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<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 18:59:10 +0200</pubDate>
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	<title>La lingua del Wok</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<category>ActivityPub</category>

	<category>Fediverso</category>

	<category>SMIL</category>

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	<category>cultura</category>

	<category>lingua</category>

	<category>scelte</category>

	<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 18:55:00 +0200</pubDate>
	<dcterms:modified>2025-07-17T21:50:00Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;h2 id=&quot;introduzione&quot;&gt;Introduzione&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Qualche giorno fa sul &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/Fediverso/&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;Fediverso&lt;/a&gt; si è parlato sulla scelta dello scrivere
(sui blog, sui social) in italiano piuttosto che in inglese (o viceversa).
Rimando al recente &lt;a href=&quot;https://www.andreacorinti.com/posts/fediverse-language/&quot; title=&quot;What language should the Fediverse speak?&quot;&gt;articolo (in inglese) sul blog di Xab&lt;/a&gt;
per i link ad alcuni thread sulla discussione;
qui mi limiterò a sviscerare meglio &lt;a href=&quot;https://sociale.network/@oblomov/114857951097169012&quot; title=&quot;io per un periodo ho scritto principalmente in italiano …&quot;&gt;alcune mie considerazioni&lt;/a&gt;
sul tema, un tema sul quale ho avuto spesso occasione di rimuginare
(ad esempio, giusto un annetto fa &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/ordet/the-language-you-write-in/&quot;&gt;scrivevo (in inglese) su questo tema&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come dicevo già in quell&#39;articolo
(di cui questo non è una traduzione, ma semmai un aggiornamento,
o forse, piuttosto, un complemento, seppure —appropriatamente?— in un&#39;altra lingua),
la mia “carriera” da blogger è cominciata in italiano nel lontano 2004,
ed ha continuato principalmente in quella lingua per &lt;em&gt;anni&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le motivazioni di questa scelta sono molteplici,
e la prima (in ordine cronologico se non d&#39;importanza) è che ho cominciato a tenere un blog
all&#39;interno di una comunità di italiani che scriveva prevalentemente in italiano,
molti dei quali su una piattaforma (l&#39;ormai defunto Cannocchiale) italiana
e rivolta ad un pubblico italiano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Avendo anche io «quella certa coscienza di me che mi deriva dall&#39;aver compiuto gli studi classici»,
non nego di essere stato motivato in parte (soprattutto in tempi piú recenti)
anche dalla volontà di dare “un tocco di qualità”
(se non necessariamente di contenuti interessanti)
alla
(ormai largamente defunta, o quanto meno di ridotta rilevanza)
“blogosfera” italiana
(sí, sono sempre stato convinto di scrivere bene).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tuttora, nel preparare nuovi articoli, mi pongo la questione della lingua da utilizzare,
e la risposta non è sempre semplice, al di fuori di rubriche come la &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/diaria/&quot;&gt;Diaria&lt;/a&gt;,
che chiaramente non può non essere in italiano
(a chi vuoi che interessi, fuori dall&#39;Italia&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:maanchedentro&quot; id=&quot;fnref:maanchedentro:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;,
sapere che &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/diaria/flow/&quot;&gt;sono andato a vedere &lt;em lang=&#39;en&#39;&gt;Flow&lt;/em&gt; all&#39;Arena Argentina&lt;/a&gt;?
Al piú, un pubblico internazionale potrebbe essere interessato &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/ars/straume/&quot;&gt;alla mia recensione del lungometraggio&lt;/a&gt;,
che però è anch&#39;essa in italiano.)&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;unaquestionedipubblico&quot;&gt;Una questione di pubblico?&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;L&#39;idea di base è che la lingua dovrebbe essere dettata dal pubblico
(per un pubblico internazionale, meglio una pagina in inglese;
per un pubblico “locale”, meglio una pagina in italiano,
visto anche —purtroppo— quanto sia scadente la conoscenza dell&#39;inglese nel nostro
pur tuttavia &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/colonialismo-linguistico/&quot;&gt;xenofilo&lt;/a&gt; Paese),
ma è spesso anche lo &lt;em&gt;stimolo&lt;/em&gt; a guidarmi
(ad esempio, le &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/soluzione/&quot;&gt;risposte&lt;/a&gt; ai
“quizzini della domenica” di &lt;a href=&quot;https://xmau.com/wp/notiziole/&quot;&gt;Mau&lt;/a&gt;
saranno in italiano).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È anche vero però che mi è capitato di rimpiangere di non avere versioni in inglese di articoli che ho scritto in italiano
(ad esempio certe mie riflessioni &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/liberta-paradosso/&quot;&gt;sul concetto di libertà&lt;/a&gt;
o &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/extraprofitti/&quot;&gt;sulla giustizia dei regimi fiscali&lt;/a&gt;)
e viceversa
(mi è stata in piú occasioni chiesta una traduzione o almeno una sintesi
della mia serie in inglese &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/nuclear-will-not-save-us/&quot;&gt;sul perché il nucleare non ci salverà&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La soluzione ideale sarebbe produrre versioni del testo in entrambe le lingue,
una strada però non certo percorribile
—per questioni di disponibilità di tempo—
da chi come me, quando scrive, scrive nella quantità in cui scrive,
e che già impiega giorni, a volte, per completare un articolo.
E questo prima ancora di andare a toccare il tasto dolente del perfezionismo,
per cui il testo non è mai &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt; pronto,
per cui darvi una ripassatina per produrre la versione nella lingua alternativa
potrebbe facilmente sollecitare un&#39;espansione della versione nella prima lingua.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Dove la strada potrebbe essere percorribile è forse nel contesto del microblogging,
vista la &lt;em lang=&#39;lat&#39;&gt;brevitas&lt;/em&gt;
—quando non si tratta in realtà di &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/riflessioni/mastodon-v-father-dessert/&quot;&gt;lunghi articoli scritti a spezzoni&lt;/a&gt;—
del formato;
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/ActivityPub/&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;ActivityPub&lt;/a&gt; peraltro ha il concetto di oggetti multilingua,
anche se non credo sia ben supportata da nessuna delle piattaforme attualmente in voga;
colgo l&#39;occasione anche per menzionare il tag &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/smil/&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;SMIL&lt;/a&gt; &lt;code&gt;switch&lt;/code&gt; assurto nell&#39;&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/svg/&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;SVG&lt;/a&gt;
e &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/switch-element/&quot;&gt;la mia proposta di realizzazione dello stesso in HTML&lt;/a&gt;.)&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;unaquestionedicomunit&quot;&gt;Una questione di comunità?&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://social.andreacorinti.com/@xabacadabra&quot;&gt;Xab&lt;/a&gt; pone giustamente la questione
&lt;a href=&quot;https://social.andreacorinti.com/@xabacadabra/statuses/01K07C9VV9HVS0S03Y8ZWH6CZA&quot;&gt;in termini di comunità linguistica&lt;/a&gt;:
sul Fediverso, ma in generale su Internet, c&#39;è una comunità linguistica italiana
(o piú d&#39;una, a seconda di come viene definita una comunità),
e scrivere in inglese non solo ci allontana (individualmente) da questa comunità,
ma indebolisce la comunità tutta:
dopotutto, si può parlare di comunità italofona quando nemmeno tra italiani
ci si parla in italiano?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In questo senso, la politica del &lt;a href=&quot;https://mastodon.uno&quot;&gt;Mercatone&lt;/a&gt;
di richiedere ai proprî membri di scrivere prevalentemente in italiano
—politica con la quale io stesso sono entrato in conflitto prima di spostare la mia attività principale
