Al semaforo, i suoi amici con uno sprint attraversano l'incrocio al cambio del colore. Si voltano, a gesticolargli “ma che combini” dall'altra parte della strada. La giovane ferma accanto a lui solleva lo sguardo per un momento, proprio mentre lui lo abbassa, poi torna a guardare davanti a sé.

«Il mio amico lí» comincia lui, senza nessuna vera ragione «sostiene che con tutto lo sport che le donne fanno oggi si ritrovano con questi culetti duri come una roccia, e che s'è perso quella morbidosa consistenza che li rendeva superiori.»

«Il suo amico lí non ne capisce niente.» risponde la ragazza, senza battere ciglio, senza spostare lo sguardo. «Probabilmente non ha mai toccato il culo di una ragazza in tuttala sua vita.»

Lui fa spallucce. «Ho cercato di spiegarglielo, che non funziona cosí.»

«Toccami il culo.»

«Come prego?»

«Toccami il culo.»

Un attimo di esitazione, lui si guarda intorno, la gente che comincia ad assembrarsi attorno a loro attendendo che scatti il verde. Poi stende ed allunga il braccio, a palpeggiare una natica della ragazza, soda e ben definita, eppure morbida e cedevole sotto le sue dita. Allontana il braccio poi quasi con uno scatto, rendendosi conto di aver probabilmente abusato dell'ospitalità inattesamente concessagli.

«Di nuovo.»

Perplesso, lui esita ancora, poi allunga la mano, e la natica è ora contratta, rigida, inflessibile. La giovane fa un passo avanti, un attimo prima che il semaforo ridiventi verde, un attimo prima che lui possa ritrarre la mano, lasciandolo lí, il braccio teso, la mano a coppa, in un gesto inequivocabile. Seguendola a ruota, lui si chiede il perché di tutto questo, e si scopre scioccamente preoccupato dalla possibilità che i suoi amici abbiamo visto qualcosa, piú ancora che gli altri passanti che si erano intanto assembrati attorno a lui ed alla ragazza.

«Sto qua dietro, se vuoi sapere com'è senza vestiti.»

Ciò che maggiormente lo colpisce nella proposta della giovane è l'assoluta neutralità del tono, senza allusioni, senza seduzione: una proposta buttata lí con disarmante semplicità, forse —gli viene in mente per un momento— in risposta a quella stessa banalità con cui lui aveva buttato lí quelle sue prime immotivate parole. Ed è una proposta sulla quale lui si trova a dover scegliere subito, negli ultimi passi che li separano dal marciapiede, senza del vero tempo per riflettere: seguire i suoi amici, seguire la sconosciuta.

E nonostante l'assenza di elementi per decidere, nonostante la sua abituale indole abitudinaria, con la stessa impulsività con cui aveva aperto bocca prima, decide di prenderla, la strada nuova, lasciando che i suoi amici si accorgano troppo tardi che lui non li sta piú seguendo, voltandosi appena indietro quando questi gli gridano dietro, chiedendogli di nuovo che cosa stia combinando; e lui risponde con un saluto a braccio teso, un «ci vediamo domani» frettoloso prima di tornare a guardare avanti, al passo svelto di colei che lo precede e lo guida.

Non vi sono altre parole per la strada, nell'atrio del palazzo quando lui attraversa il portone che lei gli tiene aperto, nell'ascensore in cui occupano due angoli opposti, sul tintinnare delle chiavi con cui lei apre la porta, fin dentro l'ingresso —stentatamente illuminato— dell'appartamento. Ed in tutto quel silenzio, lui sente solo il trepido palpitare del proprio cuore, mentre si chiede in cosa si sta cacciando.

Quando finalmente la giovane parla, non è a lui che si rivolge. «Sono a casa.» annuncia con voce squillante, mentre posa la borsa, si toglie le scarpe, e con un gesto indica a lui di fare lo stesso. «Abbiamo ospiti.» aggiunge subito dopo, procedendo verso un salottino su cui si affacciano tutte le altre porte della casa.

Una di queste si apre appena di uno spiraglio, e lui indovina una sagoma indistinta che li spia per un attimo da un ambiente avvolto nell'oscurità, prima di richiudere delicatamente. La giovane non sembra nemmeno prestare attenzione all'evento, dirigendosi invece verso un'altra porta, che spalanca sulle ceramiche di un bagno. «Se ti vuoi dare una rinfrescata …» e mentre la ragazza gli mostra spugne e asciugamani, a lui rimane netta l'impressione che piú che di una proposta, si tratti di una richiesta; ma prima che lui possa dire alcunché, la giovane è già fuori, ed ha chiuso la porta dietro di sé.

Pur percependo qualcosa di innaturale, di esagerato, di fittizio persino, nelle circostanze di quell'incontro e nel progredire degli eventi, il ragazzo non trova altro da fare che spogliarsi con calma, contemplando le ottime condizioni con cui il bagno è tenuto, la grande doccia in cui gli è stato proposto di lavarsi, l'ordine in cui sono tenuti gli oggetti in vista e quelli stipati: una dissonante fusione tra quello che ci si potrebbe aspettare nel tipico appartamento condiviso da studentesse o giovani lavoratrici fuori sede, e le caratteristiche di un ben tenuto bagno di famiglia.

Finalmente solo con i proprî pensieri, senza piú la pressione della scelta improvvisa, si ritrova a chiedersi perché, alla fine, abbia accettato quell'improvvisa, immotivata proposta; si chiede cosa mai ci faccia lí —eppure conosce benissimo, inespressa, la risposta, e sa altrettanto bene cosa aspettarsi. Non è certo sorpreso, quindi, quando la giovane torna in bagno, senza preavviso, completamente nuda, e con la stessa nonchalance che ha contraddistinto le loro interazioni finora, si infila nella doccia accanto a lui, prontamente porgendogli un'altra spugna, invitandolo a darle una mano a lavarsi —ovvero a lavarla.

Il giovane non fa mente locale su come la doccia sia abbastanza grande da permettere loro di muoversi con una certa libertà, la sua attenzione interamente catturata dal corpo di lei, le sue forme che scorrono ora sotto le sue mani, quella solida eppur cedevole consistenza con cui risponde al passaggio della spugna, la flessuosa agilità con cui la giovane si muove per dargli accesso. E nonostante avere tra le mani quel magnifico corpo, pienamente a sua disposizione, stimoli inevitabilmente la sua libidine, egli affronta con meticolosa attenzione il compito che gli è stato assegnato, insaponando con cura ogni curva, ogni piega della giovane, evitando al contempo di dare evidente preferenza al seno di lei, o al suo sesso.

C'è ora un sorriso di soddisfazione ad illuminare il volto della ragazza, forse la prima vera espressione di sentimento che il giovane le veda manifestare. Ella lascia che il ragazzo la sciacqui con la stessa cura con cui l'ha insaponata, raggiungendo con la stessa meticolosa professionalità sotto il seno, tra le gambe, tra i glutei; eppure sembra che ad ogni movimento, ad ogni spostamento, qualche parte del corpo di lei —una mano, una coscia, i glutei stessi— trovino sempre la sua erezione, con una distratta carezza, una involontaria pressione, finché la giovane, ponendo termine a quella piccola farsa, impugna il turgido pene di lui in una morbida eppur ferma presa, facendo appena scorrere le dita in fuori e in dentro, fissando il proprio sguardo sul suo, in una sorta di sfida.

È lui a spegnere l'acqua, e pur mantenendo il contatto visivo, preferisce ignorare la provocazione: strofina una mano dentro l'altra per sgocciolare via il grosso dell'acqua che ancora le bagna, e comincia quindi ad asciugare la giovane con la stessa tecnica, partendo dalle spalle di lei, facendo scivolare le mani verso il basso, verso fuori, con convinzione, giù per le braccia, poi su di nuovo lungo i fianchi, via dal petto, poi ancora nella piega su cui poggia il seno abbondante —e qui si regala, o le regala, una breve solleticata ai capezzoli, appena un giro col pollice, prima di proseguire— giù per il ventre. Scivola via dalla mano di lei ancora saldamente avvolta al suo pene per poterlesi inginocchiare davanti, asciugarle allo stesso modo le gambe, la sinistra, la destra, da fuori, poi l'interno, sempre con lo stesso movimento, fermo e deciso, dall'alto in basso.

