Solo in treno

C'è gente a cui i viaggi in treno piacciono. Li trovano interessanti, vuoi perché si incontrano persone nuove, vuoi perché si vedono bei paesaggi, vuoi perché se la vedono loro. A me i viaggi in treno sembrano da molto noiosi a fastidiosi, a seconda di quanto (s)gradevoli ed importuni e “comunicativi” sono i miei compagni di appartamento. Che poi secondo me in realtà anche quelli che dicono che gli piacciono i viaggi in treno mentono perché quando mai s'è visto qualcuno che gode dei ritardi? Mentre alla gente dovrebbe andar bene che un piacere venga prolungato.

Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum

Ma il peggio del peggio sono i viaggi in cuccetta. La cuccetta la prendi quando devi fare in treno un viaggio talmente lungo da non poter sopportare per 14 o più ore le stesse persone, ed allora preferisci fingere di star cercando di dormire su un materassino scomodo trabballante ondeggiante e rumoroso, sempre troppo coperto o troppo poco coperto, soffrendo il caldo e il freddo e la sete e il sonno in un concerto di russamenti vari dai compagni di viaggio, urti contro le pareti dagli scompartimenti adiacenti, e chi più ne ha più ne metta.

Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum

A rendere un viaggio in treno il meno sgradevole possibile sono i compagni di scompartimento giusti: amici e colleghi con cui precedenti esperienze di viaggio in treno insieme hanno dimostrato che si può fare allegramente, oppure estranei che non si scelgono come compito di informarsi a tutti i costi di chi sei, quanti anni hai, che fai, da dove vieni, dove vai, perché lo fai, e tutto probabilmente solo per poterti dire loro chi sono, quanti anni hanno, che fanno, da dove vengono, dove vanno e perché lo fanno. Un fiorino.

Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum

Ad esempio, la mia attuale compagna di scompartimento ha la presenza ideale: ha forse mormorato un mezzo saluto quando sono salito, e per il resto l'unica conseguenza della sua presenza è che non posso allungare completamente le gambe davanti a me, perché siamo seduti dirimpetto, ed il rumore che fa quando volta le pagine del libro che sta leggendo, e le sue gambe che periodicamente scioglie per accavallarle al contrario. Belle gambe per altro, osservo tra un cruciverba e l'altro. Spuntano da sotto la gonna a pieghe e spariscano in comode scarpe a mezzo tacco.

Tutuntutum tutuntutum tutuntuwooooooooooooooooooooooooowuuup tutuntutum

Campo campo campo galleria. Sciogliere le gambe, accavallare le gambe. In realtà le guardo ogni volta che compie quella piccola sequenza di gesti. Non riesco a capire se ha le calze o no. Campo campo campo galleria. Fuori si fa sempre più buio. Paesino. Galleria. Galleria. Ormai l'unica differenza tra le gallerie e lo spazio aperto è la pressione alle orecchie quando il treno si tuffa dentro e quando riemerge.

Passa il cuccettista a tirar giù i letti di sopra. Sciogliere le gambe, accavallare le gambe. Secondo me non ha le calze. Ripassa il cuccettista a lasciare cuscini e lenzuoli. Ne ho abbastanza di quelle gambe taciturne, monto la scala e mi faccio il letto.

Wooooooooooooooo wuuuuuuuuuuuuuuun woooooooooooooooooooo wuuuuuuuuuun

Il treno corre rumoroso e sobbalzoso, sbatacchiandomi di qua e di là. Vado un'ultima volta in bagno prima di stendermi a cercare di dormire. Quando rientro, la donna scioglie le gambe ed accavalla le gambe, cambiando pagina. Mi viene in mente che non ho controllato con che frequenza fa entrambe le cose insieme.


Forse sono riuscito a dormire qualche ora. Quando riapro gli occhi, le gambe taciturne hanno preparato il loro letto, in basso di fronte al mio, e spento la luce. La donna si stende. Beata lei che nella cuccetta ci entra anche in posizione prona, io sono obbligato a sdraiarmi su un fianco raccogliendo le gambe.

