Neofascismo
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«Queste sono idee socialiste!» intervenne il Generale.
«Solo perché i socialisti sono stati i primi a metterle in pratica, o ideologicamente parlando? Ed in ogni caso, una buona idea è una buona idea, chiunque l'abbia avuta e qualunque sia l'ideologia che vi sta dietro. Perché lasciare che altri facciano meglio di noi, se possiamo evitarlo?»
«I…»
Il Generale fu interrotto dall'arrivo della figlia del Duce. La ragazza salutò gelida i convitati e prese posto nella sedia vuota alla sinistra di {MC}.
«Scusate il ritardo,» si scusò «ma sono stata trattenuta oltre la mia volontà» mentì «e chiedo scusa per l'interruzione; ma continuate pure il vostro dibattito.» sorrise «Cosa succede esattamente?»
«Quest'uomo» calcò sarcastico il Generale, indicando {MC} «è un socialista sotto mentite spoglie.»
{MC}, che era rimasto in piedi a fissare meravigliato la nuova arrivata, tornò a rivolgersi al Generale:
«Solo perché ritengo che sia una buona idea dare qualcosa al popolo?»
«Avete idea di quanto costerebbe? Ed a che pro, poi?»
«Organizzato bene ed affidato a mani sicure, il tutto sarebbe solo un piccolo gesto con grandi risultati.»
«Risultati? Che risultati?»
«Generale, sia che l'interesse del popolo ci stia a cuore, sia che non ci stia a cuore, qualcosa per il popolo bisogna farla. Per ovvi motivi, se ci sta a cuore, o quanto meno per tenerlo a bada, se non ci sta a cuore. Panem et circensem, dicevano i latini, che di queste cose se ne intedevano. Tenga sempre a mente che il malcontento popolare è l'arma migliore che i nemici del potere abbiano in mano. E non è soffocando le rivolte nel sangue che si placa il popolo, Generale, poiché questo ci priva proprio del popolo, di cui, volenti o nolenti, abbiamo bisogno per questo» e {MC} allargò le braccia e sollevò lo sguardo ad inglobare il lusso in cui erano immersi.
«Ah!» sbottò il Generale «Ho la netta sensazione che tutto il suo discorso voglia mirare solo a questo: a difendere i suoi amici rivoluzionari dal bagno di sangue che li attende!»
«Io non ho mai parlato di rivoluzionari, Generale, è stato Lei a tirarli in ballo; io del popolo, parlavo. Chi sono questi rivoluzionari? Nessuno, assolutamente nessuno. Che possono fare? Niente. Dalle mie parti dicono nuddu ammiscatu ccu nenti, nessuno mischiato con niente. Questo sono, ma solo fintanto che non riescano a tirare il popolo dalla loro parte. È il popolo l'unica vera arma dei rivoluzionari, e soffocare le rivolte nel sangue, benché possa sembrare almeno temporaneamente una buona soluzione, non lo è come risolvere il problema alla radice: togliere le armi ai rivoluzionari, ovvero eliminare le ragioni di malcontento popolare. E le assicuro, Generale, che il popolo si accontenta di poco, molto poco, se questo poco è ben gestito. Il popolo vuole essere lasciato a vivere in pace, senza problemi e senza morire di fame. Dategli questo e non avrete nulla da temere. I rivoluzionari continueranno sempre ad esistere, ad organizzarsi, magari a tentare qualche avventata azione qui e là, ma non saranno mai una vera minaccia finché il popolo non è dalla loro parte.»
«Lei è pericoloso e subdolo come tutti gli intelletuali, professore, ma non pensi di avere davanti degli allocchi che si bevano qualunque sciocchezza, per quanto ben posta. Ciò che lei vuole in relatà, e lo si capisce benissimo, è sovvertire le basi del potere, della nostra posizione. Lei è un comunista sovversivo …»
«Generale, le faccio una domanda. Chi è più pericoloso? Il fanatico incapace di vedere i difetti che minano la stabilità del sistema che ammira, o i critici che intendono perfezionare il suddetto sistema? Una critica costruttiva, che proponga alternative valide, è non solo da ascoltare, ma da prendere seriamente in considerazione. E l'assenza di critiche ad un sistema non è un segno della perfezione del sistema, ma solo un indice del fatto che i suoi sussidiari sono arrivati al loro posto mediante adulazione e non per merito. Perché le persone capaci non hanno bisogno di adulare e tacere i punti su cui discordano per essere apprezzati.»
