Il libro le cadde di mano; un uomo accanto a lei la precedette nel raccoglierlo.

Lei disse «Grazie.», ma l'uomo non le restituì subito il volume. Ne lesse il titolo, e nel farlo impallidì. La presa aumentò, deformando il libro; le nocche della mano divennero bianche. Quindi l'uomo lasciò ricadere il libro, come se si fosse scottato.

«Scusate.» disse, raccogliendolo nuovamente e porgendoglielo.

«Vi sentite bene?» gli chiese la ragazza, prendendo il libro e guardando in faccia l'uomo; ebbe la netta impressione di averlo già visto di recente.

«Sì,» fece l'uomo scuotendo il capo «non vi preoccupate.»

La ragazza riportò la propria attenzione al libro, per assicurarsi che non si fosse danneggiato molto nelle due cadute. E così capì dove aveva già visto la faccia.

«Ehi!» fece, rialzando il capo. L'uomo era già lontano. Lei gli corse dietro, sventolando il libro «Signor Bilotta!»

L'uomo scosse il capo in un gesto di disperazione, ma si fermò.

«Non ci posso credere!» la ragazza era esalta «L'ultima fortuna che mi aspettavo era di incontrare proprio Lei! Mio Dio, come son contenta. Oh, sarebbe così bello se Lei potesse dedicarmi un po' del Suo tempo … vede, sto preparando una tesina su di Lei, sono sempre stata una sua grande ammiratrice, così ho scelto Lei … ed a quale fonte migliore potrei aspirare se non Lei? Oh, mi scusi, sono così … aggressiva, me ne rendo conto, ma … non riesco a credere di averLa incontrata!»

«Infatti.»

La ragazza rimase interdetta.

«Infatti? Scusi, non capisco. Infatti cosa? Oh, non è il signor Bilotta? Oh, mi scusi, davvero, ma … Le somiglia così tanto …» la ragazza guardò nuovamente il retro di copertina, quindi l'uomo che le stava di fronte. A parte il pallore nel viso dell'uomo, le immagini erano identiche «Guardi qui …» mostrò il retro di copertina all'uomo, che divenne, se possibile, ancora più pallido «È sicuro di stare bene?» chiese nuovamente la ragazza, tirando via il libro. L'uomo annuì.

«Ma Lei è il signor Bilotta?»

«Lei voleva parlarmi?» «Oh, non mi permetterei mai di rubarLe tempo prezioso …» «Ho tempo da perdere. Lei, piuttosto, è sicura di avere tempo sufficiente?» «Si figuri se mi lascio sfuggire un'occasione simile …» «Venga con me, allora, se davvero ci tiene.»

La ragazza lo guardò un po' titubante, ma poiché l'uomo non rimase in attesa di una conferma, si avviò dietro la sua schiena leggermente curva.

L'uomo si fermò all'ingresso di un locale, quindi si voltò per controllare che lei l'avesse seguito. Entrò, le tenne la porta aperta, e fece strada fino ad un tavolo in un angolo.

Si sedettero, e furono raggiunti subito dal cameriere.

«Buona sera. Cosa posso portarvi?»

«Un'acqua tonica.» fece la ragazza; l'uomo ebbe un sorriso. Fece un cenno col capo, ed il cameriere si allontanò.

«Lei non prende nulla?» gli chiese la ragazza.

«Vengo qui spesso.» rispose l'uomo; la ragazza annuì.

«È l'unico, vero?» chiese ancora la ragazza, con un ghigno, guardandosi attorno. L'uomo si voltò per dare un'occhiata al locale, praticamente vuoto.

«Grosso modo.» l'uomo tornò a voltarsi verso la ragazza «Ma il locale resta aperto fino a tardi, quindi abbiamo tempo in abbondanza.» l'uomo guardò l'orologio appeso ad una parete «Ammesso che Lei possa restare alzata fino a tardi.»

«Non ho scuola domani. E anche se l'avessi, preferirei rinunciare alla scuola domani piuttosto che perdere la possibilità di parlare con Lei.»

L'uomo annuì, quindi fece un gesto di incitamento verso la ragazza, per comunicarle che poteva cominciare a domandare.

«Wow, sono così … emozionata che non so proprio da dove cominciare … Le vorrei poter chiedere tutto, tutto …»

«Cominci dalla prima cosa che Le viene in mente.»

