Non tanto diaria
Sui perché e percome degli aggiornamenti del Wok
Sono mesi ormai che sporadicamente mi si ripresenta il pensiero del mancato aggiornamento della sezione diaria di questo mio Wok. Le altre sezioni (soprattutto, non sorprendentemente, Tecnologia, ma anche, piú sorprendentemente, gli sfoghi “artistico-creativi” in Ars e Oppure) hanno per fortuna continuato a ricevere la mia attenzione, seppure comunque in maniera incostante. (Questo stesso articolo, in realtà, potrebbe avere piú senso tra le riflessioni a cui ho dedicato un'intera sezione, se non fosse “personale” come lo sto pensando.)
(Perché “per fortuna”? Perché mantenere vivo e attivo questo spazio serve a me stesso in primis come àncora, il segno —da me stesso per me stesso— della possibilità di (r)esistere con qualcosa di interamente mio e sotto il mio controllo, e che tale sarebbe anche se non fosse pubblicamente accessibile: Uno dei tanti motivi per cui il Wok esiste prima sul mio laptop personale, e poi sul mio serverino domestico.)
Il motivo per cui il mancato aggiornamento della rubrica Diaria non mi soddisfa è il suo frutto (anche) di quella pericolosa transizione degli spazi virtuali che sacrifica la resilienza sull'altare della comodità: non ho fatto un'analisi rigorosa dei cambiamenti nel mio uso del Wok, ma il mio sospetto è che questi siano andati di pari passo con il mio utilizzo di Twitter prima e di Mastodon ora.
E non ci sono dubbi che il problema nasca in parte proprio dalla “rusticità” di certe mie scelte —in primis quella di usare ikiwiki senza abilitare la parte dinamica, cosa che rende piú accessible l'approccio che nell'ambiente indieweb è noto come PESOS al preferibile POSSE —se effettivamente i contenuti pubblicati sui vari social network finiscono con il trovare la propria strada qui: cosa che faccio sporadicamente (un esempio, un altro esempio), ma che potrei fare con maggiore frequenza, soprattutto (tema di questo articolo) per questa rubrica.
Se la minor immediatezza nel pubblicare sul Wok è certamente uno dei motivi (e forse il principale)
per la sporadicità degli aggiornamenti (soprattutto quelli che dovrebbero essere giornalieri o quasi), non è certamente l'unico.
Ho avuto modo di scrivere in passato
(ironicamente su Mastodon, e senza riportare qui il threadhabemus)
come il successo del (Twitter, Mastodon)
sia dovuto alla maggiore appetibilità delle “microdosi”, anche quando poi il contenuto complessivo raggiunge lunghezze “da blog tradizionale”:
il fatto di poter leggere (e scrivere!) un frammento alla volta toglie molta della pressione legata ai contenuti che si manifestano subito come “lunghi”.
C'è peraltro un altro vantaggio che nasce dalla struttura “sequenza di frammenti” che nasce dal microblogging, una funzionalità naturale, “emergente”, che ho sempre desiderato fin dai primi tempi della mia scoperta del blog come concetto: la maggiore granularità dei commenti. La possibilità di poter indirizzare un commento non all'intero articolo, ma ad un suo frammento particolare (un capoverso, una frase) è qualcosa che ho sempre desiderato (e la sua assenza uno dei —tanti— motivi per cui il Wok non supporta commenti).
In assenza di qualcosa di simile per il Wok (al momento? mi piacerebbe implementare qualcosa di simile, ed ho anche qualche idea sul come, ma dubito arriverò mai a farlo), ed in congiunzione con lo stimolo della microdose, ben venga quindi il PESOS, almeno come stimolo alla scrittura, ma cerchiamo di andare oltre le buone intenzioni, oltre il PE, al SOS: perché le buone intenzioni ci sono tutte, incluso l'archivio (grazie GDPR!) di Twitter —completo e definitivo, poiché non uso piú la piattaforma, né dovreste voi— e quello (parziale, poiché ho intenzione di continuare usarlo) del mio account principale su Mastodon.
Quello che rimane da fare è la (periodica?) trasposizione dei contenuti “da lí a qui”. Per l'archivio da Twitter il lavoro sarà semplificato dal Twitter Archive Parser (grazie Tim Hutton!) con il quale ho già convertito il tutto in formato Markdown e HTML. Per Mastodon la cosa sarà piú complicata, a meno che non riesca a trovare (o a scrivere) uno strumento simile.
(Ma la verità è che quello che manca piú di tutto è il tempo —o per essere piú onesti la forza di volontà: dopo tutto, non sono Oblomov per niente.)