Era una ragazza affascinante, ed anche una delle poche con cui stavo bene assieme; la cosa che più mi aveva colpito in lei era stata la sua concezione della memoria, molto simile alla mia, ma molto più accentuata in senso assolutizzante; anche lei soffriva facilmente di nostalgia e sognava molto sui propri ricordi. Ogni tanto mi raccontava qualche fatto, e vedevo il suo sguardo farsi assente mentre sembrava rivivere ciò che aveva passato; non sempre i suoi racconti erano chiari, e talvolta sembravano addirittura mancare di un filo logico, ma io capivo che ciò era dovuto soprattutto al fatto che lei, rivivendo gli episodi durante il racconto, parlava con ellissi anche notevoli. E la cosa non mi dispiaceva.

Raramente andavo a trovarla a casa sua. Ci vedevamo per lo più a teatro (entrambi avevamo l'abbonamento alla stagione lirica), oppure facevamo delle passeggiate in centro — aveva sempre acquisti da fare — e ne approfittavamo per discorrere.

Una di queste volte sbottò ad un certo punto dicendo che aveva un importante segreto che mi avrebbe svelato entro l'anno. Era una di quelle cose che valgono la spesa che si fa per comprarle — naturalmente; a volte avevo l'impressione che fare compere fosse il suo hobby; e la spesa non doveva essere stata poca, anche se non mi disse quanto — e che avrebbe segnato la sua fortuna. Mi chiese anche di indovinare.

Le chiesi se era qualcosa per la memoria, e lei si disse stupita della mia perspicacia. Osservai che era troppo fissata con il valore del ricordo perché qualcosa di importante per lei non fosse legata al ricordo.

Mi diede un buffetto, e mi istigò ad indovinare cos'era esattamente.

La prima cosa che mi venne in mente fu un nuovo ritrovato a base di fosforo — ma non era questo. Feci altri due o tre tentativi, senza avvicinarmi alla soluzione, e quando arrivammo sotto casa sua notai che c'erano stati lavori nella zona — un camion da carico pesante si stava allontanando.

Lei mi disse che la cosa era effettivamente collegata al suo recente acquisto, e quando io chiesi se si trattava di un rifugio antiatomico — così, per scherzo — lei mi salutò sorridendo, dicendomi che mi ero avvicinato più di quanto potessi sperare.

Mentre mi allontanavo, mi gridò dietro di non chiamarla e di attendere una sua comunicazione che non sarebbe arrivata prima di un mese.

Attesi con pazienza la sua convocazione, senza patemi, solo talvolta incuriosito da cosa potesse spingerla a comportarsi in quel modo. E poi lei mi telefonò, quasi ordinandomi di raggiungerla subito. Le dissi di darmi il tempo di prepararmi per una tale inaspettata occasione.

Quando infine arrivai sotto casa sua, più di un'ora dopo la telefonata, la trovai impaziente già davanti alla porta.

Mi condusse in camera sua, ed io restai allibito a guardare una specie di armadio metallico che troneggiava in mezzo alla stanza; era una cassaforte, aperta e che mostrava nel suo enorme interno, in perfetto ordine, libri, audio|| e videocassette, dischi, compact disc, dischetti per computer …

Lei sorrideva, con una mano poggiata alla pesante parete della cassaforte, con un sopracciglio alzato, come aspettandosi un rimprovero.

Ma l'unica cosa che fui capace di dire fu che non ci credevo; ed era vero.

Tuttavia mi avvicinai, e mentre cominciavo a dare un'occhiata al contenuto della cassaforte, lei lodò alcune caratteristiche di questo suo acquisto, tra cui la resistenza alle radiazioni nucleari — e che l'aveva convinta ad usarlo come memoria fisica dei propri ricordi. Sapevo che aveva cominciato a ricopiare, con molta pazienza, alcuni fra i testi che lei riteneva più importanti e più trascurati, per evitare cha andassero perduti; sapevo che la missione che si era prefissata era praticamente impossibile da portare a termine; ma non immaginavo certo il motivo che poi realmente le impedì di farlo.

Mentre mi mostrava i libri che aveva “archiviato” (la Bibbia, il Corano, la Cabala, i Veda, tutti in un paio di edizioni ciascuno — edizioni commentate di grande pregio — per non parlare degli altri) ci fu un lampo straordinario, ed entrambi fummo scaraventati dentro la cassaforte, il cui sportello si chiuse mentre essa veniva catapultata contro la parete della stanza e quindi fuori, mentre tutto esplodeva in mille pezzi.

La cassaforte precipitò per un breve tratto, rotolando su se stessa e fermandosi in bilico su una montagnola di detriti.

Dopo qualche secondo fummo raggiunti dal boato assordante, e lo spostamento d'aria cessò circa un minuto dopo l'esplosione.

Rimanemmo lì, dentro la cassaforte, con lo sportello accostato ma spaventosamente deformato, rivolto verso il basso; trattenevamo il respiro in attesa di ciò che sarebbe successo dopo; lei era aggrappata a me, e per un attimo nella mia mente si fece strada l'idea di approfittare la situazione. Non lo feci, ma non certo perché mi fossi accorto della realtà della situazione; è abbastanza normale, in condizioni straordinarie, se non addirittura assurde, che ci passino per la testa cose a cui normalmente non penseremmo.

Dopo il boato, silenzio assoluto. Quando cominciai a sentire i nostri respiri e le pulsazioni forsennate dei nostri cuori, mi convinsi di non essere ancora diventato sordo. E poi lei mi chiese balbettando cosa fosse successo.

Potevo forse risponderle?