{MC} si risedette, ed il Generale sbottò, paonazzo:
«Cosa vorreste insinuare?»
«Vi conosco come persona meritevole, Generale, ed è per questo che mi sono permesso di dire ciò che ho detto.»
«Ora basta.» tutti si voltarono verso il capotavola, ed il Duce continuò «Professore, ritengo che non avremmo potuto avere migliore presentazione di Lei che questo interessante dibattito con il Generale. Sappia che, per il bene e per il male, ciò che Lei ha detto qui ora sarà tenuto a mente, e ciò che ne seguirà, in positivo o in negativo, è qualcosa che scoprirà col tempo da sé.
Ma ritengo che i nostri ospiti ne abbiano abbastanza, di queste discussioni, ed è giunto il momento di placare la fame; mettiamo quindi da parte il circensem e passiamo al panem.»
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{MC} fece scivolare appena il piatto in direzione della figlia del Duce, e la giovane si voltò verso di lui, chiedendosi cosa mai potesse volere; e scoppiò a ridere, nel vedere la sagoma di una rosa tracciata con il sugo sul fondo del piatto.
Il giovane si affrettò a ripristinare la posizione del piatto ed a cancellare la forma disegnata sul fondo, mentre la tavolata volgeva l'attenzione verso di loro.
Il Duce si trovò sospreso a sentire per la prima volta dopo tanto tempo la risata della propria figlia, che sapeva scontenta della piega che aveva preso la sua politica. Ormai solo sorrisi formali e serietà si alternavano sulla faccia della figlia, simpatizzante per i nemici del proprio padre … cosa voleva dire quella risata? Che il professore era né più né meno un “comunista rivoluzionario” come affermava il Generale? O che esisteva qualcuno dalla loro parte, ma con abbastanza spirito da piacere ad {duxdota}?
Il Generale, tutt'altro che contento dell'attenzione di {MC} per la ragazza, e soprattutto dell'apparente interesse di questa per il giovane, che diventava così un concorrente per suo figlio, osservò sornione, rivolto al Duce:
«Pare che qualcuno voglia insidiare la virtù di vostra figlia.»
«Suvvia, Generale,» lo pizzicò il Segretario «siete troppo vecchio per ingelosirvi così. E poi sappiamo tutti che la signorina sarebbe più contenta di ricevere la corte di uno di questi “comunisti sovversivi” di cui parlate voi, che non di un giovane “allineato”. Ed è ben comprensibile, giacché i rivoluzionari per cui la signorina non fa mistero di aver simpatia sono se non altro una alternativa alla sudditanza talvolta viscida ed ipocrita dell'ambiente in cui la giovane è cresciuta.
E per lo meno su questo il nostro professore non ha torto: che per quanto un adulatore ipocrita possa apparire come una piacevole compagnia, è anche vero che qualcuno con il coraggio di esprimere la propria indipendenza di pensiero possa essere utile.»
«La ringrazio per questa presa di posizione in mia difesa, Eccellenza,» continuò {MC} «e mi si permetta di aggiungere una cosa. Se davvero fossi un rivoluzionario, crede davvero, Generale, che accetteri di sedere con voi a questa tavola, magari proponendo qualche cambiamento? Mi credete davvero così stolto? E poi, non è proprio caratteristica dei rivoluzionari preparare la rivoluzione, non accettare compromessi?»
«Attenzione, caro professore, qualcuno potrebbe leggere la vostra domanda come un'affermazione da parte vostra di essere un socialista non rivoluzionario.»
«Non ho mai affermato una cosa del genere. E benché non nego di ritenere che al popolo sia dovuta qualcosa, ho già avuto modo di spiegare come ciò non comporti necessariamente l'essere socialista.»
«Siete in una ben strana situazione, professore. Se foste socialista potreste piacermi, ma la nostra unione scontenterebbe mio padre. Se non lo foste, io potrei decidere di non guardarvi in faccia, ma mio padre potrebbe pensare che siate la persona giusta per me.» commentò {duxdota}.
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«Intelligente e pericoloso. Dove lo avete pescato?» chiese il Generale al Segretario.
