Federica vide in un angolo Enrico che parlava con un altro ragazzo; quest'ultimo portava gli occhiali da sole; il primo pensiero di Federica fu è cieco; e prima che potesse rendersene conto aveva lasciato il gruppetto di cui aveva fatto parte fino ad un attimo prima e si era avvicinata ad Enrico. Lui vide l'ombra di lei e sollevò lo sguardo. Scattò in piedi appena la riconobbe.

«Federica!»

«Ciao, Enrico.» si abbracciarono «Ma quando sei arrivato? Non ti ho visto entrare.»

«Oh, circa …» Enrico diede uno sguardo al suo Sector «quarto d'ora o giù di lì.»

«Come va? Che fai?»

«Va bene, bene; proprio non mi posso lamentare; studio …»

«Dove sei?»

«Matematica.»

«Già, certo.»

«E tu?»

«Lettere, no?»

«Classiche o moderne?»

«Classiche.»

«A che punto sei?»

«In mezzo ad una strada.»

Federica vide il piede del cieco toccare quello di Enrico.

«Oh, ti presento un mio collega: Alberto; Alberto, Federica.»

Alberto si alzò porgendole la mano. Federica ebbe l'impressione che dietro gli occhiali da sole ci fossero un paio di occhi che la fissavano intensamente.

Federica strinse la mano, dicendo «Piacere.» in un sorriso.

«Il piacere è tutto mio.» rispose Alberto, con una voce calda, densa.

«Alberto è il più grande matematico che io abbia mai conosciuto.» intervenne Enrico «Farà qualcosa di grande, ne sono sicuro.»

«Non cominciare a dire fesserie, Enrico;» commentò Alberto risedendosi «siamo solo ad inizio serata. E sai benissimo che la cosa più grande che potrò fare è un capitombolo per tutta una rampa di scale.»

Federica, prendendo una sedia per unirsi ai due ragazzi osservò che tutti i movimenti di Alberto erano lenti, pacati, e limitati al minimo indispensabile.

«Non è vero, e lo sai benissimo. Ti sembra normale darsi tre materie alla sessione estiva?»

«Perché, tu non lo hai fatto pure?»

«Ma perché sono stato costretto; dovendo studiare con te … non che mi dispiaccia, per Dio, ma non lo avrei mai tentato, se fossi stato da solo! E poi i risultati non sono stati gli stessi; e ancora, una cosa è studiare nelle mie condizioni, una cosa sono le tue, condizioni.»

Alberto si voltò verso dove indovinava fosse lei.

«Tra parentesi, sono cieco.»

Federica non seppe cosa rispondere.

«Mi … mi era venuto il sospetto, vedendo gli … gli occhiali da sole.»

«Perspicace.» sorrise Alberto. «Grazie,» arrossì Federica «ma penso se ne sarebbe accorto … chiunque, penso.»

«Oh, non esserne così sicura.»

Federica si voltò a Enrico.

«È successo » spiegò lui «che gli chiedessero di togliersi gli occhiali da sole, in chiesa, una volta, perché era maleducazione. “Sono cieco” dice lui. “Oh, mi scusi …” fa la vecchia “credevo fosse uno di quei ragazzi impertinenti …”. Avresti dovuto vedere come è cambiata … da così a così» e fece il gesto di ribaltare qualcosa con la mano.

«Be', non mi sorprende; fa sempre un po' … ecco, quasi impressione trattare con un cieco … scusa, ma credo sia così.» e Alberto assentiva, per incoraggiarla «voglio dire, non siete gente comune; uno non sa mai … almeno agli inizi, voglio dire, come comportarsi.»

«Sì, è vero, hai proprio ragione; ma non ti preoccupare; non ti stai comportando in modo indiscreto, anzi; è un'ottima cosa, parlarne il più naturalmente possibile; aiuta molto la serenità dei rapporti …» cominciò Alberto, facendola nuovamente arrossire.

«Anche se non vale per tutti.» concluse Enrico.

«“Allo stesso modo”.» corresse Alberto «Non vale per tutti “allo stesso modo”. Ma di valere, il discorso vale per tutti.»

Enrico fece spallucce.

