Mi hanno chiesto di scrivere del mio rapporto con il sesso, cercando di risalire alle origini. Dicono di farlo per me, per aiutarmi, ma secondo me gli psicologi sono solo una manica di voyeurs che si masturbano sulle esperienze sessuali degli altri. Non so sinceramente cosa sperano di dimostrare (anche se un sospetto ce l'ho), ma temo che, qualunque cosa sia, avranno una grande delusione.

I miei primi approcci che potremmo definire coscienti al sesso posso farli risalire a quando scoprii il piacere della stimolazione anale. Avrò avuto un dodici anni circa, e le circostanze non si potrebbero certo definire erotiche.

Sei lì che ti sei appena liberata l'intestino, hai quella gradevole sensazione di leggerezza, ti stai pulendo, ed improvvisamente ti accorgi che l'ano è talmente rilassato che riesci quasi a spingerti fin dentro, con una sensazione che è tutto fuorché sgradevole. Ecco, questo è grosso modo quello che mi è successo.

La scoperto fu per me abbastanza sorprendente; quella è stata credo la prima volta in cui mi sono trattenuta in bagno più del necessario non per uno stupido libro o fumetto che avesse catturato la mia attenzione, ma perché il mio corpo aveva qualcosa da dirmi.

Ora, io ero molto beneducata alle questioni igieniche, mi pulivo sempre con cura con la carta igienica, fino a non lasciare traccia, e poi facevo il bidet ricordando la raccomandazione di sciacquare sempre da davanti verso dietro. Ma stavolta la curiosità mi portò un po' oltre, ed ebbi il coraggio di toccarmi l'ano direttamente.

Vi potrà sembrare una cosa banale, ma dovete fare conto che a quell'età mi era abbastanza radicata l'idea del culo come cosa sporca, e per una con la mia attenzione per la pulizia, toccare direttamente l'uscita della discarica del mio corpo era un bell'atto di coraggio. La coscienza dell'essermi appena liberata l'intestino con una completezza che non esperivo da un po', e la certezza di essermi già pulita con cura con la carta igienica diedero un solido impulso al mio coraggio.

In realtà l'esperienza fu abbastanza deludente: le dita bagnate non furono accolte con particolare entusiasmo dall'ano bagnato a sua volta, e la sensazione tattile di questo su quelle non fu nemmeno particolarmente avvincente. Così decisi che, una volta che c'ero, potevo pulirmi con più cura del solito, mi insaponai con cura, e mentre stavo per sciacquarmi ebbi la brillante rivelazione che mi cambiò la vita: il mignolo.

A posteriori è ovvio: il mignolo è il nostro dito più piccolo, e se devi esplorare un buco che normalmente non sia spalancato è proprio quello il dito a cui dovresti pensare; ma siamo talmente abituati a far tutto con l'indice che la cosa non viene in mente subito.

La combinazione mignolo-sapone fu vincente, e quasi senza accorgermene mi trovai con un ano fremente attorno alla prima falange del dito. Ora, chiunque abbia fatto cose del genere sa che come lubrificante per la penetrazione anale il sapone è la scelta più stupida: sì funziona, ma a meno che non sia di quelli con il pH giusto, è facile che ti irriti la mucosa.

Quella volta fui fortunata (altre volte lo sarei stata anche molto meno): non so se il sapone fosse del pH giusto, se la superficialità della penetrazione o la sua brevità evitarono che si arrivasse all'irritazione, fatto sta che quella sera non ebbi disagi. Non fisici, almeno: perché mi ero appena penetrata che mio padre ebbe la brillante idea di bussare alla porta del bagno per chiedermi se fossi caduta nel cesso e per comunicarmi che la cena era pronta.

Ora, vi posso assicurare che essere quasi scoperti con le mani nel sacco, anzi con le dita nel culo, dal proprio padre è un'esperienza estremamente emozionante, anche per una che con il padre aveva il rapporto che avevo io.

Fatto sta che mi sciacquai rapidamente, mi lavai le mani, e soprattutto il fatidico mignolo, con estrema cura, e raggiunsi i miei a tavola. E per tutta la serata ebbi la spaventosa sensazione che sapessero. Almeno mio padre. Ora, non è che pensassi che mio padre mi avesse spiata (anche perché era fisicamente impossibile, per la disposizione dei pezzi nel nostro bagno), ma mio padre aveva un modo di guardarmi che quando ero serena mi sembrava affettuoso, forse persino adorante (ero un po' piena di me, sì), ma quando mi sentivo in colpa o avevo qualcosa da nascondere mi diceva: io so, pentiti.