«Mi è stato presentato.» rispose vago l'interlocutore «Devo dire che c'è qualcosa in lui che non convince neanche me. Se è un arrampicatore sociale, perché mettersi così apertamente contro un personaggio come voi? Eppure, sopprimere una simile intelligenza mi sembra uno spreco. Perché non dovrebbe essere possibile sfruttarla a nostro vantaggio?»
«Perché è un pensatore indipendente. Pericoloso, molto pericoloso. Dargli una posizione in cui non possa fare danno, e lasciarlo sfogare in società, come un divertissement da offrire agli ospiti? Eliminarlo? Lasciarlo dov'è?»
Il Duce si alzò dalla propria poltrona, attraversò pensieroso la stanza, capo chino e mani intrecciate dietro la schiena; si affacciò alla finestra, a guardare il verde parco che si stendeva davanti alla residenza. Quindi tornò a voltarsi agli altri due.
«I suoi ragionamenti filano. È sveglio, intelligente. Forse socialista. Quasi certamente populista. È vero, può essere pericoloso; ma potrebbe anche tornarci utile, in un modo o nell'altro. Grazie per averlo portato alla nostra attenzione.» l'ultima osservazione era rivolta al Segretario «Ora, come potremmo piegarlo a noi? Perché ci ha avvicinati?»
«Doppiogiochista?»
«L'ho pensato anch'io. Ma perché giocare così scoperto? Raccogliete informazioni su di lui, e fatemi sapere in tempi brevi tutto ciò che potete.» e li licenziò con un gesto.
Rimasto solo, si sedette alla scrivania, puntellando i gomiti sul ripiano e poggiando il mento sulle mani intrecciate. Una vaga idea aleggiò nel suo cervello.
Una mano leggera bussò alla porta di servizio.
«Avanti!»
{duxdota} entrò cauta, guardandosi attorno, come sospettosa.
«Disturbo?»
«Vieni avanti. Che c'è?»
«Stavi pensando.»
«A te.»
«Oh, e come mai?»
«Cosa ne pensi del professore?»
«Il professore?»
«Il giovane trentenne che ieri sera litigava con il Generale.»
«Ah, quello.»
«Già, quello. Che ne pensi?»
«Ha del coraggio da vendere. Mettersi così contro il Generale …»
«Anche tu lo osteggi apertamente.»
«Sì, ma io posso permettermelo.»
«E perché?»
«Perché sono tua figlia.»
«Quindi ti puoi permettere di rovinarmi?» la voce del Duce era ora alterata «Vadano le tue simpatie per i socialisti. Vada che il figlio del Generale ti risulti insopportabile. Ma perché mai dichiarare il tutto così apertamente?»
«Non dovrei?»
«No!»
«E perché?»
«Perché sei mia figlia!» esplose il Duce, facendo sobbalzare la figlia con un potente pugno sul ripiano della scrivania «Mi sto allevando una serpe in seno! E questa serpe mi sta rovinando!»
«È così che la pensi di me?»
«Non è così forse?»
«Mi ripudieresti?»
«Potrei farlo se non ti dai una regolata.»
«Regolata? Tipo sposare quel gallinaccio del figlio del Generale? È solo un bue, volgare e stupido. Ti sta forse tanto simpatico perché dice “sì” ad ogni singola cosa che tu o suo padre dite, o forse perché la vedi come un'ottima occasione per soddisfare il Generale, dopo i servigi che ti ha reso?»
«È tutt'altro che stupido, il figlio del Generale.»
«Ah, se è vero che ha un cervello, perché non lo dimostra in società? È una noia mortale, manca di spirito ed è antipatico.»
«Certo nulla in confronto al nostro professore, eh?»
«Il professore ha stile, ha verve, ha cervello e non ha paura di dimostrare di saperlo usare anche contro ciò che i capi dicono.»
«Ed è socialista.»
«Socialista chi?»
«Il professore.»
{duxdota} scoppiò a ridere.
«Be', che ti prende?»
{duxdota} scosse il capo. «Non posso crederci. Il Generale è più scemo di quanto pensassi, e tu lì a stargli dietro. Ma avete mai parlato con un vero socialista, voi? Sapete cosa pensano, quello che vogliono? Ahahahah, se il professore è socialista, io sono un cammello. Ehi, certo ha idee molto più moderate di te e dei tuoi amici, ma che diamine, un socialista non farebbe mai un discorso come il suo … tenere buono il popolo, dargli il contentino … il Generale cerca solo di metterlo in cattiva luce perché è più furbo di lui.»