su altre istanze del Fediverso—
ha senso, se lo scopo dell&#39;istanza è creare una base generalista per la comunità italofona del Fediverso;
avrebbe ancora piú senso se a questa politica non fosse accoppiata una discutibile politica di moderazione
che di fatto isola quell&#39;istanza da una fetta consistente del
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/fediverso-non-uno/&quot;&gt;Fediverso italofono&lt;/a&gt;
piú attivo ed interessante
—dettaglio secondo me non trascurabile in un&#39;eventuale analisi delle ragioni del declino della comunità
italofona sul Fediverso, che però esula dal tema di questo articolo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Queste riflessioni mi hanno recentemente fatto rivalutare un aspetto della condivisione dei
&lt;ruby&gt;contenuti&lt;rp&gt; (&lt;/rp&gt;&lt;rt&gt;urgh&lt;/rt&gt;&lt;rp&gt;)&lt;/rp&gt;&lt;/ruby&gt; &lt;span lang=&#39;en&#39;&gt;online&lt;/span&gt; che mi ha spesso fatto storcere il naso,
ovvero il replicare in italiano contenuti presi altrove in inglese,
gesto in cui vedevo una certa “pigrizia intellettuale” con la mancanza di una qualsiasi forma di rielaborazione personale
sull&#39;originale inglese.
Oggi la mia posizione sulla questione è piú morbida, e riconosco un certo snobismo nel mio precedente atteggiamento:
riconosco infatti il ruolo che queste iniziative hanno nel diffondere informazioni e riflessioni interessanti
al di fuori di quella che non possiamo non dire &lt;em lang=&#39;fr&#39;&gt;élite&lt;/em&gt;
(nel senso etimologico del termine, e senza assegnare necessariamente a questo termine una valenza di giudizio morale positivo)
di italiani con una conoscenza sufficientemente ricca della lingua inglese da potersi sorbire i contenuti originali
senza difficoltà.
(Ovviamente, a condizione che questo avvenga nel rispetto della proprietà intellettuale “morale” dell&#39;opera originale,
e quindi con i dovuti riconoscimenti e citazioni delle fonti.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;D&#39;altra parte, anche in ambiente “culturalmente selezionati”
mi sono non infrequentemente sentito chiedere,
dopo aver proposto video o testi in inglese,
se vi fossero fonti equivalenti in italiano,
sia perché comunque la fruizione di contenuti in italiano richiede meno energie di quelli in inglese,
sia per il desiderio di condividere ulteriormente queste fonti con altre persone
“meno culturalmente selezionate” (almeno sulla conoscenza della lingua inglese).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Lo snobismo di questo capoverso, signorə miə.)&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;undilemmasenzarisposta&quot;&gt;Un dilemma senza risposta&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Nulla di tutto questo aiuta a risolvere il mio dilemma sulla lingua da utilizzare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche al di fuori dell&#39;aspetto comunitario,
scrivere in italiano mi dà anche una certa qual soddisfazione perché ho &lt;em&gt;comunuque&lt;/em&gt;
sempre l&#39;impressione che su Internet vi sia una discreta carenza di contributi “di qualità” nella mia lingua nativa,
e mi arrogo la presunzione di ritenere che ciò che scrivo sia in linea di massima “di qualità”,
anche quando si tratta di semplici trastulli mentali:
scrivere in italiano è quindi, in qualche modo, la mia risposta al problema,
creando ciò che mi piacerebbe che esistesse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(In questo, lo spirito dello scrivere “in lingua nativa” va di pari passo con lo spirito ad esempio
del software libero: se manca un&#39;alternativa libera a questo o quel prodotto commerciale,
il modo migliore di affrontare il problema è dedicarsi alla creazione di questa alternativa.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;D&#39;altronde, è innegabile che —sopratutto se veramente la creazione è “di qualità”—
scrivere in inglese aiuta a raggiungere un pubblico molto piú ampio, transnazionale
—seppur selezionato (al di fuori dei nativi anglofoni) dal multilinguismo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Ed in questo, lo spirito dello scrivere “in lingua internazionale” segue per certi versi
lo spirito del software libero:
scrivere per sé, ma massimizzare la fruibilità del prodotto della propria creatività.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La mia famosa &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/nuclear-will-not-save-us/&quot;&gt;serie sul nucleare&lt;/a&gt; è davvero emblematica di questo dilemma.
Da un lato, sono ben contento di averla scritta in inglese,
potendola cosí presentare “pronta cassa” ad un pubblico internazionale quando si dibatte sull&#39;opportunità o meno del nucleare
(cosa accaduta non infrequentemente).
Dall&#39;altra, il fatto che sia in inglese e non in italiano lo rende poco fruibile ad esempio
a contrastare &lt;ruby&gt;la&lt;rp&gt; (&lt;/rp&gt;&lt;rt&gt;le&lt;/rt&gt;&lt;rp&gt;)&lt;/rp&gt; propaganda&lt;rp&gt; (&lt;/rp&gt;&lt;rt&gt;puttanate&lt;/rt&gt;&lt;rp&gt;)&lt;/rp&gt;&lt;/ruby&gt;
di Luca Romano, l&#39;autoproclamato “Avvocato dell&#39;Atomo”,
su cui si sta costruendo negli ultimi anni il tentativo di un ritorno al nucleare
in Italia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Evidentemente, non contenti della dipendenza dalla Russia per il metano,
c&#39;è gente che non vede l&#39;ora di creare una nuova dipendenza energetica dalla stessa nazione,
stavolta per il ben piú prezioso materiale da fissione;
d&#39;altra parte, in qualche modo la nostra destra deve ripagare l&#39;appoggio di Putin,
ma sto divagando.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C&#39;è anche da dire che, se anche facessi una versione in italiano della stessa serie,
non so quanto sarebbe accessibile alle vittime della propaganda di Romano:
non tanto perché il mio sito rimane sostanzialmente scognito
—i miei &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/&quot;&gt;appunti di logica argomentativa&lt;/a&gt;
hanno avuto un insospettato successo anni fa—
quanto perché il mio stile di scrittura in questi “saggi”
non è esattamente il piú approcciabile da un pubblico generale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(E qui non si tratta di snobismo,
come sa chiunque abbia anche solo una superficiale conoscenza
sulle questioni dell&#39;arte della comunicazione
—arte nella quale non sono certo un artista.
Forse piú che di un traduttore,
almeno per rendere fruibili in italiano le cose che ho scritto in inglese,
mi servirebbe qualcuno che abbia la capacità di distillare dal mio prolisso e verboso stile di scrittura
—del quale peraltro mi compiaccio,
perché mi dà soddisfazione scrivere cosí,
e dal quale non ho intenzione di allontanarmi—
qualcosa di piú adatto ad una comunicazione generalista.)&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;diamoinumeri&quot;&gt;Diamo i numeri&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;&lt;ruby&gt;1500&lt;rp&gt; (&lt;/rp&gt;&lt;rt&gt;millecinquecento&lt;/rt&gt;&lt;rp&gt;)&lt;/rp&gt;&lt;/ruby&gt; parole dopo,
non ho una conclusione da trarre.
Il dilemma rimane,
e quasi certamente continuerò a scrivere un po&#39; nell&#39;una ed un po&#39; nell&#39;altra lingua,
secondo l&#39;ispirazione del momento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per curiosità, ecco però qui qualche numero sull&#39;attuale distribuzione delle lingue nel &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/&quot;&gt;Wok&lt;/a&gt;.
Per le pagine a cui è stato aggiunto &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/multilingual-ikiwiki/&quot;&gt;il metadato opportuno&lt;/a&gt;,
abbiamo ad oggi 443 pagine in italiano (inclusa questa), 138 in inglese,
ed &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/compresse/in-vino-vanitas/&quot;&gt;una&lt;/a&gt; in latino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Per inciso: questi numeri sono uno dei motivi per cui non mi sono ancora deciso ad abbandonare Ikiwiki:
l&#39;idea di migrare ~600 articoli ad un altro sistema mi dà i brividi.
I numeri in realtà sono anche maggiori, perché un certo numero di bozze ed appunti
—non nel senso della &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/&quot;&gt;rubrica&lt;/a&gt;— non hanno nemmeno il metadato in questione.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potete farvi un&#39;idea della distribuzione delle lingue nel tempo con il grafico seguente,
dove l&#39;asimmetria è istantaneamente visibile:&lt;/p&gt;