Sostanzialmente, ero perseguitata dalla voce della mia coscienza che si proiettava sul viso ignaro di mio padre. E se questo mi metteva a disagio davanti a lui, quando avevo qualcosa da nascondere, mi lasciava completamente libera da sensi di colpa quand'ero sola.

{ masturbazione anale conduce a mastrubazione vaginale; comincia a diventare un'ossessione; a 14 anni il regalo; verso i 16 il desiderio di sesso con il padre; perché un uomo e una donna che si amano non dovrebbero fare sesso, dammi un motivo razionale perché no: sorvoliamo sul fatto che tu non sei una donna, ancora, anche se fisicamente ne hai il copro, non hai ancora la maturità psicologica ed emotiva di una donna; ma anche se lo fossi, il rapporto genitori/figli è sempre sbilanciato, uno dei due ha sull'altro una forma di potere imprescindibile. Invidia nei confronti della madre; discussione con la madre; ripetutamente, nei discorsi col padre e con la madre, la storia dello sbocciare, costruirsi una vita propria, separata dalla famiglia; la storia delle radici e dei rami, non trasformare le radici in rami; la madre le dice che è confusa, lei è convinta di sapere cosa vuole e perché, la madre insiste: sai cosa vuoi a livello superficiale, e lo razionalizzi con le tue sensazioni interiori, mischiando l'amore filiale con le nuove esigenze della maturità sessuale; accuse alla madre di gelosia, di paura di perdere il marito, di debolezza (senza di lui non sparesti vivere); intervento del padre, soraggiunto in quel momento, manda la figlia in camera sua, consola la madre; va poi a parlare con la figlia, le spiega i rapporti di codipendenza tra lui e la madre, vicendevole protezione/appoggio/aiuto/consolazione: lui è lo scoglio a cui la madre può aggrapparsi quando si sente mancare il terreno sotto i piedi, lei è quella che lo accoglie, lo consola dal mondo; la figlia si convince di aver colto nel segno, sente che i ruoli con la madre avrebbero dovuto essere invertiti (lei la madre, la madre la figlia), che suo padre avrebbe dovuto sacrificare meno della propria vita se avesse avuto lei accanto invece della madre; cosa faresti tu se tua figlia ti chiedesse di fare l'amore con tuo marito, suo padre? scenetta col bambolotto; non sono una bambina di sei mesi; no, sei una bambina di due anni, per due motivi: per i genitori i figli sono sempre dei bambini, anche a venti, trenta, quarant'anni (o almeno finché non spuntano i nipoti), e stai ridefinendo il tuo rapporto con la famiglia, un passo importante per separarsi da essa, come a due anni ci si definisce per contrasto con i propri genitori: stesso meccanismo nell'adolescenza, per cui si fanno anche le cose più assurde pur di andar contro i genitori, per definirsi altro da loro, dalla famiglia; io non sono così scema, non faccio la bastian contraria, la ribelle tanto per fare la ribelle; eppure forse questo è parte del tuo modo di esserlo, di andare contro i tuoi, soprattutto contro tua madre; mi stai dicendo che sono una bambina che non ha ancora superato il complesso di Elettra. La vendetta nei confronto dei genitori: annuncio su internet per offrirsi come giovane schiava (a letto e fuori dal letto) per coppia matura senza figli, no perditempo; contatto via skype con donna sulla quarantina}

È sera, sono sola in casa, mi chiudo comunque in camera. Quando mi chiama, sono molto emozionata. Ci salutiamo informalmente, ci diamo del tu, anche se io lo trovo un po' imbarazzante. Mi chiede di farle vedere il mio corpo; mi alzo, mi allontano in modo che la webcam mi possa inquadrare per intero, ruoto su me stessa. Non mi metto in pose sexy, ma cerco di tenere una buona postura, eretta, petto in fuori, schiena appena arcuata, giusto per mettere in evidenza il sedere senza sembrare una papera.

