anarchico&lt;/em&gt; il pensiero di tipo sociale e
&lt;em&gt;libertario&lt;/em&gt; quello individualista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Peraltro, ho il sospetto che, per dire, un &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Max%20Striner&quot;&gt;Max Striner&lt;/a&gt;, da molti
considerati uno dei pilastri del pensiero anarchico individualista,
sarebbe piuttosto d&#39;accordo con questa scelta di termini, viste le
critiche da lui stesso mosse nei confronti del pensiero anarchico
(sociale).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La distinzione tra le due forme di pensiero sono tutt&#39;altro che sottili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nella prospettiva del pensiero anarchico sociale, infatti, il potere
dell&#39;uomo sull&#39;uomo è vista come la causa prima delle diseguaglianze
sociali e lo Stato come principale strumento per l&#39;esercizio di questo
potere; l&#39;abbattimento dello Stato è quindi un obiettivo intermedio da
perseguire dell&#39;ottica di un fine ulteriore: l&#39;uguaglianza sociale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, il pensiero libertario di stampo individualista pone la
propria attenzione sul &lt;em&gt;singolo&lt;/em&gt; individuo; l&#39;aspetto sociale è
sostanzialmente secondario, ed è anzi spesso visto in termini
antagonistici (implicitamente, quando non esplicitamente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;{ Approfodondire: interessi dell&#39;invidivuo contro quelli (del resto)
della comunità; interessi della comunità come interessi di ciascuno
degli individui appartenenti alla comunità stessa; se prevale l&#39;interesse
della comunità è male dalla prospettiva individualista (potere dell&#39;uomo
—gli individui della comunità— sull&#39;uomo —l&#39;individuo—); se prevale
quello dell&#39;individuo è male dalla prospettiva sociale (potere dell&#39;uomo
—l&#39;individuo— sull&#39;uomo —gli individui della comunità—). Max Stirner, il
&lt;em&gt;might makes right&lt;/em&gt; e il darwinismo sociale. }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;realismo&quot;&gt;Condizioni di realismo&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Come ho &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-realista/&quot;&gt;scritto altrove&lt;/a&gt;, l&#39;analisi di
un&#39;ideologia (e quindi in particolare di quella anarchica) non può
prescindere da tre questioni fondamentali, che nel caso specifico si
possono così riassumere:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;può (e se sì, sotto quali condizioni) esistere una società anarchica?&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;può (e se sì, sotto quali condizioni) &lt;em&gt;continuare ad esistere&lt;/em&gt; una
società anarchica?&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;può (e se sì, sotto quali condizioni) una società anarchica subentrare
ad una preesistente società di stampo diverso?&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;È abbastanza evidente che se la risposta ad una qualunque delle tre
domande qui sopra fosse negativa, l&#39;ideologia anarchica perderebbe molto
della propria forza, nonché della propria credibilità, sebbene sia
possibile comunque prenderne alcuni elementi specifici che possano avere
un valore intrinseco o quanto meno slegato dal loro essere parte di
questa particolare ideologia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;{ Partire da un&#39;analisi dei principî fondamentali del pensiero
anarchico. Punti importanti su cui ricordarsi di approfondire: coerenza
interna dei principî, realismo; realizzabilità in caso di principî
universalmente condivisi vs realizzabilità in caso di principî non
condivisi; indagine sulla risoluzione dei conflitti tra anarchici;
risoluzione dei conflitti con altre ideologie; cambiamenti di opinione;
violazione di contratti, regole, principî (in ordine di
approfondimento); analisi della possibilità della degenerazione; è
possibile qualcosa che alla fine non si riduca alla legge del più forte?
Studio separato per il caso delle nuove generazioni: cultura vs natura;