Non si rialza subito; le sue mani tornano sui fianchi della giovane, stavolta con altri intenti, un leggero massaggio, un piú profondo palpeggiare, fin dietro sulla schiena, prima di tornare a spingere via l'acqua, sulle sode natiche di lei, l'origine di tutto, poi ancora tra di loro, con piú delicatezza, suscitando un brivido.

Gli occhi chiusi, le mani a sfiorare le spalle del giovane, La ragazza allarga appena le gambe, come a rendergli piú facile l'accesso, come ad invitarlo. E lui accetta l'invito, afferrando con maggior decisione le natiche di lei, chinandosi in avanti quel tanto che basta a sfiorarle il pube con le labbra, a depositare un piccolo bacio, poi un altro, poi un altro, in un piccolo arco, verso il punto dove la coscia raggiunge il corpo, verso il cespuglio che nasconde la vulva.

È solo quando la ragazza spinge il proprio pube verso la sua faccia che il giovane abbandona una delle natiche, e senza mai perdere il contatto lascia scorrere una mano sul fianco di lei, poi giú fino a prenderle con leggerezza la coscia, ed infine di nuovo verso l'alto, finché il suo pollice non trova l'umida fessura che lei gli offre, su cui egli lascia scorrere dapprima il pollice, poi indice e medio, facendola schiudere quel tanto che gli permette di raggiungere il nodo del piacere di lei.

La giovane si allontana con uno scatto nervoso delle gambe. «Aspetta.» gli dice. Esce dalla doccia, mentre lui si rialza in piedi, indeciso, perplesso. Lei si avvolge in un accappatoio, gli porge il grande asciugamano che gli aveva già indicato in precedenza, e tornata quasi alla stessa nonchalance di prima, come se nulla fosse successo, finisce di asciugarsi. Lui la imita, senza mai perdere di vista il volto di lei —vuoi direttamente, vuoi attraverso il largo specchio del lavandino— cercando di leggervi qualcosa, un segno di scontentezza, un indizio.

Soddisfatta infine della propria condizione, la ragazza riappende l'accappatoio, e voltandosi verso il giovane, interpreta la lentezza dei suoi movimenti come un segno del fatto che anche lui ha terminato di asciugarsi. Gli strappa quasi di mano l'asciugamano, lanciandolo in alto affinché ricada sul bordo della cabina della doccia, quindi gli afferra nuovamente l'erezione nella sua salda e morbida presa, e lo conduce cosí fuori dal bagno, attraverso il salotto deserto, fin dentro la camera da letto. Qui si volta, gli afferra saldamente le natiche, e si spinge contro di lui, lasciando che la sua erezione scorra contro il proprio liscio ventre fino a rinchiuderla tra i loro corpi. Ha di nuovo sul viso quell'espressione di sfida, ed il ragazzo risponde ricambiando la presa —sempre piú affascinato dalla morbida solidità delle natiche della giovane— e strusciandosi dolcemente contro di lei, spingendola passo dopo passo verso il letto, finché le gambe della ragazza, incontrando il materasso, non cedono, ed ella non piomba giú sulla schiena, tirandolo con sé, sopra di sé.

Puntellandosi con le braccia, il giovane rimane per un attimo immobile, guardandola negli occhi; quindi si china in avanti, depositandole un bacio sulla spalla destra, percorrendo poi, bacio dopo bacio, la pelle di lei fino all'altra spalla, prima di scendere lentamente verso il seno, senza mai staccare le labbra da quella splendida, morbida pelle liscia, fino a trovare il soffice rigonfiamento della mammella, ed un capezzolo presto turgido nell'attesa mentre i suoi baci vi girano intorno, ignorandolo. Il ragazzo infine lo prende tra le labbra, lo trattiene tra i denti, lo solletica morbidamente con la lingua, finché ella non gli spinge via la testa con un gemito.

Le labbra del ragazzo si spostano verso l'altro capezzolo, sfiorandolo appena prima di continuare la discesa, lungo il fianco, per deviare poi verso l'ombelico, accennando appena a scendere ancora prima di raggiungere l'altro fianco, e seguirne poi la curva fino all'inguine, sfiorando appena la pelle sopra l'osso del pube, per seguirlo fino alla coscia.

Ormai in ginocchio ai piedi del letto, il giovane si sistema piú comodamente tra le gambe arrendevolmente aperte della ragazza: le lascia riposare sulle proprie spalle, mentre le sue braccia trovano la loro strada verso il ventre di lei, e da qui al seno, per carezzarlo con leggerezza, ciascuna delle mammelle racchiusa morbidamente nella coppa di una mano. Pur con la fonte dell'inebriante odore dell'eccitazione della ragazza ad un passo da lui, il ragazzo si trattiene dall'affondare subito il viso contro quegli invitanti umori, accontentandosi di stuzzicare ulteriormente la voglia di lei stringendo tra le labbra la pelle sensibile dell'interno delle sue cosce, ora avvicinandosi, ora allontanandosi, passando dall'una all'altra, sempre piú vicino, finché ella stessa non gli spinge il pube incontro, invitandolo a baciarla, a leccarla alla propria fonte.

Senza parole, con solo i gemiti trattenuti a stento del suo piacere, la giovane si lascia titillare le labbra del sesso, il clitoride, che il ragazzo prima bacia, poi solletica con la lingua, chiudendolo in una tenera prigione tra le labbra, prima di stringervi appena attorno i denti, pronto a succhiarlo. È lei a fermarlo, nuovamente, parlando stavolta:

«Aspetta.»

Il ragazzo si ferma, solleva lo sguardo, interrogativo, ad incontrare quello di lei, quasi confuso.

«Sto già per …»

Per tutta risposta, senza staccare gli occhi, il giovane torna a giocare con la lingua contro il clitoride della ragazza, che torna a spingerli il sesso contro il viso.

«Ah … aspetta, mi fai venire cosí.»

Senza abbandonare il clitoride, il ragazzo le schiude le labbra del sesso con due dita, le solletica la vulva con una lunga carezza, massaggiandole l'ingresso con gli umori stessi che ormai colano.

«TI prego.» la voce di lei è appena un bisbiglio contro i gemiti trattenuti «Vieni dentro.»

Con il dito medio, presto accompagnato dall'indice, il ragazzo la accontenta; le dita scorrono dentro con facilità, a cercarle il punto piú sensibile, un delicato massaggio che lei stessa incoraggia, pur protestando tra i gemiti:

«Non … non cosí, non … ah …»

Ed improvvisamente, da completamente aperta, ospitale, la giovane si contrae, stringe le gambe intorno alla testa di lui, lo spinge via, la sua vagina pulsante soddisfatta attorno alle dita di lui, che scorrono via mentre il ragazzo si arrampica sul letto per stendersi di fronte a lei, ora raggomitolata ansimante.

«Cosí non vale,» bisbiglia la ragazza tra un affannoso respiro e il successivo, allungando una mano a carezzare il viso del giovane; si sporge in avanti, come a meglio sussurrargli all'orecchio, ed allungando una mano a carezzargli il viso, conclude: «avrei voluto venirti sul cazzo.»

«C'è tempo ancora» risponde lui, sorridendo sornione al sorriso soddisfatto che nonostante le proteste lei non riesce a nascondere.

«Non è la stessa cosa.» lei distoglie lo sguardo, la sua mano scorre via dal viso di lui per scivolargli sul petto, poi aperta a ventaglio sul ventre, fino a raggiungere l'erezione, attorno a cui si chiude quasi con dolcezza. «Sei rovente,» commenta «come se stessi per esplodere.»

«Poche cose mi piacciono come il sapore di una donna che viene.» commenta lui.

«È per questo che …?»

«Anche.» e nella breve pausa che segue «Passerei volentieri il mio tempo a leccarti. Hai un sapore delizioso.»

