La scoperta

La prima volta fu quando avevano dodici, tredici anni: nel passare davanti alla porta della loro camera il padre gettò dentro, come sempre faceva, una rapida occhiata; la scena che gli si presentò davanti non registrò subito a livello mentale: fu solo dopo aver sorpassato la camera che l'uomo si rese conto di cosa aveva visto; tornò sui propri passi per riaffacciarsi alla porta, ma i gemelli adesso gli volgevano la schiena, intenti a giocare. Fermo sull'uscio, il padre rimase a chiedersi se ciò che aveva visto —i due gemelli intenti in un bacio che ben poco aveva di fraterno— fosse stato frutto di un'illusione ottica, o un momento reale al quale i figli si erano sottratti accorgendosi del suo arrivo.

Il dubbio tormentò l'uomo per qualche giorno, periodo nel quale egli cerco di tenere maggiormente d'occhio i figli senza darne l'impressione, alla ricerca di indizi in un senso o nell'altro, senza però che emergesse alcunché.

La maggiore difficoltà per l'uomo era affrontare l'incertezza sul come gestire la situazione nel caso non fosse stato un semplice abbaglio. Se da un lato infatti egli aveva sempre cercato di mantenere una mentalità aperta nei confronti della sessualità in generale, e di quella (fino ad allora solo ipotetica, futura) dei suoi figli, dall'altro gli era impossibile negare che l'idea che i figli stessero cominciando a sperimentare l'uno con l'altro lo metteva alquanto a disagio: all'inevitabile imbarazzo che tutti i genitori —immaginava– possono provare nel trovarsi ad affrontare la sessualità dei figli, si aggiungeva infatti l'aspetto incestuoso della questione.

A rendere il tutto più difficile, infine, vi era la sua solitudine nell'affrontare il dilemma: l'unica risorsa a cui si sentiva di poter attingere per informazioni e consigli era la Rete, verso la quale non poteva che nutrire un sano scetticismo per la trattazione di una questione così delicata; di condividere i dubbi con la moglie non se ne parlava neanche: avrebbe significato suscitare inutili preoccupazioni nel caso in cui fosse stato semplicemente un abbaglio.

I giorni a seguire non portarono a nulla di fatto: nessun evento confermò esplicitamente la sua impressione di allora, ma allo stesso tempo l'inconfondibile intimità dei due —che peraltro, per quanto ne sapesse lui, poteva essere naturale in fratelli gemelli— non aiutava a sedare il dubbio. Con ciò, l'uomo finì con il soprassedere sulla questione, decidendo infine per l'ipotesi ‘abbaglio’.

Ipotesi che gli si rivelò infine platealmente errata poco più di un anno dopo. Rientrando a casa ad un'ora in cui i figli sarebbero ormai dovuti essere a letto, l'uomo esercitò la massima cura nel muoversi in silenzio, onde evitare di svegliarli, con il risultato, nel passare davanti alla loro camera, di non averli minimamente resi consapevoli della sua presenza.

E stavolta la scena non lasciava adito a dubbi: i gemelli erano entrambi stesi sullo stesso letto, su un fianco, con la testa in di ciascuno in corrispondenza del sesso dell'altro, e benché l'oscurità non permettesse di discernere nei dettagli, vi erano ben pochi dubbi circa l'attività su cui erano concentrati.

La reazione immediata dell'uomo sarebbe stata di entrare nella stanza esclamando: «Che cosa state facendo?», se non fosse stato per lo scatto della serratura della porta di casa, che indicava il ritorno della consorte. Improvvisamente, l'uomo cambiò piano d'azione, senza nemmeno riflettere: si avviò a passi rapidi verso l'ingresso, cercando stavolta di fare sufficiente rumore da allertare i figli della loro presenza, salutando la moglie con voce bassa, ma distintamente udibile, ed infine di distrarla portandola verso la cucina.

«I ragazzi?» «Dormono.» uno scambio rapido, a voci basse, e l'uomo si trovò a sperare che a ‘i ragazzi’ fosse chiaro che era il momento di tornare ciascuno nei proprî letti.

Benché gli fosse evidente che l'istinto era stato quello di evitare che la moglie scoprisse i figli intenti a reciproco sesso orale, l'uomo stesso non avrebbe saputo dire perché, se per proteggere i gemelli, o se invece per evitare alla moglie uno shock.

Dopo una cena frugale, la coppia raggiunse la propria camera da letto, non prima di aver gettato un'occhiata in camera dei ragazzi, per trovarli placidamente addormentati (o abilmente fingenti), ciascuno nel proprio letto. Se la donna trovò sonno rapidamente quella notte, lo stesso non può certo dirsi del marito, che raggiunse la mattina successiva con poche ore di sonno irrequieto.

Tolto il dubbio sulla realtà della questione, all'uomo rimaneva quello su come affrontarla. L'impulso era quello di cercare di porre un termine a quella relazione, ma un approccio più razionale avrebbe anche lasciato correre, se la relazione era equilibrata —e non c'era motivo di credere che vi fossero abusi da parte di uno dei gemelli— e non vi erano rischi per la salute dei due.