quando un individuo è un individuo?; infanzia e maturazione, saggezza,
coscienza, ‘maggiore età’. Il problema dell&#39;educazione, del pensiero,
della formazione; leader e seguaci (collegato al problema della
degenerazione). }&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:meletriangoli&quot;&gt;&lt;p&gt;rubo l&#39;espressione ad uno dei dipendenti Microsoft che
lavorò ai filtri di conversione per Word dei documenti WordPerfect; per
spiegare quanto poco fossero omogenei i due modi di descrivere un
documento, decise di fare un passo avanti rispetto al classico modo di
dire anglosassone che prevede invece un confronto tra mele ed arance.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:meletriangoli:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:incommunicado&quot;&gt;&lt;p&gt;nulla è conoscibile, ciò che è conoscibile non è
comunicabile, e ciò che viene comunicato non viene compreso. O altre
varianti sul tema.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:incommunicado:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:liberi&quot;&gt;&lt;p&gt;ma è pur vero che &lt;a href=&quot;http://www.despair.com/connot.html&quot;&gt;lasciate libere di agire, le persone
tendono ad imitarsi a vicenda&lt;/a&gt;.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:liberi:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:individui&quot;&gt;&lt;p&gt;si noti l&#39;uso del termine &lt;em&gt;individuo&lt;/em&gt; invece di quello di
&lt;em&gt;cittadino&lt;/em&gt;.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:individui:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:economia&quot;&gt;&lt;p&gt;in realtà, devo ancora trovare una teoria economica che non
sia quanto meno discutibile. E non sono solo io a pensarlo se c&#39;è un
adagio secondo cui &lt;q&gt;economics is the only field in which two people can win a Nobel Prize
for saying exactly the opposite thing&lt;span class=&quot;translation&quot;&gt;l&#39;economia è l&#39;unico campo in cui due persone possono
vincere un Nobel per aver detto cose diametralmente opposte&lt;/span&gt;&lt;/q&gt;.
{ trovare fonte  }&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:economia:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:alcunecomunita&quot;&gt;&lt;p&gt;per puntualizzare, né qui né altrove si vuole
sottintendere che il pagamento di tasse sia una regola che debba essere
presente in ogni comunità, ma solo che di fatto &lt;em&gt;è&lt;/em&gt; una regola di alcune
(classi di) comunità cui gli individui apprtengono &lt;em&gt;ora&lt;/em&gt;. Non è neanche
detto —in linea di principio— che uno Stato o altra unità amministrativa
&lt;em&gt;debba&lt;/em&gt; richiedere il pagamento di tasse (ovvero: ipoteticamente
parlando &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt; esistere uno Stato che tra le proprie regole non
includa il pagamento di tasse).&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:alcunecomunita:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:alcunecomunita:2&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:rimborsoiva&quot;&gt;&lt;p&gt;cosa che so per esperienza; ho infatti chiesto ed
ottenuto il rimborso dell&#39;IVA pagata in Canada, con una semplice visita
all&#39;apposito ufficio in aeroporto.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:rimborsoiva:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:cittadinanza&quot;&gt;&lt;p&gt;con una varietà di regole che porta a situazioni
che hanno del paradossale, come un&#39;Italia che considera automaticamente
cittadini i discendenti di emigrati, che non parlano una parola della
lingua e non hanno mai messo piede sul territorio dello Stato nemmeno in
visita turistica, ma richiede un &lt;em&gt;iter&lt;/em&gt; burocratico pluriennale per i
figli di immigrati che, pur essendo nati e cresciuti in Italia e
conoscendone lingua e cultura a volte meglio di molti cittadini,
rischiano di venir espulsi come ‘clandestini’ al raggiungimento della
maggiore età.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:cittadinanza:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>
<entry>
	<title>Fragile libert&#xE0;</title>

