:mR: R :mF: F :lei: Anna -->

Bussarono alla porta. {lei} posò delicatamente il libro sul comodino, scivolò giù dal letto ed andò ad aprire.

Davanti a lei stava un ragazzo alto, con folti capelli neri ondulati, baffi e mosca.

Lei rimase con una mano sulla porta, chiedendosi chi fosse il ragazzo e dove l'avesse già visto.

«Sì?» chiese dopo un po'.

«Ho bisogno del Vostro aiuto.»

{lei} ebbe voglia di ridere. Perché parlava in modo così strano?

Con un ampio sorriso si fece da parte, permettendogli di passare.

Il ragazzo entrò e rimase in piedi in mezzo alla stanza, mentre lei chiudeva la porta.

«Perché non ti siedi?»

«Grazie.» il ragazzo si accomodò, imitato da lei.

Ci fu qualche altro secondo di silenzio, poi lei chiese:

«Allora? E lascia perdere il Voi.» ebbe ancora voglia di ridere.

«Sì, hai ragione, scusa, ma … non …» il ragazzo esitò qualche attimo poi, abbassando lo sguardo, disse:

«Vorrei che tu mi insegnassi qualche … qualche arte marziale.»

{lei} rimase qualche attimo sorpresa, prima di scoppiare a ridere; era l'idea più folle che le fosse mai stata presentata.

Si alzò, fece qualche passo per la stanza, e si fermò, sempre ridendo, alla finestra.

Il ragazzo la lasciò sfogare, senza dire una parola, senza muoversi; non si rabbuiò; semplicemente attese; e quando lei si fu sfogata, si limitò ad alzare verso di lei uno sguardo interrogativo.

Lei si sentì in dovere di scusarsi.

Scuotendo la testa disse:

«Scusa, ma di tutti i più strani modi di … di attraccare, questo merita certamente il premio per l'originalità.»

Dopo qualche altro attimo di silenzio, lui disse:

«Non era mia intenzione.»

«Cosa?» chiese {lei}, ancora con il riso nelle labbra.

«Attraccare.»

«No?» l'espressione della ragazza era ora tra l'incredulo e l'ironico.

«No.» fece il ragazzo, tornando ad abbassare gli occhi.

Stavolta fu {lei} ad inserire una pausa. Credergli, o no? Perché no?

«Quindi vuoi seriamente che io ti insegni un'arte marziale?»

«Sì.»

{lei} annuì.

«Di' un po',» fece sorniona «Hai mai sentito parlare delle palestre?» e il suo sorriso era piuttosto ironico, ma il ragazzo non lo vide, per il semplice fatto che aveva ancora gli occhi bassi. Invece, il ragazzo si limitò ad annuire e fare «Uh||Uh».

{lei} lo guardò: il ragazzo stava ora con i gomiti poggiati alle ginocchia, i polpastrelli delle dita congiunti, e guardandosi le mani si concentrava nello sforzo di allontanare le dita tenendo prima uniti medio e anulare, poi mignolo con anulare e medio con indice.

«Allora?» insisté {lei}.

«Allora sì, ne ho sentito parlare.»

«E?»

«No.»

«No, cosa? Ti hanno rifiutato

«No, non è questo; è … non … non so spiegarlo; io … non posso rivolgermi ad una palestra.»

«E perché?» {lei} ebbe l'impressione che qualcosa non funzionasse nel cervello del ragazzo che aveva davanti.

Il ragazzo scosse la testa.

«Va bene, lasciamo perdere. Allora dimmi perché ti sei rivolto a me

«L'altra sera ti ho visto trattare con {mR} e {mF}. Fondamentalmente è stato questo a darmi l'idea di rivolgermi a te.»

{lei} ripensò a quando quei due, circa una settimana prima, le erano saltati addosso; lei, senza neanche pensarci, li aveva mandati a gambe all'aria, rovinandosi la camicia contro la siepe. Ma se quei due le erano saltati addosso, era proprio perché non c'era nessuno che potesse vedere. O no?

«Mi seguivi?»

«No. Ma ero in fondo al viottolo.»

«A far che, se è lecito?»

«Studiavo.»