L'altra mano di lei corre a chiudere simbolicamente la bocca di lui con tre dita «Non è il momento di dire fesserie.», ma lui si spinge avanti, a portarle un bacio sulle labbra, un bacio a cui lei risponde con passione, portando le braccia a circondare il collo di lui, il fianco, per tirarlo maggiormente a sé, mentre con la mano libera il ragazzo le agguanta nuovamente una natica, un rapido palpeggiamento prima di scorrere via lungo la coscia, e poi giú tra le gambe di lei, risalendo verso il piccolo angolo di paradiso, a cui lei lo invita sollevando mollemente una gamba.

È solo un breve momento prima che lei lo spinga, invitandolo a sdraiarsi sulla schiena, per poi montargli a cavalcioni, scivolando indietro facendo scorrere il proprio sesso contro l'erezione di lui; è lui a fermarla, stavolta, afferrandole saldamente le gambe, impedendole di scorrere nuovamente in avanti.

«Che c'è?» chiede lei, sorpresa «Non vuoi proprio entrare?»

«Non ho nulla da mettere.»

«Oh.» sembra confusa per un momento. Poi riprendendosi, leggendo il vero significato delle parole, con piú convinzione ripete «Oh!» Si sgancia da lui, scende dal letto. «Aspettami qua.» ed esce rapidamente dalla stanza.

Il giovane si solleva puntellandosi al letto con le braccia tese, ed attende. Sente le voci, pur senza distinguere le parole, mentre la giovane parla con la sua compagna di appartamento, e si rende conto del fatto che probabilmente quest'ultima potrà sentire loro allo stesso modo, ma non ha il tempo di riflettere sulla cosa, poiché la giovane è subito di ritorno, con in mano una confezione di preservativi.

«Dice che se riusciamo a consumarli tutti poi vuole il suo turno anche lei.» commenta scherzosa, gettando il pacchetto sul letto. Per tutta risposta, il giovane le getta uno sguardo semiserio di rimprovero, a significare “che stai a dire?”, senza riuscire a scalfire il sorriso che le illumina il viso.

La ragazza poggia le mani sulle spalle di lui, si rimette a sedere cavalcioni sulle sue gambe, con deliberata lentezza; nonostante ciò, si trova a rimarcare, guardando al sesso di lui: «Abbiamo perso vigore?» Lo chiede senza malizia, poco piú che una semplice costatazione «Non siamo troppo d'accordo con l'idea di mettere l'impermeabile?» domanda ancora, stavolta con aria maliziosa, tornando a guardarlo negli occhi.

«È piú l'idea che la tua coinquilina possa sentici.»

C'è stupore ora negli occhi di lei, prima che il viso le si apra in una franca risata. Si butta addosso a lui, precipitando con lui sul letto, nascondendo il viso nell'incavo alla base del suo collo, per cercare di calmarsi. Riguadagnato il controllo, gli mormora all'orecchio: «Timidoni, eh?»

«Piú che altro mi sembra poco carino nei suoi confronti.»

Per poco la giovane non scoppia nuovamente a ridere; ma si trattiene, per mantenere un tono piú seducente «E se ti dicessi che non aspetta altro che di sentirci scopare, per masturbarsi? Che le è piaciuto sentirmi venire sulla tua bocca, e non vede l'ora di sentirmi venire sul tuo cazzo?» si accorge subito che le sue parole stanno avendo l'effetto desiderato. Scivola cautamente indietro, lasciando che l'erezione del ragazzo le titilli il clitoride, cercando con le labbra, con la lingua, i capezzoli di lui. Bisbiglia ancora, passando da un capezzolo all'altro: «Se vuoi, le diciamo … di venire di qua … magari ne vien fuori … una cosa a tre.»

Quando lei solleva lo sguardo, a valutare la reazione che la proposta può aver fatto, trova stampato sul viso del giovane scetticismo, forse dispetto. La ragazza torna a scivolare in su, la sua umida vulva ansiosa in cerca dell'attesa penetrazione, e con gli occhi fissi in quelli di lui chiede, piú seria stavolta: «Troppo?»

«Da presa in giro.» Le mani del giovane, saldamente aggrappate ai fianchi della ragazza a limitarne i movimenti, evitano che nella sua sinuosa ricerca il sesso di lei riesca a catturare il suo.

«E se non fosse una battuta?»

«Non ho fretta di scoprirlo.»

La ragazza si stacca da lui, piegando la testa da un lato, come a soppesare la pacatezza della risposta del giovane, a valutarne la veridicità —un attimo di pausa prima di tornare a chinarsi in avanti, le labbra all'orecchio di lui, la voce nuovamente un bisbiglio:

«Meno male, visto che comunque avevo tutta l'intenzione di goderti da sola.»

«Sospettavo.» le mormora lui all'orecchio, prontamente.

«Ah sí? E come mai?» chiede lei con un sorriso, premendo allusivamente il proprio sesso contro il suo mentre torna a sollevarsi.

«Preservativo.» è la semplice risposta del ragazzo.

«Di già?» la giovane torna a chinarsi in avanti, allungando un braccio a prendere il pacco abbandonato sulle coperte, approfittandone per tornare a bisbigliare all'orecchio «Ti piace cosí tanto ancor prima di entrare?»

«Per quanto sia gradevole,» risponde lui, mentre lei si occupa di aprire la confezione e spacchettare un preservativo «no, non sono già a quel punto.»

La giovane mugugna un assenso, concentrata momentaneamente sull'erezione del ragazzo; vi stende su con cura un preservativo, controllando attentamente che non vi rimanga aria, carezzandolo quasi con affetto. «Com'è?» chiede, ambiguamente, e ricevendo un minimalistico “buono” in risposta, persiste nelle sue leggere carezze, giocando ora quasi distrattamente con il glande nascosto sotto il sottile strato di lattice, godendo della reazione stentatamente controllata del giovane. «Vuoi qualcosa di piú?» chiede, cercando di produrre il tono piú basso a cui la sua voce si possa spingere.

«Come preferisci.» la risposta è secca, semplicemente perché il ragazzo cerca di esprimerla in un unico, breve, respiro; e poiché lei insiste nel suo gioco, egli continua: «Davvero, anche cosí è molto gradevole.»

«Molto quanto?» insiste la giovane, e trovando un punto particolarmente sensibile, che riesce a strappare una incoerente vocalizzazione al ragazzo, si risponde da sola, con un sorriso di soddisfazione: «Ah, tanto.» Vi insiste ancora per un momento, prima di scivolare in avanti, e lasciar scorrere nuovamente il proprio sesso su quello di lui, ora isolato dal preservativo. Si china in avanti, per potergli bisbigliare «Ma sono una dea generosa, e ti farò entrare.» scivolando ancora oltre, e poi tornando indietro, sentendo la pressione dell'erezione di lui contro la propria vulva «Se riesci a trovare la strada, senza mani.»

Eppure è lei stessa che, con movimenti sinuosi, tenta di catturarlo, di prenderlo in sé, finché il ragazzo non le afferra i fianchi, sollevando il bacino, andandole incontro, alla ricerca anche lui dell'angolo giusto per soddisfare il desiderio di entrambi, per portarsi oltre la scivolosa, calda promessa delle labbra del sesso di lei.

Ed improvvisamente è dentro, appena, ed entrambi si fermano, quasi sorpresi che la voglia di entrambi sia effettivamente bastata. «Ci sei.» la voce di lei è un soffio appena, mentre torna a chinarsi, scivolando indietro quel tanto che basta perché non scappi, ma senza farlo veramente entrare. «Aspetta.» bisbiglia ancora, godendo alla sensazione della tensione di lui, il controllo che deve esercitare per non affondare in lei. Ed è lei a controllare la penetrazione, invece, con ricercata lentezza, assaporando ogni istante del graduale progresso, concentrata sulla stimolante sensazione all'ingresso della propria vagina, fino a trovarsi completamente contro il corpo di lui, con un infinito sospiro che le sfugge dalle labbra: «Ah, quanto mi ci voleva.»