La donna non si leva le scarpe, e si stende sopra le coperte. Arrotola la gonna fin sul ventre, svelando slip con i fiocchetti alla vita. Li scioglie tirando un filo per lato, contemporaneamente, quindi allontana il lembo che le copre l'inguine. Persino senza occhiali ed alla fioca luce di cortesia dello scompartimento non ho problemi a vedere il cespuglio nero che svanisce tra le gambe.

I nostri sguardi si incontrano, impassibili ed assenti, poi lei torna a guardare dritto sopra di sé, prima di chiudere gli occhi. La guardo ancora per qualche secondo, quasi dormiente, le gambe stese (invidia) ed appena divaricate, le mani adagiate sul ventre, a dita intrecciate. Mi volto dall'altra parte e riprendo a cercare di dormire.


L'odore s'insinua subdolo, progressivo. Si diffonde lento, faticando a superare gli odori di vecchio, polvere e stantío dello scompartimento, l'odore plasticato delle lenzuola di pile, il mio stesso odore di viaggio. E anche dopo aver raggiunto la soglia della percezione deve crescere ancora prima di fissarsi, richiamare l'attenzione, farsi riconoscere. Ed è l'odore aspro, pungente, ancestrale, sano degli umori genitali freschi, scivolosi; l'odore di fica che lubrifica abbondante, invitante, aperta; l'odore del sesso atteso, cercato, vissuto. Lo sento forte e distinto adesso, come se fosse lì accanto a me, vicino a me.

Mi giro. La donna è sempre sdraiata nel suo letto, la stessa posizione quasi da sarcofago. E l'odore è ben marcato, dominante, e proviene da lei. Ha ravvicinato le ginocchia, adesso, pur lasciando i piedi separati, come a cercare di chiudersi, di difendersi. Le mani rimangono intrecciate sul ventre, il respiro regolare, lento, quasi controllato; un'unica ruga, verticale, le fende la fronte.

Apre gli occhi di colpo, e sono occhi grandi e pieni di stupore. Fissa dritto sopra di sé, come cercando di riprendere piena coscienza di dove sia, di cosa stia accadendo. Una gamba le scivola giù dal sedile, l'altra si poggia allo schienale, le mani si sciolgono, scivolando a carezzare l'interno delle cosce, un lento scivolare verso l'alto, fino a coprire il pube, e poi di nuovo giù, e ancora su, stavolta risalendo sul pube costeggiando il cespuglio, per poi tornare a coprirlo, e rimanere lì.

Nuovamente il suo sguardo incontra il mio; esita solo un istante, quasi non mi avesse visto; i suoi occhi si socchiudono, mentre l'odore cresce ancora, e stavolta anche l'orecchio percepisce qualcosa, labbra umide che si schiudono, sciabordìo di dita nel liquido. C'è qualcosa di esagerato in questi suoni, di assurdo, ma posso quasi indovinare i movimenti delle sue dita: quando scivolano dentro, da sole o in coppia; quando scorronno fuori, correndo sulle labbra o in piccoli cerchi attorno al clitoride; quando tornano ad immergersi, premendo e sprovando.

Il respiro di lei si va facendo ansimante, sforzato; quando torna ad aprire gli occhi, sembra che il suo sguardo mi implori, ma senza riuscire realmente a vedermi; ed è solo per pochi secondi, prima che le palpebre tornino a scendere su quel luccichìo.

Adesso l'intero suo corpo si è risvegliato: inarca la schiena per poi tornare a stenderla, solleva il bacino come per andare incontro alle sue stesse mani; una di queste scorre via, scivolando sotto e dietro di lei, e posso solo immaginare che quelle dita cerchino nuovi ingressi.

Il suo corpo torna giù di colpo, e la donna si stende nuovamente per lungo, e sembra quasi che lo spettacolo sia finito; ma il suo respiro non accenna a calmarsi, ed il corpo è irrequieto, un movimento sinuoso lo percorre, il bacino accenna ancora a spingere verso l'alto, subito trattenuto, una lotta tra il controllo e la voglia.