&lt;figure&gt;
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/img/lang-over-year/lang-over-year.svg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://wok.oblomov.eu/img/lang-over-year/lang-over-year.svg&quot; alt=&quot;Un grafico a barre divergenti che illustra il numero di articoli per lingua per ogni anno.&quot; title=&quot;Le lingue del Wok nel tempo (2004–2025)&quot; class=&quot;img&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;figcaption&gt;Le lingue del Wok nel tempo (2004–2025)&lt;/figcaption&gt;
&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;(Note sul grafico:
i dati pre-2011 sono parziali,
e riguardano principalmente documenti che ho “importanto” da vecchi blog;
e sí, se vi andate a vedere i numeri, i totali non corrispondono con quelli precedenti,
poiché nel grafico sono incluse solo gli articoli “pubblicati”, i.e. con una data assegnata;
e sí, avrei potuto fare un paio di &lt;span class=&quot;createlink&quot;&gt;sparkline&lt;/span&gt;,
ma perché non complicarsi la vita e fare qualcosa di completamente diverso,
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tecnologia/sparkling-wok-3/&quot;&gt;con relativo codice per generare l&#39;SVG dai dati&lt;/a&gt;?
Ancora meglio in due modi diversi, come illustrato nel grafico sotto in aggiunta a quello sopra?)&lt;/p&gt;

&lt;figure&gt;
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/img/lang-over-year/lang-over-year.pct.svg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;https://wok.oblomov.eu/img/lang-over-year/lang-over-year.pct.svg&quot; alt=&quot;Un grafico a barre sovrapposte che illustra la percentuale di articoli per lingua per ogni anno.&quot; title=&quot;Le percentuali delle lingue del Wok nel tempo (2004–2025)&quot; class=&quot;img&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;figcaption&gt;Le percentuali delle lingue del Wok nel tempo (2004–2025)&lt;/figcaption&gt;
&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Anche se non mancano anni in cui l&#39;inglese è prevalso
(ad oggi: 2014, 2016, 2017, 2021 &lt;em lang=&#39;lat&#39;&gt;ex aequo&lt;/em&gt;, 2022),
è comunque tuttora indubbia la superiorità numerica degli articoli in italiano rispetti a quelli in inglese,
come anche è chiara una tendenza in crescita (percentuale) per i testi in inglese;
non escludo anzi
(nonostante il fatto che all&#39;attuale momento del 2025 l&#39;italiano stia “stracciando”,
e dubito che nei prossimi mesi le altre lingue possano guadagnare significativamente terreno)
che in futuro possano esserci sempre piú annate in cui a prevalere sia l&#39;inglese.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se cosí sarà, non sarà però per una scelta mirata ed intenzionale
(men che mai una presa adesso),
ma per come il caso
(ed il mondo là fuori)
guideranno la mia scrittura.&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:maanchedentro&quot;&gt;&lt;p&gt;non che agli italofoni interessi nulla di cosa vado a vedere quanto, eh.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:maanchedentro:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
</description>


</item>
<item>
	<title>Appunti per un dibattito sull&#x27;anarchia</title>
<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
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	<link>https://wok.oblomov.eu/appunti/anarchia/</link>

	<category>anarchia</category>

	<category>appartenenza</category>

	<category>cittadinanza</category>

	<category>comunit&#xE0;</category>

	<category>leggi</category>

	<category>libert&#xE0;</category>

	<category>nazione</category>

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	<category>wip</category>

	<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 23:12:00 +0100</pubDate>
	<dcterms:modified>2012-03-13T17:26:00Z</dcterms:modified>