«Sei molto bella.» mi fa, quando torno a sedermi. «Lo so.» è la mia risposta. Sorride, poi continua «E hai una buona dimestichezza con il tuo corpo, mi piace, non sei affettata.» Non so cosa rispondere «Sei molto giovane. Quanti anni hai?» «Diciotto.» mento. So che mi sta studiando, mi chiedo se ho una buona faccia da poker. «E sei solita rispondere nuda alle videochiamate? O è un omaggio alla sottoscritta?» «Sono ... sto spesso nuda, in casa. Non mi sembrava necessario vestirmi per questa conversazione.» La donna accetta la mia risposta con un attimo di riflessione.

«Sei vergine?» mi chiede infine. La domanda mi prende di sorpresa, stupidamente impreparata. «Sì,» rispondo, titubante «tecnicamente sì.» «Tecnicamente? Hai o non hai avuto esperienze sessuali?» «Non con altre persone.» «E non ti sei mai penetrata?» è curiosa, perplessa; c'è qualcosa nella tranquillità con cui sto parlando di sesso con questa estranea che mi rassicura, ed al contempo mi lusinga, mi fa sentire adulta. «Be', non mi sono deflorata.» mi piace lasciare quanta più ambiguità possibile nel discorso; non le voglio dire della mia passione per la stimolazione anale, ed anche se quello conta abbondantemente come penetrazione, sono sicura che non è a quello che si riferisce.

«Devo confessarti che sono molto … sorpresa. Mi chiedo perché una donna giovane come te, vergine per di più, si offrirebbe così come schiava per una coppia. Immagino che tu abbia riflettuto sulla cosa, che tu sappia esattamente che cosa comporti la tua scelta.» «Sì, certo.» «Ma poi, soprattutto, come schiava? Non capisco. Se anche volessi offrire il tuo corpo in cambio di vitto e alloggio, che bisogno ci sarebbe di diventare una schiava? Una giovane bella come te potrebbe fare una fortuna … non lo so, potresti mettere su una cam erotica, potresti persino fare la mantenuta, se proprio hai queste inclinazioni, ma una schiava

Non so cosa rispondere, ma forse non ha importanza, perché in realtà la donna sta pensando ad alta voce, per mio beneficio. Finché non arriva la domanda diretta: «Tu non hai diciotto anni, vero?» abbasso lo sguardo. «Quanti anni hai veramente?» «Sedici.» continuo a capo chino. Sorride, sbuffa, scuote il capo. «Ti dico la verità, perché penso che tu sia abbastanza matura da capirla. Sei giovane, sei bella, sei intelligente. Se fossi stata un po' più grande, ti avrei invitata qui, ci saremmo conosciute, ti avrei fatto conoscere mio marito, che sono sicuro sarebbe stata entusiasta di te, e se tu fossi ancora stata convinta, ti avremmo preso con noi, e saresti stata la nostra schiavetta, avresti potuto realizzare i tuoi sogni di sottomissione, erotici e non. Ma viste le circostanze, non è il caso. Sei minorenne, e anche se ti confesso sinceramente che la tua età in sé e per sé non mi impressiona, da sedici a diciotto non cambia poi tanto, dal punto di vista legale è un problema non da poco. Ma soprattutto, sarebbe poco rispettoso nei tuoi confronti; io non so quali siano i motivi che ti abbiano portato a questa scelta, e se ne vorrai parlare io sarò lieta di ascoltarti, di darti una mano se è possibile, ma mi permetto di dirti che al momento non sono i motivi giusti per una scelta così importante: temo che la tua sia una scelta impulsiva, e non, come dovrebbe essere, maturata con la coscienza delle proprie esigenze, della propria volontà.»

Mi sento scoperta, davanti a questa donna, nuda ben oltre la pelle, ed al contempo attirata a lei, lusingata dalla franchezza con cui mi parla, sollevata dall'attenzione che mi presta.

«Ascoltami,» continua «ti do un consiglio, da amica; prendilo per quello che è, perché non posso né voglio impicciarmi della tua vita oltre quello che tu possa volere. Il mio consiglio è questo: ti mancano quanto, due anni di scuola?» «Uno.» «Oh, siamo precoci. Ma questo lo sapevamo già, giusto?» sorridiamo entrambe «E pensi di proseguire gli studi?» «Sì.»