Arrivò il cameriere, con due bicchieri alti, con una fetta limone sul fondo, ed una bottiglia di acqua tonica. L'uomo versò da bere alla ragazza, quindi a se stesso.

«Be' …» la ragazza aprì il libro alla pagina della biografia dell'autore.

«Cominci dal fondo.» le suggerì l'uomo.

«Dal fondo?» la ragazza lo guardò stupito, e l'uomo annuì:

«Sì, dal fondo. Legga ad alta voce.»

«Dal fondo. Qui dice: “L'autore è morto nel 20**, in tragiche circostanze.” Oh.» la ragazza rimase a fissare la riga che aveva appena letto, senza capire. Poi ebbe uno sbuffo di riso: «Eh, qui dicono che Lei è morto … ok, ecco la prima domanda: come mai non si è mai preso la briga di rettificare?»

«Rettificare? Cosa avrei dovuto rettificare?»

«Ma … la notizia della sua morte!»

«Perché avrei dovuto rettificarla?»

La ragazza rimase sorpresa dalla domanda. Poi tentò una risposta alternativa:

«Vuole dire che preferisce fingere di essere morto? Be', in un certo senso sarebbe comprensibile, direi, per la privacy e cose del genere … ma, be', ci si può semplicemente chiudere in eremitaggio da qualche parte; altri autori l'hanno fatto. Fingere addirittura la morte … be', mi sembra eccessivo.»

L'uomo rimase molto serio, poi disse:

«Lei crede?»

«Be', che diamine! Se anche le venisse voglia di pubblicare, qualcosa … certo, sarebbe sempre in tempo a rettificare, ma … è straordinario,» la ragazza scosse la testa «questo dovrebbe insegnarmi a leggere prima la biografia … o forse no, dopo tutto; se l'avessi fatto, avrei probabilmente pensato che lei era un sosia …» la ragazza tacque di botto «o lei è davvero un sosia? Oh mio Dio!» la ragazza tacque ancora, oscillando sul posto, poi continuò «Oh, no, non può essere; quel suo … la sua reazione al vedere il libro … oh, per carità, non mi lasci così col dubbio … mi dia un segno, un solo segno …»

L'uomo estrasse la carta d'identità e la pose sul tavolo. Mentre lei la esaminava, #raccontò# le “tragiche circostanze” di cui parlava il libro. La ragazza rimase ad ascoltarlo con attenzione, riconoscendo nel suo modo di parlare il suo modo di scrivere.

Quando l'uomo finì il racconto, tacquero entrambi per lungo tempo. L'uomo riempì nuovamente il proprio bicchiere, che aveva vuotato durante il racconto, quindi incrociò le braccia e si poggiò allo schienale della propria sedia.

«Non capisco.» disse quindi la ragazza, giocherellando con la carta d'identità dell'uomo «La carta d'identità sembrerebbe quella … quella giusta. E … be', il suo modo di raccontare ricorda molto quello di G Bilotta … ma tutto ciò sarebbe assurdo, se quello che Lei ha raccontato è vero.»

«Quello che ho raccontato è vero.»

«Ma non può provarlo.»

«Non qui ed ora.»

«Ma allora Lei sarebbe morto.»

L'uomo non mosse un muscolo. La ragazza continuò:

«Quindi … quindi io dovrei avere davanti un fantasma, in questo momento.»

«Ad esempio.»

«Non credo ai fantasmi.»

«Allora deve ammettere che so fingere di essere colui del quale sono il sosia molto bene.»

La ragazza non rispose subito.

«Preferisco credere che ciò che Lei mi ha raccontato sia falso … o della stessa realtà di tutti i Suoi racconti.»

«Possiamo accordarci su questo, se la fa sentire più a suo agio.»

«Ma non mi sento più a mio agio.»

«Mi dispiace, ma ho ritenuto opportuno mettere i puntini sulle i.»

«Cosa che in realtà non abbiamo fatto.»

«No. Ma l'importante non è aver capito cosa sia veramente la verità, o realmente la verità, o ogni possibile permutazione. L'importante è aver concordato qualcosa. Non è neanche garantito che “vero” e “reale” si riferiscano a cose esistenti, ma non è importante, finché si sia concordi su cosa si crede che sia l'uno e/o l'altro.»