	<description>&lt;p&gt;In questa pagina intendo raccogliere una serie di appunti per un
possibile dibattito sull&#39;anarchia. I contenuti della pagina sono (e
saranno) variegati, non troppo ben organizzati, e spazieranno dai miei
dubbi personali su alcune questioni ai più evidenti problemi
argomentativi che mi capita di incontrare leggendo roba scritta da
(sedicenti) anarchici e/o libertari.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il materiale qui raccolto va considerato più come risultato di sessioni
di brainstorming individuale che come riflessioni conclusive, e richiede
come minimo approfondite analisi, chiarimenti e riscontri prima di
andare a costituire parte solida di un pensiero o di un&#39;argomentazione
in qualche dibattito.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;cautelativa&quot;&gt;Cautelativa&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Sinceramente non sono molto convinto dell&#39;opportunità di mettere questi
contenuti online prima che il wok sia aperto ai contributi esterni, ma
ho infine deciso di pubblicarli comunque, pur conscio di non lasciare
(al momento) spazio (locale) al contraddittorio (in forma
soddisfacente), per una serie di motivi:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;tendo a dimenticarmi le cose: ricostruire le riflessioni già fatte, in
parte pubblicate altrove sotto forma di commento, in parte mai
trascritte, mi è costato un weekend esteso (tre giorni) di lavoro,
senza peraltro giungere a compimento (come mostrato dai molti spazi
lasciati “da completare”);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;devo interrompere il lavoro di scrittura con l&#39;inizio della settimana
lavorativa, e mi piace avere un punto fermo solidamente registrato;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;la pubblicazione darà comunque la possibilità ad altri di leggere con
calma la valanga di contenuti qui depositati, per studiarli,
analizzarli, giudicarli ed eventualmente preparare (sempre con calma)
risposte, commenti, suggerimenti, correzioni, opinioni;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;c&#39;è sempre la possibilità di risposte per vie traverse (es.
FriendFeed), anche se per qualcosa di così complesso preferirei non
venisse utilizzata un canale comunicativo così ridotto e fragile;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;per chi fosse interessato ad accendere il dibattito fin d&#39;ora potrei
rendere disponibile il sorgente del wok, aprendo così il sito ad una
delle previste forme interattive (la forma nerd, il wok come progetto
‘open source’ sotto &lt;em&gt;version control&lt;/em&gt;).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;h2 id=&quot;premessa&quot;&gt;Premessa&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Una premessa è d&#39;obbligo: la mia cultura sull&#39;anarchia è (al momento)
estremamente ridotta. Visto il notevole rallentamento dei miei tempi di
lettura ‘classica’ (con &lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Logica_della_scoperta_scientifica/9788806151140/013dc7ca5e7d888027/&quot;&gt;Logica della scoperta scientifica&lt;/a&gt; sul
davanzale della finestra accanto alla tazza del cesso, per intenderci),
chissà quando arriverò a leggere qualche pilastro della teoria anarchica
(Godwin? Proudhon? Stirner? Malatesta?); nel frattempo, la mia principale
fonte d&#39;informazione è Internet, per lo più nella forma dell&#39;immancabile
Wikipedia da prendere con le pinze e di qualche blog letto
saltuariamente e per vie traverse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Devo dire subito che quel poco che leggo (al di fuori della didascalica
Wikipedia) non è esattamente soddisfacente, dal punto di vista
intellettuale: tra fallacie argomentative e metafore che centrano il
punto come le mele stanno ai triangoli&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:meletriangoli&quot; id=&quot;fnref:meletriangoli:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;1&lt;/a&gt;, definizioni a
dir poco non condivisibili ed una generale superficialità
nell&#39;affrontare questioni che a mio parere sarebbero invece di cruciale
importanza per una discussione seria sulla fondatezza di un&#39;ideologia
(come ad esempio quella anarchica), mi ritrovo spesso più perplesso che
convinto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È anche vero, d&#39;altronde, che la mia esperienza personale mi ha fatto
più volte incontrare sostenitori di idee da me pienamente condivise a
cui potrei fare critiche non dissimili da quelle appena sollevate allo
scarso (in termini quantitativi) materiale che ho letto di, da, e su
libertari ed anarchia; e se qualcosa questo mi ha insegnato è che non si
può limitare la valutazione di un&#39;idea alla qualità o alla capacità
argomentativa di alcuni suoi sostenitori. (Se pur con le dovute cautele
che non può non prendere chiunque abbia letto l&#39;importantissimo &lt;a href=&quot;http://anobii.com/books/Allegro_ma_non_troppo/9788815019806/01fcf93803c752a7ec/&quot;&gt;saggio
sulla stupidità umana&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo%20Maria%20Cipolla&quot;&gt;Carlo Maria Cipolla&lt;/a&gt; il cui testo è fortunatamente di &lt;a href=&quot;http://www.searchlores.org/realicra/basiclawsofhumanstupidity.htm&quot;&gt;dominio
pubblico&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;definizioni&quot;&gt;Definizioni&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;È ben inteso che se non c&#39;è accordo sul significato delle parole che si
usano e sui concetti di cui si parla, difficilmente si potrà sperare non
dico di raggiungere un accordo, ma nemmeno di avere una discussione
minimamente costruttiva. Senza finire con l&#39;impelagarci nei paradossi
autoreferenziali della filosofia linguistica ed ignorando le inevitabili
conclusioni sull&#39;incomunicabilità&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:incommunicado&quot; id=&quot;fnref:incommunicado:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;2&lt;/a&gt;, c&#39;è quindi un minimo di
termini che sarebbe il caso di cercare di definire.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;def:societa&quot;&gt;Stato, governo, nazione, società&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Ho avuto l&#39;impressione, leggendo qui e là, che qualche libertario avesse
le idee un po&#39; confuse sulle differenze tra questi concetti. La
confusione è in parte imputabile ad una effettiva ambiguità semantica
(soprattutto in presenza di enti quali Germania, USA e UAE), in parte ad
identificazioni cui la storia degli ultimi due-trecento anni ci ha
abituato (le famose idee sullo Stato-nazione dell&#39;Ottocento), in parte a
grossolana superficialità (uno Stato non è il proprio governo, nemmeno
quando martellante propaganda mediatica vorrebbe convincerci del
contrario), e forse anche grazie al contributo di qualche problema di
traduzione (ad esempio dall&#39;uso angosassone di &lt;em&gt;nation&lt;/em&gt; per supplire
alla mancanza di un termine che ben traduca il concetto di Volk o di
popolo).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo Stato è un ente giuridico, associato (generalmente? sempre?) ad un
territorio, la cui esistenza è legata in parte alla capacità dei suoi
cittadini di autodeterminarsi ed in parte alla volontà degli altri Stati
di riconoscerne l&#39;autonomia. La ricorsività della definizione non è
tanto un problema logico quanto soprattutto una questione pratica, come
dimostrano casi che vanno dalla Cina (continentale) vs Taiwan ai Paesi
Baschi passando per Kurdistan e Bretagna, giusto per citarne i primi che
mi vengono in mente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il concetto di nazione è ancora più ambiguo di quello di Stato, ed
aggiunge ai fattori territoriali anche questioni di identità (o presunte
tali) culturali, etniche e/o religiose che ne caratterizzano (o
caratterizzerebbero) i popoli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il governo è l&#39;ente che in uno Stato detiene il potere esecutivo. Esso
può essere costituito da una o più persone (generalmente cittadini dello
Stato stesso, ma sarei curioso di sapere se esistono controesempi), e
può anche detenere altri poteri. Un aspetto importante da sottolineare è
che lo Stato non è il proprio governo, ed il governo di uno Stato non è
lo Stato stesso. Persino nel caso di assolutismi, lo Stato è i propri
cittadini, anche quando questi, per paura o per pigrizia, subiscano
incondizionatamente lo strapotere di chi li governa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Una metafora: una famiglia è i propri membri; anche quando gestita da
un capofamiglia dispotico e violento, essa non si riduce al capofamiglia
stesso.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Domande possibili, da affrontare oltre le definizioni:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;è possibile che il governo coincida con l&#39;intera popolazione dello
Stato? (Credo che in Islanda ci vadano molto vicini)&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;è possibile che il potere esecutivo venga esercitato in una forma che
rispetti le libertà individuali?&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Infine, il termine più importante, e forse più difficile, tra questi è
quello di &lt;em&gt;società&lt;/em&gt;. Specificamente, vorrei dare a questa parola un
significato un po&#39; più ampio di quello formalmente inteso. Società
sarebbe quindi ogni gruppo di individui che interagisce (direttamente o
indirettamente) in maniera abituale (anche quando sporadica). In tal
senso, società è termine più generale di ciò che potrebbe essere
descritto come &lt;em&gt;comunità&lt;/em&gt;, in cui si legge invece anche un esplicito
senso d&#39;identità, ed è rappresentata, per ciascun individuo, dalla sua
&lt;em&gt;sfera d&#39;interazione&lt;/em&gt; (abituale).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho coscienza del fatto che una tale definizione di società va un po&#39;
fuori dai margini della notazione usuale, ma la userò comunque in
assenza di un altro termine (possibilmente di uso corrente) che possa
indicare quanto descritto. (Suggerimenti ben accetti.)&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;anarchiaanarchicielibertari&quot;&gt;Anarchia, anarchici e libertari&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Ovviamente, la definizione più importante se si vuole dibattere
sull&#39;anarchia è cosa sia l&#39;anarchia stessa. A questa si aggiunge un mio
dubbio personale che ultimamente credo risolto: c&#39;è differenza tra
anarchici e libertari? Mi sembra di capire che siano sostanzialmente la
stessa cosa, e che il termine “libertario” sia nato per distinguere
l&#39;anarchia come ideologia politica ‘positiva’ dall&#39;anarchia volgarmente
intesa negativamente come caotico e selvaggio &lt;em&gt;free-for-all&lt;/em&gt; senza
regole (tranne forse la più animalesca ed istintiva “legge del più
forte”).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O forse c&#39;è una qualche distinzione possibile sui principali campi
toccati dall&#39;ideologia, sociopolitica in un caso ed economica
nell&#39;altro. Ma per il momento scriverò col presupposto che i due termini
possano essere usati intercambiabilmente, salvo dover rivedere la
semantica nel caso qualche differenza emergesse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando all&#39;anarchia, sarei alquanto sorpeso se venissi a scoprire che
esiste un “pensiero unico anarchico”, un&#39;ideologia complessa e
dettagliata condivisa fin nei minimi particolari (teorici e pragmatici)
da tutti gli anarchici; mi aspetterei anzi che ci siano tante teorie
quanti libertari&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:liberi&quot; id=&quot;fnref:liberi:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;3&lt;/a&gt;. Immagino però ugualmente che esista un
&lt;em&gt;nucleo&lt;/em&gt; di principî fondanti su cui tutti gli anarchici si ritrovano
d&#39;accordo, un “massimo comun denominatore” del pensiero anarchico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nella mia limitata conoscenza, penso che un buon punto di partenza sia
quella sintetica definizione data da &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Proudhon&quot;&gt;Proudhon&lt;/a&gt; di anarchia come
«ordine senza potere», una definizione che &lt;em&gt;mi piace&lt;/em&gt; perché in poche
parole racchiude due capisaldi che possono facilmente essere considerati
&lt;em&gt;i pilastri&lt;/em&gt; (in senso positivo da un lato e negativo dall&#39;altro) del
pensiero anarchico:&lt;/p&gt;

