Sul nucleare ho scritto
Se solo la gente leggesse …
In questo periodo che sta tornando molto di moda parlare di energia nucleare, sono particolarmente lieto di aver scritto negli anni passati una serie di articoli (il primo è del 2021, l'ultimo al momento del 2022) su come il nucleare non ci salverà: mi sto rigiocando questi quattro link con frequenza quasi allarmante sui social media, e mi fa piacere che recentemente anche su testate piú rinomate siano usciti pezzi a firma e/o con interviste a gente piú famosa (e spesso anche piú competente) che riecheggia punti che ho già menzionato (e sviscerato) nei miei articoli.
Non so poi quanti di quelli che ricevono i miei link li leggano: sono articoli di lunghezza notevole, presentati con una veste grafica “piatta”, ben lontani quindi da quelle specifiche “estetiche” che pare siano diventate necessarie per riuscire a catturare, sia pur per brevi momenti, l'attenzione di gente sempre piú ammaestrate allo scrolling compulsivo tra cascate di video ed immagini accattivanti.
L'ho notato in quei rari momenti in cui ai miei link è pure seguita una discussione, che quasi inevitabilmente finisce con il toccare punti che in questi quattro articoli sono già stati esaminati, come l'irrilevanza di qualunque progresso tecnologico, la assoluta insufficienza del materiale fissile all'attuale livello tecnologico la fallacia dei reattori autofertilizzanti, o il mito della disponibilità dell'idrogeno per la fusione. E sinceramente a me pare anche male dire “guarda che negli articoli che ho linkato questo punto è già discusso”, ma d'altra parte se l'interlocutore non ha voglia di leggere, perché dovrei prendermi la briga di dare una risposta —per giunta meno completa, per necessità di spazio— che ho già dato?
Potete quindi immaginare quanto sia felice invece quando commenti altrui reiterano il punto chiave della mia tesi, ovvero che la singola cosa piú importante per la sostenibilità sia fermare la crescita dei consumi. A questo proposito avrei un paio di note da aggiungere nell'articolo in cui elenco le principali obiezioni (e risposte) alla mia tesi, aggiungendo l'esempio di come la crescita dei datacenter causata dall'esplosione della “rinata” cosiddetta “intelligenza artificiale” (piú propriamente SALAMI), abbia fatto “fallire” gli obiettivi energetici che Big Tech aveva messo su quando il greenwashing era di moda. Finora mi sono trattenuto, anche se giusto oggi ho fatto una piccola modifica all'articolo, avendo scoperto che il paradosso per cui migliorare l'efficienza aumenta i consumi ha un nome e mi sono sentito in dovere di citarlo.
Rimane il problema di come far arrivare il messaggio ad una fetta sufficientemente larga della popolazione da contrastare la pressione che sulla politica viene dagli interessi economici dietro le ricche commissioni per la costruzione delle centrali, nonché di quelli anche geopolitici dietro i diritti di estrazione mineraria (oh guarda, di nuovo la Russia! perché dipendere da loro solo per il gas naturale, dopo tutto?)
Anche per questo per casa nuova la priorità saranno i pannelli solari.