Si tira su, sempre lentamente, e comincia a muoversi, concentrata sul proprio piacere, cercando l'angolo, la profondità giusta, le mani del ragazzo sui suoi fianchi ad accompagnarne i movimenti, in una presa salda sulla carne di lei. Il ragazzo le viene incontro con lente spinte del bacino, ed insieme i due trovano un ritmo, dapprima quasi pacato, guidato da un crescente, reciproco entusiasmo, finché la passione della giovane non esplode in una breve, ma frenetica perdita di controllo che la porta ad un orgasmo che sembra quasi coglierla alla sprovvista, facendola crollare, ansimante, sul petto di lui.

Il giovane le cinge la schiena con un braccio, il bacino con l'altro, afferrandole saldamente una natica, e prosegue con metodiche spinte, tra i gemiti di piacere della ragazza, che priva di energie tenta di dissuaderlo «Ah … aspetta … è … ah … sono appena … oh mio … non sei … ah, aspetta. Aspetta.» riesce finalmente ad imporsi, tornando a sollevarsi, ancora ansimante. «Dammi un secondo, ti …»

«Preferisci che stia io sopra, ora?» chiede il ragazzo. E lei forse capisce che è piuttosto un desiderio di lui, o forse è ella stessa a valutare l'opportunità della proposta, prima di accettare, con uno sfiatato «Va bene» mentre smonta dal giovane, con un breve gemito a accompagnare il momento in cui lui le sfugge da dentro.

La ragazza si sdraia sulla schiena, e quando il giovane si sistema tra le sue gambe aperte, lo aiuta ad entrare, per fermarlo subito dopo, poggiandogli le mani sul petto «Piano, per favore.» Lo sguardo fisso negli occhi di lei, il giovane le scivola dentro con calma, raggiungendo una comoda posizione da cui si muove a stento, senza grandi spinte; le carezza i fianchi, il ventre, le nasconde il seno nella coppa delle proprie mani, senza stringere, senza palpare forte, senza mai staccare lo sguardo dal suo, finché ella stessa non lo invita: «Se vuoi, puoi …»

Chinandosi in avanti per meglio reggersi sulle braccia, il ragazzo le deposita un bacio sulle labbra; cerca il proprio ritmo, spingendosi fino in fondo, premendo contro il sesso di lei con movimenti circolari prima di tornare a scivolar via, fin quasi al limite, per poi subito tornare ad affondare nel sesso di lei, completamente aperto ad accoglierlo.

«Sei caldissimo …» gli bisbiglia la giovane all'orecchio, sciogliendosi a quei calmi movimenti profondi. «Sei apertissima …» le risponde lui in un sussurro. «Sto godendo come una pazza …» «Si vede.» e la giovane soffoca una mezza risata, gli occhi lucidi per il piacere.

I movimenti del ragazzo si fanno ancora piú ampî, arrivando a sollevarle il bacino, finché ella stessa non raccoglie le proprie gambe, afferrandole con le mani, reagendo con un incoerente gemito di piacere sentendogli raggiungere nuovi angoli di piacere.

«Arrivi in un punto …» la giovane non ha né tempo né modo di completare la frase; il ragazzo accelera il ritmo, insistendo con maggiore foga nel rientro. «Ca…zzo … è belli…ssimo … sco…pami … scopami … ah … cazzo …» le mani di lei cercano un appiglio sulla schiena del compagno, sulle sue spalle, sulle proprie gambe, ora intrecciate sulle natiche di lui, mentre il piacere la travolge di nuovo.

Lui si ferma, poggiando lieve contro il corpo di lei, le braccia dietro il suo collo in un mezzo abbraccio, la propria erezione ancora viva piantata fino in fondo nel vibrante sesso di lei, a darle il tempo di riprendere fiato, finché ella non lo spinge via. «Pipí. Scusa.»

Lesta, la giovane sgattaiola via appena il ragazzo la libera, lasciandosi cadere su un fianco, rotolando via da lei non appena il suo pene sguscia fuori dal caldo antro della compagna. Nella pausa, riprendendo fiato, sente di dover anch'egli svuotare la vescica, e segue la giovane, trovandola ancora seduta.

«Anche tu?» fa lei, sollevando appena lo sguardo, mentre si alza.

Senza parole, il giovane fa un cenno di assenso, liberando la calante erezione dalla costrizione del preservativo. La ragazza non esce dalla stanza. Attende, curiosa, e subito, quasi stupita: «Fai pipí seduto?»

«È piú comodo che dover ripulire tutto dopo.» ed alla risatina della giovane, continua «Ci sono questioni idrauliche complesse legate alla variazione di volume dell'organo a seguito della stimolazione sessuale.»

La giovane porta una mano al mento, in una posa da pensatrice, e battendo le palpebre con evidente esagerazione, commenta «Affascinante.»

È solo al ritorno in camera che lei fa mente locale. «Ma tu non sei venuto!» esclama all'improvviso, voltandosi a cercare conferma.

«No.» la risposta del giovane è serena, quasi indifferente.

«Ma … ma no, dai.» lei gli si avvicina, la mano a cercare nuovamente il pene di lui, ormai rilassato.

Per tutta risposta, lui fa spallucce. «Davvero, non è un problema.»

«Ma che significa,» delicatamente, lei lo tira nuovamente verso il letto «non possiamo …». Si siede, continuando con le carezze all'organo di lui, presto ricompensata da un rinnovato turgore.

«Sh, davvero.» lui la spinge giú «Non è necessario.»

«Mi hai fatto godere come … come non …» «Non lo dire.» «Sono seria.» «Non importa. Davvero. Rilassati.» «Ma il minimo che posso fare …»

«Il minimo che puoi fare è rilassarti e goderti il momento.» steso accanto a lei, la tira a sé in un abbraccio.

«E questo» lei spinge intenzionalmente contro l'erezione di lui, intrappolata tra i loro corpi «mi dice che tu non sei ancora soddisfatto.» ed al sospiro rassegnato di lui, insiste «È stato il preservativo?»

«No, davvero. Era un modello molto sottile, sentivo tutto.»

«Ma non abbastanza. Ero troppo aperta?»

«Ci sono poche cose che danno soddisfazione come sentire la propria compagna rilassata ed accogliente come lo eri tu. Davvero, è stato meraviglioso vederti …»

Lei lo interrompe allontanandosi, alzandosi a sedere volgendogli la schiena, soffocando una mezza risata «Cribbio che strano, trovarsi dall'altra parte.»

«Dall'altra parte di che?»

Lei si china a frugare nel cassetto del comodino «Stai facendo quei discorsi che fanno sempre le ragazze quando il partner non le porta all'orgasmo. “Sono stata bene” “È stato bello”»

«E non è vero?» indaga lui.

Lei si ferma un attimo, perplessa, in mano l'oggetto della sua ricerca. «Sí.» si volta verso di lui, apre il barattolo di lubrificante, ne versa una dose su una mano, porge a lui il barattolo per farglielo chiudere, e scaldando il gel tra le mani, conferma: «Sí, è vero. O almeno può esserlo, a volte è solo una scusa per rasserenarvi. Ma a volte può essere veramente bello anche senza venire.»

Con la ferma delicatezza di sempre, gli prende nuovamente l'erezione tra le mani, massaggiandola fino in fondo, masturbandola con calma e determinazione «Ma comunque non è la stessa cosa.»

«Ma va bene lo stesso.»

Adesso è la giovane a sospirare. Lascia cadere il discorso; si posiziona meglio, sedendosi sulle gambe di lui, e continua con quella morbida masturbazione. «Com'è?» chiede, dopo qualche momento.

«Molto gradevole.»

Dopo un attimo, lei insiste «Ma non abbastanza.»

Il giovane si solleva sulle braccia piegate. «Ti stai preoccupando per niente.»

«A te piace —è piaciuto— vedermi venire, vero?»

«Molto.»

«Non ti viene il dubbio che per me valga lo stesso? Che possa essere non dico offensivo, ma quanto meno poco carino pensare che il mio corpo possa non esserti bastato?»

Il ragazzo si solleva a sedere con un sospiro, costringendo la giovane ad abbandonare la presa. «Il tuo corpo è meravigliosamente sensuale.» la tira a sé fino a poterla stringere al petto «Una statua vivente, un monumento all'eros.» torna a staccarsi da lei, ricadendo sul letto «Ma io non riesco a venire, la prima volta che sono con una ragazza.»