«Che cosa

«Studiavo. Per essere preciso, ripetevo; ma non posso stare fermo quando ripeto. Devo camminare. Avevo l'esame di lì a due giorni; è stata l'unica materia per cui mi sono ridotto così tardi la notte.»

«Tu sei pazzo.»

«Hm||m.» assentì il ragazzo.

«Così, mi hai visto scaricare quei due, ed hai pensato: quella fa Judo. Perché non dovrebbe insegnarlo a me? Giusto?»

«No, non è giusto. Il mio pensiero è molto più contorto. Ed ha bisogno di molti più elementi per decidere.»

«Così ti sei informato.»

«Sì.»

«Ah||ha. E cosa hai scoperto su di me?»

«Tutto quello che mi serviva.»

«Per prendere la decisione?»

«No. Per avere conferme di certe mie idee. Per esempio, che non ti stessi scambiando con qualcun'altra. E quanto ti rimaneva per la laurea. E così via. Poi ho avuto una folgorazione, di quelle che capitano una volta nella vita. E son venuto qua. E fra pochi minuti non saprò neanche più perché.»

{lei} non aveva più nessuna voglia di ridere. E non pensava più alla pazzia del ragazzo.

«Cosa ti fa pensare che io possa, o voglia, insegnarti qualcosa?»

«La folgorazione era proprio sul fatto che tu potessi o no. Sulla voglia, non ne so nulla. Scusami per il disturbo.»

Il ragazzo si alzò.

«Ci penserò.» fece lei.

«È più di quanto potessi sperare.» disse il ragazzo, ed uscì. Troppo tardi {lei} si ricordò che avrebbe fatto meglio a farsi dire il nome.

{ la Cittadella }

{ una serata al Tavolo }

{ {lei} si sente col padre al telefono }

{ {lei} ribecca {lui} :}

«Senti, tu conosci per caso un tipo alto, con capelli neri … zazzera, più che capelli, piuttosto … strambo? Coi baffi, occhiali …»

«Dai, {lei}, lo conosce mezza Cittadella … è uno dei moderatori del Tavolo … quello di sinistra, hai presente, quello che fa sempre quei discordi strani … capace di andarsi a studiare un testo di economia, pur di mettere pace … come t'è venuto in mente?»

Mentre Elena parlava, ad {lei} si era illuminata la mente.

«Ecco dove l'avevo già visto!»

«Be', perché tutto questo, allora?»

«Niente, mi aveva chiesto un … favore, e adesso lo cercavo; be' a questo punto lo becco stasera al tavolo.»

{ quella sera al tavolo: }

{ etc. etc. }

Gli era successo altre volte di non potersi addormentare. Non spesso, da quando praticava la palestra, poiché la rapida doccia finale, pur rinfrescandolo, non era sufficiente a togliergli la stanchezza di dosso.

Tuttavia, stavolta non riusciva ad addormentarsi.

Il colpo alla porta fu leggerissimo. Non fu neanche sicuro che fosse reale. Ma quando il colpo si ripeté, scivolò fuori dal letto.

Aprì solo un piccolo spiraglio, ma quando riconobbe {lei} spalancò la porta, lasciandola entrare.

Le offrì in silenzio una sedia, su cui lei si sedette con cautela.

Il silenzio si prolungò per qualche minuto, poi {lei} mormorò:

«Ho bisogno di parlare.»

Senza rispondere, {lui} si alzò; prese i vestiti, andò in bagno, e ne uscì completamente vestito. Raccolse il marsupio, ed aprì la porta.

Raggiunsero la macchina camminando in silenzio fianco a fianco.

{lui} guidò fino al lungomare, seguendo poi la litoranea per un buon tratto. Quando fermò la macchina, la strada correva ad un paio di metri dal bordo di una scogliera; la macchina era ferma in corrispondenza di uno sperone roccioso che si inoltrava per qualche metro in mare; qui {lui} condusse la ragazza per mano, dopo aver preso nel portabagagli della macchina un telone verde arrotolato.

{lui} si fermò dove cominciava lo sperone; stese il telone per terra, piegandolo in quattro in modo che ci fosse il posto per sedere entrambi sul morbido. Si sedettero, con i piedi sullo scalino che la roccia formava nel degradare a mare.