Divorzio leghista (dantesco)
Volan gli stracci tra quei malandrini / quei due coglioni, son proprio dei cani / l'infame Vannacci e il ladro Salvini
Volan gli stracci tra quei malandrini,
quei due coglioni, son proprio dei cani,
l'infame Vannacci, il ladro Salvini.
Si credon padroni, sono dei nani,
due poveracci che bevon Martini,
venduti, pavoni, senz'un domani.
Manco varrebbero, a guardar bene,
a vendere stracci tra i moscerini.
Allora andassero, le facce oscene,
a far la gogna con tutti i fascisti:
li accompagnassero, messi in catene.
Senza vergogna, compari razzisti,
fingono onore, ma senza ritegno:
sono una fogna, puranco sessisti,
chiamando ogn'ore il nostro sdegno
Come si sognan di esser ben visti?
Nessun li ama. Chi per interessi
(una carogna o degli arrivisti)
appoggia la trama di `sti du' cessi,
con una menzogna da economisti
poi li rottama, se non sono fessi.
Salami da sagra senza valore,
di chiara fama tra i compromessi
noi la pellagra, o forse un malore,
la carie, o strafatto ascesso dental,
una podagra nel pieno splendore,
la gotta, l'infarto, qualche altro mal,
gli augureremo con tutto il cuore.
Dopo la prima e la seconda, il terzo tentativo, in terzine dantesche.
Anche questo va considerato al momento incompleto: se anche non raggiungerà la lunghezza di un canto della Divina Commedia, mi è stato chiesto almeno di arrivare a chiuderlo con il verso singolo che caratterizza l'opera di Dante.