&lt;dl&gt;
&lt;dt&gt;ordine&lt;/dt&gt;
&lt;dd&gt;
&lt;p&gt;la rottura con il significato negativo fino ad allora associato al
termine, quindi non più anarchia come caos, assenza di regole;&lt;/p&gt;
&lt;/dd&gt;

&lt;dt&gt;senza potere&lt;/dt&gt;
&lt;dd&gt;
&lt;p&gt;la possibilità (se non la necessità, addirittura) che regole ed
organizzazione emergano senza prevaricazione, nel rispetto della volontà
e della libertà dell&#39;individuo.&lt;/p&gt;
&lt;/dd&gt;

&lt;/dl&gt;

&lt;p&gt;Meno sinteticamente, possiamo quindi dire che la filosofia anarchica è
incentrata sulla possibilità di una società di organizzarsi senza
imposizioni, senza coercizioni, e quindi &lt;em&gt;spontaneamente&lt;/em&gt; e soprattutto
con l&#39;accordo dei partecipanti. Con una banalizzazione che ai libertari
sicuramente non piacerà, l&#39;anarchia potrebbe quindi essere vista, da
questo punto di vista, come un raffinamento della democrazia dove le
uniche regole siano quelle accettate all&#39;unanimità. Ma di questo si
parlerà in dettaglio più avanti. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un&#39;attenzione particolare, inoltre, merita il concetto di &lt;em&gt;potere&lt;/em&gt;. Si
può infatti vedere il potere in almeno due forme; in un senso più
specifico e restrittivo, lo si può intendere nella sua forma coercitiva,
il potere come autorità imposta, come violazione della volontà (altrui).
Esiste però anche una forma di potere che può giungere agli stessi
obiettivi (intendendo come obiettivo il far fare ad altri qualcosa che
loro spontaneamente non farebbero) in maniera che potremmo dire
&lt;em&gt;morbida&lt;/em&gt;, in alcuni casi persino indiretta: è il potere esercitato dal
carisma, dal fascino, o anche semplicemente dalla capacità di
convincere —o di imbrogliare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se è abbastanza evidente nel pensiero libertario il rifiuto del potere
nel suo significato più ristretto, il caso del senso più ampio è invece
più incerto, ed una sua analisi rischia di impelagarsi su questioni
filosofiche circa la natura della volontà e delle sue violazioni. Ma
anche di questo si parlerà in dettaglio più avanti. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;{ Esistono altri principî fondanti del pensiero anarchico, principî che
non possono essere derivati da quelli appena esposti, ovvero il rifiuto
della prevaricazione (ed il rispetto della volontà) non separato dalla
ricerca dell&#39;ordine? }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;regoleecomunit&quot;&gt;Regole e comunità&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Fatto salvo il caso oserei dire irrealistico del singolo individuo che
non abbia mai alcuna forma di interazione, diretta o indiretta, con un
altro (e per il quale quindi non si pone nessuna delle questioni
discusse in questi appunti), la maggior parte di noi si trova a vivere
almeno parte della propria vita come membro di una &lt;em&gt;società&lt;/em&gt;, intendendo
tale termine nel senso più generico possibile discusso nelle
&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#def:societa&quot; title=&quot;Stato, governo, nazione, società&quot;&gt;definizioni&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Individui le cui interazioni includano un senso di identità come gruppo
e/o una forma di vincolo reciproco costituiscono una &lt;em&gt;comunità&lt;/em&gt;. Le
comunità hanno regole che possono essere scritte o non scritte,
immutabili o mutabili, regole nei confronti della quale i membri hanno
(o ci si aspetta abbiano) un atteggiamento generalmente positivo: esse
vengono riconosciute come generalmente valide, e seguite salvo casi
tipicamente eccezionali, accettati o giudicati secondo limiti di
tolleranza che sono specifici della comunità stessa. { Collegamento a
discussione su violazione e mutamenti delle regole  }&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alcune importanti osservazioni: l&#39;adesione ad una comunità porta con sé
implicitamente l&#39;accettazione delle regole della comunità stessa.
Inoltre, l&#39;anarchia non è incompatibile con l&#39;esistenza di comunità: a
condizione che l&#39;appartenenza alla comunità sia una libera scelta
individuale e che le regole della comunità stessa non violino i principî
fondamentali dell&#39;ideologia libertaria, non è irrealistico concepire
l&#39;idea di una comunità anarchica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vorrei adesso entrare nel dettaglio di un problema specifico che ritrovo
spesso discusso da libertari, un caso da cui prendere spunto per
un&#39;ulteriore indagine sulla questione dell&#39;esistenza delle comunità e
del senso di appartenenza.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;tassefurto&quot;&gt;Tasse e furti&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Uno dei punti più caldi delle “lamentele libertarie” che trovo su
internet è l&#39;equazione tra tasse e furto. A difesa di questa tesi si
trovano metafore che vanno dal ridicolo all&#39;assurdo passando per
l&#39;intellettualmente disonesto (vuoi per estremizzazioni, vuoi per
oculata omissione di dettagli importanti).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oltre ad essere deboli dal punto di vista argomentativo, le
presentazioni sulla tassa come furto da me incontrate soffrono a mio
parere di un altro grave problema: spostano l&#39;attenzione da un problema
centrale e di grande importanza ad un suo corollario periferico. Anche
quando lo si voglia fare per semplici intenzioni esemplificative (uno
dei modi in cui lo Stato opprime gli individui&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:individui&quot; id=&quot;fnref:individui:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;4&lt;/a&gt;), questo
approccio ha nel migliore dei casi all&#39;incirca la stessa potenza
argomentativa dell&#39;indicare un dito che indica la Luna dopo aver
indicato la Luna stessa. E questo, s&#39;intende, quando presentato con
solidità e perizia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;idea di fondo della tassazione come furto, se ho capito correttamente
gli argomenti incontrati, è che essa è &lt;em&gt;imposta&lt;/em&gt; (aggettivo, nel senso
prevaricativo del termine più che in quello burocratico che da esso
deriva): è cioè un trasferimento di beni mobili dal tassato allo Stato
(o al comune o alla regione etc), trasferimento che avviene &lt;em&gt;contro la
volontà&lt;/em&gt; del tassato. (Sia quindi inteso che si parla qui di tasse nel
senso specifico di imposte (stavolta sostantivo, nel senso quindi
burocratico), e non con il significa più generico che può essere
utilizzato anche per forme di tassazione &lt;em&gt;volontaria&lt;/em&gt;.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tal senso, si noti, le tasse sarebbero un&#39;imposizione a prescindere
dal fatto che se ne abbia poi un ritorno in termini di servizi
(istruzione, sanità, sicurezza, sussidi di disoccupazione, borse di
studio), nonché a prescindere dalla qualità dei servizi stessi (qualità
peraltro generalmente non omogena nel territorio di uno Stato, per non
parlare delle differenze tra Stati diversi): non essendo una
contribuzione volontaria, con la resa dei servizi ci avvicineremmo
magari alla filosofia dell&#39;estorsione più che a quella dello scippo, ma
resteremmo comunque nell&#39;ambito del, diciamo così, “reato contro il
patrimonio”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nonostante ciò vi sono comunque libertari che sembrano quasi &lt;em&gt;ansiosi&lt;/em&gt;
di sottolineare, ogni qualvolta possano, quanto &lt;em&gt;inefficiente&lt;/em&gt; sia il
rendimento delle tasse, in termini di rapporti costi/benefici, vuoi con
esempi di mala amministrazione vuoi sulla base di questa o quella
(discutibile) teoria economica&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:economia&quot; id=&quot;fnref:economia:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;5&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarebbe interessante capire se l&#39;evidenziare l&#39;inefficienza
tasse/servizi sia semplicemente un “di più” («non solo lo Stato ti
deruba/estorce con le tasse, ma per giunta questi soldi li spende
male»), se abbia un mero valore esplicativo («io le tasse non voglio
pagarle perché sono un modo inefficiente di avere servizi», quindi
ricollegandosi alla questione appunto della volontà), o se abbia invece
un intento argomentativo di tipo rafforzativo. Mi auguro che non si dia
il terzo caso perché &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-argomentativa/#implementazione&quot;&gt;i cattivi esempi non sono argomenti
validi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Mi piacerebbe avere anche una statistica della diffusione delle idee
anarchiche nei vari Stati, da correlare all&#39;efficienta dello stato
sociale; non sarei sorpreso di scoprire una correlazione inversa, per
esempio con gli USA al primo posto per diffusione delle idee libertarie
e le socialdemocrazie nordeuropee all&#39;ultimo. Penso comunque che un
lavoro del genere dovrebbe anche tener conto di fattori correttivi quali
il livello di istruzione.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L&#39;efficienza del sistema tasse/servizi è una questione di tipo
prettamente economico che, lungi dall&#39;essere immeritevole di attenzione,
tocca però solo tangenzialmente la questione sociale che dovrebbe essere
invece di centrale attenzione dal punto di vista libertario, in questo
senso: appurato che un individuo saggio che fosse convinto
dell&#39;opportunità di una contribuzione individuale per un servizio
collettivo accetterebbe volontariamente di pagare detta contribuzione,
lo stesso individuo, libertario, sarebbe comunque contrario ad una
&lt;em&gt;imposizione&lt;/em&gt; della contribuzione (a sé o ad altri) in violazione della
volontà del (potenziale) contribuente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In parole povere: se anche il sistema tasse/servizi fosse efficiente, se
anche fosse per chiunque il sistema più efficiente per ottenere servizi
(ipotetica &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt; del terzo tipo), la tassazione (non volontaria, anzi
&lt;em&gt;in quanto&lt;/em&gt; non volontaria) sarebbe comunque un sopruso ed una
violazione della libertà individuale. Vorrei quindi tornare al punto che
dovrebbe essere cruciale (se non forse l&#39;unico) nel discutere di tasse
dal punto di vista anarchico: l&#39;imposizione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In realtà, un elemento chiave che manca sia dalle metafore &lt;em&gt;noir&lt;/em&gt; a suon
di pistole puntate alla tempia sia nelle argomentazioni un po&#39; più
