All'inizio fu solo un indistinto rumore che si diffondeva per il bosco. Quando il pendio cominciò a decrescere divennero una serie di colpi sordi, sempre più forti. Poi lei uscì nella radura che occupava la parte sommitale del colle: una casa di tronchi d'albero e pietre ne occupava la vetta. Davanti alla piccola veranda un uomo in canottiera tagliava a colpi di accetta un grosso ceppo.

Appena lei apparve l'uomo fece scivolare in giù la lama dell'ascia finché questa non toccò terra accanto al suo piede.

La guatava.

Il viso corrucciato, circondato da una barba non molto folta ma poco curata la osservava in modo poco rassicurante. Quando lei giunse nei pressi dell'uomo, gli occhi erano diventati quasi delle fessure. Lei depose lo zaino che le pesava sulle spalle, ma non il sorriso che le si era stampato sulla faccia da quando aveva cominciato a sentire i colpi.

I loro sguardi si sostennero per circa un minuto, poi dalle labbra corrucciate dell'uomo uscì un borbottio che lei identificò come una domanda sulla sua presenza in quel luogo; domanda peraltro espressa in francese.

Lei non rispose.

L'uomo ripeté la domanda, stavolta in inglese:

«Who're you and what do you want here?»

Lei non rispose.

Gli occhi dell'uomo si strinsero ulteriormente.

Il sudore cominciò a raffreddarsi sul suo corpo, fumando.

Lui alzò lo sguardo.

Lei imitò il movimento, guardando il cielo plumbeo e uniforme che la sovrastava da due giorni. Due giorni di cammino, sorretti dalla speranza di giungere lì prima delle prime nevi, ma senza troppo anticipo.

L'uomo sollevò l'accetta piantandola quindi con violenza nel ceppo. Il rumore la fece sobbalzare.

Lui non la guardava più; si diresse alla veranda, prese dalla ringhiera che la delimitava una camicia a scacchi un po' lisa che c'era stata poggiata con cura, e la indossò. Poi indossò il pesante maglione che giaceva accanto alla camicia. Infine si volse nuovamente a lei.

«Allora?» fece, stavolta in italiano.

Era strano sentirsi parlare nella propria lingua, in Canada.

Il sorriso di lei divenne uno sbuffo.

Il freddo cominciò a farsi sentire. Lei chiuse la cerniera del proprio giubbotto.

L'uomo sbuffò e si incamminò verso la casa.

Lei sollevò lo zaino, senza però caricarselo in spalla, e lo seguì. Appena entrata lo depose accanto alla porta.

L'uomo uscì nuovamente e cominciò a trasportare sotto la tettoia i rami del tronco che aveva sfrondato.

Lei si appoggiò allo stipite della porta a braccia incrociate, ad osservarlo.

L'uomo fece rotolare alcuni ceppi verso la tettoia; poi raccolse quelli già tagliati e li portò dentro; lei si scostò per farlo passare, poi si rimise nella stessa posizione ad osservarlo; l'uomo portò altri ceppi sotto la veranda, disponendoli a destra e a sinistra dei rami; poi passeggiò avanti e indietro sotto la tettoia, osservandola con attenzione per trovare eventuali fessuredi dimensioni inaccettabili; soddisfatto dall'esame, tornò dentro e chiuse la porta. Senza nemmeno guardarla, si diresse al camino e dopo pochi secondi la legna prese fuoco.

Poi si volse nuovamente verso di lei.

«Che ci fa qui una come lei?»

Come prima, una strana sensazione la colpì a sentire quella voce, ormai da tempo disabituata a parlare, dire qualcosa nella sua lingua natale.

«Gita di piacere.» rispose stavolta.

Parecchie sensazioni passarono rapidamente sul viso dell'uomo.

«Abbiamo rotto il ghiaccio, eh?» il sorriso sornione che si era fatto strada tra la barba incolta divenne ancora più ampio «Ma solo un pazzo potrebbe mettersi in cammino da solo con un tempo simile solo per una “gita di piacere”.»

«Sono partita da {postoR} due giorni fa.»

«Avrebbe potuto informarsi sulle condizioni del tempo prima di partire.»

«Contavo di arrivare a {postoS} entro oggi.»

«Be'; ha sbagliato strada e di parecchio. {postoS} è a sud-ovest di {postoR}; si è spinta troppo ad ovest. Da qui {postoS} è almeno dieci, quindici miglia giù a sud, in linea d'aria. Non è molto pratica dei posti, eh?»

«D'accordo, ho sbagliato strada. Ma non così tanto.»

«Se spera di arrivare ad {postoS} oggi stesso, si sbaglia di grosso.»

E il sorriso si era fatto cattivo.

Un brivido le percorse la schiena.

«Cosa vuole dire?»

«Se intende arrivare oggi stesso, dovrebbe partire ora e marciare di buona lena; se il tempo fosse al meglio e la strada tutta in discesa, potrebbe anche arrivare lì stasera sul tardi. Ma il tempo non è buono e la strada non è in discesa. Partendo ora avrebbe … diciamo … un 10% di probabilità di arrivare entro domani sera tardi. Forse anche un altro 15–20% di arrivare in tre giorni; ma le resterebbe comunque un 70–75% di probabilità di non arrivare da nessuna parte. E il non conoscere i posti non la aiuterà di certo.»

L'uomo smise di parlare.

«Non ha dipinto un quadro molto attraente per la mia situazione.»