In più di un'occasione l'uomo si trovò a nascondere stancamente il viso nel palmo di una mano, come a riposare gli occhi, incredulo del ritrovarsi a pensare a queste cose, ed in questi termini. Non era forse il caso di affrontare la cosa con più polso? Ma a che pro, d'altra parte?

Nuovamente l'uomo si trovò così in un pantano decisionale per tirarlo fuori dal quale sarebbe stato necessario un consiglio esterno, preferibilmente un'opinione esperta; ma l'unica scelta che l'uomo ebbe la determinatezza di fare fu quella di continuare a tenere la moglie all'oscuro, un po' nella speranza di trovare una soluzione senza doverle causare shock, un po' temendo una sua reazione che avrebbe rischiato di arrecare più danno che beneficio alla soluzione della questione.

Preparazioni

La maggiore preoccupazione per l'uomo veniva forse dalla coscienza che i ragazzi difficilmente si sarebbero fermati al reciproco sesso orale, nelle loro sperimentazioni, e —con una forse ingiusta mancanza di fiducia— al disagio dell'uomo si aggiungeva così il timore che la loro curiosità li portasse ad atti non necessariamente dannosi, ma quanto meno pericolosi.

Non riuscendo a trovare il coraggio di affrontare i figli direttamente sulla questione, l'uomo giunse infine alla decisione di utilizzare un meccanismo di comunicazione più indiretto. Preparò quindi una breve lettera, dal testo quanto più semplice e diretto gli riuscisse:

So delle vostre sperimentazioni. Non posso dire di essere rimasto entusiasta dalla scoperta, ma preferisco lasciare alla vostra coscienza di decidere sulla loro opportunità. Vi chiedo però una maggiore discrezione.

Avendo avuto anch'io la vostra età, non mi è difficile immaginare che la vostra curiosità vi porterà ancora più avanti, e voglio avere fiducia che avrete l'accortezza di scegliere con responsabilità.

Piuttosto che proibirvi di fare cose pericolose e potenzialmente irrimediabilmente dannose, mi limiterò a farvi alcune raccomandazioni che mi auguro vorrete seguire: (1) niente oggetti frangibili o taglienti (2) niente oggetti piccoli (3) nessuna forzatura (4) protezione e preparazione (come allegato).

Alla fine del migliore dei tentativi non poteva comunque dirsi soddisfatto, riconoscendo di aver assunto toni talmente formali da sfociare quasi nel ridicolo; non riusciva però ad allontanarsi da quella formalità, che svolgeva almeno tre funzioni: contribuiva ad attutire il suo imbarazzo (nonché —pensava— quello dei figli) nell'affrontare la questione, dare alla comunicazione un tono più serio, persino più adulto, ed infine evitava suggerimenti troppo espliciti e diretti: nell'ipotetico caso in cui ai ragazzi non fosse venuto in mente spontaneamente di provare il culo, l'uomo non aveva certo voglia di addossarsi la responsabilità di aver dato loro l'idea.

L'allegato era una piccola confezione contente due pacchi di preservativi e due tubetti di lubrificante; non che l'idea di procurare ai figli il necessario gli risultasse particolarmente allettante, ma nella scelta di non dar loro una paghetta rientrava anche la responsabilità del procurar loro il necessario, e non sarebbe certo stata l'assenza di questo materiale a dissuaderli dallo sperimentare.

Confronti

Rimaneva da trovare il momento per dar loro —anzi, far loro trovare: l'uomo non si illudeva sulla propria capacità di affrontare i ragazzi faccia a faccia sulla questione— lettera e pacchetto. L'occasione la fornì involontariamente la moglie, portata all'altro estremo della nazione per un corso d'aggiornamento, e lasciando così il resto della famiglia da soli per ben tre giorni.

L'uomo riconobbe l'opportunità fin dai preparativi della partenza della moglie, sebbene questo fosse ulteriormente indice del fatto che la donna rappresentava, per la questione, un'occasione di imbarazzo —cosa di cui l'uomo non era affatto contento. Era però innegabile che il fatto che si ritrovassero adesso soli in casa lui ed i figli rendeva tutto molto più semplice: l'uomo si sentì persino preso quasi da un entusiasmo per quella situazione, al punto da tornare a prendere in considerazione la possibilità di avere finalmente un faccia a faccia con i ragazzi, magari la sera, prima di andare a letto, con due chiacchiere confidenziali sulla questione.

Quando finalmente giunse il giorno della partenza della moglie, l'entusiasmo dell'uomo si trovò a fronteggiare l'approssimarsi del momento dell'eventuale confronto diretto, con esiti non brillanti. Già a pranzo, sotto le solite chiacchiere sulla scuola dei figli, sulla partenza della madre, su ogni altro argomento non interessante, l'uomo aveva perso gran parte della propria convinzione, e quando nel pomeriggio i ragazzi uscirono per andare in palestra l'uomo decise che era giunto il momento di preparare il pacco e lasciarlo nella loro camera.