«Chi sarebbe più furbo?»
«Il professore. E poi, il Generale è preoccupato che possa prendere il posto di quel bue di suo figlio.»
«Tu credi che il professore sia solo un arrampicatore sociale?»
«Cioè?»
«Che miri a te, per imparentarsi con me?»
«Potrebbe anche essere. Questo lo so per certo per il bue; non saprei se anche il professore la pensi così … ma se è un arrampicatore sociale, perché mettersi così apertamente contro il Generale?»
«È quello che si domanda anche il Segretario.»
«Be', vedi un po' cosa ne pensa lui. È la persona di cui ti puoi fidare di più, tra quelli che ti circondano in questo momento. Se non altro, non è un lecchino come certi altri. E non parlo mica del Generale, quello è solo uno stupido fanatico.»
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La seconda volta fu meglio. E la terza ancora di più. Alla quarta {duxdota} seppe di aver fatto bene a non fidarsi della prima impressione.
Riposavano entrambi, nudi, accucciati l'una contro l'altro, avvolti nella pesante coperta di lana. Il silenzio della notte era interrotto solo dallo stormire delle foglie, di tanto in tanto dal verso di qualche animale.
La luna, interamente visibile dalla finestra senza vetro, illuminava in pieno il centro della stanza polverosa, e quindi il loro nido, ed il mucchio di vestiti accanto a loro.
Un attimo prima che la sua risoluzione a muoversi si trasformasse in azione, {duxdota} percepì un suono estraneo provenire da fuori. Il bosco tacque di colpo.
{duxdota} drizzò il capo, guardando verso la finestra da cui si affacciava la luna. Erano indubbiamente passi e voci umane che si avvicinavano al casolare.
Si mosse per raggiungere i vestiti, e la mano di {MC} la fermò. La ragazza si voltò verso il compagno, che aveva creduto dormiente, ed il giovane si portò l'indice alle labbra, ad indicare silenzio. {duxdota} si ridistese, timorosa, abbracciando {MC} ancora più stretto.
Fasci di lampadine tascabili guizzarono attraverso le finestre, illuminando il soffitto, mentre i visitatori si avvicinavano. Poi essi furono dentro, e l'edificio si riempì del rumore della sistemazione del locale. I rumori e le voci giungevano a loro straordinariamente nitidi, attraverso il pavimento, forse grazie alla botola aperta, o al silenzio della notte che li circondava.
La prima impressione di {MC} fu che i nuovi arrivati fossero goliardi, pronti a preparare qualche scherzo per qualche loro collega. Poi le frasi pronunciate cominciarono a penetrare nella sua mente, ed il tono via via sempre più serio lo convinse a prestare maggiore attenzione a ciò che veniva detto.
«In realtà è sempre stato un debole. E se è là dov'è ora, è solo grazie a mio padre, e solo perché mio padre ce lo vuole, perché ci fa comodo. Ma si può sempre cambiare idea, in special modo se lui dimostra di non essere all'altezza.» «L'impressione che io ho avuto è che non sia proprio lui, il problema, ma il suo attaccamento alla figlia. È lì il punto debole, è questo che lo tiene indietro. In qualche modo, tiene conto del giudizio della figlia per lo meno quanto tiene conto della causa. È questa la sua unica debolezza, perché per il resto ha saputo gestire la cosa molto bene, obiettivamente.» «Sua figlia … sua figlia è solo una stupida gallinella che crede che questi “altenativi” siano chissà che cosa. Una stupida. Deve crescere, e capire quali sono le vere priorità.» «E allora percé le vai dietro?» Ci fu qualche secondo di silenzio, e per {MC} non fu difficile immaginare lo sguardo fulminante intercorso tra gli autori delle due battute. «Non le vado dietro.» L'autore del commento infelice cercò di rimangiarsi ciò che aveva detto: «D'accordo, non ho usato l'espressione corretta. Diciamo che si ha l'impressione che {duxdota} ti interessi.» «Voglio ben dire …» «E quel tizio?» «Il professore?» «Ma sì … quello che le fa la corte ora … pare che siano molto intimi. Pare.» «Se gli metto le mani addosso, quello finisce al cimitero.» «Mi pare che quella macchina fosse la sua.» «Dici?» «Non sono sicuro, ma a controllare non ci vuole niente.» «Appena finiamo qui gli facciamo una sorpresina.» {MC} si mosse a disagio. Ebbe la certezza che parlassero di loro … ma chi erano? Si voltò verso {duxdota}, e la vide con gli occhi sbarrati, a fissare il vuoto davanti a sé. «Cos'è stato?» «Cos'è stato cosa?» «Non hai sentito un rumore strano? Tipo un fruscio?» «Ma stai scherzando? In un bosco, devi sorprenderti se fruscii non ne senti.» «No, questo è diverso. E veniva da sopra.» «Da sopra? E come …» {MC} si voltò verso la botola, e ringraziò il cielo per aver provveduto