Pool
Il bowling era piuttosto pieno, e rumoroso. Loro erano in sei, avevano preso due piste affiancate. La pista accanto era occupata da una sola persona, che giocava con una calma esasperante.
Nel loro gruppo c'era una ragazza che per la prima volta prendeva la palla in mano. Quando le spiegarono come doveva tenerla e lanciarla, l'uomo nella pista accanto li guardò con attenzione, sospendendo i propri tiri; attese che la ragazza tirasse la boccia, ne seguì il debole percorso fino al canale di scolo, scosse il capo, e lanciò la propria boccia dritta contro i birilli.
L'uomo scosse ancora il capo, al secondo tiro della ragazza, ad i suggerimenti di tirare un po' più forte, di mirare al centro, no, mirare di lato, e così via; il tiro della ragazza colpì nel mucchio, e l'uomo buttò giù i tre birilli che gli erano rimasti dal tiro precedente.
La ragazza lo guardò, mentre gli altri suoi compagni giocavano; lo guardò raccogliere la boccia, soppesarla, prendere con calma la mira, fare oscillare il braccio, lanciare; seguì il percorso della boccia, ma non commentò allo strike. Riportò la propria attenzione alla sua compagnia, mormorando qualcosa su quanto fosse bravo quello.
Toccò nuovamente a lei, ed ancora l'uomo sospese i tiri per guardarla tirare. Scosse ancora il capo, nonostante la boccia fosse stavolta ben diretta. Sconsolato, tornò al proprio gioco; finché, qualche tempo dopo, una boccia sorpassò lo scalino fra le piste e buttò giù un po' di suoi birilli. Si voltò sorpreso, guardando la compagnia che sghignazzava, e la ragazza che arrossiva e rideva.
«Oh mio Dio, mi scusi!»
Gli venne da ridere.
«Nessun problema, non si preoccupi.» fece un gesto con le mani «Non è nulla.» si rivolse alla consolle della sua pista, reimpostò i birilli, quindi si volse alla ragazza che aveva preso in mano un'altra boccia «Posso darLe un suggerimento tecnico?»
«Eh? Uh, prego.»
«Mi faccia vedere come tira.»
«Come tiro? Io … è la prima volta che gioco …»
L'uomo scosse il capo, interrompendola.
«Quello si vede, non Si deve mica scusare … mi faccia vedere un attimo.»
La ragazza tirò.
«Il polso. E il braccio.»
«Tutto cioè. Oh, ma non ha importanza, siamo qui per giocare, non per vincere, no?»
«Giusto. Ma ci si può divertire anche tirando correttamente. Be', magari non sarà divertente come lanciare la boccia sulle piste degli altri …» la ragazza arrossì «Ah, sto diventando cattivo e non volevo. Lasciamo perdere. Ma mi permetta di darLe un piccolo suggerimento. Faccia un altro lancio.»
La ragazza prese un'altra boccia, portò indietro il braccio. L'uomo la fermò, prendendo la boccia in mano; quindi fece fare alla boccia un movimento semi circolare, tirandola via ad un certo punto.
«Qui la può lasciare. Ma tenga il braccio ed il polso così.»
La ragazza ripetè il movimento meglio che poté, ed il tiro ebbe per lo meno un'idea di correttezza. Senza dire una parola, l'uomo tornò ai propri tiri, mentre la ragazza tornava nel gruppo coprendo con una mano la risata imbarazzata.
Non ci furono altri incidenti, fino alla fine della partita. Mentre loro si preparavano ad andarsene, l'uomo intervenne ancora.
«Miss, perdoni la mia
La giovane lo guardò sorpresa, poi insospettita.
«Talento? Ehe, ma che dice? Ho giocato da …»
«Da principiante. Ma Lei ha del talento. Che aspetta solo di essere sfruttato.»
«Come no. E probabilmente avrò bisogno di un maestro, diciamo, come Lei, ad esempio, no?»
«No, non sono granché come maestro. Il mio Maestro era un vero Maestro, ma …» l'uomo fece spallucce.
«È morto?»
«No, ma non insegna più. Dice che non c'è più talento in giro che valga la pena di scoprire. Quelli che ne hanno, non ne vogliono sapere, e quelli che ne vogliono sapere non ne hanno. Oh, be', lasciamo perdere. Ma certo che è un peccato.»