	<id>https://wok.oblomov.eu/riflessioni/fragile-liberta/</id>

	<link href="https://wok.oblomov.eu/riflessioni/fragile-liberta/"/>

	<author><name>Oblomov</name></author>






	<category term="conoscenza" />

	<category term="filosofia" />

	<category term="libert&#xE0;" />

	<category term="psicologia" />

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	<category term="societ&#xE0;" />

	<category term="vita" />


	<updated>2024-07-27T23:03:59Z</updated>
	<published>2008-10-19T16:47:00Z</published>


	<content type="html" xml:lang="en">
	&lt;p&gt;Uno dei concetti più ambigui eppur più ambìti e forse per questo più
abusati dal genere umano è senza dubbio quello di &lt;em&gt;libertà&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In effetti, in contesti molto diversi è anche sensato che il concetto
assuma significati diversi; purtroppo però questa libertà (ahem)
semantica degenera spesso in una sorta di paraculismo che finisce con lo
sminuire un concetto altrimenti di indiscutibile potenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel ristretto ambito della fisica, si definiscono &lt;em&gt;gradi di libertà&lt;/em&gt; i
parametri indipendenti atti a determinare la configurazione di un
sistema rispetto ad un dato riferimento. Ad esempio, una palla 8 nera su
un tavolo da biliardo ha 5 gradi di libertà: due per determinarne la
posizione rispetto al centro del tavolo da biliardo, e 3 per determinare
com&#39;è girata. Ovviamente, è possibile &lt;em&gt;vincolare&lt;/em&gt; un sistema in modo che
i gradi di libertà diminuiscano: ad esempio, costringere la palla a
scorrere e rotolare dentro un tubo poggiato sul tavolo limita i suoi
gradi di libertà a 4 (uno per la posizione nel tubo, e sempre 3 per la
rotazione). Viceversa, si possono rimuovere vincoli facendo aumentare i
gradi di libertà (se la palla può staccarsi dal tavolo, la sua altezza
diventa un sesto grado di libertà).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, da un punto di vista diciamo così ‘spirituale’, questa
definizione di libertà non è di particolare &lt;em&gt;appeal&lt;/em&gt;, se non altro per
il semplice fatto che materialmente le suddette libertà vengono
stracciate dalla &lt;em&gt;necessità&lt;/em&gt; delle leggi fisiche che governano
l&#39;andamento del sistema: benché la palla 8 lanciata in aria abbia 6
gradi di libertà, la sua (ri)caduta (libera!) è univoca, ben determinata
ed imprescindibile (che noi la si possa prevedere con esattezza o meno,
è ovviamente un altro paio di maniche). Non sorprende quindi che non si
affermi comunemente che gli oggetti inanimati siano liberi, anzi Liberi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe andare anche un po&#39; più in là, osservando che per gli
oggetti inanimati non ha nemmeno senso parlare di Libertà. E non pochi
sarebbero d&#39;accordo nel dire che persino per la maggior parte degli
esseri viventi allo stato brado non si possa parlare di Libertà.
Sembrerebbe quasi che quando si parla della Libertà, la libertà che
interessa l&#39;uomo, o gli uomini, o certi uomini, non si possa non
presupporre che l&#39;individuo, l&#39;ente della cui Libertà si disquisisce, per
la cui Libertà si lotta, la cui Libertà si assicura a gran voce abbia
quel Qualcosa (autocoscienza? anima? spirito? &lt;em&gt;libero&lt;/em&gt; arbitrio?
volontà? intenzione?) che lo possa portare ad un &lt;em&gt;attivo&lt;/em&gt; contrasto
contro i vincoli cui è sottoposto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tuttavia, a ben guardare, non ci si sofferma poi più di tanto su quei
vincoli a cui l&#39;intero Cosmo (per quanto da noi conosciuto) sembra
essere soggetto, come ad esempio le famose leggi fisiche di cui sopra:
nel migliore dei casi, si cercano modi per raggiungere i limiti di certe
leggi fisiche sfruttandone altre, come l&#39;uso della fluidodinamica o
dell&#39;elettromagnetismo per vincere la forza di gravità (per qualche
motivo, la legge di gravitazione universale sembra essere se non l&#39;unica
sicuramente una delle principali contro cui l&#39;uomo ha cercato di
combattere: dall&#39;eterno sogno del volo alle moderne diete dimagranti).
La loro ineluttabilità rende sensato il non considerarle quando si parla
di Libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se a questo si aggiunge che si arriva tranquillamente a parlare di
Libertà anche per gli animali che dall&#39;uomo vengono vincolati (in spazi
&lt;em&gt;sufficientemente&lt;/em&gt; ristretti), non è difficile giungere alla conclusione
che in realtà la Libertà di un ente ha come propria precondizione una
costrizione imposta da un &lt;em&gt;altro&lt;/em&gt; ente&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fn:altroente&quot; id=&quot;fnref:altroente:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;, e che di