a ritirare la scala quando erano saliti. «Dov'è la scala?» «Che scala?» «C'era una scala.» «Mai vista una.» «Ma sì, una a pioli, che portava alla botola.» «Io non me ne ricordo.» Ci furono passi, poi il raggio di una torcia spazzò il soffitto, attraverso la botola. «Secondo me te lo sei sognato.» «O comunque è solo il rumore dell'ambiente. Caspita, questo posto ha tanti di quegli anni che è notevole che sia ancora in piedi.» Ci furono lunghi momenti di silenzio, una lunga, vuota attesa, in cui {MC} e {duxdota} non mossero un muscolo, controllando attentamente il loro stesso respiro, sopportando pazientemente tutti quei pruriti che insorgono nei momenti meno opportuni. E la spuntarono. «Sì, me lo devo essere sognato.» I ragazzi tornarono a parlottare, a voce più bassa, come messi in soggezione da quell'episodio, o forse solo più guardinghi per il sospetto di non essere soli. E {MC} e {duxdota} poterono percepire solo spezzoni di frasi, qui e là, e non più un discorso completo. Ma nonstante ciò, quello che vennero a sapere fu sufficiente a metterli in tensione per la loro incolumità, e soprattutto per quella del padre di lei, e per tutti coloro che seguivano la sua via non estremista. Venne poi il momento in cui gli occupanti del piano inferiore decisero di andarsene, ed approfittando del loro trambusto {MC} spinse {duxdota} ad alzarsi e raccogliere i propri vestiti; di nuovo le torce elettriche spazzarono rapidamente l'aria. «Aspettate un attimo.» dice improvvisamente quello che apparentemente è il capo della combriccola. «Che c'è ora?» fanno gli altri, scontenti. «Silenzio!» li rimprovera il primo. {MC} e {duxdota} non possono capire cosa stia succedendo fuori, ma un albero lì vicino comincia a tremare, come se qualcuno lo scuotesse. Il ragazzo afferra la propria compagna e la trascina rapidamente verso la parete più vicina al rumore, nonostante la muta resistenza della ragazza, che teme il proprio compagno sia impazzito. Schiacciati contro la parete, trattenendo il fiato, i due attendono. Poco dopo il fascio inquisitore di una lampadina penetra dalla finestra loro accanto, ed esplora cautamente la stanza, soffermandosi sul loro nido —un'accozzaglia confusa di coperte difficilmente riconoscibile— cacciandosi in ogni angolo alla sua portata. L'analisi è attenta e prolungata; infine, la voce del capo dall'albero dall'altra parte della parete conferma: «Niente.»e di nuovo le frasche si agitano. La comitiva si allontana, e lentamente i due ragazzi riprendono a respirare con più calma. Non si sentono ancora tranquilli, tuttavia, ed aspettano parecchi minuti, completando la loro vestizione e rimanendo sotto le coperte a proteggersi dal freddo della notte che avanza. Un bagliore strano illumina l'orizzonte in direzione della strada, ma essi non possono dire cosa sia. Aspettano ancora —meglio non correre rischi con quei teppisti cospiratori. Passa più d'un'ora, in cui entrambi si appisolano, senza tuttavia mai perdere coscienza contemporaneamente. Ed è infine la ragazza a proporre in un bisbiglìo: «Andiamo?» Il suo compagno annuisce, ed appresta la scala a pioli, con nuova cautela, sempre aspettandosi di veder spuntare qualcuno, di vedere il loro rifugio scoperto e chissà, le loro vite a repentaglio. I due scendono rapidamente, e {MC} stavolta toglie la scala, portandola sul retro dell'edificio; i due poi si allontanano velocemente, ma senza seguire il sentiero; scendono direttamente alla strada asfaltata attraverso il bosco, per vie ignote ai più e che solo loro hanno imparato a conoscere nelle loro fughe notturne. Quando infine l'asfalto umido brilla tra i rami alla luce della luna, essi possono scoprire nella più totale disperazione l'origine del bagliore ignoto; raggiungono infine la strada, senza che vi sia traccia di anima viva, e contemplano la carcassa riarsa dell'automobile di {MC}. «E ora?» chiede {duxdota}. Il ragazzo fa spallucce. «Non abbiamo molta scelta.» «A _piedi_?» {MC} ripete il gesto. La ragazza sospira, disperata. «Coraggio.» conclude il giovane cingendole la vita con un braccio e facendo il primo passo. ----
L'alba li coglie in cassetta ad una motocarrozzetta che ha offerto loro un passaggio. {MC} è il primo a svegliarsi, ed aspetta che il veicolo che offre loro un passaggio sia abbastanza vicino al retro del Municipio per svegliare la propria compagna. {duxdota} si riscuote, guardandosi attorno stupita, infreddolita, ancora assonnata. {MC} picchetta sul vetro posteriore dell'abitacolo per richiamare l'attenzione dell'autista, che accosta, ed essi possono finalmente saltare giù.