«Il bowling è solo un gioco. Non credo che l'esercizio del talento possa essere così importante.»
«Ah, ma non è per il bowling in sé; è sempre triste, però, vedere talento ignorato. Non Le starò a fare discorsi del tipo che il bowling è come la vita eccetera, tutti discorsi che si fanno sempre per ogni cosa. È solo che lo trovo triste.»
«Mi ha già aiutato col polso.»
«Quelle sono scemenze, il vero punto è altrove.»
«Oh, starei davvero a sentirLa, ma non vorrei fare aspettare gli altri.»
«Un minuto, Le chiedo solo un minuto, non di più, per darLe una piccola idea. Solo un minuto.»
«Va be', un minuto. Di che si tratta?»
«Chiuda gli occhi.»
«Eh?»
«Chiuda gli occhi.»
La ragazza chiuse gli occhi; l'uomo continuò:
«Ecco. Ora io ho una mano a venti centimetri dal Suo viso. Quante sono?»
«Cosa vuole che ne sappia?»
«Provi. Quante sono?»
«Eh, non so, boh, due?»
La ragazza aprì gli occhi; le dita erano quattro.
«Questo è come gioca a bowling lei ora.» commentò l'uomo «Ora, io Le vorrei dare un piccolo suggerimento. Chiuda ancora gli occhi. Ecco. Io ho ancora la mano davanti a Lei. La visualizzi. No, anzi, questa è un'idiozia. Si concentri su di essa. Davvero. Si concentri sulla mia mano. Si concentri, e provi ad indovinare. Non Le viene in mente nulla?»
«No.»
«Dica mentalmente i numeri. Più volte. Sentirà qual'è il numero giusto.»
La ragazza tacque per qualche secondo.
«Nessuno.» disse poi.
«Vede?» la ragazza aprì occhi, guardando il pugno dell'uomo.
«No, guardi, io intendevo che nessun numero mi dava una … sensazione particolare.»
«Lei pensava “uno due tre quattro cinque”, certo nessun numero Le poteva indicare di essere giusto. Riprovi.»
La ragazza chiuse gli occhi con un sospiro.
«Si concentri sulla mano. La senta, e scorra i numeri.»
«Tre.» disse la ragazza dopo qualche secondo, aprendo gli occhi.
«Vede? Questo è come dovrebbe giocare a bowling.»
«Che scemenze,» intervenne uno del gruppo «è stato un caso.»
«Due su due.»
«Ah, bella, ne sa assai di probabilità. Ci metta anche i casi negativi, e siamo già a due su tre; e tre casi sono troppo pochi.»
«Ha ragione. Mettiamoci anche il caso negativo. Due su tre. E se Miss è disposta a perdere qualche altro secondo, Le farò vedere che funziona davvero.»
«Vai, “Miss”. Questa me la voglio godere tutta.» incitò il ragazzo.
La giovane sbuffò di nuovo, ma chiuse gli occhi. L'uomo le presentò ancora la mano; lei attese qualche secondo, poi, mentre apriva bocca, l'uomo la interruppe:
«No, non tiri ad indovinare. Si concentri sulla mano, prima. Si concentri ed elenchi tutti i numeri. Anche lo zero.»
La ragazza tacque ancora, poi indovinò.
«Cinque.»
«Giusto. Ancora.» fece l'uomo cambiando le dita. Una pausa, poi la ragazza indovinò. Ancora. Ed ancora.
«Soddisfatto?» chiese l'uomo al ragazzo.
«Ah, potrebbe sempre essere un caso.»
«Già, potrei persino essermi messo d'accordo con Miss, anche se è la prima volta che La vedo.»
«Dica un po', come fa a sapere che lei si sta concentrando sulla mano e non sta tirando ad indovinare?»
«Lei che dice?»
«Che fa, si concentra su di lei ed indovina?»
«Sì, se La vuole vedere come “indovinare”, è proprio così. Vuole altre prove?»
«Non dovrei essere io a decidere, ma ne vorrei altre tre o quattro, se a “Miss” va bene.»
«Piantala di chiamarmi “Miss” tu, scemo.» fece la giovane «D'accordo, ci sto, altre quattro. Ma poi basta, che mi sto stancando.»
Tre numeri furono ancora indovinati, poi la ragazza disse:
«Oh, basta, mi sta venendo mal di testa.»