Torno a girarmi dall'altro lato, conscio del fatto che difficilmente troverò sonno, immerso ancora in quell'odore che non accenna a diminuire, tenuto sveglio più dall'irrequietezza della mia compagna di scompartimento che dal rumore del treno. E così vacillo tra un stato di l'incoscienza comandata dal sonno e dalla stanchezza, e l'allerta a seguito dell'eccitazione. Irrequieto anch'io, cerco una posizione: ora su un fianco, ora sulla schiena, ora sull'altro fianco, nuovamente spettatore della donna.

Il capo appoggiato al bracciolo, la donna sembra intenta a fissare il proprio sesso, oltre il monte del seno, oltre il tunnel delle gambe raccolte al petto, tenute aperte dalle braccia intrufolatesi tra le cosce per lasciare le mani nuovamente libere di sfogarsi sulla conchiglia, di scivolare più giù. Ma i suoi gesti hanno qualcosa di rabbioso, quasi di disperato, nellla foga con cui si stimola sembra non esserci più la ricerca del piacere, ma il desiderio di fuggire, inseguendo un culmine che sembra non voler arrivare.


Quando bussano, il mondo si ferma per un attimo. Come tornando alla realtà, lo sguardo della donna incontra nuovamente il mio; guardinghi, rimaniamo immobili per un secondo, forse due; subito dopo la donna si è messa a sedere, sbloccando il fermo accanto a lei: e mentre lei si alza in piedi, lasciando che la gonna scivoli a coprirle il sesso nudo e grondante, io sgancio il fermo in alto.

È il cuccettista, che entrando accende l'abbacinante luce centrale, e nel beccheggìo del treno in corsa sfoglia i biglietti, offrendo alla donna quello per la sua fermata ormai prossima; resta un attimo perplesso, forse colpito dall'odore, e quindi si ritira, spegnendo la luce e chiudendo la porta dietro di sé.

Con le mani ancora unte dei propri umori, la donna tira giù il proprio bagaglio, e torna ad aprire la porta. Nuovamente i nostri sguardi si incontrano, ed ella si china a raccogliere i proprî slip. Con un gesto indifferente, me li poggia sul volto, prima di uscire dallo scompartimento e sparire alla mia vista.

Gli slip non sono solo impregnati di quell'odore intenso che mi ha accompagnato per buona parte della notte; non sono neanche semplicemente “bagnati”: ma letteralmente grondano degli umori di quella fica impazzita.


Ancora oggi, a distanza di anni, l'odore non li ha abbandonati, e non mi ha abbandonato. E la gente si chiede perché vivo da solo, e perché odio viaggiare in treno.

Oblomov mar 26 feb 2008 13:27:00 CET permalink
Pisces

Vista la mia tarda iscrizione e la fin troppo evidente minore dimestichezza con l'acqua, l'insegnante di nuoto mi ha proposto qualche lezione extra (gratuita) il sabato pomeriggio. Ho colto al volo l'occasione.

La piscina sembra grande e vuota oggi che non c'è nessuno salvo noi due, sento persino freddo nonostante gli ambienti siano riscaldati. L'istruttrice è già in acqua, agita il braccio in segno di saluto dal fondo della piscina e con poche eleganti bracciate mi raggiunge mentre mi immergo. Invidio quel suo modo di muoversi senza creare turbolenze, quello scivolare morbida nell'acqua.

In acqua non sento più freddo. Ci salutiamo di nuovo quando mi raggiunge, ed alla mia inespressa domanda risponde dicendomi che il segreto è la fiducia, che bisogna imparare ad abbandonarsi all'acqua, che l'acqua è un'amante paziente e discreta, che l'unico modo per inimicarsela è averne paura; le brillano gli occhi dall'entusiasmo mentre parla.