Alla giovane cascano le braccia «Eri vergine?»

«No, non in quel senso. Intendo con … voglio dire, quando sono per la prima volta con quella specifica ragazza. Voglio dire, non è che abbia avuto tutte queste … però la prima volta con una nuova è stata sempre …»

«Questa è la prima volta che la sento.»

«È cosí. E non dipende dal preservativo, né da altro.»

«Nervosismo.»

«Forse.»

«Non dovrebbe impedire che ti si rizzi?»

«Evidentemente no.»

«Ma guarda che culo …» quasi distrattamente, la giovane riprende a masturbarlo. Poi subito, con gran determinazione «Comunque non te ne vai di qui finché non mi hai dato sazio.»

«Sono fottuto.» risponde lui, scherzoso.

«Be', non ti posso far tornare dentro, siamo chiuse per ristrutturazioni.»

«Guarda che cosí va bene.»

«Vuoi provare dietro?» la giovane si sposta in avanti scorrendo sull'erezione lubrificata di lui fino a passarla, poi tornando a scivolare indietro fino a sentirla affondare tra i glutei.

Il ragazzo non risponde subito, e quando finalmente risponde è con evidente ricercatezza «Sono sicuro che sarebbe un'esperienza meravigliosa, ma preferisco rimandare ad un momento in cui non sia stata proposta praticamente per necessità.»

La giovane torna a sdraiarsi su di lui, chiudendo nuovamente il pene tra i loro corpi. «Allora dammi tu un suggerimento, non ti ho portato qui solo per godermi il tuo cazzo.»

«Cosí …» «Bugia!»

A parlare sulla risposta del ragazzo è una nuova arrivata. Il giovane prova a sollevarsi per coprirsi —pur non essendoci nulla a portata di mano— ma la compagna lo trattiene, sollevando il busto quel tanto che basta per poter salutare la propria coinquilina.

«Rita, finalmente.»

Le braccia abbandonate in rassegnazione ai propri fianchi, un sospiro quasi disperato a sfuggirgli dalle labbra, il giovane chiede «Cos'è questa storia.»

«Mentre prendevo il gel le ho chiesto di passare di qua.»

«Va bene, ma perché? Senza offesa.» solleva una mano rivolto alla nuova arrivata, a scusarsi.

«Nessuna offesa.» risponde lei, con un sorriso un po' artificiale. Completamente nuda anch'ella, posa il proprio corpo, piú morbido ed abbondante di quello della sua compagna di appartamento, sul letto accanto ai due giovani. E l'altra subito commenta con un sorriso:

«Gli piaci.»

«Vediamo?» indaga Rita.

La giovane si solleva a sedere, lasciando libero la vibrante erezione del partner, e la nuova arrivata allunga una mano a carezzarla. Il suo tocco è timido, quasi esitante, e si ritira presto.

«Scusa.» chiede subito, rivolta al ragazzo.

«Non c'è … solo non …» le parole gli sfuggono.

«Non sei mai stato con due insieme?» insiste la giovane che l'ha portato lí.

«No.»

«Ti … ti dà fastidio?»

La risposta del giovane si fa nuovamente attendere.

«È complicato.» dice alla fine. E dopo un ulteriore attimo di pausa, insiste «Siete due ragazze bellissime, e sono sicuro che sarebbe un'esperienza irripetibile e … imperdibile. Ma non è … voglio dire, già il fatto di essere qui ora per … per averti seguito cosí, nel raptus del momento, non è proprio da me, ecco.»

Le due ragazze si scambiano uno sguardo d'intesa. Ed è sempre la prima a parlare. Le mani poggiate sul petto di lui, le braccia tese a reggersi appena inclinata in avanti, annuncia: «È per questo che siamo qui ora.»

«Va bene.»

«Sicuro?»

«Si, va bene. Ormai sono nello stato d'animo del come va, va.»

La giovane sorride, si china di lato a depositare un bacio sulle labbra della compagna, allunga a mano a titillarle un capezzolo, la tira a sé. Rita arriva a sedersi anch'ella cavalcioni sul ragazzo, scendendo a poggiare quasi con esitazione il proprio sesso sull'erezione del giovane. Dopo un momento di pausa, con gli occhi chiusi, puntellandosi con le braccia tese contro il ventre del giovane, comincia a scivolare lentamente avanti e indietro, lasciando scorrere il lubrificato turgore di lui tra le labbra del proprio sesso. Il ragazzo le carezza le cosce, i fianchi, risale fino all'abbondante, pendulo seno, intrecciando le proprie dita con quelle dell'altra ragazza che, da dietro, abbraccia la compagna, le titilla i capezzoli, le bacia le spalle.

Al primo tentativo di penetrazione, è il giovane a fermare Rita. «Preservativo.» «Non è …» «Per favore.» È però la sua compagna ad accontentarlo, abbandonando per un momento la propria posizione dietro la nuova arrivata in cerca del pacchetto. Nella pausa, il ragazzo non può far a meno di notare come Rita sembri perdere convinzione. «Non è per te.» mormora, con tono di scusa. «Lo so,» risponde lei, il capo chino, senza incontrare il suo sguardo «ed in realtà è meglio cosí.»

L'altra ragazza si intromette, sedendosi cavalcioni sul petto del giovane, rivolta verso la compagna; srotola il preservativo sull'erezione del ragazzo, mentre chiede «Com'è la vista da lí?»

Per tutta risposta, il giovane le afferra i fianchi, solleva la testa per depositare un bacio su una natica, poi sull'altra. «Un bellissimo spettacolo.» Le sue mani scorrono ancora sulla carne di lei, a palparle i ricchi glutei. «È obiettivamente un bellissimo culo.»

«E tu non l'hai voluto avere.» osserva la proprietaria, mentre con le sue solite carezze controlla che il preservativo sia ben messo.

«Non ho fretta.» il giovane insiste con soddisfazione nel palpeggiamento, separando le natiche a manifestare il buco che nascondono.

«Non è detto che ci sarà un'altra possibilità.» fa la giovane tirandosi via, ma il suo tono manifesta la scarsa serietà della provocazione, a cui il ragazzo risponde con una singola sculacciata. «Smettila.» bisbiglia allora la ragazza, portando una mano dietro la schiena ad afferrare il polso del giovane.

Nell'attimo di quiete che segue, l'altra sua mano lascia il posto nuovamente al sesso di Rita, che riprende a muoversi appoggiandosi, quasi aggrappandosi, alla compagna, con cui continua a scambiare effusioni, il suo attento scivolare avanti e indietro sull'erezione del giovane ora attutito dal lattice del preservativo. E nuovamente, dopo qualche momento, tenta la penetrazione, senza riuscire. Il giovane, ancora distratto dal posteriore della sua compagna, interpreta la cosa semplicemente come un errore di angolo nello strofinio, ed immerso nell'onirico piacere della situazione, non vi presta quasi attenzione. È solo al terzo, fallito, tentativo che prende coscienza della cosa, e sobbalzando spinge via la ragazza che gli siede sul petto. «Scusate.»

Libero finalmente di alzarsi a sedere, invita l'altra giovane a scendere pure, ed infine chiede: «Posso scambiare due parole con Rita?»

Non gli sfugge lo sguardo perplesso, o forse disperato, che le due si scambiano «Da solo.» insiste. Rita fa un breve cenno con il mento, la sua compagna scende dal letto. «Va bene.» accetta costei; un sussurro comunque ben udibile all'orecchio di Rita, passandola: «Sono qua fuori.»

Il ragazzo segue con lo sguardo la giovane che esce dalla stanza chiudendo la porta alle proprie spalle, e nello stillicidio di secondi che segue getta ogni tanto un'occhiata a Rita, seduta all'altro estremo del letto, il capo chino, la postura timorosa, quasi sottomessa. Quando finalmente trova le parole, è con un certo imbarazzo che osserva: «Non vorrei sembrare inopportuno, o … indiscreto, ma … ho l'impressione che non …»

«Non sei il mio tipo.» lo interrompe Rita, frettolosa, continuando a fissarsi le dita nervose.