«Non si è cacciata in una situazione molto attraente.»

«Cosa dovrei fare? E poi, per quale dannatissimo motivo avrei una probabilità così alta di morte?»

L'uomo guardava fuori dalla finestra. La sua voce era cupa, forse anche triste.

«Non ho mai pronunciato quella parola.»

«Ha detto che non sarei arrivata da nessuna parte, sottolineando il “non”.»

«D'accordo, probabilmente è quello che volevo dire.»

«Ebbene?»

«Ebbene, non è equipaggiata per un viaggio nella neve.»

«Non c'è neve.»

Lo sguardo dell'uomo si rivolse nuovamente a lei. E la guardava come si poteva guardare un bambino che stava per infilare le dita in una presa.

Poi lo sguardo si fece bonario.

«Lei è proprio un'incosciente. Si prepara ad un viaggio che non durerà meno di due giorni senza alcuna conoscenza dei posti e senza nessuna esperienza.»

«Ho molto più esperienza di quanto lei non possa immaginare.»

«Lei non conosce … non capisce il tempo. E questo basta per dire che è inesperta. Entro due ore si scatenerà qui una bufera tale che domani sarà necessario uscire dalla finestra — ammesso che il tempo lo permetta — per poter spalar via la neve dalla porta.»

«Come può dire una cosa simile?»

L'uomo tese l'indice verso di lei, poi lo piegò ad uncino più e più volte, facendole cenno di avvicinarsi. Quando anche lei fu davanti alla finestra, indicò fuori.

«Vede quei piccoli sbuffi di polvere lì? Indice di vento che si sta alzando. E data la calma degli ultimi due giorni, non cesserà tanto facilmente. E guardi anche quelle nuvole.»

«Quali?»

«Il cielo è tutto una nuvola, e lei mi chiede quali nuvole deve guardare?»

«Porteranno neve?»

«Loro no, ma ne anticipano altre che lo faranno. Ha notato nulla?»

«Quando?»

«Nell'ultima ora.»

«No.»

«Sta diventando scuro.»

«E allora? Si fa tardi.»

«No, sono le nuvole che si fanno più scure. Non sono più le nuvole di quando era partita.»

«Come fa a sapere che nuvole c'erano?»

«Sono stato ad R* quattro giorni fa. E so benissimo come è cambiato il tempo in questa settimana.»

«È meglio di un meteorologo.»

Ci fu un attimo di silenzio. Poi lei riprese:

«Sono convinta. E cosa dovrei fare?»

«Dipende da quanto intende vivere.»

«Suppongo di essere troppo giovane per …»

«Non lo dica. Trovo altamente sgradevole tutto ciò che riguarda la cessazione della vita. E comunque, non si è mai troppo giovani, o troppo vecchi, per nulla.»

«D'accordo, diciamo che mi piacerebbe vivere ancora a lungo.»

L'uomo accennò di sì.

«Può darsi; e in questo caso, fossi in lei, non cercherei di raggiungere S*

Lei gioì, dentro di sé; aveva ottenuto il proprio scopo. Ora doveva muoversi con cautela.

«Restare qui?»

L'uomo non rispose.

Lei si guardò intorno con aria investigativa.

«Oh, reggerà la bufera. Non sarà questo il problema. Per la sistemazione, si dovrà accontentare di quello che c'è.»

Lei si guardò nuovamente intorno: un tavolo, tre sedie; una sorta di larga panca contro un muro; un armadio accanto al camino; una parete divisoria che separava quella sala in due ambienti: uno molto ampio in cui si trovavano loro ad esso, ed una sorta di nicchia di cui non capì la funzione.

«A cosa si riferisce, esattamente?»

«Lì dormo io.» l'uomo indicò la cassapanca «Quindi lei dovrà accontentarsi di … accamparsi sul pavimento. E ora pensiamo al cibo.»

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Si svegliò di colpo, al rumore della bufera. Si drizzò a sedere; sentì il fruscio del proprio sacco a pelo; poi la voce assonnata di lui che commentava:

«Cerchi di dormire; o almeno lasci dormire ME!»

Dormire … come se fosse facile; voleva forse farle credere che con quel trambusto lui riusciva anche a dormire? E aveva sentito che lei si era sollevata a sedere?

«Non mi faccia ridere; lei non stava dormendo; in primo luogo perché neppure un sordo riuscirebbe a dormire, con questa bufera; ed in secondo luogo perché, se stava realmente dormendo, non avrebbe sentito me.»

Ci fu un attimo di silenzio, poi strani rumori che si muovevano per la casa; lei scrutò le tenebre, cercando di capirne l'origine, poi lo vide, una massa scura vicino al camino, e poco dopo il fuoco divampò.

Lei stava per uscire dal sacco a pelo, ma l'uomo la raggiunse prima che lei si potesse divincolare, e così lei rimase con il sacco a pelo che le imprigionava le gambe.

L'uomo si inginocchiò accanto a lei, sporgendosi a guardarla dritta negli occhi; lei si ritrasse spaventata, puntellando il busto sollevato con le braccia al pavimento.

«Mi ascolti bene. Sono più di dieci anni che vivo qui, e sono perfettamente capace di farlo; e questo significa che i rumori che vengono percepiti dalle mie orecchie, a meno che non siano anomali, non mi svegliano. La bufera non è un rumore anomalo. Lei produce solo rumori anomali.»