Un essere umano che leggesse il calendario delle Letture di San Nicolò l'Arena non avrebbe grosse difficoltà ad identificarlo come tale. Fino a qualche giorno fa, un programma che ‘leggesse’ quella stessa pagina non ne avrebbe invece potuto estrarre i dati essenziali (ovvero le date ed i temi degli appuntamenti).

In questi termini, ciò che differenzia la macchina dall'uomo non è tanto un diverso rapporto tra qualità e quantità d'informazione, quanto piuttosto la diversa forma: la mente umana ha più agio nella comunicazione verbale (orale o scritta) composta in un linguaggio naturale, che è invece notoriamente difficile da elaborare automaticamente (e non parliamo poi dell'informazione visiva).

Mi soffermo sulla forma piuttosto che sulla qualità dell'informazione perché una valutazione qualitativa della comunicazione informale può essere solo contestuale, ed è intrinsecamente soggettiva (ma esistono valutazioni qualitative che non lo sono?). Ad esempio: la (potenziale, e talvolta ricercata) ambiguità del linguaggio naturale aumenta o diminiuisce la qualità dell'informazione comunicata?

Una visione della Rete —e qui parliamo di qualcosa che sicuramente interresserebbe lo Sposonovello, e forse anche Tommy David, ma non certo, ad esempio, Yanez— come mezzo universale per dati, informazione e sapere (secondo il suo padre fondatore Tim Berners-Lee) deve quindi scendere a patti con il fatto che la fruibilità umana e quella automatica hanno richieste ben distinte; e per lungo tempo (e per ovvi motivi) quella umana ha avuto un'alta priorità, rendendo arduo il compito, ad esempio, di quei motori di ricerca (meccanismi automatici di raccolta ed elaborazione (indicizzazione) delle informazioni) cui gli esseri umani stessi si appoggiano per trovare le informazioni di cui vorrebbero fruire.

Se gli esseri umani devono passare attraverso i computer per trovare le informazioni scritte da altri esseri umani, ed i computer non sono (facilmente) in grado di ‘comprendere’ le stesse informazioni, è evidente che si pone un problema. Ed è altrettanto evidente che, nell'attesa che la singolarità tecnologica porti ad un'intelligenza artificiale (che si speri non degeneri in Skynet) in grado di interpretare autonomamente le forme d'informazione umanamente fruibili, è necessario che chi produce le informazioni stesse (e quindi, gli esseri umani stessi) le presentino in una forma consumabile dalle macchine. Ma se l'utenza finale è sempre un altro essere umano, è evidente che le forme umanamente ostiche offerte da certe proposte per la costruzione della Rete ‘semantica’ non sono meno problematiche di quelle attuali.

Una promettente soluzione in questo senso è quella di nascondere le informazioni per le macchine in tutta quella montagna di metainformazioni che sono già presenti (per altri motivi) nelle pagine che propongono contenuti per gli esseri umani: nascono così i microformati, che permettono allo stesso calendario di essere fruibile dalla macchina.

E adesso ho la smania di microformatizzare il mio blog, ma l'unica cosa di nota che sono riuscito a fare è stato aggiungere i tag XFN al blogroll. (Rimando ad altra sede una dissertazione sull'utilità.)