«Ma allora perché …?»

«Per lei.» la sua voce è appena udibile.

«Oooo…chei?» accetta il giovane, senza troppa convinzione. E subito dopo, quando l'idea giusta si pianta nella sua mente «Oh.» e dopo un attimo «Oooh …» e poiché da Rita non v'è reazione, chiede, a verificare di aver capito correttamente: «State insieme?»

«A dir poco.»

Il ragazzo nasconde il viso tra le mani, i gomiti puntellati sulle ginocchia. «Cazzo.» e dopo qualche secondo di silenzio: «Scusa.»

Rita scrolla le spalle, continuando a guardare ora davanti a sé, ora le proprie mani. «Non potevi saperlo. E non è un problema, è …» sospira, raddrizza la schiena, le mani aperte a cercare le parole «cosí, ogni tanto le viene … ed insomma, finché è una cosa saltuaria, a me sta bene, lei è piú felice ed è qualcosa che io comunque non posso darle, davvero, non sono gelosa di … di voi.» un attimo di silenzio «Non ce l'ho con te.» e poco dopo aggiunge «O con lei, se è per questo. Ma nonostante la sua impressione, non …»

«Ma quindi ogni volta che si porta uno a casa, poi …»

«No, no! Normalmente è solo … grazie e arrivederci. A meno che le cose non vadano storte, allora magari io intervengo, ma non certo per … comunque» e qui Rita si volta verso di lui con aria quasi di rimprovero «non è che sia una cosa tanto frequente, eh. Succederà una, due volte l'anno.» si distrae un attimo, seguendo un proprio filo di pensieri «Non credo nemmeno sia normale per una bisessuale, sinceramente, è proprio lei che è cosí.» si volta nuovamente verso il giovane «E non intendo ‘pazza’!» esclama, scherzosa, cogliendo il sorriso che lui cerca di nascondere.

«Scusa, pensiero intrusivo.»

Stillano tra loro nuovi secondi di silenzio, in cui anche Rita si sforza di non sorridere. E finalmente la ragazza continua: «Comunque, eravamo d'accordo che se fosse capitata la persona giusta avremmo … avrei provato anche io.»

«Nonostante le tue preferenze.»

«Non ti è mai capitato di fare un pensierino su qualcuno, maschio? Voglio dire, supponendo che a te normalmente piacciano solo le femmine.»

«Hm.» lo sguardo del giovane si perde un momento fuori dalla finestra.

«È un po' un suo sogno.» la ragazza insiste, quasi a scusarsi «Poterlo fare con …» deglutisce

«Non avrebbe piú senso che fosse lei a …»

«Non sarebbe equo.»

Allo sguardo perplesso di lui, Rita risponde facendo spallucce.

«Va be'.» il giovane si alza.

«Mi dispiace.» interviene la ragazza.

«E di cosa mai?»

«Sarebbe dovuta andare diversamente.»

«Ho avuto ben piú di quanto non potessi mai sperare.»

Rita china lo sguardo. «Non è quello che mi ha detto Tessa.» borbotta, ma non abbastanza piano da non essere udita.

«Non è … voglio dire, è stato comunque un bel pomeriggio. Il fatto che lei sia …» il giovane lascia cadere il discorso «scusa, non dev'essere il massimo per te.»

«No, te l'ho detto, mi fa piacere che per lei sia stato … voglio dire, lei è molto contenta. Al limite sarà un po' offesa lei perché poi non è … non abbiamo … ma soprattutto non era contenta del fatto che tu …»

«Io sto bene cosí.»

«Scusami, è colpa mia.»

«Non sono venuto con lei, non …» il giovane chiude un attimo gli occhi «Davvero, apprezzo molto l'interessamento, e sono d'accordo che non … che sarebbe stato ancora piú memorabile se le cose fossero andate diversamente, ma non è …»

Rita si morde un pollice «Comunque da fuori mi piaceva.» Il ragazzo la guarda interdetto, ma lei sembra ossessionata dalle proprie dita, e non solleva lo sguardo. Continua, invece, sfogando il proprio nervosismo contro il proprio povero pollice: «Voglio dire … se … se te la sentissi potremmo … potremmo provare solo … da … da fuori.»

Il giovane le si siede accanto con un sospiro. «Rita. Mi piacerebbe veramente tanto poterlo fare con te. Ma non se devo pensare che sia per … per un senso del … dovere nei miei confronti, o peggio, nei confronti di terzi.» ed al suo scuotere la testa, in segno di diniego insiste «Vorrei sentirtelo dire.»

«Non è facile per me, va bene?» Rita si volta a fissarlo con ira «Non è facile! Come ti sentiresti tu a dire a qualcuno che vorresti che te lo mettesse nel cu… Oddio,» la giovane si copre la faccia con le mani «scusami. Scusami.»

«No, hai ragione. Scusami tu.» Il giovane si lascia cadere all'indietro con un sospiro «Non è stato molto delicato da parte mia.» chiude gli occhi «È una situazione completamente nuova per me.»

«Anche per me.»

«Ed un po' allucinante.» e subito dopo, sbarrando gli occhi, chiarisce «Non in senso cattivo. Onirica.» Lei annuisce, ma non si volta verso di lui. Il ragazzo torna a chiudere gli occhi, aspetta, indeciso sull'opportunità di rimanere —sperando in una ripresa della situazione— piuttosto che andare, uscire da quella follia, liberare la giovane dall'imbarazzo.

È Rita stessa a decidere per lui, poggiandogli titubante la mano sul ventre, tirandola però subito via. «Non so nemmeno da dove cominciare.» mormora.

Lui si solleva sui gomiti, a guardarla «Quello che avevi in mente andava benissimo. Se te la senti ancora.»

«Proverei.» un bisbiglio appena, e poi, piú udibile «Ma, voglio dire, non dovresti essere piú … eccitato?»

Il giovane allunga un braccio, le poggia una mano sul fianco, invitandola ad avvicinarsi. «Non se non devo entrare.»

Rita gli si pone sopra, una gamba per lato, abbassandosi lentamente, senza arrivare a sedersi, fermandosi non appena sente il proprio sesso sfiorare quello del giovane. Puntellandosi con le braccia tese contro il petto di lui per non perdere l'equilibrio, si muove titubante, gli occhi chiusi, concentrata sulla sensazione della carne viva, calda, contro le labbra della vulva. Le mani del giovane, delicate, poggiano sui suoi fianchi, senza stringerla, senza spingerla, senza guidarla.

Concentrata su quelle sensazioni tattili, la giovane riscopre con attenzione il piacere di quel contatto, nel crescente turgore dell'erezione che ora le schiude le labbra, nei suoi stessi umori che lo vanno a lubrificare. I suoi movimenti si fanno piú sicuri, piú mirati, ed è solo quando si accorge che il suo ansimare dev'essere ormai chiaramente udibile che chiede, quasi per scusarsi: «Per te va bene?»

«Anche troppo,» si sente rispondere «credo sia meglio mettere il preservativo.»

Rita si ferma, perplessa, riapre gli occhi. «Pensavo avessimo deciso di non …»

«Ci vuole lo stesso.»

Lei lo guarda dubbiosa, indecisa, ed è lui ad insistere: «Non è necessario che venga dentro, può bastare in prossimità. Anzi, non è nemmeno necessario che io venga, in verità. È molto difficile, ma non impossibile. E preferirei non correre rischi.» E mentre spiega, allunga un braccio, trovando la scatola a tastoni, non curandosi troppo dell'espressione tutt'altro che convinta della partner, che tuttavia si solleva quel tanto che serve perché lui possa indossare il preservativo in maniera corretta.

«Davvero, siamo fatti per fecondarvi.» le sorride scherzoso «Se vuoi scendo nei dettagli.»

«Non è necessario.» risponde lei, tornando ad abbassarsi, a chiudere gli occhi, a cercare di nuovo le sensazioni di prima. Eppure, appena qualche attimo dopo, non riesce a trattenersi dal mormorare: «Non è la stessa cosa.»

«No.»