quest&#39;ultimo si suppone che sia dotato di quel Qualcosa (autocoscienza?
anima? spirito? &lt;em&gt;libero&lt;/em&gt; arbitrio? volontà? intenzione?) che lo possa
portare ad un &lt;em&gt;attivo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;premeditato&lt;/em&gt; imporre vincoli ad altri enti,
vincoli che chiamerò arbitrariamente ‘artificiali’ per distinguerli da
quelli inescapabili dettati dalle leggi ‘naturali’. (S&#39;intende quindi
che per quanto precede e per quanto segue si debba supporre che
l&#39;attività umana —e forse non solo quella— non sia guidata
esclusivamente da banali e deterministiche —per quanto ignote— reazioni
biochimiche.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A questo punto è d&#39;uopo una piccola digressione. Volendo immaginare un
mondo privo dell&#39;uomo (e di qualunque altra specie si possa supporre
dotata del suddetto ed iterato Qualcosa che la ‘liberi’ dall&#39;essere una
semplice componente ‘paesaggistica’), si vedrebbe probabilmente un mondo
in cui le leggi ‘armoniose’ ma non per questo incruente della natura
regnino sovrane: un mondo in cui l&#39;ordine del giorno è dettato dalla
legge comunemente detta “della giungla”, con gerarchie e (vincolanti?)
prevaricazioni dettate dai rapporti di forza tra i singoli esseri
viventi, eventualmente nelle loro (spontanee e naturali) associazioni in
greggi/&lt;wbr/&gt;branchi/&lt;wbr/&gt;stormi/&lt;wbr/&gt;etc.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Verrebbe da chiedersi se le cose sono poi tanto diverse nel momento in
cui entra in gioco l&#39;uomo, ovvero un agente che grazie all&#39;ormai troppo
citato Qualcosa si suppone agisca al di fuori di criteri prettamente
‘naturalistici’. Da un lato, la spiccata capacità creativa (che in
realtà con il progredire degli studi sugli animali sembrerebbe essere
limitata alla creazione di strumenti per creare altri strumenti) altro
non è che il punto di forza su cui poggia la &lt;em&gt;sua&lt;/em&gt; prevaricazione sul
resto degli esseri viventi, che potrebbe quindi rientrare nei criteri
‘naturali’ di dominio. Dall&#39;altro, le strutture sociali su cui si
fondano le comunità in cui questa specie si riunisce portano al loro
interno il marchio del Qualcosa, e quindi dell&#39;‘artificiale’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si notano così alcuni fenomeni interessanti. Si assiste alla
stipulazione (più o meno formale, più o meno metaforica) di contratti
sociali (più o meno rispettati) che alterano i rapporti di forza
all&#39;interno della società, a volte ad esempio concedendo autorità a
figure che per le proprie doti non sarebbe ‘naturalmente’ portata al
dominio, ed il contadino la cui figlia viene stuprata dal nobile
rampollo si ritrova privato della possibilità di reagire, benché non
avrebbe in condizioni naturali alcun problema a staccare la testa del
suddetto pargolo dal collo dello stesso. E l&#39;aspetto più interessante è
la base quasi (ed a volte nemmeno tanto quasi) sovrannaturale, mistica
e/o religiosa su cui certe forme di autorità fonda(va)no il proprio
dominio: ed è interessante in quanto tentativo di rendere inattaccabile
una data struttura ‘artificiale’ spacciandola per ‘naturale’ e quindi
imprescindibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Veniamo quindi ad un primo possibile punto di diatriba: cosa si può dire
di un individuo che, sottoposto a vincoli artificiali (basta con le
virgolette, eh?), non ne sia cosciente? Da un lato, un osservatore
esterno potrebbe affermare che l&#39;individuo in questione non è libero,
poiché egli (l&#39;osservatore) sa che costui (l&#39;individuo) &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt;
trovarsi in una condizione in cui il vincolo imposto artificialmente non
fosse presente. D&#39;altra parte, l&#39;individuo, non avendo coscienza
dell&#39;artificialità del vincolo, non lo vivrebbe diversamente da quei
vincoli naturali che, come già discusso sopra, non vengono normalmente
presi di mira nella ricerca di Libertà: dal &lt;em&gt;suo&lt;/em&gt; punto di vista non
avrebbe quindi neanche senso parlare di Libertà (almeno riguardo a
quello specifico vincolo) nella maniera in cui ne parlerebbe
l&#39;osservatore esterno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un secondo importante punto di diatriba, strettamente collegato al
primo: è opportuno far sì che un individuo prenda coscienza di essere
sottoposto a vincoli artificiali? Ed ancora: è opportuno liberarlo da
quei vincoli? È meglio morire liberi o vivere senza avere coscienza del
proprio non esserlo? Domande tutt&#39;altro che retoriche ed oziose (si
rifletta ad esempio sulle difficoltà di sopravvivenza degli animali nati
e cresciuti in cattività, nel caso vengano liberati, o al senso di
frustrazione ed alla conseguente degradazione della qualità della vita
