(senza titolo)
La tavola rimase presto pressoché vuota, con l'eccezione di tre persone. Silvana, seduta a capotavola, parlava con Laura, seduta alla sua sinistra; di fronte a Laura, qualche posto più in là, era rimasto {lui}, inizialmente solo per mangiare qualche altro frutto.
Le ragazze non prestarono molta attenzione alla presenza di {lui}, e ben presto i loro discorsi verterono sui maschi della compagnia. Silvana non aveva mai fatto mistero dell'essere stata a letto con molti di loro, ed ora non esitò ad informare Laura del perché non aveva mai avuto con loro relazioni più durature.
«Li smonto; hanno tutti un'idea troppo passiva del ruolo della donna nel rapporto —dentro e fuori dal letto. E questo a me non piace. Soprattutto a letto. E questo a loro non piace. Anzi. Direi che li spaventa.»
«Spaventare, addirittura? E cosa mai fai per spaventarli?»
«Chiedilo a loro.»
Laura si voltò, guardando alle proprie spalle fuori dalla terrazza, sulla spiaggia; in quel momento passavano {uF} ed {unM}, ed ella li chiamò.
«Che c'è, bella bionda?»
«È vero che avete paura di Silvana?»
{unF} rispose con un lungo «Eh?» tra il sorpreso ed il divertito.
«Su, {unF}, dille perché te ne sei scappato.» intervenne Silvana.
«Scappato? Da che? Ma di che state parlando.»
Silvana lo guardò piegando la testa da un lato.
«Parlando papale papale, che è successo quando hai provato a venire a letto con me?»
{unF} ebbe un rapido e secco «Ah.», quindi tacque per un po'. Poi riprese «Be', scappato non è il termine esatto. Ma tu m'hai fatto prendere un colpo. È colpa tua. Se non ti fossi messa a giocare … o per lo meno potevi avvertirmi.»
«Giocare? Giocare in che senso?» chiese sorpresa Laura.
«Nel senso che … oh, senti, diglielo tu, va bene? Non mi rompete con questa storia.»
«Eh, anche ora che lo sa lo mette a disagio l'idea.» fu il commento di Silvana appena i due ragazzi si furono allontanati.
«Ma che intendeva per giocare?»
«Giocare. Quando lo prendo in me, ci gioco.»
«Ma che significa ci giochi?»
«Lo muovo, lo carezzo, lo mungo … qualsiasi cosa.»
«Eh? E come fai.»
«Con i muscoli, no? Con cosa? È questo che mi dà fastidio: il fatto che siano convinti che noi si sia solo un buco, come diceva quello stronzo …»
«Uh-hu. Quello che le donne erano solo un buco con la donna intorno. Bello stronzo. Ma che c'entra, dài, mica son tutti così.»
«Magari non apertamente, o non socialmente, ma a letto in fin dei conti sì. E questo mi dà fastidio, e se provi ad essere qualcosa di più, dà fastidio a loro. E allora mi hanno un po' rotto.»
«Ma scusa, come fai ad essere qualcosa di più? Con quali muscoli …»
«La vagina è un muscolo, bella. E quando loro sono dentro sei tu che controlli, non loro —ovviamente se sei capace. E se non lo sei, dovresti imparare, che è meglio per te e per lui.»
«Ah, sicuro, tanto meglio che poi non ci scopano più, con te.»
«Problemi loro.»
«Fino ad un certo punto.»
Fra di loro cadde il silenzio. Laura rimase per qualche secondo a capo chino, come meditando. Silvana si guardò intorno, osservando il vuoto in cui li avevano lasciati. Il suo sguardo spaziò fuori dal cortile, sulla spiaggia: un gruppetto si era fermato sulla riva. Nel buio della sera inoltrata era difficile dire chi fossero.
Le due lampade che illuminavano il cortile erano sotto assedio da due o tre falene impazzite, che thuddeggiavano caoticamente. Ma fatele smettere, per favore …
Ed al tavolo era rimasto solo {lui}, che aveva smesso di mangiare, ed ora le guardava. Che voleva?