serene e puntuali è che le tasse da pagare sono una delle regole di una
comunità (formale) cui il contribuente (formalmente) appartiene: sono
quindi legate al suo essere cittadino di un particolare Stato, residente
in un particolare comune, etc&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:alcunecomunita&quot; id=&quot;fnref:alcunecomunita:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora, è ben inteso che, prescindendo dal caso specifico Stato/tasse,
nell&#39;accettare di far parte di una comunità (che abbia regole ben
precise) se ne seguano le regole. In altre parole: nella misura in cui
un individuo accetta di far parte di una comunità, le regole della
stessa non possono essere considerate &lt;em&gt;imposizioni&lt;/em&gt; sull&#39;individuo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come ho già detto, questa piccola ma significativa precisazione da un
lato invalida l&#39;argomentazione libertaria che classifica le tasse come
furto in quanto contro la volontà; nel farlo, però, spalanca le porte ad
un discorso che scende molto più addentro alla questione nella quale
l&#39;apparente imposizione delle tasse è solo un superficiale sintomo;
questione che tratterò &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#appartenenza&quot; title=&quot;Comunità e appartenenza&quot;&gt;tra poco&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per concludere provvisoriamente il discorso sulle tasse, vorrei però
rimarcare che quanto detto sopra è alquanto generico, e non tiene conto
ad esempio della diversa natura che diverse tasse possono avere. In
particolare, non tiene conto della differenza tra quelle che il
contribuente versa direttamente in quanto tali, e quelle pagate
indirettamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La differenza non è insignificante perché, per esempio, anche un turista
straniero (ovvero non cittadino) paga l&#39;IVA allo Stato in cui sta
facendo turismo qualora usufruisca di servizi o acquisti beni che non ne
sono esenti. Tuttavia, anche in questi casi può generalmente farsi un
discorso specifico che evidenzi la debolezza della classificazione della
tassa come furto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sempre restando nel caso dell&#39;IVA, si hanno per esempio almeno due
ragioni. La prima, di ordine burocratico, è che non essendo cittadini si
può chiedere il rimborso dell&#39;IVA&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:rimborsoiva&quot; id=&quot;fnref:rimborsoiva:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;7&lt;/a&gt; (che non è proprio la
stessa cosa che non pagarla, ma ci va comunque molto vicina). La seconda
è che è se pur vero che l&#39;acquirente non è cittadino dello Stato, lo è
invece il venditore; il pagamento dell&#39;IVA, pertanto, se non è legato
alla volontà dell&#39;acquirente, lo è a quella del venditore. Ma si entra
qui nell&#39;ambito delle dinamiche interpersonali, che è una questione
dell&#39;ideologia anarchica che merita un discorso a sé.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;appartenenza&quot;&gt;Comunità e appartenenza&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Le &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#tassefurto&quot; title=&quot;Tasse e furti&quot;&gt;riflessioni sulla natura delle tasse&lt;/a&gt; mostrano come il
loro carattere apparentemente vessatorio sia in realtà soltanto un
sintomo molto superficiale di qualcosa di ben più profondo, ovvero la
qualità e la natura dell&#39;appartenenza comunitaria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le tasse sono parte delle prescrizioni dettate dalle regole di
appartenenza a specifiche comunità (Stati, comuni, etc) &lt;em&gt;ai rispettivi
membri&lt;/em&gt; (cittadini, residenti, etc). Porre la questione in termini di
scelta del pagamento o meno delle tasse è quindi improprio: in realtà la
questione dovrebbe vertere sulla scelta di appartenere o meno a ciascuna
specifica comunità&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:alcunecomunita&quot; id=&quot;fnref:alcunecomunita:2&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;6&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In altre parole, la questione non è se il singolo individuo possa
scegliere di pagare le tasse o meno, bensì se lo stesso abbia la
possibilità di scegliere se far parte della comunità che ne richiede il
pagamento oppure no. S&#39;intende che laddove l&#39;individuo possa scegliere,
una sua eventuale scelta in negativo comporterebbe automaticamente la
decadenza non solo dei doveri prescritti dalle regole di appartenenza
della comunità in questione (ed in particolare le tasse), ma anche di
tutti i diritti e privilegi garantiti dalla stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo apre almeno due filoni di analisi: uno teorico focalizzato sulla
compatibilità tra il pensiero (ed il vivere) libertario con altre forme
di interazione sociopolitiche (discorso rimandato ad altrove { da
determinare il paragrafo appropriato nella sezione &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#realismo&quot; title=&quot;Condizioni di realismo&quot;&gt;Condizioni di
realismo&lt;/a&gt;, quando sarà scritto }); uno pratico incentrato
sulla possibilità di un vivere libertario &lt;em&gt;ora&lt;/em&gt;. In questo senso i
ragionamenti qui di seguito non saranno legati tanto ad un “come le cose
dovrebbero/potrebbero essere”, ma piuttosto fortemente a “come le cose
&lt;em&gt;sono&lt;/em&gt;”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un punto indiscutibile è che nella situazione corrente la maggior parte
di noi (libertari e non) si trova ad essere membro di varie comunità non
per liberta scelta di adesione individuale, ma per questioni diciamo
così storico-geografiche: per via del luogo dove siamo nati e/o
cresciuti e/o quello in cui abitiamo, o per via della nazionalità dei
nostri genitori&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fn:cittadinanza&quot; id=&quot;fnref:cittadinanza:1&quot; title=&quot;see footnote&quot; class=&quot;footnote&quot;&gt;8&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È pur vero però che, non avendo potuto scegliere di aderire a queste
comunità, possiamo generalmente scegliere di uscirne (un sub-ottimale
&lt;em&gt;opt-out&lt;/em&gt; invece del (per alcuni) preferibile &lt;em&gt;opt-in&lt;/em&gt;), seguendo le
necessarie procedure burocratiche (rinuncia alla cittadinanza,
cancellazione della residenza, etc) prescritte dalle regole delle
comunità stesse per il &lt;em&gt;riconoscimento&lt;/em&gt; della fuoriuscita del membro. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione non è purtroppo sempre lineare ed immediata. Probabilmente
come reazione all&#39;esperienza della prima metà del secolo scorso
(&lt;a href=&quot;http://www.anobii.com/books/Ama_il_prossimo_tuo/01d775a7f8daf2cf8b/&quot; title=&quot;Ama il prossimo tuo — Erich M. Remarque&quot;&gt;lettura consigliata&lt;/a&gt;), ad esempio, i regolamenti di alcuni
Stati rendono infatti difficile divenire &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Apolidia&quot;&gt;apolidi&lt;/a&gt;; non so ad esempio se sia nemmeno possibile (o quanto sia
facile), nel contesto legislativo attuale, rinunciare alla cittadinanza
italiana senza averne un&#39;altra (chi vuole può darsi alla lettura del
&lt;a href=&quot;http://www.tuttostranieri.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=18076&quot;&gt;testo della L.91/1992 come emendata dalla L.94/2009&lt;/a&gt; o cercare
altri regolamenti rilevanti).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Supponendo comunque che si riesca a rescindere l&#39;appartenenza a quelle
comunità cui non si vuole appartenere, il &lt;em&gt;dopo&lt;/em&gt; è pure tutt&#39;altro che
semplice. In questo caso, il cardine dei problemi è il &lt;em&gt;controllo
territoriale&lt;/em&gt;: non esiste infatti (o se esiste io personalmente non ho
idea di dove trovarla) un&#39;area di terre emerse su cui qualche Stato non
dichiari possesso; semmai, è facile trovarne su cui a pretendere
controllo sono &lt;em&gt;più d&#39;uno&lt;/em&gt; (ovviamente in conflitto tra loro). Tra le
possibilità abbiamo quindi (intendendo l&#39;appartenenza di un luogo ad uno
Stato in termini di pretese di controllo dello Stato sul luogo):&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;cercare posti fuori dal controllo di qualunque Stato (se ne esistono);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;vivere in un posto in cui il controllo dello Stato cui appartiene sia
di fatto inesistente (area remota e/o Stato molto liberale);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;vivere in un posto &lt;em&gt;in barba&lt;/em&gt; a qualunque forma di controllo dello
Stato cui appartiene (&lt;em&gt;squatting&lt;/em&gt;);&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;dichiarare l&#39;indipendenza: idea che si potrebbe rendere più realistica
portandola avanti non da singoli individui ma con un gruppo di
persone, optando ad esempio per una secessione con la conseguente
costruzione di uno Stato anarchico (sulla possibilità che ‘Stato
anarchico’ sia o meno una contraddizione si parlerà in dettaglio
insieme alle altre &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#realismo&quot; title=&quot;Condizioni di realismo&quot;&gt;Condizioni di realismo&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Alcune delle strade proposte possono essere perseguite senza spostarsi,
altre richiedono invece, oltre allo sforzo di costruire un tipo di vita
diversa, anche un trasloco. Una delle obiezioni che viene sollevata dai
libertari è: «perché dovrei essere io a spostarmi?»; la risposta prima,
come già detto sopra sulla necessità di scegliere di &lt;em&gt;lasciare&lt;/em&gt; una
comunità piuttosto che di entrare a farvi parte, è che qui stiamo
parlando di &lt;em&gt;come stanno le cose adesso&lt;/em&gt;, e non di come dovrebbero
essere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi è però a questa domanda anche una risposta più teoretica, che verrà
discussa più avanti insieme al resto, e riguarda il fatto che non tutto
nella vita di un libertario è concretizzabile secondo la sua volontà,
neanche nelle condizioni più ideali: talvolta, non è nemmeno
suscettibile di scelta (esempio banale: non si sceglie di nascere né da
chi si nasce né dove si nasce, e per il primo periodo di vita nemmeno
dove si cresce). E una doccia di realismo non solo è più sana di un
immaturo lamentarsi del fatto che le cose non siano (o peggio, non
possano essere) come si vorrebbe che fossero, ma prepara anche a
riflettere sulla necessità del compromesso richiesto anche nelle più
ideali società anarchiche.&lt;/p&gt;