«Sì, ha ragione, scusi, abbiamo decisamente esagerato. Eppure Le assicuro che con un po' di esercizio questa diventa un'ottima tecnica per far passare il mal di testa; ma deve diventare una cosa naturale. Per ora la cosa richiede da parte sua un grande sforzo di concentrazione.»
«Ma che ha questo a che fare col bowling? Mica posso contare i birilli! So già che sono dieci.»
«Sì, era … solo una prova. Il mio Maestro mi aveva detto soltanto “visualizza”, ed io ho impiegato un sacco di tempo per capire che cosa volesse dire. Poi lo capii, e così … be', è questo che Le ho fatto saltare. Lei ora sa di poter “visualizzare”; non sembra, ma la cosa è molto utile. Faccia una prova.»
«Ma …»
«Una prova soltanto, su, sono pochi secondi.»
La ragazza sospirò.
«Ok, dove tiro?»
«Può lavorare qui, sulla mia pista.»
La ragazza prese un boccia, si piazzò davanti alla pista.
«Che devo fare?»
«Innanzi tutto, prenda una boccia adatta. Quella non va bene. È troppo stretta. Dunque dunque dunque …» l'uomo scorse le bocce «aha, no, no, no, oho, vediamo; provi questa. Sì, ecco; vede, le dita devono scorrere, ma non nuotarci dentro. Questa è perfetta. Ora, si prepari. È come per le dita: chiuda gli occhi. Vede i birilli?»
«No.»
«Ovviamente, ha gli occhi chiusi. Pensi che sono lì, a
La ragazza fece un salto all'indietro, spalancando gli occhi.
«Oddio!» esclamò.
«Non si preoccupi, è normale vederla. È giusto, vuol dire che riesce a visualizzare. Riprovi. E lanci la boccia su quella pista. La lanci. Ecco. Non si preoccupi se la boccia le sembra sgusciarle di mano. Lanci.»
La giovane fece compiere al proprio braccio un arco, imprimendo alla boccia una piccola torsione, seguendo mentalmente il percorso del nastro rosso che si vedeva davanti, quindi riaprì gli occhi.
«Ecco.» disse l'uomo.
«Eh, ehehe, wow! Ehi, funziona!»
I birilli crollarono tutti.
«Faccia un'altra prova.»
«Oh, ok …» la ragazza prese un'altra boccia.
«Si assicuri che sia confortevole. Deve avere una buona presa.»
La ragazza provò, fece scivolare le dita dentro e fuori dai buchi. «Mi sembra buona,» disse «La posso tenere e non rimango incastrata.»
L'uomo fece un gesto con le braccia, invitandola a proseguire. La giovane chiuse gli occhi, si spostò davanti alla pista finché non si sentì messa correttamente, quindi si concentrò sui birilli finché non vide il nastro rosso. Lanciò la palla, e riaprì gli occhi.
«È più brava di me.» commentò l'uomo.
«Che scemenza. È solo la fortuna del principiante.»
«No, no, dico sul serio. Lei riesce a … a me manca la coordinazione; visualizzo correttamente, ma non sempre riesco a far seguire alla boccia il percorso giusto. Lei invece ha il braccio e la mente coordinati. Quindi riesce meglio.»
«Oh, non credo proprio …»
«Faccia ancora una prova.»
«Oh, oh, be', l'ultima però. Mi stanno aspettando. E … mi sta tornando il mal di testa.»
«Sì, giusto, vero, non bisogna esagerare. Per essere la prima volta è più che sufficiente. Ma sarebbe bello se Lei ora non lasciasse perdere, se si esercitasse a visualizzare, a casa.»
«E come dovrei farlo? Indovinando quante dita mi metto davanti agli occhi chiusi?»
«No, ma lo può fare con qualsiasi cosa … un mazzo di carte, delle biglie … qualsiasi cosa.»
«Vedrò di farlo quando avrò un po' di tempo libero.»
«Buongiorno, Miss.»
La ragazza ebbe un sobbalzo. Si voltò, vide davanti a sé un uomo, sul momento non lo riconobbe. Poi il “Miss” fece scattare il ricordo.
«Oh, buongiorno. Come va il bowling?»
«Come deve andare. Continuo a frequentarlo. Lei no, invece, ed non ha neanche seguito il mio consiglio.»
«Come fa a dirlo?»