«Certo» riprese in quel momento Laura «che mi viene difficile credere che una donna possa diventare talmente … capace da poter manipolare l'uomo. Cioè, a parte qualche eccezione … ma come si fa? E poi sai, posso capire che li spaventi. Che effetto mai può fare …»
«Vuoi provare?»
«Provare che?»
«L'effetto che fa.»
Laura guardò Silvana strabiliata. «E come dovrei fare, scusa? Dovrei …»
«Sì, certo.»
«Ma neanche per idea.»
«Che, ti fa impressione?»
«Ahò, non sono mica lesbica.»
«Io nemmeno, ma che c'entra? Devi solo mettere un dito, e sentirlo muovere.»
«Ma non ho nessuna intenzione!»
«Come vuoi.»
«Perché non lo chiedi a lui?» fece Laura sarcasticamente, accennando a {lui} con un leggero movimento del mento; poi si rivolse direttamente al ragazzo «Be', dài, che fai lì tutto solo? Non fare finta di non ascoltare, vieni qui.»
Il giovane si alzò dal suo posto, mettendosi a sedere davanti a Laura.
«Be', ti piacciono i nostri discorsi tra donne?»
«Hm.» fu la risposta di {lui}.
Silvana ridacchiò:
«Che starebbe a significare ‘hm’, uh?»
«Interessanti.»
Silvana lo guardò in tralice:
«Di' un po', che diresti tu se la tua ragazza lo facesse pure? Ti ci metteresti tu, con una come me?»
«Non vedo perché no.»
«A te non dà fastidio?»
«No, tutt'altro.»
«Ma hai mai provato? T'è mai capitato di farlo con una che ne fosse capace?»
{lui} scosse la testa. Laura mormorò:
«Lo credo bene.»
«In che senso? Perché non lo fa nessuna?» chiese Silvana.
Laura scosse la testa. «No, perché —a meno che le cose non siano cambiate recentemente— {lui} è vergine.»
«Sì, vabbe'.»
«Chiedilo a lui.» la invitò Laura con un cenno del capo.
Silvana si volse verso il giovane, ed egli annuì.
«Ma dài, non posso crederci. Quanti hanni hai?»
«Tanti.»
La ragazza incrociò le braccia. «Ora mi dirai che non sei rimasto qui a tavola per fare tacchinamento.»
«Infatti. Stavo finendo di mangiare, e poi mi è interessato il discorso.»
«Non tacchini mai tu, eh?»
«No.»
«Per questo sei vergine.»
«Probabile.»
«E non ti scoccia.»
«Non più di tanto.»
«Povero polso tuo.»
«Molto spiritosa. Ma sono altre, le cose che mi mancano nel non avere una ragazza.»
«E cosa, ad esempio? Qualcuno che ti faccia da mangiare? Che ti lavi e stiri le camicie?»
«No, quello so farlo da me.»
«Pensavo le mandassi in lavanderia.»
{lui} la guardò di traverso. «Non capisco se stai cercando di provocarmi o stai solo scherzando.»
«Eddài, non prendertela, si scherza!» Silvana gli diede una bottarella alla spalla, ridendo «Sù, dicci cosa di ti manca.»
{lui} fece spallucce. «Mah. La compagnia, a volte. Il condividere cose come non farai con nessun altro. Cose così. Oh, anche il sesso, certo; ma sopratutto le coccole.»
«Si può dire che sei un maschio atipico —se quello che dici è vero, ovviamente; se non ti stai inventando tutto a posta. Vero è che atipico lo sei comunque, se è vero che sei vergine. Ma non sono in molti i maschi coccoloni.»
«Forse più di quanto tu non creda.»
«Be', diciamo che non se ne incontrano molti.»
«Se la prima cosa di te che gli vuoi far conoscere è la tua bravura con … a letto, non mi sorprende.»
«Che cosa vorresti dire?»
«Piantatela di litigare, sembrate due bambini di cinque anni.» intervenne Laura.