Ma io ho paura di andare a fondo, le faccio presente, e lei mi dice che allora è su questa paura che dobbiamo lavorare, per farci amare dall'acqua. Mi chiede di fare il morto, e mentre sono lì sforzandomi a galleggiare di schiena mi punzecchia sui fianchi con l'indice, dicendo che come morta sono molto credibile, sembro un ciocco di legno; ridiamo insieme, ma quando provo a rilassarmi mi sento affondare, torno ad irrigidirmi, facendo precipitare la situazione.

Allora è lei a farmi vedere come si fa, e sembra che si stenda su una montagna di cuscini, a dormire. Mi dice con voce che ha del trasognato che i nostri corpi sono fatti per stare in acqua, soprattutto quelli di noi donne, che siamo praticamente gli unici mammiferi terrestri che in acqua possono allattare.

Torna da me e proviamo ancora, e stavolta lei mi si mette accanto, una mano sotto la nuca ed un braccio sotto il bacino, a sorreggermi. Mi dice di rilassarmi completamente, respirare a fondo. Ad occhi chiusi, mi concentro sul respiro, mi sento distintamente sollevare mentre inspiro, affondare mentre espiro; le sue braccia mi attendono sempre, e quando le dico che mi sento affondare mi tranquillizza dicendo che a fondo non ci vado, anche se scendo sotto il pelo dell'acqua.

Continuiamo così finché non riesco a rilassarmi e le sue braccia non sono più sotto di me. Ogni tanto mi corregge la postura, quando mi rilasso troppo, «Su questo,» e mi spinge su il culo «non esagerare, non siamo qui sedute a prendere il tè» o quando non lo sono abbastanza «non essere così tesa qui» e mi massaggia la base del collo.

Quando infine cominciamo l'allenamento mi sento veramente meglio, non sono più tanto a disagio in acqua, ed anche la lezione individuale non mi intimorisce più, perché l'istruttrice è simpatica e tra un esercizio e l'altro scherziamo e giochiamo.

Ad un certo punto lei si toglie il costume, e mi nuota intorno dicendo «è bellissimo sentire l'acqua sulla propria pelle senza niente d'intralcio» mi prende da dietro e con un gesto fulmineo mi sfila il top, passandomi poi davanti sventolandomelo sotto il naso «prova anche tu». «Ridammelo!» le grido dietro appena mi riprendo dallo stupore. «Vienitelo a prendere!» lo sventola ancora una volta, prima di immergersi con una mezza capriola che mi mostra il suo fondo schiena accompagnato da una sforbiciata delle sue lunghe gambe.

Cerco di nuotarle dietro, ma non ho speranze di prenderla; ogni volta che riemerge a sventolare il top è dall'altra parte della piscina, nuota più veloce lei sott'acqua che io sopra. Però è vero, la sensazione dell'acqua sulla pelle nuda è molto bella; mi tolgo anche gli slip: non penso più ad inseguire l'istruttrice, nuoto solo per sentire quella carezza, per godere dello scorrere dell'acqua sul mio corpo, sulla pelle, tra le gambe.

Mi fermo un attimo a bordo vasca, per riprendere fiato, per calmarmi un attimo; mi volto in giro per vedere lei dov'è finita; me la trovo di fronte, mi prende un colpo: sento il cuore che mi batte forte in petto, per la fatica del nuoto, per la sorpresa del trovarmela improvvisamente lì davanti.

Quando riesco a parlare, la voce mi esce bassa, come parlassi a me stessa «È vero, nuotare nude è molto bello» «Te l'avevo detto» anche la sua voce è un sussurro. Ansimo ancora per riprendere fiato, aggrappata di spalle al bordo piscina, il mio corpo che tende a spostarsi in fuori; siamo troppo vicine, le nostre gambe si sfiorano ripetutamente; lei scivola avanti, tra le mie gambe, mi viene incontro costringendomi contro la parete della piscina; mi viene spontaneo aggrapparmi con le gambe alla sua vita, mentre il suo braccio sinistro scivola sotto il mio destro, dandole la possibilità di tenersi al bordo.