«Grazie.» fa {MC} all'autista, accompagnando la parola con un gesto della mano.
«Quannu volìti, picciuotti.» fa l'uomo, rispondendo al gesto e ripartendo. Dall'accento del giovane ha capito la comune origine, non esita a rispondergli in lingua. Questo, insieme al passaggio offerto, dà a {MC} uno strano senso di tepore.
È {duxdota} ora a prendere l'iniziativa; si precipita in Municipio, seguita più lentamente da {MC}; raggiunge la sala consiglio, litiga con l'uomo di guardia che cerca di trattenerla e riesce infine ad entrare.
Il Duce siede a consiglio con il Segretario, il Generale, ed un altro paio di uomini che {duxdota} non si cura di identificare. Tutti sollevano sbalorditi gli occhi verso di lei.
«Papà, devo parlarti.» intima {duxdota} senza lasciarsi impressionare dagli sguardi.
«Non è il momento.» risponde il padre, cercando di mantenere la calma.
«È una cosa urgentissima.»
«Non credo che possa essere più impo…»
«È una questione di vita o di morte, papà.»
Il Duce comincia a preoccuparsi per il volto serio, quasi stravolto della figlia. Si rivolge ai suoi ospiti chiedendo loro scusa; il Generale sbuffa spazientito. Il Duce invita tutti ad allontanarsi, ed essi riluttanti eseguono.
«Eccellenza, preferirei che Lei restasse.» dice {duxdota}, trattenendo il Segretario. Questi guarda titubante il Duce, che fa un breve cenno d'assenzo. «Io e {MC} avremmo qualcosa di …»
«Basta con questo cazzo di professore!» tuona il Duce, con un violento pugno sulla scrivania. {duxdota} resta esterrefatta; non ha mai sentito il padre pronunciare una parolaccia, prima d'ora «Mi hai fatto interrompere un'importante riunione per parlarmi dei tuoi sfarfallamenti amorosi?» la voce del Duce è ancora alterata, {duxdota} teme che la si possa sentire fuori.
«Abbiamo scoperto … c'è gente che attenta alla tua vita.» dice rapidamente {duxdota}, intimorita; si è dimenticata la breve ed efficace frase che si era preparata.
Il padre sospira «Sai che novità.» e si siede, più calmo «D'accordo, fallo entrare.»
{MC} è appena arrivato all'uscio della sala riunioni, fuori dal quale aspettano gli ospiti espulsi dalla stanza, quando il commesso ne esce per cercarlo, ed egli deve così passare sotto gli occhi inquisitori di costoro, che si vedono soppiantati da un essere che dà loro tanto fastidio almeno quanto suscita in loro invidia.
«Cos'è questa storia?» domanda brusco il Duce non appena la porta si è chiusa alle spalle del professore.
«Il Generale, con altri che non conosco, sta preparando o un colpo di Stato o un attentato alla Vostra vita.»
Il Duce guarda attentamente il professore, stupito più dalla sua audacia che dal significato e dalla possibilie verità delle sue parole. Si poggia contro lo schienale della poltrona.
«Diciamo che … mi viene difficile credere alle tue parole così, senza uno straccio di prova.»
«Sarebbe poco saggio da parte Sua fare altrimenti.»
