Musica e videogiochi, un'esperienza transgenerazionale
Si imparano dai figli cose che i padri avrebbero dovuto sapere
Oggi mia figlia è tornata da scuola chiedendomi se conoscessi Amico è, ed è rimasta sconvolta quando ho cominciato a canticchiarla. Ho dovuto spiegarle che la canzone ha 40 anni e passa.
A pranzo l'abbiamo ascoltata, dopo di che mio figlio mi ha convito ad ascoltare Amami Lara, dicendomi che era una canzone ispirata a Lara Croft (senza riuscire a ricordarsi il cognome della protagonista del videogioco, cercando nella memoria qualcosa di piú complicato tipo “Wilcrofqualcosa”).
Sono rimasto abbastanza incredulo, anche dopo un secondo ascolto che ha però fatto vacillare la mia sicurezza, e nonostante l'insistenza di mio figlio di aver letto la notizia su un (datato) Topolino. Qualcosa (non so bene cosa) mi faceva sospettare che benché la canzone potesse essere cosí interpretata, fossimo davanti ad una “divergenza interpretativa” come quella su cui ci eravamo confrontati giusto ieri circa A sbagliare le storie, il racconto di Rodari che secondo i bambini parla di un nonno che si scorda le storie, mentre gli adulti sanno che gli errori del personaggio sono intenzionali.
Al terzo riascolto della musica ero sempre piú perplesso, e Wikipedia ha infine confermato la teoria.
Sinceramente, sono lieto che anche in queste cose mio figlio riesca a sorprendermi, a farmi scoprire cose nuove, ancor piú quando nuove non sono. L'ho ringraziato, anche se so di non aver saputo esprimere a fondo il mio apprezzamento per questa continuità transgenerazionale di interessi culturali.
Ho sempre sostenuto di esser nato vecchio, con i miei interessi per la musica dell'epoca dei miei genitori, ed a quanto pare qualcosa di questa anzianità è arrivata anche a mio figlio. E sinceramente, con l'incubo culturale della melma sintetica che incombe all'orizzonte, forse non è poi una cosa tanto negativa.