Cerco di non pensare al suo corpo che preme contro il mio, di non capire quello che stiamo facendo, che stiamo per fare; il suo sguardo intenso e profondo è fisso nel mio, l'imbarazzo mi costringe a distogliere gli occhi, ma sento i suoi che cercano i miei, li chiamano in silenzio; quando mi volto, lei mi raddrizza il capo con due dita, e nuovamente il suo sguardo ripesca il mio.

«Io non …» comincio in un sussurro «Sh» fa lei, poggiandomi un dito alle labbra, un invito al silenzio che scorre via in una lieve carezza; poi sono le sue labbra ad appoggiarsi alle mie, solo uno sfioramento. Ma c'è il suo seno che preme contro il mio, i piccoli movimenti che facciamo per restare a galla che trasformano il contatto in un lento massaggio; c'è il suo ventre premuto contro il mio pube, e lo strofinìo delle piccole oscillazioni che mi solletica.

Ed io sono sempre più eccitata e non voglio esserlo, ma non posso avere il controllo del mio corpo quando la mia mente è confusa tra l'imbarazzo il desiderio la vergogna il piacere; e cedo a poco a poco. Affondo il viso nell'incavo del suo collo, il naso immerso nel suo odore che supera quella del cloro; lascio il bordo della piscina per aggrapparmi interamente a lei, mentre i miei movimenti si allontanano sempre più dal galleggiamento, focalizzandosi su un unico obiettivo; lei afferra il bordo anche con l'altra mano, offrendo il suo corpo alla mia masturbazione.

Vengo, mordendole la spalla per sopprimere il gemito. Lei mi abbraccia, stringendomi forte a sé, e alla deriva lasciamo che le onde ci allontanino dal bordo. Quando risollevo la testa lei mi prende le labbra tra le sue, baciandole a lungo, prima l'una, poi l'altra, poi entrambe insieme. Io non riesco a trovare il coraggio di aprire gli occhi, di dire parola, ancora non riesco a capire come devo reagire, come voglio reagire.

Mi sciolgo da lei che tuttavia continua ad abbracciarmi, e tutti i miei gesti che cominciano come per allontanarla si trasformano in carezze, in ricerca del contatto, le braccia il seno i fianchi le gambe; non riesco ad allontanarmi, le mie mani continuano a cercare il suo corpo, a conoscerlo.

Ora sono le mie labbra a cercare le sue, la mia lingua a cercare una compagna. Ho perso la testa, ma non mi sono mai sentita così bene, provo desiderio come non mi era mai successo con nessuno prima, e non ha più importanza nulla se non lo sconvolgimento che il suo corpo mi provoca.

Ora siamo contro l'altra sponda, e la mia mano scivola tra le sue gambe, le schiudo la conchiglia carezzandola con un dito, poi con due; il suo bacino irrequieto mi viene incontro e si allontana, finché non arrivo a penetrarla; le dita le scivolano dentro come il burro, premendo verso l'altro per bilanciare il pollice con cui le solletico il clitoride.

Quando viene, il suo sesso mi cattura le dita come se volesse tirarle ancora più dentro di sé, e le sue gambe mi stringono la mano. «Con…continua» mormora quando il mio pollice si ferma, ed io continuo finché il suo corpo non si apre, venendo lentamente a galla, lasciandomi togliere la mano.

Si solleva sulle braccia fino a sedersi sul bordo della vasca, e si stende a riprendere fiato. Esco anch'io dall'acqua, mi sento parallelamente al bordo, senza riuscire a distogliere gli occhi dai suoi.

«Scusami» mormora, ma io non riesco ad essere arrabbiata con lei, sono sconvolta dal piacere che ho provato io nel vederla godere per mano mia. So che quando tornerò a casa mi stenderò sul letto, la testa sotto il cuscino, a ripetermi «che cazzo ho fatto, che cazzo ho fatto, che cazzo ho fatto», ma per ora l'unica cosa che posso fare è stringermi al mio nuovo amore.

Oblomov sab 24 nov 2007 14:16:00 CET permalink
mar 22 feb 2011 12:45:41 CET