che si potrebbe provare nello scoprire di essere sottoposti ad un
vincolo artificiale contro il quale non si può far nulla). Questo
secondo punto meriterebbe una lunga ed approfondita discussione, ma la
già eccessiva verbosità di questo articolo mi spinge ad accantonare
queste interessanti domande per tornare al punto chiave che le accomuna
e le lega alla precedente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il primo, fondamentale passo per guadagnare la &lt;em&gt;propria&lt;/em&gt; Libertà è il
prendere coscienza di avere una &lt;em&gt;scelta&lt;/em&gt;: anche quando alcune delle
scelte possano essere poco raccomandabili per via delle potenzialmente
dannose se non letali conseguenze. Sarà forse una forzatura parlare di
‘scelta’ in questo caso, ma è comunque un aspetto molto importante da
tener presente: un uomo sul ciglio di un burrone può &lt;em&gt;scegliere&lt;/em&gt; se
buttarsi o meno, benché probabilmente in condizioni normali la
stragrande maggioranza degli individui che si trovassero in questa
condizione sceglierebbe di &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; buttarsi. (Nel caso si buttasse, non
potrebbe scegliere se precipitare o meno).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con questa prospettiva, chi non ha coscienza di avere una scelta non è
libero. Ad esempio, un individuo che segua le tradizioni assimilate dal
contesto in cui è nato e cresciuto, senza mai porsi un interrogativo,
senza mai chiedersi «ma perché così? perché non … invece …»,
costui certamente non è libero. Ma si può dire che chi ha coscienza di
avere una scelta lo sia?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe ad esempio osservare che in certi contesti le alternative
tra cui si può teoricamente ‘scegliere’ non offrano poi una gran varietà
di scelte &lt;em&gt;materialmente&lt;/em&gt; praticabili, vuoi perché si tratta di
scegliere tra cose non realmente diverse da loro, vuoi perché tutte le
alternative tranne una sono ‘insensate’. Chi non si è mai trovato in un
contesto in cui il ventaglio di possibilità non nascondeva altro che
scelte &lt;em&gt;obbligate&lt;/em&gt; (almeno nella prospettiva del soggetto al momento
della scelta)? Difficile dire che in questi casi la coscienza di avere
una scelta sia sufficiente a dare la libertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A volte, però, anche scelte non obbligate degenerano. Un fenomeno non
troppo difficile da constatare, ad esempio è la ‘ricerca dei limiti’ che
caratterizza solitamente la preadolescenza e l&#39;adolescenza degli esseri
umani, un periodo in cui la progressiva scoperta della possibilità di
disubbidire scivola non infrequentemente nella &lt;em&gt;ricerca&lt;/em&gt; della
disubbidienza. Quali che siano i meccanismi psicoemotivi che
soggiacciono a questa reazione, il risultato è un imperativo ad agire in
contrasto al vincolo artificiale: qualcosa che superficialmente potrebbe
apparire come il semplice esercizio di una guadagnata libertà nasconde
nella propria natura imperativa un nuovo vincolo, dove si arrende la
propria libertà alla propria necessità di agire &lt;em&gt;contro&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con riferimento al precedente esempio, un individuo che agisca
volontariamente ed intenzionalmente in contrasto alle tradizioni
assimilate dal contesto in cui è nato e cresciuto, senza mai porsi un
interrogativo, senza mai chiedersi «ma perché &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; così?», costui
certamente non è più libero del precedente individuo: come le azioni ed
i pensieri del primo erano dettate in maniera sostanzialmente
deterministica dall&#39;assenza di coscienza, quelle del secondo sono
dettate in maniera non diversamente deterministica dalla coscienza
stessa: fare le cose solo &lt;em&gt;perché&lt;/em&gt; sono proibite non è meno vincolante
che il &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; farle per lo stesso motivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da questo punto di vista, le &lt;em&gt;motivazioni&lt;/em&gt; che stanno dietro l&#39;agire, o
il non agire, in un certo modo, sono importanti tanto quanto, se non più
delle azioni stesse, nel definire la libertà dell&#39;individuo: cosa in sé
non sorprendente, se l&#39;idea di libertà implica il libero arbitrio.
Inoltre, il prendere coscienza dell&#39;artificialità di un vincolo non è
quindi condizione sufficiente per la conquista della libertà, a meno di
non ridurre la stessa all&#39;infantile percezione di libertà come il “fare
cose proibite”. Ma chi mai d&#39;altra parte si ferma a questo livello?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Uno sketch del grande Giorgio Gaber procedeva secondo queste linee:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Un uomo in catene sa benissimo quello che vuole: vuole togliersi le
