Appunti per un dibattito sull'omeopatia
Il mio troll personale su [FriendFeed][] non si dà pace che un individuo come il sottoscritto, supposto logico, inquisitivo e grande sostenitore del pensiero scientifico, possa prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di curarsi con l'omeopatia. Tale perplessità si è manifestata principalmente con l'inondazione della casella personale di FriendFeed con valanghe di materiale pescato da internet in cui venivano reiterate le principali obiezioni normalmente rivolte all'omeopatia.
Per sintetizzare (il materiale a supporto di questi argomenti è abbondantemente e facilmente reperibile online, ad esempio sul feed del soggetto di cui sopra), i principali argomenti usati contro l'omeopatia sono i seguenti:
- argomentazione scientifica
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l'omeopatia non può funzionare perché, dal punto di vista fisico e chimico, alla diluizione cui arrivano i rimedi omeopatici non possono contenere alcun principio attivo;
- argomentazione medica
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pertanto, la presunta efficacia dei rimedi omeopatici è da ascrivere, nel migliore dei casi, all'effetto placebo.
Beninteso, la prima di queste argomentazioni è (secondo le nostre attuali conoscenze scientifiche) sostanzialmente incontestabile. La seconda osservazione, nell'ottica della medicina allopatica, è una naturale quanto immediata conseguenza della prima. Fin qui, mi trovo perfettamente d'accordo con i critici dell'omeopatia.
Se però la maggior parte delle persone preferisce fermarsi qui, soddisfatta del debunking della ciarlataneria omeopatica, la mia natura inquisitiva cui si è accennato prima dice: ma cosa succede se applichiamo questo stesso rigore analitico anche alla medicina allopatica?
L'effetto placebo
Comincerò la mia analisi prendendo spunto dalla seconda delle argomentazioni di cui sopra. Con l'espressione effetto placebo la medicina fa riferimento al fenomeno per cui alcuni pazienti manifestano regressione dei sintomi o persino complete guarigioni pur essendo sottoposte a cure fasulle, ad esempio attraverso somministrazioni di medicine espressamente preparate senza alcun principio attivo.
Lo studio stesso dell'effetto placebo, in effetti, è cosa abbastanza recente. Ricordo numeri di Le Scienze degli anni '80 o dei primissimi anni '90 che ne parlavano come di qualcosa che infine si stava cominciando a prendere seriamente in considerazione. Le motivazioni di questo ritardo sono facili da dedurre considerando il rapporto tra scienza e medicina di cui parlerò più avanti, nonché la prima delle argomentazioni usate contro l'omeopatia: senza principio attivo non dovrebbero infatti aversi effetti curativi (ovviamente oltre alla eventuale remissione spontanea).
Eppure, l'esistenza dell'effetto placebo e la sua efficacia sono praticamente incontestabili. Un placebo può raggiunge tranquillamente un'efficacia del 40%, ed in certi casi (come ad esempio per l'emicrania) può arrivare anche all'80%. Il placebo può anche dare dipendenza. Una delle più sconvolgenti scoperte degli ultimi anni è che il placebo funziona anche quando la gente sa di stare prendendo un placebo, e che la sua efficacia non ne viene intaccata significativamente.
{ Qualche nota sul nocebo. }
Ovviamente, secondo le noste conoscenze scientifiche attuali, anche dopo venti, trent'anni di studi sul placebo, la sua esistenza e la sua efficacia rimangono sostanzialmente inspiegate: è un fenomeno che c'è, è studiato, se ne sa [tutto][video sul placebo], tranne perché e come funziona: il fenomeno viene generalmente considerato di tipo psicosomatico, ma gli effettivi meccanismi biochimici (in un'ottica scientifico-riduzionistica) che fanno sì che si manifesti non sono noti.
L'aspetto del placebo che qui mi preme sottolineare è che il suo effetto è qualcosa con cui la medicina allopatia è scesa a patti (è dovuta scendere a patti), riconoscendone l'esistenza nonostante il fenomeno non abbia alcuna base scientifica.
Scienza e medicina
Vorrei perdere ora qualche minuto con alcune considerazioni sul rapporto tra scienza e medicina. Un occhio acuto avrà osservato che nel breve elenco di argomentazioni contro l'omeopatia ho distinto quella medica da quella scientifica. La scelta, ovviamente, non è casuale, e parte da una osservazione che darà certamente molto fastidio ad alcuni medici.
La medicina non è una scienza.
Una realtà che ben pochi tengono bene a mente quando si parla di medicina è che essa, nei suoi momenti migliori, è più qualcosa come l'ingegneria piuttosto che una scienza propriamente detta. Volendo fare una considerazione eccessivamente semplicistica, potremmo dire che è un campo dello scibile umano dove (comprensibilmente) i risultati pratici contano ben più delle teorie: è più importante che qualcosa funzioni piuttosto che si sappia perché o come funzioni.
Questo, ovviamente, non vuol dire che la medicina non è interessata ai perché o ai come: anzi. Ma vuol anche dire che se di qualcosa si sa che funziona anche quando non si sa perché, va ancora bene, benché ovviamente la cosa non è necessariamente accettata di buon grado (il caso più banale cui si possa pensare è certamente quello dell'effetto placebo discusso sopra).
Non è un caso peraltro che una larga fetta della ricerca medica venga condotta non da medici, ma da biologici e da chimici: dopo tutto, al di là delle questioni puramente meccaniche, in corsia è più importante che un medicinale funzioni, piuttosto che non il perché. E se qualcosa non sta funzionando, sapere cos'altro potrebbe funzionare potrebbe essere più importante, nell'hic et nunc, del perché quel qualcosa non sta funzionando.
Questo approccio non ha nulla di scientifico, anche laddove si appoggi a conoscenze scientifiche.
Al di là delle considerazioni puramente meccaniche, l'aspetto farmacologico (che poi è quello che contraddistingue la medicina allopatica) vorrebbe (in termini di scienza) che vi fosse un modello della biochimica del corpo umano contro cui validare i farmaci e da cui dedurre le potenziali soluzioni ad eventuali problemi, modello da rivalutare ogni volta che una sua qualunque predizione dovesse fallire. Purtoppo, un tale modello non esiste.
Un aspetto poco pubblicizzato della medicina allopatica è che le basi scientifiche della farmacologia sono deboli e rade: volendo fare un parallelo con altre scienze, siamo più al livello della protoscienza astronomica del sedicesimo secolo che all'astronomia degli ultimi due-trecento anni.