In questi giorni siamo andati al parco avventura di Milo con amici. Sono anche andato a donare il sangue. E siccome sono una persona diciamo un po' distratta, ho prenotato per la donazione il giorno prima dell'andata al parco avventura.

Chi dona sa che dopo la donazione, visto che ti tirano 440cc di sangue, è raccomandabile non fare attività fisica intensa per 24 ore. In realtà, è meglio aspettare due o tre giorni, come avevo già scoperto in passato quando mi era capitato nuovamente di non prestare attenzione, e di essere andato a giocare a pallacanestro il giorno dopo aver donato (o meglio di aver prenotato per la donazione il giorno prima di una partita tra amici già organizzata).

In quell'occasione mi sono trovato completamente spompato dopo il secondo tiro a canestro. «Scusate ragazzi, oggi sono completamente fuori forma.» E va bene essere fuori forma, a tutto c'è un limite (ed in effetti in quel caso il limite era mezzo litro di sangue in meno). Questa volta, quando mi sono accorto (la sera prima del giorno della donazione) del piccolo “incidente di pianificazione”, ho subito anticipato che probabilmente non avrei potuto fare granché al parco avventura, temendo che nel peggiore dei casi mi sarebbero dovuti venire a prendere già al primo percorso.

Da notare che peraltro io ho già uno storico di “essere venuto a prendere” al parco avventura, una volta in cui mi sono lasciato convincere a provare la prima pista “blu” (quelle per “adulti intermedi”, per capirci) dopo aver fatto le 3 “verdi” (“adulti principianti”). In quell'occasione a tradirmi fu però effettivamente il mio essere fuori forma, soprattutto le braccia, che —a differenza delle gambe che mi devono comunque portare in giro anche sotto sforzo con zaino in spalla quando scendo al lavoro o torno a casa— non esercito praticamente per nulla: ed infatti a costringermi a fermarmi fu proprio la stanchezza delle braccia, con cui non riuscivo piú ad esercitare forza.

Questa volta, invece, mi aspettavo di venire “tradito” dal fiato, sapendo che il mezzo litro di sangue in meno rende difficile il recupero. Sono comunque andato, per permettere agli di sfogarsi facendo le scimmie, e per rivedermi con gli amici con cui stavamo organizzando, ma contandomi fortunato se già fossi riuscito a completare il primo dei percorsi “verdi”.

In effetti è andata anche meglio di cosí: sono arrivato quasi a finire il secondo percorso “verde”, “stroncato” dalla bassa pressione in corrispondenza del tratto con i cerchi appesi, che richiede una certa combinazione di equilibrio e flessibilità, ma soprattutto di alzarsi ed abbassarsi per passare attraverso i cerchi: arrivato al primo cerchio, mi sono accorto che proprio questo movimento era quello che il mio stato non mi permetteva. Sono cosí tornato alla piattaforma, ho lasciato passare il mio amico e sua figlia, e mi sono fatto venire a prendere.

Non mi sarebbe nemmeno dispiaciuto tanto, se non fosse stato per il fatto che avevo quasi finito (dopo i cerchi c'era un semplice tronco che avrei potuto affrontare, ed una “tirolese”), ma soprattutto non aver fatto nessuna “tirolese” (né quella, né altre), che sono forse l'attività piú divertente di questi parchi avventura.

In cambio, figlio e figlia si sono divertiti come matti (e stancati come si deve), e persino mia moglie è riuscita a vincere la paura e completare il primo dei percorsi “verdi”.

Direi che è andata bene, possiamo riorganizzare per la mia prossima donazione di sangue.