  catene. E allora si dibatte, lotta, ringhia, tende i suoi nervi, tira
  fuori tutta la sua energia. E finalmente: ‘SPRAAACK!’ «Libero! Sono
  libero, sono libero, sono libero … Oddio come sono libero …» E piano
  piano tutti i muscoli della sua faccia si rilassano, si afflosciano,
  lasciando intravedere i chiari sintomi una tristezza infinita e
  progressiva. Dopo un po&#39; ingrassa, anche.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;In realtà, ciò che si verifica in quei contesti sociopolitici dove certe
libertà comunemente ritenute fondamentali sono almeno formalmente
garantite (ovvero certi vincoli comunemente ritenuti un&#39;universalmente
ingiusta prevaricazione non sono ufficialmente imposti), è un
rivolgercisi ad altre ‘lotte per la libertà’: ma per che tipo, che forma
di libertà?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La libertà di parcheggiare in mezzo alla strada per minimizzare il
percorso dallo sportello alla tabaccheria, la libertà di avere rapporti
sessuali con chi si vuole quando si vuole, la libertà di truffare, la
libertà di possedere l&#39;automobile che si desidera guidare, la libertà di
dire ciò che si vuole quando si vuole a chi si vuole, la libertà di
consumare i cibi le bevande e le sostanze che si desidera consumare, la
libertà di non far sapere ciò che si fa a chi non lo si vuole far
sapere, la libertà di non essere giudicati, la libertà di non pagare per
le conseguenze delle proprie azioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una lettura del concetto di libertà che quindi altro non è che
&lt;em&gt;deresponsabilizzazione&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, è interessante vedere le differenze tra la chiave pubblica e
quella privata di questa lettura. Nel privato sembra infatti che si
orienti spesso verso sogni che potrebbero essere estremizzati
nell&#39;irrealistica (e ridicola) inversione della ricerca di
riconoscimento: «vorrei che mi amassero tutti, lasciando però che io li
tratti sempre e solo a pesci in faccia», non meno irrealistico, in
effetti, del sogno del volo. Nel pubblico si cerca invece una
singolarità nel contratto sociale &lt;em&gt;verso la propria persona&lt;/em&gt;, che è in
genere quella di un individuo di una certa rilevanza politica e/o
sociale: si cerca la possibilità di agire a discapito degli altri,
chiedendo garanzie a protezione &lt;em&gt;da&lt;/em&gt; quegli stessi altri, con la ben
precisa intenzione di privarli della libertà di esigere un compenso per
il danno subito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In fondo, quello che si cerca in entrambi casi è un ritorno ad uno stato
‘naturale’, un po&#39; verso l&#39;infantilmente ingenuo (ed anche per questo non
certo non crudele) nel caso privato, più verso un&#39;amplificazione
(piuttosto che un riequilibrio) di una legge ‘della giungla’ che
valorizzi potere e prestigio piuttosto che altre meno demologiche
capacità. In entrambi casi, andando più a fondo, quello che si cerca non
è quindi una semplice liberazione del sé, ma una libertà individuale la
cui altra faccia è pura e semplice prevaricazione, la cancellazione
della libertà altrui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una siffatta libertà per sua stessa natura non può essere raggiunta da
tutti. Viene allora da pensare che si debba cercare altrove il seme di
una libertà individuale più universale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Forse la risposta va ricercata proprio in quel Qualcosa che,
distinguendo il genere umano dagli altri esseri viventi, sarebbe alla
base della necessità stessa della ricerca di Libertà, poiché senza di
essa non si potrebbe nemmeno parlare di intenzionale prevaricazione. Ed
allora alla coscienza dell&#39;artificialità dei vincoli si dovrà affiancare
un&#39;analisi critica delle conseguenze della nostra azione, presa in
considerazione a prescindere dai vincoli stessi, valutando pertanto
l&#39;opportunità di seguire i vincoli o andarvi contro, a patto di
accettare, responsabilmente, le conseguenze di ogni nostra scelta. Senza
di ciò non si potrà mai veramente togliere ogni rilevanza etica al
vincolo artificiale più insormontabile: il giudizio degli altri.&lt;/p&gt;

&lt;!-- Canale: SOCIETA&#39; --&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:altroente&quot;&gt;&lt;p&gt;Con meno foga e secondo regole meno generali si parla
anche di libertà per coloro che rimangono vincolati da eventi ‘naturali’
o comunque prescindenti da una volontà &lt;em&gt;umana&lt;/em&gt; esterna a quella del
vincolato, ma questo non disturba molto il resto del discorso.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/libert%C3%A0/#fnref:altroente:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;

	</content>



</entry>

</feed>