«Dalla sua fronte. Non si è allenata a visualizzare. Oh, be', era solo per dire. Non era certo un compito per casa. Ed io non voglio essere importuno, e trattenerLa ogni volta. Buon proseguimento.»
L'uomo si allontanò.
Il martedì successivo lei tornò al bowling con i suoi amici. Vennero loro assegnate le stesse piste, ma stavolta quella accanto era vuota.
«Oggi il tuo Maestro non c'è, eh?»
«Ah, piantatela, scemi.»
Mentre giocavano, cominciarono a commentare.
«Secondo te vuole attraccare? — Secondo me sì — Anch'io penso. — Dai, ragazzi, poteva anche essere solo interessato al suo talento. — Naaa. — Oh, di potere poteva. Ma secondo me no. — Però le cose che ha detto funzionavano. — Secondo me è un caso. — Be', per essere un caso hanno funzionato parecchie volte. — Ma se fossero vere dovrebbero funzionare anche su questa pista, e senza di lui. E non mi pare che funzionino.»
La ragazza era nuovamente in coda. Lo scettico, che era quello che aveva parlato per ultimo, le disse:
«Che succedere? Hai bisogno dell'ispirazione del Maestro, per fare tre strike consecutivi?»
«Vaffanculo stronzo.»
In quel momento l'uomo prese possesso della pista accanto. Fece un sorriso generico in direzione del gruppo, diede un occhio ai punteggi, quindi tirò fuori dal proprio borsone una boccia rossa, e cominciò i suoi tiri.
La sua boccia riemerse dal condotto, e la prima cosa che lo scettico
vide fu la scritta che la personalizzava: tre B scritte sotto il
buco del pollice, Bourbaki scritto sopra gli altri due buchi.
«Bourbaki, eh?»
«Già. È il nome della palla.»
«Lo sa chi era Bourbaki, Lei?»
«Un matematico francese mai esistito, inventato da una società goliardica.»
«Ah be'.» il ragazzo si sentì imbarazzato. Era evidente che l'uomo aveva una passione per la Matematica «Mi dispiace per quel che ho detto l'altra volta sulla statistica.»
«Oh, io di statistica ne so poco e niente. È lui» l'uomo prese la boccia «che ne sa parecchio.»
La boccia tirò giù tutti i birilli dell'uomo. Mentre aspettava che la boccia tornasse su, l'uomo assistette al tiro della ragazza, scuotendo il capo.
«Buonasera, Miss. Abbiamo ripreso la parte della principiante?»
«Oh, mi lasci in pace.»
«Oh, scusi. Non pensavo di esserle così importuno.»
«Insomma, cosa vuole da me?»
«Io? Io da Lei non voglio niente. Ma dico, non sente la boccia, i birilli, chiamarLa, dirLe: “Mira! Mira! Tira! Tira!” ? No,» l'uomo scosse il capo «evidentemente no. Aveva ragione il mio Maestro.» l'uomo tornò alla propria pista. «Cosa voglio io da Lei. Dico io …»
Lo scettico mormorò:
«Al mio paese si chiama “attraccare”.»
«Al mio,» disse l'uomo, voltandosi nuovamente «“rimorchiare”. Ma non è quello che avevo in mente. Pensate davvero che fossi intervenuto per rimorchiare?»
«Be', diciamo che era stata avanzata questa ipotesi.»
«Che tristezza.» l'uomo scosse il capo, tornando al proprio gioco, molto serio.
«Ohi Burba!» fece in quel momento una voce dietro di loro. Si voltarono tutti; qualche ragazzo fischiò, e tutti guardarono intensamente la nuova arrivata, che però puntò dritto sull'uomo, che la salutò con un «Ohi, Lella.»
«Hai da accendere?»
«Lo sai che non mi piace che fumi.» disse l'uomo tirando fuori l'accendino.
«Da', che tte frega? Tanto non me ne starò qui ad affumicarti.» la donna tirò fuori una sigaretta e se la pose fra le labbra. L'uomo la accese. «Ti vedo triste,» fece la donna, sbuffando lontano da lui «che c'hai?»
«Sono appena stato accusato di pedofilia.»
«Azz. Grave?»
«Bo', finché non mi denunciano,» l'uomo fece un cenno del capo verso il gruppo di amici «dovrei essere a posto.»
«Ma che hai fatto?»
«C'è una ragazza che vede ma non sente.»