&lt;h4 id=&quot;unanotasulpragmatismoanarchico&quot;&gt;Una nota sul pragmatismo anarchico&lt;/h4&gt;

&lt;p&gt;È comprensibile che, di fronte all&#39;immensa difficoltà, quando non
addirittura alla materiale impossibilità, di perseguire nella vita
quotidiana gli ideali libertari, si &lt;em&gt;scelga&lt;/em&gt; piuttosto di accettare le
costrizioni imposte con la stessa convinzione con cui si rinuncia a
vincere le inoppugnabili leggi della fisica e della natura, trasformando
così in apparente vittoria ciò che altro non è che una solida sconfitta:
un passo psicologicamente (o se vogliamo ‘spiritualmente’) importante
dall&#39;impotente frustrazione dell&#39;incapacità di realizzazione dei propri
ideali alla pretestuosa arroganza di sentirsi padroni del proprio
destino per aver dichiarato propria una scelta di fatto obbligata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(E non ricordo ora quale filosofo parlasse dell&#39;illusoria libertà che
può sentire un sasso gettato per aria, sentendosi privo di vincoli ma
non avendo altra via che quella prescrittagli dalla cosmica legge di
gravità.)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scelta, peraltro, di cui non si discute qui la saggezza, ma che
certamente avrebbe ben più valore se, piuttosto che mascherarsi
nell&#39;ipocrita finzione di una vittoria, si motivasse sinceramente come
riconoscimento della sconfitta (e del conseguente abbandono) di
un&#39;ideologia.&lt;/p&gt;

&lt;!-- ovvero: l&#39;anarca jüngeriano è un presuntuoso ipocrita impotente
frustrato che fa buon viso a cattivo gioco --&gt;