«Comunque, non c'è da preoccuparsi; a lui puoi parlare tranquillamente.» fece, rivolto a Federica «Oh, si mangia; vado a prendere le cose …»

Quasi tutti gli altri si erano ammassati ai tavoli da buffet.

Federica guardò Enrico allontanarsi, pensando e così mi lasci sola qui con lui.

«È un bravo ragazzo, nonostante tutto; un amico prezioso.»

«Indispensabile?»

«Probabilmente anche. Voglio dire, non sono in molti, disposti a sacrificarsi coì … so perfettamente di essere un peso, spesso; è la cosa più … fastidiosa, credo, questa dipendenza.»

«Posso capire.»

«Forse sì, o forse no. Comunque, non mi dispiace che quando può lui cerchi di staccarsi da me … come ora.»

«Mi ha incastrato qui?» sorrise Federica spostandosi dalla sedia alla poltrona#, e subito pentendosi, pensando può cogliere lo scherzo?#

La testa di Alberto la seguì; anche lui sorrideva, e Federica si sentì in pace con se stessa#, avendo temuto che lo scherzo potesse non essere colto da Alberto#.

«Sì, se vuoi sì; nel senso che … tra l'altro lui ha già trovato compagnia.»

Federica volse lo sguardo in cerca di Enrico, e lo trovò che si dirigeva verso di loro chiacchierando con una ragazza; entrambi portavano due piatti.

«Già. Come hai fatto a capirlo?»

«Dopo.» sussurrò Alberto; e alzando un po' il tono di voce:

«E poi …»

«Ecco i vostri piatti.» Enrico posò sul tavolino d'angolo i piatti per Federica ed Alberto e prese uno dei piatti che portava l'altra ragazza. Poi commentò:

«Sono già di troppo?»

«No, ma lo saremmo noi.» gli rispose Alberto

Enrico fece l'occhiolino a Federica e si allontanò con l'altra ragazza.

«Com'è?» chiese Alberto dopo qualche secondo.

«Com'è cosa?» fece Federica prendendo il proprio piatto.

«La ragazza che è con lui.»

«Oh … alta … fronte agli occhi di lui … bionda, tinta però … ben truccata … vuoi sapere anche com'è vestita?»

«Hm-m.» assentì Alberto

«Vestito rosso al ginocchio … calze a rete a maglia fine … oh, scusa!» si interruppe «Quale piatto vuoi? C'è … dunque …#» Federica descrisse il contenuto dei piatti.#

«Oh, per me è indifferente; va benissimo anche così. Tieniti pure il tuo.»

Federica gli pose in mano l'altro piatto, stupita.

Alberto sorrise:

«Si impara presto ad interpretare i rumori … anche quelli piccoli … e soprattutto a distinguerli dal rumore di fondo … ho sentito una voce femminile rispondere ad Enrico; e lui non si poteva certo fare sfuggire un'occasione del genere.»

Le sue dita sembravano carezzare il piatto. Federica si accorse di essersi incantata a guardarlo; distolse lo sguardo.

«Tu … non sei cieco dalla nascita.»

«No. Come l'hai capito?»

Federica scrollò le spalle.

«M'è venuto il dubbio … perché non hai commentato, neanche con … con una … una qualche espressione della faccia, quando ho … detto i colori della ragazza.»

«Le hai visto gli occhi?»

Federica sorrise di nuovo.

«Sì; li ho notati perché portava le lentine viola sugli occhi azzurri.»

«Molto, molto male.»

«Cosa?»

«Oh, commentavo sui gusti della ragazza.»

«Non su quelli di Enrico?»

«Oh, no; quando uno può evadere solo una volta ogni mille mai, non va tanto per il sottile; qualunque cosa faccia, va bene, purché si svaghi. Oh, so bene che non sei d'accordo … non puoi e non devi essere d'accordo. È giusto porre un limite anche agli svaghi …»

«Credo di non capire.»

«È vero, non sono stato chiaro. Diciamo che in linea teorica sono convinto che non si debba strafare in nulla; e siccome so che Enrico neanche riuscirebbe a strafare, scelgo di pensare che lo giustificherei se lo facesse.»

«Una filosofia molto interessante.»

«Soprattutto molto comoda.»

«Vero. Soddisfa tutti quanti.»

«Infatti.»