«Oh.» la donna osservò attentamente il gruppetto. «La rossa?»
«No, la bruna coi capelli lisci.»
«Aha.» la donna la guardò attentamente «Hanno pensato che volessi attraccare? Con lei?» la donna scoppiò a ridere; la ragazza divenne rossa di rabbia «Dio, che gente.» l'uomo fece spallucce «Ma tu come fai a sapere che vede?»
«Le ho fatto provare l'altra volta.»
«La mano?»
L'uomo annuì.
«Ha anche tirato; è molto coordinata. Tre su tre. Ma oggi ha ripreso come l'altra volta. Le ho chiesto come mai, e giustamente s'è seccata. Va be', sono stato troppo insistente.»
«Mica son tutti scemi come me. No, va bene, scusa, lasciamo perdere il discorso. Ma che vuoi. Siamo tutti talenti sprecati. E non puoi farci nulla.»
«Me ne sono accorto.»
«Aveva ragione Fresco.»
«Come sempre.»
«Se lui ha deciso di lasciare perdere, perché mai dovresti provarci tu?»
«Lo so. Tempo sprecato. Ed ora più che mai.»
La donna riprese a ridere. «Attraccare con quella. Mio Dio. Ciao Burba, buon divertimento.» agitò la sigaretta in segno di saluto, e si allontanò sghignazzando.
La ragazza fremeva di rabbia; ed il suo subconscio non fece altro che ripetere “ora ti faccio vedere io; ora ti faccio vedere io” in direzione della bionda mozzafiato.
Il suo punteggio, nei dieci minuti successivi, ebbe una rapidissima risalita.
«Orco, ti ci sei messa di brutto!» commentò lo scettico.
«Invidioso, ragazzo?»
«Io? E di che? Sei tu che dovresti essere invidiosa.»
«Invidiosa? Perché stai vincendo?»
«No.»
«E allora perché?»
«Per la bionda.»
«Per la bionda?? Ma sei scemo o cosa?»
«No, niente …» fece il ragazzo guardando la tabella con i risultati «Ma c'è stata una straordinaria impennata dopo le risate della biondona.»
«Ebbe'? Mi sono concentrata. Ecco tutto.»
«`Azzo se ti sei concentrata …»
La ragazza sfogò la sua rabbia nel tiro, con risultato che tre birilli rimasero in piedi. L'uomo, che aveva ignorato i tiri precedenti, prestò loro nuovamente attenzione. Il secondo tiro della ragazza andò completamente a vuoto.
«Mi hai deconcentrato, imbecille.»
«Oh, scusi, “Miss”, non intendevo!» fece lo scettico, fintamente preoccupato, ma scansando ridente il calcio tiratogli dalla ragazza.
«I birilli non erano più dieci.»
La frase era stata detta dall'uomo.
«Eh?» fece la ragazza voltandosi.
«Ho detto: i birilli non erano più dieci. Lei ha continuato a visualizzarne dieci; per questo non ha potuto completare il tiro.» e poiché la ragazza lo guardava furente «Ok, mi scusi ancora, non interverrò più.» e tornò al proprio gioco.
La ragazza si sedette in attesa del proprio turno. Quando toccò nuovamente a lei, tirò apposta un po' a caso, lasciando in piedi alcuni birilli. Al colpo successivo, si concentrò sui birilli rimasti in piedi, e li buttò giù. Quindi Burba aveva ragione anche quella volta. Burba. Che razza di nome.
«Ma Lei si chiama Burba davvero?»
Stavano camminando per strada. Alla fine della partita, lei aveva deciso di salutare i suoi amici per accompagnarsi all'uomo.
«Io? Burba?» l'uomo rise «No, certo, Burba è l'abbreviativo di Bourbaki, il nome della palla. Come Lella. Sta per Fiorella, la sua palla.»
«Chi è Fresco?»
«Fresco? Fresco è il mio Maestro. Anche Lei, se ha intenzione di continuare, dovrebbe procurarsi una boccia, e personalizzarla in qualche modo.»
«Mi dovrò far venire in mente qualche nome.»
«Per quello c'è tempo.»
«Perché Bourbaki ha tre B?»
«Bourbaki: bowling e biliardo. O se lo vuole tutto italiano,
invece di bowling può leggere birilli o boccia,
quello che vuole.»
«Biliardo?»
«Un'altro gioco in cui la visualizzazione è importante.»