«Lasciamo perdere le adulazioni. Che ne diresti di dirmi qualcosa di più? Non so, rivelarmi le tue fonti di informazioni, sapere come sei arrivato a conoscere i dettagli —o almeno il sentore— di questo … colpo di Stato o attentato che sia?»
{MC} guarda {duxdota}, che si sente ora un po' imbarazzata, soprattutto per la presenza del Segretario, torna quindi a rivolgersi al Duce, e comincia a raccontare:
«Eravamo ad un casolare su in montagna …»
«Eravate chi?»
«Io e lei.»
«A far che, se è lecito?»
«Credo sia inafferente ai fini di ciò che devo raccontarLe.»
Il Duce annuisce. Apprezza il modo in cui il giovane si divincola dalla domanda imbarazzante. E la risposta ivi nascosta non è più mistero per nessuno. {MC} prosegue, raccontando per sommi capi tutto quello che è successo, tutto ciò che sono riusciti a sentire, lasciando che la figlia del Duce intervenga per aggiungere dettagli.
«Molto interessante;» commenta il Duce quando infine i due finiscono il racconto «sedetevi, ora, facciamo quattro chiacchiere.» {MC} ed {duxdota} possono infine riposare la schiena indolenzita dalla camminata e dalla mancanza di comfort della motocarrozzetta che ha dato loro un passaggio «Supponiamo» ricomincia il Duce «che quello che mi avete raccontato abbia … un suo fondamento. Supponiamo che effettivamente il Generale abbia deciso che la mia moderazione sia troppo inappropriata; supponiamo che da un lato lui stia preparando l'esercito per una nuova presa di potere, e supponiamo che nel frattempo suo figlio stia reclutando giovani per preparare un attentato alla mia vita. Cosa faresti tu, se fossi al mio posto?»
{MC} è sorpreso dalla domanda. Non sa cosa rispondere.
«Ma … onestamente non saprei, non … non c'ho pensato affatto, non ho ritenuto che fosse necessario.»
«Oh, suvvia, non schernirti, sono sicuro che pensandoci qualche minuto ti verrà in mente qualcosa.»
{MC} prende coscienza del fatto che il Duce lo sta mettendo alla prova. Prova ad estraniarsi dal suo attuale presente, a concentrarsi sul problema. Quando infine ritiene di essere arrivato ad un punto morto, si risveglia; le mani che fino ad allora hanno fatto da poggiatesta e schermo per gli occhi tornano ad abbassarsi, ed egli torna a guardare il Duce. Non sa che è passato quasi un quarto d'ora da quando ha cominciato a pensare, che nel frattempo il Duce ha rimandato la riunione interrotta dall'arrivo dei due giovani.
«Allora?»
«Tutte le soluzioni a cui riesco a pensare hanno dei difetti intrinseci, temo. Assicurarsi contro il golpe è praticamente impossibile: togliere il potere al solo Generale gli lascerebbe uno Stato Maggiore fedele, ed accelererebbe solo l'evento, e dubito che la rimozione fisica del Generale cambierebbe le cose in un qualsiasi modo —il figlio si affretterebbe a prenderne il posto, ed in caso di riconosciuto assassinio cercherebbe indubbiamente di attuare il golpe.
Si potrebbe rinnovare l'intero Stato Maggiore, ma non so se l'esercito possa essere disposto a seguire più il nuovo del vecchio, in caso di conflitto interno; dipende dalla stima che gli uomini hanno per il loro attuale Stato Maggiore, e dal loro fanatismo.
Una possibilità potrebbe essere impegnare l'esercito altrove —ma sarebbe comunque una soluzione temporanea e costosa; e tanto più costosa quanto più si tentasse di renderla permanente.
Si potrebbe smantellare l'esercito, ma si dovrebbe sempre mantenere un minimo indispensabile, e si dovrebbero inoltre cercare nuovi impieghi per gli ex||militari. Dubito che sia una buona idea.»
«Parlami del figlio del Generale.»
«Disperdete quelli con cui sta organizzando il tutto; fate loro avere borse di studi, lavori, qualsiasi cosa, fuori; all'estero possibilmente. E fate in modo che non ne trovi altri, non abbastanza e non capaci. Fate in modo che sia per lui impossibile tirarli dalla sua parte, metterli contro di Voi.»
«E come dovrei fare?»
«FateVi amare.»