«Non era mia intenzione fare un corso di filosofia.»

«Già, volevi pormi delle domande. Sono pronto a rispondere.»

La ragazza rimase per qualche secondo senza sapere cosa dire o fare; quindi pensò che, se l'uomo era un'impostore, se ne sarebbe accorta da quello che avrebbe risposto alle domande; dispose sul tavolo un blocco per appunti ed un portacolori. Quindi comiciò con le domande.

Furono dapprima domande personali, su cosa della vita dell'autore avesse influenzato i contenuti ed i modi dei racconti; domande su ciò che stava dietro di essi; sul come e perché le idee si fossero sviluppate; quando l'uomo accennò alla musica, seguirono domande sulle musiche che accompagnavano lo svolgimento del racconto, almeno nell'intenzione dell'autore.

L'uomo parlava talvolta da solo, espandendo alcuni punti che la ragazza non aveva evidenziato; a volte era necessario che la ragazza insistesse a lungo su una domanda, riformulandola in modi ed occasioni diverse, prima che l'uomo si convincesse a dare una risposa esauriente.

L'uomo parlò delle alternative a cui aveva pensato per i vari racconti, del perché (quando questo esisteva) una fosse stata scelta invece di un'altra; parlò di racconti solo abbozzati, rinchiusi in una sola scena o poco più, ma mai sviluppati a sufficienza perché entrassero nella raccolta.

La ragazza scriveva, poneva domande, scriveva ancora, poi rimaneva talmente concentrata nell'ascoltarlo da dimenticarsi di scrivere, senza poi avere il coraggio di chiedere di ripetere.

Il cameriere, ombra silenziosa, sopraggiungeva ogni volta che la bottiglia di tonica si svuotava, per sostituirla con una nuova.

«Credo di aver bisogno di allontanarmi un momento …» disse ad un tratto la ragazza.

«Troppe acque toniche?»

La ragazza ebbe un sorriso, e sparì in direzione delle toilette. Quando tornò, l'uomo era ancora seduto al suo posto, apparentemente senza essersi mosso. Ma i bicchieri erano stati cambiati, e nuove fette di limone galleggiavano nell'acqua tonica.

La ragazza si sedette, e nuove domande e risposte si susseguirono. Poi, durante una pausa, l'uomo disse:

«Credo sia ora di smettere.»

«Come?»

L'uomo fece cenno con il capo verso l'orologio a muro.

«Oh||ho, s'è fatto piuttosto tardino … ma ho paura che non ci siano più possibilità di rivederci …»

«E se anche fosse? Ha abbastanza materiale per scrivere mille tesine. Avrà molto da fare per mettere il tutto a posto con coerenza, creare un'opportuna introduzione, una conclusione … direi che ha abbastanza materiale. Non credo che ci sia bisogno di rivederci.»

«No.» acconsentì la ragazza, ma era chiaro che la decisione non la rallegrava.

«Credo sia meglio accompagnarLa a casa. È già troppo tardi per Lei.» l'uomo si alzò.

«Abbiamo tutto il tempo del mondo.» disse la ragazza.

L'uomo ebbe un accenno di sorriso.

«Sarebbe bello se fosse così semplice. Sù, andiamo.»

La ragazza si alzò, raccogliendo le proprie cose. «Vorrei aver scritto di più.» commentò, chiudendo il blocco per appunti.

«Dia a me.»

La ragazza le porse il blocco ed il libro, quindi seguì l'uomo fuori dal locale, quindi camminarono fianco a fianco fino alla casa della ragazza. Qui l'uomo le restituì tutto.

«Mi sarebbe piaciuto continuare a parlare con Lei.»

«Non è detto che non succeda ancora. Ma per oggi è ora di dirsi buona notte.»

«Già. Buona notte.»

L'uomo poggiò le proprie labbra sulla fronte di lei:

«Buona notte. E buon lavoro.»

La ragazza aprì il portone del palazzo ed entrò; un oggetto cadde dal blocco note. La ragazza lo raccolse; era una audiocassetta, priva di etichetta o di qualsiasi segno che ne svelasse il contenuto.

Tornerà a prenderla, si disse la ragazza, dovrà tornare a prenderla; lo rivedrò.