«Era piú bello prima, era … era caldo, era vivo. Ora è piú … no, non è nemmeno come con … è diverso, basta. Ma preferivo prima.»

«Anche io, credimi. Ma sono piú tranquillo cosí.»

Lei annuisce, senza aprire gli occhi, ma non risponde. Lui insiste: «Preferisci se chiamiamo …» «No!» Rita lo interrompe quasi con ansia, ed il ragazzo la sente irrigidirsi. Con calma, reitera: «No, va bene cosí.» Riprende, lentamente, la propria ricerca del piacere, accontentandosi della sensazione piú diretta che riesce a ricavare dalla pressione, dalla frizione del proprio clitoride contro la calda, pulsante erezione del giovane —pur falsata dal sottile strato di lattice. «Va bene.» mormora «Va bene.»

I suoi movimenti si fanno meno esitanti, piú vivi, mentre il piacere torna a sciogliere le sue riserve; nella crescente passione, le sue dita cercano i capezzoli del ragazzo, li sfiorano per poi ritrarsi timorosi «Scusa,» bisbiglia «non sono abituata, non so …»

Pur conscio del rischio nell'interruzione, il giovane solleva il busto, le cinge i fianchi con un braccio, con l'altra mano riporta quella di Rita al proprio petto. «Non ti preoccupare.» le sussurra «Non è poi cosí diverso.»

«È … è strano,» risponde lei «è tutto … è strano, la consistenza, i … i peli. Scusa.» entrambi soffocano una mezza risata. Nel silenzio che segue, nella nuova posizione, i movimenti della donna si fanno piú lenti «Anche questo …» bisbiglia lei «cosí è piú … intimo.» e sentendo il busto di lui che le sfugge da sotto le dita mentre il ragazzo torna ad abbassarsi «No, puoi stare.» lei chiude le gambe dietro di lui, continuando a premere il proprio sesso contro il suo, costretta a piccoli movimenti concentrati «Anche cosí è … ah … anzi.»

Alla rinnovata passione di Rita, il ragazzo risponde come può, spingendole incontro il proprio sesso, sorreggendola ed avvicinandola a sé con il braccio che le circonda i fianchi, trovando il suo morbido seno con l'altra mano, cercandole i capezzoli, dapprima con sfioramenti appena accennati, quasi involontari. Ai gemiti con cui lei risponde, il ragazzo le prende i capezzoli tra le dita, titillandoli, tirandoli appena, inturgiditi dal crescente piacere della ragazza, che ora gli si stringe contro piú spontaneamente, cercando la sua bocca con la propria, nell'affannoso, ansimante, gemente ed infine convulso crescendo che la porta all'orgasmo, proprio mentre il suo sesso accoglie involontariamente dentro di sé il glande del giovane.

Sul momento, il ragazzo si fa prendere dal panico, ma Rita non reagisce; immobili, rimangono abbracciati, mentre lei nasconde il proprio visto nell'incavo del collo di lui, riprendendo fiato. «È cosí?» bisbiglia infine la ragazza. «Scusa.» si affretta a rispondere il giovane, cercando di allontanarsi.

«No,» lo ferma lei «puoi stare.» si spinge ancora piú contro di lui, lasciandolo scivolare ancora piú dentro, gemendo «Ah … puoi stare.» Lo accetta pienamente, con calma, il suo caldo sesso stretto contro la vibrante erezione di lui. «Puoi stare,» insiste «è … ah … è bello, sei … ah …» si solleva lentamente «ti … piace?»

«Sto per …»

«Cosí?» le dita di Rita trovano i capezzoli del ragazzo, mentre lei torna a scendere, sentendolo esplodere, pulsante, caldo, dentro di sé «Oh …» la sua voce si fa di nuovo acuta, come nel gemito dell'orgasmo. Il giovane la stringe forte, ansimando anche lui, sfogando finalmente nel preservativo la tensione accumulata per l'intero pomeriggio. «Ti sento …» bisbiglia lei «ah … è … ommioddìo, vorrei sentirti a nudo, senza … dev'essere … ah … scusami.»

Improvvisamente, riscuotendosi, Rita lo spinge via, districando le gambe, dandogli appena il tempo di tenere il preservativo dal bordo mentre si solleva, lo fa uscire, e crolla di lato, rotolando su un fianco dandogli la schiena. Il ragazzo prova ad avvicinarsi, ma ella lo spinge subito via, rannicchiandosi in posizione fetale.

Comprendendo il motivo del disagio della giovane, il ragazzo si ritira, pur lasciando il suo sguardo languire sulle forme che ella le offre anche ora, raccolta com'è nella sua disperazione. Scuotendo la testa, il giovane si riprende, distoglie lo sguardo, concentrandosi sulla propria detumescente erezione, sul preservativo da togliere e chiudere, per distrarsi dal desiderio di consolare Rita, rendendosi conto che ben poco di quello che lui potrebbe dire o fare, ora, aiuterebbe la situazione.

Vorrebbe poterla abbracciare, sussurrarle che non è successo niente, che non è cambiato niente, ma capisce bene quanto vuote sarebbero quelle parole, dette da lui. Cosa mai ne può sapere lui di come si stia sentendo la ragazza in questo momento, di quanto possa averla sconvolta scoprire di potersi appassionare al sesso con un uomo, di potervi arrivare all'orgasmo, o persino di desiderare di sentire il suo seme bagnarla dentro.

Si sente istupidito, piú ancora che dall'energia che lo ha abbandonato con l'orgasmo, dal conflitto interiore che sente adesso: da un lato l'egoistica soddisfazione che gli deriva dall'aver dato a Rita tale piacere da poterla mettere in crisi, dall'altro la coscienza di quanto tale crisi possa essere drammatica per lei.

Ed ora, improvvisamente, l'altra, Tessa, è lí, appena dentro la porta, e guarda lui, e guarda la propria compagna, ed in un impulso di disperato terrore lui si alza, le mani protese in avanti, proprio mentre a lei comincia a sfuggire un «Che cazzo …» che lui prova a zittire con un mormorato, ansioso «Sh, sh, fuori, fuori.» La giovane tace, si lascia condurre, o sospingere piuttosto, fuori dalla stanza, ma dal suo sguardo esterrefatto, dai suoi pugni contratti al ragazzo rimane chiara la precarietà della tregua.

Appena fuori, infatti, senza nemmeno attendere che la porta sia chiusa, ella sbotta di nuovo: «Che cazzo le hai fatto?» «Niente!» risponde lui, con voce strozzata «Nulla di male, almeno.»

Tessa addita il preservativo che lui tiene in mano, senza nemmeno trovare le parole, ed egli stesso non sa cosa dire, finché finalmente la ragazza sbotta: «Sei. Uno. Stronzo.» in un netto crescendo.

«Non ho … non le ho … cazzo, non ho deciso niente io. Va bene? Mi ha … spiegato la situazione, e per me … sinceramente, mi ero alzato per andarmene. Me ne stavo andando. È stata lei a fermarmi, è stata lei a chiedere che … a insistere per … per farlo. Almeno senza …» si copre un attimo la faccia «è mostruosamente imbarazzante doverlo persino spiegare.»

«Senza penetrazione.» la faccia di lei è seria, quasi scocciata.

«Ecco.»

«E tu ovviamente invece …»

«No, ed io ovviamente invece niente, ho lasciato decidere a lei, ho lasciato fare a lei, è … non ero nemmeno io a guidare, cribbio, è … ad un certo punto è successo, non so se per caso, se l'ha fatto lei per scelta, ma ha … non è … insomma.»

«‘Insomma’ cosa

«Mi ha tenuto dentro.»

Il giovane non riesce ad interpretare l'espressione di Tessa, rabbia, scetticismo, incredulità. Non sa nemmeno cos'altro dire, e lascia che tra di loro scorrano quei secondi sotto lo sguardo impietoso della ragazza.

«E tu sei venuto.» l'attenzione di lei torna per un attimo al preservativo.

«Be', non …»

«Stronzo. Stronzi tutti e due. Tu perché eri quello che non veniva la prima volta che …» «È un pomeriggio sano che ero in …» «… e lei perché non ha nemmeno …» Tessa si ferma un attimo, cambiando improvvisamente percorso «perché era … disperata?»

