Gita al Vulcano
Lei sbuffava, accaldata per il caldo e per la salita; si fermò, sollevando lo sguardo dal sabbione della strada che stava percorrendo; il suo sguardo incontrò quello di lui, qualche passo più avanti; lui si fermò, attendendo che lei lo raggiungesse; quando lei fu alla sua altezza, lui indicò l'edificio diroccato a cui si stava avvicinando, incombente su di loro, sull'orlo del sabbione; poi le toccò dolcemente la spalla, e le disse:
«Ora guarda là.»
Con una leggera pressione la invitò a voltarsi.
Lei girò su se stessa, e trasse un profondo sospiro, a metà fra lo stupore a la mancanza di fiato.
Sotto di loro si stendeva la Piana, splendente di sole, punteggiata da un paio di coni spenti che risaltavano scuri, coperti di pini.
«È … è stupendo!» fece lei, senza smettere di spaziare intorno con lo sguardo.
«Quanto siamo saliti!» disse ancora, guardando lo spiazzo antistante il Rifugio, dove le macchine erano ormai piccoli mattoncini multicolori.
«Su, non fermiamoci.»
Lui si voltò, e riprese a salire, avanzando più lentamente per adeguarsi al passo di lei.
Lei sospirò nuovamente e riprese ad avanzare sotto il
Quando giunsero all'edificio diroccato, sostarono; lui si liberò dello zaino, affrettandosi ad indossare il maglione di lana che vi aveva infilato di traverso, sotto la tasca superiore; lei lo imitò.