&lt;h3 id=&quot;regoleeviolazioni&quot;&gt;Regole e violazioni&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;{ Regole, violazioni, liberalizzazioni. Esempi dal copyright, copyleft,
Creative Commons, etc }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;anarchiasocialismoedindividualismo&quot;&gt;Anarchia, socialismo ed individualismo&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Non sarà sfuggito a chi legge questi appunti che una grande attenzione è
stata posta finora sugli aspetti &lt;em&gt;sociali&lt;/em&gt; dei rapporti tra individui,
ed in particolare sulla natura e sulla struttura delle &lt;em&gt;comunità&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In effetti, quando ho cominciato a stilare questi appunti l&#39;attenzione
alla comunità è venuta in maniera in un certo senso spontanea. Più
recenti discussioni mi hanno però portato a riflettere con maggiore
attenzione, ed in maniera più esplicita e diretta, su questo aspetto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In prima battuta, l&#39;osservazione si è concretizzata nella constatazione
che il pensiero anarchico storico è di stampo principalmente socialista,
mentre il pensiero libertario contemporaneo sembra essere piuttosto di
stampo individualista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La questione ovviamente non è così semplice: in tempi storici sono
esistiti anarchici individualisti come al giorno d&#39;oggi non mancano
libertari di stampo socialista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È un po&#39; un peccato, perché con quella che invece dovrà essere
considerata una forzatura semantica si poteva attuare una restrizione di
significato considerando &lt;em&gt;anarchico&lt;/em&gt; il pensiero di tipo sociale e
&lt;em&gt;libertario&lt;/em&gt; quello individualista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Peraltro, ho il sospetto che, per dire, un &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Max%20Striner&quot;&gt;Max Striner&lt;/a&gt;, da molti
considerati uno dei pilastri del pensiero anarchico individualista,
sarebbe piuttosto d&#39;accordo con questa scelta di termini, viste le
critiche da lui stesso mosse nei confronti del pensiero anarchico
(sociale).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La distinzione tra le due forme di pensiero sono tutt&#39;altro che sottili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nella prospettiva del pensiero anarchico sociale, infatti, il potere
dell&#39;uomo sull&#39;uomo è vista come la causa prima delle diseguaglianze
sociali e lo Stato come principale strumento per l&#39;esercizio di questo
potere; l&#39;abbattimento dello Stato è quindi un obiettivo intermedio da
perseguire dell&#39;ottica di un fine ulteriore: l&#39;uguaglianza sociale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per contro, il pensiero libertario di stampo individualista pone la
propria attenzione sul &lt;em&gt;singolo&lt;/em&gt; individuo; l&#39;aspetto sociale è
sostanzialmente secondario, ed è anzi spesso visto in termini
antagonistici (implicitamente, quando non esplicitamente).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;{ Approfodondire: interessi dell&#39;invidivuo contro quelli (del resto)
della comunità; interessi della comunità come interessi di ciascuno
degli individui appartenenti alla comunità stessa; se prevale l&#39;interesse
della comunità è male dalla prospettiva individualista (potere dell&#39;uomo
—gli individui della comunità— sull&#39;uomo —l&#39;individuo—); se prevale
quello dell&#39;individuo è male dalla prospettiva sociale (potere dell&#39;uomo
—l&#39;individuo— sull&#39;uomo —gli individui della comunità—). Max Stirner, il
&lt;em&gt;might makes right&lt;/em&gt; e il darwinismo sociale. }&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;realismo&quot;&gt;Condizioni di realismo&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Come ho &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/appunti/logica-realista/&quot;&gt;scritto altrove&lt;/a&gt;, l&#39;analisi di
un&#39;ideologia (e quindi in particolare di quella anarchica) non può
prescindere da tre questioni fondamentali, che nel caso specifico si
possono così riassumere:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;può (e se sì, sotto quali condizioni) esistere una società anarchica?&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;può (e se sì, sotto quali condizioni) &lt;em&gt;continuare ad esistere&lt;/em&gt; una
società anarchica?&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;può (e se sì, sotto quali condizioni) una società anarchica subentrare
ad una preesistente società di stampo diverso?&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;È abbastanza evidente che se la risposta ad una qualunque delle tre
domande qui sopra fosse negativa, l&#39;ideologia anarchica perderebbe molto
della propria forza, nonché della propria credibilità, sebbene sia
possibile comunque prenderne alcuni elementi specifici che possano avere
un valore intrinseco o quanto meno slegato dal loro essere parte di
questa particolare ideologia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;{ Partire da un&#39;analisi dei principî fondamentali del pensiero
anarchico. Punti importanti su cui ricordarsi di approfondire: coerenza
interna dei principî, realismo; realizzabilità in caso di principî
universalmente condivisi vs realizzabilità in caso di principî non
condivisi; indagine sulla risoluzione dei conflitti tra anarchici;
risoluzione dei conflitti con altre ideologie; cambiamenti di opinione;
violazione di contratti, regole, principî (in ordine di
approfondimento); analisi della possibilità della degenerazione; è
possibile qualcosa che alla fine non si riduca alla legge del più forte?
Studio separato per il caso delle nuove generazioni: cultura vs natura;
quando un individuo è un individuo?; infanzia e maturazione, saggezza,
coscienza, ‘maggiore età’. Il problema dell&#39;educazione, del pensiero,
della formazione; leader e seguaci (collegato al problema della
degenerazione). }&lt;/p&gt;

&lt;div class=&quot;footnotes&quot;&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;ol&gt;

&lt;li id=&quot;fn:meletriangoli&quot;&gt;&lt;p&gt;rubo l&#39;espressione ad uno dei dipendenti Microsoft che
lavorò ai filtri di conversione per Word dei documenti WordPerfect; per
spiegare quanto poco fossero omogenei i due modi di descrivere un
documento, decise di fare un passo avanti rispetto al classico modo di
dire anglosassone che prevede invece un confronto tra mele ed arance.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:meletriangoli:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:incommunicado&quot;&gt;&lt;p&gt;nulla è conoscibile, ciò che è conoscibile non è
comunicabile, e ciò che viene comunicato non viene compreso. O altre
varianti sul tema.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:incommunicado:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:liberi&quot;&gt;&lt;p&gt;ma è pur vero che &lt;a href=&quot;http://www.despair.com/connot.html&quot;&gt;lasciate libere di agire, le persone
tendono ad imitarsi a vicenda&lt;/a&gt;.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:liberi:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:individui&quot;&gt;&lt;p&gt;si noti l&#39;uso del termine &lt;em&gt;individuo&lt;/em&gt; invece di quello di
&lt;em&gt;cittadino&lt;/em&gt;.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:individui:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:economia&quot;&gt;&lt;p&gt;in realtà, devo ancora trovare una teoria economica che non
sia quanto meno discutibile. E non sono solo io a pensarlo se c&#39;è un
adagio secondo cui &lt;q&gt;economics is the only field in which two people can win a Nobel Prize
for saying exactly the opposite thing&lt;span class=&quot;translation&quot;&gt;l&#39;economia è l&#39;unico campo in cui due persone possono
vincere un Nobel per aver detto cose diametralmente opposte&lt;/span&gt;&lt;/q&gt;.
{ trovare fonte  }&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:economia:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:alcunecomunita&quot;&gt;&lt;p&gt;per puntualizzare, né qui né altrove si vuole
sottintendere che il pagamento di tasse sia una regola che debba essere
presente in ogni comunità, ma solo che di fatto &lt;em&gt;è&lt;/em&gt; una regola di alcune
(classi di) comunità cui gli individui apprtengono &lt;em&gt;ora&lt;/em&gt;. Non è neanche
detto —in linea di principio— che uno Stato o altra unità amministrativa
&lt;em&gt;debba&lt;/em&gt; richiedere il pagamento di tasse (ovvero: ipoteticamente
parlando &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt; esistere uno Stato che tra le proprie regole non
includa il pagamento di tasse).&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:alcunecomunita:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:alcunecomunita:2&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:rimborsoiva&quot;&gt;&lt;p&gt;cosa che so per esperienza; ho infatti chiesto ed
ottenuto il rimborso dell&#39;IVA pagata in Canada, con una semplice visita
all&#39;apposito ufficio in aeroporto.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:rimborsoiva:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;li id=&quot;fn:cittadinanza&quot;&gt;&lt;p&gt;con una varietà di regole che porta a situazioni
che hanno del paradossale, come un&#39;Italia che considera automaticamente
cittadini i discendenti di emigrati, che non parlano una parola della
lingua e non hanno mai messo piede sul territorio dello Stato nemmeno in
visita turistica, ma richiede un &lt;em&gt;iter&lt;/em&gt; burocratico pluriennale per i
figli di immigrati che, pur essendo nati e cresciuti in Italia e
conoscendone lingua e cultura a volte meglio di molti cittadini,
rischiano di venir espulsi come ‘clandestini’ al raggiungimento della
maggiore età.&lt;a href=&quot;https://wok.oblomov.eu/tag/comunit%C3%A0/#fnref:cittadinanza:1&quot; title=&quot;return to article&quot; class=&quot;reversefootnote&quot;&gt;&amp;#160;&amp;#8617;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;

&lt;/ol&gt;
&lt;/div&gt;
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