«Allora, il mio consiglio è: vai fuori. Quando finirai la scuola, cercati un'università fuori, cambia città, lontano da dove sei ora. Andare a studiare fuori, vivendo per conto proprio aiuta molto a crescere, ti dà la possibilità di cominciare ad avere esperienza del mondo reale pur avendo ancora il paracadute della famiglia, per evitare brutte cadute. Ma soprattutto, vivere lontano dalla tua famiglia ti aiuterà a guardare le cose da una prospettiva diversa, a capire meglio i rapporti con i tuoi; e senza convivenza, tutte le cause di conflitto dovute all'usura dei rapporti continuativi cessano di colpo. Viviti questi prossimi tre, quattro anni per te stessa, per crescere e per capire quello che vuoi, da te e dagli altri.» Fa un attimo di pausa «E se dopo tutto questo avrai ancora voglia di sottomissione, ne potremo riparlare da persone adulte. Okay?»

«Grazie. Davvero.» «Sei un tesoro. Ora però ti devo lasciare. Ti auguro ogni felicità. E se hai bisogno di un orecchio amico a cui raccontare i tuoi problemi, cercami pure. Buona notte, tesoro.»

«Buona notte, e grazie ancora.»

La conversazione mi aveva lasciata confusa, ma felice. Mi aveva fatto sentire un'adulta sua pari, una persona con cui poter parlare apertamente anche di questioni delicate, ed allo stesso tempo mi aveva accolto come una bambina sperduta, per indirizzarmi sulla retta via; ma non come una bambina, no, anche stavolta mi aveva parlato come si fa tra adulti, per aiutarsi.

C'era qualcosa nel modo in cui aveva dominato la conversazione, che mi dava degli strani brividi. Mi chiedevo come avrebbe potuto essere di persona, se avrebbe esibito la stessa forte personalità, sicura di sé, con il pieno controllo della situazione. Immaginai come sarebbe stato vivere con quella coppia, ma in realtà l'unica a cui pensavo era lei, la donna, l'anonimo e sconosciuto marito relegato in un angolo, forse spettatore mentre lei, la domina, disponeva di me secondo il proprio desiderio, mai violenta, sempre e semplicemente esercitando la propria natura potenza.

Fu la mia prima seria fantasia lesbica. La immaginai mentre mi guidava a venerare il suo corpo, carezzarle la pelle, leccarle i capezzoli, baciarle i fianchi, il ventre (e le mie mani, nella realtà, seguivano sul mio stesso corpo quel percorso immaginario), fino a portarmi con la bocca contro il suo sesso. Ed io sentivo di non volere nient'altro che affondare nella sua carne, leccarla dentro e fuori fino a sentirla raggiungere l'apice del piacere; con la bocca piena di saliva fin quasi a straripare, mi succhiai indice e medio, per poi toccarmi, penetrandomi; ero calda e bagnata come non mi ero mai accorta di poter essere; mi leccai le dita, unite, insistendo sulla fessura che le separava e sugli umori del mio stesso sesso che vi erano erano rimasti: un misero surrogato di quello che avrebbe potuto essere il sesso della mia padrona.

Quella notte mi masturbai come una folle, penetrandomi davanti e dietro contemporaneamente, due dita in ciascuno dei buchi, torturandoli fino allo spasmo. Nel sonno in cui scivolai senza accorgermene, il sogno che feci riprese dalla fantasia che mi aveva accompagnato in veglia; stavolta c'era anche il marito, ma invece di essere una persona anonima e sconosciuta, era mio padre: in carne ed ossa, ma anche nella sensazione che mi dava. Il sogno fu talmente vivido e dettagliato da sembrarmi vero, e mi è rimasto bruciato nella memoria fin da allora.

Dapprima mio padre venera il mio corpo come io avevo venerato quello della mia padrona; poi mi volta, ed io mi offro a lui come so essere suo desiderio; i miei umori e la sua saliva mi lubrificano il retto, mentre mi esplora con uno, poi con due dita, fino a penetrarmi, finalmente, con il suo sesso; lo sento venire dentro di me quasi immediatamente, caldo, vibrante; e rimane vivo, turgido dentro di me, muovendosi in una lenta danza senza sosta; senza che esca da me ci voltiamo su un fianco, poi sulla schiena. La donna (ma è la donna? o è mia madre? non lo capisco più) mi bacia il corpo, ogni singolo angolo della mia pelle, ed infine si concentra sul mio sesso, lo lecca e lo succhia fino a farmi venire. Ed io infine mi sciolgo e svengo, nascosta nel loro abbraccio.