Il ragazzo la guarda inebetito. «Seriamente?»

«Seriamente cosa?»

Senza trovare le parole, il ragazzo stende un braccio ad indicare la porta, apre la bocca, la richiude, si volta a guardare la parte, poi di nuovo Tessa, la sua espressione severa che si concretizza ancora in secche parole:

«Non mi starai per dire che tutto questo dramma è solo perché le è piaciuto.»

«Ma come ‘solo’!»

Con un sarcastico falsetto, Tessa imita una esagerata disperazione: «Ommioddìo! Ho goduto con un uomo! Non sono un 6 perfetto sulla scala di Kinsey!»

«Non è … è davvero cosí difficile per te capire quanto possa mettere a disagio scoprire … cazzo, in questo momento l'unica cosa di cui Rita avrebbe bisogno sarebbe che tu andassi lí a … a tranquillizzarla, a rasserenarla, abbracciarla, darle un po' di conforto.»

«Perché è venuta scopando con te.»

«Cribbio.» il ragazzo torna a corprisi gli occhi con la mano libera. Scuotendo il capo, si avvia verso il bagno per liberarsi del preservativo, per recuperare i vestiti. Tessa lo segue «Dove credi di andare, tu.»

Il giovane si volta improvvisamente, facendo sobbalzare la ragazza. «A prendere i miei vestiti.» e tornando a riprendere la strada per il bagno «Certo che ce la metti tutta.»

«Tutta cosa, che problemi hai.»

«Io non ho nessun problema, ma per essere una con un gran desiderio di fare una cosa a tre … t'è mai passato per il cervello che sarebbe molto piú semplice se avessi un po' di … di rispetto per …»

«Ehi, ehi, ehi, vacci piano, chi cazzo di credi di essere? Non ti azzardare a mettere bocca su come io e Rita …»

«Le cose vostre sono affari vostri. Finché non ci vado io di mezzo. E non credere di starti comportando meglio nei miei confronti. Fotte cazzi come sei abituata a trattarla, ma il tuo atteggiamento nei miei confronti, l'atteggiamento che stai avendo ora, non è affatto … sinceramente, sembri una bambina che si mette a fare i capricci perché non ha avuto il regalo che voleva.»

«Ma ti rendi conto di quello che stai … e poi sí, cazzo, eravamo lí tutti e tre, perché diamine mi avete buttato fuori per fare esattamente quello che stavamo facendo

«Perché era abbastanza evidente che Rita non fosse particolarmente dell'idea …»

«E minchia, meno male che non era dell'idea!»

«Magari si sentiva a disagio a farlo con te davanti.»

«Io sono il motivo per cui l'ha fatto!»

Il ragazzo sospira, raccogliendo i proprî vestiti. «E mi sa che è proprio questo il problema.»

«E questo che cazzo vuol dire?»

«Non lo so nemmeno io, va bene? Forse la tua insistenza la mette in difficoltà. O la leggerezza con cui tratti le sue preferenze sessuali. O … o qualunque altra cosa, non ho idea di come …»

Lesta, Tessa afferra i pantaloni del giovane prima che vi arrivi lui, li nasconde dietro la schiena.

«Seriamente?» lui si ferma, la fissa con uno sguardo tra lo sbigottito e il deluso.

«Non te ne vai di qui.»

Il ragazzo sospira. «Per favore, non …» ed immancabilmente gli viene in mente l'adagio never stick your dick in crazy. E quel pomeriggio, che era cominciato come uno dei piú alti dei sogni erotici ed ora minacciava di degenerare in un incubo …

«Rivoglio il mio ‘giocattolo’, come l'hai chiamato tu,» la voce di Tessa è alterata, ma il tono inizialmente rabbioso scivola lentamente verso la disperazione «Rivoglio il mio regalo, va bene?» ed il giovane sta quasi per intervenire, per dire che “no, non va bene, non cosí”, ma riesce a trattenersi abbastanza mentre la ragazza continua «Rivoglio il mio sogno, ri…» si ferma, il pugno che stringe i pantaloni ora tremante; improvvisamente li scaglia via, e d'impeto esce dalla stanza.

Il giovane riprende fiato, sollevato dal timore che la situazione potesse degenerare in qualcosa di violento, eppure al contempo rattristato dal pianto che ha indovinato nella voce infine rotta della ragazza. Con deliberata lentezza raccoglie i pantaloni e comincia a vestirsi, formulando nella propria mente una risposta, a metà tra la ramanzina ed il consiglio: “non cosí”, continua, dalle parole represse di prima, cercando il modo giusto di illustrare come quel comportamento fosse controproducente, come non avrebbe dovuto andare cosí il resto del pomeriggio, come vi sarebbero potute essere ancora possibilità per recuperare, per provare a stare insieme …

… forse. Se Rita fosse stata d'accordo. Il giovane si rimprovera per essersi dimenticato di lei in qui brevi istanti di pericolo. Ed ora, vestito di tutto punto, il timore nell'affrontare ciò che forse lo aspettava fuori dalla porta del bagno. Non mi piacciono le montagne russe, si rimprovera, e me le sono andate a cercare nel piú assurdo dei modi.

La ragazza lo aspetta —o forse no— seduta sul divano del salotto, lo sguardo perso nel vuoto. Nemmeno si volta, sentendolo entrare. Il giovane è tentato di attraversare il salotto nel piú assoluto silenzio, ma non ci riesce, non se la sente di partire cosí, senza un saluto, senza un ringraziamento, perché nonostante tutto sa che quelle ore gli rimarranno permanentemente impresse nella memoria, e sa che saranno soprattutto ricordi positivi, a stento adombrati da quella piccola crisi.

E cosí si ferma lí, senza però sapere cosa dire. «Io …» e vorrebbe dire forse qualcosa di semplice, un “allora vado” e basta, e vorrebbe dire liberarsi di quel rimprovero che gli comincia a bruciare dentro, un “non doveva finire cosí” detto con mirata freddezza, ed alla fine gli esce solo un «grazie, davvero.»

«Vaffanculo.» Tessa gli risponde senza guardarlo, secca. Se aveva avuto un momento di debolezza, è già passato.

«Non era necessario.» il giovane non nasconde il proprio avvilimento.

«Seriamente, levati dai coglioni.»

La voce della ragazza nasconde ancora una latente aggressività che lo caccia, lo porta a compiere qualche altro passo verso la porta d'ingresso, ed è in quei passi che egli torna a pensare a Rita. Non l'ho salutata, si dice. Non l'ho ringraziata, si dice. Ma si rende conto che è altro quello a cui sta pensando, un insinuante dubbio, un timore di fondo, per quella ragazza, e deve farsi forza, ripetersi che non è qui per salvare nessuno, se pure ci sia qualcuno da salvare, che non è il principe azzurro, che non è nessuno, per nessuna delle due, che non sa nulla della loro vita, dei loro rapporti, che non si può permettere di mettere il naso dove non gli compete, che può solo essere grato di quegli intensi momenti che ha passato con loro, accettare che non sono altro che effimero tempo passato: un sisifeo tentativo per ricacciare indietro quei castelli in aria che continuano a crescere nella sua mente, contro ogni pensiero razionale.

Ed alla fine a vincere è l'impulso. Si volta, torna sui suoi passi, ignora il sorpreso, forse irato «Ehi!» di Tessa mentre apre la porta della stanza, per richiuderla subito dietro di sé, poggiandovisi contro.

Rita è ancora sul letto, sdraiata ora sull'altro fianco, abbracciata ad un cuscino, lo sguardo perso a contemplare l'esterno attraverso la porta-finestra del balcone.

«L'hai cacciato via.» mormora senza nemmeno voltarsi, quasi una costatazione.

«Sono io veramente,» è la risposta del giovane, e mentre egli continua «sono venuto a chiedere … a ringraziare, a salutare …» lei si gira, gli getta uno sguardo che lui non riesce a decifrare, triste o forse deluso, per poi tornare a guardare fuori, lasciandolo finire «… a chiedere scusa.»